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mercoledì 11 settembre 2019

Big Tech e Big Brother stanno per unire le forze per "elezioni sicure"

I team di sicurezza di Facebook, Google, Twitter e Microsoft si sono incontrati con l'FBI, il Dipartimento per la sicurezza nazionale e l'ufficio del direttore della National Intelligence per coordinare una strategia per "proteggere" le elezioni del 2020. E con "sicurezza" significano manipolare i risultati delle elezioni in ogni modo possibile per ottenere il risultato che desiderano.
Secondo un rapporto di  RT ,  le grandi piattaforme tecnologiche si sono incontrate mercoledì con funzionari governativi nella sede di Menlo Park di Facebook, ha confermato la compagnia, vantandosi che Big Tech e Big Brother hanno sviluppato una "strategia globale" per ottenere il controllo delle precedenti elezioni "Vulnerabilità" mentre "analizza e anticipa le nuove minacce". Tali vulnerabilità e minacce sono i liberi pensatori che non acquistano la narrativa ufficiale e il dissenso contro la classe dominante.
Questo sta rapidamente aumentando.
Aspettatevi che la censura, i punteggi del credito sociale e le discussioni sul controllo delle armi aumentino man mano che la classe politica si rende conto che le persone potrebbero non essere schiavizzate così facilmente come hanno immaginato. Facebook si è affrettato a mettersi di fronte alle elezioni del 2020 dopo essere stato incolpato della vittoria elettorale del 2016 di Trump per aver semplicemente  permesso ai "troll russi"  di acquistare un sacco di pubblicità. La maggior parte di tali annunci è apparsa dopo il voto e non ha avuto nulla a che fare con le elezioni. Google, d'altra parte, ha tentato attivamente di manipolare  e truccare le elezioni a favore di Hillary Clinton, e le prove di tale indiscrezione stanno rapidamente diventando schiaccianti.
Il potenziale di Google di influenzare le elezioni è stato oggetto di audizioni al Senato, eppure la società è rimasta in silenzio sull'affrontare il problema. La consociata YouTube, nel frattempo, ha condotto un altro round di  censura di massa il mese scorso, pur dichiarando che era una piattaforma aperta per idee controverse.
Facebook ha insistito la scorsa settimana di aver inasprito le sue regole per verificare gli acquirenti di annunci "politici", questa volta sul serio , dopo che il concorso del 2018 ha mostrato che potevano ancora essere ingannati per pubblicare annunci ovviamente falsi "pagati da" il gruppo terroristico dello Stato Islamico e  Cambridge Analytica.
A tutti gli effetti, questo incontro doveva assicurarsi che certe idee fossero censurate in modo tale che solo le opinioni approvate dal governo possano essere rese disponibili come informazioni. L'incontro elettorale delle menti avvenne meno di una settimana dopo che l'  Agenzia di ricerca sui progetti avanzati di difesa del Pentagono (DARPA) dichiarò guerra ai deepfakes e ad altre informazioni potenzialmente seminatrici (come i meme), promettendo di neutralizzare tutti i contenuti malevoli " entro quattro anni - se non fosse per questa elezione, sicuramente per la prossima.
Fino a quando DARPA non è pronto a censurare le informazioni e punire le persone per "pensieri sbagliati", c'è il software ElectionGuard di Microsoft. La società ha annunciato a luglio che avrebbe fornito questo software a tutte le macchine di voto della nazione, gratuitamente e per "bontà dei loro cuori" (e l'appaltatore di proprietà del Pentagono che ha contribuito a sviluppare il cuore del programma).

lunedì 20 maggio 2019

È ARRIVATA LA MAZZATA: GOOGLE TOGLIE ANDROID A HUAWEI.

POTRÀ USARE UNA LICENZA OPEN SOURCE DEL SISTEMA OPERATIVO, MA SENZA I SERVIZI PROPRIETARI DI BIG G, CHE FECE PRODURRE PROPRIO A HUAWEI IL SUO NEXUS 6P 
LA CHIAMATA ALLE ARMI DI TRUMP INIZIA A PRODURRE EFFETTI: CHI SI COMPRERÀ UN TELEFONINO SENZA MAPS, GMAIL E PLAY STORE?


