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mercoledì 10 ottobre 2018

GOOGLE+ – UNA FALLA NEL FALLIMENTARE SOCIAL NETWORK CON CUI “BIG G” VOLEVA INSIDIARE FACEBOOK HA MESSO A RISCHIO I DATI DI MEZZO MILIONE DI UTENTI



MOUNTAIN VIEW INVECE CHE AVVERTIRLI HA TACIUTO PER PAURA DI UN INTERVENTO DEL GOVERNO AMERICANO E ORA PENSA DI CHIUDERE IL SERVIZIO

(ANSA) - Google ha scoperto un problema software nel social network Google+ in marzo. Un problema che, potenzialmente, ha esposto i dati di mezzo milione di utenti. Ma Mountain View non ha comunicato al pubblico l'incidente fino a oggi. Una decisione che, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, e' stata legata ai timori di danni alla reputazione e soprattutto al rischio di attirare l'attenzione delle autorità di regolamentazione cosi' come accaduto a Facebook.
eric schmidtERIC SCHMIDT

Pochi minuti dopo le rivelazioni del Wall Street Journal sull'errore software, Google ha pubblicato sul suo blog una nota in cui annuncia la chiusura di Google+ per i consumatori e introduce nuovi strumenti di privacy per limitare gli sviluppatori e il loro uso di informazioni. L'annuncio non allenta le immediate critiche che hanno travolto Google e la sua scelta di fare silenzio sull'incidente, scoperto tramite un'indagine interna nel servizio Google+, il social network con il quale Mountain View sperava di sfidare Facebook. L'errore riscontrato ha consentito agli sviluppatori esterni alla societa' di vedere le informazioni sui profili di mezzo milione di utenti.

sundar pichaiSUNDAR PICHAI
Fra queste nomi, indirizzi email e occupazione. Il problema software ha interessato un lungo arco temporale: dal 2015 a quest'anno, quando e' stato scoperto. Il che vuol dire che ha consentito a 448 app di vedere le informazioni. Le critiche a Google sono immediate, il suo silenzio ha riportato alla memoria il caso di Facebook e Cambridge Analytica, che ha sollevato l'attenzione delle autorita' di tutto il mondo e spinto le richieste per regole piu' stringenti in Europa e negli Stati Uniti.

Google si difende spiegando che la decisione di non comunicare l'incidente e' legata alla natura del problema e alla sua entita' limitata. Il problema e' stato scoperto e risolto prima dell'entrata in vigore delle nuove norme Ue sulla protezione dei dati.

Fonte: qui

venerdì 6 aprile 2018

IN ITALIA “CAMBRIDGE ANALYTICA” HA OTTENUTO I DATI DI 214 MILA ISCRITTI

ATTRAVERSO UN TEST DI PERSONALITÀ, L’AZIENDA ERA RIUSCITA AD ACCEDERE A INFORMAZIONI COME LA CITTÀ INDICATA SUL PROFILO DEGLI UTENTI O AI CONTENUTI AI QUALI AVEVANO REAGITO, I LIKE E LE INFO SUGLI AMICI 

NEGLI USA 87 MILIONI PERSONE SONO STATE SPIATE 

E ZUCKERBERG CHE FARA’: PORTERA’ IN TRIBUNALE CAMBRIDGE ANALYTICA O NO?

Bruno Ruffilli per “la Stampa”

mark zuckerbergMARK ZUCKERBERG
Cambridge Analytica ha ottenuto i dati personali di un abitante degli Stati Uniti su quattro. Sono infatti 87 milioni gli utenti di Facebook i cui like, condivisioni, messaggi, preferenze di vario genere sono finiti nei server dell'azienda inglese, e a confermarlo è lo stesso social network, con un post sul blog ufficiale. E per la prima volta si ha un'idea della dimensione dello scandalo anche in Italia: sarebbero coinvolte potenzialmente 214.134 persone, 57 delle quali hanno installato l' app thisisyourdigitallife.

facebook zuckerbergFACEBOOK ZUCKERBERG
«Sono stime», spiega Mark Zuckerberg, «il numero reale potrebbe essere inferiore, abbiamo aspettato due settimane prima di divulgare questi numeri perché volevamo indagare a fondo». Attraverso un test di personalità, Cambridge Analytica era riuscita ad accedere a informazioni come la città indicata sul profilo degli utenti o ai contenuti ai quali avevano reagito.

