9 dicembre forconi: consigliere
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lunedì 23 settembre 2019

IL GRIGIO FUNZIONARIO OLEG SMOLENKOV, TECNOCRATE ESPERTO DI AFFARI INTERNAZIONALI, ERA UNA TALPA INFILTRATA DALLA CIA

HA FATTO PERDERE LE SUE TRACCE IN MONTENEGRO MA ORA DOVRÀ NASCONDERSI PER SEMPRE PER EVITARE LA VENDETTA DEI RUSSI 

È LA PIÙ GRAVE DEFEZIONE DAI TEMPI DI GORDIEVSKY

Angelo Allegri per “il Giornale”
OLEG SMOLENKOVOLEG SMOLENKOV
«Che cosa non sopporta?». «Una su tutte: il tradimento». Vladimir Putin ne ha parlato in più di un' intervista: per l' ex colonnello del Kgb, cresciuto sin da ragazzo nel mito di «scudo e spada», il simbolo dei servizi segreti russi, non c' è uomo peggiore di chi volta le spalle a Patria e amici. Anche per questo Oleg Smolenkov dovrà nascondersi per sempre, celando il proprio passato dietro il nome e l'identità falsi che gli sono già stati assegnati.
Fino a pochi giorni fa l'ex funzionario della presidenza russa era un illustre sconosciuto.
Poi la Cnn e il New York Times hanno raccontato la sua storia: Smolenkov lavorava al Cremlino, come assistente di Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera di Putin. Ma il tecnocrate esperto in affari internazionali era anche un agente della Cia.
Nell'estate del 2017 parte per una vacanza al mare con la moglie e i tre figli piccoli. Vola in Montenegro, meta preferita dell' élite ex sovietica, e da lì scompare con la famiglia.
In un primo tempo l' Fsb, il successore del Kgb, apre un' inchiesta che non esclude nemmeno l' omicidio, salvo poi scoprire che gli americani avevano fatto fuggire tutti negli Stati Uniti.
VLADIMIR PUTINVLADIMIR PUTIN
Non si sa perché la Cia abbia deciso di togliere dalla circolazione il proprio uomo. C' è chi ha detto perfino, ma l' indiscrezione è stata subito smentita, che sia colpa di Donald Trump: i servizi segreti Usa avevano paura che il presidente si facesse sfuggire la presenza della talpa in qualche colloquio con le controparti russe. Non si conosce neppure con esattezza l' esatto ruolo ricoperto da Smolenkov. Il quotidiano moscovita Kommersant ha scritto che aveva diretto accesso al presidente e che veniva a contatto con informazioni riservate. Altre voci hanno suggerito che fosse una fonte dell' inchiesta sui tentativi russi di influenzare le elezioni americane del 2016.
trump putinTRUMP PUTIN
Al contrario il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov ha sminuito la sua figura, descrivendolo come un impiegato di scarso rilievo, che per di più era già stato allontanato dall' incarico. Nei giorni scorsi l' agenzia Interfax ha scritto che alcuni funzionari sono stati licenziati per aver consentito a Smolenkov di viaggiare in Montenegro, nonostante ai più alti dirigenti statali fosse in quel momento vietato.
Nel passato, più o meno recente, i servizi di sicurezza ex sovietici hanno dimostrato di pensarla come Putin sul trattamento da riservare a nemici ed ex amici. Il 23 agosto scorso in un parco nel centro di Berlino è stato ucciso Zelimkhan Khangoshvili, georgiano che aveva combattuto con i ribelli nella seconda guerra cecena.
DMITRIJ PESKOVDMITRIJ PESKOV
L' uomo aveva fatto da mediatore con le autorità nella vicenda di un sequestro ed era già stato vittima di un paio di attentati. L' assassino, arrestato poco dopo l' omicidio, aveva un passaporto russo, emesso poche settimane prima dell' agguato e che fonti investigative tedesche collegano direttamente agli uomini dell' Fsb.
Quanto alle ex spie in senso stretto, le più famose vittime attribuite al Cremlino sono Alexander Litvinenko e Sergei Skripal. Il primo, ucciso con l' ormai famoso tè al polonio, era da sempre un nemico giurato di Putin. Negli anni dell' esilio londinese aveva dimostrato una sorta di ossessione per il Presidente russo, fino a mettersi alla ricerca di un fantomatico video che secondo Litvinenko avrebbe provato una seconda vita dell' inquilino del Cremlino.
OLEG SMOLENKOVOLEG SMOLENKOV
Skripal, sopravvissuto con la figlia a un avvelenamento da gas nervino, continuava invece a fare da consulente per i servizi di alcuni Paesi dell' Est europeo. Il fatto è che per i russi il tradimento non si dimentica, nemmeno a distanza di decenni. A dimostrarlo è la più famosa «talpa» che gli occidentali abbiano mai piazzato nel cuore del potere moscovita: Oleg Gordievsky, colonnello, uno degli uomini di punta del Kgb, che era però anche al servizio del britannico MI5.
LITVINENKOLITVINENKO
A parlarne, poco tempo fa, è stato lo stesso Andrei Lugovoi, l'uomo accusato di aver ammazzato Litvinienko: «Se proprio avessimo dovuto uccidere qualcuno avremmo ucciso lui», ha detto in un' intervista. Dalla defezione, quasi 25 anni fa, Gordievsky vive in Inghilterra; la sua casa è sorvegliata 24 ore su 24 da uomini in borghese e sofisticate apparecchiature elettroniche. Il livello di sicurezza è stato innalzato di recente.
Un libro appena uscito The spy and the traitor, la spia e il traditore, racconta la sua romanzesca fuga da Mosca: alla vigilia dell' arresto, riesce a sfuggire agli uomini che lo pedinano e mette in pratica le istruzioni, pronte da tempo, per la sua «esfiltrazione», con un meccanismo che si può immaginare del tutto simile a quello attuato per Smolenkov.
DMITRIJ PESKOV E PUTINDMITRIJ PESKOV E PUTIN
Nel suo caso il piano prevede che attraversi il confine finlandese nel doppio fondo dell' auto di un diplomatico britannico. Ma al posto di frontiera i cani della polizia individuano qualche cosa e si avvicinano minacciosi. È un pannolino sporco a salvarlo: la moglie del funzionario inglese, che viaggia con il figlio neonato, ha la prontezza di mettersi a cambiare il bimbo sul pianale dell' auto. Perfino gli addestrati cani della milizia decidono a quel punto di girare alla larga. Fonte: qui

