9 dicembre forconi: Agrigento
Visualizzazione post con etichetta Agrigento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Agrigento. Mostra tutti i post

sabato 9 novembre 2019

CERCAVANO MESSINA E HANNO TROVATO NICOSIA

IL LEGAME DELL'EX COLLABORATORE DELLA DEPUTATA OCCHIONERO COI FEDELISSIMI DI MESSINA DENARO. E I COLLEGAMENTI CON COSA NOSTRA AMERICANA. È NELLA CACCIA ALL'ULTIMO SUPERLATITANTE DI COSA NOSTRA CHE LA PROCURA DI PALERMO SI È IMBATTUTA NELL'ATTIVISTA RADICALE
M.Bova e G.Pipitone per www.ilfattoquotidiano.it

antonello nicosiaANTONELLO NICOSIA
Cercavano Matteo Messina Denaro. Legami, tracce, spiragli che dai clan di Agrigento potessero condurre alla latitanza del boss di Castelvestrano. E invece si sono imbattuti in Antonello Nicosia, attivista radicale, sedicente professore di “storia della mafia” all’Università di Santa Barbara in California, e soprattutto collaboratore della deputata Giuseppina Occhionero. È nella caccia all’ultimo superlatitante di Cosa nostra che gli investigatori della procura di Palermo sono arrivati a ordinare il fermo dell’uomo che definiva “primo ministro” il boss di Cosa nostra.

E addirittura invocava la protezione di “san Matteo” (riferendosi sempre a Messina Denaro ndr) nei messaggi vocali inviati alla parlamentare di Liberi e Uguali, recentemente passata con i renziani di Italia Viva. Una collaborazione, quella con Occhionero, che garantiva a Nicosia di accedere ai penitenziari e incontrare autorevoli boss di Cosa nostra. Padrini reclusi ai quali portava i messaggi dei clan.

MESSINA DENARO ANTONELLO NICOSIAMESSINA DENARO ANTONELLO NICOSIA
L’alta mafia – Secondo i pm, infatti, Nicosia, l’uomo che era stato eletto al congresso nazionale dei Radicali, l’attivista che conduceva su un’emittente locale una trasmissione sui diritti dei detenuti (si chiamava, non senza fantasia, “Mezz’ora d’aria“), aveva una doppia vita. Era “pienamente inserito nell’associazione mafiosa“, scrivono i pm Francesca Dessì e Geri Ferrara nel provvedimento di fermo. A certificarlo sono le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Guido, che documentano il rapporto strettissimo con il boss di Sciaccia Accursio Dimino, braccio destro del padrino Salvatore Di Gangi e in passato addirittura socio di Massimo Maria Berruti, ex finanziere, poi avvocato della Fininvest di Silvio Berlusconi e quindi deputato di Forza Italia.

MATTEO MESSINA DENAROMATTEO MESSINA DENARO
Ma non solo. Perché l’inchiesta della procura di Palermo conduce direttamente ai fedelissimi di Messina Denaro. Gli investigatori del Ros dei carabinieri e della Guardia di Finanza hanno fotografato un summit con due uomini storicamente vicinissimi all’ultima primula rossa delle stragi. E pure un legame stretto con Cosa nostra americana, ancora attivissima e legatissima alla terra nati. Insomma, stando alle carte dell’inchiesta, quelli frequentati da Nicosia non erano balordi di strada, ma mafiosi di rango. D’altra parte l’attivista radicale diventato collaboratore della deputata Occhionero aveva alle spalle una condanna a dieci anni e mezzo per spaccio di stupefacenti. Ma andiamo con ordine.

Il summit con gli uomini di Matteo – È il 14 febbraio del 2019 e a Porto Empedocle Nicosia incontra Giuseppe Fontana, detto Rocky. Un personaggio molto importante nella storia del clan di Castelvetrano: scarcerato nel 2013 dopo vent’anni di carcere, è legato a Messina Denaro da un’amicizia stretta fin da quando erano bambini. Negli anni ’90 Rocky Fontana era considerato l’armiere del clan: in una delle sentenze che lo riguardano è accertato che importava dall’estero mitragliatori Kalashnikov e Uzi.

