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sabato 5 novembre 2016

Flotta russa schierata nel Mediterraneo, i raid potrebbero iniziare entro 48 ore

Putin invia anche la fregata lanciamissili capofila della classe Admiral Grigorovich che, entro domani, sarà in posizione di lancio nel Mediterraneo

La fregata lanciamissili capofila della classe Admiral Grigorovich ha lasciato Sebastopoli giovedì scorso ed entro domani sarà in posizione di lancio nel Mediterraneo. 

E’ l’ultima unità di superficie russa che si unirà al gruppo da battaglia della portaerei Admiral Kuznetsov, schierata al largo della Siria. Il gruppo di volo della portaerei russa si coordinerà con la forza aerea di stanza nella base siriana di Hmeimim. Le attività proseguiranno fino al prossimo mese di gennaio. Considerando le rotazioni delle unità russe, i primi raid potrebbero iniziare entro le prossime 24/48 ore.

L’attuale capacità russa nel Mediterraneo

Sono quindici i velivoli ad ala fissa imbarcati, tra Su-33 e MiG-29K/KUB, e dieci gli elicotteri Ka-52K, Ka-27 e Ka-31 sulla portaerei russa Admiral Kuznetsov. Dopo il pattugliamento nel Mediterraneo, la Kuznetsov ritornerà in cantiere per lavori di rifacimento dell’intero ponte di volo, con sostituzione del rivestimento e del sistema di decollo ed atterraggio. Tali interventi, fissati per l’inizio del 2017, dureranno tre anni. La Kuznetsov è scortata dall’incrociatore lanciamissili pesante a propulsione nucleare Pyotr Veliky, ammiraglia della Flotta del Nord e dalle cacciatorpediniere classe Udaloy I, Severomorsk e Vice-Admiral Kulakov. È la prima missione operativa per il Pyotr Veliky e la Admiral Kuznetsov.

Il Pyotr Veliky è la più grande nave da guerra a propulsione nucleare del mondo, equipaggiata con missili antinave Granit e di difesa Fort, versione navale dell’S-300. 

Gli incrociatori missilistici da battaglia a propulsione nucleare classe Kirov, costruite in quattro esemplari, rappresentano la massima espressione sovietica delle navi da battaglia di prima linea. 

Il loro armamento è cosi pesante che non esiste un loro equivalente occidentale. 

Come dotazione principale, le Kirov sono armate con venti missili SS-N-19 Shipwreck. 

Parliamo di un missile antinave corazzato, dal peso di sette tonnellate, lungo dieci metri e con un raggio d’azione di 700 km. Se lanciati a sciame, i missili sono in grado di interagire tra di loro stabilendo la priorità.


Fanno parte della flottiglia anche un rimorchiatore ed una nave di sorveglianza. Il Cremlino ha ordinato a tre navi cisterna, provenienti dai porti russi nel Mar Nero, di rifornire in rotazione la flottiglia per l’intera durata della sua permanenza nel Mediterraneo orientale.

Al gruppo da battaglia della Kuznetsov si sono unite anche due unità classe Buyan-M, la Serpukhov e la Zelyony Dol, che hanno attraversato il Bosforo il 5 ottobre scorso. Le corvette lanciamissili sono in posizione di lancio dal Mediterraneo orientale. Con un’autonomia di circa 2.000 km, il supersonico 3M-54 Kalibr può essere imbarcato sui sottomarini e sulle unità da battaglia di piccole dimensioni. 

La Serpukhov e la Zelyony Dol hanno già lanciato missili Kalibr contro obiettivi di Jabhat Fatah Al-Sham (ex al-Nusra), identificati nell’area di Dar-Taaza e nella provincia di Aleppo, in Siria. Nel Mediterraneo orientale i russi hanno in attività come unità combattenti anche la fregata missilistica classe Krivak II, Pytlivyj e la dragamine Ivan Golubets.

La classe Admiral Grigorovich

Sei unità del progetto 11356 sono attualmente in costruzione. Le Admiral Grigorovich si basano sulla tecnologia utilizzata per le fregate indiane costruite in Russia, classe Talwar. Da queste ultime ereditano le caratteristiche stealth dello scafo per ridurre la rcs. Saranno dotate anche dei nuovi sistemi modulari di difesa aerea Shtil, ritenuti in grado di intercettare tutti i velivoli, pilotati e non, esistenti e futuri. Una delle principali caratteristiche del sistema è la sua elevata velocità di fuoco standardizzata a due secondi per lancio.

Gli Akula hanno raggiunto il Mediterraneo

Tre sottomarini russi, due dei quali a propulsione nucleare, sono già nel Mar Mediterraneo. I primi due sottomarini d’attacco a propulsione nucleare classe Akula, equipaggiati con missili da crociera Kalibr, hanno lasciato Severmorsk, nei pressi di Murmansk, una settimana fa. Il terzo sottomarino russo a propulsione diesel elettrica rilevato appartiene alla classe Kilo. Proprio i sottomarini d'attacco Akula potrebbero rappresentare la vera forza d'attacco, mentre la flotta di superficie potrebbe essere solo una potenziale distrazione.

Il reale contributo della Kuznetsov in Siria

Il vettore costruito presso il Cantiere Mykolaiv Sud a metà degli anni ‘80, è divenuto pienamente operativo solo nel 1995, a causa dei drastici tagli al bilancio della Difesa russo a seguito del crollo dell'Unione Sovietica.

La nave, progettata per colpire grandi bersagli di superficie e proteggere le rotte marittime dagli attacchi nemici, è in grado di trasportare un massimo di 52 velivoli ad ala fissa e rotante ed l'unica al mondo a poter operare anche alle latitudini polari. La Admiral Kuznetsov non sarà determinante per cambiare gli equilibri di potere nell’area siriana, considerando che i russi detengono già la superiorità aerea nel paese. Sebbene ottimizzato per le operazioni sulle portaerei, il gruppo aereo imbarcato possiede una limitata autonomia e capacità di carico. Il gruppo da battaglia russo è inferiore per potenza e tecnologia al corrispettivo americano. Sia il vettore che il personale sono alla prima operazione a lungo termine lontano dalle proprie basi. Le portaerei, però, rappresentano asset strategici delle maggiori potenze. Non necessariamente devono avere un uso pratico, ma riflettono una capacità militare che solo poche nazioni detengono. Un gruppo da battaglia rappresenta gli interessi strategici di una potenza globale ed è una manifestazione tangibile del concetto di proiezione.

