9 dicembre forconi: politicamente corretto
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giovedì 17 novembre 2016

La Politica e gli ideali perduti

La gigantesca redistribuzione delle risorse su scala mondiale è avvenuta a spese dei cittadini europei e americani. 

Le diseguaglianze sono aumentate. 

La Destra e la Sinistra non solo si sono accorte con grande ritardo di come si stavano mettendo le cose, ma poi non hanno saputo cosa fare

di Ernesto Galli della Loggia

Nessun esponente politico europeo potrà mai fare proprio previo opportuno adattamento lo slogan della campagna elettorale di Donald Trump «rendiamo di nuovo grande l’America». 

Da lungo tempo, infatti, la grandezza non abita più questa parte d’Europa: non ultimo per la buona ragione che abbiamo imparato sulla nostra pelle di quante lacrime e sangue grondi quasi sempre la grandezza quando si tratta di politica. Ciò nonostante i risultati delle elezioni americane ci riguardano da vicino poiché esse valgono a far luce su alcuni nodi critici caratteristici pure delle nostre società.
Ma non già solo su quello continuamente evocato in questi giorni del «politicamente corretto», diventato adesso (ma solo adesso) oggetto di universale deprecazione. Ci sono cose che contano assai di più.


Che dovrebbero contare assai di più agli occhi sia della Destra che della Sinistra europee se queste vogliono continuare ad avere qualcosa da dire ai loro elettorati.

Il nodo più importante è quello rappresentato dal binomio liberismo-globalizzazione che da almeno un trentennio domina l’orizzonte mondiale. Ora non c’è dubbio che anche grazie ad esso su tutto il pianeta centinaia di milioni di persone sono uscite dalla povertà. Ma nei Paesi occidentali è avvenuto l’opposto.

Ammettiamo pure che la gigantesca redistribuzione delle risorse su scala mondiale prodotta dal binomio di cui sopra sia stata e sia moralmente giusta.
Essa tuttavia è avvenuta, in sostanza, a spese di una parte non indifferente dei cittadini europei e americani. Nella maggior parte dei nostri Paesi le diseguaglianze tra i redditi e le differenze di status sono di conseguenza aumentate di molto. 

È cresciuto il numero dei poveri. 

La mobilità sociale si è quasi del tutto bloccata: chi oggi vive nell’indigenza e nel disagio, in squallidi quartieri dormitori, in periferie prive di tutto, non ha quasi più alcuna speranza che i propri figli abbiano domani un’esistenza migliore. 

Si calcola ad esempio che negli Stati della costa orientale degli Usa, roccaforte da sempre ( e anche una settimana fa) del Partito democratico, la probabilità di un bambino nato dai genitori più poveri di raggiungere la classe più elevata si aggiri in media (in media) intorno al 5 per cento.

La Destra e la Sinistra europee tradizionali non solo si sono accorte con molto ritardo di come si stavano mettendo le cose, ma quando pure lo hanno fatto — trovandosi oltre tutto alle prese con la crisi economica sopraggiunta nel 2008 — non hanno poi saputo cosa fare. 

Molto probabilmente perché convinte di essere ormai le padrone in regime di monopolio del mercato elettorale. 

Così più o meno dappertutto Destra e Sinistra hanno lasciato che i sistemi di protezione del Welfare (da quello delle pensioni a quello della sanità) lentamente ma implacabilmente si deteriorassero e perdessero pezzi; e insieme che il sistema fiscale volto ad alimentarlo continuasse a favorire attraverso vari espedienti legali le medie e grandi ricchezze. 

Legatesi con la massima superficialità a una moneta unica e alle relative politiche di bilancio di natura restrittiva, le forze di governo tradizionali non sono state in grado di creare flussi di investimenti pubblici capaci di assorbire le crescenti quote di disoccupazione, nel mentre però continuavano a elargire finanziamenti statali a sostegno delle più varie attività e degli interessi forti.

In Paesi come l’Italia o la Grecia, poi, esse hanno continuato a permettere tassi di evasione fiscale altissima.
Un po’ dappertutto, infine, dove più dove meno, hanno assistito senza muovere un dito al degrado dei sistemi d’istruzione pubblica, e al loro concomitante abbandono da parte dei figli delle classi agiate, con relativo effetto logorante su ogni futura coesione sociale.

Contemporaneamente tale coesione è venuta incrinandosi anche per un’altra via: quella dei comuni legami ideali.

