9 dicembre forconi

giovedì 19 maggio 2016

IL GOVERNO RIDUCE I FONDI PER LE VISITE FISCALI (DA 70 A 20 MILIONI) E I FURBI FANNO FESTA.

big-visita-fiscale-madia-799362ISPEZIONI DIMEZZATE, ALTRO CHE LA LOTTA AI FANNULLONI STROMBAZZATA DALLA MADIA!

I CONTROLLI PERMETTEVANO DI RECUPERARE 100 MILIONI L’ANNO

La spending review si abbatte sui medici fiscali dell’Inps e i furbacchioni possono gioire. L’ultimo caso: un carabiniere si frattura un dito e si mette in malattia per 152 giorni.
Ma durante questo periodo, partecipa a quattro maratone con la mano intatta

Franco Bechis per “Libero Quotidiano
L' ultimo caso noto alle cronache è avvenuto in Trentino. Un carabiniere in servizio durante una colluttazione si frattura un dito, il quinto metacarpo della mano destra. È il 10 agosto dell' anno scorso. Il militare si mette in malattia e rientra l' 8 gennaio 2016, dopo 152 giorni di malattia.
Solo casualmente, e per invio di ampia rassegna documentaria e fotografica anonima, si è scoperto che il malato aveva partecipato nel frattempo anche con buoni risultati a quattro maratone. E la rassegna fotografica faceva vedere la mano destra intatta, senza medicazioni e fasciature, mostrando un malato sanissimo.
Non è un caso particolare, purtroppo accade assai spesso in Italia. Molto più spesso nel settore pubblico. Ma rispetto al passato i malati immaginari la fanno franca nella stragrande maggioranza dei casi. Ma come? Non è stata avviata una rivoluzione proprio dal governo in carica, con la riforma della pubblica amministrazione che avrebbe fatto piazza pulita di furbetti del cartellino, assenteisti cronici e malati immaginari?
MARIANNA MADIA GIULIO NAPOLITANO 3
MARIANNA MADIA GIULIO NAPOLITANO
Sulla carta è quel che ha promesso Marianna Madia, addirittura ventilando il carcere per chi fosse stato pizzicato in queste situazioni (e non accadrà mai). Ma in pratica molti decreti attuativi di quelle norme devono ancora essere varati, e quindi assai poco è effettivamente in vigore.

E soprattutto la spending review nel frattempo ha tagliato e non poco i fondi tradizionali a disposizione per i controlli dei medici fiscali Inps.

Loro se ne lamentano e da qualche giorno una delegazione è davanti al Parlamento per cercare di sensibilizzare deputati e senatori sui fondi che mancano e rendono impossibili i controlli.
In origine un decreto ancora in vigore aveva stanziato 70 milioni di euro, che venivano poi divisi per pagare i costi dei controlli dei medici fiscali Inps su base regionale.
Poi si è deciso di accentrare quella funzione e costituire un polo unico nazionale. Forse si pensava di spendere un pizzico meno così. Il fatto è che nel frattempo sono intervenute le forbici della spending review proprio su quel capitolo. E i 70 milioni sono evaporati in gran parte.
Oggi i fondi si aggirano fra 18 e 20 milioni di euro, e con questa cifra si fa davvero poco. Ed è un problema anche economico. Perché secondo le stime degli anni precedenti il recupero di danno erariale effettuato attraverso quei controlli era superiore ai 100 milioni di euro l' anno. Quindi più che un costo per lo Stato quel servizio era una risorsa economica, oltre che uno strumento per fare funzionare correttamente e con senso di giustizia i posti di lavoro pubblici.
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INPS ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA SOCIALE
Anche la Corte dei Conti ha segnalato nella sua relazione sul bilancio dell' Inps 2013-2015 come la mancanza di fondi abbia inciso fortemente sui controlli effettuati per scoprire gli assenteisti ingiustificati. Le visite fiscali sono diminuite del 49% in media, e quelle disposte di ufficio addirittura del 62,2%. Gli statali furbetti brindano, convinti di farla franca una volta in più. E le grandi riforme restano solo sulla carta, come spesso è accaduto in questi anni.
Fonte: qui

BANCHE, LA RISERVA FRAZIONARIA È LEGALE, MA ANCHE ILLEGITTIMA

 

bankdisegno“Se fallisce un supermercato, lo chiudi e un altro apre. Se fallisce una banca, è molto improbabile che ne apra un’altra, è più probabile che quella accanto cominci ad avere problemi”.