GOOGLE TOGLIE ANDROID A HUAWEI, ECCO COSA SUCCEDERÀ ADESSO
Bruno Ruffilli per www.lastampa.it
ANDROID CINAANDROID CINA

Immaginate uno smartphone Android senza Gmail, Chrome, le app di Google Docs e YouTube. Senza Maps e senza aggiornamenti con nuove funzioni. Questo potrebbe succedere agli smartphone Huawei dopo che Google ha sospeso ogni cooperazione con il colosso cinese, ottemperando a una richiesta dell’amministrazione Trump. Huawei Technologies e oltre 70 affiliate sono state aggiunte la scorsa settimana alla lista nera delle aziende che possono “mettere a rischio la sicurezza nazionale”, e non possono acquistare parti e componenti da compagnie statunitensi senza l’approvazione del Dipartimento del Commercio statunitense.

Un gioco di forze
proteste contro google 7PROTESTE CONTRO GOOGLE 
È l’ennesima prova di forza dell’amministrazione americana, dopo ripetute minacce e accuse. Trump sostiene che i cinesi possano intercettare le comunicazioni che passano attraverso i loro apparecchi, e punta soprattutto a impedire che Huawei possa avere accesso al mercato americano delle infrastrutture delle reti cellulari di prossima generazione, il 5G che è prossimo al debutto commerciale. Dietro la questione della sicurezza nazionale, però, potrebbe celarsi una realtà ben diversa: Huawei è infatti il primo produttore al mondo di apparecchiature per il 5G, e tra i concorrenti non c’è nessuna azienda americana. A parte la cinese Zte, infatti, gli altri due colossi sono europei: Ericsson e Nokia.

donald trump hamburger 1DONALD TRUMP HAMBURGER 1
Ma Huawei e Zte sono in una posizione speciale, perché coprono tutta la filiera della comunicazioni cellulari, dalle apparecchiature al software, dai servizi alle infrastrutture, fino agli dispositivi per gli utenti finali (smartphone, modem, ecc). E infatti il bando riguarda anche gli smartphone, che da anni non sono in commercio negli Stati Uniti.

Anche così, tuttavia, Huawei, è diventata in pochi anni il secondo produttore di smartphone al mondo (ha venduto 59,1 milioni di smartphone nell’ultimo trimestre, il 19% del totale), sorpassando Apple e tallonando da vicino Samsung. L’azienda di Shenzhen non nasconde di mirare al primo posto , e ora la mossa di Trump potrebbe rallentarne l’ascesa, se non comprometterla definitivamente, perché anche i produttori di chip come Intel, Qualcomm, Xilinx e Broadcom non potranno fornire software e componenti critici a Huawei.
googleGOOGLE

Soluzioni proprietarie
Gli smartphone Huawei sono già alimentati da processori realizzati in proprio; i top di gamma come il P30 Pro adottano i chip Kirin, che hanno mostrato di poter tenere testa a Qualcomm, adoperati dalla maggior parte dei concorrenti. Per modem e altre parti, a Shenzhen hanno da tempo sviluppato soluzioni proprietarie, quindi l’impatto del bando a livello hardware potrebbe essere relativamente limitato. Più difficile dire quanto influirà il divieto di accedere a software e brevetti concessi finora da aziende americane, anche perché Huawei spende miliardi di dollari ogni anno in ricerca, ed è fra le aziende al mondo col maggior numero di brevetti registrati ogni anno. Sta anche lavorando a un sistema operativo alternativo ad Android: era il “piano B” anticipato dal Ceo Richard Yu solo un paio di mesi fa ; allora sembrava una possibilità remota, oggi potrebbe diventare realtà.
sede huawei milano 4SEDE HUAWEI MILANO 4

Cosa succede ora
Gli smartphone oggi prodotti dall’azienda cinese continueranno a funzionare, come tutte le app installate, che potranno anche essere aggiornate finché saranno compatibili con la versione attuale di Android. Difficile, invece dire, quali servizi di Google saranno ancora accessibili. «Stiamo rispettando l’ordine e analizzando le conseguenze», ha spiegato Google in una dichiarazione all’agenzia AFP. «Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti». A confermarlo c’è anche un tweet dell’account ufficiale di Android:

