9 dicembre forconi: direttiva
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venerdì 21 settembre 2018

Direttiva sul copyright: sarà vietato anche pubblicare link in questo modo

copyright Europarlamento
“Ecco perché la direttiva sul copyright è una censura”
Protesta il M5s, ma non solo: sulle barricate anche scrittori, blogger, giornalisti indipendenti
Un bavaglio all’informazione libera. Questa l’accusa più diffusa in queste ore nei confronti della direttiva sul diritto d’autore votata dall’Europarlamento.
Ad esprimere critiche è il M5s, che infatti ha votato contro, ma le voci di dissenso si alzano anche fuori dai palazzi della politica: in stato d’agitazione scrittori, blogger, giornalisti indipendenti.
La preoccupazione riguarda, in particolare, due articoli della direttiva in questione: l’11 e il 13.

La critica del M5s

Per i parlamentari M5s in commissione Attività produttive alla Camera dei deputati si tratta di “un vero e proprio blitz delle lobby che mirano a controllare la rete e dunque l’informazione”.
“Il testo votato dal Parlamento infatti – proseguono – mette a repentaglio, da un lato, la libertà di espressione e, dall’altro, il web così come abbiamo imparato a conoscerlo, cioè libero e aperto”.
Sulla stessa lunghezza d’onda i loro colleghi di partito della commissione Politiche Ue alla Camera.
“Iniziamo a chiamare le cose con il loro nome – scrivono -: la direttiva approvata oggi dal Parlamento europeo non è una riforma del copyright, ma una censura a tutti gli effetti, una scure sul principio di libertà di informazione in rete”.

Direttiva sul copyright, gli articoli 11 e 13

“In base all’articolo 11“, proseguono i portavoce M5s in commissione Politiche Ue, “neanche i link, accompagnati da una descrizione del loro contenuto, potranno più essere pubblicati senza pagare i diritti agli editori per il loro uso.
Mentre l’articolo 13 va ancora oltre nel disegnare uno scenario orwelliano: la gran parte delle piattaforme web avrà il potere di esercitare un controllo preventivo sui contenuti caricati dagli utenti”.
E’ chiaro cosa si nasconde dietro la giustificazione della difesa del diritto d’autore: il via libera alle grandi multinazionali di decidere cosa una persona può o non può pubblicare. In definitiva, cosa può sapere, condividere e cosa no.
Il MoVimento 5 Stelle è per la difesa del diritto d’autore, e infatti abbiamo presentato un emendamento alla direttiva che affronta la questione, ma in modo completamente diverso e più giusto. Ci opporremo fino alla fine a questa norma indecente che sfrutta la maschera del copyright per tradire la vera essenza di Internet“.

Reato d’opinione?

Lancia l’allarme la giornalista e scrittrice Enrica Perucchietti, che già in passato si è distinta per il suo lavoro di indagine su cosa si nasconderebbe dietro la battaglia contro le fake news.
Parlando a Lo Speciale dell’art. 13, la scrittrice ritiene che sia “un ulteriore tassello inserito all’interno di una battaglia molto più ampia, mirata ad imporre una sorta di censura, e che si è già manifestata per altro con l’allarme lanciato mesi fa sulle fake news.
In realtà si starebbe cercando, con una forte accelerazione registrata soprattutto negli ultimi due anni, di bloccare l’informazione alternativa.
Ci sono state infatti delle situazioni che sono completamente sfuggite alle maglie del potere; è avvenuto con la Brexit, è avvenuto con Trump, è avvenuto in Italia con la sconfitta al referendum costituzionale e alle elezioni del 4 marzo scorso”.
La Perucchietti vede “un tentativo di restringere sempre di più le maglie del web per arrivare infine all’introduzione di un vero e proprio reato di opinione”.

Un modo per fermare i populisti?

