9 dicembre forconi: Censura
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mercoledì 2 ottobre 2019

Ecco come siamo messi a tacere da Big Tech

È così che ci mettono a tacere: il tuo contenuto è stato segretamente contrassegnato come "non sicuro", cioè "colpevole di pensieri antisovietici"; poof, te ne sei andato.
Big Tech afferma di non mettere a tacere gli scettici, i dissidenti e i critici dello status quo, ma ci sta facendo tacere. Ecco come è fatto.  Cominciamo con Twitter. Twitter afferma di non mettere in ombra il divieto ( Impostare il record direttamente sul divieto dell'ombra ), che definisce  deliberatamente rendendo i contenuti di qualcuno da scoprire a tutti tranne che alla persona che li ha pubblicati, all'insaputa del poster originale.
Bene, ma come chiamiamo i siti Web legittimi etichettati come "non sicuri" e vietando agli utenti di Twitter di ritwittare i collegamenti ai post su tali siti?  Questo è ciò che sta accadendo a oftwominds.com: Twitter ha etichettato questo sito come "non sicuro" a causa di violazioni non specificate del  Contratto utente di Twitter , che ho esaminato e posso dichiarare categoricamente il sito oftwominds.com e i post non hanno mai violato i termini del Accordo o le Regole di Twitter, tranne se pubblicare diversi tweet che contengono l'URL del mio post corrente in qualche modo viola le Regole. (Se i blogger non possono elencare l'URL del loro contenuto originale più di una volta al giorno, le Regole di Twitter sono pregiudizievoli e devono essere modificate.)
Si noti che Twitter non identifica né fornisce all'utente prove della violazione del proprio Accordo per gli utenti che giustifica il divieto di ombra "non sicuro / non può retweet".  Il processo di contestazione di tale censura arbitraria e opaca è assurdamente insoddisfacente. Non esiste alcun modulo per i proprietari di contenuti / utenti di Twitter per contestare il lancio nel gulag "non sicuro / impossibile ritwittare"; gli utenti devono fare clic su una serie di schermate "contattaci", nessuna delle quali ha un'opzione per contestare il lancio nel gulag "non sicuro / impossibile retweet".
Quando ti arrendi e invii a Twitter Support un "rapporto sullo spam", ovvero che il tuo sito viene erroneamente etichettato come spam, ottieni (ovviamente) una risposta automatica in cui Twitter promette di non fare nulla e di non dirti nulla.
Se il contenuto originale che ovviamente non viola i Termini di servizio / Accordo per gli utenti può essere arbitrariamente vietato dal fatto di essere ritwittato senza alcuna prova o processo dovuto, in che modo non si tratta di censura?  Questo è direttamente da Kafka: una burocrazia inspiegabile, onnipotente, completamente opaca, vieta arbitrariamente ai tuoi follower di Twitter di ritwittare un link al tuo contenuto originale e protetto da copyright. poteri extra-legali)?
Questo è esattamente come l'Unione Sovietica, dove i cittadini venivano sistematicamente gettati nel gulag per avere "pensieri antisovietici".  Twitter, Facebook e Google detengono abitualmente l'equivalente di "processi" amministrativi extra-legali in cui agli accusati di violare i Termini di servizio di "interpretazione aperta" ("pensieri antisovietici") non vengono presentati prove del loro "crimine" né viene data loro la possibilità in un processo trasparente e abbastanza amministrato di contestare il loro verdetto "colpevole".
Per quanto riguarda Facebook: i collegamenti diretti degli utenti di Facebook a oftwominds.com sono scesi del 90% l'anno scorso nel corso di pochi giorni.  Cosa avrebbe potuto causare questo improvviso collasso? L'unica causa possibile è che Facebook limita il numero di persone che potrebbero vedere i miei post sui loro feed. Se questo non è il divieto dell'ombra, allora come lo chiamiamo, a parte la censura?
Per quanto riguarda Google, chissà come vengono attivate le tue classifiche nella ricerca? Sappiamo che avere "pensieri anti-sovietici" ti farà decostruire da YouTube , il che non solo ti mette a tacere, ma demonizza anche i tuoi contenuti, quindi non solo sei gettato nel gulag della censura, ma sei privato del tuo sostentamento come bene.
Ho da tempo sospettato che la radice di oftwominds.com essere censurata dalle piattaforme Big Tech sia il mio "falso arresto per la sedizione" attraverso la lista PropOrNur scurrilmente fabbricata che è stata allegramente promossa dall'odioso organo di propaganda  Washington Post - promosso, dovremmo notare , senza alcuna indagine giornalistica e neppure un rudimentale controllo dei fatti.
Essendo stato inserito in un elenco di siti ritenuti "colpevoli di pensieri antisovietici" dai propagandisti che pretendevano di rivelare propaganda, sono stato messo al bando e censurato senza ricorrere o possibilità di contestare la mia condanna nel gulag della Big Tech.  Questo è il modo in cui Big Tech ci mette a tacere, silenziosamente, senza alcuna prova, senza alcuna audizione, senza alcun ricorso, in procedimenti extragiudiziali segreti in cui ci viene rifiutata l'opportunità di mettere in discussione il nostro accusatore e contestare l'eventuale "prova".
Big Tech è un gulag di proprietà privata gestito direttamente da Kafka.  Come ho già sostenuto, l'unico modo per smantellare questo gulag di proprietà e gestione privata, il cui unico scopo è massimizzare i profitti delle pubblicità e vendere i dati degli utenti, è trasformare i loro servizi in servizi pubblici che non possono raccogliere dati e non possono indirizzare le pubblicità.
È così che ci mettono a tacere: il  tuo contenuto è stato segretamente contrassegnato come "non sicuro", cioè "colpevole di pensieri antisovietici"; poof, te ne sei andato.
*  *  *
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mercoledì 4 settembre 2019

