9 dicembre forconi

lunedì 26 febbraio 2018

L'indice di miseria smonta i falsi miti su euro e Ue

Il 15 febbraio 2018 Bloomberg ha pubblicato l’indice di miseria che classifica 66 paesi del mondo, facendo emergere un aspetto interessante dell’Europa. PAOLO ANNONI
Lapresse
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Il 15 febbraio 2018 Bloomberg ha pubblicato l’indice di miseria che classifica 66 Paesi “sommando” il tasso di inflazione e l’indice di disoccupazione
In questa singolare classifica si è confermato saldamente al primo posto il Venezuela seguito dal Sud Africa e dall’Argentina. Tra i primi dieci, in compagnia di Paesi come Ucraina o Turchia e Brasile, un tempo economie in via di sviluppo, fanno il capolino la Grecia al quinto posto sotto l’Egitto e a pari merito con la Turchia che “guadagna” una posizione, e la Spagna, confermata all’ottavo posto appena sotto l’Ucraina. È davvero singolare trovare due Paesi “del primo mondo” e dell’Europa ai primi posti di una classifica di Paesi che siamo abituati ad associare a povertà e miseria.
Sicuramente si rimane perplessi di fronte a una pubblicazione, che con i suoi limiti, cozza con l’immagine di un Paese il cui debito “non è più un problema”, la Grecia, e uno che “è in ripresa”, la Spagna. In realtà l’indice di Bloomberg fotografa una situazione difficile con la Grecia al 21% di disoccupazione e la Spagna al 17%. La disoccupazione giovanile che in Grecia negli ultimi mesi è risalita dipinge una situazione ancora più drammatica con la Grecia al 41% e la Spagna al 37%. 
Chi non è europeo e legge questi dati non può non farsi alcune domande: cosa sta succedendo in Europa? 
Perché parte dell’Europa sta diventando un’economia in via di sviluppo? 
Questo andamento è destinato a continuare o si invertirà? La realtà è molto diversa dall’immagine consolidata di un continente ricco e florido; oppure la realtà è più complessa dell’immagine semplificata che passa sulla maggioranza di giornali e tv.
Allo stesso modo è consolidata la convinzione che fuori dall’euro e dall’Europa sarebbe comunque peggio: inflazione, debito, svalutazione renderebbero l’economia molto peggiore di quella attuale. Si dovrebbe però cominciare a prendere in considerazione l’ipotesi, se il trend non si inverte, che l’economia da Paese del terzo mondo si raggiunge comunque, all’interno dell’euro, anche se più lentamente. A questo punto, sempre per onestà intellettuale, bisognerebbe chiedersi perché nell’euro, toccato il fondo, ci dovrebbero essere più possibilità di risalita che fuori. Qualsiasi cosa si pensi dell’euro e dell’Europa non si può non fare i conti con “gli indici Bloomberg” e i loro parenti stretti secondo cui la periferia europea si sta impoverendo a un tale livello da avere punti di contatto che le economie in via di sviluppo; con la differenza che spesso queste economie “salgono” mentre la periferia europea scende.
Rimane sospesa questa domanda: le tensioni e le conflittualità, “i populismi”, all’interno dei singoli Paesi europei e tra Paesi europei che relazione hanno con l’attuale struttura economico-politica europea? 
Se l’euro e l’Unione europea sono un bene perché la realtà sbaglia? L’assunto secondo cui l’euro e l’Unione europea agiscono in senso centripeto e diminuiscono le conflittualità fino a che punto può essere difeso? Infine l’Europa coincide con l’euro e l’Unione europea? Si può essere amici senza l’euro? 
Sono domande con cui l’indice di Bloomberg ci obbliga a fare i conti; soprattutto perché, esclusi i paradisi fiscali, in fondo all’indice, dove si sta meglio, ci sono Danimarca e Norvegia, due paesi europei senza l’euro. Con una sola aggiunta: un’inversione a questo punto deve arrivare in fretta, prima che le differenze diventino così grandi da provocare conseguenze politico-economiche traumatiche. 17 FEBBRAIO 2018 PAOLO ANNONI

Le conseguenze della bellezza

Alcuni sostengono che in Italia ci sia il 60% dell’arte mondiale. 