lunedì 9 luglio 2018

MICHELE RUGGIERO NON ENTRA A VIA VENTI SETTEMBRE

TRIA MOSTRA I MUSCOLI E STOPPA I CINQUE STELLE: NEGATA LA NOMINA DI MICHELE RUGGIERO COME CONSIGLIERE AL TESORO 

IL MINISTRO HA DETTO NO ALL'ARRIVO DEL PUBBLICO MINISTERO CHE PER CINQUE ANNI A TRANI HA INDAGATO SU STANDARD & POOR'S 

LA DURA SPIEGAZIONE AL SOTTOSEGRETARIO M5S VILLAROSA: "VOGLIAMO INIMICARCI PURE LE AGENZIE DI RATING(GLI USURAI)?"

Francesco De Dominicis per "Libero Quotidiano"

Il divario tra il premier, Giuseppe Conte, e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, cresce giorno dopo giorno. La comune provenienza accademica non sembra avere alcuna incidenza nello spread che si sta ampliando plasticamente, da quando si è insediato il governo, tra l' inquilino di Palazzo Chigi e il numero uno di via Venti Settembre. Questione di esperienza e non solo. Con Conte politicamente impalpabile, spinto nell'angolo dai suoi vice (il pentastellato Luigi Di Maio e il leghista Matteo Salvini), Tria sta facendo venir fuori un carattere da cavallo di razza.

Non è un caso che il ministro sia apprezzato dal capo della Bce: a Mario Draghi piace il suo equilibrio e soprattutto la sua visione europeista che vuole l' Italia saldamente nell'area euro. Sulla poltrona che fu di Quintino Sella, lo ha voluto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E, se necessario, il titolare dell'Economia mostra i muscoli. È andata così, nei giorni scorsi, a Bruxelles, quando ha costretto i colleghi dell'Unione europea a rinviare a dicembre la discussione sulle misure finanziarie più delicate: Germania e Francia hanno accettato il diktat del nostro Paese.
MICHELE RUGGIEROMICHELE RUGGIERO

Lo stesso temperamento sta emergendo in queste ore, mentre il ministro (come ha scritto ieri Franco Bechis) si accinge a nominare il nuovo direttore generale del Tesoro, l' alto dirigente Alessandro Rivera. Su questo dossier Tria si sta imponendo sui mal di pancia registrati fra gli esponenti della maggioranza. Così come ha rimandato a data da destinarsi la riforma fiscale con la flat tax.