YouTube afferma che è "più importante che mai" essere una piattaforma aperta - un giorno dopo la massiccia messa al bando

L'amministratore delegato Susan Wojcicki ha detto martedì che è "più importante che mai" per YouTube rimanere una "piattaforma aperta" solo un giorno dopo aver  intrapreso una massiccia censura contro le persone di destra per il cosiddetto "discorso dell'odio".
La più grande azienda di video del mondo può continuare a consentire ai suoi 2 miliardi di utenti di caricare tutto ciò che vogliono, quando vogliono?
Sì, dice la donna che gestisce quella società: in una  lettera  indirizzata ai creatori su YouTube, il CEO Susan Wojcicki afferma che la piattaforma si impegna a rimanere aperta perché ritiene che il lato positivo di tale approccio sia molto più importante del lato negativo.
Questa non è una nuova idea, ed è quella che Wojcicki, insieme alle persone che gestiscono altre piattaforme tecnologiche giganti, dicono in privato tutto il tempo. Ma Wojcicki lo sta dicendo di nuovo, oggi, poiché i critici si stanno sempre più chiedendo se è una filosofia che funziona per le aziende tecnologiche su scala globale. [...]
"Credo che preservare una piattaforma aperta sia più importante che mai", scrive Wojcicki in una nota trimestrale rivolta agli utenti più accaniti di YouTube, che caricano video sul sito per divertimento e profitto. Mentre quella nota di solito è dedicata alla celebrazione dell'ampia fascia di creatori di YouTube, questa trascorre la maggior parte del suo tempo a difendere l'idea che YouTube continuerà a tenere le porte aperte a chiunque voglia pubblicare praticamente qualsiasi cosa sul sito.
Stiamo raggiungendo livelli di propaganda mai ritenuti possibili prima.
*  *  *

È assolutamente spaventoso che la stragrande maggioranza degli americani stia bene con la censura e la forza usata contro altri esseri umani purché la loro visione sia l'unica a ricevere attenzione. YouTube sta sicuramente mentendo e facendo propaganda. Non è una "piattaforma aperta" se le persone possono essere bandite per dire cose che al padrone della piattaforma non piacciono.

giovedì 11 ottobre 2018

UNA BOMBA SULLA FAZIOSITÀ DEI GIGANTI INTERNET: IL DOSSIER DI GOOGLE IN CUI 'ABOLISCE' IL FREE SPEECH, LA LIBERTÀ DI PAROLA, E LO SOSTITUISCE CON LA CENSURA ''ALL'EUROPEA''



