9 dicembre forconi: Europarlamento
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mercoledì 18 settembre 2019

LA PLENARIA DEL PARLAMENTO EUROPEO HA APPROVATO LA NOMINA DI CHRISTINE LAGARDE ALLA GUIDA DELLA BCE: 394 FAVOREVOLI, 206 I CONTRARI, 49 LE ASTENSIONI

IL PARERE NON E’ VINCOLANTE: LA DECISIONE SPETTERÀ AL CONSIGLIO EUROPEO A OTTOBRE 
I GRILLINI SI SONO ASTENUTI, A FAVORE IL PD, CONTRARI LEGA E FRATELLI D’ITALIA…

CHRISTINE LAGARDECHRISTINE LAGARDE
La plenaria del Parlamento europeo ha approvato, con un voto a scrutinio segreto la nomina di Christine Lagarde alla guida della Bce. I sì sono stati 394, 206 i contrari, 49 le astensioni. La ex direttrice generale del Fmi (Fondo monetario internazionale) prenderà il posto di Mario Draghi al vertice dell’istituto di Francoforte dal primo novembre.
Il Parlamento esprime un parere non vincolante sull’idoneità o meno di un candidato a ricoprire il ruolo di presidente della Banca centrale europea, mentre la decisione finale spetta dal Consiglio europeo, che comprende i capi di stato e di governo europei, a cui verrà sottoposta la candidatura dell’economista francese a ottobre.

Partiti italiani in ordine sparso
christine lagarde ian bremmerCHRISTINE LAGARDE IAN BREMMER
I partiti italiani presenti all’Europarlamento hanno affrontato la questione della candidatura di Lagarde ognuno a modo proprio. Gli eurodeputati del M5S si sono astenuti durante il voto sulla nomina di Christine Lagarde alla presidenza della Banca Centrale europea. A favore invece si sono espressi i deputati del Pd. Contraria anche la Lega. «Fratelli d’Italia ha votato contro la nomina di Christine Lagarde a Presidente della Banca Centrale Europea. Una nomina che è frutto dell’accordo franco-tedesco che ha portato all’elezione di Ursula Von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea in sostanziale continuità con l’esecutivo precedente». Così si legge nella nota firmata dagli europarlamentari di Fdi.
matteo salvini giorgia meloni 2MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

L’astensione del M5S
«Abbiamo provato con tutte le nostre forze a trovare anche soltanto un motivo per poter sostenere la nomina di Lagarde a presidente della Bce, senza successo purtroppo», ha dichiarato Piernicola Pedicini, eurodeputato pentastellato, annunciando l’astensione del M5S alla nomina di Christine Lagarde alla presidenza della Banca Centrale europea. «Lagarde si è resa corresponsabile di tutte quelle politiche che hanno fatto aumentare a dismisura il debito nell’Ue solo per salvare le banche private tedeschi e francesi in primo luogo. Una volta che quel debito pubblico è cresciuto a dismisura si sono giustificate quelle politiche di austerità che poi sono diventate le riforme strutturali che prima ha citato Dombrovskis la compressione dei salari, tagli dei servizi, tagli delle pensioni».
MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTEMARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

Lega vota contro
«Negli anni passati tutta l’azione della politica monetaria della Bce si è rivelata essere fallimentare, non si è riusciti a trasmettere quest’enorme capacità di liquidità all’economia reale», ha detto l’eurodeputato leghista, Antonio Rinaldi. «Gli imprenditori di tutt’Europa non hanno goduto dell’enorme massa di liquidità, anche ad esempio con il quantitative easing. Poco importa se i tassi sono zero o addirittura negativi, gli imprenditori di tutta Europa hanno bisogno di aver prontamente accesso al credito. La signora Lagarde nell’audizione alla commissione affari economici non ha saputo dare risposte a questa domanda. Le azioni della Bce servono a salvare l’euro, ma non le imprese di tutta l’Europa», ha concluso Rinaldi dichiarando il voto negativo dei deputati leghisti.

Fonte: qui

giovedì 14 febbraio 2019

Conte processato in Ue: “Quando smetterà di essere il burattino di Salvini e Di Maio?”

