9 dicembre forconi: telefonata
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mercoledì 21 agosto 2019

Brexit: telefonata Trump-Johnson, anche libero scambio Usa-Gb

Ansa - Il primo ministro britannico Boris Johnson e il presidente americano Donald Trump hanno discusso della Brexit e dell'accordo di libero scambio Usa-Regno Unito durante una telefonata ieri sera in vista di un vertice del G7 in Francia questa fine settimana.
    "Grande discussione con Johnson. Abbiamo parlato della Brexit e di come procedere rapidamente con un accordo di libero scambio. Non vedo l'ora di incontrarmi con Boris questa fine settimana al G7 in Francia", ha twittato Trump.
    Un portavoce dell'ufficio di Johnson - riportano i media internazionali - ha dichiarato che i due leader "hanno discusso delle questioni economiche e delle relazioni commerciali e il primo ministro ha aggiornato il presidente sulla Brexit. I leader aspettano di incontrarsi al summit questo fine settimana".

venerdì 11 maggio 2018

STRASBURGO: L’INCREDIBILE STORIA DELLA 22ENNE FRANCESE NAOMI MUSENGA CHE CHIAMA LA GUARDIA MEDICA, MA NON LE CREDONO E LEI MUORE DAVVERO PER EMORRAGIA

“SIGNORA STO MALE, STO PER MORIRE” 

L'OPERATRICE, CREDENDO A UNO SCHERZO, LE HA RISPOSTO: “CERTO CHE MORIRÀ, UN GIORNO, COME TUTTI…” 

LA MADRE: “ORA VOGLIO GIUSTIZIA”

Tullio Giannotti per https://www.tio.ch

NAOMI MUSENGANAOMI MUSENGA
I francesi cliccano da ore quasi ossessivamente su quel link audio. Si sente la voce di Naomi Musenga che implora aiuto con la voce soffocata: «Signora, sto male, sto malissimo, sento che sto per morire». E dall'altra parte, la voce dell'operatrice della Guardia Medica: «Sì, certo che morirà, un giorno, come tutti...». Poche ore dopo Naomi, 22 anni, di Strasburgo, mamma di un bimbo di un anno, è morta fra dolori ed emorragie, trasportata in ospedale troppo tardi.

Lo shock per la tragica fine di Naomi, avvenuta il 29 dicembre scorso - ma con autopsia dopo diversi giorni e diffusione del caso sul web e sui media soltanto ora - coinvolge tutto il paese. Tanto che la magistratura ha deciso di aprire un'inchiesta preliminare con l'ipotesi di reato "omissione di soccorso". E l'operatrice è stata sospesa dal servizio.
NAOMI MUSENGANAOMI MUSENGA

«So che non è stata seguita la normale procedura», ha ammesso la ministra della Salute, Agnes Buzyn, che si è detta «indignata» per una vicenda «inaccettabile». Il problema è che la telefonata si è svolta semplicemente fra l'operatrice e la ragazza, senza che il medico di guardia - come prevedono questi casi - fosse avvertito: «Tutte le telefonate, se appena esiste un dubbio di tipo medico, devono essere trasferite alla persona competente - spiega la ministra -. Questa operatrice invece ha riattaccato». E interrogata sui rilievi dei sindacati della sanità, che ricordano come i continui tagli al settore si facciano sentire sul funzionamento degli ospedali, risponde: «Quello che si sente in questa telefonata non riguarda una questione di mezzi, è piuttosto un problema di formazione, di empatia, di ascolto. E' una questione di come una persona sia stata assunta».
NAOMI MUSENGANAOMI MUSENGA

Le Monde, che ha consultato il referto del decesso, riferisce che la ragazza è morta per «un cedimento multiviscerale con shock emorragico». «Ho male alla pancia», «ho male dappertutto», «mi sento morire», ripeteva invano con un filo di voce. L'operatrice l'ha respinta ha scherzato, le ha dato il numero del medico di guardia. Naomi, prima di essere abbandonata da ogni forza, ha provato a chiamare. Una prima volta ha sbagliato numero, poi è riuscita a telefonare a SOS Medecins. I medici sono arrivati, hanno constatato la gravità della situazione - la ragazza aveva già avuto due arresti cardiaci - hanno ritelefonato all'ospedale ma per Naomi non c'è stato niente da fare.
NAOMI MUSENGANAOMI MUSENGA

«Deve essere fatta giustizia, per la memoria di mia figlia - dice il padre intervistato da BFM-TV - io non smetto di pensare, "se mia figlia fosse stata accettata subito in ospedale, si sarebbe potuta salvare?" Quando il pronto soccorso riceve la telefonata di qualcuno che li supplica, che balbetta, che fa? Lo prende in giro? Ma vi rendete conto?».