MICHELE RUGGIEROMICHELE RUGGIERO


Ma c' è un' altra nomina, sulla quale è stato posto il veto, che ha cristallizzato la capacità del professore di Tor Vergata di far capire chi comanda da quelle parti. La nomina, secondo quanto raccontato nei corridoi del ministero, l'aveva proposta il sottosegretario dei Cinque Stelle Alessio Villarosa. Il quale, forse affascinato dalle tesi complottiste (un po' come tutta la base radicale del Movimento), voleva al suo fianco, in qualità di consigliere, il magistrato Michele Ruggiero. Ma «non possiamo metterci contro pure le agenzie di rating» avrebbe detto il ministro motivando il suo «no».

Ruggiero è un personaggio assai scomodo, agli occhi degli osservatori internazionali, per stare seduto a via Venti Settembre: è il pubblico ministero di Trani che ha condotto la maxi indagine contro le agenzie di rating. Il piemme pugliese era convinto che manager e analisti di Standard & Poor' s il 13 gennaio 2012 avessero declassato, sulla base di dati falsi del maggio 2011, il voto sul debito pubblico dell'Italia di due gradini (da A a BBB+).
IL PM DI TRANI MICHELE RUGGIEROIL PM DI TRANI MICHELE RUGGIERO

Decisione - va detto - assai discutibile, che contribuì a mettere in ginocchio il nostro Paese con Berlusconi costretto alle dimissioni e il contestuale, brusco insediamento del governo tecnico di Mario Monti. In ogni caso, la faccenda si è risolta con una assoluzione (arrivata il 30 marzo 2017), sia per i quattro analisi accusati di aver diffuso informazioni non vere sia per il presidente mondiale di S&P, Deven Sharma.

La sentenza, tuttavia, ha lasciato l' amaro in bocca a Ruggiero e non ha spazzato via tutti i dubbi sul comportamento dei signori del debito. 
Nelle motivazioni c' è scritto che il processo ha «confermato il sospetto che tutti gli interventi di S&P nei confronti dell'Italia» siano stati «connotati da sicuro pregiudizio verso l' Italia».

ALESSIO VILLAROSAALESSIO VILLAROSA
Il pregiudizio - secondo il Tribunale - è stato riferito nel corso del processo «da esponenti qualificati del Tesoro e di Consob» perché tutti gli interventi di S&P - dal taglio dell'outlook del 21 maggio 2011 al doppio declassamento del 13 gennaio 2012 - «sono stati adottati in arco temporale ristretto, con valutazioni diverse da quelle delle altre agenzie di rating e dopo che era stato risolto il rapporto contrattuale di S&P con l' Italia». 

Parole che per Ruggiero rappresentano una stella da appuntarsi al petto. Per Tria, invece, un buon motivo per non farlo entrare al Tesoro. Fonte: qui
ALESSIO VILLAROSAALESSIO VILLAROSA

martedì 17 aprile 2018

L’ATAC, CHE GESTISCE IL TRASPORTO PUBBLICO NELLA CAPITALE, RISCHIA DI VEDERSI REVOCATA LA CONCESSIONE

LA MUNICIPALIZZATA PIÙ GRANDE D’ITALIA, CHE GIÀ BALLA SUL BARATRO DEL FALLIMENTO CON UN CONCORDATO PREVENTIVO DA 1,3 MILIARDI DI EURO, DEVE TROVARE 10 MILIONI DI EURO ENTRO IL 30 MAGGIO

Simone Canettieri per “il Messaggero”

virginia raggiVIRGINIA RAGGI
Scendete alla prossima: il servizio di trasporto pubblico della Capitale è a rischio revoca.
Nelle pieghe di un burocratico carteggio tra la Motorizzazione di Roma (braccio locale del ministero dei Trasporti) e il Campidoglio a trazione M5S spunta l' ennesima grana per Atac. La municipalizzata più grande d' Italia, che già balla sul baratro del fallimento con un concordato preventivo da 1,3 miliardi di euro che deve essere accettato dal tribunale, adesso si trova davanti a un aut aut.

Ovvero: l' azienda ha tempo fino al 30 maggio per tornare a essere iscritta nel Registro elettronico nazionale (Ren). L' atto è già scaduto da sei mesi. Ora ce ne sono altri due scarsi. Nel frattempo, come atto dovuto, sono già iniziate le procedure di revoca della concessione del servizio di trasporto pubblico. Come nasce questo problema? Per ottenere l' iscrizione al Registro servono delle garanzie finanziarie che al momento non si trovano nella pancia di Atac. 

