9 dicembre forconi

lunedì 21 maggio 2018

''QUANTO ACCADUTO A MELANIA TRUMP, IMPROVVISAMENTE SOTTOPOSTA AD UN INTERVENTO CHIRURGICO AD UN RENE PER UNA ''PATOLOGIA BENIGNA'' ACCENDE I RIFLETTORI SU UN ORGANO SPESSO TRASCURATO, PER CUI LA PREVENZIONE È QUASI INESISTENTE


Melania Rizzoli per ''Libero Quotidiano''

DONALD E MELANIA TRUMPDONALD E MELANIA TRUMP
Quanto accaduto a Melania Trump, la first lady americana improvvisamente sottoposta ad un intervento chirurgico ad un rene per quella che la Casa Bianca ha definito una patologia benigna, mette sotto i riflettori un organo del corpo troppo spesso trascurato, se non addirittura ignorato, e per il quale la prevenzione è quasi inesistente, ignorando che i reni sono l' unico filtro attraverso il quale vengono eliminate le sostanze tossiche, e senza il funzionamento del quale in pochi giorni si instaura un livello di tossicità incompatibile con la vita.

Il 10% della popolazione italiana adulta è a rischio di malattia renale, ma di questi ben sei su dieci non ne sono consapevoli. Eppure per la prevenzione di primo livello è sufficiente un semplice controllo della pressione arteriosa e un esame delle urine, uno straordinario strumento per capire molte cose e che, a meno che non ci siano malattie in corso, basterebbe ripetere una volta in età pediatrica, uno in adolescenza e dopo i 50 anni una volta l' anno.

melania e ivanka trumpMELANIA E IVANKA TRUMP
L' urina infatti, è un registro preciso delle condizioni di salute dell' organismo ed è necessario che ognuno di noi ne controlli ogni tanto da solo il colore, la densità, la frequenza ed a volte anche l' odore, specialmente se nota delle variazioni inusuali o sospette in proposito.

Il colore dell' urina in genere deve essere giallo chiaro o giallo paglierino, anche se le diverse sfumature di tonalità non sempre sono indice di patologie in atto, perché spesso dipendono dal carico di liquidi ingeriti, i quali se in quantità eccessiva provocano una produzione di urina diluita e quindi più chiara, mentre quando il colore giallo appare più scuro può voler dire che i reni stanno concentrando la diuresi per carenza di acqua bevuta.

CALCOLO AI RENICALCOLO AI RENI
Se invece il colore mantiene un tono ambrato simile al marsala anche dopo diverse minzioni ed assunzione adeguata di liquidi, può essere indice di una malattia virale del fegato o di un' altra patologia epatica, mentre se la sfumatura assume una colorazione rossastra a lavatura di carne o decisamente rossa, se nelle 12 ore precedenti non abbiamo assunto frutti rossi come i mirtilli, o rape e barbabietole, può essere a causa di contaminazione da mestruazioni in atto nelle donne, oppure di sangue filtrato dai reni, dagli ureteri o dalla vescica che dovrebbe essere sempre assente e che compare invece nel corso di varie patologie.

Quando il colore tende al verde o al blu molto probabilmente si tratta di una infezione delle vie urinarie o di mezzi di contrasto iniettati nel corso di esami radiologici, e se l' urina emessa appare schiumosa potrebbe indicare la presenza di un eccesso di proteine.

FILTRO PERFETTO
La densità dell' urina deve essere appunto liquida e trasparente, perché una pipì più concentrata e quindi più densa o più opaca, che mantiene questo stato nel tempo, può verificarsi a causa di una ridotta filtrazione renale con inizio di insufficienza della funzionalità dell' organo o appare torbida come in caso di infezioni delle vie urinarie.

reni corpo umanoRENI CORPO UMANO
Per quanto riguarda la frequenza della minzione a volte alterazioni o eccessi sono fenomeni fisiologici, ma in alcuni casi sono segnali di disturbi più seri e si parla di pollachiuria se l' aumento della frequenza urinaria è associato alla emissione di scarsi volumi urinari (cistite infettiva), di poliuria (diabete e malattie metaboliche) se associato ad elevate quantità di liquido emesso, e di disuria quando la minzione risulta dolorosa, e con sensazione residua di non completo svuotamento vescicale.

L' odore dell' urina di un soggetto sano e ben idratato è definito normalmente "sui generis" e privo di cattive fragranze, perché di norma è un liquido asettico, che contiene concentrazioni variabili di rifiuti in funzione della dieta, anche metaboliti volatili che si sprigionano nell' aria come nel caso di assunzione di asparagi, cavolfiori e aglio o di alcuni farmaci come gli antibiotici o la vitamina B6. Ma ci sono alcune patologie, come l' insufficienza epatica (odore ammoniacale), la chetoacidosi diabetica e la chetonuria da digiuno prolungato (odore acetonico dolce-fruttato), o alcune infezioni batteriche (odore simile a quello della birra), che imprimono all' urina una rosa di aromi olfattivi molto caratteristica dell' organo che causa la malattia.
infezione urinariaINFEZIONE URINARIA

BILANCIO IDRICO
In genere tanta acqua si beve e tanta urina viene eliminata, perché l' organismo è impegnato ogni giorno a mantenere corretto sia il bilancio idrico e salino che il volume plasmatico, stimolando o disattivando la sete, cioè il desiderio di bere, per aiutare i reni a concentrare o diluire le urine, recuperare e trattenere liquidi in caso di disidratazione o eliminare quelli in eccesso in caso di iper idratazione.