Fonte: qui

lunedì 19 settembre 2016

La Russia imporrà una no-fly zone alle forze degli Stati Uniti sulla Siria

Più di un anno fa pubblicai una mappa in cui pensavo la Russia potesse imporre una cosiddetta “No-Fly Zone” sulla Siria per bloccare gli aerei della coalizione filo-USA. Era il 9 settembre 2015:

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Quella zona non è più rilevante da oggi. La Federazione Russa, nonostante ciò che Washington pensa, non gradisce essere umiliata o ingannata e gli Stati Uniti del presidente Obama e del segretario di Stato John Kerry hanno tradito il Presidente Vladimir Putin per l’ultima volta. 

Prima un po’ di ragioni sugli eventi attuali e su ciò che accadrà da ora in poi. La notte, secondo al-Masdar, oltre 1000 elementi delle forze d’élite siriane erano arrivati nella regione di Dayr al-Zur: “al-Masdar ha avuto informazioni esclusive sul recente arrivo di oltre 1000 soldati della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano nel Governatorato di Dayr al-Zur. Secondo una fonte militare di Damasco, oltre 1000 soldati appena addestrati della 105.ma Brigata della Guardia Repubblicana dell’Esercito araba siriano si sono schierati nel Governatorato di Dayr al-Zur dopo diversi mesi di addestramento a Dayr al-Tyah. Con l’arrivo dei nuovi soldati della 105.ma Brigata, le Forze Armate siriane hanno ricevuto un notevole aiuto nella difese del capoluogo di provincia”. 

Le forze arrivate hanno respinto l’offensiva dopo che, chiaramente, le agenzie d’intelligence russe avevano avvertito il governo siriano su dove lo SIIL avrebbe cercato di cogliere i punti strategici della regione per cercare di riprendere le posizioni che aveva perso mesi prima. 

Poi accade ciò, come riportato da RT: “Gli attacchi aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti sulle posizioni dell’Esercito arabo siriano, uccidono 62 soldati. Gli aviogetti della coalizione degli USA hanno bombardato posizioni delle forze governative siriane nei pressi della città orientale di Dayr al-Zur, uccidendo 62 soldati e “aprendo la via” ai terroristi dello Stato islamico, secondo il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano. Il bombardamento ha avuto luogo sul jabal al-Thardah, nella regione di Dayr al-Zur, causando vittime e distruzione, riferiva l’agenzia ufficiale siriana SANA. Sessantadue soldati siriani sono stati uccisi e oltre 100 feriti nell’attacco della coalizione degli Stati Uniti, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo, Generale Igor Konashenkov, citando informazioni ricevute dal Comando Generale siriano. 

Il Ministero della Difesa russo ha detto che i velivoli che hanno effettuato i bombardamenti erano entrati nello spazio aereo siriano dall’Iraq. I quattro attacchi sulle posizioni siriane sono stati effettuati da 2 caccia F-16 e 2 aerei d’attacco A-10, aggiungeva. “Se l’attacco aereo è dovuto a coordinate errate degli obiettivi, è una diretta conseguenza dell’ostinata mancanza di volontà degli statunitensi nel coordinarsi con la Russia nelle operazioni contro i gruppi terroristici in Siria”, osservava Konashenkov. Il Ministero della Difesa ha anche confermato un rapporto di SANA secondo cui l’offensiva dello Stato islamico iniziava subito dopo che le posizioni dell’Esercito arabo siriano erano state colpite dall’aria. 

Subito dopo l’attacco aereo della coalizione, i terroristi islamici hanno lanciato l’offensiva. Aspri combattimenti con i terroristi sono in corso nella zona dell’aeroporto, dove per lungo tempo gli aiuti umanitari per i civili venivano paracadutati”, ha detto Konashenkov. 

Il Comando Generale siriano ha definito l’attacco un'”aggressione grave e palese” alle forze siriane, e ha detto che è “la prova definitiva” che gli Stati Uniti e i loro alleati supportano i terroristi dell'Isis. Secondo un comunicato stampa del dipartimento della Difesa statunitense, l’aviazione della coalizione ha effettuato missioni da combattimento a Dayr al-Zur il 17 settembre. 

“Siamo consapevoli dei rapporti e della conferma da CENTCOM e CJTF (Combined Joint Task Force)”, aveva detto il Pentagono a RT. Il Comando Centrale degli Stati Uniti poi rilasciava una dichiarazione secondo cui non aveva alcuna intenzione di colpire le forze governative siriane presso Dayr al-Zur. “La Siria è una situazione complessa con varie forze militari e milizie nelle immediate vicinanze, ma la coalizione non avrebbe intenzionalmente colpito una nota unità militare siriana”, si legge nella dichiarazione. CENTCOM ha promesso che l’attacco e le relative circostanze saranno riesaminate “per vedere se una lezione si può trarre””.


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L’ultima frase dice tutto. Purtroppo ora ci sono rapporti non confermati su più di 80 soldati siriani uccisi e sull’offensiva dello SIIL sulle posizioni in cui l’Esercito arabo siriano è stato colpito forzandolo a ritirarsi dalla regione. L’attacco appare una rappresaglia dei militari statunitensi, dei sauditi e di Obama contro Putin. 


La risposta del Ministero degli Esteri russo è stata potente richiedendo la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su questo tema, dichiarando quanto segue (via ITAR-TASS): “La Russia conclude che gli USA difendono l'Isis, Ministero degli Esteri. Gli attacchi aerei USA all’Esercito arabo siriano portano alla conclusione che Washington difende lo Stato islamico (organizzazione terroristica vietata in Russia), dichiarava a Rossija 24 la portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova. “Se in precedenza avessimo avuto sospetti che gli USA difendono Jabhat al-Nusra (organizzazione terroristica vietata in Russia) ora, dopo gli attacchi aerei di oggi all’Esercito arabo siriano, arriviamo a una conclusione inquietante, la Casa Bianca difende lo SIIL”, aveva detto Zakharova. 

Se è così, allora è questo il motivo per cui gli Stati Uniti non vogliono rendere pubblici gli accordi russo-statunitensi sulla Siria”, continuava. “Chiediamo spiegazioni a Washington, se questa sia una politica deliberata o un errore”, osservava. Secondo il Comando delle forze del governo siriano, 62 militari sono stati uccisi e altri 100 feriti nell’attacco aereo nei pressi della città di Dayr al-Zur. Il portavoce ufficiale del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov aveva dichiarato che il 17 settembre “alle 17:00-05:50 nei pressi dell’aeroporto della città di Dayr al-Zur (Siria), velivoli della ‘coalizione anti-SIIL’ (2 F-16 e 2 A-10) avevano effettuato quattro raid aerei sulle unità governative siriane circondate dai gruppi terroristici dello Stato islamico”, osservava Konashenkov”.I convenevoli diplomatici e altro che avranno luogo non sono che tempo preso dai russi per accelerare i rinforzi in Siria e Iran. 

