9 dicembre forconi

sabato 9 settembre 2017

STUPRO FIRENZE: IL FATTO CHE FOSSERO UBRIACHE DIVENTA UN AGGRAVANTE PER I DUE CARABINIERI INDAGATI

PINOTTI: ‘RISULTA QUALCHE FONDATEZZA RISPETTO ALLE ACCUSE MOSSE’

Il ministro Pinotti: se vero di gravità inaudita
«Gli accertamenti sono ancora in corso ma risulta una qualche fondatezza rispetto alle accuse che vengono mosse». Così il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervenuta a Milano al «Tempo delle Donne» del Corriere delle Sera, sul caso delle due ragazze.

FirenzeFIRENZE
«Si tratterebbe, e usiamo ancora il condizionale, di un episodio gravissimo - ha aggiunto l’esponente del governo -. Lo stupro è sempre qualcosa di grave, ma è di gravità inaudita se viene commesso da carabinieri in uniforme perché i cittadini si rivolgono loro e a quella divisa per avere rassicurazioni e sicurezza. Non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni, abbiamo appreso tutto dai media, ma qualora l’accusa dovesse essere ufficializzata, i due carabinieri verranno immediatamente sospesi e seguiremo le indagini».

Il dipartimento di Stato Usa: prendiamo accuse seriamente
«Prendiamo queste accuse molto seriamente»: così il dipartimento di Stato Usa ha commentato all’Ansa la vicenda delle due studentesse universitarie statunitensi che hanno accusato due carabinieri in servizio di averle violentate dopo averle accompagnate a casa da una discoteca.

Il console da carabinieri e questore
Il console generale Usa a Firenze, Benjamin Wohlauer, si è recato questa mattina presso il comando provinciale dei carabinieri di Firenze, su invito degli stessi militari. Dal comando provinciale di Firenze si fa sapere che il console è stato rassicurato sulla massima «trasparenza, rigore e sforzo dell’Arma per arrivare alla verità». Durante l’incontro è stata inoltre sottolineata da parte dei carabinieri la volontà «di rassicurare tutti i cittadini stranieri che l’Arma è a fianco alla gente da sempre e continuerà ad esserlo. Questo episodio — è stato precisato —, non deve minare l’impegno di donne e uomini che ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per i cittadini». Nel corso della mattinata il console Usa ha avuto anche un incontro col questore Alberto Intini.


carabinieriCARABINIERI
LE DUE RAGAZZE ERANO ASSICURATE ANCHE CONTRO IL FURTO
Marco Gasperetti per www.corriere.it

Sono stati indagati i due carabinieri accusati di violenza carnale da due studentesse universitarie americane. Sono i componenti dell’equipaggio di una delle tre “gazzelle” che mercoledì notte erano intervenute a piazzale Michelangelo, uno dei belvedere più suggestivi di Firenze, per sedare l’inizio di una rissa alla discoteca Flo. Sono due militari toscani, il primo poco più che trentenne, il secondo è un 45enne e le indagini saranno condotte dalla procura militare di Roma.

ministro pinottiMINISTRO PINOTTI
Non sono stati ancora interrogati e nei loro confronti non è stato preso alcun provvedimento. «Si aspetta il risultato del dna prelevato dai vestiti delle due studentesse», spiegano gli investigatori. La sensazione è che i due carabinieri abbiano effettivamente dato un passaggio alle due studentesse che alle 2.30 di mercoledì erano uscite dalla discoteca entrambe in stato di ebbrezza e una di loro sotto l’effetto della cannabis. «Ci hanno offerto un passaggio, ci hanno accompagnato a casa in auto. Poi ci hanno violentato», hanno raccontato le due ragazze in stato di choc alla polizia.

Il passaggio verso casa
I due militari avrebbero realmente accompagnato le due studentesse nella loro casa di via Tornabuoni, una delle vie più lussuose del centro storico di Firenze. Poi la storia si perde nella nebbia e a fare testo sono i racconti delle due giovani americane, giudicati attendibili dalla procura anche se con diverse incongruenze. I due militari, sempre secondo la versione delle studentesse, avrebbero accompagnato le ragazze a casa e poi le avrebbero violentate in ascensore e sulle scale del palazzo. Reazione della dipartimento di Stato Usa: «Prendiamo queste accuse molto seriamente».


La presunta violenza e tante ombre
STUPROSTUPRO
E’ una storia che fa rabbrividire quella che si sta consumando in queste ore a Firenze. Ancora oscura, strampalata, piena di dubbi e incongruenze, messaggera di verità o di menzogna e che rischia di gettare ombre e fango su un’istituzione, i carabinieri, simbolo di legalità e giustizia.