Quanto affermato da Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, è vero.
E’ per questo motivo che il maldestro tentativo di avvicinare a regole di mercato la risoluzione delle crisi bancarie mediante la direttiva BRRD (che prevede, tra le altre soluzioni, il famigerato bail-in) ha peggiorato, alla sua prima applicazione, le condizioni di quasi tutte le banche. 
Di certo alcune hanno avuto in prima battuta dei benefici, intercettando raccolta in uscita dalle banche messe peggio, ma a voler raccontare le cose come stanno occorre precisare che chi va vantando solidità patrimoniali significative lo deve al fatto di avere un portafoglio crediti di dimensioni marginali (o inesistente) rispetto al totale dell’attivo.

In buona sostanza, dato che il problema principale delle banche italiane è il significativo ammontare di crediti deteriorati, va da sé che se di crediti in bilancio non ce ne sono (o ce ne sono pochi), saranno pochi o inesistenti anche i crediti deteriorati.

Ben inteso, non è che limitarsi a fare gestione del risparmio sia sbagliato, ma non è per forza indice di maggiore virtù avere una migliore solidità patrimoniale se ci si confronta con banche commerciali che fanno credito, soprattutto dopo anni di crisi.
Ciò premesso, se le banche commerciali, pur essendoci differenze tra esse, rischiano di contagiarsi a vicenda, al contrario di quanto accade in altri settori, la cosa più sensata da fare è cercare di capire perché. Spesso si sente sostenere che la fiducia dei depositanti è un elemento essenziale per la stabilità del sistema bancario.

Più che di vera e propria fiducia credo si tratti spesso di ignoranza sul reale funzionamento delle banche, e in particolare del meccanismo della riserva frazionaria. Che, si badi bene, rende le banche sempre potenzialmente insolventi qualora, appunto, vi sia un calo di fiducia da parte dei depositanti.

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Il fatto che la stessa somma di denaro sia formalmente a disposizione del depositante (legittimo proprietario) ma sia legalmente possibile per la banca concederla in prestito, fa sì che più soggetti abbiano il diritto di disporre a vista di quel denaro.

La riserva che la banca è obbligata a tenere presso la banca centrale per far fronte alle richieste di liquidità di chi è titolare del diritto di disporre a vista del denaro non è, evidentemente, sufficiente se non a far fronte a pochi deflussi. Questo, assieme alla carenza di mezzi propri, alla trasformazione delle scadenze e alla illiquidità di gran parte dell’attivo (crediti), rende le banche fragili.

Il meccanismo della riserva frazionaria, pur essendo legale, è illegittimo, violando il diritto di proprietà del depositante.

E’ vero che l’articolo 1834 del codice civile prevede che la somma depositata, anche se prelevabile a vista, diventa di proprietà della banca; è altrettanto vero, però, che se il depositante può richiedere quella somma di denaro in qualsiasi momento ne rimane, in sostanza proprietario.
Poco importa se, da un punto di vista formale, la banca non è tenuta a restituire quelle stesse banconote (nel caso di denaro elettronico neppure si pone il problema), bensì una quantità fungibile. Se quella somma di denaro è resa disponibile a un altro soggetto, in sostanza la possibilità di chiederne l’utilizzo a vista è subordinata al fatto che la banca abbia una riserva sufficiente, ossia che vi sia un limitato numero di richieste da parte di depositanti e affidatari.

In pratica, con la riserva frazionaria il denaro viene moltiplicato, il che equivale a contraffarlo.

Dato che questo meccanismo di contraffazione legalizzata è utilizzato da tutte le banche, è evidente il rischio di contagio in caso di calo di fiducia da parte dei depositanti. Occorre tenere presente, tra l’altro, che le banche sono interconnesse anche per via del funzionamento dei sistemi di pagamento.
La direttiva BRRD ha tra gli obiettivi anche quello di contenere l’azzardo morale da parte delle banche, il che è condivisibile. Ma senza una rimozione del meccanismo di riserva frazionaria non ci si deve stupire se l’applicazione della BRRD provochi crisi sistemiche. Il fatto è che il superamento della riserva frazionaria avrebbe, tra le altre conseguenze, la minore disponibilità di credito, oltre a un maggior costo dello stesso. Due cose considerate come vere e proprie sciagure sia da coloro che regolano le banche, sia da coloro che addebitano alle stesse tutti i mali del mondo.

