9 dicembre forconi

giovedì 9 giugno 2016

Su cosa è basato l'attuale sistema economico?

È risaputo che la crisi economia è iniziata a dicembre 2007 negli Stati Uniti, quando il mercato mobiliare americano prima, e quello finanziario poi, scoppiò sotto il peso della speculazione finanziaria. Alcuni economisti hanno teorizzato l’inizio della speculazione finanziaria il 15 agosto 1971.

Almeno una volta si è sentito parlare degli accordi Bretton Woods, che si tennero nel New Hampshire tra l’1 e il 22 Luglio 1944. Lo scopo dell’accordo di Bretton Woods, era quello di stabilizzare i cambi ed evitare fluttuazioni di capitali, in sostanza prevenire ciò che accadde nella depressione del 29; per questo si decise di legare tutti i cambi al dollaro, che a sua volta dipendeva dall’oro. Vi parteciparono molti paesi, tra cui anche l’URSS e tutti quei paesi che erano già sviluppati, ma anche quelli più poveri e in via di sviluppo.
Qui fu progettato anche il Fondo Monetario Internazionale, che divenne operativo il 27 Dicembre 1945 quando 29 paesi decisero di aderirvi. Inoltre fu durante gli accordi di Bretton Woods che venne deciso di fissare il prezzo delle materie prime e i relativi scambi commerciali, solo in dollari. In poche parole gli accordi di Bretton Woods dovevano fungere da strumento anti crisi per prevenire ciò che accadde durante la grande depressione del 1929, e gli U.S.A. hanno fatto di tutto per porsi come punto nevralgico, in modo da poter controllare l’economia mondiale.Purtroppo non tutti sanno che questi accordi furono stralciati il già citato 15 agosto 1971, giorno in cui Richard Nixon decise di annullare gli accordi di Bretton Woods.
Ma perché l’allora presidente degli Stati Uniti decise, in maniera unilaterale, di porre fine a tale accordo? Il motivo fu semplice, gli accordi di Bretton Woods prevedevano che la moneta fosse stampata non a proprio piacimento, ma solo in proporzione alla quantità di oro che ogni nazione ha nelle sue casseforti, e questo andò a genio agli Stati Uniti fino a quando un gruppo di contadini asiatici dimostrò che le forze militari americane non erano poi così invincibili. Per finanziare la guerra in Vietnam, gli Stati Uniti spesero circa 12000 tonnellate d’oro, e le riserve auree statunitensi si assottigliarono così tanto che appunto Nixon fu costretto a recidere gli accordi di Bretton Woods.
Da quel famoso 15 agosto 1971, non c’è un reale accordo fra paesi, quindi da quel momento il mercato finanziario ha iniziato un nuovo periodo senza regole sostanziali, con le valute che hanno potuto e possono anche tutt’ora fluttuare più liberamente; tutta questa libertà ha dato il via anche alle speculazioni finanziarie, che a poco a poco hanno iniziato a diventare sempre più grandi fino a quando nel 2007 il sistema finanziario, malato fino all’osso, ha fatto crac, e ciò che più preoccupa è che nonostante tutto la quantità di prodotti finanziari, derivati e via dicendo ha ripreso vertiginosamente a crescere, c’è addirittura chi sostiene che il livello speculativo nell’economia, oggi sia più alto di quello del 2008, quando anche l’Italia entrò in piena crisi.Se oggi gli U.S.A. continuano a vantare una posizione economica forte, rappresentata prima di tutto dal dollaro, è solo perché molti dei suoi alleati politici ancora glielo permettono. Di fatto è risaputo che gli U.S.A. hanno svuotato i loro caveau d’oro, e l’esempio più tangibile inizia proprio nel 2007, quando la Germania chiese alla FED la restituzione di 54000 lingotti d’oro che quest’ultima consegnò 50 anni prima agli americani, ovviamente la Germania non fu la sola a trasportare le sue riserve auree negli States, tra queste c’è pure l’Italia… Fatto sta che dopo anni ti tentennamenti la FED ha concordato nel 2013 una restituzione graduale spalmata in sette anni, ossia fino al 2020. Il perché mi sembra abbastanza chiaro,  basti pensare che solamente nel 2011, fu permesso agli ispettori tedesco di poter entrare in uno dei 9 caveau dove era custodito l’oro tedesco, e sotto espressa richiesta della FED i risultati della pesatura dei lingotti d’oro venne tenuta segreta..
Il dollaro continua a restare forte solo perché, come concordato negli accordi Bretton Woods, per prassi molti accordi internazionali, e non solo di materie prime, continuano ad essere effettuati in dollari, il fatto è che molti stati hanno capito che le basi su cui regge il dollaro non sono poi così forti come molti vogliono far credere, per questo ad esempio, molti scambi che avvengono fra economie emergenti, oggi vengono regolati tramite le loro rispettive monete nazionali, Russia e Cina in primis, consci della debolezza intrinseca del dollaro.
Bandiera USA
Il biglietto verde continua a sopravvivere grazie alla fiducia che i partner europei continuano a riporre in esso, che cosa succederebbe al dollaro se domani tutti i paesi europei decidono di chiedere indietro tutto l’oro dato in custodia 50 anni fa? Inizierebbe una svalutazione che andrebbe ad incidere pesantemente sulle sorti del debito pubblico americano. Anche per questa ragione, Cina e Russia, anche se alle prese con la crisi economica, stanno continuando ad incrementare le loro riserve auree, perché hanno capito che questo sistema economico senza regole, che rasenta l’anarchia, prima o poi imploderà definitivamente, ed allora bisognerà ritornare al “gold standard” o in ogni caso a regole che stabilizzano il mercato internazionale. Se si guarda alla situazione economica attuale, sembra chiaro che il giorno in cui dovranno essere rinegoziati degli accordi sulla falsa riga di Bretton Woods non è poi così lontano.. così come gli attori chiavi non
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giovedì 26 maggio 2016