Con Fontana e Nicosia c’era anche Fabrizio Messina, fratello di Gerlandino, capomafia dell’Agrigentino arrestato da latitante nel 2010. Piazzati a poca distanza c’erano gli uomini del Ros dei carabinieri, armati di fotocamera. “Il dato che deve assolutamente evidenziarsi è che lo spessore mafioso dei soggetti che si incontravano lasciava certamente intendere che detta riunione aveva ad oggetto argomenti mafiosi di natura interprovinciale posto che, a parteciparvi, erano un importante uomo d’onore di Castelvetrano e un altrettanto importante uomo d’onore di Porto Empedocle”, annotano i pm.
MATTEO MESSINA DENAROMATTEO MESSINA DENARO

L’amico di Castelvetrano – Il lavoro degli investigatori è difficoltoso: più che docente o attivista per i diritti dei detenuti, infatti, Nicosia si comporta da ricercato. “Questi dove li lasciamo”, chiedeva prima di un altro incontro, riferendosi ai cellulari. Nicosia era preparatissimo anche sui tempi dei decreti per piazzare le microspie ambientali: “Io ogni mese cambio la macchina” perché “ci vogliono 45 giorni prima per l’autorizzazione e io gliela vado a lasciare prima”. Anche nel summit di Porto Empedocle gli inquirenti riescono a intercettare pochi dialoghi: a un certo punto fotografano Fontana mentre si prende la briga di lasciare il telefono a bordo della sua auto, prima di rimettersi a discutere con gli altri.

antonello nicosiaANTONELLO NICOSIA
“Ma l’amico vostro a Castelvetrano è? A lui non gli si deve dire? A lui si deve dare il giusto”, diceva Messina, in una delle poche frasi registrate. L’amico di Castelvetrano è chiaramente Messina Denaro. “Gli si deve dare quello che il giusto … quello che”, era la risposta dell’attivista radicale. “La possibilità per il Nicosia di interloquire con associati mafiosi su una questione di natura economica, che rivestiva evidentemente enorme importanza per il sodalizio, e i riferimenti fatti alla destinazione di somme all’amico di Castelvetrano, rivela ancora una volta il pieno inserimento dell’indagato nell’associazione Cosa nostra”.

Fonte: qui

lunedì 3 settembre 2018

UN SEDICENNE OSPITE DI UNA COMUNITÀ IN PROVINCIA DI AGRIGENTO MASSACRATO DI BOTTE: “RITORNATENE NEL TUO PAESE”

INSULTI, SPUTI E MINACCE: L’AGGRESSORE L’HA COLPITO CON UNA SPORTELLATA IN FACCIA, POI A PUGNI E CALCI 
IL RAGAZZO È IN OSPEDALE CON UNA CONTUSIONE A UN TESTICOLO E UNA FERITA AL GINOCCHIO, OGGI SARÀ…

Un migrante sedicenne, da un anno in Italia e ospite di una comunità di seconda accoglienza per minorenni non accompagnati di Raffadali (Ag), è stato aggredito a calci e pugni. Inequivocabile la frase che gli è stata gridata contro: "Ritornatene nel tuo paese". Il ragazzo, ieri pomeriggio, è finito al pronto dell'ospedale S.Giovanni di Dio di Agrigento dove è stato ricoverato.

I medici gli hanno diagnosticato una contusione ad un testicolo e una ferita ad un ginocchio. Oggi verrà formalizzata una denuncia ai carabinieri che sono, però, già a conoscenza dell'episodio.

"Raffadali è un Comune che lo ha accolto con amore e grande disponibilità all'integrazione. In questi mesi, grazie al suo bel carattere il ragazzo, ha conosciuto tanti suoi coetanei raffadalesi - ha raccontato Giovanni Mossuto: uno dei responsabili della struttura d'accoglienza di cui l'adolescente è ospite - .
RAFFADALIRAFFADALI


Malgrado questo, in questi mesi lui e gli altri ospiti della comunità sono stati oggetto di insulti, sputi e minacce da parte di un razzista. Ora, probabilmente sentendosi legittimato da un clima che tutti avvertiamo, lo ha aggredito prima con una sportellata in faccia e poi a pugni e calci". Il sindaco del paese, Silvio Cuffaro, ha espresso solidarietà al ragazzo. Condanna al gesto e solidarietà al minore sono stata espresse anche dal Pd di Raffadali.

Fonte: qui

sabato 25 agosto 2018

IL PM DI AGRIGENTO AL VIMINALE PER INTERROGARE I FUNZIONARI, IL MINISTRO: "PERCHÉ NON PARTE DA ME? SE QUESTO MAGISTRATO VUOLE CAPIRE QUALCOSA GLI CONSIGLIO DI EVITARE I PASSAGGI INTERMEDI”

IL NODO DA SCIOGLIERE RESTA QUESTO: CHI ORDINÒ ALLA DICIOTTI DI RESTARE AL LARGO?

