9 dicembre forconi: Luca Zaia
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venerdì 8 settembre 2017

ZAIA FA MARCIA INDIETRO SUI VACCINI


NESSUNA MORATORIA PER DUE ANNI. 

UN DECRETO DELLA REGIONE AGGIRAVA GLI OBBLIGHI PREVISTI DAL MINISTERO DELLA SALUTE PER I BAMBINI DA 2 A 6 ANNI: NIENTE SCUOLA PER I NO VAX 

ESULTANO LE CASE FARMACEUTICHE!


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Il Veneto ci ripensa e si allinea alla normativa nazionale. La regione guidata da Luca Zaia ha deciso di sospendere il decreto di moratoria di due anni che avrebbe permesso alle famiglie di presentare la documentazione vaccinale per i bimbi da zero a sei anni, entro il 2019, ed evitare così la decadenza dell'iscrizione dagli asili nido e dalle scuole dell'infanzia già a partire da questo anno scolastico. Allo stesso tempo verrà portato in Consiglio di Stato il quesito relativo ai tempi di applicazione per le iscrizioni dei non vaccinati.
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Il decreto predisponeva infatti le "indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin" ed era stato firmato dal direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan.

LE REAZIONI
"Apprendiamo con soddisfazione la decisione del Veneto di allinearsi alla normativa nazionale", ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin appena appresa la notizia del cambio di rotta. Il governo era già al lavoro sul ricorso da presentare contro il provvedimento preso lo scorso 4 settembre. "Il buon senso, e la tutela della salute dei bambini, vince", ha scritto su Twitter il capogruppo alla Camera di Alternativa popolare, Maurizio Lupi.
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"Come Comune rispetteremo la legge - ha detto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro - e faremo tutto quel che richiede. Quello che chiediamo noi alla Regione è, a una settimana dall'inizio della scuola, di dare comunicazioni chiare alle famiglie".

Luigi BrugnaroLUIGI BRUGNARO
Ieri Matteo Salvini si era schierato al fianco di Zaia. Il segretario della Lega Nord aveva detto che quella sui vaccini è "una battaglia di libertà e di cura fondata sulla cultura e la modernità. C'è una sola Regione che ha l'anagrafe vaccinale certificata, il Veneto, dove è vaccinato il 93 per cento dei bambini. Vaccinarsi - e da questa frase sono nate molte polemiche - deve essere una libera scelta, non un obbligo sovietico".

ZAIAZAIA
A invitare il Veneto al ripensamento, invece, era stato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta: "Ci siamo impegnati molto sul provvedimento sui vaccini, sulla loro obbligatorietà e sulle coperture. Non sono possibili il 'fai da te', i dubbi e una copertura parziale. Per questo abbiamo fatto un appello al governatore Zaia per un'immediata applicazione della normativa nazionale per non generare confusione e incertezza in una delle Regioni all'avanguardia nella sanità in Italia e in Europa".

Fonte: qui

giovedì 7 settembre 2017

ZAIA: “MA QUALE 'NO VAX'. SIAMO NOI CHE INFORMIAMO LE SCUOLE SE I BAMBINI SONO VACCINATI O MENO, MICA IL CONTRARIO”


IL GOVERNATORE DEL VENETO: 'NON VIOLIAMO ALCUNA LEGGE. MA SE LA LORENZIN CI DIMOSTRA CHE ABBIAMO SBAGLIATO, PRONTI A CAMBIARE'


Renato Benedetto per il Corriere della Sera

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«Non cerchiamo la rissa». Luca Zaia preferisce sorvolare su chi, soprattutto dal Pd, lo ha attaccato, giudicando lo scontro con il governo «irresponsabile», «pericoloso», un «gioco sulla pelle dei bambini». Però, chiarisce il presidente della Regione Veneto, «la ministra Lorenzin non deve cercare la rissa con noi, non deve dipingerci come no vax. Io non ho mai fatto incontri con comitati del genere. Sono favorevole ai vaccini e se avessi un figlio lo vaccinerei».