Scrittore e blogger, nonché biologo, è Enzo Pennetta, il quale, intervistato sempre da Lo Speciale, lancia un appello ai due partiti oggi al governo in Italia, i quali hanno tratto beneficio elettorale dal web.
“Sia la Lega che il Movimento 5 Stelle sono oggi al governo proprio grazie alla contro informazione e alla libertà di internet.
Sarebbe un suicidio politico non impegnarsi perché questa legge non passi. Spero si battono con tutte le loro forze”, afferma.
Il prof. Paolo Becchi, ritenuto fino al 2015 l’ideologo del M5s, ritiene a Lo Speciale giusto censurare “espressioni di odio razziale o di istigazione alla violenza”, afferma tuttavia che “oggi vogliono mettere il bavaglio ai social soltanto perché sanno che la forza dei populisti sta proprio lì.
E lo stanno facendo oggi a pochi mesi dalle elezioni europee. Saranno coincidenze? Non credo proprio”. Fonte: interris

sabato 19 maggio 2018

GUERRA ALLA PLASTICA – L’UNIONE EUROPEA VARA UNA DIRETTIVA PER LA RIDUZIONE DELL'INQUINAMENTO


SARANNO FUORI LEGGE COTTON FIOC, PIATTI E BICCHIERI DI PLASTICA E I PRODUTTORI DOVRANNO OCCUPARSI DEI COSTI DI RACCOLTA E SMALTIMENTO 

ALLA FINE A RIMETTERCI SARANNO I CONSUMATORI, COME AL SOLITO


Piatti e posate di plastica messi al bando, riduzione dei recipienti usa e getta per alimenti, produttori di imballaggi costretti a pagare il costo dello smaltimento, annunci sopra gli imballaggi sui pericoli dell'inquinamento da plastica, tappi dei contenitori di bevande che rimangono attaccati per non andare dispersi.

plastica 1PLASTICA 
Sono le misure principali previste nella direttiva sulla riduzione dell'inquinamento da plastica, che la Commissione europea presenterà a fine maggio. La bozza del provvedimento è stata diffusa dal sito di informazioni sulla Ue Euractiv.
plastica 2PLASTICA 








La direttiva prevede la messa fuori legge di alcuni prodotti in plastica: cotton fioc, piatti e posate usa e getta, cannucce, bastoncini per mescolare le bevande, bastoncini dei palloncini gonfiabili. Questi prodotti potranno essere sostituiti con altri di materiali diversi dalla plastica.

inquinamento plasticaINQUINAMENTO PLASTICA
La Commissione vuole poi ridurre significativamente entro 6 anni l'utilizzo di recipienti rigidi per alimenti pronti al consumo, con o senza coperchio, e di bicchieri monouso. Gli stati potranno fissare obiettivi di riduzione o imporre che non siano offerti gratis.

inquinamento plastica 2INQUINAMENTO PLASTICA 







La bozza di direttiva impone il principio della responsabilità estesa del produttore per lo smaltimento di una serie di oggetti: contenitori per cibo rigidi o flessibili, contenitori per bevande, bicchieri, sigarette con filtro, assorbenti, salviette umidificate, palloncini, sacchetti di plastica, reti da pesca.
inquinamento plastica 1INQUINAMENTO PLASTICA 

In pratica, il produttore deve coprire il costo di raccolta, trasporto e trattamento di questi rifiuti, oltre che della pulizia delle coste e dei mari.

I contenitori di plastica per bevande dovranno essere fatti in modo che i tappi restino attaccati al contenitore stesso, per evitare la dispersione.
BOTTIGLIE DI PLASTICABOTTIGLIE DI PLASTICA





Alcuni prodotti dovranno portare sugli imballaggi informazioni sugli effetti negativi dei rifiuti di plastica, come avviene sulle sigarette: assorbenti, salviette umidificate e palloncini.

Fonte: qui

martedì 27 marzo 2018

LA NUOVA DIRETTIVA DELLA COMMISSIONE EUROPEA TRASFORMA I COMMERCIALISTI IN “SPIE” DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

IN CHE MODO? OBBLIGANDOLI PER LEGGE A COMUNICARE GLI “SCHEMI DI PIANIFICAZIONE FISCALE AGGRESSIVA” PREDISPOSTI PER I LORO CLIENTI 

ECCO COSA PUO’ ACCADERE…

Andrea Bassi per “il Messaggero”

EVASIONE FISCALEEVASIONE FISCALE
Il grido di allarme è arrivato, per ora inascoltato, anche al Tesoro. I commercialisti rischiano di trasformarsi in sceriffi del Fisco. Questo potrebbe essere l'effetto della direttiva della Commissione europea approvata qualche giorno fa, il 13 marzo scorso, dall'Ecofin. Lo scopo delle nuove norme europee è nobile: impedire le evasioni fiscali transfrontaliere, quelle, per intendersi, che hanno reso famosi alcuni schemi messi in atto per esempio dalle multinazionali del web come il «double irish», che ha permesso a società come Apple di pagare pochi spiccioli di tasse a fronte di fatturati miliardari.