Felice Cavallaro per il Corriere della Sera

Dopo la trasferta a Catania di mercoledì scorso per una improvvisa ispezione a bordo del pattugliatore Diciotti dove ha trovato decine di migranti «malati e colpiti da scabbia», il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio vola oggi a Roma per ascoltare una sfilza di «persone informate sui fatti» al ministero dell' Interno e al quartier generale della Guardia costiera.

migranti a bordo della diciottiMIGRANTI A BORDO DELLA DICIOTTI
Comincerà stamane con il prefetto alla guida del Dipartimento per le libertà civili del Viminale e con il suo vice. Poi una serie di funzionari e di alti ufficiali. Gli stessi che avrebbero smistato sia l' ordine di non fare attraccare il natante con 190 disperati a Lampedusa sia la direttiva di vietare lo sbarco una volta arrivati a Catania dove è in corso una sorta di estenuante braccio di ferro fra il ministro Salvini e l' Europa.

Ed è proprio il ruolo del vicepresidente del Consiglio che finisce per campeggiare sull' intera vicenda sfociata nell' indagine «contro ignoti» per sequestro di persona e arresto illegittimo, oltre che per un eventuale abuso di ufficio. I colloqui di Patronaggio dovranno infatti accertare o escludere che ordini e direttive siano partiti proprio dal capo del Viminale, ovvero da altri esponenti di governo come il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, competente sulla gestione dei porti. Da non dimenticare però che lo stesso Salvini ha ammesso e rivendicato le scelte e gli ordini impartiti.

matteo salvini con l'ambulante moussa mbayeMATTEO SALVINI CON L'AMBULANTE MOUSSA MBAYE
Addirittura dicendo di essere lui «l' ignoto», con una sfida non raccolta da chi ad Agrigento intende attenersi «solo a carte e testimonianze dirette».

Attento a non lasciarsi trascinare nella polemica politica, Patronaggio si affida allo studio dei report sanitari raccolti sulla Diciotti, alle dichiarazioni dell' equipaggio e agli sfoghi dei mediatori. Tutto materiale analizzato ieri mattina ad Agrigento dove è stata avviata una prima fase di verbalizzazioni finalizzate a ricostruire tempi e modalità con cui gli ordini sono arrivati e sono stati eseguiti. Con altri interrogatori di funzionari di prefettura e di ufficiali dislocati nei terminali siciliani. Un modo per ricostruire un quadro che oggi farà da base ai colloqui romani.

Fonte: qui

giovedì 5 luglio 2018

SICILIA – SMANTELLATA UN’ORGANIZZAZIONE CRIMINALE CHE TRAFUGAVA REPERTI ARCHEOLOGICI NELL’ISOLA PER RIFORNIRE LE CASE D’ASTA DI MONACO DI BAVIERA

23 PERSONE ARRESTATE, IL GIRO D’AFFARI DELLA HOLDING DI LADRI D’ARTE E TOMBAROLI ERA DI 20 MILIONI DI EURO

Riccardo Arena per la Stampa

beni archeologici trafugatiBENI ARCHEOLOGICI TRAFUGATI
Una vera holding di ladri d' arte e tombaroli, un giro d' affari di 20 milioni di euro per rifornire le case d' asta di Monaco di Baviera, con tanto di certificati di provenienza, ovviamente fasulli. Ventimila vasi, anfore, statuette, monete risalenti all' epoca greco-romana, denaro che veniva trasferito attraverso complessi passaggi che interessavano il Regno Unito, la Spagna e la Sicilia. I carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale mettono a segno un duro colpo, a Caltanissetta, contro un gruppo che agiva in vari Paesi, esportando il made in Italy a modo suo. Con i militari e con la Procura nissena hanno lavorato Europol e Eurojust, polizia e Superprocura europee. Diciotto le persone arrestate, 5 hanno l' obbligo di firma.