Ognuno di noi espelle quotidianamente circa 2,3 litri di acqua, 1,3 sotto forma di urina, 500-800 millilitri con la traspirazione, la sudorazione e la respirazione, e circa 100 millilitri con le feci, ma in condizioni particolari, come durante la stagione calda, se si fa intensa attività fisica, o in caso di vomito, diarrea e febbre, tali volumi variano sensibilmente.
Urina come energia rinnovabileURINA COME ENERGIA RINNOVABILE

Si parla di anuria (blocco renale) quando il volume giornaliero risulta inferiore ai 100 ml, di oliguria quando la quantità giornaliera scende sotto i 400-500 ml (insufficienza renale di vario grado), di poliuria quando la produzione quotidiana supera i 2,5 litri (diabete, ipertensione) e di nicturia quando si ha l' esigenza di alzarsi più volte di notte per urinare (ipertrofia prostatica, insufficienza cardiaca, cistiti o problemi vescicali), ma comunque la quantità anomala di produzione urinaria coincide con alterazioni che possono essere fisiologiche, benigne o legate a patologie.

Con l' acqua in eccesso i reni eliminano gli scarti dal flusso sanguigno, e l' urina che ne risulta contiene soprattutto urea, sali inorganici, creatinina, ammoniaca, acidi organici, tossine, prodotti del catabolismo dell' emoglobina e del metabolismo di cibo, bevande, farmaci, droghe e contaminanti ambientali, oltre a mille altri metaboliti minori prodotti dalle cellule.

TRACCE STRANE

Il campanello d' allarme più comune è in genere la presenza di sangue e di proteine nelle urine, che devono essere assenti in condizione normali perché filtrate dai reni, oppure il numero eccessivo della conta dei batteri, ovvero di quella flora indice di una qualche infezione, e in tutti questi casi è importante rivolgersi al medico, perché l' urina è il prodotto terminale di quasi tutte le funzioni del corpo umano, cioè della digestione, dell' assorbimento ed utilizzo dei nutrienti, della regolazione della temperatura corporea,della pressione e della circolazione del sangue, e la sua funzione è appunto quella di aiutare i reni ad eliminare le scorie metaboliche ed a prevenire infiammazioni urinarie e formazioni di calcoli.

Quando la pressione arteriosa si alza, per esempio, questa mette a rischio il cuore, il cervello ed anche i reni, che vengono forzati ad iperprodurre ed eliminare liquidi nel tentativo di abbassare i valori pressori, e se tale iperlavoro diventa quotidiano, ovvero quando la pressione non viene curata e mantenuta sotto controllo, il danno renale è lento ma inevitabile, e con il passare degli anni può divenire molto serio.

Purtroppo non ci sono segnali precisi, come un dolore o un sintomo riconoscibile che possa aiutare a capire che serve intervenire precocemente, perché il rene in genere è un organo silente, e proprio per questo è importante diffondere la cultura della prevenzione delle malattie renali, per cui, quando vi sottoponete ad una ecografia addominale o pelvica, non dimenticare di chiedere anche un controllo di entrambi i reni, un semplice ed innocuo esame che da solo può descrivere la situazione di salute o meno dell' organo filtrante.

PIPI
Insomma, l' urina è il termometro della nostra salute ed è il mezzo migliore per purificare l' organismo, basta non farsi influenzare troppo dalle mode del momento e dalla crescente popolarità dei programmi sul benessere, che invitano alla polidipsia, ovvero ad aumentare l' assunzione di liquidi con successiva iperidratazione, diffondendo la concezione che bere diversi litri di acqua al giorno sia salutare, tolga la fame e faccia dimagrire, false credenze che aumentano il rischio di sviluppo di iponatriemia, la scomparsa del sodio dal sangue, un elettrolito fondamentale la cui assenza produce a volte gravi conseguenze, soprattutto cardiache, muscolari e neurologiche.

Quindi serve anche razionalizzare la diffusa raccomandazione di bere spesso e molto, poiché nel nostro cervello esiste il centro neurologico della sete che non ha eguali nella precisione di regolamentazione conscia ed inconscia del bere la quantità adeguata di liquidi che sono necessari alla salute complessiva dell' organismo.

trattenere la pipì fa maleTRATTENERE LA PIPÌ FA MALE
Ai bambini servono circa cinque anni per imparare a gestire la minzione dell' urina, ad alcuni adulti il bisogno impellente di urinare capita nei momenti più inopportuni, agli anziani la pipì frequente causa qualche disagio diurno e notturno, ma vigilare sull' azione più naturale ed istintiva del nostro organismo può allontanare molte malattie renali, evitare un intervento chirurgico imprevisto, se non a volte addirittura salvare la vita.

Fonte: qui

"Big Short" Steve Eisman Recommends Shorting Deutsche Bank; Bets Against Canadian Banks, Wells Fargo

Steve Eisman, who correctly predicted the collapse of subprime mortgages before the 2008 financial crisis and was subsequently popularized in the move The Big Short, appears to have had a change of heart on the banking sector. Recall that just two months ago, Eisman explained to CNBC that he was bullish on bank stocks, claiming that the financial "industry is so well-capitalized today that I don't see any problems emerging for a very long time ... I sleep very well. I just don't see any systemic risk on the horizon."
And while he still believes the "financial system in the US is safe", he is far less optimistic on what is going on abroad.
Speaking in an interview with Bloomberg TV, Eisman said that "Deutsche Bank is a problem bank," has "real profitability issues,” and predicted that it will probably have to raise capital next year; he refused to disclose however if he was short shares.
Eisman's bearish turn on Germany's largest bank comes just weeks after DB's new CEO announced that as part of a major restructuring and cost-cutting, the bank would scale back U.S. rates sales and trading, reduce the corporate finance business in the U.S. and Asia and review its global equities business. The measures will lead to a “significant reduction” in the workforce this year. Commenting on this, Eisman said the firm has to "shrink dramatically."
The good news is that while Deutsche’s return on equity trails that of its main competitors, the bank’s capital cushion is comparatively strong with a Tier 1 equity capital ratio of 13.4%, above the average among its largest peers. That however has not stopped Deutsche shares from slumping 34% in the past 12 months, the second-worst performance on the MSCI Euro index and far more than the 4.9% decline in the Bloomberg Europe 500 Banks index in the same period.
It wasn't just Deutsche however, as Eisman also recommended shorting Canadian financial companies, saying "Canada is ok, but Canada will have some issues with their housing market", and reiterated that he is still short Wells Fargo.
Eisman, who was played by Steve Carell in the movie "The Big Short", is most famous for his early bets against the housing market before the 2008 crisis. At the time, Eisman worked at FrontPoint Partners LLC, and joined Neuberger Berman after closing his hedge fund Emrys Partners in 2014.
Eisman also said that he doesn’t currently see opportunity in bond market, and predicted that long-short investing is making a comeback as volatility is here to stay; Eisman explicitly refused to comment on the financial situation in China.
His Bloomberg interview is below. Fonte: qui

Germania. Siemens 7,000 licenziamenti ed impianti chiusi. Solo l’inizio.