Fonte: qui

mercoledì 23 novembre 2016

Olimpia, spuntano le telefonate di Vincenzo Zaccheo, ex Sindaco di Latina: delibere e... tessere per la piscina



Nella mole di telefonate intercettate nell’inchiesta Olimpia a un certo punto compare anche l’ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo. Gli inquirenti scrivono che l’ex primo cittadino ha ancora un ruolo molto forte di influenza all’interno dell’amministrazione comunale, in grado di «dettare esplicite minacce al corpo dirigenziale». Zaccheo viene intercettato mentre parla con Rino Monti o con Silvano Spagnoli, due degli indagati nell’inchiesta Olimpia. Il suo ruolo è chiaramente marginale ma risulta curiosa l’influenza che ancora detiene sulla macchina amministrativa. 

«Si ha contezza - si legge nei documenti di indagine - di soggetti politici come l’ex sindaco Vincenzo Zaccheo che sembrano percorrere strade preferenziali all’interno dell’amministrazione comunale dettando con esplicite minacce al quadro dirigenziale le proprie esigenze assimilabili a veri ordini. Nella trascrizione della conversazione allegata agli atti si legge: «Zaccheo chiede se ci sono novità, Monti riferisce che la delibera è pronta, è stata trasmessa alla giunta e questi la dovrebbero fare, ma ignora i tempi. Zaccheo dice testuali parole: “scusa tu sei il dirigente, l’assessore tuo gli può dire di portarla alla giunta... oh mi ci devo incazzare io...come so capace io”. Monti fa capire che non può forzare la cosa altrimenti sosterranno che lui ha interessi... poi aggiunge che la pratica sta lì con altre pratiche da fare...Monti dice, per tenere tranquillo Zaccheo, di aspettare un’altra settimana poiché ci dovrebbero essere un paio di giunte.(...)


Il nome dell’ex sindaco ritorna poi in una chiamata con Silvano Spagnoli. Zaccheo lo contatta perché sta valutando gli scenari possibili dopo la caduta di Di Giorgi. «Zaccheo e Spagnoli - annotano gli inquirenti - si accordano per un incontro perché nel caso in cui arrestino o inquisiscano qualcuno dell’amministrazione, bisogna creare un’alternativa di “salute pubblica”. (...) “So disposto a fa un patto anche con Riforndazione per mandare a casa questi ladroni”, dice Zaccheo. (...) Silvano Spagnoli dice che nell’ambito sportivo stanno accadendo delle cose scandalose senza tener conto di altre problematiche come il problema degli anziani che vengono a nuotare a 20 euro al mese. A questo proposito Zaccheo chiede a Spagnoli se può andare a fare un po’ di dorso e Spagnoli risponde che parlerà con Roberto (Pellegrini) e gli farà fare una tessera gratuita».

22/11/2016 

Latina


giovedì 1 settembre 2016

La Russia contrariata dall’incursione turca in Siria

La Russia è furiosa per l’operazione turca volta a creare una “zona di sicurezza” per i terroristi in Siria per sostenerli, mettendo in pericolo la “normalizzazione delle relazioni” appena annunciata tra Russia e Turchia.e50249f1b588478d8299beb5aac760fb-780x539

Immediatamente dopo l’occupazione turca di Jarablus, Erdogan telefonava al suo “amico Putin”, il 27 agosto 2016. Il resoconto del Cremlino della conversazione è notevole anche per gli standard di concisione, “I due leader hanno discusso dello sviluppo dei commercio e cooperazione politica ed economica Russia-Turchia in linea con gli accordi raggiunti a San Pietroburgo il 9 agosto. Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan si sono scambiati opinioni sugli sviluppi in Siria sottolineando l’importanza degli sforzi congiunti nella lotta al terrorismo. Hanno concordato di proseguire il dialogo sui temi dell’agenda bilaterale e internazionale”.

Il vero soggetto della discussione sarà stata infatti l’occupazione turca di Jarablus, nel nord della Siria.

Mentre sembra che i turchi avessero anticipato ai russi tale operazione, è chiaro che a dir poco ne sono scontenti.

Anche se i turchi sembrano aver cercato di organizzare colloqui con la leadership militare russa, presumibilmente per discuterne, con tanto di annuncio della visita in Turchia del Generale Gerasimov, il Capo di Stato Maggiore Generale russo, tali colloqui non ci sono e i russi negano che una visita ad Ankara del loro Capo di Stato Maggiore Generale sia mai stato accordato, mentre i turchi ora dicono che la visita era stata rinviata. I media russi nel frattempo pubblicano articoli che chiariscono l’irritazione russa.