In attesa dell’esame del Dna, che fugherà ogni dubbio, l’unica cosa certa, è che le ragazze hanno bevuto molto e una di loro aveva fumato cannabis: lo hanno confermato i test alle quali sono state sottoposte giovedì pomeriggio e il loro stato, se la violenza fosse confermata, aggraverebbe la posizione dei carabinieri perché le “vittime” non sarebbero state in grado di intendere e di volere e anche se i presunti violentatori dichiarassero che erano consenzienti l’accusa di violenza sessuale non cadrebbe e anzi ci sarebbero delle aggravanti. Le due ragazze avevano un assicurazione che prevede anche una copertura in caso di stupro.

Le due studentesse a Firenze frequentano i corsi di una famosa università statunitense, un locale all’aperto a Piazzale Michelangelo, la terrazza più bella e romantica per guardare dall’alto di una collina la città e i suoi monumenti straordinari.

Le incongruenze
Anche la cronaca di quella notte è piena di incongruenze. Alle 2.30 i carabinieri ricevono una chiamata. «C’è una rissa, venite, si stanno massacrando di botte». Tre gazzelle, con a bordo sei carabinieri, raggiungono in pochi minuti il locale. Ma gli animi si sono già calmati e i più violenti sono fuggiti. Tutto sembra essere tornato tranquillo e le auto dei militari tornano alla base. Secondo le studentesse però non tutte e tre. Una “gazzella” si ferma mentre le americane, che probabilmente barcollano un po’ per qualche bicchiere di troppo, stanno camminando ai lati della strada. E, secondo le testimonianze delle presunte vittime, i carabinieri si offrono di accompagnarle a casa. E qui, nell’androne del palazzo (sempre secondo le testimonianze delle studentesse) si sarebbe consumata la presunta violenza.
STUPROSTUPRO

Le deposizioni in Procura
Le due studentesse sono state ascoltate al lungo in procura e hanno visionato anche alcune delle foto dei carabinieri di servizio sulle gazzelle quella notte. Sugli abiti che indossavano la notte del presunto stupro sono stati eseguiti gli esami del Dna. E probabilmente solo da lì potrà arrivare la verità. Il consolato non ha voluto fornire dettagli per motivi di privacy ma ha fatto sapere che sta seguendo il caso e dando assistenza alle due connazionali.

Al comando provinciale dei carabinieri di via Ognissanti si segue con apprensione l’evolversi delle indagini seguite dagli stessi carabinieri insieme alla polizia. Il comandante provinciale, Giuseppe De Liso, è stato ricevuto dal console americano a Firenze Benjamin V. Wohlauer. Il diplomatico ha espresso tutta la sua fiducia nell’Arma dicendosi convinto che si farà chiarezza su questo episodio.

Fonte: qui

“LE BEVUTE E LE CANNE POI IL PASSAGGIO A CASA. QUEI MINUTI TERRIBILI SENZA RIUSCIRE A URLARE”: IL RACCONTO DEL PRESUNTO STUPRO DELLE STUDENTESSE AMERICANE A FIRENZE

ACCUSATI DI VIOLENZA SESSUALE DUE CARABINIERI IN SERVIZIO QUELLA NOTTE

LA TESTIMONIANZA DI UNA DELLE DUE DONNE: “L'UOMO IN DIVISA ENTRA CON ME E QUANDO LA PORTA SI CHIUDE MI VIOLENTA. E' UN RAPPORTO COMPLETO MA NON HO LA FORZA DI REAGIRE”

RITROVATE TRACCE DI MATERIALE BIOLOGICO SULLE SCALE E NELL'ASCENSORE


Marco Gasperetti per il Corriere della Sera

DISCOTECA FLO - FIRENZEDISCOTECA FLO - FIRENZE
Sono le 2.30. Due studentesse universitarie, poco più che vent' anni, americane, da un paio di mesi in Italia per studiare arte e design, escono dalla discoteca Flo di piazzale Michelangelo, il belvedere di Firenze. Una di loro tira fuori lo smartphone e chiama un taxi. «Non stavamo bene, avevamo bevuto troppo», avrebbero ammesso qualche ora più tardi davanti all' agente di polizia che, accanto a due psicologhe, avrebbe ascoltato il loro racconto.
RACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATARACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATA

Una di loro si è fatta una «canna», racconta che fa fatica a camminare. «A un tratto vediamo lampeggiare qualcosa. È una «gazzella» dei carabinieri - raccontano nella loro testimonianza, che è ancora tutta da verificare -. «Si avvicinano, sono due militari in divisa. Ci dicono che se vogliamo possono darci un passaggio». Accettano, perché di notte è meglio così. Appena arrivate in Italia hanno partecipato a un incontro, organizzato dalla questura, durante il quale alcuni poliziotti hanno spiegato loro come comportarsi.

