Colpi d'arma da fuoco sono stati uditi presso il quartier generale di YouTube a San Bruno in California. La polizia ha isolato tutta l'area. Sul luogo un ingente schieramento di forze dell'ordine e ambulanze.
YOUTUBE SEDE
Una fonte di polizia ha confermato alla ABC7 che a sparare sarebbe stata "una donna bianca, adulta, con indosso un top nero e un fazzoletto in testa". Secondo un altro testimone, citato dalla Cnn, la donna sarebbe "entrata nello spazio in cui di solito i dipendenti si fermano a mangiare e avrebbe puntato una persona in particolare". Un portavoce del San Francisco General Hospital ha parlato dell'arrivo di alcuni pazienti coinvolti nell'episodio, ma non ha fornito dettagli sul loro numero e sulle loro condizioni. Lo stesso ha fatto lo Stanford Health Care Hospital precisando invece di avere accolto quattro-cinque feriti. "Stavamo facendo una riunione quando abbiamo sentito un gran trambusto" scrive su Twitter Todd Sherman, un impiegato presente in quel momento negli uffici, "il primo pensiero è stato un terremoto, tanto tremavano i pavimenti, poi abbiamo capito che invece c'erano delle persone in fuga".
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Nei successivi tweet, Todd Sherman continua: "Ci siamo avvicinati all'uscita e c'era un sacco di gente e abbiamo sentito che c'era qualcuno fuori che stava sparando colpi d'arma da fuoco".L'uomo racconta poi di aver guardato di sotto, e di aver visto "del sangue sul pavimento e sulle scale", di aver assistito all'arrivo della polizia "con i fucili imbracciati" e di aver indicato agli agenti da dove provenissero gli spari. Altre immagini di utenti Twitter mostrano una fila di impiegati uscire dagli uffici con le mani in alto sotto la protezione delle forze dell'ordine. Poco più di una settimana fa il più importante sito di contenuti video ha aggiornato la normativa in merito ai contenuti, vietando di pubblicare video di qualsiasi genere contenenti armi da fuoco, dai video dimostrativi ai tutorial. Vietati anche tutti i link che rimandano a siti che vendono armi.
Palermo, 25 febbraio 2018 - Vittorio Brumotti e la sua troupe di "Striscia la Notizia" ancora bersaglio di spacciatori e drogati, e questa volta qualcuno ha anche sparato. L'aggressione è avvenuta a Palermo, nel quartiere Zen. Brumotti tentava di documentare come viene gestito lo spaccio di stupefacenti, quando lui e i suoi collaboratori sono stati aggrediti da ungruppo di abitanti della zona che hanno scagliato sassi, seguiti da con un colpo di pistola che ha perforato la portiera dell'auto.
Erano le 16.00, l'inviato di Striscia e la troupe erano appena usciti dalla vettura, quando sono stati insultati, minacciati di morte e aggrediti con lancio di sassi. Brumotti e compagni hanno subito riparato in auto, che è blindata, per sfuggire agli aggressori, quando all'improvviso il tettuccio è stato sfondato da un pesante blocco di cemento, lanciato da un piano alto di una casa. Poi la portiera è stata perforata da un colpo di arma da fuoco. Sono stati polizia e carabinieri a trarre in salvo gli inviati di Striscia la Notizia, che manderà prossimamente in onda il servizio registrato.
PRESO IL KILLER: SI TRATTA DI UN 18ENNE, EX STUDENTE DELLA SCUOLA, DESCRITTO COME "UN RAGAZZO DIFFICILE"
Usa, sparatoria in una scuola in Florida: almeno 17 morti e decine di feriti
Sparatoria in una scuola superiore di Parkland, in Florida: ci sarebbero almeno 17 morti e decine di feriti. Ad aprire il fuoco, imbracciando un fucile da assalto, è stato un ex studente, Nicholas Cruz, espulso dalla scuola per motivi disciplinari. Dopo un'iniziale fuga, il ragazzo è stato fermato ed arrestato.
