9 dicembre forconi: Cambridge Analytica
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venerdì 4 maggio 2018

CHIUDE LA SOCIETÀ, CAMBRIDGE ANALYTICA, CHE HA UTILIZZATO IMPROPRIAMENTE I DATI DI DECINE DI MILIONI DI ACCOUNT FACEBOOK

TUTTI I DIPENDENTI HANNO RICEVUTO L'ORDINE DI RESTITUIRE QUALUNQUE TECNOLOGIA E COMPUTER CHE SIA IN LORO POSSESSO...

Marco Valsania per www.ilsole24ore.com
chris wylie alla commissione parlamentare ingleseCHRIS WYLIE ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE INGLESE

Addio Cambridge Analytica. La controversa società di analisi e consulenza politica, finita nella bufera per violazione della privacy e abuso di dati personali raccolti attraverso il social network Facebook, ha chiuso definitivamente i battenti.

Nata a Londra e poi allargatasi enormemente negli Stati Uniti, dove era stata assoldata dal candidato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump nel 2016 per sviluppare campagne ultra-mirate, ha deciso adesso di arrendersi al crescente assedio di inchieste e costi legali oltre che all’esodo ineluttabile di clienti.

Una crisi scatenata da uno scandalo che ha ormai dato vita a un intenso dibattito e al lancio di nuove regole, soprattutto in Europa, a protezione dei consumatori e rivolte all’intero universo dei social media e di Internet, il cui modello di business è finito sotto accusa per aver spesso sacrificato privacy e controlli sui contenuti.
Cambridge AnalyticaCAMBRIDGE ANALYTICA

Negli Stati Uniti, l’amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg ha promesso al Congresso riforme interne per evitare il ripetersi di simili vicende, come anche per limitare la manipolazione dell’informazione, le fake news generate nel recente passato da interferenze fatte risalire alla Russia allo scopo di screditare e influenzare le democrazie occidentali.

La chiusura di Cambridge è effettiva immediatamente e tutti i dipendenti hanno ricevuto l'ordine di restituire qualunque tecnologia e computer che sia in loro possesso. La saga del gruppo era da settimane parsa destinata a concludersi senza speranza di salvezza, dopo che la società in marzo aveva sospeso il suo amministratore delegato, Alexander Nix, scoperto in un video anche a invocare tattiche di campagna politica che comprendevano il ricorso a ricatti sessuali e tangenti. La società aveva annunciato una indagine interna per valutare il da farsi.
Cambridge AnalyticaCAMBRIDGE ANALYTICA

Cambridge aveva ottenuto contratti per 15 milioni di dollari durante la campagna elettorale del 2016 negli Stati Uniti, che si è rivelata allo stesso tempo l'apice del suo business e del suo successo e l'inizio della sua precipitosa caduta. Da allora negli Usa non ha avuto alcun nuovo cliente.

Fonte: qui

martedì 10 aprile 2018

SE NON VOLETE ELIMINARE FACEBOOK, ECCO LE 12 INFORMAZIONI DA CANCELLARE SUBITO DAL SOCIAL NETWORK


NON REGALATE A ZUCKERBERG LA DATA DEL COMPLEANNO, UNA PRIMIZIA PER GLI INSERZIONISTI E I LADRI (SI PUO' USARE PER FREGARVI SUL CONTO CORRENTE BANCARIO), MAI LE FOTO DALLE VACANZE, TOGLIETE LA GEOLOCALIZZAZIONE E SOPRATTUTTO...


mark zuckerbergMARK ZUCKERBERG
Con miliardi di utenti, Facebook può essere annoverato tra i potenti della terra: è uno strumento dalle potenzialità esponenziali, ma bisogna saperlo gestire, soprattutto quando parliamo di dati personali. Il recente scandalo di Cambridge Analytica ha indotto molte persone a mettere in discussione il ruolo svolto da Facebook nelle loro vite e in tanti, preoccupati per la loro privacy, hanno cancellato i loro account.

Se desiderate mantenere il vostro account, ma proteggere meglio la vostra privacy, ecco 12 informazioni che dovreste eliminare:

1. Compleanno
facebook zuckerbergFACEBOOK ZUCKERBERG
La data del compleanno è parte di un puzzle importante che include anche il nome e indirizzo: con questi dati le persone possono accedere più facilmente al vostro conto bancario e ai vostri dati personali.

