9 dicembre forconi

venerdì 18 novembre 2016

Lavoro, Inps: assunzioni stabili -32%

  • 00:00:38 | 00:00:57

Mentre il governo si gasa per qualche decimale di Pil in più (secondo i dati provvisori Istat +0,3% trimestrale, +0,9% annuo) e Renzi promette sgravi fiscali totali per chi assume al Sud, l'Inps spiega che le assunzioni nei primi nove mesi dell'anno sono in netto calo per i contratti a tempo indeterminato.

A crescere sono invece i licenziamenti di chi era stato assunto stabilmente.
Secondo l'Osservatorio sul precariato dell'Inps tra gennaio e settembre 2016 le assunzioni presso i soli datori di lavoro privati sono risultate 4.314.000, per un calo di 359.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-7,7%). Nel calcolo delle assunzioni sono comprese anche quelle stagionali (470.000). Le assunzioni con contratti a tempo indeterminato sono nel complesso in calo nei primi nove mesi dell'anno del 32,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
L'Inps dice che la diminuzione va considerata "in relazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-34,4%)". I contratti a tempo determinato invece nei primi nove mesi del 2016 sono stati 2.751.000, in salita sul 2015 del +3,4%.
I licenziamenti, comprensivi anche dei rapporti di lavoro stagionale, nel complesso risultato diminuiti del 5,4% tra gennaio e settembre rispetto alla stesso periodo dell'anno scorso. La riduzione è maggiore per i contratti a tempo indeterminato (-7,2%) rispetto a quelli a tempo determinato (-2,9%). I licenziamenti nei contratti a tempo indeterminato sono 448.544, +4% rispetto allo stesso periodo del 2015.
Il vero boom è quello dei voucher, ne sono stati venduti 109,6 milioni del valore nominale di 10 euro per il pagamento di prestazioni di lavoro accessorio, per una crescita rispetto ai primi nove mesi dell'anno scorso del 34,6%.

Di  

33 morti sinora in India collegate alla demonetizzazione a sorpresa delle vecchie banconote da 500 e 1000 Rupie

Siamo ai morti in India per la mossa a sorpresa del governo Modi nella sua lotta a corruzione e nero.

Quello che e' successo e' che dalla sera alla mattina il governo ha reso illegali, non piu' a corso legale, le banconote di alto valore, che per un paese povero come l'India sono quelle da 500 e 1000 Rupie (per noi solo meno di 7 e 14 euro rispettivamente al cambio attuale). Per farvi un'idea ecco i tagli che erano in circolazione sino a pochi giorni fa nel Subcontinente:



Ma attenzione: non si e' trattato di un ban del cash in quanto tale, come avevo capito anch'io alla prima qualche gg fa, ma solo di una specie di colpo di mano per fregare riserve di cash in nero o frutto di corruzione (cosi' diffusa da parer strutturale fra i dipendenti statali con una qualche posizione di potere). 

Nello stesso momento in cui sono state passate fuori corso legale le vecchie "banconotone" da 500 e 1000 ne sono state introdotte di nuove, per ora i pezzi da 500 e da 2000 (che prima non esisteva!).



Il tutto anche con la scusa che i vecchi tagli da 500 e 1000 erano molto falsificati... le risate: pare che gia' siano in circolazione anche i falsi delle nuove, "supersicure", banconote (almeno questo e' quello che dice, in un articolo molto "caldo", l'autore ripreso dai Tylers QUI):


Fatto sta che, in un paese di un miliardo e 300 milioni di anime, la mossa di Modi ha prodotto effetti quasi cataclismatici... e siamo gia' arrivati a contare anche decine e decine di morti

Come racconta Jayant Bandari, ripreso dai Tylers, la gente puo' cambiare le vecchie banconote da 500 e 1000, ci mancherebbe ... ma solo a 4000 rupie alla volta e seguendo procedure rigidissie: file e file di ore a diversi sportelli, una prima per ritirare i moduli necessari, una seconda per fare fotocopie delle proprie carte di identita' e "autografarle" in diretta davanti ad un funzionario che poi le timbra, ed una terza per cambiare appunto le 4000 rupie max in tagli piu' piccoli / nuove banconote. Banconote nuove e piu' piccole che poi sono rapidamente anche finite. Le file si protraggono quindi da giorni, ai bancomat e alle filiali delle banche e degli uffici postali e molti dei morti citati sono persone schiattate di un colpo al cuore o simili nell'attesa. Altri/e si sono suicidati (!) perche' si sono trovati senza i soldi necessari per fare la spesa (?!). 