RACCONTO RAGAZZE PASSAGGIORACCONTO RAGAZZE PASSAGGIO
«Ci hanno detto di stare attente alle regole, di non bere e non passeggiare da sole di notte in luoghi isolati e soprattutto di non fare l' autostop agli sconosciuti. Ma quei carabinieri non sono sconosciuti, sono friends , amici». Le studentesse dicono agli investigatori di aver accettato di salire in macchina. «Sono gentili, ci accompagnano a casa», raccontano. Dall' appartamento del centro storico della città, dove le studentesse abitano insieme ad altre compagne di studi, ci sono poco meno di otto chilometri. Una quarantina di minuti a piedi se si va di buona lena, meno di dieci minuti in auto.

RACCONTO RAGAZZE 3RACCONTO RAGAZZE 3
A questo punto il loro racconto, vero o presunto, diventa drammatico. «Arriviamo a casa, i carabinieri parcheggiano l' auto (risulterà poi che i due militari hanno avvisato la centrale che stanno effettuando un controllo, ndr ) e si offrono di accompagnarci sino a casa». Ci sono telecamere nella zona, riprendono la scena, l' auto dei carabinieri presumibilmente resta ferma lì per 23 minuti. Camminano a fatica, sono sorrette dai due carabinieri. Nella denuncia, che presenteranno poche ore dopo in questura, le due ragazze spiegano che una di loro, quella che ha bevuto di più, decide di prendere l' ascensore.

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È la parte più controversa del racconto, ma anche quella decisiva, se sarà confermata. «L' uomo in divisa entra con me e quando la porta si chiude mi violenta - ricorda la più giovane -. Si avvicina, mi mette le mani addosso, è un rapporto completo, che subisco perché non ho la forza di reagire. Non riesco a gridare, non chiedo aiuto. Dura pochi minuti. Terribili». L' amica - raccontano le due studentesse - sale le scale sorretta dal secondo militare. Si muove a fatica e a un certo momento - continuano - sembra che si fermi esausta appoggiandosi al muro di un piano. «E lui mi stupra», racconta in lacrime all' agente di polizia. Sulle scale e nell' ascensore restano tracce biologiche. Poi le due ragazze sarebbero entrate nell' appartamento.

«Le nostre amiche capiscono subito il dramma. Ci chiedono spiegazioni. Le rispondiamo in lacrime che ci hanno violentato, sono stati i carabinieri». Una delle inquiline chiama la polizia. Scatta il protocollo rosa contro le violenze. Visite in due ospedali, psicologi, residenza protetta dove ieri le ragazze sono state raggiunte dai familiari. È l' alba, la notte fiorentina adesso è proprio finita. Ma l' incubo no. Dall' androne della scuola delle ragazze ieri mattina due compagne delle ragazze quasi si commuovono. «Firenze è la Bellezza nel mondo. Adesso deve splendere di verità», sussurrano per poi scomparire dietro uno dei vicoli del centro storico.

Fonte: qui


IL CARABINIERE CONFESSA: “ABBIAMO FATTO SESSO. NESSUNA VIOLENZA. LEI ERA CONSENZIENTE”

SVOLTA NELLE INDAGINI SUL PRESUNTO STUPRO DELLE DUE RAGAZZE AMERICANE A FIRENZE.  NEI SUOI CONFRONTI L’ARMA HA GIÀ AVVIATO IL PROCEDIMENTO PER LA SOSPENSIONE DAL SERVIZIO

LA CONFESSIONE NON ATTENUA LA RESPONSABILITA' DI CHI PORTA UNA DIVISA IN NOME DEL PAESE


Fiorenza Sarzanini per www.corriere.it

Uno dei due carabinieri indagati avrebbe confessato di aver avuto un rapporto sessuale con una delle ragazze. Avrebbe raccontato che si è trattato di un rapporto consenziente. «Mi ha invitato a casa e siamo stati insieme». Il militare si è presentato dal magistrato con il suo avvocato. «Nessuna violenza», ha dichiarato.
carabinieriCARABINIERI

Adesso sono in corso le verifiche per ricostruire la reale dinamica della vicenda e soprattutto per capire il ruolo dell’altro carabiniere, anche lui indagato. In ogni caso nei suoi confronti l’Arma ha già avviato il procedimento per la sospensione dal servizio e poi si valuteranno gli altri provvedimenti.

Fonte: qui

LA SERIE A PERDE 200 MILIONI ALL’ANNO MA NE SPENDE 800 PER IL MERCATO

A BERLUSCONI IL MILAN È COSTATO MEZZO MILIARDO DI PERDITE IN 10 ANNI, MENTRE I MORATTI SEGNANO -900 MILIONI. 