2. Numero di telefono
Lo scenario migliore è che vi troverete ad avere a che fare con qualche ammiratore. Nella peggiore delle ipotesi? Uno stalker che vi chiama incessantemente.

3. La maggior parte dei vostri "amici"
cancella facebookCANCELLA FACEBOOK
La maggior parte dei vostri “amici” non sono amici. Il professore di psicologia di Oxford Robin Dunbar ha teorizzato che gli umani possono mantenere circa 150 relazioni stabili. Dopo aver esaminato 3.375 utenti di Facebook, Dunbar ha scoperto che solo il 4,1% degli amici su Facebook poteva considerarsi tale. Liberarsi dei rami secchi può favorire un'interazione più salutare sui social media.

4. Fotografie dei vostri figli
Victoria Nash, direttore di recitazione dell'Oxford Internet Institute, ha posto una bella domanda su questo argomento, mettendo in luce il problema del consenso: «Che tipo di informazioni i bambini vorranno vedere su di loro online un domani?». Le generazioni precedenti non hanno mai avuto bisogno di fare questa considerazione, ma l'avvento di Internet e dei social media ha stravolto tutto.

facebookFACEBOOK
5. Dove studia vostro figlio
Secondo l'NSPCC, il numero di reati sessuali registrati è aumentato nell'ultimo anno. L'ultima cosa da fare è dare l’opportunità a un molestatore sessuale di scoprire dove il vostro bambino frequenta la scuola.

6. Servizi di localizzazione
I servizi di localizzazione sono disponibili solo su Android o iPhone. Nel 2015 TechCrunch ha riferito che oltre 500 milioni di utenti accedono a Facebook esclusivamente dal proprio cellulare, il che significa che lo stesso numero può potenzialmente trasmettere la propria posizione online a chiunque voglia.

7. Il vostro capo
facebook mobile 2FACEBOOK MOBILE 
Questo è un classico. Facebook è una piattaforma di social media sulla quale si tende a rilassarsi. Ma il vostro capo, se è uno dei vostri amici, può accedere al vostro profilo e vedere tutto. Comprese le lamentele sul lavoro. Si potrebbe optare per escluderlo da determinati aggiornamenti.  

8. Smettete di contrassegnare la vostra posizione
La gente dimentica il fatto che taggarsi a casa vuol dire fornire l’indirizzo.
scambisti in vacanzaSCAMBISTI IN VACANZA

9. Dove e quando state andando in vacanza
Secondo il sito web finanziario “This is Money”, i viaggiatori che vengono svaligiati mentre sono in vacanza potrebbero vedere la loro richiesta negata dall’assicurazione se hanno pubblicato il loro programma delle vacanza sui loro account social.

10. Lo stato della vostra relazione
Se volete celebrare lo sbocciare di una nuova relazione, non fatelo su Facebook. Potrebbe non funzionare, e il conseguente cambiamento di stato da "in una relazione" a "single" vi farà sentire peggio di quanto già non stiate.
CHAT DI FACEBOOK E FALSE IDENTITACHAT DI FACEBOOK E FALSE IDENTITA

11. Dettagli sulla carta di credito
Mai. Questa non è mai una buona idea.

12. Foto della carta d'imbarco
Scattare una foto della carta d'imbarco è un modo per vantarvi delle vostre vacanze, ma… non siate sciocchi! Il codice a barre sulla carta d'imbarco può essere utilizzato per risalire alle informazioni che avete fornito alla compagnia aerea.



OLTRE CAMBRIDGE ANALYTICA. PILLOLA BLU (PT. 1)

Cambridge Analytica è solo la punta dell’iceberg di un sistema ben più complesso. È un problema politico. Non è solo Google. O Cambridge Analytica, o Facebook. È Amazon. È Uber. È Angry Birds. È il surveillance capitalism, fondato sull’estrazione dei dati personali.