UNA VORAGINE SQUARCIA IL GIGLIO MAGICO DI MATTEO RENZI

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CHI EBBE IL SUO PRIMO INCARICO NEL CDA DI PUBLIACQUA, CHE GESTISCE I TUBI SCOPPIATI A FIRENZE? MARIA ELENA BOSCHI!

IL PRESIDENTE ERA ERASMO D'ANGELIS, DALL''UNITÀ' A PALAZZO CHIGI. L'AD? IRACE, CHE MARINO IMPOSE ALL'ACEA - ORA LA GUIDA FILIPPO VANNONI, CONSULENTE DEL GOVERNO E MARITO DI LUCIA DE SIERVO, EX CAPO DI GABINETTO DI RENZI, SORELLA DEL RENZIANO LUIGI. ECC ECC.

Nardella: “Publiacqua deve spiegazioni a me e ai cittadini". Basta che alza il telefono o si guarda intorno a cena: l'azienda è da sempre inzeppata di renzianissimi della prima, seconda e ultima ora...

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NARDELLA BOSCHI
"Bollette care e rete idrica dissestata”. A poche ore dall’apertura della voragine sul Lungarno a Firenze provocata da un guasto a due tubature dell’acquedotto, sotto accusa è finita la partecipata comunale Publiacqua. “Gestione criminale”, ha attaccato la deputata M5s Federica Daga. L’azienda, a cui anche il sindaco PD Dario Nardella ha chiesto spiegazioni, ha detto di aver registrato due allarmi, uno dopo mezzanotte e uno alle 6.15 di questa mattina e di essere intervenuta tempestivamente: “Le cause della rottura possono essere diverse, stiamo facendo tutte le verifiche necessarie”, hanno fatto sapere.
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FIRENZE LUNGARNO

Nella società per il 60 per cento pubblica negli ultimi anni sono passati, anche per volontà del presidente del Consiglio (ex sindaco di Firenze ed ex presidente della Provincia), alcuni dei personaggi più noti della galassia renziana: il primo incarico dell’attuale ministra per le Riforme Maria Elena Boschi è stato proprio nel cda di Publiacqua; il presidente dal 2009 al 2012 è stato Erasmo D’Angelis, poi sottosegretario alle Infrastrutture a Palazzo Chigi nel governo Letta e per un periodo direttore de l’Unità; alla guida attualmente c’è Filippo Vannoni, consulente del governo per le politiche economiche, ma anche marito dell’ex dirigente del comune di Firenze ed ex capo di gabinetto di Renzi sindaco Lucia De Siervo.

Ma non solo: l’ex amministratore delegato è Alberto Irace, manager che il leader Pd già aveva voluto nel consiglio d’amministrazione della romana Acea; l’attuale ad è invece Alessandro Carfì, marito ai Alessandra Cattoi che fu portavoce del sindaco di Roma Ignazio Marino ed ex assessore alla scuola della stessa giunta.

firenze lungarno
FIRENZE LUNGARNO
M5s: “Perdite riscontrate da tempo. Gestione criminale”
Ad attaccare la gestione renziana sono ora i 5 stelle: “Il crollo di Lungarno”, ha continuato Daga, “alza il sipario sulla criminale gestione della risorsa idrica a Firenze di cui Renzi si è fatto promotore e che Nardella sta proseguendo. Publiacqua ha sempre giustificato il costo esorbitante delle bollette dell’acqua (402 euro a famiglia nel 2015, l’ottava città più cara d’Italia) con l’enorme mole di investimenti sulla rete (50 euro a utente l’anno, contro una media nazionale di 27 euro).