LA ROMA NON CHIUDE UN BILANCIO IN UTILE DAL 2009. 

L’UNICA CHE FA UTILI? OH, YES: LA JUVE…

Fabio Pavesi per www.ilsole24ore.com

Quando c'è da aprire il portafoglio (e perché no, anche quando c'è da incassare) i presidenti dei nostri club calcistici non si tirano mai indietro. Anche quest'anno il calcio mercato estivo ha rispettato il copione. Non siamo ai livelli stellari della compravendita da oltre 200 milioni di Neymar ma nell'insieme il mercato dello scambio dei calciatori ha toccato cifre ragguardevoli. 

Secondo i dati raccolti da ThomsonReuters a conclusione dei trasferimenti estivi i soli club della Serie A italiana avrebbero movimentato la bellezza di 798 milioni di euro.

Vista così dice poco. Dice di più se confrontato con il resto d'Europa. Quei quasi 800 milioni di controvalore tra acquisti e cessioni sono meno della metà di quanto speso dalla Premier League inglese che ha mosso 1,5 miliardi di euro. Ma la nostra Lega maggiore batte di gran lunga le altre Serie A del Continente.

Come va nelle altre nazioni europee
SERIE A TIMSERIE A TIM
La BundesLiga tedesca si è fermata nel mercato estivo a 550 milioni di euro. La Liga spagnola dei potenti club del Real Madrid e del Barcellona ha totalizzato scambi per 540 milioni, mentre la Ligue francese ha movimentato 640 milioni.

Dopo l'Inghilterra patria del football, l'Italia ha speso molto più di altri paesi dove il calcio è blasonato quanto se non più che da noi. È il mercato, bellezza, si dirà. Vero ma fino a un certo punto. Se si guarda alla sostenibilità finanziaria dell'ex campionato più bello del mondo, allora i conti non tornano.

Se la Premier muove un mercato da 1,5 miliardi forse se lo può pure permettere. I loro club principali, dal Manchester United in giù grondano di profitti, hanno debiti sotto controllo e rendono profittevoli quelle campagne acquisti.

Idem per la Spagna. Basti pensare ai conti brillanti di Real Madrid e Barcellona. E che dire della potenza finanziari di Bayern e Borussia? 

tavecchio venturaTAVECCHIO VENTURA
Se si guarda ai conti della Serie A italiana, il panorama cambia radicalmente. Come documenta puntualmente lo studio di Arel Pwc sul calcio del Belpaese, negli ultimi 5 anni il filotto delle perdite è stato ininterrotto. Nella stagione 2011-2012, i 20 club della massima serie hanno cumulato perdite nette per 281 milioni di euro su un monte ricavi di 2,1 miliardi.

13 euro di perdite ogni 100 di incassi
Ogni 100 euro incassati almeno 13 euro si sono tramutati in perdite. Il rosso nei conti aggregati è di una costanza millimetrica. 202 milioni persi nel campionato 2012-2013 e via così fino a cumulare un buco nei bilanci delle 20 squadre per la cifra di 1,3 miliardi nel quinquennio.
SERIE ASERIE A

Per molti club è quasi un destino inesorabile. I costi operativi spesso superano i ricavi e i diritti Tv, che sono ormai la principale fonte di incassi, spesso non bastano a coprire i costosi ingaggi di calciatori e tecnici. Non solo, ma la salute precaria viene anche dagli alti livelli di indebitamento che tende tra l'altro a crescere nel tempo. Nella stagione ultima censita da Arel-Pwc, quella del 2015-2016, il livello del debito della Serie A ha superato i 3 miliardi di euro. Quella montagna di debiti superano ampiamente il fatturato aggregato di un buon mezzo miliardo e valgono quasi 10 volte il margine industriale dei club.

calcio soldiCALCIO SOLDI
Se fosse un'azienda normale, il business del calcio sarebbe sull'orlo del crac. Ci si salva solo in parte con il turn-over dei calciatori a fine stagione, sempre che non ti ritrovi anche lì con delle minusvalenze.

Un costo per i presidenti
Oppure si sopravvive con il “sacrificio” personale dei vari presidenti di club. Al solo Berlusconi, che ha passato la mano, il Milan è costato mezzo miliardo nell'ultimo decennio. Per non parlare dell'Inter, anch'esso ceduto. Ai Moratti è costato di sole perdite cumulate oltre i 900 milioni in un decennio.