Non mi pronuncio, ma tutte le volte che vado in giro per l’Italia trovo sempre qualcosa da visitare o che ho visitato. 

Quindi lasciando perdere le percentuali di cose belle ce ne sono tante. Se poi vado a vedere i flussi turistici degli amanti dell’arte mi accorgo che gli italiani non sono proprio al primo posto. 

E mi domando: come é possibile se noi nel bello ci siamo nati? 

Unica risposta plausibile é un conto é nascere vicino al mare un altro é saper nuotare. 

Noi il bello non lo pratichiamo, forse perché vedere cose belle fa porre domande su tutte le cose brutte che ci circondano e noi più che circondati siamo assediati dal brutto. 

Il brutto sociale (tutti contro tutti e sicuramente contro il diverso sia per sesso che per razza). 

Il brutto economico (poco lavoro, grandi scandali, troppe ruberie). 

Il brutto politico (nei partiti comandano sempre i peggiori).

Immersi in questa palude perdiamo qualsiasi interesse per la ricerca del bello

Siamo come chi nelle sabbie mobili non si muove per non affondare più velocemente, ma se non si fa niente prima o dopo si soccombe e allora aspettiamo. Cosa? Mah, una volta il miracolo. 

Oggi in questa società laica  il salvatore, non quello con la esse maiuscola, no, la peggior copia, quindi neppure l’uomo forte o l’uomo della provvidenza. Semplicemente un nostro alter ego cioccapiatti che ci racconta come se oggi é così domani con lui sarà l’opposto e che saremo tutti più ricchi (e quindi più felici) e che magari sia sempre lo stesso uomo a promettercelo a noi non interessa, perché non ci interessa la faccia o la credibilità delle promesse, no, ormai ci interessano solo le promesse in sé. Siamo libellule, viviamo pochi giorni e in quelli vogliamo la carezza di un momento di felicità. 
Come un sogno felice di un moribondo terminale. 
É dura da accettare, ma questa é la nostra condizione. Più della metà degli elettori vota da più di 30 anni. 

E nel 1988 esistevano ancora il PCI, la DC e il PSI. Per 43 anni fecero la storia del paese, poi, sotto la spinta della storia e non solo, si sono squagliati come neve al sole, ma non é nato niente di nuovo dalle loro ceneri, soltanto “rassembramenti” nuovi  solo per chi voleva comandare ed é andato avanti così in questi 25 anni
. Come in sud America si facevano i colpi di stato, da noi le congiure. 

Chi vinceva veniva “ucciso” dai suoi alleati . Alle elezioni successive nuove sigle, vecchie facce e promesse ancora più spinte. I giovani che si affacciavano alla scena politica questo copione hanno sempre seguito. Però se date un’occhiata alle liste elettorali, di vecchi istrioni ne trovate ancora tanti e le mani di tanti “giovani” hanno sospette macchie. Ma consolatevi, ormai il nostro metodo é diventato un esempio accettato anche da molti altri. Magari innamorati delle nostre bellezze.

Fonte: qui

Perché l’abolizione del contante non serve contro l’evasione e la criminalità(ma è l'ennesimo servile favore alle banche)