Fino a qualche tempo fa, e sia pure in modi diversi a seconda delle loro diverse storie, tanto la Destra che la Sinistra europee tradizionali traevano da tali storie un loro specifico rapporto con numerose dimensioni collettive, ognuna espressione e matrice di importanti valori condivisi: la nazione, la classe, lo Stato, il partito, il sindacato, la Chiesa, la famiglia. 

Questo complesso universo di legami e di fedeltà, spesso tra loro intrecciati e sovrapposti, ha subìto l’urto disgregatore dei tempi nuovi.

Nel vecchio continente come negli Stati Uniti, i partiti della Destra e della Sinistra egemoni non hanno capito — o lo hanno capito solo molto debolmente — che in questo modo, però, si apriva un gigantesco vuoto nel corpo sociale.

Un vuoto che unito alle molteplici difficoltà economiche di cui ho detto sopra, era la potenziale premessa per la diffusione in molti di uno stato d’animo di abbandono e di spaesamento, di solitudine, era la premessa per l’insorgere di un dubbio sottile ma angoscioso sul valore della propria identità e della tradizione del proprio gruppo, di oscuro timore circa il futuro.

Invece di comprendere tutto questo, invece di cercare dunque nuove motivazioni e nuove forme per le dimensioni della vita collettiva in crisi, invece di cercare il modo di rinvigorire i valori in esse contenute, il più delle volte la Destra e la Sinistra di sistema hanno addirittura assecondato di fatto i processi di disgregazione dei legami sociali.

Invece di ricordare che la politica si alimenta di passioni e di sogni, che è quella cosa capace di gettare un ponte tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, hanno dato mano a ogni lesione concreta o simbolica del passato (si trattasse di un paesaggio, di un luogo o dei programmi scolastici), hanno favorito la messa da parte di tutto quanto fosse dichiarato «sorpassato» o «antieconomico» (dalla maestra unica nelle elementari agli uffici postali e agli sportelli delle biglietterie delle stazioni in tanti centri minori).

Schierandosi regolarmente a sfavore del «piccolo» e dalla parte del «grande», a sfavore della parte più culturalmente arretrata, più anziana, più geograficamente periferica, più indigente della popolazione; a sfavore dell’ identità dell’uomo della strada contro i sacri diritti del libero individuo emancipato.

Dimenticando che però quando arriva il momento di votare, si dà il caso che i piccoli, che la gente qualunque, che gli uomini della strada,  alla fine in realtà sono la maggioranza.

Fonte: qui

lunedì 14 novembre 2016

IL TRIONFO DI DONALD TRUMP HA CONSEGNATO ALLA STORIA LA CATASTROFE DEL GIORNALISMO ALFIERE DEL ‘POLITICAMENTE CORRETTO’

"CI SARÀ UN MOTIVO PER CUI IN AMERICA E IN EUROPA LE EDICOLE CHIUDONO O SI TRASFORMANO IN COLORATE BIGIOTTERIE?"

"GIORNALI E GIORNALISTI, NESSUNO ESCLUSO, APPARTENGONO A UN MONDO VECCHIO CHE CONTINUA A TINGERSI I CAPELLI E A FARSI DEI PATETICI LIFTING PENSANDO DI ESSERE ANCORA CREDIBILE E SEDUCENTE. PURTROPPO NON È COSÌ E PER CHIUDERE L' ARGOMENTO BASTEREBBE DARE UN' OCCHIATA AL CALO PROGRESSIVO E IRREFRENABILE DELLE VENDITE DI QUOTIDIANI "

LA RESA DELLA ARMI DELL'EX DIRETTORE DEL "FATTO QUOTIDIANO", ANTONIO PADELLARO


Antonio Padellaro per il Fatto Quotidiano

PADELLARO RENZIPADELLARO RENZI
Che il trionfo di Donald Trump abbia consegnato alla storia la catastrofe dei grandi media americani e non soltanto, la nuova sconfitta dei sondaggi, il tracollo del politicamente corretto e reso ininfluente il prodigarsi di Madonna, Lady Gaga e delle star per Hillary, è sotto gli occhi di tutti. Resta da capire perché.

Giornali e giornalisti, nessuno escluso, appartengono a un mondo vecchio che continua a tingersi i capelli e a farsi dei patetici lifting pensando di essere ancora credibile e seducente. Purtroppo non è così e per chiudere l' argomento basterebbe dare un' occhiata al calo progressivo e irrefrenabile delle vendite di quotidiani e newsmagazine.

GIORNALI 2GIORNALI 2
Ci sarà un motivo per cui in America e in Europa le edicole chiudono o si trasformano in colorate bigiotterie? Senza che per questo l' invadente online abbia soppiantato la capacità che aveva la carta di influenzare l' opinione pubblica, concetto anche questo novecentesco.