In sostanza, se si vuole che le banche non si contagino a vicenda, si deve essere disposti a un cambiamento radicale del loro funzionamento.

Dubito che ciò sia desiderato, se non da una minoranza di persone, per lo più considerate folli quando sostengono cose come quelle che ho appena scritto.
MATTEO CORSINI
Fonte: qui

Le pensioni d'oro degli ex onorevoli: chi guadagna di più (cifre da capogiro)

1323850690085Tito Boeri ha lanciato l'allarme: "I vitalizi dei parlamentari sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi versati".

Si risparmierebbero circa 76 milioni l'anno se si portassero le pensioni dei parlamentari a valori normali, applicando il sistema contributivo si avrebbe un risparmio di circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni (oltre 100 milioni all' anno). Il meccanismo dovrebbe essere applicato non solo ai parlamentari ma anche ai consiglieri regionali.

L'elenco - Il quotidiano Il Tempo in edicola oggi, pubblica di queste pensioni d'oro, fa i nomi e i cognomi dei parlamentari super fortunati. Luciano Violante percepisce un vitalizio di 9.363 euro al mese, Giuliano Amato arriva a 31.411 euro al mese, Walter Veltroni ogni mese incassa 5.373, Massimo D' Alema appena 90 euro in meno del suo storico rivale.
Marco Pannella porta a casa una pensione da 5.691 euro al mese. Percepisce il vitalizio anche l' ex presidente della Camera Gianfranco Fini (5.614 euro). Poi Prodi (2.864), Rodotà (4.684) e Franco Marini (5.800  Irene Pivetti dal 2013, ovvero da quando aveva solo 50 anni, percepisce 6.203 euro al mese. Alfonso Pecoraro Scanio, deputato dal 1992 al 2008, riceve 8.836 euro al mese da quando aveva 49 anni. A Vittorio Sgarbi per essere rimasto in carica per 4 legislature riceve 8.455 euro. Rosa Russo Iervolino, parlamentare per oltre 20 anni e più volte Ministro, riceve mensilmente il suo assegno da circa 5400 euro netti. Pensionata a 41 anni e con un assegno di 8.455 euro: accade a Claudia Lombardo, definita Miss Vitalizio d' oro. Gianni De Michelis, percepisce 5.800 euro netti al mese.

Fonte: qui

mercoledì 18 maggio 2016

Svendita dell’Italia: ospedali finiscono in mano agli investitori stranieri

pistoia_ospedale_san_jacopo_1Il gruppo di costruzioni Astaldi mette in vendita i quattro ospedali toscani di Prato, Pistoia, Lucca e Apuane, realizzati in project financing con un investimento di 419 milioni e un percorso tormentato che si è protratto per 12 anni (l’avviso pubblico della Regione risale al 2003 mentre l’ultimo ospedale, quello delle Apuane, è stato inaugurato il 15 gennaio scorso) .
La decisione di Astaldi di uscire dalle principali concessioni di lavori pubblici che detiene, anticipata oggi dal quotidiano digitale Edilizia e Territorio-Sole 24 Ore , si lega alla volontà di ridurre l’indebitamento (988 milioni al dicembre scorso). Per i quattro ospedali toscani, così come per la linea 5 della metropolitana milanese e per l’ospedale di Mestre, «ci sono già pretendenti», secondo quanto annunciato dall’amministratore delegato di Astaldi, Filippo Stinellis.
Il cambio di proprietà dei quattro ospedali toscani si lega a quello, annunciato nei giorni scorsi, della cessione di un portafoglio di infrastrutture realizzate (o in via di realizzazione) in project financing dal gruppo Condotte, tra cui l’ospedale di Empoli, il people mover di Pisa e la centrale di trigenerazione energetica del polo ospedaliero di Careggi, a FirenzeAd acquisire l’80% del portafoglio – del valore di oltre 700 milioni di euro – è stata Infracapital, divisione di investimenti in infrastrutture della britannica M&G Investments. (SOLE24ORE)

Manifestazioni e scioperi contro il Jobs Act: la Francia rischia la paralisi, caos a Parigi