A meno di un annuncio del ritiro delle forze statunitensi dalla Siria e della fine delle operazioni aeree nello spazio aereo siriano, credo che i russi sveleranno il bluff di Obama, umiliandolo nel modo più decisivo: il 18 settembre sera (19 mattina in Siria) il Ministero della Difesa della Federazione Russa dichiarerà la “No-Fly Zone” per gli Stati Uniti sulla Siria consentendo le operazioni solo all’Aeronautica turca nel nord del Paese. 

Questo significa che non ci saranno più operazioni di droni che permettano agli USA di raccogliere informazioni su al-Qaida (Nusra) in Siria, e neanche sulle forze dell'Isis. 

Significa anche che se il personale degli Stati Uniti non viene ritirato in questo frangente, la Russia annuncerà che sarà considerato nemico combattente dai governi russo e siriano. 

La prossima mossa ricadrà sulle spalle di un immaturo ed irrazionale presidente vacillante, dalla politica estera totalmente fallita e dall’ignoranza sul Medio Oriente anche per gli standard dell’istruzione pubblica degli Stati Uniti. 

Consapovelmente o no, tutto ciò ci porta al possibile inizio di una guerra mondiale. 

15032016dairazurJohn Galt, 17 settembre 2016
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

giovedì 1 settembre 2016

La Russia contrariata dall’incursione turca in Siria

La Russia è furiosa per l’operazione turca volta a creare una “zona di sicurezza” per i terroristi in Siria per sostenerli, mettendo in pericolo la “normalizzazione delle relazioni” appena annunciata tra Russia e Turchia.e50249f1b588478d8299beb5aac760fb-780x539

Immediatamente dopo l’occupazione turca di Jarablus, Erdogan telefonava al suo “amico Putin”, il 27 agosto 2016. Il resoconto del Cremlino della conversazione è notevole anche per gli standard di concisione, “I due leader hanno discusso dello sviluppo dei commercio e cooperazione politica ed economica Russia-Turchia in linea con gli accordi raggiunti a San Pietroburgo il 9 agosto. Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan si sono scambiati opinioni sugli sviluppi in Siria sottolineando l’importanza degli sforzi congiunti nella lotta al terrorismo. Hanno concordato di proseguire il dialogo sui temi dell’agenda bilaterale e internazionale”.

Il vero soggetto della discussione sarà stata infatti l’occupazione turca di Jarablus, nel nord della Siria.

Mentre sembra che i turchi avessero anticipato ai russi tale operazione, è chiaro che a dir poco ne sono scontenti.

Anche se i turchi sembrano aver cercato di organizzare colloqui con la leadership militare russa, presumibilmente per discuterne, con tanto di annuncio della visita in Turchia del Generale Gerasimov, il Capo di Stato Maggiore Generale russo, tali colloqui non ci sono e i russi negano che una visita ad Ankara del loro Capo di Stato Maggiore Generale sia mai stato accordato, mentre i turchi ora dicono che la visita era stata rinviata. I media russi nel frattempo pubblicano articoli che chiariscono l’irritazione russa.


Un articolo del quotidiano Kommersant, chiaramente basato su briefing ufficiali, accusa la Turchia di “andare oltre quanto promesso in Siria”. Che l’articolo rifletta il pensiero ufficiale di Mosca è dimostrato dal fatto che il sito semi-ufficiale in inglese “Russia Beyond the Headlines” l’ha ripubblicato.

L’articolo chiarisce che la Turchia non coordina le operazioni di Jarablus con Mosca o Damasco, e che era molto più grande di quanto Mosca fu portata ad aspettarsi.

I russi sono chiaramente infastiditi dalle dimensioni dell’operazione coordinata tra Turchia e Stati Uniti, che forniscono supporto aereo.

Per Mosca, l’operazione di Ankara è stata una sorpresa spiacevole, dimostrando che le aspettative per una convergenza di posizioni dei Paesi sulla Siria, emerse dopo l’incontro tra Putin e Erdogan, erano premature. Decidendo l’operazione di Jarabulus, il capo turco ha indicato che le relazioni con gli Stati Uniti sono una priorità e che preferisce agire nel quadro della coalizione antiterrorismo non guidata da Mosca, ma da Washington“.

Ho più volte messo in guardia contro l’eccesso di aspettative che il recente riavvicinamento tra Turchia e Russia fosse una sorta di riallineamento. Ho anche detto che, nonostante il fastidio turco con gli Stati Uniti sul recente tentato colpo di Stato, la Turchia rimane loro alleata che continua a tentare il cambio di regime in Siria e non ha intenzione di cacciare gli Stati Uniti da Incirlik o di consentire alla Russia di utilizzarla.

La mia unica sorpresa è che a giudicare da tale commento c’erano alcuni a Mosca che la pensavano diversamente.

L’articolo Kommersant continua poi minacciosamente, “Secondo le nostre informazioni, in caso di aggravarsi della situazione, militari e diplomatici russi sono pronti ad impiegare canali con i loro omologhi turchi, oltre ad esprimere preoccupazioni agli Stati Uniti, se necessario. Secondo Vladimir Sotnikov, direttore del Centro Russia-Est-Ovest di Mosca, le azioni di Ankara potrebbero compromettere seriamente il processo di normalizzazione della cooperazione bilaterale concordata dai Presidenti Putin e Erdogan a San Pietroburgo“.

Ciò suggerisce che dietro il linguaggio mite, aspre denunce vengono avanzate in privato da Mosca ad Ankara.

La telefonata di Erdogan a Putin appare un tentativo di placare la rabbia russa, di rassicurare Mosca sulle intenzioni della Turchia in Siria, e di continuare il “processo di normalizzazione” tra Turchia e Russia.

La concisa sintesi del Cremlino della conversazione suggerisce che Putin abbia risposto chiarendo perfettamente pensieri e preoccupazioni dei russi, e che non vi è stato in passato, secondo il linguaggio diplomatico, “uno scambio pieno e franco di opinioni”, in una riga.

Perché i russi sono così irritati dall’operazione di Jarablus? Qui riconosco il mio serio debito all’analista geopolitico Mark Sleboda che nel corso di una discussione dettagliata e molto utile, ha corretto alcuni errori che feci in precedenza sull’operazione di Jarablus, ampliandone notevolmente la comprensione.
Nei miei due precedenti articoli sull’operazione di Jarablus avevo detto che sembrava mirata principalmente contro i curdi, i cui miliziani delle YPG, nell’ultimo anno, hanno notevolmente ampliato la zona nel nord-est della Siria sotto loro controllo. Diedi anche per scontato la possibilità che l’occupazione turca di Jarablus avesse lo scopo d’influenzare la battaglia per Aleppo, rifornendo i jihadisti che cercano di rompere l’assedio. Nel mio ultimo articolo scrissi “…Non è evidente che i terroristi abbiano effettivamente bisogno di un “santuario” in questo settore. Hanno già un corridoio per inviare uomini e rifornimenti ad Aleppo dalla provincia di Idlib, che già controllano. Perché aggiungervi il problema di creare una “zona di sicurezza” molto più lontana, nel nord-est della Siria, quando i terroristi controllano territori molto più vicini ad Aleppo?