L'allarme alla Marjory Stoneman Douglas High School è scattato attorno alle 15.15, le 20.15 in Italia. Gli studenti dell'istituto, circa 3mila, sono stati evacuati.
Stando al racconto di alcuni testimoni tra le vittime ci sarebbe anche una professoressa che avrebbe protetto con il proprio corpo uno studente. In una conferenza stampa, lo sceriffo della contea ha confermato il bilancio di 17 vittime: dodici sono state uccise all'interno della scuola, tre all'esterno del fabbricato e due sono decedute in ospedale.
Chi è il 18enne che ha aperto il fuoco - Il giovane arrestato sarebbe Nicholas Cruz, un ex studente di 18 anni, descritto come "ragazzo difficile". Alcuni testimoni hanno riferito che aveva aperto il fuoco mentre indossava una maschera a gas. Poi è emerso che aveva avuto contatti tramite i social media con diversi gruppi legati alle armi e che ha partecipato a diverse chatroom su YouTube sulla produzione di bombe, secondo Fox.
Trump: "Nessuno dovrebbe sentirsi insicuro a scuola" - "Nessun bambino, nessun insegnante o qualunque altra persona dovrebbe mai sentirsi insicuro in una scuola americana", ha twittato Donald Trump, esprimendo le sue condoglianze alle vittime "della terribile sparatoria in Florida".
TRUMP TWEET
Da inizio anno 19 le scuole Usa in cui si è sparato - Con quella di queste ore in Florida sono almeno 19 le scuole americane in cui dall'inizio dell'anno si è verificata una sparatoria. I dati sono quelli di Everytown For Gun Safety, associazione che si batte per un maggior controllo sulla vendita delle armi da fuoco. L'episodio più grave finora era stato quello del 23 gennaio quando uno studente di 15 anni in un liceo del Kentucky uccise altri due studenti e ne ferì altri 20.
Si vota domani o almeno ci si proverà. L' ordine della casa è esplicito: normalità. Il governo catalano riunisce la stampa e, come se si trattasse di elezioni qualsiasi, descrive la logistica del referendum più conteso di sempre: 6249 seggi per 5,3 milioni di elettori. Poi, con un colpo di scena ben studiato, ecco comparire un' urna. Niente di esoterico, certo.
Ma nell' anomalia di questi giorni qualcuno si emoziona davanti all' oggetto desiderato da alcuni e ricercato da altri. E l' epica del momento non è scalfita da una notizia che arriva poco dopo: i contenitori di schede sono stati acquistati, 5 euro l' uno, da un' azienda cinese che giura (forse annusando aria di guai) di averle mandate in Francia. La campagna elettorale proibita si è chiusa ieri con un comizio patriottico, sotto al Montjuic di Barcellona, la collina sacra del catalanismo e delle sue tragedie. Luci, musica e tanta folla (80 mila secondo gli organizzatori), con il capo della Generalitat Carles Puigdemont che sente profumo di storia: «Non ci hanno fermato, voteremo».
BARCELLONA REFERENDUM
Ora però, per gli indipendentisti inizia la sfida più complessa: mettere queste urne all' interno dei seggi, non una banalità visto che la polizia ha l' ordine di non aprire i locali e di sequestrare tutto il materiale. Detta così, sembrerebbe persino semplice: ma gli agenti incaricati dal giudice sono i Mossos d' Esquadra, il corpo catalano che vive giorni di grandissime contraddizioni. Il capo, Josep Lluis Trapero, si barcamena da tempo, sempre sul filo dell' ammutinamento: per uscire dal dilemma (disobbedire alla legge o tradire il governo locale) Trapero ha trovato una situazione di compromesso: «Tenere chiusi i seggi, ma senza l' uso della forza».
BARCELLONA PROTESTE
L' ambiguità viene fatta notare da Madrid: come si sgombera una sezione elettorale piena di gente che vuole votare? I poliziotti dovrebbero farsi trovare ai seggi alle sei del mattino (tre ore prima dell' apertura), ma anche questo punto è accolto con dubbi spagnoli: e se qualcuno si trovasse dentro dalla notte? L' ipotesi è fondata: già da ieri sera gruppi di genitori indipendentisti hanno occupato delle scuole (con i figli) per evitare i sigilli, sono i «pigiama party del Sì», ennesimo momento pittoresco in un momento drammatico. I giudici non ci trovano niente di comico: «I presidi che cederanno le chiavi degli istituti ne risponderanno penalmente». Alcuni attivisti hanno provato l' azione già ieri al Raval, nel centro di Barcellona, ma sono stati respinti.