Il concetto è sempre quello: il contante favorisce la criminalità e l’evasione fiscale. Dunque aboliamo il contante, per contrastare sia l’una che l’altra. Del resto, questo è il pensiero che traspare dalle parole di Grasso: “Possiamo discutere tempi di attuazione e modalità ma idealmente la strada del futuro è l’abolizione del contante” sia “per combattere l’evasione fiscale” sia “per contrastare l’economia criminaleMA SOPRATTUTTO PER FARE L'ENNESIMO FAVORE SERVILE AL SISTEMA/CARTELLO BANCARIO (ANSA).
Peccato che il contante non favorisca la malavita organizzata non più di quanto la danneggi. La verità è che i criminali 4.0 usano mezzi molto più sofisticati per fare i loro sporchi affari, che sovente sfruttano proprio la moneta elettronica se non anche quella virtuale. La malavita, del resto, cerca di dissimulare le proprie attività criminose in attività legali, che le permettano di riciclare i guadagni illeciti, e dunque qualsiasi elemento di tracciabilità per loro è utile onde ostentare legalità, soprattutto quando poi la tracciabilità – nella catena dei bonifici, delle fideiussioni e dei giroconti – si dissolve in società di comodo, magari nate nei paradisi fiscali, dove le indagini vanno a sbattere contro il muro dell’omertà internazionale.
Considerare dunque il contante come foriero di attività criminali è solo un pregiudizio nei confronti del contante. E d’altro canto, non serve nemmeno per combattere l’evasione fiscale, e questo perché oggi l’evasione vera e propria viene commessa attraverso il gioco delle residenze (para)fiscali all’estero, dei prestanome, o – pure peggio – attraverso i sistemi dell’elusione e della sottrazione, che non necessariamente coinvolgono direttamente l’uso del contante. Sappiamo infatti che l’elusione e la sottrazione mirano a utilizzare i buchi della legislazione fiscale per ottenere vantaggi fiscali indebiti o sottrarre l’imponibile alla tassazione. Dunque, molto spesso hanno poco a che vedere con i pagamenti in contante.
In ogni caso, ammesso anche che una parte dell’evasione o delle attività criminali si realizzi con l’uso del contante, non è questa una ragione legittima per vietarne l’uso, perché tale divieto alla fine si risolve con due conseguenze:

a) la compressione della libertà di tutti i cittadini;

b) l’asservimento dei cittadini agli interessi delle banche, che oggi sono i monopolizzatori della moneta elettronica, e che con essa, attraverso le commissioni e le spese bancarie di varia natura, fanno gli affari più lucrosi, imponendo un ulteriore costo nella circolazione delle merci e dei servizi (uno prodotto, pagato più volte con la moneta elettronica, genera un profitto bancario sulla transazione che con il contante non esiste).
La verità è invece un’altra ed è una verità che pochi vogliono sentire o peggio ammettere: la criminalità organizzata e l’evasione si combattono con sistemi mirati e non comprimendo la libertà di tutti i cittadini.

Fonte: qui

Striscia, spari contro Brumotti e troupe allo Zen di Palermo

Palermo, 25 febbraio 2018  - Vittorio Brumotti e la sua troupe di "Striscia la Notizia" ancora bersaglio di spacciatori e drogati, e questa volta qualcuno ha anche sparato. L'aggressione è avvenuta a Palermo, nel quartiere Zen. Brumotti tentava di documentare come viene gestito lo spaccio di stupefacenti, quando lui e i suoi collaboratori sono stati aggrediti da ungruppo di abitanti della zona che hanno scagliato sassi, seguiti da con un colpo di pistola che ha perforato la portiera dell'auto.
Erano le 16.00, l'inviato di Striscia e la troupe erano appena usciti dalla vettura, quando sono stati insultati, minacciati di morte e aggrediti con lancio di sassi. Brumotti e compagni hanno subito riparato in auto, che è blindata, per sfuggire agli aggressori, quando all'improvviso il tettuccio è stato sfondato da un pesante blocco di cemento, lanciato da un piano alto di una casa. Poi la portiera è stata perforata da un colpo di arma da fuoco. Sono stati polizia e carabinieri a trarre in salvo gli inviati di Striscia la Notizia, che manderà prossimamente in onda il servizio registrato.
Brumotti contro lo spaccio (Mediaset)
Fonte: qui

domenica 25 febbraio 2018

IN LISTA PAOLO ROMANI, CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA A 1 ANNO E 4 MESI PER PECULATO

CI SARANNO ALTRI CONDANNATI COME BOSSI, SCILIPOTI, FORMIGONI 

Milena Gabanelli e Andrea Marinelli per il “Corriere della Sera”

GABANELLIGABANELLI
La legge Severino, del 6 dicembre 2012, stabilisce chi si può candidare in Parlamento, Regioni, Enti locali, e chi no. Non possono essere candidati alla carica di deputato e senatore i condannati in via definitiva a più di due anni di reclusione. A livello locale, invece, basta una condanna in primo grado.