Mark Sleboda mi ha spiegato che il corridoio principale per rifornire i ribelli in Siria è sempre stato nel nord-est della Siria, a Jarablus, “Idlib non è una linea di rifornimento accettabile dalla Turchia alle sue forze nella provincia di Aleppo, perché il confine turco-siriano di Idlib è montuoso, con strade piccole e pessime e percorsi lunghi che da Idlib alla provincia di Aleppo attraversano territorio che era controllato dall’EAS. Il corridoio di Jarablus, a nord di Aleppo, è sempre stato assolutamente vitale per l’insurrezione. Ecco perché Turchia, Brookings, ecc., hanno sempre dato la priorità a una no-fly zone nella regione. Ora viene realizzata”.

In altre parole, l’occupazione turca di Jarablus, prima che potesse essere catturata dalle YPG, non è volta ad impedire di collegare due aree in Siria controllate dai curdi, anche se potrebbe essere stato un fattore secondario, ma è principalmente destinata a garantire la principale via di rifornimento che la Turchia utilizza per rifornire i terroristi che attaccano Aleppo. Oltre al fatto ormai chiaro che le ambizioni turche vanno ben oltre Jarablus. Vari funzionari turchi negli ultimi due giorni fanno detto ai media che la Turchia istituisce una grande “zona di sicurezza” dei ribelli in questa zona della Siria.

Inoltre, come dice Mark Sleboda, ora ha il sostegno degli Stati Uniti, come dimostra il ruolo molto attivo dell’aviazione statunitense nel sostenere l’operazione turca su Jarablus. Mark Sleboda inoltre mi ha fatto notare che la creazione di tale “zona di sicurezza” dei terroristi in Siria era un obiettivo dichiarato dai turchi da oltre un anno, e finora ostacolato dalla riluttanza degli Stati Uniti a fornire il supporto necessario e dalla preoccupazione di Washington e Ankara della possibile reazione militare russa. Con l’operazione a Jarablus ed oltre, effettuata con il supporto degli USA e carpendo l’acquiescenza russa, i turchi l’hanno ora ottenuta. Quali implicazioni avrà sulla guerra in Siria e sul riavvicinamento russo-turco?

Tornando alla guerra in Siria, il mio punto di vista resta che ciò, alla fine, non deciderà l’esito della battaglia di Aleppo, dove le notizie suggeriscono che l’Esercito arabo siriano continua ad avanzare, nonostante il continuo, e di fatto aumentato, flusso di rifornimenti ai jihadisti dalla Turchia.

La mia visione a lungo termine rimane è che se il governo siriano riconquisterà Aleppo e Idlib, allora vincerà la guerra.

Tuttavia ciò che tale episodio dimostra è che la guerra è lungi dall’essere vinta, e che i turchi e i loro sostenitori statunitensi sono pronti all’escalation per evitare che l’esercito siriano vinca.

Al di là di ciò che penso, il giornalista inglese Patrick Cockburn avrebbe ragione, ritenendo che cercando di stabilire una “zona di sicurezza” in Siria, la Turchia si espone e fa un passo che “...potrebbe impantanarla nelle letali paludi della guerra siriano-irachena”. Già vi sono indicazioni che la mossa turca provoca la reazione di YPG e curdi. Nonostante i rapporti precedenti secondo cui le YPG ritiravano le forze sulla riva orientale dell’Eufrate, vi sono notizie ormai credibili sulla resistenza all’avanzata turca delle milizie curde delle YPG, oltre a notizie sulla mobilitazione contro l’avanzata turca nelle zone curde della Siria. Nel mio ultimo articolo tracciavo il seguente punto sulla capacità delle YPG di sventare qualsiasi piano per creare una “zona di sicurezza” dei terroristi in questa parte della Siria, “la Siria nord-orientale è una zona aspramente contestata in cui la forza dominante non sono i terroristi, ma le YPG. Non sembra credibile come “zona sicura” per i terroristi o zona da cui lanciare attacchi su Aleppo. Al contrario, il tentativo di creare una “zona sicura” per i terroristi in questa zona sarebbe contro le YPG, ripristinando a pieno l’alleanza tra il governo siriano e le YPG, portando a scontri continui nella zona della cosiddetta “zona sicura” tra i terroristi e le YPG. Ciò sicuramente sventerebbe lo scopo della “zona di sicurezza”, rendendola pericolosa ed inutile. Naturalmente l’esercito turco potrebbe provare a presidiare la zona per difendere qualunque “zona sicura” creatavi. Tuttavia ciò richiede un’incursione in Siria ben oltre Jarablus, rischiando di far impantanare l’esercito turco in una guerra di guerriglia nel territorio siriano contro le YPG. Dubito che Erdogan, esercito turco e Stati Uniti lo vogliano“.
Nell’articolo sull’incursione turca, Patrick Cockburn chiarisce essenzialmente lo stesso punto, “La Turchia può impedire per sempre ai curdi di estendere il dominio ad ovest dell’Eufrate, ma sarebbe un’operazione molto diversa e più pericolosa attaccare lo Stato curdo siriano de facto, tra l’Eufrate e il Tigri, dopo che l’Esercito arabo siriano si era in gran parte ritirato dalla regione nel 2012“.

La creazione di una “zona di sicurezza” per i terroristi in Siria, nonostante l’opposizione delle YPG, è comunque ciò che Erdogan e i turchi, sostenuti dagli Stati Uniti, hanno deciso di fare.

Nei giorni scorsi c’è stata qualche nuovo discorso sulla Russia impantanatasi nella guerra in Siria. A mio parere, il Paese che corre di gran lunga il maggior rischio di impantanarsi in Siria non è la Russia, ma la Turchia, che ha già a che fare con una campagna terroristica islamista e una rivolta curda sul proprio territorio, grandi conseguenze della guerra in Siria, e che non può permettersi un’altra guerra tra l’esercito turco e le YPG che potrebbero essere appoggiate dai russi in Siria, aumentandone i problemi. Questo però è ciò che la Turchia rischia con l’ultima mossa.

Rimane l’eccezionale puzzle politico degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno incoraggiato attivamente le YPG a catturare Manbij, che si trova ad ovest dell’Eufrate, fornendole un pesante supporto aereo per l’operazione su Manbij. E ora chiedono alle YPG di abbandonare Manbij e tutte le zone ad ovest dell’Eufrate, e fornisce supporto aereo a un’operazione militare turca che almeno in parte prende di mira le YPG. E’ impossibile vedervi qualche logica.