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FILIPPO VANNONI

Le bugie hanno le gambe corte. E le voragini. Il danno per Firenze è incalcolabile”.

Il collega grillino Alfonso Bonafede ha concluso: “Non ci venissero a raccontare che questo disastro è frutto di una rottura notturna della tubazione. Le perdite erano riscontrate da tempo. In attesa di conoscere le responsabilità, sottolineiamo però che vogliamo sapere come sono stati investiti i soldi del gestore è un colabrodo”. A Firenze, hanno spiegato infine Daga e Bonafede, “c’è un reticolo idrico fatto da 225 km di tubi in amianto, mentre quelli che non sono in amianto determinano perdite d’acqua fino al 51%. Acqua che i cittadini pagano lo stesso ma che poi finisce per erodere il terreno e determinare, come in questo caso, crolli e cedimenti un po’ su tutto il territorio”.
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ALBERTO IRACE, ERASMO D'ANGELIS E MATTEO RENZI IN "QUI SI MANGIA!!!"
Nardella: “Publiacqua deve spiegazioni a me e ai cittadini” - Intanto il primo cittadino dem Nardella, intervista dal Tgr della Toscana si è rivolto proprio a Publiacqua e ai suoi tecnici per avere “risposte” su cosa sia accaduto tra il primo e il secondo guasto alle tubature dell’acquedotto. “Non solo aspettano i cittadini ma aspetto io come sindaco informazioni che Publiacqua deve dare”, ha detto.
Nardella rispondendo a una domanda sull’allagamento verificatosi intorno a mezzanotte e mezzo, e alle lamentele di alcuni cittadini su mancati interventi il sindaco ha detto che i “soccorsi sono stati tempestivi”, che la segnalazione è arrivata per prima alla centrale del 113 che poi ha allertato vigili fuoco e polizia municipale, intervenuti sul posto. La strada, ha spiegato ancora il sindaco, è stata chiusa e sono state spostate anche 12 auto. Da capire, ha aggiunto, cosa sia successo tra il primo e il secondo guasto dell’acquedotto, e su questo Publiacqua deve “dare risposte”.
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LUCIA DE SIERVO

Il sindaco ha poi definito “doverosi gli accertamenti della magistratura”, che sulla voragine ha aperto un’inchiesta. Ancora, alla domanda se teme possibili ripercussioni per l’economia della città, li ha esclusi spiegando che il danno riguarda un’area circoscritta. Di sicuro però, ha aggiunto, “la rete idrica va tenuta sotto controllo e va ricostruita la dinamica di quanto accaduto”.
Publiacqua: “Rotti due tubi, sotto esame le cause del crollo” - Sono due i tubi dell’acqua che si sono rotti, il primo dei quali ha provocato l’allagamento ripreso anche in video girati da passanti dopo la mezzanotte, il secondo che ha interessato quella che viene definita la ‘dorsale’ della riva sinistra dell’Arno. Ma su quale sia stata la causa che ha determinato poi la voragine sono in corso verifiche.
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RENZI NARDELLA
E’ quanto ha spiegato Alessandro Carfì, ad di Publiacqua. “Per capire meglio dobbiamo verificare le condizioni dell’asfalto e della tubatura. In questo momento possiamo solo dire che le cause possibili possono essere diverse. Potrebbe essere anche un flusso d’acqua arrivato da un canale”.

Carfì ha anche spiegato che il tubo principale che si è rotto “aveva 60 anni circa e rientrava tra quelli già inseriti nel piano di sostituzione programmati dalla società”.

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FIRENZE LUNGARNO
Su quanto accaduto stanotte, Publiacqua ha specificato di aver registrato a mezzanotte e mezzo “un calo di pressione grazie a un meccanismo di monitoraggio telemetrico”, che “interessava il tubo passante: le squadre di Publiacqua sono intervenute dopo la rilevazione. Nello stesso momento cittadini hanno informato sulla fuoriuscita di acqua il 113, che ha avvertito le altre forze dell’ordine. Dopo l’intervento non è stato registrato alcun calo di pressione. Alle 6.15 è scattato un secondo allarme” con conseguente nuovo intervento, tuttora in corso. Publiacqua in precedenza aveva anche spiegato che dopo la perdita d’acqua intorno a mezzanotte e mezzo, è stata eseguita “tra le 1 e le 4″ la chiusura della tubazione interessata.