E così, nel rispetto della legge, oggi troviamo: Paolo Romani, che nel 2012 da assessore all'Urbanistica del Comune di Monza aveva in dotazione un cellulare al quale rispondeva la figlia. In due bimestri la ragazza spese 9.811,63 euro che Romani, una volta scoperto dal Giornale di Monza, ha risarcito. Condannato in via definitiva per peculato a 1 anno e 4 mesi, oggi l'ex ministro dello Sviluppo è capolista al Senato per Forza Italia.

SCILIPOTI E IL MANIFESTO SULLA MORTE DELLA DEMOCRAZIASCILIPOTI E IL MANIFESTO SULLA MORTE DELLA DEMOCRAZIA
Sempre in via definitiva è stato condannato Domenico Scilipoti: aveva prodotto documenti falsi per non pagare un debito. È stato obbligato a risarcirlo. Oggi è candidato al Senato con Forza Italia. Salvatore Sciascia: condannato in via definitiva nel 2001 a 2 anni e 6 mesi per una storia di tangenti pagate dalla Fininvest alla Guardia di Finanza. Riabilitato dal Tribunale di Milano nel 2005, è stato eletto nel 2008 e nel 2013 al Senato, dove oggi è nuovamente candidato con Forza Italia.

roberto formigoni (1)ROBERTO FORMIGONI 
Sei sono invece le condanne non definitive: Umberto Bossi, condannato in primo grado a 2 anni e 3 mesi per aver usato i rimborsi elettorali della Lega «per coprire spese di esclusivo interesse personale», scrive il Tribunale. Oggi è candidato al Senato con la Lega. L' ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, condannato in primo grado a 6 anni di reclusione e interdetto dai pubblici uffici per corruzione: si faceva pagare viaggi e vacanze in cambio garantiva rimborsi al San Raffaele e alla Fondazione Maugeri. Oggi è candidato al Senato con Noi con l'Italia.
UGO CAPPELLACCIUGO CAPPELLACCI

L'ex governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi per la bancarotta della Sept Italia. Come consigliere delegato, avrebbe avallato l' acquisto di una società del sindaco di Carloforte Marco Simeone, principale imputato del processo. Oggi è capolista alla Camera per Forza Italia.

L'imprenditore delle cliniche Antonio Angelucci, condannato lo scorso anno in primo grado a 1 anno e 4 mesi per falso e tentata truffa: cercò di ottenere fondi all'editoria per i quotidiani di sua proprietà, e oggi è candidato per la terza volta alla Camera con Forza Italia. Urania Papatheu, capolista di Forza Italia al Senato, condannata in primo grado a un anno e 6 mesi per aver usato a fini personali la carta di credito dell' Ente Fiera di Messina.
Paolo RomaniPAOLO ROMANI

Michele Iorio, che, dopo la condanna in secondo grado a 6 mesi di reclusione e a 1 anno di interdizione dai pubblici uffici per abuso d' ufficio, è decaduto il 25 gennaio come consigliere regionale del Molise, ma due giorni dopo è stato candidato al Senato nella stessa regione con Noi con l'Italia.