Fra l'altro in India i tagli delle banconote rese fuori corso a sorpresa contano per la bellezza dell'88% di tutte le Rupie esistenti (!), meta' degli indiani non ha un conto bancario (!) e un 25% non ha nemmeno, persino, una carta d'identita' (!). 

Sono quindi a decine di milioni i poveri/illetterati/vecchi/senza documenti che sono rimasti schiacciati da una manovra che ha dell'incredibile per la cialtroneria con cui e' stata pensata ed implementata. 



E' vero che pare che molti ricchi che avevano accumuli di banconote da 500 e 1000 sono rimasti "moderatamente" fregati: ora stanno "prestando" le loro banconote fuori corso ai poveri, in modo che vadano loro a pipparsi le file e restare schedati ... 





.. ci perdono, si, ma neanche troppo, alla fine. Forse un 20% a giudicare da questa foto. 

Il paese quindi e' nel marasma totale, roba che forse non si vedeva dai tempi della separazione con Bangladesh e Pakistan (?).

La gente ha smesso di lavorare, vuoi per fare le file, vuoi per darsi a traffici piu' redditizi come quelli appena indicati, vuoi perche' il datore di lavoro non ha ancora banconote nuove o tagli piccoli. I prezzi di molte commodities stanno skizzando, sale, zucchero .... e l'oro pare che sia arrivato ad essere pagato sino a 2800 USD l'oncia (!!! Per la memoria: ora quota poco piu' di 1200 USD/oz di prezzo spot mondiale). E non se ne trova. Come la gente sta ora dando d'assalto ai supermercati (!) anche di metallo giallo non se ne trova molto in giro in vendita.

Interessante anche come l'autore del pezzo ripreso dai Tylers racconta che la classe media che supporta Modi, fra cui molti dipendenti statali, ha, loro si, un conto corrente bancario e quindi in parte si sente vittoriosa e moderna... pero' pare sia anche vero che sono poi loro i corruttori/corrotti e tradizionalmente questi soldi extra stipendio (quello si, tassato all'origine) li mettono in cash ... e oro. Che ci siano anche i piddini indiani fra i piu' "metallari" del subcontinente?



QUI un elenco delle ultime banconote emesse (i bastardelli hanno anche fatto finta di emettere una nuova stampa delle vecchie banconote da 500 non piu; tardi dell'8 novembre!).

QUI un elenco delle morti riportate.

Farebbe ridere se non fosse che e' reale. Un bambino di 2 anni morto perche' il conducente del riscio' non ha accettato banconote da 500 per portarlo al pronto soccorso, un 17enne suicida perche' sua mamma non gli ha dato banconote di piccolo taglio, vecchi morti fulminati in fila, vecchiette morte mentre contavano le banconote di piccolo taglio, cassieri morti per il troppo lavoro, mamme suicide perche' incapaci di fare la spesa e sfamare i proprio figli ... 

Fonte: qui

giovedì 17 novembre 2016

SANTORO PUBBLICA SU FACEBOOK UN LUNGO ATTACCO ALLE RAGIONI DEL ‘NO’ AL REFERENDUM E I SUOI FAN LO UCCELLANO ...


"SI O NO, PURCHE' SE MAGNI!!!"

"
SI SCANNANO PER QUALCOSA CHE NON DOVREBBE NEPPURE ESISTERE: LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE FATTA DA UN PARLAMENTO ED UN GOVERNO DI ABUSIVI CERTIFICATI DALLA CORTE COSTITUZIONALE."
"CHE VERGOGNA!!!"

“SANTORO È SPONSOR DEL SI. NON VOGLIO PENSARE CHE SIA IL SUO PREZZO PER TORNARE A OFFRIRE I SUOI SERVIZI ALLA RAI...”