Un articolo del quotidiano Kommersant, chiaramente basato su briefing ufficiali, accusa la Turchia di “andare oltre quanto promesso in Siria”. Che l’articolo rifletta il pensiero ufficiale di Mosca è dimostrato dal fatto che il sito semi-ufficiale in inglese “Russia Beyond the Headlines” l’ha ripubblicato.

L’articolo chiarisce che la Turchia non coordina le operazioni di Jarablus con Mosca o Damasco, e che era molto più grande di quanto Mosca fu portata ad aspettarsi.

I russi sono chiaramente infastiditi dalle dimensioni dell’operazione coordinata tra Turchia e Stati Uniti, che forniscono supporto aereo.

Per Mosca, l’operazione di Ankara è stata una sorpresa spiacevole, dimostrando che le aspettative per una convergenza di posizioni dei Paesi sulla Siria, emerse dopo l’incontro tra Putin e Erdogan, erano premature. Decidendo l’operazione di Jarabulus, il capo turco ha indicato che le relazioni con gli Stati Uniti sono una priorità e che preferisce agire nel quadro della coalizione antiterrorismo non guidata da Mosca, ma da Washington“.

Ho più volte messo in guardia contro l’eccesso di aspettative che il recente riavvicinamento tra Turchia e Russia fosse una sorta di riallineamento. Ho anche detto che, nonostante il fastidio turco con gli Stati Uniti sul recente tentato colpo di Stato, la Turchia rimane loro alleata che continua a tentare il cambio di regime in Siria e non ha intenzione di cacciare gli Stati Uniti da Incirlik o di consentire alla Russia di utilizzarla.

La mia unica sorpresa è che a giudicare da tale commento c’erano alcuni a Mosca che la pensavano diversamente.

L’articolo Kommersant continua poi minacciosamente, “Secondo le nostre informazioni, in caso di aggravarsi della situazione, militari e diplomatici russi sono pronti ad impiegare canali con i loro omologhi turchi, oltre ad esprimere preoccupazioni agli Stati Uniti, se necessario. Secondo Vladimir Sotnikov, direttore del Centro Russia-Est-Ovest di Mosca, le azioni di Ankara potrebbero compromettere seriamente il processo di normalizzazione della cooperazione bilaterale concordata dai Presidenti Putin e Erdogan a San Pietroburgo“.

Ciò suggerisce che dietro il linguaggio mite, aspre denunce vengono avanzate in privato da Mosca ad Ankara.

La telefonata di Erdogan a Putin appare un tentativo di placare la rabbia russa, di rassicurare Mosca sulle intenzioni della Turchia in Siria, e di continuare il “processo di normalizzazione” tra Turchia e Russia.

La concisa sintesi del Cremlino della conversazione suggerisce che Putin abbia risposto chiarendo perfettamente pensieri e preoccupazioni dei russi, e che non vi è stato in passato, secondo il linguaggio diplomatico, “uno scambio pieno e franco di opinioni”, in una riga.

Perché i russi sono così irritati dall’operazione di Jarablus? Qui riconosco il mio serio debito all’analista geopolitico Mark Sleboda che nel corso di una discussione dettagliata e molto utile, ha corretto alcuni errori che feci in precedenza sull’operazione di Jarablus, ampliandone notevolmente la comprensione.
Nei miei due precedenti articoli sull’operazione di Jarablus avevo detto che sembrava mirata principalmente contro i curdi, i cui miliziani delle YPG, nell’ultimo anno, hanno notevolmente ampliato la zona nel nord-est della Siria sotto loro controllo. Diedi anche per scontato la possibilità che l’occupazione turca di Jarablus avesse lo scopo d’influenzare la battaglia per Aleppo, rifornendo i jihadisti che cercano di rompere l’assedio. Nel mio ultimo articolo scrissi “…Non è evidente che i terroristi abbiano effettivamente bisogno di un “santuario” in questo settore. Hanno già un corridoio per inviare uomini e rifornimenti ad Aleppo dalla provincia di Idlib, che già controllano. Perché aggiungervi il problema di creare una “zona di sicurezza” molto più lontana, nel nord-est della Siria, quando i terroristi controllano territori molto più vicini ad Aleppo?

Mark Sleboda mi ha spiegato che il corridoio principale per rifornire i ribelli in Siria è sempre stato nel nord-est della Siria, a Jarablus, “Idlib non è una linea di rifornimento accettabile dalla Turchia alle sue forze nella provincia di Aleppo, perché il confine turco-siriano di Idlib è montuoso, con strade piccole e pessime e percorsi lunghi che da Idlib alla provincia di Aleppo attraversano territorio che era controllato dall’EAS. Il corridoio di Jarablus, a nord di Aleppo, è sempre stato assolutamente vitale per l’insurrezione. Ecco perché Turchia, Brookings, ecc., hanno sempre dato la priorità a una no-fly zone nella regione. Ora viene realizzata”.