Nessuno di loro è incandidabile secondo i parametri della legge Severino, ma - essendo i partiti, e non gli elettori, a scegliere chi andrà in Parlamento - era necessario metterli in lista per le elezioni del 4 marzo? Se saranno eletti si troveranno a gestire la vita di un Paese che - purtroppo - ha già scarsa fiducia nelle istituzioni. È utile chiedersi: vale più il diritto del singolo, oppure l'istituzione che quel singolo rappresenta, e sulla quale non devono mai cadere ombre?

umberto bossiUMBERTO BOSSI
Queste sono decisioni che rientrano nella sfera dell' etica personale e del senso di responsabilità dei partiti, e che non possono essere regolamentate per legge. Ne diedero prova, dimettendosi, i ministri Maurizio Lupi e Federica Guidi. Quel più alto «senso dello Stato», che spesso riconosciamo ad altri Paesi europei, passa anche dalla capacità di sapersi sacrificare, proprio per tutelare la reputazione dell' istituzione. Nel 2013, per esempio, il ministro dell'Istruzione tedesco Annette Schavan si è dimessa quando si è scoperto che aveva copiato la tesi di dottorato nel 1980.

Nel 2014 il ministro della Cultura inglese Maria Miller si è dimessa per aver usato a titolo personale soldi pubblici: 5.800 sterline poi restituite. La settimana scorsa, il ministro degli Esteri olandese Halbe Zijlstra si è dimesso per aver raccontato di aver incontrato Putin 10 anni fa. Era una balla. Poi magari di bugie Zijlstra ne ha raccontate altre ma questo è un campo dove il politico italiano tendenzialmente non ha rivali.

Fonte: qui

Vergogna!

Ora però bisogna stabilire chi si deve vergognare. Andiamo per ordine.

Sicuramente quei parlamentari M5S che, avendo promesso di “restituire” una parte dello stipendio, non l’hanno fatto. Questo  per due ragioni: perché non hanno mantenuto una promessa e perché l’hanno fatto da “furbetti” (ingannando con bonifici fatti e subito dopo bloccati).

Si devono vergognare, ma solo un poco, i controllori che si accorgono che i buoi sono scappati dalla stalla solo dopo che glielo dicono col megafono. Si devono vergognare, un po’ di più, i gestori informatici preposti e chi li ha scelti, perchè un movimento che  basa tutto sul web, non può permettersi di farsi prendere in castagna su cose semplici come queste. Però le medaglie hanno sempre due facce. 

Abbiamo guardato quella del M5S, ora tocca a tutti gli altri ed è interessante, perché se Matteo fiorentino  carica a testa bassa e continua a spare le sue panzane, Matteo lombardo non fa una piega e rilancia con altrettante "bufale". Silvio è ormai cotto e bollito, più da ospizio che altro; La Meloni sta litigando con le sue deficienze culturali (egizi). 
E allora perché tutto questo clamore?  E allora?  

In un mondo di professionisti e di spettatori reali (che vivono una vita reale) le informazioni vengono valutate, pubblicate intere e col giusto peso e non per senso di verità innata, no, solo per non perdere pubblico con bufale e titoli sparati per l’emozione. Da noi di siffatti professionisti non ce ne sono molti e quei pochi tenuti, di solito , di riserva o su canali (cartacei o TV) di scarsa diffusione.

C’è allora un qualche grande vecchio che manovra il tutto? Sì: il pubblico. 

Perché il giornalista deve campare e allora se le notizie reali e leali non interessano a nessuno, allora si trasforma, molte volte, in un ruffiano che propone le puttanate che hanno mercato.

In quale paese un giornalista può avere un contratto da uomo di spettacolo? In quale paese signore di più che mezza età  si vestono come ventenni allupate e intervistano assassini (presunti), tronisti, attori e politici nello stesso modo? 

Servizio al paese o marchette? Tutti e due, nel senso che servizio  e marchetta possono essere sinonimi. 

E allora la vera vergogna è quella di chi per decidersi, non ragiona su torti o ragioni, non su vantaggi o svantaggi, non su quanto di buono o cattivo è stato fatto. No, solo sulle pulsioni del basso ventre e quindi sul libidinoso se non sul lubrico.  

Quindi se la piantiamo di comportarci come giovani segaioli o vecchi guardoni, avremo un’informazione migliore. Perché se ce la daranno bene, sennò non faremo parte del loro pubblico e senza pubblico muoiono. 