1 - SANTORO LINCIATO DAI SUOI FAN PER L’ATTACCO AL NO

SANTOROSANTORO
Un durissimo attacco a Beppe Grillo e al fronte del No. A firmarlo è Michele Santoro sulla pagina Facebook di Servizio pubblico. 

Un lungo post concluso così: «La riforma poteva essere più condivisa? Certo.

Scritta meglio? Certo.

Ma se vince il No i diritti di noi cittadini si rafforzeranno?

La democrazia sarà più forte? Il governo più capace di affrontare le sfide internazionali?

Vi prego, non rispondete con un' altra domanda. O col solito vaffanculo
». Nessuno glielo ha detto, ma nella sostanza ne ha raccolti un bel po'.

2 - DALLA PAGINA FACEBOOK DI “SERVIZIO PUBBLICO”

"CARI AMICI": LA LETTERA DEL VENERDÌ DI SANTORO
renzi a servizio pubblico 2RENZI A SERVIZIO PUBBLICO 2
“Evviva Trump!” strilla Grillo. “È stato un vaffanculo generale. L’apocalisse dell’informazione, della televisione, degli intellettuali”. E del sistema politico. Finalmente qualcuno ammette autorevolmente che l’apocalisse non è un’invenzione di Renzi e si può concretamente verificare. Non solo, ma è proprio quello l’obiettivo per cui si batte: il crollo della democrazia per come l’abbiamo conosciuta in Occidente. Vi sembra coerente con ciò la difesa della Costituzione? I nostri mai così tanto citati padri costituenti l’hanno scritta aspettando Trump?

Non a caso avevo chiesto a voi, in una delle scorse lettere, se Salvini e Grillo condividano i principi fondamentali della Carta, il rifiuto del razzismo, l’antifascismo, il ruolo fondamentale dei partiti. La replica di Carlo è stata: ”Ma perché, Renzi li condivide?”, a parte che io penso di sì, rispondendo a una domanda con un’altra domanda pensa di cavarsela, alla maniera dei Cinque Stelle, senza pagare dazio.
santoro-renziSANTORO-RENZI

C’è poi chi suggerisce che Renzi non sia mai stato eletto, avendo semplicemente vinto le primarie di un partito, ma costui difende una Costituzione che non conosce. La nostra è una repubblica parlamentare e non presidenziale, e a eleggere il nostro attuale Presidente del Consiglio sono stati i due rami del Parlamento, come la Costituzione appunto prevede. Sarebbe stato meglio che fosse passato al vaglio di un voto popolare? Certo, Certo, sarebbe stato meglio. Ma questo è un ragionamento politico che non ha nulla a vedere con la legittimità.

Politiche erano anche le critiche al modo con cui è stato formulato il quesito referendario. Ora che i giudici si sono pronunciati sulla sua piena legittimità qualcuno farà autocritica?
renzi a servizio pubblicoRENZI A SERVIZIO PUBBLICO
Poi ci sono le osservazioni di merito. La principale è che con la riforma il Parlamento perderebbe potere. Direi invece, senza ombra di dubbio, che ne guadagna perché può togliere la fiducia al Presidente del Consiglio con un percorso più trasparente. Il problema, lo ripeterò fino allo sfinimento, è il modo in cui verranno scelti i parlamentari, ovvero l’Italicum. Una legge perfetta per Grillo, che i rappresentanti del suo movimento li capa uno per uno personalmente.

Dunque non preoccupatevi della mia carriera, alla quale ho sempre badato da solo continuando a pensare con la mia testa, e concentratevi sulla vostra scelta. Io delle mie sono abituato ad assumermene le responsabilità. E smettetela di usare argomenti spuntati. La Corte Costituzionale ha detto che quelli che Ubaldo chiama “i politici non eletti”, leghisti e grillini compresi, per via della bocciatura del Porcellum giudicato incostituzionale, avrebbero potuto e dovuto comunque governare, proporre leggi e perfino modifiche costituzionali.
michele santoroMICHELE SANTORO

Intanto non mi risulta che qualcuno abbia presentato dimissioni. Ma, nonostante questo, anch’io penso che un percorso di riforma costituzionale dovesse essere più condiviso. Lo avrei perciò affidato a una nuova Assemblea Costituente, eletta dai cittadini, limitandomi a varare una nuova legge elettorale e basta. Allo stesso modo condivido le osservazioni sul Senato e tante altre critiche che voi avanzate, e ha perfettamente ragione chi dice che le mie osservazioni non portano necessariamente a votare Sì .