3 aprile 2018

“Information is power. But like all power, there are those who want to keep it for themselves”.
Aaron Swartz

Kuala Lumpur, San Paolo, Reykjavík, Pechino, Washington, Abuja, Riad.
Le antiche ley line psicogeografiche, i sentieri viventi della terra che collegavano Stonehenge, le piramidi egizie, le ziqqurat precolombiane dell’America Latina, l’Isola di Pasqua e la Grande Muraglia cinese, sono sostituite da immensi cavi di fibra ottica.Una quantità incalcolabile di dati viaggia sulla rete che attraversa il globo terrestre alla velocità di centinaia di megabyte per secondo.Il pianeta si surriscalda. Tonnellate di acqua sono utilizzate in ogni istante per raffreddare gli immensi server che immagazzinano dati a ciclo continuo.
Tutto si crea. Nulla si distrugge.
Ogni dato personale è conservato e catalogato in maniera certosina.
La storia di ogni singolo individuo nel tardo capitalismo è racchiusa in una manciata di gigabyte, gelosamente custoditi da compagnie private con ramificazioni negli apparati governativi, negli eserciti e nei contractor privati.
Ben oltre Cambridge Analytica.
Tornato prepotentemente sulle prime pagine dopo l’intervista rilasciata dal presunto whistleblower Christopher Wylie su The Guardian del 18 marzo, il suo nome è il velo di Maya che cela il paesaggio del reale a tinte ancor più fosche.
È la pillola blu di Matrix.
Cambridge Analytica è una delle molte società che hanno utilizzato i dati personali degli utenti Facebook per creare pubblicità politiche mirate: una complessa architettura psicoeconomica di cui i Diavolisi erano occupati a tempo debito.
Cambridge Analytica è stata finanziata dal miliardario di estrema destra Robert Mercer e messa in piedi dal suprematista bianco Steve Bannon. È pericolosa, per quello che fa e per quello che rappresenta. Ma non è stata il deus ex machina di una serie di eventi che hanno destabilizzato il pianeta: dalla Brexit all’elezione di Donald Trump a 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America.
Spiace per gli opinionisti liberal che cercano una spiegazione esterna per il loro fallimento, che devono giustificare davanti al tribunale supremo dell’etica perché il popolo ha sbagliato a votare.
La psicometria elettorale è vecchia di decenni, lo stesso Obama utilizzava i big data e nessuno si indignò. Lo stesso John F. Kennedy utilizzava i big data e nessuno se ne occupò. Le pubblicità politiche mirate, anche quando funzionano, sono un peso leggero in una comunicazione politica americana in cui è ancora predominante il ruolo della televisione. E gli stessi lobbysti di Cambridge Analytica nell’ambiente erano considerati alla stregua di snake oil salesmen.  Appellativo che da noi si potrebbe dare a Vanna Marchi.
Concentrarsi solamente su questa piccola società londinese, senza arrivare a considerare dati personali e interazioni sociali come il nuovo capitale fisso della contemporaneità, con tutte le contraddizioni che ne seguono, è erigere un velo di Maya sulla realtà.
Prendiamo un’altra società, nota a tutti.
Vale la pena ripercorrere la serie di inquietanti tweet dello sviluppatore web e consulente tecnologico Dylan Curran, che ha chiesto a Google che cosa sapesse di lui.
Come risposta, ecco arrivare 5.5 Gigabyte di dati, 3 milioni di documenti in formato Word. La sua vita degli ultimi anni, la sua vita da quando si connesso.
C’è dentro tutto. Tutto quello cui Google ha avuto accesso, ovvero qualsiasi altra applicazione è stata usata con il suo telefonino o con il suo computer. Google sa i posti in cui è stato, giorno e ora precisi. Cosa ha mangiato, bevuto. I chilometri percorsi a piedi, in auto o con qualsiasi altro mezzo di locomozione. A chi ha telefonato, mandato messaggi o email. La musica che ha ascoltato, i video che ha guardato, i siti che ha visitato. Le password, le frasi segrete, i codici cifrati. Tutto quello che è ancora in memoria da qualche parte. Tutto quello che è stato cancellato, anche in maniera definitiva.
Nessuno ha avuto bisogno di installare un microfono o una telecamera nell’appartamento di Dylan Curran, nel taxi che ha usato un giorno o nel ristorante in cui ha mangiato un altro giorno. Ha fatto tutto lui, semplicemente scattando una foto o condividendo un video.
La vita di Dylan Curran, la nostra vita, è in mano a Google e alle mille applicazioni ad esso collegato o meno. A qualsiasi governo, agenzia pubblica o privata che abbia comprato da Google o da altre compagnie questi dati.