Lotito Agnelli-LOTITO AGNELLI-
Non che gli altri big se la passino granché bene. La Roma non chiude un bilancio in utile dal 2009 e si è ritrovata alla fine della scorsa stagione, a giugno del 2016, con un patrimonio netto negativo che superava i 100 milioni. Pallotta è dovuto intervenire ricapitalizzando e indebitandosi con le banche.

PALLOTTAPALLOTTA
Di fatto solo la Juve tra le grandi ha i numeri per sostenersi. È tornata a fare utili da 3 anni, è ben capitalizzata e ha debiti sotto controllo. Come rileva uno studio di Kpmg, la Juventus è l'unico club per cui le performance sportive sono strettamente correlate al trend dei ricavi e del Valore d'Impresa. Il valore d'impresa (capitale + debiti) della Juve è più alto della somma di Milan, Inter e Lazio messe insieme.

Non basta però un club in salute a fare della Serie A un business competitivo e che può permettersi di spendere così tanto per i suoi calciatori a ogni stagione.

Fonte: qui

venerdì 8 settembre 2017

MESSICO TREMA - VIOLENTISSIMA SCOSSA DI TERREMOTO (MAGNITUDO 8.4) AL LARGO DEL CHIAPAS

ALLERTA TSUNAMI IN AMERICA CENTRALE - VIDEO

messico 4MESSICO 

Una forte scossa di terremoto è stata avvertita nella notte alle 23.49 (6.49 ora italiana) a Città del Messico. Il governatore del Chiapas ha confermto al momento cinque vittime tra queste due bambini. Secondo una prima stima dell'Usgs, l'istituto geologico statunitense, la magnitudo del sisma sarebbe di 8.1.

Il meccanismo che ha generato questo terremoto, ha osservato il sismologo Alessandro Amato dell'Ingv, è legato alla placca oceanica che spinge sotto quella continentale americana. Ha tremato anche l'Angelo dell'indipendenza, lo storico monumento che si trova sul 'Paseo de la Reforma' nella Capitale, della quale è uno dei simboli. La colonna, che è stata eretta nel 1910, è crollata durante il terremoto del 1957.
messico 1MESSICO 

L'epicentro del terremoto è stato individuato sotto l'oceano Pacifico, 87 km a sudovest di Pijijiapan, a una profondità di 69,7 km. Il forte sisma è stato seguito da altre sei scosse di magnitudo tra 4,4 e 5,7. Lo Us Geological Survey ha diramato un allerta tsunami che dalla costa occidentale del Messico interessa poi Ecuador, Nicaragua, Panama, Guatemala, Honduras, El Salvador e Costa Rica. Il rischio è considerato alto per le prossime tre ore.
messicoMESSICO

Secondo l'agenzia, la scossa è in grado di causare onde alte fino a tre metri. La potenza della scossa è stata tale da far tremare anche i palazzi della Capitale, distante dall'epicentro quasi mille chilometri, provocando fughe di massa nelle strade. Le sirene degli allarmi hanno suonato, in alcuni quartieri di Città del Messico è andata via la corrente elettrica e migliaia di persone hanno lasciato le abitazioni.

L'agenzia della protezione civile ha reso noto che si tratta del terremoto più violento dopo quello che nel 1985 provocò migliaia di vittime. Il governo messicano ha reso noto che le scuole nella Capitale, Città del Messico, oggi rimarranno chiuse "per poter precedere ad una revisione delle infrastrutture".Sulla città pochi minuti dopo l'allarme hanno cominciato a volare elicotteri della protezione civile per verificare che non vi fossero stati crolli. La compagnia petrolifera statale, Pemex, ha annunciato l'avvio di verifiche sugli impianti, in particolare sulla raffineria di Salina Cruz che si trova nella regione dell'epicentro.
messico 2MESSICO 

Le autorità del Salvador hanno messo in preallarme le comunità locali per un'eventuale evacuazione della popolazione dalle zone costiere.

Fonte: qui
messico 3MESSICO 

L'ISIS PUBBLICA IL VIDEO DELL'ADDESTRAMENTO DEGLI ORFANI JIHADISTI

IL VECCHIO MENTORE FA IL LAVAGGIO DEL CERVELLO, LI PORTA A COMPRARE GIUBBOTTI ESPLOSIVI, LI FA SPARARE E PREGARE - VIDEO

Gareth Davies per “Mail On Line

VIDEO ‘L’ADDESTRAMENTO DEGLI ORFANI SUICIDI’

training orfani suicidiTRAINING ORFANI SUICIDI

Gli jihadisti più anziani insegnano ai giovani orfani come diventare bombaroli suicidi. E’ questo che si vede nel video lungo 13 minuti, probabilmente girato a Deir ez-Zor: c’è il deserto intorno, il vecchio mentore che si occupa di bimbi di tre o quattro anni li porta a comprare giubbotti esplosivi in un camion modificato apposta per un attentato suicida, insieme cantano e pregano.
lavaggio del cervello agli orfani jihadistiLAVAGGIO DEL CERVELLO AGLI ORFANI JIHADISTI

I piccoli hanno pistole-giocattolo, ma prima di entrare a pregare, vengono addestrati a prendere armi vere e a sparare in aria. Gli orfani subiscono un lavaggio del cervello, urlano ‘Allah Akbar’ durante la cerimonia in cui si squarta una pecora.