In altre parole, l’occupazione turca di Jarablus, prima che potesse essere catturata dalle YPG, non è volta ad impedire di collegare due aree in Siria controllate dai curdi, anche se potrebbe essere stato un fattore secondario, ma è principalmente destinata a garantire la principale via di rifornimento che la Turchia utilizza per rifornire i terroristi che attaccano Aleppo. Oltre al fatto ormai chiaro che le ambizioni turche vanno ben oltre Jarablus. Vari funzionari turchi negli ultimi due giorni fanno detto ai media che la Turchia istituisce una grande “zona di sicurezza” dei ribelli in questa zona della Siria.

Inoltre, come dice Mark Sleboda, ora ha il sostegno degli Stati Uniti, come dimostra il ruolo molto attivo dell’aviazione statunitense nel sostenere l’operazione turca su Jarablus. Mark Sleboda inoltre mi ha fatto notare che la creazione di tale “zona di sicurezza” dei terroristi in Siria era un obiettivo dichiarato dai turchi da oltre un anno, e finora ostacolato dalla riluttanza degli Stati Uniti a fornire il supporto necessario e dalla preoccupazione di Washington e Ankara della possibile reazione militare russa. Con l’operazione a Jarablus ed oltre, effettuata con il supporto degli USA e carpendo l’acquiescenza russa, i turchi l’hanno ora ottenuta. Quali implicazioni avrà sulla guerra in Siria e sul riavvicinamento russo-turco?

Tornando alla guerra in Siria, il mio punto di vista resta che ciò, alla fine, non deciderà l’esito della battaglia di Aleppo, dove le notizie suggeriscono che l’Esercito arabo siriano continua ad avanzare, nonostante il continuo, e di fatto aumentato, flusso di rifornimenti ai jihadisti dalla Turchia.

La mia visione a lungo termine rimane è che se il governo siriano riconquisterà Aleppo e Idlib, allora vincerà la guerra.

Tuttavia ciò che tale episodio dimostra è che la guerra è lungi dall’essere vinta, e che i turchi e i loro sostenitori statunitensi sono pronti all’escalation per evitare che l’esercito siriano vinca.

Al di là di ciò che penso, il giornalista inglese Patrick Cockburn avrebbe ragione, ritenendo che cercando di stabilire una “zona di sicurezza” in Siria, la Turchia si espone e fa un passo che “...potrebbe impantanarla nelle letali paludi della guerra siriano-irachena”. Già vi sono indicazioni che la mossa turca provoca la reazione di YPG e curdi. Nonostante i rapporti precedenti secondo cui le YPG ritiravano le forze sulla riva orientale dell’Eufrate, vi sono notizie ormai credibili sulla resistenza all’avanzata turca delle milizie curde delle YPG, oltre a notizie sulla mobilitazione contro l’avanzata turca nelle zone curde della Siria. Nel mio ultimo articolo tracciavo il seguente punto sulla capacità delle YPG di sventare qualsiasi piano per creare una “zona di sicurezza” dei terroristi in questa parte della Siria, “la Siria nord-orientale è una zona aspramente contestata in cui la forza dominante non sono i terroristi, ma le YPG. Non sembra credibile come “zona sicura” per i terroristi o zona da cui lanciare attacchi su Aleppo. Al contrario, il tentativo di creare una “zona sicura” per i terroristi in questa zona sarebbe contro le YPG, ripristinando a pieno l’alleanza tra il governo siriano e le YPG, portando a scontri continui nella zona della cosiddetta “zona sicura” tra i terroristi e le YPG. Ciò sicuramente sventerebbe lo scopo della “zona di sicurezza”, rendendola pericolosa ed inutile. Naturalmente l’esercito turco potrebbe provare a presidiare la zona per difendere qualunque “zona sicura” creatavi. Tuttavia ciò richiede un’incursione in Siria ben oltre Jarablus, rischiando di far impantanare l’esercito turco in una guerra di guerriglia nel territorio siriano contro le YPG. Dubito che Erdogan, esercito turco e Stati Uniti lo vogliano“.
Nell’articolo sull’incursione turca, Patrick Cockburn chiarisce essenzialmente lo stesso punto, “La Turchia può impedire per sempre ai curdi di estendere il dominio ad ovest dell’Eufrate, ma sarebbe un’operazione molto diversa e più pericolosa attaccare lo Stato curdo siriano de facto, tra l’Eufrate e il Tigri, dopo che l’Esercito arabo siriano si era in gran parte ritirato dalla regione nel 2012“.