L' ordine pubblico è la preoccupazione più grande di queste ultime ore che precedono il fatidico primo ottobre. Nel governo spagnolo, dopo giorni di prevalenza dei falchi, ora sembrano trovare ascolto anche le colombe, il cui obiettivo sarebbe evitare la violenza, tollerando qualche seggio sparso per la regione. Consentire un simulacro, insomma, per evitare cose peggiori. Intanto Madrid ha ordinato di chiudere lo spazio aereo sopra Barcellona a elicotteri, aerei privati e droni. A sorvegliare ci saranno 10 mila agentin inviati dal governo Rajoy.
BARCELLONA SEGGI OCCUPATI CON TRATTORI
La linea ufficiale resta, però, quella della fermezza più assoluta, non solo per il voto di domani, ma anche per la complicata settimana che comincerà il 2 ottobre: «Puigdemont e Junqueras non saranno gli interlocutori», dice il portavoce dell' esecutivo Rajoy, Méndez de Vigo, indicando il presidente e il vice della Generalitat come responsabili di questo scontro inedito. «Non è un vero referendum, ne risponderanno penalmente e anche da un punto di vista patrimoniale». Il re Filippo VI tace, ma cancella tutti gli impegni della settimana prossima. Stessa cosa fanno i ministri, così salta anche il vertice con l' Italia a Roma, in programma da lunedì. Il governo catalano ha annunciato contro denunce: «Per perseguire un' idea hanno utilizzato le strutture dello Stato, dimenticando la divisione di poteri». Ultimi fuochi prima del giorno del silenzio. Ammesso che qualcuno taccia. [f. oli .]
Meglio una multa che un carro armato. Ogni tentativo di dialogo sulla questione catalana è naufragato senza margini di recupero. Così, la battaglia del referendum si è spostata sulla logistica. Il governo spagnolo, al di là dell' apparente immobilismo, aveva da tempo studiato questo scenario di frattura, così invece di mandare i tank sulla Diagonal (il sogno proibito degli estremisti dei due schieramenti), ha condotto tante azioni di sabotaggio a quello che viene considerata la peggiore minaccia alle istituzioni dalla fine della dittatura (1975). Il tutto secondo un principio non peregrino: essere inseguiti da un militare può essere eroico, ma un ufficiale giudiziario con in mano una notifica fiscale è un deterrente che non lascia gloria.
Urne
Il governo catalano ha mostrato la prima urna del referendum soltanto ieri mattina. Il tutto con un gesto plateale che la dice lunga sul valore simbolico che ha assunto questo semplice contenitore di schede. La polizia spagnola (a differenza di quella catalana) si è messa alla ricerca delle urne non appena il tribunale costituzionale ha proibito il referendum. Blitz più o meno riusciti (per un errore sono state perquisite anche aziende che fabbricano vasetti di yogurt) e non solo in Catalogna, visto che voci ricorrenti volevano il deposito in regioni lontane, come la Galizia.
GUARDIA CIVIL A BARCELLONA
Le schede
Molto più semplice è stato trovare e sequestrare le schede, l' altra ossessione di magistratura e polizia. Le perquisizioni sono scattate ovunque, nelle tipografie e anche nella redazione di un giornale locale.
Ne sono state requisite circa 14 milioni (calcolo approssimativo), tanto che il governo catalano è arrivato a dire ai cittadini: «Stampatevele a casa». Una proposta bizzarra poi parzialmente smentita. A ogni perquisizione si raduna un folla di indipendentisti che intona cori di scherno contro la Guardia Civil: «Donde estan las papeletas?» (E le schede dove sono?).