Siemens 003

La notizia era nell’aria, e da molto tempo.

2017-11-19. Siemens plans ‘painful’ revamp of power business

«The German engineering giant has revealed the scale of difficulties faced by its power and gas unit, where profits fell 40 percent in Q4. Up to 6,000 job losses have been announced at its wind turbine business.

German conglomerate Siemens saw a 10 percent drop in industrial profit in its fiscal fourth quarter due to its power and wind turbine businesses struggling with price pressure and overcapacity, the company admitted on Thursday.

Industrial profit, which excludes earnings from its financial and corporate activities, fell to €2.2 billion euros ($2.6 billion) in the quarter to September, against expectations of about €2.49 billion.

Profit from Siemens Power and Gas, dropped 40 percent to €303 million, forcing the firm’s CEO Jo Kaeser to admit to a “painful” restructuring of the unit.»

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Siemens lawsuit over gas turbines in Crimea goes to court

Siemens to cut 6,900 jobs amid union resistance

«Labor unions have reacted angrily to layoff plans unveiled by the management of the German conglomerate, which aims to cut costs in its energy business to adjust to the disruption sweeping through the industry.

Following closed-door talks with workers on Thursday, the Munich-based industrial group announced that it was planning to cut 6,900 jobs globally as part of a larger restructuring of its power division. About half of the announced job cuts would be in Germany, where the company said it planned to shut down facilities in the cities of Görlitz and Leipzig. A third production site in the town of Erfurt could be sold off, it added.»

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20178-04-26. Can Russia build turbines as well as Germany’s Siemens?

«Russian businesses have been tasked with developing and building gas turbines in order to make up for lost imports. German engineers assess whether that is a realistic goal.

Big turbines are an important political issue in Russia these days. Last year, the secret delivery of Siemens-made gas turbines to Crimea by the Russian state-owned company Rostec caused an international scandal. The move was a violation of sanctions applied to Russia for its 2014 annexation of the Ukrainian peninsula – for international sanctions also include the energy technology sector. ….

The global market for large-scale turbines is currently in the hands of four major producers: The American company General Electric (GE), Germany’s Siemens, the Japanese company, Mitsubishi Hitachi and Italy’s Ansaldo Energia, which took over part of the French company Alstom’s turbine production.

Every attempt to enter the market over the last twenty years has failed. Only Mitsubishi has been able to make the transition from producing medium-sized turbines to the production of large-scale turbines. And it was only able to do so with great effort and a lot of financial help from the Japanese government».

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«Demand has gone down to about 100 units per year. Annual production capacity is around 400 turbines per year»

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General Electric, Siemens, Mitsubishi Hitachi ed Ansaldo Energia hanno impianti in essere per produrre quattrocento turbine a gas di alta potenza ogni anno, ma la domanda mondiale non supera le cento unità. Ma russi e cinesi stanno rendendosi autonomi, sia per gli impianti domestici, sia per quelli che esportano.

Si determina di conseguenza la necessità di ridurre gli impianti e di cercare di rimanere sul mercato almeno per non perdere il know-how.

In questo agone dove la concorrenza si batte a fil di spada, e quasi sempre con mezzi anche innominabili, la decisione politica di non consentire la vendita delle turbine a determinati stati che le comprerebbero volentieri porta inevitabilmente a situazioni vicine al fallimento.

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

Nigeria. Nuove centrali nucleari.

«La produzione di carbone cinese copre il 40% della produzione mondiale»

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La scelta del combustibile con cui alimentare una nuova centrale elettrica è scelta non facile, perché implica il poter fare previsione su di un arco di tempo almeno decennale, quanto meno per i due lustri che servono alla progettazione prima ed alla costruzione dopo. Di conserva, si deve valutare l’esigenza energetica futura, sia per non sottostimare sia per non sovrastimare la produzione necessaria. A ciò si aggiungano i problemi legati al trasporto dell’energia prodotta.

Energia. Il problema degli elettrodotti a lunga distanza. Le dissipazioni.

Tranne che in zone densamente popolate ed industrializzate, i mega impianti sono più onerosi di tanti piccole centrali elettriche, proprio per ridurre l’energia dissipata e ridurre la vulnerabilità del sistema.

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Da questo punto di vista il settore produttivo energetico dal gas è in crisi da iperproduzione, almeno nel mondo occidentale.

Ma il problema non è solo di concorrenza a livello mondiale o di crisi di settore. Il problema è politico.

La Germania, e l’Unione Europea di conserva, proibisce alle sue aziende di commerciare ed esportare verso paesi che non si riconoscono in ciò che la dirigenza europea considera essere i propri valori.

E questa Unione Europea sbatté il grugno contro la Silk Road. Frattura scomposta.

Belt and Road. La Cina rigetta il rapporto C4ADS. Gli Usa fuori dagli appalti: sono liberal.

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Ci si pensi bene. Molto bene.

L’occidente sta escludendosi dai mercati mondiali per motivi ideologici.

Solo con il rigetto ideologico del progetto Silk and Road le sue ditte si sono precluse dall’accedere ad un progetto di oltre mille miliardi.

Illudersi che il resto del mondo pianga rammaricato sarebbe più questione da psichiatra che da economisti.

Ma sarebbe invero grande allucinazione pensare di poter mantenere i posti di lavoro dipendenti da una produzione resa impossibile per ideologie politiche.