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Il governo Valls sta forzando la mano per far approvare la riforma del lavoro, Jobs act. Hollande: su questa legge non cederò. Tensione nella capitale

Sono giorni da incubo che attendono da oggi il governo di Manuel Valls, che sta forzando la mano in Parlamento per far approvare la legge di riforma del mercato del lavoro, il Jobs Act in salsa francese: manifestazioni generali e scioperi in diverse categorie sono previsti a partire da martedì. E la situazione è già degenerata: i primi scontri fra polizia e manifestanti ci sono stati a Nantes, dove sono stati fermati otto giovani. Problemi anche a Rennes, già teatro di scontri violenti nei giorni scorsi. A Parigi giovani mascherati, si sono confusi tra i manifestanti per creare disordine. In piazza c’erano 12.000 persone secondo le autorità, 55.000 per i sindacati. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni e ha fermato almeno 49 dimostranti in una giornata di guerriglia durante una nuova manifestazione di protesta organizzata da sindacati e studenti. Bernard Cazeneuve, ministro degli Interni, ha annunciato che dopo le manifestazioni di oggi, 53 persone hanno ricevuto il divieto ufficiale del ministero di partecipare a qualsiasi manifestazione futura (per ora a tempo indeterminato). 
La protesta a Parigi contro la riforma sul lavoro si trasforma in guerriglia

LA POSIZIONE DEI SINDACATI  

In strada contro la “El Khomri” – la legge prende il nome da Myriam El Khomri, ministra del Lavoro, e introduce maggiore flessibilità: soprattutto rende più facile il ricorso al licenziamento economico, in particolare nelle imprese più piccole. Al momento attuale solo la Cfdt, uno dei due più grandi sindacati francesi, tradizionalmente più moderato, è favorevole alla riforma. Assolutamente contraria, invece, l’altra grande forza sindacale, la Cgt (equivalente della Cgil italiana) e altri sei sindacati nazionali (Fo-Force Ouvrière, Fsu, Solidaires, Unef, Unl e Fidl). Martedì e giovedì queste sette organizzazioni hanno indetto due giornate di proteste e manifestazioni. 
Scontri in piazza a Parigi tra i giovani contro la riforma del lavoro e polizia

SCIOPERI PER CATEGORIA  

Hanno iniziato nella notte tra lunedì e martedì gli autotrasportatori, che sono tra i più accaniti contro la legge (soprattutto sulla possibilità di ridurre il pagamento degli straordinari, prevista dalla El Khomri). Martedì mattina in 3mila erano già riusciti a bloccare la zona portuale di Le Havre. Problemi anche per il trasporto urbano a Parigi, man mano che i lavoratori abbandonano il posto di lavoro per partecipare alla manifestazione. Per le ferrovie (Sncf), invece, la giornata clou sarà mercoledì: forti perturbazioni sono attese, in particolare per le linee Rer, che collegano Parigi alla sua periferia (tre treni su quattro dovrebbero essere soppressi). Altro settore di punta in questa ondata di proteste è quello petrolchimico: i sindacati prevedono «una riduzione progressiva della produzione da martedì» e uno sciopero generale venerdì.  

HOLLANDE (STRANAMENTE) DURO  

Il presidente, in genere criticato per la sua debolezza, si è invece mostrato deciso stamani a dare battaglia. «Non cederò: la legge passerà», ha detto, ricordando che il provvedimento è «il frutto di un compromesso». In effetti la El Khomri è già stata ampiamente rivista, cedendo alle richieste del sindacato (e per gli imprenditori è stata svuotata delle sue misure più importanti). Ma la scorsa settimana, non potendo contare sulla maggioranza assoluta dei consensi all’Assemblea nazionale, Valls e Hollande hanno deciso di ricorrere a una procedura d’emergenza (articolo 49.3 della Costituzione), che consente l’approvazione di una legge senza il voto in aula. Lo stesso faranno nel Senato, dove il provvedimento sarà esaminato in giugno, e quando ritornerà ai deputati per la seconda lettura. La legge dovrebbe essere approvata definitivamente entro la fine di luglio. 

UNA PARTITA GIA’ PERSA?  