Solo che per raggiungere lo scopo, l'Europa ha deciso di trasformare tutti i consulenti fiscali, commercialisti in testa, in spie delle Agenzie delle Entrate dei vari paesi. In che modo? Obbligandoli per legge a comunicare gli «schemi di pianificazione fiscale aggressiva» predisposti per i loro clienti.
evasione-fiscaleEVASIONE-FISCALE

LE CONTRADDIZIONI
Il primo problema è che la definizione di pianificazione fiscale aggressiva è molto lasca, e dunque i commercialisti, ma anche gli altri consulenti fiscali, come gli avvocati tributaristi, si potrebbero trovare nelle condizioni di dover comunicare molte operazioni messe a punto per i loro clienti.

Nel documento inviato prima dell'approvazione della direttiva al ministero del Tesoro, il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti, ha sottolineato, per esempio, come l'Ace, l'aiuto alla crescita economica, una misura per incentivare gli investimenti voluta dal governo italiano, venga considerata dalla Commissione europea una pratica aggressiva.
EVASIONE FISCALEEVASIONE FISCALE

Ma il punto sostanziale è un altro. «Obbligare le persone a comunicare alle pubbliche autorità l'esistenza di atti o fatti illegali», si legge nel documento del Consiglio Nazionale dei commercialisti, «è il sogno di ogni governo». Se da un lato è vero che «informatori volontari» sono normalmente previsti dalla legge, e anche protetti, come nel caso dei whistleblowers, dall'altro l'obbligo di denuncia, soggetto a sanzioni penali in caso di violazione, «non è frequente anche in relazione a situazioni che sono chiaramente particolarmente gravi». Nemmeno in caso di rapina a mano armata o di rapimento esiste un obbligo di denuncia, ricorda il documento del Consiglio nazionale.

«Sul fine della proposta di direttiva», spiega Alessandro Solidoro, consigliere nazionale dei commercialisti con delega alle attività internazionali, «siamo tutti d'accordo. Che le tasse vadano pagate dove il reddito viene prodotto», sottolinea, «è un principio fondamentale». Il problema, secondo Solidoro, è un altro.

Agenzia delle entrateAGENZIA DELLE ENTRATE
«Il legislatore», spiega, «ha scritto la normativa avendo in testa le grandi società di consulenza, che spesso giocano su due tavoli: quello di consulenti dei governi per scrivere le legislazioni fiscali, e quello di consulenti delle multinazionali». In alcuni, anche clamorosi, si legge ancora nel documento del Consiglio Nazionale dei commercialisti, gli schemi elusivi derivavano da aiuti di Stato, e quindi già noti all'autorità competente alla quale dovrebbero essere comunicati.

LE CONSEGUENZE
Ma quali sono concretamente le controindicazioni per i commercialisti di questo obbligo di delazione? Innanzitutto, spiegano, i loro clienti potrebbero essere preoccupati di confidare la loro situazione complessiva effettiva, così inducendoli in errore. Cosa accadrebbe poi, se la segnalazione fosse considerata falsa o inutile? Ci potrebbero essere delle ritorsioni legali da parte degli stessi clienti.
logo agenzia delle entrateLOGO AGENZIA DELLE ENTRATE

Qualcuno rischierebbe di finire a processo senza aver violato la legge. Insomma, «un obbligo di comunicazione soggetto a sanzione», spiegano, «trasformerebbe un privato e onesto cittadino in un pubblico ufficiale, col rischio che molti (in buona o cattiva fede) potrebbero denunciare altri per il solo fatto di non averne ricevuto una buona impressione, o per limitare le proprie responsabilità». Senza contare che i clienti potrebbero rivolgersi a studi di Paesi extracomunitari che non hanno lo stesso obbligo di segnalazione. «La Svizzera», osserva Solidoro, «dista solo 74 chilometri dal mio ufficio». Molto a questo punto dipenderà da come l'Italia recepirà la direttiva, che dovrà diventare legge entro il 2019.

Fonte: qui