Il futuro
ANDROID PAYANDROID PAY
Ma Maps? YouTube? Il pacchetto di applicazioni Google Docs? Qui la risposta è meno chiara, perché si tratta di servizi che Mountain View fornisce a tutte le piattaforme, e che a rigore non fanno parte del sistema operativo; molti sono accessibili dal browser, anche via smartphone, e tuttavia potrebbe essere più difficile utilizzarli come si fa oggi.

google cina vignetta 2GOOGLE CINA VIGNETTA


Tuttavia, Huawei può ancora utilizzare la versione del sistema operativo Android disponibile attraverso licenza open source (AOSP). Lo fanno altri produttori minori cinesi, che così possono vendere apparecchi a prezzi più bassi, perché non devono pagare a Google le licenze per il software. Lo fa anche Amazon, che lo adotta - in una versione molto personalizzata - per di tablet della serie Fire. Così, se il sistema proprietario di Huawei non dovesse ancora essere pronto, a Shenzhen potrebbero utilizzare Android open source e adattare l’interfaccia attuale, che è già diversa da quella standard di Google. Più difficile garantire l’accesso ad app e servizi, ma è il caso di ricordare che gli smartphone Android in vendita oggi in Cina già fanno a meno di quasi tutti servizi di Mountain View: non possono accedere alle Mappe, non hanno Google Assistant né le Maps, e al posto del Play Store esistono diversi altri negozi dove scaricare e installare app. L’impatto sarà quindi minimo sul mercato interno, dove le alternative sono offerte da concorrenti come Tencent e Baidu. Per il mercato globale, però, i servizi di Google sono ormai uno standard, considerato che Android è il sistema operativo adottato dall’85 per cento degli smartphone, e sarà difficile per Huawei convincere il resto del mondo ad adottare le sue piattaforme.
huaweiHUAWEI

Chi ci guadagna, chi ci perde
Se il bando dovesse essere confermato e diventare permanente, Huawei ne avrebbe. almeno all’inizio, un serio danno economico, perché i suoi smartphone sarebbero comunque inferiori ai concorrenti Android; più limitati e macchinosi nell’uso delle app di Google, più esposti a problemi di sicurezza, virus e malware. Un’amara ironia, visto che quattro anni fa, per mostrare le caratteristiche più avanzate di Android 6, Google aveva scelto proprio Huawei e collaborato con l’azienda cinese per lo smartphone Nexus 6P . Il danno però è anche per Google, che non incasserà le licenze di Android e perderà milioni di utenti in tutto il mondo (oltre che i loro preziosissimi dati). Questo sarebbe il momento giusto, per Google, se volesse spingere sui propri prodotti: la serie Nexus non esiste più, ma è appena uscito l’ottimo Pixel 3a, primo esempio di hardware di Mountain View destinato alla fascia media.
google cina vignettaGOOGLE CINA VIGNETTA

Dall’altro lato, senza le licenze da pagare a Mountain View, forse gli smartphone Huawei diventeranno ancora più economici (specie il marchio low cost Honor). Difficilmente questo basterà a contrastare la spinta sui mercati occidentali di altri produttori cinesi, come OnePlus , Oppo , Xiaomi, che continueranno ad adottare l’ultima versione di Android con tutti gli aggiornamenti e i servizi. Il bando potrebbe essere un vantaggio anche per Apple: ma non è detto che nella guerra delle ritorsioni e dei ricatti alla fine non sia coinvolta anche la Mela.

La posizione di Huawei
qualcommQUALCOMM
In una nota, l’azienda cinese precisa la sua posizione: “Huawei ha dato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Come uno dei principali partner globali di Android, abbiamo lavorato a stretto contatto con la loro piattaforma open-source per sviluppare un ecosistema che ha portato benefici sia agli utenti che all’industria. Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti i prodotti Huawei e Honor esistenti per smartphone e tablet inclusi quelli venduti o ancora disponibili in tutto il mondo. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza per tutti gli utenti a livello globale”.