Circa 320 mila persone sono state pagate tra 2 e 5 dollari per rispondere al quiz, cui si poteva accedere autenticandosi con le credenziali di Facebook. L' app raccoglieva anche altre informazioni, come i like e i dati personali dall' account di Facebook, e pure quelli degli amici di chi si era sottoposto al test. Finora si è parlato di 50 milioni di account compromessi, ora Facebook ritocca verso l'alto la stima, arrivata a un terzo degli utenti americani del social network.
dan muresan cambridge analyticaDAN MURESAN CAMBRIDGE ANALYTICA

Un algoritmo intrecciava quindi i risultati del test di personalità con altri dati pubblici sul social network, per tracciare un profilo psicologico estremamente preciso degli utenti: a queste persone erano indirizzati messaggi di propaganda elettorale mirati. Nel sistema elettorale americano per vincere bastano pochi voti di differenza in alcuni Stati chiave: quindi il lavoro di Cambridge Analytica era focalizzato su Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, dove bisognava convincere gli elettori a non votare per Hillary Clinton ma per Trump. Il nocciolo della questione era identificare gli indecisi e persuaderli. Trump alla fine ha avuto meno voti della sua sfidante, ma avrebbe vinto grazie a questo meccanismo.
L AZIONE DI FACEBOOK DOPO CAMBRIDGE ANALYTICAL' AZIONE DI FACEBOOK DOPO CAMBRIDGE ANALYTICA

«È stato un mio errore - ripete Zuckerberg in un ristretto incontro stampa convocato all' ultimo minuto - vogliamo connettere le persone, permettere a tutti di esprimersi, ma non ci siamo concentrati abbastanza sulla prevenzione degli abusi, delle fake news, di un uso distorto dei dati».

«Dobbiamo affrontare domande importati, e due su tutte: come possiamo mantenere il controllo dei nostri dati e come possiamo essere certi che Facebook non metta in pericolo la democrazia?», si chiede. Alla prima domanda risponde oggi con un serie di strumenti che permettono di gestire la condivisione dei dati in maniera molto più granulare.

Cambridge AnalyticaCAMBRIDGE ANALYTICA
«Ma in generale ci piacerebbe che ci fossero anche delle regole da parte di Stati e governi, e le nuove norme europee potrebbero essere applicate anche fuori dall' Europa», osserva riferendosi alle regole sulla privacy che entreranno in vigore il 25 maggio tra i Paesi membri della Ue. «Ieri abbiamo sospeso centinaia di pagine e profili legati alla Internet Research Agency (Ira), la fabbrica di troll russa», prosegue. I russi avrebbero acquistato spazi a pagamento sul social per diffondere fake news e influenzare elezioni straniere, anche in Usa. E Zuckerberg spiega come con l' intelligenza artificiale abbia combattuto altri tentativi di ingerenza, in Germania e Francia, Alabama (non una parola sull' Italia).

Cambridge AnalyticaCAMBRIDGE ANALYTICA
Non pensa di dimettersi, il ceo di Facebook, ma sa che deve recuperare la fiducia dei due miliardi e 200 milioni di utenti del social network, e non solo di loro. «Non vendiamo e non venderemo mai i vostri dati ad aziende esterne», afferma. Ma chi ci assicura che non si verificherà un caso analogo a quello di Cambridge Analytica, visto che il modello di business di Facebook è quello di raccogliere dati sugli utenti? «La maggior parte delle informazioni che abbiamo sono condivise dagli stessi utenti».

Facebook ha spiegato che i dati sono stati ottenuti da Cambridge Analytica con l' inganno, anche se non si tratta di un furto né di una violazione. Ma porterà in tribunale l' azienda inglese? Zuckerberg non risponde. «Siamo idealisti e ottimisti, faremo altri errori, nessuno è perfetto, ma cerchiamo di imparare dai nostri errori, e in fondo vogliamo rendere la vita migliore per tutti. Ci vorranno anni per sistemare Facebook, abbiamo appena cominciato».

Fonte: qui