Infatti il mio scopo non è dare indicazioni di voto ma cercare di farvi ragionare sul fatto che, mentre si potrà trovare il modo di correggere ciò che non funzionerà della riforma alla luce dell’esperienza, il voto sarà fondamentale su un solo capitolo: Renzi. Secondo tanti che scrivono io dovrei votare No e non avere il timore di ciò che accadrà dopo. Aspettando Trump. Non sono un romantico sognatore ma penso che Bersani, dicendo che non accadrà niente, sia ipocrita e irresponsabile.

beppe grilloBEPPE GRILLO
Comunque la pensiamo, abbiamo il dovere, e ripeto il dovere, di chiedere cosa si propongono di fare le forze politiche che si battono per accelerare la fine di Renzi. Dobbiamo smetterla con la renzidipendenza dei nostri ragionamenti, altrimenti meglio tenercelo. Fate finta che il No abbia già vinto e che Renzi sia scomparso dalla scena. E provate a immaginare cosa accadrà, in che maniera il Paese ne uscirà più forte e le istituzioni più solide e più democratiche. Con un’altra apocalisse?

La riforma poteva essere più condivisa? Certo. Scritta meglio? Certo. Ma se vince il No i diritti di noi cittadini si rafforzeranno? La democrazia sarà più forte? Il governo più capace di affrontare le sfide internazionali? Vi prego, non rispondete con un’altra domanda. O col solito vaffanculo.

La Politica e gli ideali perduti

La gigantesca redistribuzione delle risorse su scala mondiale è avvenuta a spese dei cittadini europei e americani. 

Le diseguaglianze sono aumentate. 

La Destra e la Sinistra non solo si sono accorte con grande ritardo di come si stavano mettendo le cose, ma poi non hanno saputo cosa fare

di Ernesto Galli della Loggia

Nessun esponente politico europeo potrà mai fare proprio previo opportuno adattamento lo slogan della campagna elettorale di Donald Trump «rendiamo di nuovo grande l’America». 

Da lungo tempo, infatti, la grandezza non abita più questa parte d’Europa: non ultimo per la buona ragione che abbiamo imparato sulla nostra pelle di quante lacrime e sangue grondi quasi sempre la grandezza quando si tratta di politica. Ciò nonostante i risultati delle elezioni americane ci riguardano da vicino poiché esse valgono a far luce su alcuni nodi critici caratteristici pure delle nostre società.
Ma non già solo su quello continuamente evocato in questi giorni del «politicamente corretto», diventato adesso (ma solo adesso) oggetto di universale deprecazione. Ci sono cose che contano assai di più.


Che dovrebbero contare assai di più agli occhi sia della Destra che della Sinistra europee se queste vogliono continuare ad avere qualcosa da dire ai loro elettorati.

Il nodo più importante è quello rappresentato dal binomio liberismo-globalizzazione che da almeno un trentennio domina l’orizzonte mondiale. Ora non c’è dubbio che anche grazie ad esso su tutto il pianeta centinaia di milioni di persone sono uscite dalla povertà. Ma nei Paesi occidentali è avvenuto l’opposto.

Ammettiamo pure che la gigantesca redistribuzione delle risorse su scala mondiale prodotta dal binomio di cui sopra sia stata e sia moralmente giusta.
Essa tuttavia è avvenuta, in sostanza, a spese di una parte non indifferente dei cittadini europei e americani. Nella maggior parte dei nostri Paesi le diseguaglianze tra i redditi e le differenze di status sono di conseguenza aumentate di molto. 

È cresciuto il numero dei poveri. 