Sia ben chiaro: le politiche economiche nazionali si decidono nel momento di mettere le schede nelle urne.


→ Deutsche Welle. 2018-05-07. Siemens closes power and gas sites to curb cost

German engineering giant Siemens has said it would need to shut down its power and gas sites worldwide for a whole week soon as it aims to bring down rising costs amid an “unprecedented market downswing.”

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German industry heavyweight Siemens announced Monday it would close its power and gas sites around the globe for a week.

The drastic move came as global demand for the company’s huge gas turbines kept plummeting in the face of stronger competition from renewable energy, prompting Siemens to embark on a cost-cutting drive after announcing nearly 7,000 job cuts last year.

“Against the background of an ongoing unprecedented downswing in the market for power generation equipment, the power and gas division (PG) is planning temporary shutdowns,” the firm said in a statement.

It added that the stoppages would affect “all PG locations worldwide within the current quarter” and last for seven days.

Changing energy landscape

Siemens explained the move was part of wider efforts to slash costs at the beleaguered division employing 47,000 people globally and accounting for 18 percent of the company’s overall revenues.

Further measures included the reduction of travel expenses as well as the reduction of costs for sponsoring or participation in trade shows and capital investments.

Back in January, Siemens CEO Joe Kaeser said he was convinced that there would continue to be a global market for gas turbines, but admitted it would be smaller, with the focus shifting away from Europe.

German trade unions have been angry about the company’s planned job cuts given the firm’s robust overall financial health. But executives have insisted the layoffs are necessary to respond to the changing energy landscape.

Fonte: qui

''MI STUPRAVANO, MI FILMAVANO E MI MOSTRAVANO I VIDEO: LO AVEVANO GIÀ FATTO AD ALTRE''. IL RACCONTO DA GELARE IL SANGUE DELLA DONNA VIOLENTATA A ROMA DA 4, FORSE BENGALESI

'STAVO ASPETTANDO IL BUS DOPO AVER FATTO LA COMPARSA NEL PUBBLICO DI 'VUOI SCOMMETTERE?'. SI AVVICINA UNA PANDA, LI IGNORO MA UNO SCENDE CON UN COLTELLO...''

SOTTO IL CAVALCAVIA, ARRIVANO ALTRI DUE: ''SEMBRAVA UN LEONE FAMELICO, PUZZAVA DI BIRRA; IO VOMITAVO, A LUI NON IMPORTAVA, BESTEMMIAVA, DICEVA: VOMITA, TANTO T'AMMAZZO''

LA DONNA PERÒ È RIUSCITA A SALVARE DELLE PROVE CHE POSSONO INCASTRARE IL BRANCO...

«MI STUPRAVANO E FILMAVANO LO AVEVANO GIÀ FATTO AD ALTRE»
Elena Ceravolo e Alessia Marani per ''Il Messaggero''

Tre uomini la tenevano ferma allungando continuamente le mani e un altro si avventava su di lei come una belva feroce. L' orrore ha superato ogni fantasia, anche la più malata, in una vecchia Panda sotto un cavalcavia dell' autostrada del Sole. «Quella bestia mi mordeva le labbra, il volto, le braccia, dietro le spalle, sulle gambe, sembrava un leone famelico, puzzava di birra; io vomitavo, ma a lui non importava, bestemmiava, mi diceva: Vomita pure, tanto t' ammazzo. Mi metteva in mano un telefono per illuminare la scena, con un altro filmava lo stupro, lo metto su Facebook, rideva e io vomitavo ancora».

STUPRO DI GRUPPOSTUPRO DI GRUPPO
Silvia (nome di fantasia), 44 anni da compiere, si fa forza, con le parole tenta di liberarsi dall' orrore. «Mi sono lavata e rilavata, sterilizzata, ma quello schifo proprio non se ne va».

Li aveva mai visti prima?
«No, mai. Era l' una, stavo aspettando il bus davanti alla stazione di Rebibbia, avevo finito da poco di lavorare come comparsa nel pubblico di Vuoi scommettere negli studi Mediaset al Palatino. É così che mi guadagno da vivere. Qualche volta i colleghi mi accompagnano a casa, altre prendo il bus. Non avevo mai avuto problemi, nessuno mi aveva mai toccata. Ho girato il mondo, viaggiando anche da sola, in Africa, in America, in Olanda, so farmi rispettare dagli uomini, ma questi erano belve».

L' hanno trascinata nella Panda?
«Sì, inizialmente erano due nell' auto. Ma è quello che guidava che parlava di più, era il capo. Mi ha detto anche come si chiamava. La sua figura minuta, il viso sbarbato e i folti capelli neri non li scorderò mai. Si sono accostati, lui mi ha detto: Sto portando il mio amico a Tivoli, dai ti diamo un passaggio. Io mi sono rifiutata, quell' uomo stava bevendo birra, era su di giri. Lo sportello sul lato passeggero era tutto rotto, ho avuto paura. Tranquilla siamo Bangladesh, siamo bravi noi, lo sportello è rotto perché faccio il meccanico, l' auto è di un cliente. Domani la riconsegno, è da 9 anni che vivo in Italia».

E poi?
vittime di stuproVITTIME DI STUPRO
«Naturalmente non gli ho creduto, ho fatto per allontanarmi, ma in un lampo l' altro è sceso, mi ha spinto dentro la macchina, mi ha dato anche un calcio. Subito mi sono trovata un coltello alla gola».

Cosa è successo durante il tragitto?
«Quello guidava come un pazzo, una mano sul volante, con l' altra stringeva una bottiglia di birra e fumava. Sbandava. Mi ripeteva di stare tranquilla, l' altro parlava poco, aveva il volto semicoperto da una sciarpa. Siamo passati anche davanti agli studi Titanus, dove si è fermato da alcune schiave del sesso, sembravano conoscerle.