Fonte: qui

IL GIUDICE: "GLI STUPRATORI? MALVAGI E CON APPETITI SESSUALI MALSANI"

MANCA ANCORA LA CONFESSIONE DEL CAPOBRANCO, IL CONGOLESE BUTUNGU. MINACCE AL SUO AVVOCATO

LA FAMIGLIA DEI MAROCCHINI MINORENNI DOVEVA ESSERE RIMPATRIATA ANNI FA: LA MADRE HA RIFIUTATO 25MILA EURO E IL PADRE, ESPULSO, E' RIENTRATO IN ITALIA ILLEGALMENTE

LA PROFESSORESSA: 'ERANO RAGAZZI PERSI, NON DOVEVANO RENDERE CONTO A NESSUNO'

Patricia Tagliaferri per il Giornale

Le foto pubblicate sul suo profilo Facebook, curato e ben vestito, e anche i racconti di un comportamento senza sbavature da parte di chi ha avuto a che fare con lui in precedenza per qualche lavoretto o corso di formazione, raccolti dai suoi difensori, stridono con le modalità agghiaccianti degli stupri di Rimini così come emerse dai verbali delle vittime e dalle parole dei giudici che hanno convalidato i fermi di Guerlin Butungu, il congolese ventenne considerato il capobranco, e dei suoi tre complici minorenni, due fratelli marocchini e un nigeriano sedicenne.

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 un uomo «incapace di frenare-controllare malsani istinti e appetiti sessuali, del tutto insensibile al rispetto dell'altrui integrità fisica e sessuale». Tutto ciò, appunto, come si legge nell'ordinanza, «a dispetto di un modo di fare e di un aspetto apparentemente gentile ed educato, forse anche abilmente utilizzato proprio per adescare le giovani vittime».

Lo stesso atteggiamento che il congolese ha tenuto durante l'udienza di convalida, quando dopo un primo tentativo di negare tutto, della serie «non c'ero e se c'ero dormivo», è stato convinto dai suoi legali, Mario Scarpa e Ilaria Perruzza, ad essere più collaborativo ed ha cominciato a fare qualche ammissione, scaricando però quasi tutto addosso agli altri tre. «Nessun segno di pentimento, né una qualche consapevolezza dell'estrema gravità delle azioni compiute», osserva il gip.

RIMINI STUPRORIMINI STUPRO
Compito dei magistrati - adesso che i quattro giovani sono in carcere e che il gip ha convalidato il fermo riconoscendo il lavoro della Procura - è quello di attribuire a ciascuno di loro specifiche responsabilità, riordinando le accuse reciproche che si rivolgono l'uno contro l'altro nel tentativo di minimizzare il proprio ruolo negli stupri. Servirà isolare il Dna dai reperti per verificare le versioni degli arrestati su chi ha abusato della giovane polacca e chi della transessuale e quella del congolese, che finora ha cercato di ritagliarsi un ruolo di secondo piano nello stupro della ragazza, mentre i complici hanno tentato di scaricare tutto su di lui, l'unico maggiorenne del gruppo.

Il magistrato vorrebbe la piena confessione di Butungu, che potrebbe arrivare a brevissimo. I suoi legali stanno lavorando in questa direzione, cercando di fargli capire che è questa la strada migliore da percorrere in attesa di un processo, un probabile rito abbreviato che non arriverà prima di qualche mese, e di una condanna inevitabile e pesante. Il gip ha dimostrato di non credere alle accuse che il congolese ha rivolto ai suoi complici: «Menzogne, anche lui partecipò attivamente e in prima persona alla violenza di gruppo».
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Pure il giudice minorile Anna Filocamo ha sottolineato la brutalità con cui ha agito il branco. Nel suo provvedimento ha sottolineato la «spregiudicatezza» «l'inutile cattiveria» con cui hanno agito i tre infliggendo «inutili sofferenze alle vittime» e suscitando «un allarme sociale di proporzioni rare». E nel raccontare che era il congolese a soggiogarli, i minorenni hanno mostrato «personalità gravemente inconsistenti ed incapaci di rendersi conto dell'estrema gravità delle condotte realizzate».