Fonte: qui

mercoledì 25 maggio 2016

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E’ IL PEGGIOR RISULTATO DAL 2013: PESA IL CROLLO DELLE ATTIVITA’ ESTRATTIVE (-39,5%) A CAUSA DELLA CRISI DELL’ILVA. MALE ANCHE TESSILE E ABBIGLIAMENTO (-9,8%)

Brusca frenata per l’industria italiana e questa volta vanno male anche le auto: primo calo dal dicembre 2013, -6,5% su base annuale.

La maggiore diminuzione colpisce la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-22,4%)

INDUSTRIA
INDUSTRIA
A marzo il fatturato dell’industria italiana è calato del 3,6% rispetto allo stesso mese del 2015, il peggiore calo su base annuale a partire dall’agosto 2013. A trascinarlo verso il basso sono stati il crollo delle attività estrattive (-39,5%) e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, insieme al tessile e abbigliamento (-9,8%) e alla metallurgia (-9,4%).
A sorpresa, ha però perso terreno anche quel settore auto che nel 2015 aveva invece trainato la debole ripresa del pil: il comparto, ha fatto sapere l’istituto durante il briefing con i giornalisti, ha fatto segnare un -6,5 per cento, primo cedimento dal dicembre del 2013. La fabbricazione di mezzi di trasporto nel suo complesso (nella voce sono comprese navi, locomotive e aerei) resta invece in progresso del 5,1%.
INDUSTRIA 2
INDUSTRIA
Risultato: l’indice destagionalizzato dei ricavi dell’industria tocca il minimo da due anni a questa parte. Fatto 100 il livello del 2010, a marzo 2016 si scende a quota 96. Non un segnale incoraggiante per la ripresa italiana, anche se l’andamento dell’industria a marzo è già inglobato nello stentato andamento del pil nel primo trimestre, quando ha segnato un aumento dello 0,3% contro il +0,5% medio dell’Eurozona.
industria hi tech
INDUSTRIA
A pesare è probabilmente lo stallo dell’Ilva e del suo indotto, mentre è da escludere l’effetto del sequestro del centro oli Eni di Viggiano, visto che risale al 31 marzo. La contrazione del fatturato è sintesi della flessione del 2,6% sul mercato interno e di un lieve incremento (+0,1%) su quello estero.
ILVA
ILVA
Ma il dato scende anche su base mensile, con una flessione rispetto a febbraio dell’1,6%. E ancora, si registra il segno meno anche considerando la variazione tra l’ultimo trimestre del 2015 e i primi tre mesi del 2016: in questo caso, la contrazione è dell’1,1%.
Risultano in contrazione mese su mese anche gli ordinativi (-3,3%), che invece, rispetto all’anno precedente, crescono dello 0,1%. Il calo su base mensile è verificato sia sul mercato interno (-1,5%), sia su quello estero (-5,8%).
A contribuire al crollo del fatturato dell’industria è stata anche la componente interna dell’energia e, in particolare, la maggiore diminuzione colpisce la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-22,4%).
IMPIANTO ILVA A TARANTO
IMPIANTO ILVA A TARANTO
Invece gli incrementi più rilevanti si registrano nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+6,5% sull’anno), i mezzi di trasporto (+5,1%, nonostante il calo degli autoveicoli del 6,5%) e i prodotti farmaceutici (+4,9%). Su base congiunturale, gli indici segnano incrementi per l’energia (+3,2% sul mese) e cali per i beni strumentali, i beni intermedi (-2,5% per entrambi) e i beni di consumo (-0,6%).

Fonte: qui

LA TURCHIA MINACCIA L’EUROPA: SENZA SOLDI E SENZA LA LIBERALIZZAZIONE DEI VISTI, ADDIO ACCORDO SUI MIGRANTI

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L' EUROPA HA CHIESTO UNA MODIFICA SULLE LEGGI ANTITERRORISMO, CHE ERDOGAN SI RIFIUTA DI ATTUARE

I turchi si sentono presi in giro e Erdogan si infuria: “Le promesse fatte non sono state mantenute. Se non ci saranno progressi sulla liberalizzazione dei visti, la Turchia non continuerà nell' attuazione dell' accordo sui migranti”