Come ho scritto nel precedente articolo, “E’ impossibile vedervi una qualsiasi strategia coerente. Piuttosto sembra che CIA e militari sul campo in Siria proseguano sulla loro strada, favorendo le YPG ad espandersi il più velocemente possibile, incuranti delle conseguenze. La leadership politica di Washington, quando finalmente ha capito cosa succede, ha dovuto adottare misure sproporzionate per riportare la situazione sotto controllo“.

Indipendentemente da ciò, la mossa turca in Siria dovrebbe seppellire una volta per tutte la minima idea che la Turchia sia in procinto a un riallineamento geopolitico allontanandosi dall’occidente verso le potenze eurasiatiche. Non solo la Turchia è ancora alleata di Stati Uniti e NATO, ma ormai esegue un’operazione militare illegale in Siria con l’opposizione russa e il sostegno militare degli Stati Uniti.

Non è l’azione di un Paese che si riallinea e si prepara a cambiare alleanze passando dall’occidente a Pechino e Mosca.

Russi e turchi sono ora si parlano, dopo diversi mesi di silenzio.

La sintesi del Cremlino della conversazione tra Putin e Erdogan dimostra che ancora non si parla di migliorare le relazioni commerciali ed economici.

Tuttavia, come mostra l’articolo Kommersant, anche tali progressi limitati ora appaiono in pericolo, mentre le posizioni contrastanti dei due Paesi sulla guerra in Siria, ancora una volta, minacciano di separarli.

In altre parole la Turchia rimane, come è sempre stato, un alleato non della Russia e delle potenze eurasiatiche, ma degli Stati Uniti e dell’occidente, e le sue azioni in Siria ne sono una chiara dimostrazione.

Turkish_Offensive_in_Northern_SyriaAlexander Mercouris, The Duran 28 agosto 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

mercoledì 31 agosto 2016

Cosa sta succedendo in Siria?

Con le notizie del terremoto in Abruzzo, è passata in secondo piano la notizia di una parziale invasione del territorio siriano da parte dei carri armati turchi.
La situazione è talmente complicata che bisogna leggere fonti diverse per riuscire a farsi almeno un quadro generale di ciò che sta succedendo. Questa è la sintesi di quello che sono riuscito a capire:

Ufficialmente, i turchi sono penetrati nel territorio siriano nell'ambito di un'operazione chiamata "Scudo dell'Eufrate" (linee verdi, sulla cartina). Lo scopo dichiarato era quello di cacciare da Jarablus gli uomini dell'ISIS, ma nel frattempo i turchi ne hanno approfittato per bombardare le forze del partito curdo miliziano YPG, che avanzavano verso la città di Manbij.

I curdi avanzavano a loro volta per liberare la città di Manbij dagli uomini dell'ISIS, ma i Turchi non vogliono che i curdi si rafforzino troppo in quella zona (vicina al loro confine), e quindi li hanno bombardati.

Contemporaneamente Joe Biden, in visita ad Ankara, minacciava i curdi di togliergli tutti gli aiuti economici e militari, se non si fossero ritirati al più presto a est dell'Eufrate. Joe Biden ha poi fornito rassicurazioni a Erdogan che i curdi si sarebbero ritirati. Altre fonti però dicono che i curdi non hanno nessuna intenzione di tornare indietro, perché il loro interesse è proprio quello di formare un'enclave su base etnica a sud del confine con la Turchia.


Ma gli americani hanno fatto capire chiaramente che a questo punto preferiscono stare con la Turchia, al punto che la loro aviazione avrebbe in qualche modo "assistito" l'invasione dei carri armati turchi in territorio siriano.

Damasco a sua volta ha protestato per questa plateale invasione, cercando di ricordare al mondo che loro sono ancora una nazione sovrana, ma a quanto pare nessuno in questo momento gli sta dando retta.

In altre parole, sembra di capire che ci si stia avviando verso un ridimensionamento dell'appoggio americano ai curdi, che fino ad oggi sono stati un'arma vincente nella lotta contro l'ISIS.

In tutto questo, per adesso sembra che il vincitore sia Erdogan, anche se sta chiaramente giocando una partita molto ambigua, cercando di sorridere a Putin mentre rimane comunque amico degli americani.

Molto probabilmente andrà a finire che le due superpotenze si accorderanno per lasciare al potere Bashar al Assad, e che a farne le spese - per far contento Erdogan - sarà proprio il popolo curdo, che da lunghissimo tempo ormai lotta per avere un territorio tutto proprio. 

Insomma, quelli che hanno dato di più nella lotta contro l'ISIS, saranno proprio quelli destinati a restare con un pugno di mosche in mano.

Massimo Mazzucco

L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia

Russia e Turchia: fine del riavvicinamento?
Alexander Mercouris, The Duran 26/8/2016

L’incursione turca in Siria non rovina il recente riavvicinamento russo-turco perché era solo un riavvicinamento limitato, non un riallineamento. Nel frattempo la Russia lavora sodo per conciliare il governo siriano coi curdi.

putin-erdogan-meeting-in-st-petersburg-1470746183-5833L’incursione turca in Siria e la cattura di Jarablus sono state interpretate da alcuni per definere il riavvicinamento russo – turco una farsa. Secondo questo punto di vista, Erdogan, dopo aver ottenuto concessioni da Putin al vertice di San Pietroburgo, non ha perso tempo a far cadere la maschera, ancora una volta, tradendo l'”amico” russo invadendo la Siria. A mio parere ciò è il prodotto delle alte aspettative di molti sul riavvicinamento russo-turco. Come ho detto in molte occasioni, era un riavvicinamento non un riallineamento. 
La Turchia sarebbe stata arrabbiata con gli Stati Uniti per il colpo di Stato, fatto reso chiaro dalla decisione di Erdogan d’inviare solo il vicesindaco di Ankara ad accogliere il vicepresidente Biden all’arrivo ad Ankara, ma non ha cessato di essere alleata di Stati Uniti e NATO. Né vi è alcun motivo di pensare che i russi ritengano l’incursione turca in Siria un “tradimento”. Affinché ci fosse un “tradimento”, Erdogan avrebbe dovuto ingannare i russi sulle sue intenzioni in Siria. Al contrario Erdogan non ha mai, in alcun momento, detto che le sue politiche o intenzioni in Siria erano cambiate. Invece ha sempre detto, e ha continuato a dirlo fino alla vigilia del vertice di San Pietroburgo, che la sua politica in Siria è invariata. Esige ancora che il presidente Assad se ne vada e vuole ancora il cambio di regime in Siria. Ha anche detto che non considera Jabhat al-Nusra, affiliata ad al-Qaida, un’organizzazione terroristica. Vedasi la mia discussione dettagliata qui.