 Ci vediamo dopo, hanno detto loro. Ho chiesto di poter scendere, ma non mi facevano muovere. Quell' altro guardava sul telefonino dei filmati porno, sotto i sedili c' era quel coltellaccio e ci saranno state una ventina di bottiglie di birra vuote. Ero terrorizzata, ma speravo di cavarmela. Poco dopo, però, ho pensato di morire».

Quando si è spalancato l' inferno?
«Arrivati a Guidonia, ha improvvisamente sterzato a sinistra, su una stradina di campagna. Il boss al volante era sicuro del fatto suo, andava spedito. Si è fermato sotto quel cavalcavia, sentivo il rumore delle auto e dei camion che passavano sopra. Dal buio sono spuntati altri due uomini, ubriachi fradici. Si conoscevano, forse dormivano là in mezzo alla discarica. Mo' che voi fa? O ci stai o, guarda, manco mi serve il coltello, ti stritolo con questa mano, e mi ha afferrato per il collo. Mi tiravano le gambe, mi hanno sfilato una parte del pantalone, mi davano schiaffi e lui mi schiacciava il volto.

stuproSTUPRO
Io ho provato a difendermi, ma loro erano in quattro sopra di me. A un certo punto mi hanno detto: Sai quante ne abbiamo ammazzate, ora ti mettiamo dentro una busta e ti buttiamo qua. E per convincermi il capo mi ha fatto vedere i filmati che aveva sul telefonino: si vedeva la sua faccia e poi donne, straniere, che urlavano e imploravano pietà. Allora ho chiuso gli occhi, volevo solo che finisse tutto presto».

Credevi di morire?
«Sì, e quando dopo che si sono sfogati, sono riuscita a riagguantare la borsa e mi hanno abbandonato lì nel buio, non mi sembrava vero. Avevo il mio telefonino, con tutti i numeri preziosi per il lavoro, riavevo, nonostante tutto, la mia vita. Ho chiamato il 113, i poliziotti che ho incontrato poco dopo ora sono i miei angeli. Mi sono sentita protetta. Ho indicato loro le bottiglie e la sigaretta lasciate dal branco a terra. Dico alle donne: non subite e se qualcun' altra è finita nelle mani di quelle bestie, parli».


SU BOTTIGLIE E CICCHE DI SIGARETTA C' È IL DNA DEI QUATTRO ASSALITORI
Elena Ceravolo E Alessia Marani per ''Il Messaggero''


stuproSTUPRO
È sul mozzicone di una sigaretta e su due bottiglie di birra scolate dagli stupratori durante il viaggio dell' orrore in auto e poi buttate sul luogo dello stupro, che i poliziotti di Tivoli e i colleghi della Squadra Mobile di Roma sperano di trovare la firma dei quattro componenti del branco che giovedì notte ha sequestrato e poi violentato una donna italo-eritrea di 44 anni in un sottopasso di campagna tra la Capitale e Guidonia. Sono questi alcuni degli elementi nelle mani della Scientifica che ha già campionato le tracce biologiche lasciate sugli indumenti della donna e i tamponi effettuati dai sanitari al pronto soccorso dell' ospedale di Tivoli.

Non solo. Gli inquirenti da venerdì mattina stanno svolgendo un lavoro porta a porta passando al setaccio tutte le attività commerciali dotate di sistemi di videosorveglianza lungo i quasi dodici chilometri di tragitto percorsi dalla Panda vecchio tipo in cui la donna è stata costretta a salire, a caccia delle immagini chiave per risolvere il caso.

I FRAME
Un compito non facile: perché spesso le immagini sono sgranate e i frame da visionare sono migliaia, con auto che sfrecciano al buio prima lungo la via Tiburtina, poi sullo stradone di Casal Bianco, infine sulla Selciatella.

Gli investigatori hanno già portato in commissariato i file contenenti le sequenze di quella notte, registrati da almeno un paio di distributori di benzina, un Tamoil e un impianto Eni Agip che si trova proprio in prossimità della strada bianca imboccata dagli stupratori per appartarsi nelle campagne di Guidonia. Anche i filmati registrati da un ComproOro nei pressi della fermata bus di Rebibbia dove la 44enne è stata avvicinata, sono al vaglio dei poliziotti. Non è escluso che spunti la targa della Panda.
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IL REBUS Un rebus che gli inquirenti coordinati dalla Procura di Tivoli contano di risolvere mettendo insieme più tasselli. A partire dai riscontri sulle celle telefoniche agganciate in quell' area tra l' una e le 3,10 della notte, momento in cui la vittima è riuscita finalmente a liberarsi e a chiamare la polizia. È un' indagine tutta affidata al fiuto investigativo e alla conoscenza del territorio quella messa in campo dagli uomini del commissariato di Tivoli per stringere il cerchio intorno ai quattro uomini, probabilmente bengalesi, che hanno agito in mezzo a una discarica abusiva in via della Selciatella, sotto al ponte che scavalca la bretella autostradale Fiano-San Cesareo.

La Procura procede per i reati di sequestro di persona e violenza sessuale. I poliziotti stanno ascoltando anche le schiave del sesso che abitualmente lavorano lungo la Tiburtina per capire se hanno mai avuto a che fare con il branco o qualcuno dei suoi componenti. Al setaccio anche officine e carrozzerie dove potrebbe essere nascosta la Panda.

Fonte: qui

Si è suicidato l'uomo che aveva gettato la figlia da un viadotto nel chietino

Si è suicidato l'uomo che ha lanciato la figlioletta dal viadotto della A4 a Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. Dopo essere rimasto per ore in bilico sul viadotto, minacciando di lanciarsi nel vuoto, l'uomo si è lasciato cadere ed è precipitato. Circa un'ora prima erano giunti sul posto i suoi familiari, che non sono riusciti a convincerlo a desistere al suicidio. La tragedia sembra legata alla caduta della compagna dell'uomo, e madre della ragazzina, avvenuta stamane dal quarto piano di una palazzina di Chieti. Soccorsa dai sanitari del 118, la donna è morta in ospedale. Non sono ancora chiare le ragioni della caduta.