Secondo alcuni osservatori, questa battaglia dei sindacati contro il Governo sarebbe già persa in partenza, proprio perché contro la procedura del 49.3 c’è poco da fare. E perché, nell’ultima giornata di manifestazioni, il 12 maggio, erano scesi in piazza in 55mila, contro i 390mila dello scorso 31 marzo. Ma un sondaggio dell’istituto Bva, reso noto stamani, indica comunque che il 54% dei francesi è favorevole alle proteste contro Valls e Hollande sulla legge. Proprio la partecipazione alle manifestazioni di oggi sarà un elemento importante per valutare il futuro di questo braccio di ferro fra i lavoratori e il governo.

Fonte: qui

martedì 17 maggio 2016

Collasso, collasso, collasso!!!!

Gli scienziati del clima ed altri negli ultimi anni hanno pubblicato un flusso costante di analisi che mostrano che, senza azioni immediate per rimediare, abbiamo sul nostro cammino un futuro disastroso. Uno studio di 40 anni fa si dimostrerà preveggente?


Quello studio, pubblicato nel libro del 1972 “I limiti della crescita”, prevede che la produzione industriale avrebbe declinato all'inizio del XXI secolo, seguita in veloce successione da un aumento dei tassi di morte dovuti alla ridotta disponibilità di servizi e cibo che porterebbe ad un drammatico declino della popolazione mondiale. Ad essere precisi, la produzione industriale pro capite è stata prevista in declino “precipitoso” a partire circa dal 2015.

Bene, eccoci qua. Nonostante anni di stagnazione a seguito della peggiore crisi economica dalla Grande Depressione, le cose non sono andate così male. Perlomeno non ancora. Anche se gli autori originali de “I limiti della crescita”, condotti da Donella Meadows, mettono in guardia dall'attenersi in modo troppo stretto ad un anno specifico, le tendenze reali degli ultimi quattro decenni non sono troppo lontane da quanto era stato previsto dai modelli dello studio. Un recente articolo che esamina lo studio originale del 1972 si sbilancia tanto da dire che le previsioni dello studio sono perfettamente sulla strada della conferma.


L'articolo scientifico, preparato dallo scienziato dell'Università di Melbourne Graham Turner, é intitolato senza ambiguità “Il collasso globale è imminente?” Come potrete indovinare dal titolo, il dottor Turner non è terribilmente ottimista. E' solo l'ultimo ricercatore che suona l'allarme. Proprio il mese scorso, un articolo peer-reviewed di 19 scienziati condotti da James Hansen dimostra che le continue emissioni di gas serra porterà ad un aumento del livello del mare di diversi metri in soli 50 anni, tempeste sempre più potenti e un rapido raffreddamento in Europa. Due altri articoli recenti calcolano che l'umanità ha già prenotato sé stessa per un aumento del livello del mare di sei metri ed un gruppo separato di 18 scienziati ha dimostrato nel suo studio che la Terra sta attraversando molteplici punti di non ritorno. Nel frattempo, i governi si aggrappano all'idea che il “il capitalismo verde” tirerà fuori l'umanità dalla graticola.

Quattro decenni di ‘business as usual’

Perlomeno oggi il riscaldamento globale è riconosciuto, anche se le prescrizioni dei governi del mondo finora sono del tutto inadeguate. Nel 1972, il messaggio de “I limiti della crescita” è stata ben lontano dall'essere il benvenuto ed è stato ampiamente ridicolizzato. Regolando i parametri per verificare diverse possibilità, gli autori hanno provato una dozzina di scenari in un modello globale dell'ambiente e dell'economia ed hanno scoperto che “superamento e collasso” erano inevitabili con il perdurare del 'business as usual', cioè, senza cambiamenti significativi dell'attività economica. Non c'è bisogno di dire che tali cambiamenti non si sono verificati.

Nel modello 'business as usual', il capitale necessario per estrarre risorse più difficili da raggiungere diventa sufficientemente alto che altre necessità di investimento vengono fatte morire di fame nello stesso momento in cui le risorse cominciano ad esaurirsi. La produzione industriale avrebbe iniziato a declinare dal 2015, ma l'inquinamento avrebbe continuato ad aumentare e sarebbero stati disponibili minori input per l'agricoltura, cosa che porterebbe ad un declino della produzione di cibo. Insieme ai declini dei servizi come la sanità e l'educazione dovuti ad insufficienza di capitale, i tassi di morte cominciano ad aumentare nel 2020 e la popolazione mondiale comincerebbe a declinare ad un tasso di circa mezzo miliardo per decennio dal 2030. Secondo il dottor Turner:

Il modello World3 ha simulato una riserva di risorse non rinnovabili così come di risorse rinnovabili. La funzione delle risorse rinnovabili in World3, come il terreno agricolo e gli alberi, potevano erodersi in conseguenza dell'attività economica, ma potevano anche recuperare la loro funzione se veniva intrapresa deliberatamente un'azione o veniva ridotta l'attività dannosa. Il tasso di ripresa relativo ai tassi di degrado condiziona il momento in cui vengono superate soglie o limiti così come la dimensione di ogni potenziale collasso”. 

Il modello computerizzato World3 ha simulato le interazioni interne e fra in fattore e l'altro di popolazione, capitale industriale, inquinamento, sistemi agricoli e risorse non rinnovabili, impostate per catturare anelli di retroazione positivi e negativi. Il dottor Turner scrive che cambiare i parametri ritarda soltanto il collasso. L'attuale boom del fracking di gas naturale e l'estrazione di prodotti petroliferi dalle sabbie bituminose non sono stati previsti negli anni 70, ma l'espansione di nuove tecnologie per estrarre risorse posticipa il collasso di “un decennio o due”, ma “quando questo si verifica la velocità del declino è persino maggiore”.

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Quindi, in che misura dovremmo fidarci di uno studio che ha più di 40 anni? Il dottor Turner asserisce che le misurazioni reali ambientali, economiche e di popolazione degli anni successivi “si allineano fortemente” a ciò che prevedeva il modello de “I limiti della crescita” nella versione “business as usual'. Turner scrive:

“La produzione industriale pro capite osservata illustra un tasso di crescita in rallentamento che è coerente con [lo scenario business as usual] che raggiunge un picco. In questo scenario, la produzione industriale pro capite è ampiamente in linea con lo [scenario business as usual de I limiti della crescita], con la fornitura alimentare che aumenta solo marginalmente più velocemente della popolazione. I tassi di alfabetizzazione mostrano una tendenza alla crescita in saturazione, mentre la generazione di elettricità pro capite... cresce più rapidamente e in migliore accordo con il modello de [I limiti della crescita]". 

Picco del petrolio ed economia difficile

Aumentando i costi dell'energia, i picco globale del petrolio renderà gran parte della riserva rimanente non economica da estrarre. Si tratta di un punto di forza cruciale nello scenario del collasso. E man mano che serve più energia per estrarre risorse che sono più difficili da sfruttare, l'energia netta della produzione continua a cadere. John Michael Greer, una persona che scrive di picco del petrolio, osserva che proprio come serve più energia per produrre un manufatto d'acciaio di quanta ne servisse un secolo fa a causa della minore qualità del minerale di ferro di oggi, serve più energia per produrre l'energia di oggi. L'energia netta della produzione di petrolio sì è ampiamente contratta negli ultimi anni, scrive Greer:

Il tipo di pozzi poco profondi che hanno costituito l'industria petrolifera statunitense hanno un'energia netta di qualcosa come 200 a 1: in altre parole, meno di un quarto di gallone ogni barile da 42 galloni di petrolio va a pagare il costo energetico dell'estrazione e il resto è puro profitto. … Man mano che si scende di grado verso gli idrocarburi più viscosi, però, questa piacevole equazione viene sostituita da cifre considerevolmente meno geniali. Il vostro barile medio di petrolio da un giacimento petrolifero convenzionale statunitense oggi ha un'energia netta introno a 30 a 1. L'ondata di nuovo petrolio che ha colpito il mercato petrolifero appena in tempo per aiutare ad alimentare l'attuale crisi dei prezzi del petrolio, però, non è arrivata dai pozzi di petrolio a 30 a 1... ciò che ha prodotto l'ondata stavolta è stato un mix di sabbie bituminose e scisti fratturati diraulicamente, che sono molto, molto più in basso nella curva della viscosità...