GOOGLE, INTEL, QUALCOMM E BROADCOM VANNO ALLA GUERRA CONTRO HUAWEI SU INPUT DI TRUMP
Michele Arnese per www.startmag.it

Google rompe con Huawei e sospende tutte le attività portate avanti con il colosso cinese, ad eccezione di transazioni hardware e software coperte da licenze open source. Un effetto, questo, dell’inserimento di Huawei nella black list dell’amministrazione Trump. A svelarlo è stata l’agenzia Reuters. “Ci stiamo adeguando all’ordine e stiamo rivedendo le implicazioni”, ha riferito Google.
settori di broadcom e qualcommSETTORI DI BROADCOM E QUALCOMM

CHE COSA HA DECISO GOOGLE CONTRO HUAWEI
Google ha tagliato fuori Huawei da alcuni aggiornamenti del sistema operativo Android. I nuovi smartphone Huawei perderanno anche l’accesso ai servizi più diffusi, tra cui Google Play Store e le app Gmail e YouTube. Tuttavia, Huawei può ancora utilizzare la versione del sistema operativo Android disponibile attraverso una licenza open source.

LE RASSICURAZIONI DI GOOGLE
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“Ci stiamo conformando all’ordine e stiamo valutando le ripercussioni. Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti”, ha affermato un portavoce di Google. Le parole della compagnia californiana mirano a rassicurare i possessori di smartphone e tablet Huawei, garantendo l’accesso al negozio di app e alla protezione da minacce informatiche.

L’INPUT DI TRUMP CONTRO HUAWEI
La scorsa settimana, l’amministrazione Trump ha aggiunto Huawei alla sua “entity list’ bloccando la vendita o il trasferimento della tecnologia americana senza licenza. Gli smartphone Huawei sono già alimentati da processori di proprietà. All’inizio di quest’anno, il capo dei dispositivi di consumo Huawei ha dichiarato al quotidiano tedesco Die Welt di aver “preparato i nostri sistemi operativi – questo è il nostro piano B”.
google cina 8GOOGLE CINA 8

TUTTE LE NOVITÀ DA INTEL, QUALCOMM E BROADCOM
Non solo Google, comunque. Anche le aziende Usa produttrici di chip e microchip – da Intel a Qualcomm, da Xilinx a Broadcom – si sono adeguate alla linea dettata dall’amministrazione Trump e hanno tagliato i ponti con Huawei, congelando le forniture destinate al colosso tecnologico cinese, ha scritto l’agenzia Bloomberg. Quindi le indiscrezioni di due giorni fa sulla possibilità che Trump smorzasse la furia anti Huawei che rischiava di intaccare gli affari dei produttori americani di microchip sono state superate dai fatti.

Bloomberg spiega come le varie società hanno già informato i propri dipendenti. Si tratta di sviluppi che rischiano di portare alle stelle le tensioni tra Washington e Pechino, già impegnate in un braccio di ferro sui dazi.

Fonte: qui

sabato 5 gennaio 2019

GOOGLE HA TRASFERITO 20 MILIARDI DI EURO DALL’OLANDA NEL PARADISO FISCALE CARAIBICO PER ELUDERE IL FISCO


I RICAVI DELL’ATTIVITÀ DEL MOTORE DI RICERCA SONO STATI TRASFERITI DA UNA CONTROLLATA IRLANDESE A UNA SOCIETÀ OLANDESE SENZA DIPENDENTI, E POI A UNA CASELLA POSTALE ALLE BERMUDA DI PROPRIETÀ DI UN’ALTRA SOCIETÀ IRLANDESE…


google evasione fiscale 1GOOGLE ELUSIONE FISCALE
Google ha trasferito dai Paesi Bassi a una società schermo nelle Bermuda 19,9 miliardi di euro nel 2017, evitando così di pagare miliardi di tasse. È quanto emerge da documenti ufficiali citati dal finanziario olandese FD.

Google, sussidiaria di Alphabet, ha trasferito in quello che è considerato un paradiso fiscale ben 4 miliardi in più rispetto al 2016. Le cifre provengono dai conti annuali della società olandese Google Netherlands Holding, depositati presso la Camera di commercio olandese alla fine del 2018.