L'uomo e la figlia, intorno alle 13,30, erano stati visti scavalcare il parapetto. La bambina è stata gettata da un'altezza di 40 metri, dopo che il padre aveva minacciato di lanciarsi nel vuoto insieme alla bambina. Inutile l'intervento dei negoziatori e della famiglia del deceduto. "Fermi, fermi. Andatevene con quell'affare, non gonfiatelo", aveva detto l'uomo mentre i vigili del fuoco stavano allestendo un gonfiabile da posizionare sotto il ponte. Poi si è lanciato.
Fonte: qui
La ricostruzione
Secondo la ricostruzione, l’uomo ha parcheggiato l’auto nelle vicinanze di quel varco, di cui evidentemente conosceva l’esistenza, e si è avvicinato trascinando la figlia oltre la rete per poi spingerla nel vuoto. A questo punto deve avere avuto come un blocco, una specie di ripensamento, ed è iniziata la lunga attesa. Quando Fausto ha urlato scusa, Marina era già morta in un letto dell’ospedale di Chieti, uccisa dalle ferite riportate in seguito alla caduta. È stato impossibile salvarla, hanno riferito i medici. Se fosse rimasta in vita, avrebbe comunque dovuto sopportare il dolore per la morte della figlia, il cui collo si è spezzato dopo un volo di quasi quaranta metri. La bambina è stata trovata vicino a uno dei piloni del grande viadotto dell’A14 situato tra le uscite di Pescara Ovest e Francavilla. Il padre ha impedito che qualcuno si avvicinasse al corpo, che non dava cenni di vita, minacciando di buttarsi se i soccorritori avessero accorciato le distanze. Per molte ore i carabinieri, la squadra mobile e la Polstrada, con pazienza e pesando ogni parola, hanno tentato di convincere l’uomo a desistere dai suoi propositi. Lui, alternando momenti di crisi e di silenzio, a un certo punto deve essersi stancato. Proprio mentre sotto i vigili del fuoco sistemavano il telone che avrebbe dovuto attutire la caduta. Non hanno fatto in tempo a completare il lavoro. Filippone deve aver preso coraggio quando li ha visti all’opera. Ha chiuso gli occhi e ha allentato la presa delle mani.

Chieti, lancia figlia dal viadotto di Chieti e minaccia il suicidio (Corriere Tv)

Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)

IL MOMENTO IN CUI FAUSTO FILIPPONE SI È LANCIATO DAL VIADOTTO DI FRANCAVILLA 

‘NON AVEVA PROBLEMI PSICHICI NÉ DI SOLDI’

LA RICOSTRUZIONE DELLE ULTIME ORE DEL DIRIGENTE CHE HA UCCISO LA FIGLIA E FORSE ANCHE LA MOGLIE - IL MISTERO DEL FOGLIO CHE HA PERSO MENTRE CADEVA NEL VUOTO: ‘QUEL PEZZO DI CARTA AVEVA DIVERSI NOMI E, SEPARATI, I COGNOMI’

Fausto Filippone si lancia dal viadotto

 


1. «FILIPPONE NON ERA MALATO»: LA POLIZIA INDAGA SULLA TRAGEDIA DELL’A14

«Fausto Filippone non risultava esser affetto da patologie in genere ed, in particolare, da problemi psichici. Gli accertamenti svolti sinora hanno evidenziato che non esistevano problematiche di rilievo, o che possano giustificare i gesti compiuti, all’interno del nucleo famigliare»: lo riferisce la polizia che ha indetto lunedì a mezzogiorno una conferenza stampa sul caso dell’uomo, suicidatosi ieri dal Cavalcavia della A14, a Francavilla al Mare (Chieti) dopo avere lanciato dallo stesso ponte, una bambina, la figlia Ludovica, di 10 anni.
fausto filipponeFAUSTO FILIPPONE


«L’unico recente episodio» riguarda la morte della madre di Fausto Filippone, «a cui lo stesso era particolarmente legato e che, in qualche modo, poteva averlo destabilizzato senza peraltro che lo stesso abbia esternato importanti segni di sofferenza», dice la polizia. Particolari sulle motivazioni del gesto assurdo potrebbero arrivare da un foglio che, durante la fase di trattativa con la polizia, Filippone ha gettato un foglio dal viadotto, «ove erano elencati dei nomi su cui si stanno svolgendo i dovuti riscontri».

La ricostruzione
Il giorno dopo la tragedia si cerca di ricostruire le ultime ore di vita di Filippone. La polizia di Stato di Chieti nella tarda mattinata di ieri è intervenuta dopo che è stata segnalata la presenza di «una donna che si trovava a terra, dopo essere caduta da un balcone del secondo piano di un palazzo, da un’altezza di circa 10 metri.

La donna è stata immediatamente trasportata in ospedale ed è stata identificata come Marina Angrilli, classe 1966 di Pescara, giunta in gravissime condizioni» nella struttura sanitaria. «Nel corso del pomeriggio, intorno alle ore 16.00, la donna è deceduta per le lesioni riportate». Si trattava della moglie di Filippone, caduta dal balcone di casa, forse spinta dal marito. Sono stati i condomini a dare l’ allarme al 118.

fausto filippone 2FAUSTO FILIPPONE 

Non si sa cosa abbia fatto Filippone tra la caduta della moglie e il momento in cui «alle 13 - come informa una nota della polizia - sono giunti al «113» diverse segnalazioni da parte degli utenti in transito sulla A14, direzione Sud, con cui è stata comunicata la presenza di un’autovettura ferma sulla carreggiata del Viadotto Salento, situato nel comune di Francavilla al Mare». Sembra che l’uomo abbia prelevato la figlia, Ludovica Filippone, 10 anni, di Chieti, dai nonni, abbia parcheggiato la macchina e duecento metri dal viadotto e poi si sia arrampicato: la polizia quando è intervenuta li ha visti «entrambi seduti sopra la barra superiore del guard rail, immediatamente a ridosso della rete di recinzione».