Ripeto: ciò che è successo a San Pietroburgo è stato rattoppare le relazioni tra Russia e Turchia, portandole più o meno a dove erano prima dell’abbattimento del Su-24 nel novembre dello scorso anno (Mercouris qui è ottimista, fin troppo NdT). 
Un certo numero di accordi economici furono concordati a grandi linee, ma niente mutamenti geostrategici, nulla è stato promesso o richiesto o previsto (dai russi), ed era irragionevole aspettarselo. Come spesso accade, i turchi dicono di aver informato i russi dell’intenzione di occupare Jarablus, e che i russi gli hanno dato il via libera. È plausibile. I russi sanno che per la Turchia l’istituzione di una zona autonoma controllata delle YPG curde al confine con la Siria è inaccettabile, e che agiranno con decisione per impedirlo
A meno di andare in guerra con la Turchia, la Russia non può impedirlo e non ha alcun motivo di offendere i turchi, cercando di farlo. Il punto chiave da capire dell’incursione turca è che non si tratta di aree della Siria controllate dal governo siriano. Tutta la zona è controllata da YPG o SIIL. Né questa area è fondamentale per la sopravvivenza del governo siriano. 
Il governo siriano dipende dalla presa su Damasco e Aleppo, sulle città centrali di Hama e Homs, sulla regione chiave di Lataqia e, infine, dalla riconquista delle città e provincia di Idlib. Se il governo siriano realizza tutto questo, allora avrà assicurata l’esistenza, obiettivo deciso dai russi quando intervennero in Siria lo scorso anno. Nel frattempo i russi senza dubbio calcolano, come fanno i siriani, che il nord-est della Siria può essere lasciato a se stesso, e che ciò che i turchi vi combineranno, lontano dai campi di battaglia chiave nelle province di Damasco, Aleppo ed Idlib, alla fine in termini militari e strategici semplicemente non importa. Anche se può sembrare spietato, è il tipo di calcolo spietato che a volte va fatto in guerra. Ciò non significa che i russi si disinteressano completamente di ciò che accade nel nord-est della Siria. Tuttavia il centro della loro preoccupazione non sarà l’incursione turca. 

Piuttosto è la recente rottura delle relazioni tra il governo siriano e la milizia curda YPG.

Mentre le YPG non hanno un ruolo decisivo nei combattimenti in Siria occidentale, erano un utile alleato dell’Esercito arabo siriano nei combattimenti ad Aleppo e ad est, contro lo SIIL. L’Esercito arabo siriano già gravemente sovraesteso non ha bisogno di altri nemici, e i russi vorranno evitare che le attuali tensioni tra Esercito arabo siriano e YPG degenerino in combattimenti aperti. 
Che ciò sia per i russi la questione chiave nel nord-est della Siria, oggi, è stato appena confermato dalla conferenza al Ministero degli Esteri russo di Maria Zakharova, l’efficace portavoce del ministero degli Esteri della Russia, “Per quanto riguarda la situazione ad Hasaqah in Siria, siamo estremamente preoccupati per l’escalation nella città tra truppe governative e milizie curde. La Russia ha adottato misure attive su diversi canali con l’obiettivo d’impedire scontri fratricidi. Sollecitiamo le parti a mostrare moderazione, saggezza, coscienza politica, responsabilità e a sviluppare la consapevolezza che tutti i patrioti hanno un solo nemico comune, i terroristi. E’ ovvio che il terrorismo sia una minaccia per tutti i siriani che condividono un unico obiettivo, salvare la Siria, in cui tutti i cittadini indipendentemente da etnia o religione vivano tranquilli

I russi hanno agito su tali motivi (come dice Zakharova) adottando azioni positive sul terreno, cercando di mediare tregue tra governo siriano e YPG ad al-Hasaqah e ad Aleppo, finora va detto solo con risultati alterni. I russi hanno leve su entrambe le parti. 

Il governo siriano è ora completamente dipendente dalla Russia, mentre la Russia è l’unica potenza che continua a mostrare una certa simpatia per le richieste di autonomia delle YPG. 

Non più tardi di aprile, in un momento in cui i rapporti tra Russia e Turchia erano ancora pessimi, i russi chiedevano che i curdi fossero rappresentati separatamente ai colloqui di pace di Ginevra. I russi non hanno ceduto su questa posizione. Senza dubbio ricorderanno alle YPG che se vogliono un ruolo nei negoziati, e quindi un ruolo nel decidere il futuro della Siria, in una regione ostile, avranno bisogno del sostegno russo. In una situazione così gravida non è irragionevole che i russi accettino tranquillamente un’incursione turca che (come potrebbero vedere) concentra l’attenzione delle YPG, mostrando chi sono i loro veri amici e veri nemici, e perché gli Stati Uniti non possono essere invocati come alleato serio.

Il mio collega Alex Christoforou ha recentemente sottolineato come in questa regione i russi sono sempre più gli operatori per la pace, anche se gli Stati Uniti agiscono costantemente per diffondere la guerra. La mediazione russa tra governo siriano e YPG, a prescindere se abbia successo, avviene subito dopo l’incitamento degli Stati Uniti alle YPG di aggredire il governo siriano, ne è solo un altro esempio.Turkey's President Tayyip Erdogan inspects honour guard during visit to Northern Cyprus

L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia

L’avanzata turca in Siria svela il riavvicinamento turco-russo quale farsa
Adam Garrie, The Duran 26/8/2016
Barack+Obama+Recep+Tayyip+Erdogan+Pesident+o8vajy4YkYLlUltimamente avvertivo che la Russia e chi supporta la giusta causa della Russia aiutando la Siria a liberarsi da fanatici assassini e terroristi, che sotto il presidente Erdogan, la Turchia non è un alleato affidabile, né coerente. Naturalmente è giusto che Russia e Turchia riducano le tensioni, ma c’è una grande differenza tra rimarginare una ferita e stipulare un’alleanza. Sembra che poche settimane dopo l’avvicinamento, la Turchia abbia tradito la Russia, violato il diritto internazionale e contribuito a destabilizzare ulteriormente la Siria. 

Carri armati turchi, col supporto degli aerei della forza aerea degli Stati Uniti, invadevano il territorio siriano, in particolare Jarabulus. 

Turchi e statunitensi giustificano tale incursione affermando che combattono lo SIIL che controllava Jarablus.
La vera ragione è che i combattenti curdi erano sul punto di prendere Jarablus e la Turchia temeva l’istituzione di una roccaforte curda al confine. 

È interessante notare che, mentre gli Stati coinvolti in Siria non sono a favore della creazione di uno Stato curdo, gli USA erano tra i sostenitori più tenaci dei curdi, supponendo che la fedeltà agli Stati Uniti dei combattenti curdi fosse pari quella della Turchia verso la Russia. Eppure l’invasione turca è molto più di uno schiaffo alla Russia. La Turchia è ai ferri corti strategici con la Russia, combattendo per una causa contraria a quella per cui Russia e Siria combattono, svelando l’unica coerenza del regime turco: l’ipocrisia continua. 