L'AVANZATA DI TRUMP E DEI PARTITI POPULISTI VA FERMATA INTERVENENDO SUI CONTENUTI. LA CONFERMA DI TUTTE LE TEORIE COSPIRAZIONISTE DELLA DESTRA SOVRANISTA, NEL GIORNO IN CUI UNO STUDIO DIMOSTRA CHE IL 92% DEI MEDIA USA REMA CONTRO TRUMP…

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

sundar pichaiSUNDAR PICHAI
Nel giorno in cui uno studio dimostra che il 92% dei media americani informa e rema attivamente contro Donald Trump, arriva, opportunamente leaked, una bomba sulla faziosità dei giganti Internet. Faziosità non più negata, almeno non nelle loro segrete stanze, che poi segrete non restano anzi, si tratta di un dilemma amletico, di fronte al quale Google, Facebook, YouTube e Twitter non possono più mantenere la promessa fatta al mondo di essere obiettivi e difensori della libertà di espressione e di parola.

Dice proprio così, che i giganti di Silicon Valley sono intrappolati oggi tra due posizioni incompatibili fra di loro, il mercato delle idee che non deve avere mediazioni, e i necessari spazi ben ordinati di sicurezza e civiltà. Che vuol dire? Ah saperlo, magari è solo un bel modo di dire che fanno come gli pare, che alcune notizie le privilegiano e altre le nascondono, che si comportano come i peggiori censori contro i quali hanno sostenuto di essere nati.

Quelli di Google però si sentono censori in missione per conto di Dio.
trump e sergey brin di googleTRUMP E SERGEY BRIN DI GOOGLE
The Good Censor, ovvero il buon censore, il censore a fin di bene, come si chiama il dossier leaked, rivelato, mentre avrebbe dovuto rimanere segreto, uno studio ad uso interno. Destinato a chi? Prodotto per promuovere che cosa o per tutelarsi da cosa? Di certo spendendo una montagna di quattrini, con l'assistenza di avvocati e consulenti.

Forse ad accusarli di alimentare false notizie e odio nei confronti suoi e della sua amministrazione, Donald Trump non aveva pensato così male. Solo che il gigante di internet ammette in un esplosivo dossier, passato da una manina volenterosa al giornale conservatore Breitbart, di esercitare censura sulle notizie e di indirizzarle politicamente, ma si giustifica perché un po' sarebbe una narrativa utopista quella dell'obiettività, e fin qui possiamo essere d'accordo, un po' e’ soprattutto colpa proprio di Donald Trump se l'informazione è costretta ad attaccarlo, e per attaccarlo costretta a delle bugie, gettando alle ortiche la tradizione americana del Free Speech.

ruth porat di google si mette a piangere per l elezione di trumpRUTH PORAT DI GOOGLE SI METTE A PIANGERE PER L ELEZIONE DI TRUMP
Già erano state rivelate immagini di riunioni nelle quali i più alti dirigenti di Google dichiaravano che avrebbero fatto di tutto per cancellare dalla storia il presidente, e con lui il populismo che lo appoggia. La veemente smentita, fondata sulla assicurazione che le opinioni personali di chi lavora a Google non hanno niente a che vedere col prodotto, non aveva convinto.

Ora è arrivato questo bel mattone, 85 pagine titolate “The good censor”, nelle quali, partendo dal presupposto che Google e le altre piattaforme digitali ora controllano la maggioranza della comunicazione online, si riconosce che hanno preso la strada della censura come reazione e risposta a eventi politici nel mondo non graditi e inaspettati, per esempio l’ascesa in Germania di AFD, Alternativa per la Germania, il partito di destra anti europeo.

Il bello è che per giustificare l'approccio fazioso viene preso ad esempio lo stile europeo, cosa che non dovrebbe renderci lieti. Nel senso che, cito, la tradizione americana privilegia il Free Speech in nome della democrazia, non della civiltà, mentre quella europea favorirebbe la dignità rispetto alla libertà, e la civiltà rispetto alla libertà, e che ora tutte le piattaforme Tech si starebbero indirizzando verso la scelta europea.
sergey brin larry pageSERGEY BRIN LARRY PAGE

Vi sembra una supercazzola? In parte sì, in parte vuol dire che in nome di una presunta civiltà da mantenere tutto è lecito, soprattutto se dopo aver assicurato pubblicamente di non essere strutture con una direzione, ma solo piattaforme neutrali, ottenendo così di essere immuni dalle clausole della sezione 230 della Communication decency Act, la legge americana sull'editoria, nel dossier si specifica invece che il ruolo di garanti della civiltà è dovuto, essendo editor e publisher, direttori ed editori.