La creazione di una “zona di sicurezza” per i terroristi in Siria, nonostante l’opposizione delle YPG, è comunque ciò che Erdogan e i turchi, sostenuti dagli Stati Uniti, hanno deciso di fare.

Nei giorni scorsi c’è stata qualche nuovo discorso sulla Russia impantanatasi nella guerra in Siria. A mio parere, il Paese che corre di gran lunga il maggior rischio di impantanarsi in Siria non è la Russia, ma la Turchia, che ha già a che fare con una campagna terroristica islamista e una rivolta curda sul proprio territorio, grandi conseguenze della guerra in Siria, e che non può permettersi un’altra guerra tra l’esercito turco e le YPG che potrebbero essere appoggiate dai russi in Siria, aumentandone i problemi. Questo però è ciò che la Turchia rischia con l’ultima mossa.

Rimane l’eccezionale puzzle politico degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno incoraggiato attivamente le YPG a catturare Manbij, che si trova ad ovest dell’Eufrate, fornendole un pesante supporto aereo per l’operazione su Manbij. E ora chiedono alle YPG di abbandonare Manbij e tutte le zone ad ovest dell’Eufrate, e fornisce supporto aereo a un’operazione militare turca che almeno in parte prende di mira le YPG. E’ impossibile vedervi qualche logica.

Come ho scritto nel precedente articolo, “E’ impossibile vedervi una qualsiasi strategia coerente. Piuttosto sembra che CIA e militari sul campo in Siria proseguano sulla loro strada, favorendo le YPG ad espandersi il più velocemente possibile, incuranti delle conseguenze. La leadership politica di Washington, quando finalmente ha capito cosa succede, ha dovuto adottare misure sproporzionate per riportare la situazione sotto controllo“.

Indipendentemente da ciò, la mossa turca in Siria dovrebbe seppellire una volta per tutte la minima idea che la Turchia sia in procinto a un riallineamento geopolitico allontanandosi dall’occidente verso le potenze eurasiatiche. Non solo la Turchia è ancora alleata di Stati Uniti e NATO, ma ormai esegue un’operazione militare illegale in Siria con l’opposizione russa e il sostegno militare degli Stati Uniti.

Non è l’azione di un Paese che si riallinea e si prepara a cambiare alleanze passando dall’occidente a Pechino e Mosca.

Russi e turchi sono ora si parlano, dopo diversi mesi di silenzio.

La sintesi del Cremlino della conversazione tra Putin e Erdogan dimostra che ancora non si parla di migliorare le relazioni commerciali ed economici.

Tuttavia, come mostra l’articolo Kommersant, anche tali progressi limitati ora appaiono in pericolo, mentre le posizioni contrastanti dei due Paesi sulla guerra in Siria, ancora una volta, minacciano di separarli.

In altre parole la Turchia rimane, come è sempre stato, un alleato non della Russia e delle potenze eurasiatiche, ma degli Stati Uniti e dell’occidente, e le sue azioni in Siria ne sono una chiara dimostrazione.

Turkish_Offensive_in_Northern_SyriaAlexander Mercouris, The Duran 28 agosto 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

lunedì 15 febbraio 2016

Siria, tutti contro tutti: siamo sull’orlo della terza guerra mondiale?

siria-26639Sfida tra Russia e Usa Arabia e Turchia pronte all'intervento

La pace russa concepita a Monaco, giovedì notte, dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e dal Segretario di Stato americano John Kerry è morta prima di nascere.

E al suo posto si materializza lo spettro di una nuova guerra ancor più sanguinosa. Mentre Kerry rinnega il piano di pace discusso con Lavrov e minaccia operazioni di terra in Siria se Mosca continuerà a colpire i ribelli(terroristi moderati) appoggiati dalla Cia il premier russo Dimitri Medvedev lo accusa di diffondere un clima da nuova guerra fredda. «Sulle rovine della guerra mondiale - spiega Medvedev intervenendo alla conferenza di Monaco sulla Siria - abbiamo costruito l'Europa perchè i principi erano chiari: abbiamo bisogno di una terza guerra mondiale per capirlo di nuovo?».

Parole che colpiscono nel segno perchè a Monaco dopo le speranze alimentate dall'incontro Kerry-Lavrov di giovedì notte sono tornati a soffiare i venti di guerra. Una guerra ancor più terribile e irrefrenabile che riporta alla mente quella evocata in altre occasioni da Papa Francesco.

Un regolamento di conti finale in cui turchi e sauditi potrebbero guidare la riscossa dei ribelli jihadisti messi con le spalle al muro dall'esercito di Damasco e dai bombardamenti russi.

Il terrificante scenario di una guerra sempre più allargata non è né un evocazione, né un semplice timore.