Monica Ricci Sargentini per il “Corriere della Sera
ERDOGAN
ERDOGAN
«Finora le promesse fatte non sono state mantenute. La Turchia non sta chiedendo favori ma onestà. Se non ci saranno progressi sulla liberalizzazione dei visti, la Turchia non continuerà nell' attuazione dell' accordo sui migranti».
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan punta i piedi con l' Unione Europea e lo fa in chiusura del Vertice umanitario globale che si è tenuto lunedì e martedì a Istanbul alla presenza del segretario generale dell' Onu Ban Ki-moon e di 55 capi di Stato e di governo.
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Erdogan Juncker
Il punto di attrito non è solo la promessa liberalizzazione dei visti ma anche i soldi che non sono mai arrivati.
«I rappresentanti della Ue ci continuano a chiedere dove sono i progetti, come vogliamo investire questi soldi - racconta al Corriere una fonte vicina al presidente - ma noi abbiamo qui due milioni di siriani, abbiamo costruito campi, provveduto ai loro fabbisogni. Cosa dobbiamo dimostrare?».
Erdogan, insomma, si sente trattato con sufficienza, come uno che continua a stare fuori dalla porta. Ed è questo atteggiamento ad irritarlo. «Sui visti l' Ue ci chiede altri sforzi - ha aggiunto il presidente - ma l' esenzione è stata concessa ad altri Paesi più facilmente. Ieri (lunedì ndr ) alla cancelliera Merkel ho chiesto: perché invece volete tutto dalla Turchia?». Bruxelles ha posto come condizione per i visti la soddisfazione di 72 criteri tra i quali c' è la modifica della normativa antiterrorismo che Ankara si rifiuta di cambiare.
E se l' ex premier Ahmet Davutoglu aveva voluto fortissimamente l' accordo sui migranti siglato lo scorso marzo, ora sicuramente l' atteggiamento del governo turco cambierà. Ieri Erdogan è tornato ad Ankara per ricevere il neo primo ministro Binali Yildirim che gli ha portato i nomi dei nuovi ministri.
È stato confermato il responsabile degli Esteri Mevlut Cavusoglu che ha minacciato di «congelare l' accordo con Ue». Mentre è stato sostituito Volkan Bozkir, il responsabile degli Affari europei, diplomatico di lungo corso che ha tessuto insieme con Davutoglu la trattativa con Bruxelles. Al suo posto andrà un altro uomo fidatissimo del presidente, Omer Celik, portavoce dell' Akp, il partito filoislamico al governo.
TURCHIA PROFUGHI
TURCHIA PROFUGHI
Nel suo discorso di investitura in Parlamento Yildirim ha detto che «la Turchia continua ad aspirare a una piena adesione all' Unione Europea, ma è frustrata dai progressi fatti sinora». Il braccio di ferro è appena iniziato.
Fonte: qui

FIRENZE - SI APRE VORAGINE DI 200 METRI SUL LUNGARNO: INGHIOTTITE UNA VENTINA DI AUTO

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A PROVOCARE IL CEDIMENTO LA ROTTURA DI UN GROSSO TUBO DELL’ACQUA, A SECCO I RUBINETTI DI MIGLIAIA DI CASE

“LO SMOTTAMENTO PUO’ CONTINUARE”

Nessun ferito ma il Lungarno è stato chiuso al traffico: si teme che lo smottamento possa continuare

Il sindaco, piddino, Nardella ha anche invitato i cittadini a non usare l'auto per raggiungere la zona dell'Oltrarno in cui si è aperta la voragine

Ernesto Ferrara e Massimo Mugnaini per “www.repubblica.it”
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FIRENZE LUNGARNO
Una voragine di circa duecento metri per sette di larghezza si è aperta sul Lungarno Torrigiani, tra Ponte Vecchio e Ponte alle Grazie, in pieno centro di Firenze. Il cedimento è avvenuto attorno alle 6.30 ed ha coinvolto una ventina di auto che erano parcheggiate in sosta.
Non ci sono feriti. A provocare il cedimento, secondo quanto spiegato dai vigili del fuoco, la rottura di un grosso tubo dell'acqua. La rottura, oltre a provocare il crollo, ha causato l'allagamento della voragine sommergendo in parte le vetture cadute all'interno. Sul posto anche polizia di Stato e municipale. Il Lungarno è stato chiuso al traffico.
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FIRENZE LUNGARNO
Vigili del fuoco e genio civile non possono escludere che lo smottamento possa continuare: lo ha detto lo stesso sindaco Nardella che ha anche invitato i cittadini a non usare l'auto per raggiungere la zona dell'Oltrarno in cui si è verificata la voragine. Intanto i residenti vengono contattati per spostare le auto in prossimità della zona in cui si è aperta la voragine. Verifiche anche sulla spalletta del lungarno che ha retto ma che sarebbe danneggiata.
Senza acqua alcune abitazioni in città. "Problemi di approvvigionamento idrico che si stanno registrando in queste ore sono causate da due grossi guasti sulla rete idrica che hanno interessato questa notte via Guicciardini e nelle ore successive Lungarno Torrigiani - fanno sapere da Publiacqua, la società erogatrice -. Sono in corso manovre sull’impianto dell’Anconella che limiteranno l’approvvigionamento idrico in alcune zone della riva sinistra d’Arno. Problemi di abbassamenti di pressione e mancanze d’acqua potranno quindi interessare anche i comuni limitrofi della piana"...
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FIRENZE LUNGARNO
2. IL TWEET DI NARDELLA
Questa notte c'è stato un grave smottamento in lungarno Torrigiani a causa della rottura delle tubazioni principali dell'acqua sulla riva sinistra. Nessun danno a persone. Siamo sul posto con Municipale vigili del fuoco e tecnici. Chiusa la rete idrica tra Oltrarno e Campo di Marte. Chi ha la macchina parcheggiata nella zona vicina a quella smottata la rimuova con urgenza.
Fonte: qui