Intanto uno dei difensori di Butungu, l'avvocato Perruzza, ha ricevuto pesanti insulti e minacce per aver accettato la difesa dello stupratore. «La gente non capisce che un Paese civile si riconosce anche dall'ordinamento giuridico che ha», osserva il collega Scarpa.


BUTUNGUBUTUNGU
STUPRO DI RIMINI, "QUELLA FAMIGLIA DOVEVA ESSERE RIMPATRIATA"
Roberto Damiani per ‘Il Resto del Carlino

Dovevano essere in Marocco da almeno tre anni, e con le tasche piene di soldi. Pagava lo Stato italiano, che ha cercato in tutti i modi di far rimpatriare quella famiglia marocchina formata da quattro figli, due dei quali ora in carcere per lo stupro di Rimini (le foto dell'arresto).

Il sindaco di Vallefoglia Palmiro Ucchielli, dove la famiglia è residente in un alloggio popolare, dice: «Era il 2014. Avevamo trovato i soldi, più o meno 5 mila euro a persona o forse di più, per farli rientrare in Marocco dove si trovava il padre già espulso. Tutto era pronto, anzi madre e i quattro figli erano andati in caserma per partire. Poi non so cosa sia successo ma attraverso il tribunale dei minorenni ci siamo ritrovati il padre di nuovo a Vallefoglia mentre noi ci aspettavamo che la famiglia se ne andasse per sempre».

«Ricordo – continua il primo cittadino – che non era d’accordo col rimpatrio nemmeno il console, ma alla fine c’era stato il nulla osta. Poi è saltato tutto e la famiglia oltre al padre è rimasta qui».

Meglio chiarire di più. Per il rimpatrio nella nazione d’origine di figli minorenni nati in Italia occorre che ci sia il consenso dei genitori. Altrimenti i nativi non possono essere cacciati dall’Italia.

BUTUNGU 15BUTUNGU 15
E la madre in quel momento aveva detto di sì, accettando 20/25 mila euro in tasca e il viaggio pagato. Poi improvvisamente ci ha ripensato. Ed è facile capire perché: il marito ha impedito l’accordo perché così sarebbe potuto tornare in Italia, benché espulso da anni, in modo di ricongiungersi con la famiglia. E infatti è tornato illegalmente (ha patteggiato per questo una pena ad 1 anno e 4 mesi che sconta ai domiciliari). Davanti al tribunale dei minori di Ancona, che l’ha autorizzato a rimanere, ha promesso che col suo rientro avrebbe messo in riga i figli.

Dopo tre anni, due figli in carcere, il padre di 51 anni agli arresti domiciliari, la madre andrà a processo sotto la spinta di cinque querele presentate dalla vicina di casa che si sente perseguitata sia dalla donna che dai figli, inviati a insultarla e picchiarla. Una prognosi di quindici giorni di guarigione è l’ultimo regalo che hanno fatto alla spaventatissima vicina. La quale ha ottenuto dal questore che la madre dei due minori accusati del doppio stupro di Rimini, venisse ammonita per stalking.

Ma poi succede anche che il padre, accortosi dalle immagini degli stupratori pubblicate dal Carlino, imponesse ai figli di andare a costituirsi dal maresciallo del paese, Vallefoglia, e solo da lui. Hanno pure chiamato prima per sincerarsi se ci fosse. Altrimenti «sarebbero ripassati».


I carabinieri, che spesso hanno fatto la colletta per comprare da mangiare a quella famiglia, sapevano con chi avevano a che fare ma certo non immaginava ciò che avevano fatto.

I due fratelli marocchini sono conosciutissimi a Vallefoglia, fin da quando frequentavano la scuola media. Insegnante di sostegno continuo, facevano i bulli e ogni tentativo di dargli una regolata finiva male.

Dice una loro insegnante: «Il problema vero è che questi due fratelli erano abbandonati a loro stessi. Non avevano da mangiare, letteralmente. Facevamo degli acquisti a turno per comprargli panini e cibo. Avevano delle potenzialità positive ma la loro condizione familiare azzerava tutto. Sapevano di non dover rendere conto a nessuno, perché il padre a quel tempo era in Marocco, forse in carcere, e qui stavano con la madre, che non lavorava, e altri due fratellini. Il Comune pagava bollette, spesa, affitto, la Caritas offriva il pacco ma quei figli non studiavano e non volevano ascoltare. Perché non erano stati educati a farlo. Oggi purtroppo abbiamo avuto la prova di cosa ha prodotto quell’abbandono».