In alternativa, il Campidoglio, per conto della sua controllata, dovrebbe presentare una fideiussione bancaria da 10 milioni di euro.
atacATAC

Finora, però, il giro presso le banche non ha prodotto alcun tipo di risposta. Proprio perché si parla di Atac, società dai conti rossi che più rossi non si può, per la quale nessuno se la sente di fare da garante. E così è nato il problema che alla fine ieri pomeriggio, complice un lancio dell' agenzia Dire, è esploso.

Uscendo dai binari della burocrazia per arrivare fino a Via Nomentana, sede del ministero dei Trasporti. La linea di Graziano Delrio, titolare uscente del dicastero, non è quella dello scontro, vista anche la delicatezza del momento e le possibili ricadute concrete sulla Capitale. Allo stesso tempo l' esponente dem sottolinea come la pratica fosse «nota da tempo al Comune» e che dunque Virginia Raggi non può essere parte passiva della vicenda ma propositiva».

atacATAC
In poche parole: il Comune doveva muoversi prima, invece di arrivare a questa situazione.
Che rimane molto complessa e dunque i toni sono bassi e votati alla ricerca di un accordo per uscire dal tunnel. Stessa linea del Campidoglio che, non a caso, minimizza.

E si limita a dire che «l' ufficio della Motorizzazione ha soltanto riconosciuto ad Atac un termine di 60 giorni entro cui presentare memorie o documenti per riscontrare la propria idoneità finanziaria all' esercizio del trasporto pubblico». Si tratta, è la linea soft che esce dalle stanze della sindaca Raggi, «di un adempimento previsto dalla legge al quale l' azienda sta ottemperando, d' intesa con Roma Capitale».

ATAC ROMAATAC ROMA
L' unica via di uscita, nel caso in cui non si trovasse una banca disposta a firmare una fideiussione, porta al tribunale. Con il via libera al concordato preventivo il patrimonio di Atac tornerà in attivo e l' iscrizione al Registro sarebbe automatica. Fino a quel momento servono gli istituti di credito.

Ma se non dovessero esserci e se soprattutto la procedura fallimentare finisse nel peggiore dei modi, allora il banco salterebbe. Forza Italia, con il consigliere regionale Antonello Aurigemma, è pronta a rivolgersi al prefetto Paola Basilone perché «il servizio pubblico della Capitale è a repentaglio». Il Pd coglie l'occasione per andare allo scontro. E con il capogruppo in Campidoglio Giulio Pelonzi chiede «che la sindaca e l'assessore Meleo riferiscano in Aula domani (oggi, ndr)».

ATAC ROMAATAC ROMA
La dem Ilaria Piccolo, sostiene, che questa faccenda «mostra ancora una volta i pasticci, l'inadeguatezza e il pressappochismo che caratterizzano l'amministrazione Raggi». La polemica apre un fronte già scavato, quello di Atac, appunto. Nemmeno i radicali, promotori del referendum del 3 giugno sul futuro del trasporto locale a Roma, stanno a guardare. Il deputato Riccardo Magi dice che tutta questa «cagnara» serve a coprire la corretta informazione che il Comune dovrebbe dare ai romani sulla consultazione referendaria.
VIRGINIA RAGGI ATACVIRGINIA RAGGI ATAC



Dal Campidoglio giocano una doppia strategia. Da una parte gettano acqua sul fuoco e spiegano: «Il servizio non è a rischio, i bus continueranno a correre normalmente» (affermazione che si presta a ironia). Dall'altra, i grillini sottolineano tra le righe che di fatto la cancellazione dell' iscrizione al Ren è un motivo in più per fare in modo che il concordato vada in porto e il Tribunale dia il via libera. 

Rimangono i fatti: la Motorizzazione ha attivato le procedure di revoca del servizio, il Comune è alla ricerca di una sponda tra le banche che non si fidano, Atac continua a correre verso l' ignoto. Come possono confermare romani e turisti.

Fonte: qui

PARLA LA PRIMA CONSIGLIERA CAPITOLINA ESPULSA DAI CINQUESTELLE, CRISTINA GRANCIO, DOPO I VOTI IN DISSENSO SULLO STADIO DELLA ROMA: 

"IL MOVIMENTO E’ AVVELENATO DAL PORTERE. PRIMA O POI LA GENTE APRIRÀ GLI OCCHI"

Mauro Favale per la Repubblica - Roma

Dice adesso Cristina Grancio, la prima consigliera capitolina espulsa dal gruppo M5S, che «questo Movimento è una grande illusione e prima o poi tutti apriranno gli occhi».