La mobilità sociale si è quasi del tutto bloccata: chi oggi vive nell’indigenza e nel disagio, in squallidi quartieri dormitori, in periferie prive di tutto, non ha quasi più alcuna speranza che i propri figli abbiano domani un’esistenza migliore. 

Si calcola ad esempio che negli Stati della costa orientale degli Usa, roccaforte da sempre ( e anche una settimana fa) del Partito democratico, la probabilità di un bambino nato dai genitori più poveri di raggiungere la classe più elevata si aggiri in media (in media) intorno al 5 per cento.

La Destra e la Sinistra europee tradizionali non solo si sono accorte con molto ritardo di come si stavano mettendo le cose, ma quando pure lo hanno fatto — trovandosi oltre tutto alle prese con la crisi economica sopraggiunta nel 2008 — non hanno poi saputo cosa fare. 

Molto probabilmente perché convinte di essere ormai le padrone in regime di monopolio del mercato elettorale. 

Così più o meno dappertutto Destra e Sinistra hanno lasciato che i sistemi di protezione del Welfare (da quello delle pensioni a quello della sanità) lentamente ma implacabilmente si deteriorassero e perdessero pezzi; e insieme che il sistema fiscale volto ad alimentarlo continuasse a favorire attraverso vari espedienti legali le medie e grandi ricchezze. 

Legatesi con la massima superficialità a una moneta unica e alle relative politiche di bilancio di natura restrittiva, le forze di governo tradizionali non sono state in grado di creare flussi di investimenti pubblici capaci di assorbire le crescenti quote di disoccupazione, nel mentre però continuavano a elargire finanziamenti statali a sostegno delle più varie attività e degli interessi forti.

In Paesi come l’Italia o la Grecia, poi, esse hanno continuato a permettere tassi di evasione fiscale altissima.
Un po’ dappertutto, infine, dove più dove meno, hanno assistito senza muovere un dito al degrado dei sistemi d’istruzione pubblica, e al loro concomitante abbandono da parte dei figli delle classi agiate, con relativo effetto logorante su ogni futura coesione sociale.

Contemporaneamente tale coesione è venuta incrinandosi anche per un’altra via: quella dei comuni legami ideali.

Fino a qualche tempo fa, e sia pure in modi diversi a seconda delle loro diverse storie, tanto la Destra che la Sinistra europee tradizionali traevano da tali storie un loro specifico rapporto con numerose dimensioni collettive, ognuna espressione e matrice di importanti valori condivisi: la nazione, la classe, lo Stato, il partito, il sindacato, la Chiesa, la famiglia. 

Questo complesso universo di legami e di fedeltà, spesso tra loro intrecciati e sovrapposti, ha subìto l’urto disgregatore dei tempi nuovi.

Nel vecchio continente come negli Stati Uniti, i partiti della Destra e della Sinistra egemoni non hanno capito — o lo hanno capito solo molto debolmente — che in questo modo, però, si apriva un gigantesco vuoto nel corpo sociale.

Un vuoto che unito alle molteplici difficoltà economiche di cui ho detto sopra, era la potenziale premessa per la diffusione in molti di uno stato d’animo di abbandono e di spaesamento, di solitudine, era la premessa per l’insorgere di un dubbio sottile ma angoscioso sul valore della propria identità e della tradizione del proprio gruppo, di oscuro timore circa il futuro.

Invece di comprendere tutto questo, invece di cercare dunque nuove motivazioni e nuove forme per le dimensioni della vita collettiva in crisi, invece di cercare il modo di rinvigorire i valori in esse contenute, il più delle volte la Destra e la Sinistra di sistema hanno addirittura assecondato di fatto i processi di disgregazione dei legami sociali.

Invece di ricordare che la politica si alimenta di passioni e di sogni, che è quella cosa capace di gettare un ponte tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, hanno dato mano a ogni lesione concreta o simbolica del passato (si trattasse di un paesaggio, di un luogo o dei programmi scolastici), hanno favorito la messa da parte di tutto quanto fosse dichiarato «sorpassato» o «antieconomico» (dalla maestra unica nelle elementari agli uffici postali e agli sportelli delle biglietterie delle stazioni in tanti centri minori).