Poco dopo, sotto gli occhi sgomenti del «personale della polizia di Stato», l’uomo ha lanciato la bambina dal viadotto, «facendola rovinare a terra da un’altezza di circa 50 metri». Dopo sette ore per cercare di dissuaderlo, l’uomo si è lanciato nel vuoto anche lui, ed è morto. A chi ha provato a polemizzare con le forze dell’ordine per non essere intervenute per verificare le condizioni della bambina, la polizia ha chiarito che non aveva purtroppo alcun senso: il corpo era privo di vita, come ha valutato anche il magistrato sul posto.

«Non si stavano separando»
Per ora sembrano smentite anche le voci di una separazione in corso. Azzurra Santoro, la madre di una amichetta di scuola di Ludovica Filippone, racconta: «Era una famiglia normalissima non mi sarei mai aspettata che accadesse una cosa del genere. Il padre era una persona serenissima. Non è vero, come hanno detto, che era una persona imbronciata. I genitori di Ludovica non si stavano separando. Non c’erano segnali strani».

fausto filipponeFAUSTO FILIPPONE
«Ludovica - conclude Azzurra Santoro - era una bambina tranquillissima e intelligentissima. Una bimba normalissima, allegra, dolce e sempre sorridente. Mai nessuna tristezza, era adorata dai genitori». Venerdì sera, dopo un concerto a Caramanico, Ludovica e la figlia della signora Santoro hanno dormito insieme a casa di Ludovica. Una serata felice, come tante altre. Poi, a distanza di meno di 48 ore, il tragico epilogo.


CHIETI, IL GIALLO DEI NOMI SUL FOGLIO. "FILIPPONE NON AVEVA PROBLEMI PSICHICI"
Corrado Zunino per www.repubblica.it

Ha perso un foglio mentre si lasciava cadere di schiena dal Viadotto Alento. Lo hanno ritrovato sulla strada sterrata, ai piedi del pilone. Lontano dal corpo di Fausto Filippone, il manager della moda che domenica alle 19,57 si è suicidato. Lontano dal corpo della sua bambina, Ludovica, 10 anni, uccisa da lui all’una del pomeriggio: l’aveva portata oltre il jersey dell’A14 e l’aveva fatta precipitare per trenta metri. Quel pezzo di carta, scritto a mano, la penna blu, presenta alcuni nomi e, separati, diversi cognomi. “È un foglietto confuso”, dice il questore di Chieti, Raffaele Palumbo: “La squadra mobile sta cercando di dare un senso e un’identità agli appunti segnati sopra”. Sempre che siano davvero i suoi, di Filippone. Sotto il viadotto, alle otto di domenica sera, c’erano cento persone.
L UOMO SUL CAVALCAVIA DI FRANCAVILLA CHIETIL UOMO SUL CAVALCAVIA DI FRANCAVILLA CHIETI

Nessun testimone del volo dal balcone
Il questore di Chieti, a poche ore dalla tragedia in Contrada Coderuto, ha voluto togliere di mezzo incomprensioni e inesattezze lasciando alla fine la sala del Palazzo della Provincia con diversi vuoti. “Non ci sono testimoni della caduta dall’appartamento di Chieti scalo di Marina Angrilli”, ha detto. Marina Angrilli moglie di Fausto, madre di Ludovica. L’ipotesi che il marito – alle 12.06 di domenica - l’abbia spinta dal balcone al secondo piano di Piazza Roccaraso 18 (la donna poi è morta in ospedale) resta in piedi, ma non viene corroborata da nuovi elementi.

“Non si sa” se Filippone fosse, intorno a mezzogiorno, insieme alla moglie in quella casa di proprietà e in passato affittata a studenti. Non ha chiamato lui il 118, ma vicini. “Non risulta” che il marito l’abbia accompagnata in ospedale, “anche se sapeva che era caduta”, né, tantomeno, che abbia rilasciato false generalità. “Non ci sono testimoni” per comprendere davvero che cosa è successo sul davanzale di Piazza Roccaraso, tra il motore del condizionatore esterno e una scala lasciata fuori. I due teste presi a verbale hanno detto cose poco rilevanti.

Ludovica e la canzone di Arisa
L UOMO SUL CAVALCAVIA DI FRANCAVILLA CHIETIL UOMO SUL CAVALCAVIA DI FRANCAVILLA CHIETI
Si sa, per certo, che l’uomo intorno alle 12,30 è andato a prendere sua figlia nella casa di Spoltore, alla periferia di Pescara: via Punta Penna. Ludovica era con gli zii materni. L’appartamento di Spoltore era la casa quotidiana della famiglia Filippone, era di proprietà della moglie. Papà e mamma, solo venerdì sera, erano andati a vedere il concorso canoro della piccola. Ludovica aveva cantato “Controvento” di Arisa, con qualche incertezza e un grande applauso finale. 

Duecento metri mano nella mano
Il padre, ecco, alle 12.30 domenica ha salutato i parenti e fatto salire la figlia in auto, ha imboccato l’A14, fermato l’auto sul viadotto, chilometro 389, è sceso con la bimba e ha iniziato a camminare mano nella mano. Per duecento metri. Li hanno visti molti automobilisti, hanno dato l’allarme: è uscita una pattuglia della polizia stradale. Quando è arrivata sul viadotto, Fausto ha alzato la bimba per i fianchi e l’ha lanciata di sotto. Quindi ha scavalcato in un punto senza rete di contenzione e si è sistemato sulla soletta di cemento. La soletta esterna. Sette ore, un’estenuante trattativa, a fasi, e l’ha fatta finita anche lui. Lanciandosi di spalle.

"Nessuna malattia psichica"
Filippone, spiega la polizia, "non risultava esser affetto da patologie in genere ed, in particolare, da problemi psichici. Gli accertamenti svolti sinora hanno evidenziato che non esistevano problematiche di rilievo, o che possano giustificare i gesti compiuti, all'interno del nucleo famigliare". “Era una comune famiglia italiana”, dice il questore, “questa è una tragedia della comunità”. Non ci sono mai stati interventi di polizia e carabinieri, in passato, per sedare liti che riguardassero Fausto e Marina: hanno controllato attraverso il 112.