Lei, racconta, li ha aperti poco più di un anno fa, quando non partecipò al voto sullo stadio della Roma a Tor di Valle esprimendo «perplessità sulla proprietà dei terreni». Una posizione che ha dato il via a una procedura di espulsione che si è conclusa pochi giorni fa, quando il gruppo M5S le ha dato il benservito durante una riunione alla quale, dice la Grancio, «io non sono nemmeno stata invitata».

Ha saputo tutto quando le è stata formalizzata l' espulsione con un documento protocollato e datato 12 aprile 2018 che riportava questa motivazione: « Per le sue posizioni in difformità alle indicazioni e alle direttive del gruppo M5S » .

«Ma io - ribatte - ho votato in conformità col programma elettorale del Movimento » . E dunque, sì allo stadio ma non a Tor di Valle, no al nuovo palazzo in piazza dei Navigatori: due questioni urbanistiche di cui la Grancio si è sempre occupata molto da vicino, fin dalla sua esperienza nei meet up territoriali.

cristina grancio-4CRISTINA GRANCIO-4
«Avevamo un ambizioso programma che potevamo portare avanti aprendoci all' opinione pubblica. E invece ci siamo chiusi, abbiamo chinato la testa e ci siamo piegati ai poteri forti».

«Un M5S avvelenato dal potere» si intitola il suo post su Facebook in cui comunica il suo destino. In Aula Giulio Cesare passerà al gruppo misto e si siederà sul banco dov' era seduta Virginia Raggi quando era all' opposizione. Un gesto simbolico con il quale sfida i suoi ex colleghi che hanno firmato compatti la sua espulsione. « Ha ostacolato il nostro percorso di cambiamento. Va contromano in autostrada mentre tutti vanno dalla parte giusta » , è stato il commento del capogruppo Paolo Ferrara sulla Grancio, prima sospesa, poi riammessa, nel frattempo ostracizzata dal gruppo, esclusa dalle chat e dalle riunioni più importanti come quella di qualche giorno fa, con il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio in Campidoglio.

cristina grancioCRISTINA GRANCIO
« Subisco quello che di fatto viene definito mobbing», aggiunge.
D' altra parte, lei, la dissidente, una scelta di campo l' aveva già fatta, non seguendo i suoi colleghi nella nuova associazione M5S ( quella nata a fine 2017) e, anzi facendo causa per l' uso del simbolo.

«Lo statuto del 2009 è stato stravolto - spiega - e il capo politico può porre veti rispetto alle decisioni prese da una pseudo democrazia diretta » . 

Punta il dito contro « lo staff», un' entità non meglio definita « a cui dovevo rendere conto, mentre io pensavo che bisognasse rendere conto agli elettori».

gala villa miani formula E raggiGALA VILLA MIANI FORMULA E RAGGIROMA STADIO TOR DI VALLEROMA STADIO TOR DI VALLE
Ora, dice, si sente più «libera» e voterà «spesso» contro le decisioni della giunta e del gruppo M5S. Intanto ha ricevuto la solidarietà di Stefano Fassina, Sinistra italiana, e di Andrea De Priamo, Fratelli d' Italia. «Andare controcorrente è sempre più difficile - afferma il primo - Grancio è stata espulsa perché coerente e coraggiosa». «La violenza con la quale la Grancio è stata prima emarginata ed ora espulsa - afferma invece l' esponente di Fdi - rappresenta un segnale chiaro dei germi di ortodossia e mancanza di cultura democratica ben visibili nella gestione quotidiana della maggioranza capitolina».