La tecnica utilizzata per l’ottimizzazione fiscale sarebbe un combinato di “Doppio Irlandese” e “Sandwich Olandese”. Google, in pratica, avrebbe trasferito i ricavi da una controllata irlandese a una società olandese senza dipendenti, e poi a una casella postale alle Bermuda di proprietà di un’altra società registrata in Irlanda.

google evasione fiscale 2GOOGLE ELUSIONE FISCALE 
«Paghiamo tutte le tasse dovute e rispettiamo le norme fiscali di tutti i Paesi in cui operiamo in tutto il mondo», dichiara Google in un comunicato. «Google, come altre società multinazionali, paga la maggior parte delle imposte sul reddito nel suo Paese d’origine e abbiamo stabilito un’aliquota fiscale globale effettiva del 26% negli ultimi 10 anni» aggiunge il gigante americano.

Google, ma anche Apple, Facebook e Amazon - spesso indicati insieme con l’acronimo Gafa -, vengono regolarmente accusati di utilizzare meccanismi di elusione fiscale attraverso pacchetti finanziari. Le società trasferiscono i profitti realizzati in tutta l’Ue in un unico Stato membro, come l’Irlanda o il Lussemburgo, dove beneficiano di un’aliquota fiscale favorevole.

Fonte: qui

giovedì 11 ottobre 2018

UNA BOMBA SULLA FAZIOSITÀ DEI GIGANTI INTERNET: IL DOSSIER DI GOOGLE IN CUI 'ABOLISCE' IL FREE SPEECH, LA LIBERTÀ DI PAROLA, E LO SOSTITUISCE CON LA CENSURA ''ALL'EUROPEA''



L'AVANZATA DI TRUMP E DEI PARTITI POPULISTI VA FERMATA INTERVENENDO SUI CONTENUTI. LA CONFERMA DI TUTTE LE TEORIE COSPIRAZIONISTE DELLA DESTRA SOVRANISTA, NEL GIORNO IN CUI UNO STUDIO DIMOSTRA CHE IL 92% DEI MEDIA USA REMA CONTRO TRUMP…

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

sundar pichaiSUNDAR PICHAI
Nel giorno in cui uno studio dimostra che il 92% dei media americani informa e rema attivamente contro Donald Trump, arriva, opportunamente leaked, una bomba sulla faziosità dei giganti Internet. Faziosità non più negata, almeno non nelle loro segrete stanze, che poi segrete non restano anzi, si tratta di un dilemma amletico, di fronte al quale Google, Facebook, YouTube e Twitter non possono più mantenere la promessa fatta al mondo di essere obiettivi e difensori della libertà di espressione e di parola.

Dice proprio così, che i giganti di Silicon Valley sono intrappolati oggi tra due posizioni incompatibili fra di loro, il mercato delle idee che non deve avere mediazioni, e i necessari spazi ben ordinati di sicurezza e civiltà. Che vuol dire? Ah saperlo, magari è solo un bel modo di dire che fanno come gli pare, che alcune notizie le privilegiano e altre le nascondono, che si comportano come i peggiori censori contro i quali hanno sostenuto di essere nati.

Quelli di Google però si sentono censori in missione per conto di Dio.
trump e sergey brin di googleTRUMP E SERGEY BRIN DI GOOGLE
The Good Censor, ovvero il buon censore, il censore a fin di bene, come si chiama il dossier leaked, rivelato, mentre avrebbe dovuto rimanere segreto, uno studio ad uso interno. Destinato a chi? Prodotto per promuovere che cosa o per tutelarsi da cosa? Di certo spendendo una montagna di quattrini, con l'assistenza di avvocati e consulenti.