L UOMO CHE MINACCIA DI BUTTARSI DAL CAVALCAVIA FRANCAVILLAL'UOMO CHE MINACCIA DI BUTTARSI DAL CAVALCAVIA FRANCAVILLA
Nessun vicino, fosse a Spoltore, fosse a Chieti scalo, ha mai raccontato di urla. Sono stati smentiti anche eventuali problemi del padre alla Brioni di Penne, la fabbrica di sartoria: “Era un uomo silenzioso sul lavoro, ma molto impegnato”. È confermato, invece, che lo scorso agosto a Fausto Filippone era morta la madre, malata di Alzheimer. “Aveva patito molto quella perdita”, e per ora è l’unico elemento in contraddizione con un quadro familiare di affetto e serenità tratteggiato davvero da tutti. Francesco Angrilli, fratello di Marina, oggi ha voluto ribadire per iscritto: “Era una famiglia sana e di buoni principi".

L'ultima telefonata di Marina
Marina Angrilli, liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Pescara, era una docente di italiano e latino dal metodo severo. Gli alunni la temevano, ma presto imparavano ad apprezzarne il rigore. Aveva anche litigato con il preside, che le chiedeva una maggiore rilassatezza. Marina era compita e precisa, anche nel vestire. Faceva palestra. Una collega, un’ora e mezza prima che lei cadesse (o fosse stata spinta) dal balcone, le aveva parlato al telefono. Ora l’amica ricorda: “Mi ha raccontato per tutto il tempo di Ludovica, di quanto era orgogliosa del fatto che avesse partecipato al concorso canoro in maniera sportiva, senza competizione. Subito dopo l’esibizione era andata a giocare con gli amici”.

Ludovica, dopo la scuola materna al Ravasco, aveva frequentato le primarie in Via del Concilio, sempre a Pescara. Stava concludendo la quinta classe, ed era già iscritta alle medie della Tinozzi. Ludovica da anni ballava, era chiaramente una figlia seguita. Lo documentano foto di viaggi recenti alle Cinque Terre, tutti insieme. E l’inverno trascorso da Fausto a insegnare alla bambina a sciare. Poi quella caduta nella casa di Chieti di nuovo libera, domenica all’ora di pranzo. Dal balcone, sei metri sotto. Forse un gesto incontrollato, che ha fatto precipitare tutto. E distrutto in otto ore una comune famiglia italiana.

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Il negoziatore di Chieti: "La bambina sotto choc non ha reagito" 

Hanno tentato ogni strada per convincerlo a non lanciarsi nel vuoto, ma lui, Fausto Filippone, aveva deciso sin dall'inizio quale sarebbe stata la fine di quel dramma durato sette ore e mezzo. A un metro e mezzo dal manager che domenica 20 maggio ha ucciso moglie e figlia prima di suicidarsi dal cavalcavia della A14 a Chieti c'erano il maresciallo dei carabinieri Alessio D'Alfonso e il professor Massimo Di Giannantonio, ordinario di psichiatria all'università di Chieti. È proprio lo psichiatra a rilasciare un'intervista a Il Messaggero e a spiegare i momenti di contrattazione che hanno preceduto il suicidio di Filippone. Che cosa c'è alla base della tragedia familiare di Chieti?
"Ha detto che era un uomo felice e che aveva una vita serena, ma che qualcosa era cambiato 15 mesi fa, quando ha avuto un forte trauma. Non ha detto altro, ho ha aggiunto quale sia stato l'evento distruttivo".
Forse, a destabilizzare l'uomo la morte della madre alla quale Filippone era particolarmente legato. Un gesto, quello del manager 49enne, che sembrava premeditato. Ha portato con sé la figlia di 12 anni, l'ha uccisa lanciandola dal cavalcavia senza che lei avesse alcuna reazione.
"Quando la pattuglia della polizia stradale è arrivata sul posto ha visto la bambina sospesa nel vuoto accanto a lui, ma era come stordita, in totale stato di choc. In piedi sul vuoto, con una condizione emozionale di tipo inibitorio. E quando lui l'ha spinta giù non ha fatto, un urlo".
Sebbene il questore di Chieti abbia dichiarato che l'uomo non fosse affetto da problemi mentali, ma che fosse "normale", secondo Di Giannantonio la normalità di questa persona "è una normalità apparente".
Come spiega lo psichiatra, si era nel campo della patologia psichiatrica più estrema, sulla quale l'intervento terapeutico è inefficace. "Non appena l'ho visto, ho avuto subito l'impressione che l'epilogo fosse già scritto".
Per convincerlo a non buttarsi, lo psichiatra e i soccorritori hanno tentato due strade: Filippone non era certo della morte della moglie, dunque hanno cercato di fargli credere che ci fossero delle speranze che fosse viva. Lo stesso è stato fatto per la bambina. Gli hanno fatto credere che la sua famiglia potesse essere ancora salvata, ma "lui non ci ha mai fatto avvicinare", ha detto lo psichiatra. Continuava a ripetere che si sarebbe buttato anche se i soccorritori avessero tentato di avvicinarsi alla bambina, per cercare di salvarla. Sul posto è arrivata anche la sorella di Filippone, ma hanno preferito non fargliela vedere: "l'incontro avrebbe potuto esasperare la situazione". Poi, negli ultimi venti minuti, l'uomo ha cominciato a guardare nel vuoto.

"Interrompeva, non rispondeva, non interagiva. [...] Guardava giù e guardava noi. Vedevo che stava valutando la possibilità di acquisire il coraggio per fare il gesto definitivo. Era come un giudice che aveva emesso nei suoi confronti una condanna capitale. Il numero delle ore sospeso a quella rete era il numero delle ore che il detenuto passa nel braccio della morte: gesto commesso, condanna pronunciata, occorreva soltanto stabilire il momento nel quale agire. E a quel punto abbiamo capito che non c'era più niente da fare". 

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