Fonte: qui
cristina grancioCRISTINA GRANCIOgala villa miani formula E raggiGALA VILLA MIANI FORMULA E RAGGI

Sicilia, arrestato deputato regionale per voto di scambio

Il parlamentare regionale siciliano Giuseppe Gennuso, 65 anni, della lista di centrodestra Popolari ed Autonomisti, è stato arrestato questa sera dai carabinieri del comando provinciale di Siracusa con l'accusa di voto di scambio. Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Catania su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo etneo. Sull'inchiesta, che vede coinvolte altre persone, vige il massimo riserbo da parte degli inquirenti della Dda di Catania.
ENNESIMO DEPUTATO SOTTO INCHIESTA. Giuseppe (detto Pippo) Gennuso, imprenditore, deputato regionale al suo quarto mandato, alle ultime elezioni aveva ottenuto nel collegio di Siracusa 6567 preferenze. Si tratta dell'ennesimo deputato dell'Ars finito sotto inchiesta da parte di una delle Procure siciliane con l'accusa di reati elettorali. Nei giorni scorsi la Dda di Catania aveva chiesto l'archiviazione nei confronti di quattro indagati in un'altra inchiesta per tentata estorsione in cui Gennuso figurava come parte lesa.
LA MOGLIE MORTA PER UN CASO DI MALASANITA'. Il 13 aprile, inoltre, era emerso che la moglie di Giuseppe Gennuso, Pinuccia Guccione, 60 anni di Rosolini, deceduta lo scorso 13 dicembre all'ospedale Papardo di Messina, sarebbe stata vittima di un caso di malasanità. È quanto sostengono gli ispettori dell'assessorato regionale alla Salute nella relazione inviata al commissario dell'Asp di Siracusa, Salvatore Brugaletta, e all'assessore regionale Ruggero Razza.
Fonte: qui

mercoledì 11 aprile 2018

TRUMP PERDE UN ALTRO DEI SUOI PIU' STRETTI COLLABORATORI: SI DIMETTE IL CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA INTERNA, TOM BOSSERT

NE DA' NOTIZIA LA CNN 

GORBACIOV: “E' NECESSARIO CHE PUTIN E TRUMP SI INCONTRINO AL PIÙ PRESTO PER EVITARE UNA SORTA DI "CRISI CUBANA" DEL 21ESIMO SECOLO”

1 - USA: CNN, LASCIA CONSIGLIERE SICUREZZA INTERNA TRUMP
(ANSA) - Il presidente Donald Trump perde un altro dei suoi piu' stretti collaboratori alla Casa Bianca con l'annuncio delle dimissioni di Tom Bossert, consigliere per la sicurezza Interna. Ne da' notizia la Cnn, sottolineando che non sono ancora noti i motivi della scelta di Bossert.

2 - GORBACIOV, QUASI CRISI CUBANA, PUTIN-TRUMP SI VEDANO
TOM BOSSERTTOM BOSSERT
(ANSA) - E' necessario che Vladimir Putin e Donald Trump si incontrino al più presto per evitare una sorta di "crisi cubana" del 21esimo secolo. E' l'appello lanciato a Interfax dall'ex presidente dell'Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov. Secondo Gorbaciov si devono dunque "accelerare" i preparativi del summit Putin-Trump così da abbassare la tensione. "Spero non si arrivi alla crisi cubana nei rapporti fra Russia e Usa ma l'angoscia è enorme", ha detto.

Fonte: qui

giovedì 8 febbraio 2018

Ragusa, Mariarosa Marabita, M5S, passa nella Lista del Popolo per la Costituzione

Lo ha detto pubblicamente a Caltanissetta


Dalla Lista del Popolo per la Costituzione giunge notizia che la consigliera comunale ragusana, Mariarosa Marabita, ex grillina, ha aderito ad essa, in occasione della prima riunione regionale in Sicilia, della Lista del Popolo per la Costituzione, tenutasi nei giorni scorsi a Caltanissetta.
La Marabita ha partecipato alla riunione facendo presente pubblicamente di aver trovato, nel suo programma, tutti e più principi che prima erano stati intenti del Movimento5Stelle, ma di fatto disattesi; per cui si sarebbe resa disponibile a transitare nella suddetta lista, per proseguire il proprio cammino politico, coerentemente a detti principi, che sente profondamente suoi. Antonio Ingroia, ex Magistrato antimafia di Palermo, capolista nazionale assieme al coordinatore Giulietto Chiesa, della Lista del Popolo per la Costituzione, in collegamento conference call con la sala, ha dato la sua piena disponibilità perché ciò accadesse.


Nel dare notizia dell’adesione della Marabita alla lista Giancarlo Palazzolo, candidato alla Camera e delegato di lista, referente per la zona del Collegio Ragusa-Avola-Siracusa ha affermato “accogliamo la Consigliera del m5s del Comune di Ragusa Mariarosa Marabita nell'organico del nostro gruppo politico, in attesa della comunicazione delle sue dimissioni dal M5S, che avverranno nel prossimo Consiglio Comunale di Ragusa.
Fonte: qui