Schierandosi regolarmente a sfavore del «piccolo» e dalla parte del «grande», a sfavore della parte più culturalmente arretrata, più anziana, più geograficamente periferica, più indigente della popolazione; a sfavore dell’ identità dell’uomo della strada contro i sacri diritti del libero individuo emancipato.

Dimenticando che però quando arriva il momento di votare, si dà il caso che i piccoli, che la gente qualunque, che gli uomini della strada,  alla fine in realtà sono la maggioranza.

Fonte: qui

mercoledì 16 novembre 2016

Da Brexit a Trump l’inganno delle élite dietro alla crisi dell’Occidente

Nel nuovo libro di Federico Rampini un’analisi delle cause della crescita dei populismi

Il mondo sembra impazzito.

Stagnazione economica. Guerre civili e conflitti religiosi. Terrorismo. E, insieme, la spettacolare impotenza dell’Occidente a governare questi shock, o anche soltanto a proteggersi. Senza una guida, abbandonate dai loro leader sempre più insignificanti e irrilevanti, le opinioni pubbliche occidentali cercano rifugio in soluzioni estreme.

La vittoria di Brexit nel referendum in Gran Bretagna che ha sancito l’uscita dall’Unione europea. I messaggi radicali di Donald Trump. Le derive autoritarie in Polonia e Ungheria. Che si tratti di fenomeni durevoli o transitori, passeggeri o irreversibili, tutti hanno un elemento in comune: alla paura si risponde con la fuga indietro, verso il recupero di identità nazionali. Si cerca di alzare il ponte levatoio. Di isolarsi da tutto il male che viene da «là fuori».

È una reazione comprensibile. È normale cercare di proteggersi dall’inaudita violenza di attentati terroristici di matrice islamista sul suolo europeo: un’escalation che dopo Charlie Hebdo ha colpito ancora Parigi nel novembre 2015, Bruxelles nel marzo 2016, Nizza nel luglio 2016. L’America non è immune.
Ed è normale cercare una via d’uscita dalla stagnazione economica ultradecennale, che ha reso i figli più poveri dei genitori.

Immigrazione e globalizzazione, sono i due fenomeni sotto accusa. Il grande tradimento delle élite spinge alla ricerca di soluzioni nuove… oppure antichissime. Quel tradimento è reale.

Per élite intendo un ceto privilegiato che estrae risorse dal resto della società, per il potere che esercita direttamente: politici, tecnocrati, alti dirigenti pubblici nella sfera di governo; capitalisti, banchieri, top manager nella sfera dell’economia. Più coloro che hanno un potere indiretto attraverso la formazione delle idee, la diffusione di paradigmi ideologici, l’egemonia culturale: intellettuali, pensatori, opinionisti, giornalisti, educatori. Ci sono dentro anch’io.


Il tradimento delle élite è avvenuto quando abbiamo creduto al mantra della globalizzazione, abbiamo teorizzato e propagandato i benefici delle frontiere aperte: e questi per la maggior parte non si sono realizzati. 

Quando abbiamo continuato a recitare un’astratta retorica europeista mentre per milioni di persone l’euro e l’austerity erano sinonimi di un grande fallimento.

Il tradimento delle élite si è consumato quando abbiamo difeso a oltranza ogni forma di immigrazione, senza vedere l’enorme minaccia che stava maturando dentro il mondo islamico, un’ostilità implacabile ai nostri sistemi di valori.

Il tradimento delle élite è continuato praticando l’autocolpevolizzazione permanente, una sorta di riflesso pavloviano ereditato dai tempi in cui ”noi” eravamo l’ombelico del mondo: come se ancora oggi ogni male del nostro tempo fosse riconducibile all’Occidente, e quindi rimediabile facendo ammenda dei nostri errori.

Il tradimento delle élite ha giustificato ogni violenza contro di noi riconducendola ai nostri peccati ancestrali; e così ha illuso che il mondo possa tornare ”in ordine” se soltanto l’Occidente si pente e imbocca la retta via.


Il pensiero politically correct, dominante fra i tecnocrati, le élite e tanta parte della sinistra di governo, ha continuato a recitare la sua devozione a tutto ciò che è sovranazionale.