Quindi miei cari o ci diamo una regolata e la piantiamo di seguire pruriti e cerchiamo invece di usare quelle quattro sinapsi che non sono ancora fulminate o il mondo per noi sarà pieno di topolini partoriti dalle montagne e e noi dietro a loro, a seguiremo uno dei tanti pifferai che passano, prima ci ruberanno i soldi e poi la vita.


Allarme Codacons su vendita diamanti come bene rifugio

Alcuni investitori valdostani, dei così detti beni rifugio, hanno portato alla nostra attenzione, il rifiuto della banca collocatrice alla vendita dei beni in gestione adducendo ad una temporanea sospensione per completare la valutazione. E' quanto si legge in una nota diffusa da Codacons VdA che ricorda l’intervento della procura di Milano per presunta truffa.
Secondo Codacons VdA anche la Consob, nel febbraio del 2017, ha precisato che “i diamanti non sono un bene-rifugio come l’oro e l’acquisto richiede la massima cautela trattandosi di investimenti che possono presentare rischi non immediatamente percepibili”.
Successivamente - si legge nella nota Codacons - è intervenuta l’Antitrust multando per ben 15,35 milioni le società Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment coinvolgendo di fatto gli istituti bancari “venditori”.
Il caso è nazionale e il Codacons Valle d’Aosta in collaborazione con la sede nazionale assiste i soci nella controversia con gli istituti coinvolti alfine della restituzione dell’investimento e il risarcimento dei danni.
L'associazione di consumatori invita "tutti coloro che sono incappati in tale inconveniente ed avere avuto un rifiuto da parte della Banca venditrice alla smobilizzo dell’investimento, di contattare lo sportello Codacons Valle d’Aosta allo 0165238126 per un appuntamento, e, se richiesto l’adesione alla procedura di messa in mora dell’istituto coinvolto".

Fonte: qui

Diamanti: ecco il modulo di reclamo da inviare alle banche

Diamanti Idb e Dpi: il modulo di reclamo da inviare anche alle banche

Diamanti Idb e Dpi: il modulo di reclamo da inviare anche alle banche
Pubblichiamo il testo dei reclami da inviare alla Intermarket Diamond Business o alla Diamond Private Investment assieme alla banca che ha presentato loro il cliente.
Abbiamo predisposto tre moduli, ciascuno per Banca Mps, Banco Bpm ed Unicredit. Il testo è completo di indirizzo per la spedizione delle raccomandate o della email certificata. Occorre solo aggiungere l’importo, le coordinate IBAN del proprio conto corrente e, in fondo, i dati del cliente. (1)
Intesa Sanpaolo sta risarcendo i clienti che vanno in agenzia a protestare, pertanto non dovrebbe esserci bisogno di presentare un reclamo (2).
A quel punto, anche basandosi sull’esito dei ricorsi, si valuteranno le mosse opportune. Nel mentre, le banche subiranno la forte pressione dovuta alla decisione di Intesa Sanpaolo di risarcire chi reclama. Ancora, come già scritto i clienti dispongono di un’importante arma, vale a dire la concorrenza: una (presunta) grande banca non può affermare che non era a conoscenza del reale valore dei diamanti e di come lavorasse un suo partner commerciale.

Se davvero fosse, vorrebbe dire che per i clienti è assai meglio non avere mai più a che fare con la (presunta) grande banca per alcun motivo.
Bisogna prestare attenzione al fatto che l’Arbitro Bancario Finanziario e l’Arbitro per le Controversie Finanziarie non sono competenti in materia. Non si tratta infatti di contratti bancari e nemmeno di contratti relativi a servizi di investimento. Sebbene è lampante che conoscessero alla perfezione le modalità di vendita, dal punto di vista formale le banche hanno agito soltanto come segnalatori di potenziali clienti per l’investimento in diamanti. Ciò esclude la competenza di Abf e Acf.
Gli utenti che lo desiderano, possono affidarci il compito di preparare e spedire il reclamo per loro conto.
Alla stessa maniera è possibile inviarci la documentazione per poter preparare le prossime mosse che si renderanno necessarie.