Isolato. Non ascoltato. Attaccato. È una giornata difficile, quella in Europa, per il premier Giuseppe Conte, sottoposto a un fuoco di fila da parte dei leader dei partiti nella plenaria del Parlamento europeo.
Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)
Conte poco prima aveva parlato di tutto: l’identità europea, la contrapposizione del popolo e delle élites, suo cavallo di battaglia, la manovra economica italiana, la riforma Dublino sulla questione migranti. Un lungo discorso caduto nel silenzio di un’Aula semivuota. I leader europei avevano un’altra idea.
L’affondo dei Popolari
Il primo attacco arriva dal Ppe. «Sul Venezuela, Guaidó ha chiesto all’Italia di riconoscerlo. Io penso che dovreste rispondergli se pensate che debba esserci un approccio comune europeo» dice il leader dei Popolari, Manfred Weber. Questione squisitamente politica, viste le divisioni tra le due principali forze della maggioranza giallo verde. A cui subito si associa quella economica: «L’Italia è il Paese che cresce meno in Europa e il cui governo non riesce a mettersi d’accordo nemmeno su un progetto già approvato come la Tav - dichiara Weber - Il vostro governo non è disposto a fare riforme e ha un debito che cresce sempre di più. Gli investimenti europei sono problematici in Italia: non c’è crescita e questa è una vostra responsabilità, non di altri». Sui migranti, il Parlamento ha detto la sua (era stata votata la riforma Dublino, ma non da Lega e M5S) e ancora: «Qui non ci sono élite, qui ognuno rappresenta il suo popolo, ma se tutti parlano forte si fa solo rumore».
I socialisti a muso duro
È la volta di Udo Bullmann, leader dei socialisti europei. Di recente è stato a Catania, per la crisi della Sea Watch. E da lì parte: «Non è questa l’Italia che conosciamo, l’Italia che conosciamo è quella di Spinelli» dice il leader europeo. «Il vostro governo deve smettere di mostrare questo volto disumano». Bullmann si dice preoccupato quando il governo di un Paese fondatore «porta l’Italia verso un isolamento politico ed economico crescente. Vediamo che la vostra economia sta andando verso la recessione e che la produzione industriale sta diminuendo». Nel frattempo, però, c’è «un’escalation senza senso tra Francia e Italia da cui nessuno uscirà vincitore».
Burattino di Salvini e Di Maio
L’attacco più pesante, però, arriva da Guy Verhofstadt, leader dei Liberali dell’Alde: «Mi domando per quanto tempo ancora lei sarà il burattino mosso da Salvini e Di Maio» dice rivolgendosi direttamente a Conte. Il suo intervento è interamente in italiano. «Parlo in italiano, io sono innamorato dell’Italia - ha detto Verhofstadt - , per me è più di un Paese, è un’intera civiltà, l’Italia è dove è nata la nostra civiltà europea. Per questo oggi mi fa male vedere la sua degenerazione politica, che non è iniziata un anno fa, ma 20 anni fa. Questo bellissimo Paese è diventato da Paese fondatore dell’Europa a fanalino di coda dell’Unione». Quindi un altro attacco sulla questione Venezuela: «Il governo italiano ha impedito all’Ue di essere unita contro Nicolas Maduro e di riconoscere Juan Guaidò. Lo sa bene perché, perché siete sotto la pressione del Cremlino, questa è la verità».
La replica di Conte: “Offesi me e gli italiani”

L’attacco è tanto violento da far infuriare il premier. Conte è chiaramente stizzito quando dichiara: «Alcuni interventi non andrebbero commentati, perché hanno pensato di offendere non solo il sottoscritto ma l’intero popolo che rappresento». Quella di Conte è una chiamata alle armi. «Io burattino non lo sono. Interpreto e sono orgoglioso di rappresentare un intero popolo e di interpretare la voglia di cambiamento del popolo italiano e di sintetizzare una linea politica di un governo che non risponde alle lobby. Forse i burattini sono coloro che rispondono a lobby e comitati d’affari». Arriva anche il vicepremier Salvini a dare manforte: «Che alcuni burocrati europei, complici del disastro di questi anni, si permettano di insultare il presidente del consiglio, il governo e il popolo italiano, è davvero vergognoso». Il popolo viene ancora una volta tirato in ballo, a mo’ di scudo.
Fonte: qui

venerdì 21 settembre 2018

Direttiva sul copyright: sarà vietato anche pubblicare link in questo modo

copyright Europarlamento
“Ecco perché la direttiva sul copyright è una censura”
Protesta il M5s, ma non solo: sulle barricate anche scrittori, blogger, giornalisti indipendenti
Un bavaglio all’informazione libera. Questa l’accusa più diffusa in queste ore nei confronti della direttiva sul diritto d’autore votata dall’Europarlamento.
Ad esprimere critiche è il M5s, che infatti ha votato contro, ma le voci di dissenso si alzano anche fuori dai palazzi della politica: in stato d’agitazione scrittori, blogger, giornalisti indipendenti.
La preoccupazione riguarda, in particolare, due articoli della direttiva in questione: l’11 e il 13.