Come spiega Evgenij Morozov in questa intervista al canale Abc, Cambridge Analytica è solo la punta dell’iceberg di un sistema ben più complesso. Le cui radici sono nella tecnologia militare della Guerra Fredda. E le ramificazioni si declinano oggi nell’immenso settore economico del warfare.
È un problema politico.
Non è solo Google. O Cambridge Analytica, o Facebook. È Amazon. È Uber. È Angry Birds. È Lockheed Martin, il più importante contractor del Pentagono e dei servizi aerospaziali. È un sistema che si rifà alle fondamenta della moderna società americana.
È il surveillance capitalism, fondato sull’estrazione dei dati personali.
Fine anni Cinquanta. Tra le prime società che s’interessano alla raccolta e alla catalogazione dei dati c’è la Simulmatics Corporation, società nata dal modello psicometrico simulmatics per orientare i flussi elettorali nonché contractor dell’esercito americano che si occupa di spionaggio e controguerriglia in funzione anticomunista.  Tra i fondatori c’è Ithiel de Sola Pool, professore al MIT, pioniere della tecnologia applicata alle scienze sociali, creatore del modello teorico simulmatics e una delle menti dietro la creazione di Arpanet (Advanced Research Projects Agency Network), il progetto dell’esercito americano da cui nasce internet.
Ithiel de Sola Pool studia la propaganda sovietica e tedesca, mette in piedi un enorme laboratorio psicometrico di raccolta e analisi dei dati e dimostra come si possa manipolare un gruppo di persone in funzione elettorale. Poi in funzione militare e strategica.
Negli anni Sessanta e Settanta diventa sempre più importante. Ci sono da reprimere i movimenti per i diritti civili nelle strade americane, ci sono da fottere i musi gialli nei cunicoli del Viet Nam. C’è da aiutare l’elezione di JFK. C’è da offrire sostegno alle centrali europee anticomuniste: Aginter Press, Gladio.
La Simulmatics Corporation cataloga i nemici dello stato. È il panopticon definitivo.
Immettendo sul motore di ricerca di Google il nome Simulmatics Corporation appaiono milletrecentonovanta risultati, molti dei quali inutili. Cercando Orietta Berti ne appaiono trecentosessantaquattromila, Beyonce centoventiseimilioni. Qualcosa non quadra.
Le prime reti tecnologiche sono nere, mettono bombe nelle piazze e nelle stazioni, radono al suolo interi villaggi, dagli aerei militari rovesciano un’intera generazione in alto mare. Oggi non è diverso.
Oggi tra le più importanti società che s’interessano alla raccolta e alla catalogazione dei dati personali c’è Palantir. Le similitudini con Cambridge Analytica sono molte. Se la prima è sovvenzionata dal miliardario di estrema destra Robert Mercer, la seconda è di Peter Thiel, stessa fede politica, cofondatore di PayPal e tra i primi finanziatori di Facebook.
Palantir però va oltre. Nel suo board siede Erik Prince, ex responsabile della società di mercenari e guerriglieri privati Blackwater. Palantir lavora per i servizi segreti e per il Pentagono. Palantir prosegue con altri mezzi, molto più sofisticati, il lavoro della Simulmatics Corporation.
Palantir nel 2012 firma un accordo con la polizia di New Orleans per un sistema volto a prevenire i reati. Lo stesso potrebbe aver fatto con i dipartimenti di New York e Los Angeles. È la psicopolizia.
È Minority Report. Dalla raccolta e dall’incrocio dei dati personali si stilano profili criminali possibili, in attesa di una legge che consenta l’arresto prima ancora che il reato sia commesso. È ovvio che i profili sono indicizzati in base al genere, al colore della pelle, al ceto sociale, al credo religioso, all’orientamento sessuale. È lotta di classe dall’alto.
Palantir ha venduto il suo sistema di polizia predittiva basato sul data mining  a diverse polizie e servizi segreti occidentali.  Ma lo stesso hanno fatto Google, Facebook, Twitter, Instagram, che hanno venduto i dati personali degli attivisti e delle persone di colore vicine al movimento Black Lives Matters alle polizie di diverse città americane. E non solo.
Sorvegliare è già punire. Il panopticon immaginato come potere supremo e invisibile da Michel Foucault ce lo siamo costruiti noi. Con le nostre mani.
Ma nemmeno nell’utilizzo militare si esaurisce la funzione di estrazione dei dati. I dati sensibili sono il nuovo capitale fisso. L’estrattivismo digitale l’infrastruttura dell’intero sistema del tardo capitalismo.
Una quantità incalcolabile di dati viaggia sulla rete che attraversa il globo terrestre alla velocità di centinaia di megabyte per secondo. La corsa al possesso del nuovo oro digitale vede schierati uno contro l’altro le più i colossi hi tech e i grandi fondi sovrani.
Una nuova guerra ha inizio. Un nuovo mondo si spalanca.
È la pillola rossa di Matrix.

venerdì 6 aprile 2018

IN ITALIA “CAMBRIDGE ANALYTICA” HA OTTENUTO I DATI DI 214 MILA ISCRITTI

ATTRAVERSO UN TEST DI PERSONALITÀ, L’AZIENDA ERA RIUSCITA AD ACCEDERE A INFORMAZIONI COME LA CITTÀ INDICATA SUL PROFILO DEGLI UTENTI O AI CONTENUTI AI QUALI AVEVANO REAGITO, I LIKE E LE INFO SUGLI AMICI 

NEGLI USA 87 MILIONI PERSONE SONO STATE SPIATE 

E ZUCKERBERG CHE FARA’: PORTERA’ IN TRIBUNALE CAMBRIDGE ANALYTICA O NO?

Bruno Ruffilli per “la Stampa”

mark zuckerbergMARK ZUCKERBERG
Cambridge Analytica ha ottenuto i dati personali di un abitante degli Stati Uniti su quattro. Sono infatti 87 milioni gli utenti di Facebook i cui like, condivisioni, messaggi, preferenze di vario genere sono finiti nei server dell'azienda inglese, e a confermarlo è lo stesso social network, con un post sul blog ufficiale. E per la prima volta si ha un'idea della dimensione dello scandalo anche in Italia: sarebbero coinvolte potenzialmente 214.134 persone, 57 delle quali hanno installato l' app thisisyourdigitallife.

facebook zuckerbergFACEBOOK ZUCKERBERG
«Sono stime», spiega Mark Zuckerberg, «il numero reale potrebbe essere inferiore, abbiamo aspettato due settimane prima di divulgare questi numeri perché volevamo indagare a fondo». Attraverso un test di personalità, Cambridge Analytica era riuscita ad accedere a informazioni come la città indicata sul profilo degli utenti o ai contenuti ai quali avevano reagito.

Circa 320 mila persone sono state pagate tra 2 e 5 dollari per rispondere al quiz, cui si poteva accedere autenticandosi con le credenziali di Facebook. L' app raccoglieva anche altre informazioni, come i like e i dati personali dall' account di Facebook, e pure quelli degli amici di chi si era sottoposto al test. Finora si è parlato di 50 milioni di account compromessi, ora Facebook ritocca verso l'alto la stima, arrivata a un terzo degli utenti americani del social network.
dan muresan cambridge analyticaDAN MURESAN CAMBRIDGE ANALYTICA

Un algoritmo intrecciava quindi i risultati del test di personalità con altri dati pubblici sul social network, per tracciare un profilo psicologico estremamente preciso degli utenti: a queste persone erano indirizzati messaggi di propaganda elettorale mirati. Nel sistema elettorale americano per vincere bastano pochi voti di differenza in alcuni Stati chiave: quindi il lavoro di Cambridge Analytica era focalizzato su Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, dove bisognava convincere gli elettori a non votare per Hillary Clinton ma per Trump. Il nocciolo della questione era identificare gli indecisi e persuaderli. Trump alla fine ha avuto meno voti della sua sfidante, ma avrebbe vinto grazie a questo meccanismo.
L AZIONE DI FACEBOOK DOPO CAMBRIDGE ANALYTICAL' AZIONE DI FACEBOOK DOPO CAMBRIDGE ANALYTICA

«È stato un mio errore - ripete Zuckerberg in un ristretto incontro stampa convocato all' ultimo minuto - vogliamo connettere le persone, permettere a tutti di esprimersi, ma non ci siamo concentrati abbastanza sulla prevenzione degli abusi, delle fake news, di un uso distorto dei dati».