Dal 24 agosto Jarabulus era rivendicata dal cosiddetto esercito libero siriano con una dichiarazione che va controllata bene. L”esercito libero siriano’ è un nome che raggruppa vari combattenti dalle molteplici e mutevoli alleanze che lottano per un unico obiettivo comune, il rovesciamento del governo legittimo della Siria. Infatti, i combattenti etichettati ‘ELS’ nel 2011 iniziarono le azioni che destabilizzarono il Paese, permettendo a SIIL, al-Qaida e gruppi simili d’infiltrarsi dalle roccaforti nel nord dell’Iraq. Una volta che lo SIIL cominciò ad occupare gran parte della Siria, l’esercito libero siriano scomparve con i suoi ex-membri che aderivano allo SIIL, a cloni come al-Nursa o semplicemente scappando. Il nome esercito libero siriano fu resuscitato quest’anno, soprattutto dai commentatori stranieri che citavano un miscuglio di combattenti disposti a prendere ordini dalla NATO in un dato momento e in un dato luogo.

Se i terroristi dello SIIL di tanto in tanto cambiano nome per adeguarsi al concetto di ‘estremisti islamici moderati’, l’ELS fa il contrario, è un non-gruppo il cui nome inoffensivo appare di tanto in tanto sulla stampa per far sembrare che le forze antigovernative estere abbiano legittimazione in Siria. 

In sintesi, la Turchia ha sostituito un gruppo che si fa chiamare SIIL con uno sconosciuto di occupanti che comprende ex-membri e membri dello SIIL che operano temporaneamente sotto una bandiera diversa. 

In alcun modo ciò è nell’interesse del popolo siriano né della stabilità politica nella regione. L’interesse della Russia è chiaro, farà ciò che è richiesto dal governo siriano lottando contro ogni forma di terrorismo. 

Solo i Paesi invitati dal governo ad intervenire in Siria sono conformi al diritto internazionale. Le Nazioni Unite non hanno approvato l’invasione turco-statunitense, né del resto hanno approvato gli attacchi di qualsiasi altro Paese della NATO sulla Siria. La Siria rimane uno Stato sovrano e mentre lo SIIL si pretende uno ‘Stato islamico’, nessuno al mondo lo riconosce come tale.

Ironia della sorte, invadendo le parti occupate dallo SIIL di ciò che è legalmente territorio siriano, si riconosce indirettamente lo Stato islamico. 

Dicendo che si dichiara guerra allo ‘Stato islamico’, s’indica che si tratta di uno Stato. In realtà, l’unico Stato legittimo nella zona in questione è la Siria e, pertanto, è stata invasa. In un mondo governato da logica o giustizia, tutti i Paesi dovrebbero aderire alla lotta della Siria contro i terroristi. 

L’imposizione di una no-fly-zone su Jarablus è un affronto totale alla nazionalità siriana ed è una provocazione verso la Russia, che ha la sola forza aerea straniera legalmente presente sul territorio siriano. In tutto ciò, l’ipocrisia è stupefacente. L’anno scorso la Turchia abbatté un aviogetto russo con l’accusa di entrare nello spazio aereo turco per pochi istanti (una bugia dato che l’aereo rimase nello spazio aereo siriano sempre). Ora carri armati ed aerei turchi entrano in Siria con totale impunità. Si tratta dello stesso Erdogan che rimproverò la Siria nel 2012, quando un aereo turco in realtà entrò nello spazio aereo siriano e venne abbattuto dalle forze siriane.

L’incoerenza di Erdogan l’avrebbe reso inaffidabile, ed abbastanza sicuramente, entro poche settimane, avrebbe pugnalato la Russia alla schiena dopo esser strisciato da Putin e criticato gli USA per aver rifiutato di consegnargli il dissidente turco Fethullah Gülen. Ora Erdogan è di nuovo al centro della NATO, minacciando di abbattere aerei russi che volano nelle regioni della Siria che la Turchia ha invaso. Chiunque in Russia pensi che Erdogan sia un amico deve ripensarci ed essere realista.

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L’accordo Stati Uniti-Turchia mira a creare de facto una ‘zona di sicurezza’ nel nord-ovest della Siria
Karen DeYoung e Liz Sly, Washington Post 26 luglio 2015
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Turchia e Stati Uniti hanno concordato i contorni di una “zona di sicurezza” di fatto, lungo il confine Turchia-Siria, secondo i termini di un accordo che prevede di aumentare in modo significativo portata e ritmo della guerra aerea degli Stati Uniti contro lo Stato islamico nel nord della Siria, secondo i funzionari turchi e statunitensi. L’accordo prevede un piano per cacciare lo Stato islamico da una zona di 68 miglia ad ovest del fiume Eufrate, fino alla provincia di Aleppo, che finirebbe sotto il controllo dell’opposizione siriana. Se pienamente attuato, porterebbe gli aerei statunitensi ad operare in prossimità delle basi aeree e delle difese aeree del governo siriano, aiutando direttamente i ribelli dell’opposizione che combattono il regime del Presidente Bashar al-Assad. Le operazioni nell’area non soddisfano le vecchie richieste turche per una no-fly zone pienamente dichiarata, ma la zona potrebbe diventare un santuario per parte dei circa 2 milioni di civili siriani fuggiti in Turchia. 

Dell’accordo se n’è saputo la scorsa settimana, quando la Turchia dichiarava di aver accettato di consentire ad aerei armati degli Stati Uniti di decollare dalla base di Incirlik. Aviogetti turchi iniziavano le missioni sulla Siria settentrionale. Ulteriori dettagli, tra cui la composizione delle forze dell’opposizione siriana da inviare ad occupare l’area protetta, sono ancora in fase di elaborazione secondo i funzionari, che sotto anonimato hanno parlato delle operazioni in evoluzione. “Quando le zone nel nord della Siria vengono liberate dalla minaccia (dello Stato islamico), zone di sicurezza verranno ovviamente formate“, aveva detto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. “Gli sfollati possono essere collocati in quelle zone sicure“. 


I funzionari degli Stati Uniti non hanno contestato la descrizione turca e hanno detto che la copertura aerea della coalizione degli Stati Uniti avrebbe operato tutto il giorno designando gli obiettivi dello Stato islamico.
Ma hanno detto che gli Stati Uniti non designano ufficialmente la zona, circa 40 miglia di profondità per 68 miglia lungo il confine, come protetta. 