“La vera difficoltà con la viscosità che si ha con le sabbie bituminose e gli scisti fratturati idraulicamente è che bisogna mettere molta più energia per tirare fuori ogni [barile di petrolio equivalente] di energia dal sottosuolo ed in una condizione utilizzabile di quanta se ne deve mettere col petrolio greggio convenzionale. Le cifre esatte sono oggetto di dibattito e tenere conto di ogni input energetico è un processo dannatamente difficile, ma è sicuramente molto meno di 30 a 1 – e le stime credibili pongono l'energia netta di sabbie bituminose e scisti fratturati idraulicamente ben al di sotto ed in cifra singola. Ora chiedetevi questo: da dove viene l'energia che deve essere messa nel processo di estrazione? La risposta, naturalmente, è che viene dalla stessa fornitura globale di energia alla quale le sabbie bituminose e gli scisti fratturati idraulicamente dovrebbero contribuire”.

Sono la disponibilità di energia in declino e la spesa maggiore il punto di non ritorno, sostiene il dottor Turner:

La ricerca contemporanea sull'energia necessaria per estrarre ed alimentare una unità di energia da petrolio, mostra che gli input sono aumentati di quasi un ordine di grandezza. Non importa quanto sia grande la riserva di risorsa se non può essere stratta abbastanza rapidamente o se altri input scarsi necessari altrove nell'economia vengono consumati nell'estrazione. Gli ottimisti del petrolio e del gas osservano che estrarre combustibili non convenzionali è economico solo al di sopra di un prezzo vicino ai 70 dollari al barile. Riconoscono tranquillamente che l'era del petrolio a buon mercato è finita, apparentemente senza rendersi conto che i combustibili costosi sono un segnale dei limiti dei tassi di estrazione e degli input necessari. Sono questi limiti che portano al collasso nel modello 'business as usual' de“I limiti dello sviluppo”.

Il nuovo petrolio è petrolio sporco

L'attuale crollo dei prezzi di petrolio e gas non saranno permanenti. La speculazione sul perché l'Arabia Saudita, di gran lunga il più grande esportatore di petrolio al mondo, continui a pompare furiosamente petrolio più che può nonostante il collasso dei prezzi spesso si concentra sulla speculazione secondo cui i costi di pompaggio dei sauditi sono più bassi che altrove e quindi possono sostenere i prezzi bassi tagliando fuori i concorrenti che devono lavorare in rosso a tali prezzi.
Se questo scenario si realizza, alla fine si materializzerà una carenza di petrolio che riporterà su di nuovo il prezzo. Ma l'economia difficile non sarà scomparsa. Tutte le fonti facili di petrolio è da molto che vengono sfruttate. E le fonti del recente boom – sabbie bituminose e fracking – sono dei pesanti contributi al riscaldamento globale, un altro pericolo incombente. La distruzione climatica catastrofica dovuta al riscaldamento globale oggi è compresa di gran lunga meglio che nel 1972 – e ne stiamo già sperimentando gli effetti.

Il dottor Turner, osservando con un eufemismo che questi enormi problemi globali “hanno incontrato una considerevole resistenza da parte di potenti forze sociali”, conclude:

Una lezione stimolante proveniente dagli scenari de I limiti della crescita è che i problemi ambientali globali sono tipicamente intrecciati e non dovrebbero essere trattati come problemi isolati. Un'altra lezione è l'importanza di intraprendere un'azione preventiva molto prima che i problemi si radichino. Purtroppo, l'allineamento delle tendenze dei dati con le dinamiche de I limiti della crescita indica che le prime fasi del collasso potrebbero verificarsi entro un decennio, o potrebbero già essere in corso. Questo suggerisce, da un punto di vista razionale basato sui rischi, che abbiamo sprecato i decenni passati e che prepararsi per un sistema globale che collassa potrebbe essere anche più importante di cercare di evitarlo”. 

Fa pensare. Ciò che rimane da dire (e, come sempre, non c'è intento di critica nell'osservare che un articolo scientifico non vada al di fuori dei suoi parametri) è perché sia stato fatto così poco per scongiurare una catastrofe globale incombente. Liberi da limitazioni, non è difficile quantificare quelle “potenti forze sociali” come i più grandi industriali e finanzieri del sistema capitalistico mondiale. Finché abbiamo un sistema economico che permette al capitale privato di essere accumulato senza limite in un pianeta finito, e di esternalizzare i costi, in un sistema che richiede crescita infinita, non c'è nessuna prospettiva reale di fare i cambiamenti drastici per scongiurare un futuro molto doloroso.