L' indagine è stata denominata evocativamente «Demetra» ed era partita nel 2014: in qualche modo c' entra la mafia, perché i carabinieri cercavano nelle campagne di Riesi, nel centro dell' isola, elementi e prove contro gli uomini di Cosa nostra, piazzando microspie e telecamere, e si erano imbattuti in beni archeologici custoditi in un magazzino. Era bastato poco per comprendere che c' era qualcuno che effettuava scavi mirati e le intercettazioni erano passate a quel punto anche ai militari specializzati nella ricerca delle opere d' arte rubate. Il clan sarebbe stato capeggiato da Francesco Lucerna, di 76 anni, detto «Zu Gino», originario di Riesi. Il contadino del centro della Sicilia era in contatto, secondo chi indaga, con un mercante d' arte londinese, William Thomas Veres, ritenuto ai vertici della holding criminale transnazionale.
CARABINIERICARABINIERI

Le indagini si erano così estese alle campagne della provincia di Agrigento, che confina con quella nissena. Lucerna era un esperto e passava ciò che trovava - se aveva valore - a facoltosi collezionisti in Piemonte, in Spagna e Germania. Tutti consapevoli della provenienza illecita dei beni. I tombaroli e corrieri riesini, agrigentini e gelesi sarebbero stati in contatto con Veres tramite Gaetano Patermo. I reperti archeologici, caricati sui camion e nascosti nei cassoni, attraversavano l' Italia e passavano impunemente le Alpi. Altri corrieri poi li esportavano clandestinamente in Germania. Le false certificazioni di provenienza consentivano di immettere tutto sul mercato legittimo dell' arte, grazie a case d' asta di Monaco. Dodici in tutto le persone finite in carcere, sette ai domiciliari. Tra questi Valter Bertaggia, 70 anni, di Collegno, Giovanni Lucerna, 49 anni, residente a Torino come Maria Debora Lucerna, 55 anni.

Fonte: qui

domenica 24 settembre 2017

MINACCE AL COMMISSARIO STRAORDINARIO DI LICATA: ''TOCCA LE NOSTRE CASE E TI SGOZZIAMO. SAPPIAMO DOVE ABITI''

LICATA, CHI TOCCA LE CASE ABUSIVE, MUORE

MARIA GRAZIA BRANDARA SI È INSEDIATA DOPO LA CACCIATA DEL SINDACO GRILLINO CHE AVEVA LOTTATO CONTRO GLI ABUSI. 
ED È STATO SCARICATO DAI CONSIGLIERI 5 STELLE, CHE PUNTANO AL VOTO DEGLI ABUSIVI
1. MINACCE DI MORTE AL COMMISSARIO STRAORDINARIO DI LICATA A UN MESE DALL'INSEDIAMENTO
minacce alla commissaria di licataMINACCE ALLA COMMISSARIA DI LICATA

Minacce di morte al commissario straordinario, Maria Grazia Brandara, insediata nel mese di agosto alla guida del Comune di Licata, nell’agrigentino, dopo la sfiducia al sindaco antiabusivismo Angelo Cambiano. «Rischiati a toccare le nostre case e sei morta, ti sgozziamo via, fai una sola cosa contro di noi e ti scanniamo. Ti seguiamo e ti controlliamo a vista», si legge in un messaggio intimidatorio, che riporta anche la foto di una cassa da morto vuota.

«Ho ricevuto tante minacce e intimidazioni. Ma questa mi fa paura: sanno dove vivo. Sono ospite di amici e non abito a casa mia a Palermo. E loro lo sanno. Sono angosciata» – ha detto la commissaria minacciata.

Con un passato di impegno politico e istituzionale, ora vicina al governatore Rosario Crocetta, Maria Grazia Brandana potrebbe decidere di mollare: «Ho paura. Mi prendo qualche giorno per riflettere». Solidarietà a Brandana oltreché da Crocetta e dall’ex sindaco Cambiano, anche dall’Anci Sicilia. Il questore di Agrigento, Maurizio Auriemma: «Le garantiremo la necessaria serenità».


2. IL SINDACO (M5S) SFIDUCIATO DAI CONSIGLIERI CON LE CASE ABUSIVE
Giuseppe Pipitone per www.ilfattoquotidiano.it dell'11 agosto scorso

Il voto di sfiducia nei suoi confronti? 

“Tra quelli che mi hanno cacciato ci sono anche alcuni consiglieri comunali coinvolti in vicende di abusivismo edilizio“. 

L’ex ministro dell’Interno, Angelino Alfano? 

“Un anno fa ha detto che avrebbe invitato le forze politiche locali a stringersi attorno a me. E infatti oggi anche i suoi consiglieri hanno votato per cacciarmi“. 

Il governatore Rosario Crocetta? 