RENZI, IL DISTRIBUTORE AUTOMATICO DEL PILOTA AUTOMATICO DI DRAGHI





Il quotidiano inglese “The Telegraph” ha lanciato una sorta di appello al Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ad uscire dall’euro prima che la moneta unica affossi definitivamente l’Italia. La sortita del quotidiano britannico si inserisce nella campagna referendaria sulla eventuale scelta della “Brexit”, cioè l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. L’opinione anti-europeista nel Regno Unito sa di muoversi in margini ristretti e compressi dall’ingerenza della NATO, perciò cerca sponde internazionali e sembra pronta ad aggrapparsi persino ad uno come Renzi.

In realtà l’appello non andava rivolto a Renzi ma alle forze in grado di compiere quel colpo di Stato necessario a dare corpo ad una scelta come l’uscita dall’euro. Si tratterebbe in effetti di un contro-golpe, poiché anche l’euro, ed in generale il regime UE insediatosi nell’ultimo quarto di secolo, sono stati messi in atto con procedure golpiste. Il problema è che in Italia anche queste forze mancano, in quanto la sconfitta bellica ha condotto ad una dissoluzione delle forze armate ed a una loro ricostruzione sotto il controllo della NATOe porre la questione dell’uscita dall’euro senza affrontare anche quella dell’uscita dalla NATO è pura astrazione. Il Regno Unito ha basi NATO e americane sul proprio territorio, ma le forze armate britanniche vantano ancora una loro continuità con quelle precedenti alla ferrea alleanza con gli USA, cosa che non si può dire dell’Italia, Paese militarmente occupato tout-court.

Renzi non è un leader politico ma una macchinetta, perciò la sua ascesa va inquadrata nel contesto del totale esautoramento del governo italiano in seguito al provvedimento del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, di sostenere con i propri acquisti il debito pubblico italiano. 
La famosa dichiarazione di Draghi del marzo 2013, quella secondo cui qualunque governo si fosse insediato in Italia, si sarebbe dovuto attenere all’agenda europea delle “riforme strutturali”, fu condensata dallo stesso Draghi nello slogan del “pilota automatico”. Ma Draghi dimenticò di aggiungere che al pilota automatico si sarebbe dovuto affiancare un distributore automatico di slogan e panzane ad uso di un’opinione pubblica passiva ed estenuata. Nel marzo del 2013 Renzi non era ancora pronto ad ereditare Palazzo Chigi, quindi si fece ricorso al breve interregno diEnrico Letta, il discepolo del pesce Nemo, l’uomo che avrebbe voluto morire per Maastricht, ma che aveva il torto di esibire una residuale somiglianza con uomo politico tradizionale. Letta aveva anche il grave torto di parlare correntemente l’inglese, cosa che gli consentiva di intrattenere colloqui riservati con leader stranieri. Renzi, col suo inglese turistico, è invece comunicativamente isolato e quindi più controllabile.

L’emergere di un leader o di un altro (oppure di un non-leader come Renzi) è strettamente condizionato dai rapporti di forza interni ed internazionali. Lo stile-Renzi in campo internazionale, cioè l’atteggiamento baldanzoso con le brache in mano, è l’effetto dell’attuale debolezza italiana, che è una debolezza crescente poiché ogni giorno che passa vede cadere i residuali tasselli di un minimo di potere contrattuale. Il mito degli USA come potenza in declino offusca la realtà di un dominio americano sull’Europa che non è mai stato così saldo, tanto che Obama ha potuto permettersi persino di ammonire il Regno Unito sui guai a cui andrebbe incontro se osasse uscire dalla UE, che è un’appendice politico-economica della NATO. Nella stessa America Latina le vicende del dissesto venezuelano e delcolpo di Stato pseudo-legalitario in Brasile hanno posto in evidenza il fatto che gli artigli imperialistici USA non mollano la presa.