Forse ad accusarli di alimentare false notizie e odio nei confronti suoi e della sua amministrazione, Donald Trump non aveva pensato così male. Solo che il gigante di internet ammette in un esplosivo dossier, passato da una manina volenterosa al giornale conservatore Breitbart, di esercitare censura sulle notizie e di indirizzarle politicamente, ma si giustifica perché un po' sarebbe una narrativa utopista quella dell'obiettività, e fin qui possiamo essere d'accordo, un po' e’ soprattutto colpa proprio di Donald Trump se l'informazione è costretta ad attaccarlo, e per attaccarlo costretta a delle bugie, gettando alle ortiche la tradizione americana del Free Speech.

ruth porat di google si mette a piangere per l elezione di trumpRUTH PORAT DI GOOGLE SI METTE A PIANGERE PER L ELEZIONE DI TRUMP
Già erano state rivelate immagini di riunioni nelle quali i più alti dirigenti di Google dichiaravano che avrebbero fatto di tutto per cancellare dalla storia il presidente, e con lui il populismo che lo appoggia. La veemente smentita, fondata sulla assicurazione che le opinioni personali di chi lavora a Google non hanno niente a che vedere col prodotto, non aveva convinto.

Ora è arrivato questo bel mattone, 85 pagine titolate “The good censor”, nelle quali, partendo dal presupposto che Google e le altre piattaforme digitali ora controllano la maggioranza della comunicazione online, si riconosce che hanno preso la strada della censura come reazione e risposta a eventi politici nel mondo non graditi e inaspettati, per esempio l’ascesa in Germania di AFD, Alternativa per la Germania, il partito di destra anti europeo.

Il bello è che per giustificare l'approccio fazioso viene preso ad esempio lo stile europeo, cosa che non dovrebbe renderci lieti. Nel senso che, cito, la tradizione americana privilegia il Free Speech in nome della democrazia, non della civiltà, mentre quella europea favorirebbe la dignità rispetto alla libertà, e la civiltà rispetto alla libertà, e che ora tutte le piattaforme Tech si starebbero indirizzando verso la scelta europea.
sergey brin larry pageSERGEY BRIN LARRY PAGE

Vi sembra una supercazzola? In parte sì, in parte vuol dire che in nome di una presunta civiltà da mantenere tutto è lecito, soprattutto se dopo aver assicurato pubblicamente di non essere strutture con una direzione, ma solo piattaforme neutrali, ottenendo così di essere immuni dalle clausole della sezione 230 della Communication decency Act, la legge americana sull'editoria, nel dossier si specifica invece che il ruolo di garanti della civiltà è dovuto, essendo editor e publisher, direttori ed editori.

Alla preparazione del dossier hanno partecipato numerosi ricercatori di vari livelli e indirizzi, l’editore capo della rivista del MIT, Jason Pontin, lo scrittore di Atlantic Franklin Foer, l'accademico Kalev Leetaru, 35 osservatori culturali e 7 leader in campo culturale provenienti da 7 Nazioni di 5 continenti. Le conclusioni del dossier e dei briefing che lo hanno accompagnato vengono ora considerati parte integrante della politica di Google,
a partire dalla necessità di autocensura e di censura per poter affrontare l'espansione nel mercato cinese.

Sundar Pichai WideSUNDAR PICHAI WIDE
A continuare, si afferma che non possono essere messi sullo stesso piano i commenti delle persone normali con quelle di fonti autorevoli, come per esempio New York Times, e che queste ultime vanno privilegiate negli algoritmi.

Breitbart, rivista conservatrice molto discussa, per un certo tempo diretta da Steve Bannon, è che proprio nel dossier viene indicata come fanatica del Free Speech, che non si sa se sia un complimento a questo punto, ha pubblicato l'intero dossier ed ecco i punti salienti.

BREITBARTBREITBART
Gli utilizzatori si domandano a questo punto se l'apertura totale di Internet debba essere celebrata, e se il Free Speech sia diventato un'arma politica sociale ed economica.

Gli ideali primordiali del Free Speech su internet erano un'utopia.
Ormai Google, insieme a Twitter e Facebook, controlla la maggior parte delle comunicazioni on line.
Si porrà prima o poi il problema del rispetto della legge sulla comunicazione e la decenza dalla quale in quanto piattaforma neutrali finora sono stati esentati.

L'elezione di Donald Trump e il presunto coinvolgimento della Russia vengono individuati come i fattori che hanno eroso la fede nel Free Speech e convinto della necessità di censurare e interpretare. In modo analogo si ammette che è stata trattata l'ascesa del partito AFD tedesco, identificato senza prove come alt-right.