Un alto funzionario dell’amministrazione ha detto in un comunicato che “tutti gli sforzi militari congiunti” con la Turchia “non includono l’imposizione di una no-fly zone“. “Quello di cui parliamo con la Turchia è cooperare per supportare i partner sul terreno nel nord della Siria che contrastano lo SIIL“, dice la nota. “L’obiettivo è creare una zona liberata dallo ISIL e garantire maggiore sicurezza e stabilità al confine della Turchia con la Siria“. SIIL è un altro termine per Stato islamico.

Il segretario generale della NATO ha detto che l’Alleanza terrà consultazioni a Bruxelles in risposta alla richiesta turca dopo un attentato suicida in Turchia nella settimana precedente. Le consultazioni sono a norma dell’articolo 4 della NATO, consentendo ad ogni membro di convocare una riunione quando ritiene che la propria integrità territoriale o sicurezza è minacciata.
La NATO ha schierato batterie antimissile Patriot in Turchia all’inizio del 2013, dopo che la Turchia ricorse all’articolo 4 quando suoi cittadini furono uccisi da razzi sparati dal governo siriano oltre confine ed aerei siriani avevano violato il suo spazio aereo. 

L’amministrazione Obama ha resistito a lungo alla creazione di zone di sicurezza in Siria protette dalle forze aeree della coalizione degli Stati Uniti, affermando che le operazioni aeree dovrebbero essere volte solo contro lo Stato islamico. 

Il Pentagono ha sostenuto che se colpisse le regioni della Siria occidentale, vicino a dove il governo combatte i numerosi gruppi di ribelli e militanti, potrebbe provocare uno scontro con le difese aeree siriane concentrate nella zona. La Turchia in precedenza aveva rifiutato l’uso di Incirlik per gli attacchi aerei degli Stati Uniti, a meno che non decidevano d’istituire una zona protetta lungo il confine. 

Ma diversi aspetti del conflitto sono cambiati da quando i governi ne discussero la prima volta alla fine del 2014. Le forze di Assad hanno perso molto terreno nel nord-ovest, anche presso Aleppo, seconda città della Siria, verso la coalizione di forze militanti moderate negli ultimi mesi. Allo stesso tempo, lo Stato islamico ha scacciato le forze curde da molte roccaforti, da nord ed est dell’Eufrate al confine iracheno, avanzando poi verso ovest. I militanti ora controllano il confine della Siria dal fiume ad Azaz, a nord di Aleppo. 

Il cambiamento di posizione della Turchia iniziò sei settimane prima, dopo l’avanzata dello Stato islamico di maggio per catturare Azaz, il valico più vitale per i ribelli moderati sostenuti dagli Stati Uniti. L’offensiva fu bloccata con l’aiuto tardivo di limitati attacchi aerei degli Stati Uniti. I ribelli siriani, che chiesero con urgenza il supporto aereo, si lamentarono che i convogli dello Stato islamico erano confluiti verso le loro posizioni senza alcun intervento degli aerei da guerra della coalizione. I funzionari degli Stati Uniti in seguito notarono che gli attacchi richiesti dai turchi sarebbero stati più efficaci se gli aerei volavano da Incirlik, a 250 miglia di distanza, piuttosto che da una base nel Bahrayn. La zona ora aperta agli Stati Uniti va da Azaz a Jarablus sull’Eufrate. 

Secondo i resoconti dei media turchi, si estenderà verso sud fino ad al-Bab, alla periferia di Aleppo, ma non includerà Aleppo. Non è chiaro se l’amministrazione abbia informato il governo siriano delle nuove operazioni nel nord-ovest. 

Il governo degli Stati Uniti aveva indirettamente avvertito Assad di non interferire negli attacchi aerei degli Stati Uniti contro lo Stato islamico iniziati nel settembre 2014 in Siria settentrionale, centrale e orientale. 

Ma tali attacchi non furono visti come un problema, dato che il governo siriano aveva praticamente ceduto quelle zone ai militanti, conducendovi operazioni minime. Una volta che l’area viene liberata, il piano è concederne il controllo a ribelli moderati non ancora identificati. Stati Uniti e Turchia hanno interpretazioni differenti su quali gruppi possano essere definiti “moderati”. Sarà quindi possibile per i civili sfollati trovare rifugio nella zona, cosa che porterebbe alla realizzazione delle ambizioni turche per alleviare il problema dei profughi in Turchia.

Eliminare lo Stato islamico dalla zona sotto controllo sarebbe un duro colpo strategico per il gruppo, privandolo degli ultimi accessi al mondo. Dopo aver perso il controllo dell’importante valico di frontiera di Tal Abyad verso le forze curde, a giugno, lo Stato Islamico controlla solo due piccoli valichi, a Jarablus e al-Rai, attraverso cui passa il contrabbando di combattenti stranieri. Tali città di confine sono la prossima priorità nella lotta contro lo Stato Islamico, secondo funzionari turchi e statunitensi. La velocità con cui i militanti si sono sbriciolati a Tal Abyad, sotto fulminanti attacchi aerei degli Stati Uniti e qualche combattimento a terra, ha dimostrato che la forza aerea può operare contro il gruppo, secondo funzionari curdi e statunitensi. Tal Abyad si trova ad est dell’Eufrate e di Kobane, dove le forze curde scacciarono, con l’aiuto degli attacchi aerei degli Stati Uniti e dei rifornimenti turchi, lo Stato Islamico, all’inizio del 2015. 

L’accordo, inoltre, muta le dinamiche in altre regioni del nord della Siria a vantaggio della Turchia, che vede con allarme come i curdi siriani si avvantaggino degli attacchi degli Stati Uniti ad est dell’Eufrate. “Dopo la cattura di Tal Abyad con la significativa assistenza degli Stati Uniti, il passo successivo sarebbe l’avanzata dei curdi ad ovest dell’Eufrate occupando molti territori“, aveva detto Soner Cagaptay dell’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente. “Ciò ha contribuito ad accelerare l’accordo. Ora si vedranno massicci bombardamenti aerei nella regione, che non finirà solo nelle mani dei curdi.

Il capo del gruppo curdo avvantaggiatosi dagli attacchi degli Stati Uniti esprimeva la preoccupazione che il piano per la zona porti all’ingresso di truppe turche. Salah Muslim leader del Partito dell’Unione Democratica della Siria (PYD), ha spesso accusato la Turchia di sostenere lo Stato islamico per contrastare l’influenza curda e ha detto che tutte le forze turche che entrassero in Siria saranno considerate “invasori”. Il PYD e la sua ala militare, le YPG, sono alleati del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), le cui basi in Iraq furono colpite da attacchi aerei turchi poco prima. Il PKK vuole stabilire uno Stato curdo nella regione che comprende parti di Turchia, Iraq, Siria ed Iran. Stati Uniti e Turchia l’hanno etichettato organizzazione terroristica.

TURKEY-SYRIA-ISTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora