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lunedì 16 aprile 2018

LA VITA A PREMI DEI SOCIAL CINESI, DOVE I CITTADINI SARANNO RICOMPENSATI O PUNITI CON UN’APPLICAZIONE

TI SEI COMPORTATO MALE? TI SARÀ LIMITATO INTERNET E NON POTRAI SALIRE SU TRENI E AEREI 

SI CHIAMA CREDITO SOCIALE E ALLA BASE DI TUTTO C’È UN ALGORITMO CHE DÀ UN VOTO ALLE PERSONE COME UN RISTORANTE SU TRIPADVISOR…

Francesco Radicioni per “la Stampa

Sono milioni i cinesi che dal primo maggio non potranno prenotare un biglietto aereo o salire su un treno ad alta velocità. 

Il motivo? Essere stati dei cattivi cittadini. 

Il loro nome compare nella blacklist con cui Pechino colpisce quelli che hanno diffuso notizie false o tentato di usare biglietti scaduti, provocato problemi o acceso una sigaretta dove non è permesso fumare.
un voto ai cittadini come su tripadvisorUN VOTO AI CITTADINI COME SU TRIPADVISOR

Il programma è parte del Social Credit System sviluppato dalla Repubblica popolare per valutare i propri cittadini «premiando l’affidabilità» e «sanzionando chi si comporta male». Sotto la lente d’ingrandimento delle autorità cinesi finirà ogni momento della vita quotidiana: gli acquisti online e le scelte di consumo, la condotta sui social, la puntualità nei pagamenti e le piccole infrazioni.

L’algoritmo elabora i dati raccolti che sono poi sintetizzati in un singolo numero: «l’indicatore della fiducia». 

Una cifra attraverso cui si determinano punizioni e privilegi. 

Se l’algoritmo ti giudicherà «inaffidabile», allora la connessione Internet rallenterà e scatteranno limitazioni alle tue possibilità di consumo - per esempio, nel frequentare alberghi e ai ristoranti - così come incontrerai ostacoli per lavorare nel settore pubblico e per mandare i tuoi figli nelle scuole più esclusive.

una poliziotta cineseUNA POLIZIOTTA CINESE
Premi e sconti sono invece previsti per i cittadini virtuosi. Per i critici, il sistema rischia di realizzare la distopia immaginata nella serie Black Mirror o nel grande fratello orwelliano. Per altri, Pechino vuol semplicemente far aumentare i consumi sviluppando un sistema per la concessione di prestiti in assenza di garanzie tradizionali e di dati storici consolidati.

Già decine sono i progetti-pilota di social credit avviati dai governi locali in Cina fin dall’inizio degli Anni 2000, anche se nei piani di Pechino questi dovranno essere integrati e armonizzati in un unico sistema nazionale entro il 2020. La missione è «far crescere il livello di fiducia nella società cinese» con le stesse modalità con cui si assegnano le stelline di gradimento su eBay e TripAdvisor.

la cina come black mirrorLA CINA COME BLACK MIRROR
Per esempio, attraverso la app Honest Shanghai, le autorità della metropoli cinese sono in grado di tracciare un profilo dei residenti e delle imprese attraverso la raccolta «di 3000 tipi d’informazioni da oltre 100 uffici governativi». Oltre ai governi locali, negli ultimi anni anche i giganti di Internet della Repubblica popolare hanno lanciato programmi di credito sociale.

cina credito socialeCINA CREDITO SOCIALE
È il caso di Sesame Credit di AliPay, sviluppato da Ant Financial, il braccio finanziario con 520 milioni di utenti del colosso dell’e-commerce Alibaba, e da Tencent, sviluppatore dell’onnipresente WeChat, usato da quasi un miliardo di persone. Le piattaforme di Alibaba e Tencent dominano ogni aspetto della vita in Cina: senza mai uscire dalle app si può chattare con i propri contatti, condividere un pensiero sui social, prenotare il biglietto di un treno, pagare ristoranti, taxi e anche trasferire denaro tra gli utenti.

black mirrorBLACK MIRROR
È proprio l’enorme mole di big data prodotta ogni giorno dalle attività online e dai consumi degli utenti di AliPay e di WeChat ad aver fornito ai colossi di Internet in Cina le informazioni per tracciare profili di affidabilità. L’algoritmo usato è segreto, anche se Sesame Credit ha diffuso i parametri attraverso cui valuta i propri utenti: per esempio, calcolando la puntualità con cui si pagano le bollette.

Tra i criteri ci sono anche le abitudini di acquisto. «Chi gioca per dieci ore al giorno ai videogame può essere considerato pigro», diceva in un’intervista alla rivista Caixin, il direttore del programma di social credit di Alibaba, Li Yingyun. «Mentre chi acquista spesso pannolini è probabile che sia un genitore, quindi più responsabile».

sorveglianza cina 9SORVEGLIANZA CINA 
Per Sesame Credit anche la rete sociale di cui ci circondiamo ha un suo peso: condividere e comunicare sui social messaggi «positivi» può far aumentare il punteggio. «Se la fiducia si rompe in un luogo, le restrizioni potranno essere applicate ovunque». 

Per ora, l’adesione a questi programmi è volontaria, anche se a spingere milioni di cinesi a partecipare sono state le ricompense: dall’ottenere un prestito per acquisti online sulla piattaforma Alibaba a poter prenotare un hotel senza dover lasciare una cauzione, fino a facilitazioni per l’ottenimento di un visto per viaggiare all’estero. Così che sui social cinesi è anche già iniziata la rincorsa a chi può vantare un credito sociale più alto. Pechino è così riuscita a trasformare la propria ossessione per la stabilità sociale in un gioco a premi.