A conferirgli un allarmante grado di realismo s'aggiungono le dichiarazioni incrociate di sauditi e turchi pronti a prefigurare un intervento di terra dalla frontiera di Ankara spacciato come azione di contenimento dello Stato Islamico. «Nel caso si decidesse di seguire questa strategia Arabia Saudita e Turchia potrebbero partecipare ad un'operazione di terra. Per ora è solo un'ipotesi e non un piano preciso - spiega il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu che però conferma l'arrivo nella base di Incirlik d'una squadra aerea saudita pronta a partecipare alle operazioni di bombardamento contro lo Stato Islamico -. Per il momento l'Arabia Saudita sta mandando degli aerei, ma potrebbe, se necessario, inviare i soldati per un'operazione di terra».

La guerra allo stato Islamico è, ovviamente, pura finzione. Sia le incursioni aeree, sia l'eventuale operazione di terra condotta da turchi e sauditi punterebbe non tanto a cacciare i combattenti del Califfato quanto ad assumere il controllo di vaste aree di territorio siriano per trasformarle nei nuovi santuari dei ribelli jihadisti.

Da quelle zone, una volta salvati i ribelli dall'accerchiamento di russi e governativi, partirebbe non una improbabile offensiva contro lo Stato Islamico, ma bensì - come fa capire il ministro degli esteri saudita Adel Al Juberir - un nuovo tentativo di abbattere il regime di Bashar Assad appoggiato dalle truppe Riad e Ankara.

«Bashar Assad è debole e pressoché finito - dichiara alla Cnn Al Juberir - se non se ne andrà grazie ad un negoziato verrà messo da parte con la forza».

Se l'obbiettivo principale d'un eventuale intervento saudita resta Bashar Assad Ankara potrebbe usare le operazioni di terra per regolare i conti, come già la scorsa estate, con le fazioni curde protagoniste nelle regioni nord orientali della Siria di un offensiva contro i combattenti del Califfato.

Ma per capire quanto temeraria sia l' «annunciata» invasione basti dire che ieri, al primo segnale di un iniziativa militare saudita e turca, l'esercito siriano schierato intorno ad Aleppo ha incominciato a muovere ad est, verso i territori dello Stato Islamico.

E a far ancora più paura s'aggiungono le possibili conseguenze di eventuali confronti fra attori «esterni» sui cieli e sul territorio siriano. Molti si chiedono con angoscia cosa succederebbe se a fermare le incursioni degli F16 sauditi e turchi, privi di qualsiasi autorizzazione di sorvolo dello spazio aereo siriano, entrassero in gioco le batterie missilistiche russe dispiegate a terra.

E molti osservatori sottolineano l'agghiacciante incognita di un possibile scontro tra le forze saudite dopo un'eventuale entrata sul territorio siriano e le unità di Hezbollah e dei pasdaran iraniani che appoggiano il regime di Bashar Assad e considerano i sauditi il loro peggior nemico.

Fonte: qui

Telefonata tra Obama e Putin
Damasco: «Colpiti dai turchi»

Colloquio di distensione dopo lo scontro dei giorni scorsi. «Usa-Russia insieme per cessate il fuoco». Ma il Cremlino: «Assad è l'unica autorità legittima in Siria»

di Marta Serafini

La lettera alle Nazioni Unite

Le accuse ad Ankara sono contenute anche in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e pubblicata dall'agenzia di stampa di Stato siriana Sana in cui si afferma che ci siano soldati e mercenari turchi fra i 100 uomini armati entrati in Siria sabato accompagnati da 12 pick-up con armi automatiche. «L'operazione di rifornimento di munizioni e armi continua tramite il varco di Bab al-Salama verso la zona siriana di Azaz», afferma il ministero degli Esteri di Damasco nella missiva. La tensione dunque torna a salire all'indomani della fine del vertice di Monaco, in cui si è discusso a lungo anche di Siria e durante il quale non sono mancati scambi di accuse tra Mosca e Washington.