Alla preparazione del dossier hanno partecipato numerosi ricercatori di vari livelli e indirizzi, l’editore capo della rivista del MIT, Jason Pontin, lo scrittore di Atlantic Franklin Foer, l'accademico Kalev Leetaru, 35 osservatori culturali e 7 leader in campo culturale provenienti da 7 Nazioni di 5 continenti. Le conclusioni del dossier e dei briefing che lo hanno accompagnato vengono ora considerati parte integrante della politica di Google,
a partire dalla necessità di autocensura e di censura per poter affrontare l'espansione nel mercato cinese.

Sundar Pichai WideSUNDAR PICHAI WIDE
A continuare, si afferma che non possono essere messi sullo stesso piano i commenti delle persone normali con quelle di fonti autorevoli, come per esempio New York Times, e che queste ultime vanno privilegiate negli algoritmi.

Breitbart, rivista conservatrice molto discussa, per un certo tempo diretta da Steve Bannon, è che proprio nel dossier viene indicata come fanatica del Free Speech, che non si sa se sia un complimento a questo punto, ha pubblicato l'intero dossier ed ecco i punti salienti.

BREITBARTBREITBART
Gli utilizzatori si domandano a questo punto se l'apertura totale di Internet debba essere celebrata, e se il Free Speech sia diventato un'arma politica sociale ed economica.

Gli ideali primordiali del Free Speech su internet erano un'utopia.
Ormai Google, insieme a Twitter e Facebook, controlla la maggior parte delle comunicazioni on line.
Si porrà prima o poi il problema del rispetto della legge sulla comunicazione e la decenza dalla quale in quanto piattaforma neutrali finora sono stati esentati.

L'elezione di Donald Trump e il presunto coinvolgimento della Russia vengono individuati come i fattori che hanno eroso la fede nel Free Speech e convinto della necessità di censurare e interpretare. In modo analogo si ammette che è stata trattata l'ascesa del partito AFD tedesco, identificato senza prove come alt-right.

Secondo il dossier, razzisti misogini e oppressori avrebbero seguendo il Free Speech lo spazio di rivoluzionari e militanti e continuerebbero a violare le regole morali nascosti dietro lo scudo dell'anonimato.

Dopo aver segnalato l'ascesa online dei discorsi ispirati all'odio, il dossier cita in modo positivo e lusinghiero Sarah Jeong, nota proprio per un discorso di odio contro i maschi bianchi.
proteste contro donald trumpPROTESTE CONTRO DONALD TRUMP

Ancora, si segnala come un fatto negativo e da superare che fino ad ora internet sia stato un terreno nel quale voci autorevoli e commentatori improvvisati hanno avuto lo stesso spazio, cosa che avrebbe danneggiato un dibattito razionale.

Si accusa il presidente Trump di diffondere le teorie della cospirazione secondo le quali Google avrebbe favorito Hillary Clinton nel 2016, accusa peraltro confermata da una ricerca indipendente.

Nel ribadire infine che il diritto alla libertà di espressione e la censura il nome della civiltà sono posizioni incompatibili fra di loro, che una è la tradizione americana e l'altra è la tradizione europea, e che verso quella europea ci si sta rapidamente indirizzando, il dossier spiega che le ragioni principali sono la necessità di rispondere a mercati completamente diversi per potersi espandere nel mondo, assieme a quella di monetizzare i contenuti organizzandoli, e sottolinea che le preoccupazioni di una censura già esistente e sempre più forte su internet vengono dai media di destra, ma che si stanno espandendo e che è necessario rispondere.

Fonte: qui

venerdì 21 settembre 2018

Direttiva sul copyright: sarà vietato anche pubblicare link in questo modo

copyright Europarlamento
“Ecco perché la direttiva sul copyright è una censura”
Protesta il M5s, ma non solo: sulle barricate anche scrittori, blogger, giornalisti indipendenti
Un bavaglio all’informazione libera. Questa l’accusa più diffusa in queste ore nei confronti della direttiva sul diritto d’autore votata dall’Europarlamento.
Ad esprimere critiche è il M5s, che infatti ha votato contro, ma le voci di dissenso si alzano anche fuori dai palazzi della politica: in stato d’agitazione scrittori, blogger, giornalisti indipendenti.
La preoccupazione riguarda, in particolare, due articoli della direttiva in questione: l’11 e il 13.