Gli interessati possono scrivere a investire@aduc.it o andare in uno dei nostri uffici: https://sosonline.aduc.it/info/consedi.php
(1) Unicredit
Bpm
MPS
Anna D’Antuono, Avvocato, consulente Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC

Diamanti, storture di un mercato pericoloso per i risparmiatori

L'Antitrust multa società e banche per vendite «ingannevoli». Dall'assenza di un fixing ai problemi relativi a quotazione e volatilità: ecco perché investire in queste pietre è un affare rischioso.

Il 17 ottobre 2016 un funzionario di Intesa Sanpaolo scrive a Diamond Private Investment, società che svolge commercio di diamanti. Sa che quella sera andrà in onda una puntata di Report(30/10/2017) dal titolo «Occhio al portafoglio». 



Il funzionario certamente prevede che dal giorno dopo i clienti della banca cominceranno a chiedergli spiegazioni. Domanda per questo se sia prevista una smentita «o qualcosa che possa aiutarci nei confronti dei clienti a cui (è stato) proposto il diamante o peggio ancora già venduto». La citazione testuale viene da un provvedimento preso dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), uno dei due arrivati a conclusione di altrettante istruttorie che hanno condotto a multare due imprese venditrici di prodotti finanziari e quattro banche per quasi 15 milioni di euro. L'Autorità ha diffuso i testi dei provvedimenti lo scorso 30 ottobre. Le imprese si chiamano Diamond Private Investment (Dpi) e Intermarket Diamond Business (Idb). Le banche sono Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm. A segnalare l'associazione Altroconsumo.

UN VERO MERCATO NON C'È. La multa è per aver venduto con modalità «gravemente ingannevoli e omissive» un prodotto, i diamanti da investimento. L'istruttoria è partita nel gennaio del 2017, tre mesi dopo la puntata di Report, in cui si parlava degli investimenti in diamanti venduti da Dpi e Idb attraverso gli sportelli di Intesa Sanpaolo e delle altre grandi banche italiane. Il funzionario che scriveva la mail sapeva che in quello speciale sarebbe emerso un dato di fatto: il valore dei diamanti posseduti dalle migliaia di investitori italiani che avevano deciso di seguire i consigli di Dpi e delle altre società non era quello che era stato loro detto. Qualcuno aveva portato il diamante da un gioielliere e aveva scoperto che una pietra pagata 7 mila euro ne valeva meno di 3 mila. Non a caso, dal giorno seguente la puntata di Report aumentava il numero dei clienti che chiedevano di uscire dall'investimento e cominciava a diminuire il numero di coloro che sceglievano di entrarci. Cosa facevano queste società e banche? Presentavano ai clienti un investimento vendendo diamanti a un prezzo come se questo fosse frutto di una quotazione di mercato, e di un mercato che cresceva sempre. Solo che un vero e proprio mercato – almeno nel senso dei prodotti finanziari – sui diamanti non c'è.

LA PRATICA DEL RICOLLOCAMENTO. Per i diamanti non c'è un fixing, non c'è una Borsa come per l'oro o per il platino. Ci sono degli indici di riferimento riconosciuti. Uno di questi è il Rapaport Price List, «un benchmark internazionale», come scrive l’Autorità, per il prezzo all’ingrosso dei diamanti. Altro indice è l’Idex, International Diamond Exchange, che pubblica ogni mese un suo benchmark per i prezzi al dettaglio. Ma ai clienti Idb e Dpi non presentavano né l'uno né l'altro. Ne presentavano, come vedremo, uno fatto in casa. Inoltre prospettavano la possibilità di liquidare l’investimento con grande facilità, entro 30 giorni. Senza perderci. Di fatto però l’unico canale per poter rivendere un diamante è chiedere a chi lo ha venduto di “ricollocarlo” sperando ci sia qualcuno che lo compri. L'impresa si impegna a ricollocarlo ma non è detto che ci riesca. Dpi e Idb hanno spiegato nel corso dell'istruttoria che finora è andata bene: la percentuale di rivendite è stata di circa il 10%, e sono sempre andate a buon fine, alla “quotazione” indicata, hanno affermato. Ma quale quotazione? Su quel sito si scoprirebbe anche che «i prezzi dei diamanti non sono affatto privi di volatilità», come afferma la Consob in uno studio citato dal provvedimento.