Fonte: qui

IL DOPPIO GIOCO DI GENTILONI SULLA LIBIA (E RI-SFILA IL DOSSIER A MACRON)

ALFANO COCCOLA SERRAJ E MINNITI INCONTRA DI NASCOSTO HAFTAR, IL RAS DELLA CIRENAICA 

COLLOQUI DURATI TRE ORE E FAVORITO DAI SERVIZI SEGRETI. AL CENTRO, IL CONTROLLO DEI FLUSSI MIGRATORI
Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera

khalifa haftarKHALIFA HAFTAR
Marco Minniti ha incontrato il generale Khalifa Haftar a metà della settimana scorsa nell' ufficio-fortezza di quest' ultimo presso l' aeroporto di Bengasi. Un summit molto riservato, quasi segreto, tanto che le prime informazioni a riguardo sono emerse solo ieri pomeriggio a Bengasi e ripubblicate brevemente dal portale libico Al Wasat.

Il ministro degli Interni italiano si è mosso rapido (dopo la tappa libica era in partenza per l' Algeria), ma era molto tempo che lavorava per poter parlare a quattr' occhi con l' uomo forte della Cirenaica che afferma di «controllare ormai oltre il 70 per cento del territorio libico», incluse molte delle rotte dei migranti in arrivo dall' Africa subsahariana e attraverso il cuore del deserto del Fezzan verso il Mediterraneo.
MINNITI CON I CAPI TRIBU DELLA LIBIAMINNITI CON I CAPI TRIBU DELLA LIBIA

La notizia è confermata in modo inequivocabile. «L' incontro è durato a lungo, forse oltre tre ore, in un' atmosfera molto cordiale, rilassata, e ha toccato temi fondamentali per la Libia, l' Italia e il contesto europeo. Ovviamente si è parlato di migranti, dei modi per fermare e regolare i flussi, del controllo dei confini libici, ma anche della situazione di frammentazione e caos che ancora domina sulla politica del Paese con il desiderio di consolidare un' unica autorità sovrana e centrale», raccontano al Corriere fonti presenti all' incontro.
MINNITI HAFTARMINNITI HAFTAR

In questo modo l' Italia torna a giocare quel ruolo di mediatore equidistante tra la Tripolitania e la Cirenaica che negli ultimi tempi sembrava aver lasciato alla nuova politica particolarmente aggressiva della Francia di Emmanuel Macron.

È la prima volta che un importante esponente del governo di Roma incontra personalmente Haftar. Sino a una settimana fa erano soprattutto i servizi segreti italiani a intrattenere rapporti stretti e continui con il generale, come lui stesso aveva dichiarato al Corriere . Il forte sostegno garantito invece dalla politica romana al premier del governo di unità nazionale a Tripoli, Fayez Sarraj (che pure è legittimato dalle Nazioni Unite), aveva generato malumori in Cirenaica.

ALFANO SERRAJALFANO SERRAJ
Tanto che lo scorso 6 maggio la visita a Tripoli di Angelino Alfano, non seguita da una tappa da Haftar, aveva raccolto critiche e risentimenti tra Tobruk e Bengasi. Il summit Haftar-Sarraj mediato da Macron a Parigi il 25 luglio era così sembrato promuovere la Francia ad arbitro principale della partita libica. Ma la situazione è in realtà apparsa molto più sfumata dopo il successo dei patti bilaterali voluti fortemente da Minniti in prima persona con Sarraj e diverse municipalità e tribù libiche per frenare il traffico dei migranti.

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR
Per la prima volta i flussi dalla Libia sono oggi in netta decrescita. Al summit di Parigi del 28 agosto, con la presenza dei premier di Italia, Spagna, Germania, oltreché di Niger, Ciad e di Sarraj, lo stesso Macron ha pubblicamente sostenuto le mosse italiane. Ma per tutti resta evidente la necessità di coinvolgere Haftar nelle scelte europee.

«Ovvio che noi siamo stati avvisati del viaggio di Minniti a Bengasi. Del resto così hanno fatto negli ultimi giorni anche i ministri degli Esteri inglese e francese. Sono mosse nello spirito delle intese di Parigi», commentano i portavoce di Sarraj. Eppure, tra le due anime della politica libica la tensione resta alta. Le occasioni di crisi non mancano.
GENTILONI SERRAJGENTILONI SERRAJ

Per esempio, solo due giorni fa Sarraj ha promosso a suo ministro degli Interni il capitano Faraj Gjiem, ex responsabile dei servizi dell' antiterrorismo sostenuto dal Parlamento di Tobruk. Questi però è un esponente della tribù degli Al Awaqir, che appoggiano Haftar. La nomina ha così creato una grave spaccatura interna nel campo del generale e spinto quest' ultimo a emanare un decreto che vieta ogni collaborazione con i rappresentanti del governo Sarraj.

(Ha collaborato Farid Adly)

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