«Dobbiamo affrontare domande importati, e due su tutte: come possiamo mantenere il controllo dei nostri dati e come possiamo essere certi che Facebook non metta in pericolo la democrazia?», si chiede. Alla prima domanda risponde oggi con un serie di strumenti che permettono di gestire la condivisione dei dati in maniera molto più granulare.

Cambridge AnalyticaCAMBRIDGE ANALYTICA
«Ma in generale ci piacerebbe che ci fossero anche delle regole da parte di Stati e governi, e le nuove norme europee potrebbero essere applicate anche fuori dall' Europa», osserva riferendosi alle regole sulla privacy che entreranno in vigore il 25 maggio tra i Paesi membri della Ue. «Ieri abbiamo sospeso centinaia di pagine e profili legati alla Internet Research Agency (Ira), la fabbrica di troll russa», prosegue. I russi avrebbero acquistato spazi a pagamento sul social per diffondere fake news e influenzare elezioni straniere, anche in Usa. E Zuckerberg spiega come con l' intelligenza artificiale abbia combattuto altri tentativi di ingerenza, in Germania e Francia, Alabama (non una parola sull' Italia).

Cambridge AnalyticaCAMBRIDGE ANALYTICA
Non pensa di dimettersi, il ceo di Facebook, ma sa che deve recuperare la fiducia dei due miliardi e 200 milioni di utenti del social network, e non solo di loro. «Non vendiamo e non venderemo mai i vostri dati ad aziende esterne», afferma. Ma chi ci assicura che non si verificherà un caso analogo a quello di Cambridge Analytica, visto che il modello di business di Facebook è quello di raccogliere dati sugli utenti? «La maggior parte delle informazioni che abbiamo sono condivise dagli stessi utenti».

Facebook ha spiegato che i dati sono stati ottenuti da Cambridge Analytica con l' inganno, anche se non si tratta di un furto né di una violazione. Ma porterà in tribunale l' azienda inglese? Zuckerberg non risponde. «Siamo idealisti e ottimisti, faremo altri errori, nessuno è perfetto, ma cerchiamo di imparare dai nostri errori, e in fondo vogliamo rendere la vita migliore per tutti. Ci vorranno anni per sistemare Facebook, abbiamo appena cominciato».

Fonte: qui

lunedì 26 marzo 2018

I SEGRETI DI FACEBOOK - DOPO LO SCANDALO SULLO SFRUTTAMENTO DEI DATI, NUOVE ACCUSE AL GRUPPO DI ZUCKERBERG: REGISTRA DATI SU CHIAMATE E SMS DEGLI SMARTPHONE ANDROID

LE APP MESSENGER E “FACEBOOK LITE” REGISTRANO NOME, NUMERO E DATA DI CHIAMATE E MESSAGGI

FACEBOOK REGISTRA DATI SU CHIAMATE E SMS DEGLI SMARTPHONE ANDROIDFACEBOOK REGISTRA DATI SU CHIAMATE E SMS DEGLI SMARTPHONE ANDROID
Alessio Lana per www.corriere.it

Il terremoto che ha colpito Facebook non si ferma. Dopo lo scandalo legato allo sfruttamento dei dati personali di oltre 50 milioni di utenti da parte della società Cambridge Analytica per veicolare messaggi pubblicitari mirati durante la campagna elettorale americana, ora emerge un nuovo caso, che riguarda gli smartphone Android e le app di Messenger e Facebook Lite.