Fonte: qui

venerdì 6 aprile 2018

IN ITALIA “CAMBRIDGE ANALYTICA” HA OTTENUTO I DATI DI 214 MILA ISCRITTI

ATTRAVERSO UN TEST DI PERSONALITÀ, L’AZIENDA ERA RIUSCITA AD ACCEDERE A INFORMAZIONI COME LA CITTÀ INDICATA SUL PROFILO DEGLI UTENTI O AI CONTENUTI AI QUALI AVEVANO REAGITO, I LIKE E LE INFO SUGLI AMICI 

NEGLI USA 87 MILIONI PERSONE SONO STATE SPIATE 

E ZUCKERBERG CHE FARA’: PORTERA’ IN TRIBUNALE CAMBRIDGE ANALYTICA O NO?

Bruno Ruffilli per “la Stampa”

mark zuckerbergMARK ZUCKERBERG
Cambridge Analytica ha ottenuto i dati personali di un abitante degli Stati Uniti su quattro. Sono infatti 87 milioni gli utenti di Facebook i cui like, condivisioni, messaggi, preferenze di vario genere sono finiti nei server dell'azienda inglese, e a confermarlo è lo stesso social network, con un post sul blog ufficiale. E per la prima volta si ha un'idea della dimensione dello scandalo anche in Italia: sarebbero coinvolte potenzialmente 214.134 persone, 57 delle quali hanno installato l' app thisisyourdigitallife.

facebook zuckerbergFACEBOOK ZUCKERBERG
«Sono stime», spiega Mark Zuckerberg, «il numero reale potrebbe essere inferiore, abbiamo aspettato due settimane prima di divulgare questi numeri perché volevamo indagare a fondo». Attraverso un test di personalità, Cambridge Analytica era riuscita ad accedere a informazioni come la città indicata sul profilo degli utenti o ai contenuti ai quali avevano reagito.

Circa 320 mila persone sono state pagate tra 2 e 5 dollari per rispondere al quiz, cui si poteva accedere autenticandosi con le credenziali di Facebook. L' app raccoglieva anche altre informazioni, come i like e i dati personali dall' account di Facebook, e pure quelli degli amici di chi si era sottoposto al test. Finora si è parlato di 50 milioni di account compromessi, ora Facebook ritocca verso l'alto la stima, arrivata a un terzo degli utenti americani del social network.
dan muresan cambridge analyticaDAN MURESAN CAMBRIDGE ANALYTICA

Un algoritmo intrecciava quindi i risultati del test di personalità con altri dati pubblici sul social network, per tracciare un profilo psicologico estremamente preciso degli utenti: a queste persone erano indirizzati messaggi di propaganda elettorale mirati. Nel sistema elettorale americano per vincere bastano pochi voti di differenza in alcuni Stati chiave: quindi il lavoro di Cambridge Analytica era focalizzato su Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, dove bisognava convincere gli elettori a non votare per Hillary Clinton ma per Trump. Il nocciolo della questione era identificare gli indecisi e persuaderli. Trump alla fine ha avuto meno voti della sua sfidante, ma avrebbe vinto grazie a questo meccanismo.
L AZIONE DI FACEBOOK DOPO CAMBRIDGE ANALYTICAL' AZIONE DI FACEBOOK DOPO CAMBRIDGE ANALYTICA

«È stato un mio errore - ripete Zuckerberg in un ristretto incontro stampa convocato all' ultimo minuto - vogliamo connettere le persone, permettere a tutti di esprimersi, ma non ci siamo concentrati abbastanza sulla prevenzione degli abusi, delle fake news, di un uso distorto dei dati».

«Dobbiamo affrontare domande importati, e due su tutte: come possiamo mantenere il controllo dei nostri dati e come possiamo essere certi che Facebook non metta in pericolo la democrazia?», si chiede. Alla prima domanda risponde oggi con un serie di strumenti che permettono di gestire la condivisione dei dati in maniera molto più granulare.

Cambridge AnalyticaCAMBRIDGE ANALYTICA
«Ma in generale ci piacerebbe che ci fossero anche delle regole da parte di Stati e governi, e le nuove norme europee potrebbero essere applicate anche fuori dall' Europa», osserva riferendosi alle regole sulla privacy che entreranno in vigore il 25 maggio tra i Paesi membri della Ue. «Ieri abbiamo sospeso centinaia di pagine e profili legati alla Internet Research Agency (Ira), la fabbrica di troll russa», prosegue. I russi avrebbero acquistato spazi a pagamento sul social per diffondere fake news e influenzare elezioni straniere, anche in Usa. E Zuckerberg spiega come con l' intelligenza artificiale abbia combattuto altri tentativi di ingerenza, in Germania e Francia, Alabama (non una parola sull' Italia).

Cambridge AnalyticaCAMBRIDGE ANALYTICA
Non pensa di dimettersi, il ceo di Facebook, ma sa che deve recuperare la fiducia dei due miliardi e 200 milioni di utenti del social network, e non solo di loro. «Non vendiamo e non venderemo mai i vostri dati ad aziende esterne», afferma. Ma chi ci assicura che non si verificherà un caso analogo a quello di Cambridge Analytica, visto che il modello di business di Facebook è quello di raccogliere dati sugli utenti? «La maggior parte delle informazioni che abbiamo sono condivise dagli stessi utenti».

Facebook ha spiegato che i dati sono stati ottenuti da Cambridge Analytica con l' inganno, anche se non si tratta di un furto né di una violazione. Ma porterà in tribunale l' azienda inglese? Zuckerberg non risponde. «Siamo idealisti e ottimisti, faremo altri errori, nessuno è perfetto, ma cerchiamo di imparare dai nostri errori, e in fondo vogliamo rendere la vita migliore per tutti. Ci vorranno anni per sistemare Facebook, abbiamo appena cominciato».

Fonte: qui