Tutto ciò che unisce al di là delle frontiere è stato considerato positivo per definizione: trattati di libero scambio, organizzazioni multilaterali.

Si è reso omaggio sempre e ovunque alla società multietnica, senza voler ammettere che questo termine in sé non vuol dire niente: «società multietnica » non ci dice qual è il risultato finale, il segno dominante, il mix di valori che regolano una società capace di assorbire flussi d’immigrazione crescenti.

Da tempo gli Stati Uniti sono multietnici; lo è l’India; lo è il Brasile; lo è la Russia; lo sono la Turchia e l’Iraq con le loro minoranze armene o curde.

E noi, a chi vogliamo assomigliare?


Può sembrare anacronistica l’attuale riscoperta, da destra, di un modello russo. Ma è anche questa una conseguenza del «tradimento delle élite ».

Alle paure di un’opinione pubblica angosciata dalla stagnazione economica e dal terrorismo, l’establishment globalista e ottimista ha risposto recitando a oltranza la stessa fiaba a lieto fine: «E dopo avere abbattuto le frontiere vissero per sempre felici e contenti ».

Se ormai ci credono in pochi, la colpa non è di Putin. 

Più in generale, per molti decenni abbiamo raccontato che in questo mondo sempre più connesso lo Stato-nazione è superato; e quindi, implicitamente, lo stesso esercizio della sovranità popolare che aveva fondato la democrazia su basi nazionali viene condizionato e limitato da forze superiori. Salvo scoprire che queste «forze superiori» non sono né oggettive né naturali; producono risultati che avvantaggiano pochi, sempre gli stessi. 

Come stupirsi, allora, se una parte di noi perde fiducia nella democrazia stessa?

«Non hanno dimenticato nulla. E non hanno imparato nulla». Si dice che 
Charles - Maurice de Talleyrand, celebre figura della Rivoluzione francese e del periodo napoleonico, diede questa definizione dei nobili esiliati, quando tornarono in patria con la Restaurazione del 1815. Evitiamo che quella frase finisca per descrivere anche la nostra generazione, il nostro tempo.

Fonte: qui

”Il questore Racca – ha dichiarato ironizzando Brugnano – ha evitato al Ministro Alfano di dover lavorare come usciere nel Commissariato di Catanzaro Lido, Alfano,a capo di un ministero assolutamente distratto e lontano dai problemi del territorio”

Il cancello del commissariato di Catanzaro Lido: sarà riparato da Questore

Lo ha annunciato il Coisp che aveva denunciato stamattina il disservizio.

Cancello-commissariato-di-Lido-sar-riparato-da-Questore

Lunedì 14 Novembre 2016 – 15:54

Il questore di Catanzaro, Giuseppe Racca, ha disposto che il cancello del Commissariato di polizia del quartiere Lido, rotto da giorni, venga riparato, domani mattina, a sue spese.

Lo ha reso noto il segretario generale del Coisp Calabria (Sindacato indipendente di polizia), Giuseppe Brugnano, che stamane, tramite l’Agi, aveva denunciato il disservizio, per il quale era stata avanzata una richiesta di intervento al ministero dell’Interno proprio per la mancanza di fondi.

“Il questore Racca – ha dichiarato ironizzando Brugnano – ha evitato al Ministro Alfano di dover lavorare come usciere nel Commissariato di Catanzaro Lido, cosi’ come avevamo chiesto provocatoriamente nel denunciare la situazione che si protrae da dieci giorni. Non solo noi dobbiamo ringraziare il questore per l’ennesimo gesto di impegno sociale che supera il suo ruolo e dimostra la sua grande umanita’”. Ma il Coisp continua a lanciare critiche al Ministero dell’Interno: “E’ paradossale che i sindacati di polizia debbano continuamente intervenire per denunciare situazioni cosi’ paradossali per ottenere una qualche soluzione, cancellando in questo modo – aggiunge Brugnano – anni di lotte sindacali e di obiettivi raggiunti, solo a causa di un ministero assolutamente distratto e lontano dai problemi del territorio”.

catanzaroinforma.it

Fonte: Sindacato SUPU

martedì 15 novembre 2016

ANCHE PRELEVARE DAL CONTO CORRENTE DIVENTA UN REATO: ORAMAI E’ INQUISIZIONE DI STATO!