Si obietta spesso alla UE di aver riprodotto un modello di unificazione analogo a quello dell’unità italiana, con il risultato di mettere insieme grandezze non omogenee. Il punto è che però gli ideali europeistici (ammesso che non siano stati solo propaganda) non hanno avuto niente a che vedere con il processo di unificazione europea, allo stesso modo in cui gli ideali risorgimentali sono stati al più marginali nel determinare l’unificazione italiana. La spedizione dei Mille nel 1860 fu una mera operazione di copertura per favorire una secessione della Sicilia, da trasformare in protettorato britannico. La fiaba dei “Picciotti” che avrebbero affiancato Garibaldi non spiega da dove questi avrebbero preso armi e addestramento militare. Si trattava in realtà di mercenari fatti sbarcare dalla flotta britannica in accordo con l’aristocrazia siciliana, massonica al cento per cento. Nello stesso periodo nell’Italia meridionale vi era una fibrillazione delle classi dirigenti che accarezzavano l’idea di sostituire i Borbone con un parente di Napoleone III. Nel confronto imperialistico tra Gran Bretagna e Francia si inserì la Prussia, che riteneva un’Italia unita più funzionale al progetto di Bismark di unificazione della Germania, poiché l’Italia unita avrebbe creato difficoltà all’Impero Austro-Ungarico, l’avversario principale del progetto di Bismark. Alla fine a conquistare il Sud non fu Garibaldi ma l’esercito piemontese, incomparabilmente più numeroso e armato di quello borbonico. D’altro canto la marina borbonica era molto più agguerrita e tecnologicamente avanzata di quella piemontese, ma ci pensò la potente marina britannica ad impedirle di uscire dai porti. 

Non è possibile leggere la realtà senza un filtro ideologico, che non è altro che il nostro modo di leggere la realtàMa l’ideologia diventa mistificazione quando si pretende di spiegare i comportamenti attraverso le motivazioni ideologiche. Oggi ci si viene a raccontare che Mao avrebbe ucciso quaranta milioni di cinesi solo per realizzare le sue utopie, dal che si può dedurre che i dieci anni di guerra col Giappone ed i successivi quattro anni di guerra civile colKuomintang non avrebbero avuto niente a che vedere con fame e carestie: i Cinesi erano poveri perché Mao li voleva poveri in nome del comunismoQuesta è la vulgata imposta oggi, ma negli anni ‘60 ci si volle convincere che la Cina era in conflitto con l’URSS perché voleva strapparle la leadership del socialismo mondiale. Sarebbe bastato un po’ di buonsenso per capire invece che il gruppo dirigente cinese stava mollando l’URSS per corteggiare gli USA. Per il gruppo dirigente cinese si trattava, allora come oggi, di schierarsi col più forte. Se la Cina non si decide a cambiare questo atteggiamento sostanzialmente filoamericano, sarà difficile che si verifichi un riequilibrio dei rapporti di forza internazionali. 

Ogni potere è abuso di potere, sono semmai i rapporti di forza a limitarlo. Se oggi Putin appare meno peggio dei suoi omologhi occidentali, non è per la sua superiorità morale ma perché non ne possiede quella potenza mediatica che gli consentirebbe la stessa ipocrisia e la stessa manipolazione delle notizie. La potenza ideologica degli USA è parte integrante dei rapporti di forza, e può costringere a vedere le cose come si vuole che si vedano. Impossibilitato dai suoi mezzi mediatici limitati a mentire più di tanto, Putin è costretto dai rapporti di forza a far ricorso, di tanto in tanto, all’unica arma a sua disposizione, cioè la verità, cosa che gli ha consentito di smascherare Erdogan e di demistificare l’ISIS. 

La cosiddetta “democrazia” è più pericolosa di altri regimi poiché è un sistema oligarchico che si avvale di un dispendioso apparato di pubbliche relazioni con cui creare realtà virtuali in grado di produrre a loro volta finte emergenze con le quali giustificare praticamente tutto

Non si può neanche dire che la “democrazia” sia meno sanguinaria delle dittature esplicite. In democrazia si può fare ampiamente ricorso all’assassinio politico perché tanto ci pensano i media a far passare il tutto come incidenti o suicidi, bollando di “complottismo” chi osi esprimere dubbi. In tal modo il governo tedesco ha potuto “suicidare” in carcere i membri della RAF, mentre Alexander Dubcek è stato “incidentato” nella Cecoslovacchiaappena pervenuta alla “democrazia”, dopo che per anni il cattivissimo KGB non aveva osato toccarlo.

Ci si sorprende del fatto che in Italia non vi siano aneliti di ribellione nonostante tutto quello che accade, ma le ribellioni si inseriscono sempre in qualche stallo tra i rapporti di forza tra i vari poteri. Come si è visto con le recenti manifestazioni contro il “Jobs Act” di Hollande, qualche stallo del genere ancora si verifica in Francia, mentre inItalia il rapporto di forza oggi sembra ancora esercitarsi a senso unico. 