Molti di noi restano ancorati all' idea che un titolone o un articolo ben scritto e documentato possano far mutare l' idea politica o addirittura il voto di chi legge, mentre al massimo possano solo ribadire giudizi o pre-giudizi già acquisiti. E comunque resistono solo le opinioni forti e le rare firme considerate indipendenti.

BREXIT - LE COPERTINE DEI GIORNALIBREXIT - LE COPERTINE DEI GIORNALI
La stragrande maggioranza dei lettori del New York Times o del Washington Post, per dire, avrebbero votato comunque Clinton mentre le campagne anti-Trump condotte da quelle testate o lasciavano indifferenti gli elettori del tycoon o li confermavano nell' idea di un complotto ordito contro il loro beniamino dall' establishment e dall' odiata Wall Street.

Quanto alla tv non risulta che nessuna delle reti cosiddette liberal abbia mai neppure lontanamente eguagliato la forza evocativa della Fox News Network di Rupert Murdoch, costruita per sputtanare quotidianamente i Democratici a colpi di scandali e denunce in verace linguaggio trumpiano.
Quella sì che era roba gustosa.
TRUMP 20TRUMP 20

Qui entra in scena The Guardian con una delle poche inchieste non prevenute sul fenomeno Trump a firma Jonathan Freedland (pubblicata in Italia da Internazionale nel numero del 2 giugno scorso).

Nella quale, a proposito della volgarità sparsa a piene mani dal candidato repubblicano nella sua corsa spericolata, si osserva che quelle uscite gli hanno permesso di ottenere l' attenzione costante dei mezzi d' informazione e soprattutto milioni di voti che esprimono la gratitudine dei tanti che pur trovando intollerabile il "politicamente corretto" non avevano il coraggio di ammetterlo. Una questione di show business insomma.

Tutte le volte che Trump infrange la presunte regole del political e prende in giro, per esempio, le persone con disabilità, giudica le donne in base all' aspetto, marchia i latinos come potenziali criminali, si vanta della sua ricchezza o dichiara che quando sarà presidente i commessi dei negozi torneranno a dire "buon Natale" invece di "buone feste", il messaggio è chiaro: "Sono il candidato che non fa parte del sistema. Non ubbidisco alle sue regole. Sono diverso".
donald e melania trumpDONALD E MELANIA TRUMP

Scrive ancora Freedland: "Per quegli elettori convinti che la partita sia truccata - e che loro sono destinati a perdere sempre - vedere qualcuno che sfida apertamente le convenzioni è entusiasmante. È il segno che un outsider, un ribelle non legato al vecchio ordine è arrivato ed è pronto a distruggere tutto per costruire qualcosa di completamente nuovo".

Perfino le rivelazioni della stampa pro Clinton sugli scandali sessuali di Trump, pur sollevando la giusta esecrazione non sembra abbiano modificato granché le intenzioni di voto. Del resto, nell'epoca di Facebook dove non esiste confine all'esibizionismo più spinto le oscenità del Trump di dieci anni fa, quello del "prendere le donne per la vagina", dopo qualche giorno sono finite nell' archivio virtuale e non hanno fermato l' avanzata del tipo dalla capigliatura arancione. E poi non è stata la stessa Melania a giurare che lui "non è più quell' uomo lì"?
la vittoria di trumpLA VITTORIA DI TRUMP

LA VITTORIA DI TRUMP SULLA STAMPA MONDIALELA VITTORIA DI TRUMP SULLA STAMPA MONDIALE
Resta da vedere se adesso, conquistata la Casa Bianca, anche il popolo di Trump sia disposto alla pacificazione invocata nel discorso della vittoria. Oppure se l' America vasta e profonda che lo ha issato fin lassù non intenda fare sconti alla propria inesauribile voglia di rivalsa e perché no di vendetta. C' è una prima risposta scherzosa dei supporter repubblicani che hanno gridato: "Madonna ora vieni qui", ricordando la promessa fatta di rendere felici tutti gli elettori maschi di Hillary.

Finita la festa, però, il gioco si farà duro per forza di cose e bisognerà vedere se Trump vorrà e potrà mantenere le sue numerose, indimenticabili promesse: dalla costruzione di un muro con il Messico per bloccare i clandestini all' espulsione in massa degli islamici sospetti. Mentre forse tralascerà di regolare i conti con giornali e giornalisti che gli hanno fatto la guerra.
In fondo, hanno dimostrato di non contare molto e anzi gli hanno fatto un favore.

Fonte: qui

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