La posizione di Mosca

Immediatamente la Francia ha chiesto alla Turchia di mettere fine agli attacchi in Siria, dove vengono martellate le postazioni curde, facendo eco a un appello analogo lanciato da Washington al regime di Damasco e «ai suoi alleati». Mentre i combattenti curdi in Siria hanno reso noto che non si ritireranno dalle zone recentemente conquistate nel nord del Paese, nonostante i bombardamenti turchi sulle loro posizioni, nella provincia di Aleppo. Il tutto mentre le forze governative siriane avanzano verso Raqqa, la capitale dell'Isis in Siria, arrivando - secondo fonti militari siriane citate dalla stampa russa - a 35 chilometri da Tabqa, ottanta chilometri a sud di Raqqa. «Assad è l'unica autorità legittima in Siria in questo momento», allontanarlo «vorrebbe dire il caos», ha dichiarato il premier russo Dmitry Medvedev in un'intervista a EuroNews. «Noi non abbiamo mai detto che la permanenza di Assad è la questione principale in questo processo, semplicemente crediamo che al momento non c'è nessun'altra autorità legittima», ha aggiunto, ribadendo che la sua uscita di scena porterebbe al «caos, come abbiamo visto diverse altre volte in Medio Oriente quando Paesi sono collassati, come in Libia». Nella stessa intervista Medvedev ha anche risposto alle minacce di Kerry su un possibile intervento di terra in Siria nel caso in cui non cessino i bombardamenti sui civili. «Queste sono parole futili, lui non avrebbe dovuto dirlo per una semplice ragione: se tutto ciò che vuole è una guerra prolungata, può compiere operazioni di terra e qualunque altra cosa. Ma non provi a spaventare nessuno», ha tuonato il premier russo.


La telefonata

Nel frattempo, in una telefonata, il presidente statunitense Obama ha chiesto a Vladimir Putin di fermare i bombardamenti contro l'opposizione siriana. È questa la versione americana del colloquio telefonico che il presidente degli Stati Uniti ha avuto con il capo del Cremlino. Obama, spiega una nota della Casa Bianca, ha insistito sull'importanza che nelle aree assediate arrivino presto gli aiuti umanitari e sulla necessità che le ostilità abbiano fine. «In particolare - si legge - il presidente Obama ha enfatizzato l'importanza per la Russia di giocare ora un ruolo costruttivo ponendo fine alla campagna aerea contro le forze dell'opposizione moderata in Siria. I leader hanno concordato che gli Stati Uniti e la Russia manterranno le comunicazioni circa l'importante lavoro dell'Issg».

Terrorismo

Nel colloquio è stata sottolineata, rende noto ancora il Cremlino, l’importanza di stabilire stretti contatti fra gli organi di difesa dei due paesi: il leader russo è tornato «a sottolineare l’importanza di creare un fronte unito contro il terrorismo e di rinunciare alle politiche dei due pesi e delle due misure».

Fonte: qui

L'Arabia Saudita invade la Siria. Un progetto reale o un bluff per distrarre le masse?

Vladimir PutinPutin non ci sta. La guerra in Siria potrebbe presto degenerare nella terza guerra mondiale. Le grandi potenze, questa volta, stanno seriamente scaldando i motori: l’Arabia Saudita e i suoi alleati stanno per invadere la Siria. Scatenando un conflitto di portata inimmaginabile. Tutti i link e le dichiarazioni.

Solo un’esercitazione?

Nonostante gli avvertimenti di Putin e Assad, uno schieramento senza precedenti si sta radunando nel nord dell’Arabia Saudita, vicino ai confini con la Siria, per quella che i media chiamano “esercitazione militare“, in gergo North Thunder (il tuono del nord). 350 mila soldati, provenienti da almeno 21 paesi arabi che hanno firmato un patto lo scorso dicembre per “combattere il terrorismo”, tra cui quelli che si affacciano sul Golfo Persiano (gli Emirati), l’Egitto, il Sudan e il Pakistan, stanno per addensarsi nell’area saudita di Hafer al-Batin, cui secondo molti media sauditi – riportano molte fonti – si aggiungeranno qualcosa come 2.540 aerei da guerra, 20.000 carrarmati e 460 elicotteri, per una 18 giorni di manovre continuative che non ha precedenti nella storia.

La decisione dell’Arabia Saudita è “definitiva e irreversibile“, ha detto il Brig. Gen. Ahmed Al-Assiri durante una conferenza stampa lo scorso giovedì, aggiungendo che i dettagli sarebbero stati precisati dal capo della coalizione, gli Stati Uniti, e che lui rappresentava esclusivamente la decisione dell’Arabia Saudita.

Al-Assiri ha anche aggiunto che se l’Iran vuole unirsi alla coalizione per combattere l’Isis, deve prima “smettere di finanziare i terroristi in Iraq, nello Yemen e in Siria” (ma ci sono prove governative che a finanziare l’Isis siano stati proprio gli alleati USA come l’Arabia Saudita).

Le manovre giungono dopo le dichiarazioni dei regnanti sauditi sulla loro adesione a qualunque operazione di invasione di terra della Siria condotta dai membri della NATO. Questo, unitamente a un dispiego così massiccio di forze militari sul confine siriano, fa ritenere che una tale operazione sia molto vicina. È il primo ministro dell’Arabia Saudita infatti, Adel al-Jubeirad aver dichiarato martedì scorso che la proposta di inviare truppe di terra in Siria è stata approvata da Washington, e per la precisione dal Dipartimento di Stato, ovvero dal segretario di Stato John Kerry, che l’ha accolta definendola “naturale”.