Messo nero su bianco le premesse, il governatore leghista prova a chiudere la polemica: «Abbiamo solo applicato la legge». È questa la replica a Beatrice Lorenzin, che aveva definito il decreto della Regione Veneto per una moratoria fino al 2019-20 sui vaccini per asili e nidi un «atto contro la legge». «Io ho soltanto chiesto ai miei, al direttore generale della Sanità, all' assessore, di attenuare l' impatto del provvedimento del governo, di introdurre gradualmente gli obblighi, per non vedere bimbi in strada lasciati fuori da asili e nidi. Mi hanno detto che questo spazio di due anni, prima di applicare gli obblighi, è previsto dal testo. Se il governo ci dimostra che abbiamo sbagliato a leggere, siamo pronti a cambiare».
zaia al congresso della legaZAIA AL CONGRESSO DELLA LEGA

Ma l' onere della prova è tutto a carico dell' esecutivo: «Anche oggi (ieri, ndr ) mi hanno confermato che la legge ha questo vulnus. Se Lorenzin prova che invece la legge è scritta bene e ha ragione lei, chapeau , mi adeguo». Però in ogni caso la ministra - che aveva detto: «Saranno responsabili in caso di epidemie» - non deve «minacciare una delle migliori sanità in Italia», avvisa Zaia. I virus, certo, ne sanno poco di confini regionali e federalismo, si diffondono e basta. Ma «se scoppia un' epidemia in Italia scoppia da qualche altra parte, in zone dove l' anagrafe dei vaccini è un' opinione, non in Veneto».

Perché quando si parla di quanto nella sua Regione è stato fatto in tema di vaccini, Zaia inizia un lungo elenco: «Abbiamo performance di copertura superiori alla media nazionale. Siamo gli unici ad avere una anagrafe dei vaccini informatizzata, è tutto online, scriviamo a casa ai genitori quando è il momento di fare un richiamo». E aggiunge, riferendosi al decreto del governo: «In Veneto siamo noi che informiamo i presidi sulla copertura vaccinale dei bambini nelle loro classi, non viceversa».
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Le leggi che riguardano le scuole, insiste il governatore, ci sono già: «Dal 2016, se arriva un bimbo non vaccinato può essere inserito solo in una classe dove è garantita la copertura del 95% dei bambini. Non possono esserci classi che stanno sotto questo limite, in linea con le indicazioni dell' Oms». Per spiegarlo con una metafora, «noi abbiamo un' auto perfetta e lucida - dice il leghista - e non deve diventare come quella scassata delle altre».

SCUOLA ELEMENTARE jpegSCUOLA ELEMENTARE
E rendere il vaccino obbligatorio, secondo il governatore, questa auto la «scassa». Perché il perno del sistema Veneto è la libertà vaccinale, prevista già dal 2007. «E non abbiamo l' anello al naso. In quindici Paesi europei l' obbligo non esiste, parliamo di Germania, Regno Unito, Spagna, Paesi del Nord». E l' obbligo «porta solo a ingrossare le fila dei no vax, un movimento di pensiero che si sta sottovalutando»: «Prima erano una piccola frangia, oggi sono di più: cittadini che prima facevano il vaccino di default, oggi hanno dubbi, alimentati da questo dibattito. Come si fa a dire che il problema si risolve non facendo iscrivere i bimbi a scuola? I bimbi non vaccinati sono gli stessi che si incontrano al parco a giocare, anche se sono fuori dagli asili».

VACCINI TREVISOVACCINI TREVISO
Poco importa che la Lombardia, guidata dal collega leghista Maroni, abbia fatto retromarcia. «Noi siamo l' unica Regione che ha fatto ricorso alla Corte costituzionale. Il tempo sarà galantuomo». Già, anche se si dovesse adeguare adesso alle direttive del governo, se anche la moratoria dovesse essere dischiarata illegittima, la partita vera è per il governatore veneto il ricorso alla Corte costituzionale contro la legge che impone l' obbligo dei vaccini.

E, certo, è facile pensare che questo tema riecheggerà nella campagna elettorale in vista del referendum sull' autonomia, che il Veneto celebrerà il 22 ottobre insieme alla Lombardia: «Noi chiediamo più autonomia al referendum - spiega Zaia -. Per noi è una perdita di autonomia rinunciare a un modello che stiamo attuando e che funziona meglio che altrove».

Fonte: qui