“È venuto qui a dire: il sindaco ha scelto di demolire. Una dichiarazione un po’ ignorante: demolire non è una scelta politica. È un obbligo di legge“.
case abusive demolite a licataCASE ABUSIVE DEMOLITE A LICATA

Nel day after del voto del consiglio comunale che lo ha fatto decadere da sindaco di Licata, Angelo Cambiano è tutt’altro che arrabbiato. “No, al massimo direi deluso: non posso pensare che questa sia la fine prevista  per tutti gli onesti servitori dello Stato“, racconta l’ormai ex primo cittadino, diventato famoso perché ha fatto eseguire le ordinanze di demolizione per le costruzioni abusive nel comune agrigentino.

Una vicenda che dovrebbe rappresentare solo un fatto di ordinaria amministrazione. In terra di Sicilia, invece, è diventata una storia fatta di minacce, attentati incendiari epolemiche al veleno. E con un epilogo che lo stesso Cambiano aveva profetizzato. “Sto vivendo una situazione paradossale, ho svenduto la mia vita e so anche come andrà a finire: mi isoleranno sempre di più, dicendo che cerco solo pubblicità. Se non mi arriveranno risposte chiare da parte del governo nelle prossime ore, mi dimetto”, diceva il sindaco al fattoquotidiano.it nell’ottobre del 2016.

E infatti a due anni dall’elezione, primo termine utile previsto dalla legge per presentare una mozione di sfiducia contro il primo cittadino, ecco che Cambiano è stato messo alla porta. Proprio alla vigilia della campagna elettorale per le elezioni regionali siciliane del prossimo 5 novembre.


angelo cambianoANGELO CAMBIANO
Signor sindaco, perché non si è dimesso un anno fa?
Ex sindaco, ormai. Non mi sono dimesso perché l’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano, mi chiese di andare avanti. Mi volle incontrare a Taormina per darmi fiducia e dirmi che sarebbe stata una sconfitta dimettersi. Poi dichiarò persino che avrebbe invitato le forze politiche locali a stringersi attorno a me.

E invece?
E invece tra i consiglieri comunali che hanno votato la mia sfiducia ci sono anche quelli del suo partito.

Non ha sentito Alfano dopo il voto di sfiducia?
No, non l’ho sentito.

Chi si è fatto sentire? 
Questa volta quasi nessuno. Devo riconoscere solo la vicinanza del ministro dell’Interno, Marco Minniti, e della sua segreteria. E poi ho ricevuto molte telefonate da parte di persone normali. Non sono convinto che la volontà del consiglio comunale corrisponda a quella della città. Almeno dalle parole che mi hanno dedicato gran parte dei miei concittadini.

Un anno fa anche il presidente della Regione, Rosario Crocetta, venne a Licata a sostenerla.
Sì, con lui ho avuto uno scontro perché venne qui e disse: Il sindaco ha scelto di demolire. Un modo un po’ ignorante di sostenermi, se mi permette.

IL SINDACO DI LICATA ANGELO CAMBIANOIL SINDACO DI LICATA ANGELO CAMBIANO
Perché?
Perché demolire non è una scelta politica ma un obbligo di legge. Quelli demoliti sono manufatti abusivi dove c’è un vincolo totale, gravati da sentenza passata in giudicato. È questo il passaggio che mette in pericolo la mia incolumità: è stato fatto passare il messaggio che il sindaco ha scelto di demolire, che a Licata c’era il sindaco demolitore. E invece il sindaco rispetta semplicemente le sentenze della magistratura. Certo capisco che è facile additare il sindaco di Licata come un demolitore in un contesto regionale dove sul fronte della lotta all’abusivismo non avviene nulla o quasi.

Quante demolizioni avete fatto a Licata in due anni?
Settantadue, tutte seconde case entro i 150 metri dalla battigia, laddove c’è un vincolo di inedificabilità assoluta.

Non si tratta dunque del cosiddetto abusivismo di necessità?
Assolutamente no. Esisterà anche l’abusivismo di necessità ma per adesso le sentenze riguardano immobili entro i 150 metri dalla battigia. Ho letto che il candidato governatore del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, ha parlato di abusivismo di necessità. Qualche mese fa lo incontrai per caso all’Assemblea regionale siciliana e mi disse di andare avanti e che mi sostenevano.