Le reazioni della Siria e dell’amministrazione di Putin.

Il ministro degli esteri siriano Walid al-Moallem, sabato scorso, non appena la notizia si è diffusa ha replicato che “qualunque intervento di terra in Siria, senza il permesso del Governo siriano, sarà trattato alla stregua di un’aggressione cui si opporrà ogni cittadino siriano“.Mi dispiace dover dire che torneranno a casa in una bara di legno“, ha poi aggiunto, sottolineando che grazie alla progressiva riconquista di Aleppo, ottenuta con il supporto dell’aviazione russa e che sta tagliando le gambe ai ribelli e all’ISIS, e “in basi ai risultati delle nostre forze armate, siamo sulla strada buona per la conclusione del conflitto” e che “piaccia o no, le nostre conquiste sul campo di battaglia indicano che stiamo procedendo ormai verso la fine della crisi“. Da qui la necessità di un’invasione di terra per non consentire al legittimo governo siriano di tornare a controllare il suo territorio.

Pavel Krasheninnikov, un parlamentare della Duma, ha mandato un messaggio forte e chiaro all’Arabia Saudita: “Qualunque operazione militare di terra in Siria senza il consenso di Damasco, sarà considerata una dichiarazione di guerra“. Ma a fare veramente paura sono le parole del primo ministro russoDmitry Medvedev, al giornale tedesco Handelsblatt, commentando le esercitazioni programmate dall’Arabia Saudita: “tutte le parti devono obbligarsi a sedere al tavolo dei negoziati, invece di scatenare un’altra guerra sulla Terra. Qualunque tipo di operazioni di terra – è una regola – porta ad una guerra permanente. Guardate cosa è successo in Afghanistan e in molte altre zone. E non sto nemmeno a parlarvi della povera Libia. Gli americani e i nostri partner arabi devono pensarci bene: vogliono davvero una guerra permanente? Pensano sul serio che potrebbero vincerla rapidamente? È impossibile, specialmente nel mondo arabo, dove tutti combattono contro tutti“.

La terza guerra mondiale

Durante la Guerra Fredda, che recentemente il capo dell’intelligence americana, James Clapper, ha rievocato, alla minaccia di invasione russa dell’est europeo, la NATO discuteva dell’utilizzo di armi nucleari tattiche per fermare i 20.000 carrarmati russi. Allo stesso modo, è probabile che Putin decida di utilizzare armamenti simili per contrastare l’invasione di terra della Siria condotta dall’Arabia Saudita, con i 20.000 carrarmati predisposti sul fronte. Mosca ha del resto appena ricordato che i lanciamissili russi possono esser equipaggiati con testate nucleari, augurandosi che non ci fosse bisogno di usarli, ed è di questi giorni la notizia che la Russia e l’India hanno raggiunto un accordo per esportare ai loro alleati la tecnologia dei missili supersonici a corto raggio BrahMos, in grado di essere teleguidati e lanciati da sommergibili, da aerei, da navi o da postazioni al suolo.

Non appena le truppe di terra guidate dall’Arabia Saudita invaderanno la Siria, i missili russi S-300 e S-400 (quest’ultimo il sistema anti-aereo probabilmente più sofisticato al mondo) inizieranno ad abbattere i 2.450 velivoli militari NATO e i 460 elicotteri, ma l’unica soluzione per disfarsi delle truppe di terra e dei 20.000 carrarmati saranno le armi nucleari tattiche. Questo darà l’innesco all’escalation, che ai cittadini dei paesi membri della Nato verrà presentata più o meno così: “I russi, guidati da Putin, hanno attaccato i nostri alleati con armi nucleari: non abbiamo altra soluzione che invadere la Siria“.

In realtà, sebbene possa apparire cinico e amaro, quello che sta accadendo potrebbe essere un diversivo per distrarre l’opinione pubblica dalla crisi economica. Le banche europee stanno fallendo a causa dei debiti. Deutsche Bank ha perso il 50% del suo valore, di cui almeno il 40% dall’inizio dell’anno. Se Deutsche Bank fallisce, i 50 mila miliardi di titoli derivati che si porta dietro, venti volte il Pil della Germania, travolgeranno a catena le altre banche. Negli Usa, le banche “too big to fail” sono a rischio, perchè dopo i salvataggi governativi del 2008 hanno continuato a fare quello che facevano. E ora sono ancora più indebitate. Quindi una guerra nucleare leggermente depotenziata potrebbe certamente rappresentare una strategia diversiva per contenere la reazione dei risparmiatori al dissolversi dei loro conti correnti.

Autrice: Tiziana Geraci / Fonte: qui