Applicazione che registrerebbero tutte le telefonate e i messaggi inviati e ricevuti attraverso i telefoni con sistema operativo di Google. Lo scorso weekend l’utente neozelandese Dylan McKay ha scaricato dal sito tutti i dati riguardanti il proprio profilo, una procedura che possiamo fare tutti (vedremo più avanti come farlo).
zuckerberg e hughes a harvardZUCKERBERG E HUGHES A HARVARD

Scorrendo l’elenco di dati, l'uomo ha visto che qualcosa non tornava. Nella lunghissima lista delle sue attività memorizzate dal social network comparivano anche le chiamate effettuate, ricevute o perse. Complete del nome dell'altra persona, il suo numero di telefono e la durata della conversazione. Stessa cosa per i messaggi.

LA RISPOSTA DI FACEBOOK
La registrazione di questi dati non è globale ma riguarda solo due app di Facebook per Android, vale a dire la chat Messenger e la versione leggera del social, Facebook Lite, e stando all'azienda di Zuckerberg, la pratica non è illegale.

FACEBOOKFACEBOOK
Come dichiarato da Facebook, quando le scarichiamo sui dispositivi o accediamo ad esse, entrambe le applicazioni chiedono la nostra approvazione alla registrazione di telefonate e sms: «questo ti aiuta a trovare e rimanere connesso con le persone a cui tieni, e ti offre una migliore esperienza su Facebook», scrivono.

Possiamo anche rifiutarci di farlo — viene spiegato come — e viene puntualizzato che «noi non venderemo mai questi dati e comunque la funzione non registra il contenuto dei messaggi o delle chiamate». In grassetto e caratteri cubitali. Non tutti sono d'accordo: c'è chi in Rete fa notare che in realtà nessuno gli ha mai chiesto di accettare la registrazione di quei dati ma è, ovviamente, un'accusa difficile da dimostrare.

IL PROBLEMA È SOLO PER ANDROID
FACEBOOK ADDICTEDFACEBOOK ADDICTED
Come detto, la registrazione non riguarda gli utenti iOS, quelli di iPhone e iPad, che, almeno in questo caso, possono tirare un sospiro di sollievo. Ad ogni modo è interessante conoscere cosa Facebook sa di noi e il sistema per avere un report completo della nostra vita è piuttosto semplice. Prima di tutto accediamo al social dal computer, andiamo a questo link ed ecco esposti tutti i nostri interessi, categorizzati per tipo.

FACEBOOKFACEBOOK
Qui compaiono anche gli accessi effettuati a Facebook tramite altre applicazioni. Ma andiamo più a fondo. Scorrendo in basso la pagina troviamo «Le tue informazioni», una vera miniera di dati su noi stessi, la maggior parte dei quali sono stati dedotti dalle nostre attività online. Possiamo trovarci dati circa le nostre abitudini alimentari, lo stile di vita ma anche la visione politica e religiosa.

COME SAPERE COSA FACEBOOK SA DI NOI
Se invece vogliamo avere una panoramica completa della nostra identità social il percorso è un altro. Sempre dal sito clicchiamo la freccia verso il basso che compare in alto a destra. Ora scegliamo «Impostazioni». Da qui, in basso, troviamo la frase «Scarica una copia dei tuoi dati di Facebook». È ciò che stavamo cercando. Cliccando sul link, Facebook preparerà un archivio che riceveremo via mail. Preparatevi, perché qui troveremo dati che neanche noi ricordavamo più di aver fatto.

Fonte: qui

sabato 24 marzo 2018

ECCO TUTTE LE COSE CHE FACEBOOK CONOSCE DELLA NOSTRA VITA

E’ POSSIBILE ATTIVARE UNA FUNZIONE CHE RIVELA LE INFORMAZIONI RACCOLTE: DAI NUMERI DI TELEFONO DEGLI AMICI ALLA RELIGIONE 

SAPEVATE CHE E' POSSIBILE SCARICARE UNA COPIA DI TUTTO CIO' CHE ABBIAMO CONDIVISO? (ECCO COME SI FA) 

E IL SOCIAL NETWORK, DOPO LA NOSTRA MORTE…

Mauro Evangelisti per “il Messaggero”
mark zuckerberg 3MARK ZUCKERBERG 

Facebook conosce e conserva tutti i frammenti della nostra vita. Conosce e conserva la frase rabbiosa che abbiamo scritto in chat a una fidanzata che ci voleva lasciare nell'ottobre del 2012; conosce e conserva la foto che ci siamo scattati ubriachi a playa d' en Bossa nel luglio del 2014 e abbiamo inviato in privato a un amico di cui ci fidiamo; conosce e conserva i nostri pensieri sull' immigrazione e sulla religione che abbiamo consegnato a dei post nel febbraio del 2017.