La critica del M5s

Per i parlamentari M5s in commissione Attività produttive alla Camera dei deputati si tratta di “un vero e proprio blitz delle lobby che mirano a controllare la rete e dunque l’informazione”.
“Il testo votato dal Parlamento infatti – proseguono – mette a repentaglio, da un lato, la libertà di espressione e, dall’altro, il web così come abbiamo imparato a conoscerlo, cioè libero e aperto”.
Sulla stessa lunghezza d’onda i loro colleghi di partito della commissione Politiche Ue alla Camera.
“Iniziamo a chiamare le cose con il loro nome – scrivono -: la direttiva approvata oggi dal Parlamento europeo non è una riforma del copyright, ma una censura a tutti gli effetti, una scure sul principio di libertà di informazione in rete”.

Direttiva sul copyright, gli articoli 11 e 13

“In base all’articolo 11“, proseguono i portavoce M5s in commissione Politiche Ue, “neanche i link, accompagnati da una descrizione del loro contenuto, potranno più essere pubblicati senza pagare i diritti agli editori per il loro uso.
Mentre l’articolo 13 va ancora oltre nel disegnare uno scenario orwelliano: la gran parte delle piattaforme web avrà il potere di esercitare un controllo preventivo sui contenuti caricati dagli utenti”.
E’ chiaro cosa si nasconde dietro la giustificazione della difesa del diritto d’autore: il via libera alle grandi multinazionali di decidere cosa una persona può o non può pubblicare. In definitiva, cosa può sapere, condividere e cosa no.
Il MoVimento 5 Stelle è per la difesa del diritto d’autore, e infatti abbiamo presentato un emendamento alla direttiva che affronta la questione, ma in modo completamente diverso e più giusto. Ci opporremo fino alla fine a questa norma indecente che sfrutta la maschera del copyright per tradire la vera essenza di Internet“.

Reato d’opinione?

Lancia l’allarme la giornalista e scrittrice Enrica Perucchietti, che già in passato si è distinta per il suo lavoro di indagine su cosa si nasconderebbe dietro la battaglia contro le fake news.
Parlando a Lo Speciale dell’art. 13, la scrittrice ritiene che sia “un ulteriore tassello inserito all’interno di una battaglia molto più ampia, mirata ad imporre una sorta di censura, e che si è già manifestata per altro con l’allarme lanciato mesi fa sulle fake news.
In realtà si starebbe cercando, con una forte accelerazione registrata soprattutto negli ultimi due anni, di bloccare l’informazione alternativa.
Ci sono state infatti delle situazioni che sono completamente sfuggite alle maglie del potere; è avvenuto con la Brexit, è avvenuto con Trump, è avvenuto in Italia con la sconfitta al referendum costituzionale e alle elezioni del 4 marzo scorso”.
La Perucchietti vede “un tentativo di restringere sempre di più le maglie del web per arrivare infine all’introduzione di un vero e proprio reato di opinione”.

Un modo per fermare i populisti?

Scrittore e blogger, nonché biologo, è Enzo Pennetta, il quale, intervistato sempre da Lo Speciale, lancia un appello ai due partiti oggi al governo in Italia, i quali hanno tratto beneficio elettorale dal web.
“Sia la Lega che il Movimento 5 Stelle sono oggi al governo proprio grazie alla contro informazione e alla libertà di internet.
Sarebbe un suicidio politico non impegnarsi perché questa legge non passi. Spero si battono con tutte le loro forze”, afferma.
Il prof. Paolo Becchi, ritenuto fino al 2015 l’ideologo del M5s, ritiene a Lo Speciale giusto censurare “espressioni di odio razziale o di istigazione alla violenza”, afferma tuttavia che “oggi vogliono mettere il bavaglio ai social soltanto perché sanno che la forza dei populisti sta proprio lì.
E lo stanno facendo oggi a pochi mesi dalle elezioni europee. Saranno coincidenze? Non credo proprio”. Fonte: interris