ECCO LE NUOVE INFAMI LEGGI: I TUOI SOLDI? 

NON POTRAI FARNE CIO’ CHE VUOI

Da stamattina, chi preleva dal conto corrente una somma superiore a mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese potrà essere oggetto di indagini da parte dell’Agenzia delle entrate. Viene infatti fissato un limite numerico alle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di “nero” qualora il contribuente non riesca a dimostrare il contrario. È questo l’emendamento più allarmante appena approvato al decreto fiscale e che rischia di costituire un vero e proprio spauracchio per contribuenti e risparmiatori. Difatti, benché la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti stabilisce che l’uso dei contanti è vietato solo a partire da 3.000 euro, e nonostante i chiarimenti ministeriali secondo cui tale limite non si applica a prelievi e versamenti sul conto corrente (per i quali non vi è alcun tetto), la nuova norma vorrebbe imporre ai correntisti un vincolo particolarmente forte. Ma procediamo con ordine.


SOLDI SUL CONTO CORRENTE, COSA PUOI FARE?

Se è vero che nel conto corrente ci sono soldi tuoi e, in linea teorica, dovresti essere libero di farne quello che vuoi, ivi compreso prelevarli nella misura e nei tempi che preferisci, di fatto non è così: salvo per i professionisti (per i quali sussiste una sentenza della Corte Costituzionale che li salva da questo regime [1]), tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non possono essere dimostrate al fisco, quest’ultimo (o meglio, l’Agenzia delle Entrate) può presumere che, dietro l’operazione, si nasconda un’attività in nero. Scatta quindi il recupero a tassazione di quel reddito. Insomma una vera e propria sanzione per chi non sa dire da dove provengono o dove finiscono i suoi soldi sul conto corrente. Un principio che la legge stabilisce, in modo netto e chiaro per gli imprenditori, ma che spesso è stato applicato anche ai lavoratori dipendenti. La possibilità di effettuare un accertamento fiscale per prelievi o versamenti consistenti di denaro sul conto non ha salvato, infatti, in passato, neanche il lavoratore con reddito fisso, come il normale lavoratore dipendente (di norma ritenuto sempre al riparo dai sospetti dell’Agenzia delle Entrate). La giurisprudenza, infatti, ammette – sebbene non in via sistematica, ma solo laddove le evidenze di una possibile evasione fiscale siano conclamate – gli accertamenti bancari anche sui risparmiatori. Sicché è sempre bene, anche in tali ipotesi, conservare traccia dell’impiego del denaro contante a seguito di prelievo o versamento.
Si tratta, ovviamente, solo di una «presunzione» contraria al contribuente, che opera per di più in automatico, ma che consente sempre la prova contraria. Una prova, tuttavia, non sempre facile da raggiungere atteso che, spesso, dopo molto tempo, si perde traccia e memoria delle ragioni dei propri spostamenti monetari. Ecco allora che, oltre a una corretta causale, è sempre meglio conservare un archivio con le pezze giustificative dell’impiego di consistenti somme di denaro.
LA NUOVA NORMA
La nuova norma vuole imporre un limite numerico per le presunzioni sui prelievi: la possibilità che il prelievo divenga ricavo sussisterà al superamento di limiti giornalieri e mensili fissati, rispettivamente, a mille e 5 mila euro. Viene così integralmente riscritta la norma [2] in base alla quale i prelievi possono costituire “compensi”. Il legislatore interviene affermando come la norma in questione potrà operare al ricorrere di un requisito «numerico»: la presunzione contraria al contribuente, per i prelievi non giustificati, scatterà solo se viene superato il limite giornaliero di mille euro e, comunque, quello di 5 mila euro mensili. Entro invece tale limite siamo dinanzi a una sorta di «franchigia» entro la quale il problema non dovrebbe sussistere. Al contrario, superate le predette soglie la norma potrebbe essere azionata ma, si ritiene, soltanto per l’eccedenza rispetto alle stesse.

15 Novembre 2016