E proprio qui si apre un altro tema: la quotazione di cui parlano Dpi e Idb altro non rappresenta altro che i loro prezzi di vendita dei diamanti stessi, pubblicati sul Sole 24 Ore come inserzioni pubblicitarie dalle imprese in questione. In questo senso, i valori del bene-investimento sono di certo molto trasparenti e oggettivi ma rappresentano una realtà non veritiera. Quei prezzi salgono e saliranno sempre fino a che ci saranno investitori disposti a comprare. Per questo sono - a giudizio dell'Agcm – ingannevoli. Si tratta del prezzo del diamante sommato al prezzo di tutti i servizi che la società di intermediazione propone: dall'eticità del prodotto, che si garantisce non provenire da Paesi in guerra o dove sia stato sfruttato il lavoro minorile, alla garanzia di ricollocamento, alla commissione da pagare all'intermediario e alla banca. In pratica, il valore del diamante è più o meno la metà del prezzo pagato.

IL RUOLO CENTRALE DELLE BANCHE. Per questo, come ammettono le stesse imprese sanzionate, lo scostamento tra il valore di mercato della pietra acquistata e il prezzo corrisposto al suo acquisto presuppongono che la pietra si possa rivendere solo nel “mercato chiuso” del cosiddetto “ricollocamento”. E in questo caso si riprendono almeno i soldi investiti? No, secondo i dati forniti dalle imprese in questione alla Agcm. Chi ha disinvestito entro i primi tre anni ha perso soldi. Chi ha “ricollocato” entro cinque anni è andato in pari. Solo gli altri hanno guadagnato. Quanto alle banche, sanzionate con multe più salate anche in ragione della loro dimensione, l'Autorità ha sottolineato con forza il «ruolo centrale svolto dagli operatori degli istituti di credito» nella vendita degli investimenti in diamanti. Proponevano il prodotto ai clienti, li aiutavano a compilare i moduli, gestivano le comunicazioni con le imprese, organizzavano in banca gli incontri coi promotori dell'investimento, fino alla consegna della pietra, a meno che il cliente non preferisse riceverla a casa. Insomma: anche se oggi le banche vendono pure tablet e biciclette, è certo che il cliente «fosse persuaso del fatto che l’operazione nel suo complesso e le informazioni rese sull’investimento fossero verificate» e quindi «garantite» dalla banca.
LE PROMESSE DELLE IMPRESE. Banche e imprese hanno avuto uno sconto di 100 mila euro in considerazione della promessa di offrire in futuro informazioni più chiare ai loro clienti. Dpi ha anche aperto con Codacons e Movimento Difesa del Cittadino un «tavolo di confronto per sviluppare progetti a favore dei consumatori interessati a forme per mettere al riparo parte dei propri risparmi» e alla presentazione di un «codice etico». Idb ha giudicato «inficiata da gravi errori» la delibera dell'Agcm, e annunciato un ricorso al Tar ma nel frattempo, «al fine di inquadrare la ripresa dell’operatività in un mercato più trasparente, efficiente e risanato», ha spiegato pure di partecipare «attivamente al tavolo di lavoro promosso da Codacons e Movimento Difesa del Cittadino per concordare le best practice del settore, con l’obiettivo, condiviso, che la ripresa del mercato avvenga quanto prima e nel pieno interesse dei consumatori».

Fonte: qui

L'indice dei prezzi al dettaglio degli ultimi tre anni.