I sindaci
Altro modo di ostacolare il referendum è far arrivare la pressione sui sindaci. Con una misura molto criticata, anche all' interno della magistratura, il procuratore capo ha iscritto sul libro degli indagati tutti i primi cittadini catalani che avevano dato la disponibilità alla Generalitat per cedere locali in vista del voto, circa 720.
I sindaci sono stati convocati per essere interrogati dai giudici. Rischiano pene serie.
I siti
Sono già alcune centinaia i siti Internet bloccati dalla Guardia Civil, colpevoli di contenere informazioni pratiche sul voto proibito. Hanno subìto questo destino anche le pagine web istituzionali con le quali la Generalitat dava indicazioni ai cittadini sui seggi.
PROTESTE A BARCELLONA DEGLI INDIPENDENTISTI CATALANI
Ma dopo pochi minuti, i siti vietati ricomparivano sotto altri domini. «C' è la mano degli hacker russi», ha scritto «El País». Un magistrato ieri ha mandato un avviso anche a Google: rimuovete l' applicazione sul referendum.
Le lettere
Alle Poste spagnole, «Correos», è stato ordinato di bloccare tutte le lettere con la quale la Generalitat incaricava scrutatori e presidente di seggio.
La misura, controversa per ragioni di privacy, ha avuto conseguenze dirette: la costituzione delle sezioni elettorali è stata una delle difficoltà più grandi nell' organizzazione del referendum.
Le multe
GUARDIA CIVIL A BARCELLONA1
Ormai non si contano più. In Spagna il luogo comune verso i catalani è quello di essere poco disposti ad aprire il portafoglio. Ma anche i più generosi si spaventerebbero davanti all' entità delle contravvenzioni minacciate: fino a 300 mila euro per chi prende parte alla formazione dei seggi, 12 mila al giorno per i membri della commissione elettorale. I politici sono i più esposti: l' ex presidente catalano Artur Mas deve sborsare 5,2 milioni di euro come cauzione, dopo la condanna in primo grado per aver organizzato il referendum consultivo del 9 novembre 2014. A ogni corteo si fa la colletta per aiutare i condannati.
La pubblicità
MARIANO RAJOY
PLAZA DE CATALUNYA BARCELLONA INDIPENDENTISTI CATALANI
Esplicitamente proibita anche la pubblicità istituzionale o meno del referendum (le istruzioni su come e dove votare eccetera). Nessuno è autorizzato a pubblicare manifesti o a trasmettere gli spot. Per notificare gli atti la Guardia Civil è entrata nelle redazione di alcuni giornali indipendentisti (come «El punt Avui»), visite che hanno scandalizzato gli indipendentisti e parte della sinistra spagnola.
Referendum in Catalogna, spari contro un seggio: 4 feriti. Guardia Civil blocca il centro raccolta voti
Una persona ha sparato con una carabina ad aria compressa contro l’ingresso di una scuola di Manlleu. E il tribunale spagnolo blocca il voto via web. Manifestanti occupano 163 scuole e la polizia mette i sigilli a 1300 scuole. Il presidente del Parlamento europeo Tajani: «Referendum inaccettabile».
Spari contro un seggio e quattro feriti. Arriva il primo attacco violento collegato allo svolgimento del referendum sull’indipendenza in Catalogna: quattro persone sono rimaste lievemente ferite venerdì notte dopo che una persona ha sparato con una carabina ad aria compressa contro l’ingresso di una scuola di Manlleu, nella contea di Osona, in cui è stato allestito un seggio. Tra i feriti, colpiti al petto, al collo e alla spalla, c’erano tre membri del Comitato locale di Difesa del referendum che hanno poi presentato denuncia. Portati in un pronto soccorso, secondo La Vanguardia, nessuno di loro ha avuto bisogno di cure mediche. L’attacco è avvenuto alle 22 di venerdì sera, in due fasi: nei primi spari sono state ferite tre persone, poi alcuni minuti dopo sono partiti i colpi che hanno ferito una quarta persona tra la folla che si era radunata sul posto. L’autore, che avrebbe sparato da un edificio situato di fronte al seggio, non è stato identificato.