Secondo il dossier, razzisti misogini e oppressori avrebbero seguendo il Free Speech lo spazio di rivoluzionari e militanti e continuerebbero a violare le regole morali nascosti dietro lo scudo dell'anonimato.

Dopo aver segnalato l'ascesa online dei discorsi ispirati all'odio, il dossier cita in modo positivo e lusinghiero Sarah Jeong, nota proprio per un discorso di odio contro i maschi bianchi.
proteste contro donald trumpPROTESTE CONTRO DONALD TRUMP

Ancora, si segnala come un fatto negativo e da superare che fino ad ora internet sia stato un terreno nel quale voci autorevoli e commentatori improvvisati hanno avuto lo stesso spazio, cosa che avrebbe danneggiato un dibattito razionale.

Si accusa il presidente Trump di diffondere le teorie della cospirazione secondo le quali Google avrebbe favorito Hillary Clinton nel 2016, accusa peraltro confermata da una ricerca indipendente.

Nel ribadire infine che il diritto alla libertà di espressione e la censura il nome della civiltà sono posizioni incompatibili fra di loro, che una è la tradizione americana e l'altra è la tradizione europea, e che verso quella europea ci si sta rapidamente indirizzando, il dossier spiega che le ragioni principali sono la necessità di rispondere a mercati completamente diversi per potersi espandere nel mondo, assieme a quella di monetizzare i contenuti organizzandoli, e sottolinea che le preoccupazioni di una censura già esistente e sempre più forte su internet vengono dai media di destra, ma che si stanno espandendo e che è necessario rispondere.

Fonte: qui

mercoledì 10 ottobre 2018

GOOGLE+ – UNA FALLA NEL FALLIMENTARE SOCIAL NETWORK CON CUI “BIG G” VOLEVA INSIDIARE FACEBOOK HA MESSO A RISCHIO I DATI DI MEZZO MILIONE DI UTENTI



MOUNTAIN VIEW INVECE CHE AVVERTIRLI HA TACIUTO PER PAURA DI UN INTERVENTO DEL GOVERNO AMERICANO E ORA PENSA DI CHIUDERE IL SERVIZIO

(ANSA) - Google ha scoperto un problema software nel social network Google+ in marzo. Un problema che, potenzialmente, ha esposto i dati di mezzo milione di utenti. Ma Mountain View non ha comunicato al pubblico l'incidente fino a oggi. Una decisione che, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, e' stata legata ai timori di danni alla reputazione e soprattutto al rischio di attirare l'attenzione delle autorità di regolamentazione cosi' come accaduto a Facebook.
eric schmidtERIC SCHMIDT

Pochi minuti dopo le rivelazioni del Wall Street Journal sull'errore software, Google ha pubblicato sul suo blog una nota in cui annuncia la chiusura di Google+ per i consumatori e introduce nuovi strumenti di privacy per limitare gli sviluppatori e il loro uso di informazioni. L'annuncio non allenta le immediate critiche che hanno travolto Google e la sua scelta di fare silenzio sull'incidente, scoperto tramite un'indagine interna nel servizio Google+, il social network con il quale Mountain View sperava di sfidare Facebook. L'errore riscontrato ha consentito agli sviluppatori esterni alla societa' di vedere le informazioni sui profili di mezzo milione di utenti.

sundar pichaiSUNDAR PICHAI
Fra queste nomi, indirizzi email e occupazione. Il problema software ha interessato un lungo arco temporale: dal 2015 a quest'anno, quando e' stato scoperto. Il che vuol dire che ha consentito a 448 app di vedere le informazioni. Le critiche a Google sono immediate, il suo silenzio ha riportato alla memoria il caso di Facebook e Cambridge Analytica, che ha sollevato l'attenzione delle autorita' di tutto il mondo e spinto le richieste per regole piu' stringenti in Europa e negli Stati Uniti.

Google si difende spiegando che la decisione di non comunicare l'incidente e' legata alla natura del problema e alla sua entita' limitata. Il problema e' stato scoperto e risolto prima dell'entrata in vigore delle nuove norme Ue sulla protezione dei dati.

Fonte: qui