Non solo: Zuckerberg ha tutti i numeri di telefono della rubrica del nostro smartphone. Gli abbiamo consegnato la scatola nera dei nostri giorni, uno per uno, ora per ora, post dopo post, conversazione dopo conversazione. C' è tutta la nostra vita, quanto meno quella cominciata quando siamo entrati in Facebook, nel decennio scorso.

privacy facebookPRIVACY FACEBOOK
E' semplicissima, istruttiva e un po' ci stordisce la verifica di cosa il social network sa e conserva di noi. Basta accedere a impostazioni e cliccare su «scarica una copia dei tuoi dati». Dopo una decina di minuti Facebook consegna una serie di file con tutte le tracce della nostra attività da quando ci siamo iscritti.

Ci sono sorprese inquietanti: Zuckerberg ha le nostre foto, ma non solo quelle che non abbiamo pubblicato, ma anche quelle che abbiamo condiviso con una fidanzata o un amico in chat; di più: ha i numeri di tutti i nostri contatti memorizzati sullo smartphone, anche se non sono iscritti a Facebook. Come è possibile? Lo abbiamo autorizzato a prenderli quando abbiamo installato l' applicazione; ha l' elenco di tutti i nostri amici e nella copia dei dati conservati che gentilmente ci invia, ci spiega quando abbiamo accettato un' amicizia o quando l' abbiamo cancellata.
mark zuckerberg 2MARK ZUCKERBERG 2

Nicola Zamperini, studioso e autore del libro Manuale di disobbedienza digitale: «Abbiamo esternalizzato la nostra memoria. C' è un altro risvolto che ci deve spaventare: sulla base di questi dati Facebook applica la funzione del ricordo che ci ripropone ogni tanto. Finisce l' attivazione della memoria involontaria, tutto è legato a un algoritmo che ci indica cosa ricordare».

C'è poi il lato oscuro legato all' utilizzo di questa infinita banca dati di pezzi di vite: temevamo che sarebbe stata usata per venderci qualcosa, la cronaca ci racconta altro. Chi accede a questi dati può orientare il dibattito politico, favorire alcune tesi e alimentare le paure. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, ha scritto una lettera a Zuckerberg chiedendo spiegazioni sullo scandalo Cambridge Analytica. Osserva: «Sui giganti del web bisogna dar vita a un sistema di regole, sono gli unici sistemi di comunicazione che non ne hanno».

FACEBOOK TIMELINEFACEBOOK TIMELINE
DOPO LA MORTE

Eppure, la scatola nera della nostra vita che abbiamo consegnato a Zuckerberg cela anche un lato più suggestivo e denso di incognite. Viene in mente un episodio di Black Mirror (serie inglese che descrive futuri distopici) in cui una ragazza fa rivivere il fidanzato morto, sulla base dei dati lasciati sul social network. Rileggendo le conversazioni che in dieci anni abbiamo avuto sulla chat di Fb capiamo come eravamo e come siamo cambiati, come sono mutate le persone che conosciamo, ricordiamo dialoghi, litigi o lampi di tenerezza che non avevamo impresso nella memoria ma che Zuckerberg ha conservato per noi; possiamo commuoverci rileggendo la lunga chat nel 2012 sul campionato di calcio o sulla birra preferita con un amico che pochi anni dopo sarebbe morto. Un tempo andavamo a rileggere lettere o cartoline, oggi c' è qualcosa di molto più dettagliato, una verbalizzazione continua delle nostre vite.
Facebook spiaFACEBOOK SPIA

«Ma scompaiono le gerarchie dei ricordi - avverte Zamperini -: di mio padre so distinguere le foto cartacee più importanti, quelle del matrimonio o di un viaggio, noi lasceremo migliaia e migliaia di immagini e testi in cui i nostri figli si perderanno».

Fonte: qui