La critica del M5s

Per i parlamentari M5s in commissione Attività produttive alla Camera dei deputati si tratta di “un vero e proprio blitz delle lobby che mirano a controllare la rete e dunque l’informazione”.
“Il testo votato dal Parlamento infatti – proseguono – mette a repentaglio, da un lato, la libertà di espressione e, dall’altro, il web così come abbiamo imparato a conoscerlo, cioè libero e aperto”.
Sulla stessa lunghezza d’onda i loro colleghi di partito della commissione Politiche Ue alla Camera.
“Iniziamo a chiamare le cose con il loro nome – scrivono -: la direttiva approvata oggi dal Parlamento europeo non è una riforma del copyright, ma una censura a tutti gli effetti, una scure sul principio di libertà di informazione in rete”.

Direttiva sul copyright, gli articoli 11 e 13

“In base all’articolo 11“, proseguono i portavoce M5s in commissione Politiche Ue, “neanche i link, accompagnati da una descrizione del loro contenuto, potranno più essere pubblicati senza pagare i diritti agli editori per il loro uso.
Mentre l’articolo 13 va ancora oltre nel disegnare uno scenario orwelliano: la gran parte delle piattaforme web avrà il potere di esercitare un controllo preventivo sui contenuti caricati dagli utenti”.
E’ chiaro cosa si nasconde dietro la giustificazione della difesa del diritto d’autore: il via libera alle grandi multinazionali di decidere cosa una persona può o non può pubblicare. In definitiva, cosa può sapere, condividere e cosa no.
Il MoVimento 5 Stelle è per la difesa del diritto d’autore, e infatti abbiamo presentato un emendamento alla direttiva che affronta la questione, ma in modo completamente diverso e più giusto. Ci opporremo fino alla fine a questa norma indecente che sfrutta la maschera del copyright per tradire la vera essenza di Internet“.

Reato d’opinione?

Lancia l’allarme la giornalista e scrittrice Enrica Perucchietti, che già in passato si è distinta per il suo lavoro di indagine su cosa si nasconderebbe dietro la battaglia contro le fake news.
Parlando a Lo Speciale dell’art. 13, la scrittrice ritiene che sia “un ulteriore tassello inserito all’interno di una battaglia molto più ampia, mirata ad imporre una sorta di censura, e che si è già manifestata per altro con l’allarme lanciato mesi fa sulle fake news.
In realtà si starebbe cercando, con una forte accelerazione registrata soprattutto negli ultimi due anni, di bloccare l’informazione alternativa.
Ci sono state infatti delle situazioni che sono completamente sfuggite alle maglie del potere; è avvenuto con la Brexit, è avvenuto con Trump, è avvenuto in Italia con la sconfitta al referendum costituzionale e alle elezioni del 4 marzo scorso”.
La Perucchietti vede “un tentativo di restringere sempre di più le maglie del web per arrivare infine all’introduzione di un vero e proprio reato di opinione”.

Un modo per fermare i populisti?

Scrittore e blogger, nonché biologo, è Enzo Pennetta, il quale, intervistato sempre da Lo Speciale, lancia un appello ai due partiti oggi al governo in Italia, i quali hanno tratto beneficio elettorale dal web.
“Sia la Lega che il Movimento 5 Stelle sono oggi al governo proprio grazie alla contro informazione e alla libertà di internet.
Sarebbe un suicidio politico non impegnarsi perché questa legge non passi. Spero si battono con tutte le loro forze”, afferma.
Il prof. Paolo Becchi, ritenuto fino al 2015 l’ideologo del M5s, ritiene a Lo Speciale giusto censurare “espressioni di odio razziale o di istigazione alla violenza”, afferma tuttavia che “oggi vogliono mettere il bavaglio ai social soltanto perché sanno che la forza dei populisti sta proprio lì.
E lo stanno facendo oggi a pochi mesi dalle elezioni europee. Saranno coincidenze? Non credo proprio”. Fonte: interris