La lotta operaia si modella nei rapporti di forza e sono le letture ideologiche e le mistificazioni a posteriori a creare confusione. Se si prende ad esempio la ribellione operaia diventata storicamente paradigmatica, quella dei Luddistidegli inizi dell’800, ci si rende conto che il mito storiografico secondo cui si sarebbe trattato di ex-artigiani che distruggevano le macchine in una specie di sogno passatista, non ha alcun riscontro nei documenti storici a disposizione, quelli dei processi che li riguardarono. Si trattava in realtà di operai che subivano l’iper-sfruttamento dello sviluppo industriale favorito dalle commesse statali necessarie per sostenere le guerre napoleoniche

La legislazione inglese di quel periodo puniva lo sciopero e l’associazionismo operaio con l’impiccagione, quindi distruggere le macchine costituiva per gli operai una forma di lotta più efficace e meno rischiosa, poiché non sempre si era identificati. Rivedremo perciò le lotte operaie nei tempi e nei modi in cui i rapporti di forza lo consentiranno.

martedì 24 maggio 2016

TASSA SULLA PRIMA CASA, L’EUROPA INSISTE: “MEGLIO REINTRODURLA”

Tasse sulla casa, ICI, IMU - immagini simboliche. Imposta Municipale Unica. Case e banconote

Tassa sulla prima casa, nelle raccomandazioni all'Italia sul programma di stabilità 2016-2017, la Commissione europea torna sulla tassa tanto odiata dagli italiani. "Più fisco sul mattone", dice Bruxelles“

E’ un vecchio cavallo di battaglia quello della tassa sulla prima casa. L’Europa insiste: abolire l’imposta è stato un errore, meglio reintrodurla.

Le raccomandazioni che la Commissione Ue rivolge all’Italia per il 2016-2017 riprendono quelle degli scorsi anni, toccando le aree dei conti pubblici, privatizzazioni, lotta all’evasione, banche, riforme della pubblica amministrazione, giustizia, catasto, mercato del lavoro, concorrenza e professioni. E, appunto, la tassazione sulla casa(IL SOLITO DISCO ROTTO  E LE SOLITE RICETTE ECONOMICHE FALLIMENTARI!!!).

Matteo Renzi, infatti, ha sì strappato più ampi margini di manovra sulla flessibilità di bilancio, ma la Commissione Ue continua a non mandar giù l’abolizione delle tasse sulla prima casa (Imu e Tasi) e insiste nel raccomandare una netta inversione di rotta. Tradotto: l’Ue chiede “il dirottamento della pressione fiscale dai fattori produttivi e dai consumi in direzione degli immobili”, come spiega ItaliaOggi. Come risponderà il governo?
TUTTE LE “RACCOMANDAZIONI” DELL’EUROPA – Come spiegato nei giorni scorsi, in una lettera recapitata all’Italia, la Commissione si mostra pronta a concedere tutta la flessibilità di bilancio richiesta e motivata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, pari a 0,85 punti percentuali di Pil (14 miliardi di euro), ma a condizione che il governo si impegni a mantenere il rapporto deficit/Pil del 2017 all’1,8%, con una correzione di 0,1 punti percentuali rispetto al dato dell’1,9% atteso dall’esecutivo comunitario nelle sue previsioni economiche d’autunno. Anche sul nuovo catasto, però, la tirata d’orecchie è forte: “Dovete approntarlo – chiedono i commissari europei – entro giugno 2017”.
In sintesi, gli sforzi per rimettere in carreggiata il bilancio per il 2017, che in teoria dovrebbero essere di “almeno lo 0,6%”, dovrebbero concentrarsi sull’attuazione del programma di privatizzazioni coi cui proventi ridurre il debito, spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a consumi e proprietà, completare la riforma del catasto entro metà 2017 e prendere misure antievasione come ricevute e pagamenti elettronici(LE MISURE CONTRO L'ELUSIONI FISCALI DELLE MULTINAZIONALI, OVVIAMENTE NON CI SONO!!!). Sul fronte della pubblica amministrazione, la Commissione Ue invita ad attuare la riforma, in particolare delle municipalizzate, accelerando la lotta alla corruzione e riducendo la durata dei processi civili applicando le riforme.
Bruxelles chiede, ancora, di accelerare la riduzione dei crediti deteriorati, migliorando il quadro legislativo su insolvenza e riscossione dei debiti, e di completare rapidamente le riforme in corso sulla governance del settore bancario. Sul lavoro, infine, la Commissione Ue invita a migliorare i servizi per l’impiego e la diffusione dell’occupazione per il coniuge, con l’adozione di una strategia nazionale antipovertà razionalizzando la spesa sociale.
Fonte: Today