A parte i consiglieri di Alfano, chi sono gli altri che l’hanno sfiduciata?
Alcuni ex esponenti del Movimento per l’Autonomia che fanno capo a Carmelo Pullara, candidato alle prossime elezioni regionali. Uno che già aveva detto: faremo di tutto per fermare le ruspe. Ora potrà strizzare l’occhio agli abusivi dicendo: abbiamo mandato a casa chi voleva demolirvi le case.
LICATALICATA

Tra i 21 consiglieri che l’hanno sfiduciata c’è qualcuno che ha ricevuto un ordine di demolizione?
Sì o direttamente o tramite qualche familiare: un cognato, un fratello, un suocero, un papà.

Quanti sono?
Io credo che siano almeno 5 o 6. Se non addirittura 7.

È vero che ha fatto un esposto alla magistratura sul tema?
Sì è vero. È una vicenda nata da una mia dichiarazione all’Arena di Massimo Giletti. In tv mi hanno chiesto: ci sono consiglieri comunali coinvolti in vicende di abusivismo edilizio? Risposi: Sicuramente sì, ci sono. Al mio rientro in città mi volevano querelare per avere offeso l’onorabilità del consiglio comunale, quindi ho dato disposizioni agli uffici per cercare gli eventuali coinvolgimenti familiari di consiglieri in vicende di abusivismo edilizio.

E quale è stato il risultato di questa indagine interna?
Nessuno. La procedura si impantanò o fu fatta impantanare appositamente perché mi venne detto che la privacy non lo permetteva. A luglio, però, a Licata sono stati notificati 19 avvisi di garanzia per concessioni edilizie false. A quel punto con un nota riservata ho chiesto all’ufficio competente di comunicarmi eventuali coinvolgimenti di appartenenti al consiglio. Mi è stato fornito un elenco e l’ho trasmesso alla procura della Repubblica di Agrigento.

LICATA PROTESTALICATA PROTESTA
Solo che dopo pochi giorni lei è stato mandato a casa dagli stessi abusivi.
Sì, sono stato cacciato anche da alcuni consiglieri comunali che sono coinvolti in vicende di abusivismo edilizio. Mi lasci dire una cosa però.

Dica.
Licata è fatta di gente perbene e onesta. Anche chi ha costruito abusivamente lo ha fatto a volte inconsapevolmente o perché la classe politica di allora lo ha permesso. Io non penso che l’abusivo sia un delinquente. Semplicemente se si sbaglia bisogna cercare di sanare l’errore. E invece il messaggio che passa è: il sindaco vuole abbattere le case? Cacciamo il sindaco, ammazziamo il sindaco.

E infatti l’hanno cacciata. Adesso che fa? Torna a fare l’insegnante?
Torno alla mia vita di sempre anche se in questi due anni la mia vita è cambiata.

In che modo?
Mi hanno incendiato due immobili in meno di un anno. Solo per uno di questi attentati sono stati individuati gli esecutori materiali ma non i mandanti. Dell’altro caso non si sa nulla. Sono diventato sindaco da normalissimo cittadino e ora sono sotto tutela: mio figlio è nato nove mesi fa praticamente sotto scorta. Ritornerò alla mia vita di ogni giorno, ma vivendo sotto scorta solo perché ho cercato di fare rispettare la legge.

LICATA PROTESTA ANTI DEMOLIZIONILICATA PROTESTA ANTI DEMOLIZIONI
Secondo lei è un caso che la sfiducia sia arrivata proprio alla vigilia delle elezioni regionali?
Era il primo termine utile. Certo se questi mi hanno sfiduciato per farsi la campagna elettorale per le elezioni regionali sto davvero pensando di non fargli questa cortesia.

Pensa di candidarsi?
Se la legge me lo consente potrei farlo sì ma non so davvero con quale partito non avendo mai avuto un padrino o protettore politico. Vedremo.

Senta Cambiano, ma se a lei è successo praticamente di tutto in appena due anni non è che i suoi colleghi sindaci ignorano le sentenze di demolizione?
Credo che la situazione sia sotto gli occhi di tutti. La mia viene definita una scelta politica. Qualcuno mi dice: ma tu delle demolizioni non avevi scritto nulla nel programma elettorale. Cosa avrei dovuto scrivere? Che questa giunta non intendeva violare la legge? La verità è che io vivo in una terra in cui da sempre la politica ha sfruttato il territorio. E in cui la gente ha chiuso gli occhi in cambio di qualche piccolo favore personale.

Fonte: qui
LICATALICATALICATALICATA