Solo perché è stato condotto uno studio 40 anni fa non significa che non possiamo imparare da questo, anche con una misura di scetticismo nei riguardi degli scenari di picco del petrolio e rapido collasso. Se andiamo ancora più indietro nel tempo, le parole di Rosa Luxemburg ci perseguitano ancora: socialismo o barbarie.

Da “Counterpunch”. Traduzione di MR

2 aprile 2016

Di Pete Dolack

Fonte: qui


P.S. è sempre possibile passare ad un sistema economico che utilizzi l'energie rinnovabili per funzionare e ricicli le risorse di base quasi integralmente.

TUTTO QUELLO CHE DOVRESTE SAPERE PRIMA DI COMPRARE UNA BOTTIGLIA D'OLIO EXTRAVERGINE

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L'OLIO BUONO COSTA. L'OLIO VECCHIO SI PUÒ USARE PER FRIGGERE. BUTTATE LE OLIERE DI VETRO TRASPARENTE

Mai lasciare la bottiglia aperta senza tappo, l'ossigeno e la luce sono i peggior nemici. L'olio assorbe gli odori come una spugna. La descrizione dei sapori in etichetta è spesso fantasia pura. Un olio eccellente si ottiene solo da olive sane spremute entro le 12 ore, max 24 se la temperatura è fresca e il raccolto eccellente

Troppe cose bisognerebbe insegnare agli italiani, così magari smettono di vergognarsi di esserlo. Non sarebbe male educarli a mangiare meglio, ad esempio, scegliere le materie prime di cui siamo riconosciuti produttori di punta in tutto il mondo. Corsi di palato, altro che pilates!
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OLIO EXTRAVERGINE
Americani, giapponesi, brasiliani e non solo, sono spesso ottimi conoscitori della nostra tradizione a tavola. Dal vino, all'olio, al pane, fino ai formaggi e alle ricette regionali e, invece, mangiamo quello che capita. L'importante è riempire la panza. Non sappiamo distinguere un ghiacciolo scongelato al microonde da un gambero rosso di Mazara del Vallo. Ci riempiamo la bocca di "lievito madre" e non distinguiamo una pasta per pizza surgelata da una Margherita dei fratelli Salvo.
Siamo pervasi da una malsana voglia di asparagi a luglio, pomodori a Natale e frutti esotici raccolti acerbi e stivati per un mese in una nave da carico prima di raggiungere il banco delle offerte al supermercato. In compenso non ci caghiamo le mele dell'Alto Adige che consideriamo un alimento per porci e forse non abbiamo nemmeno digerito il fatto che l'Alto Adige sia un pezzo d'Italia. Mangiamo quello che capita e siamo i primi a mancare di rispetto alla cucina regionale. Però pubblicizziamo in TV il nostro yogurt "alla greca": bell' idea!
Un tempo per inquadrare un ristorante come posto scadente si usava definirlo "locale per turisti". Oggi un ristorante frequentato da stranieri offre maggiori garanzie di qualità, proprio perché gli stranieri conoscono materie prime e cucina italiana molto meglio di noi. E poi pagano il conto senza spacciarsi per ambasciatori di qualche guida o blog di borgata che attribuisce punteggi diversamente utili per la reputazione futura dell'attività.
olio extravergine d oliva all estero
OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA
Parliamo di olio, ad esempio, visto che lo produciamo sull'intera penisola con una varietà e un livello qualitativo unici al mondo. 
Il termine extravergine di oliva non significa granché, non chiarisce al consumatore cosa stia scegliendo e quel che consumerà. D'altronde anche la normativa europea sul biologico non brilla per precisione.
VADEMECUM DELL'OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA ITALIANO
- La dicitura extravergine si riferisce ai soli parametri chimici, ed è per questo che la grande industria non vuole il panel test che con molta probabilità ne boccerebbe parecchi.
  • Anche un olio extravergine può avere molti difetti. Ad esempio può sapere di rancido per eccessive ossidazioni causate dalla lavorazione o dalla conservazione, oppure dalla raccolta avvenuta in presenza di forte umidità o alte temperature. 
olio d oliva all estero
OLIO D'OLIVA ALL'ESTERO
  • Gli stabilimenti industriali imbottigliano e rivendono spesso olii prodotti fuori dai confini italiani. Non sempre i paesi da cui provengono questi olii - soprattutto quelli fuori dalla UE - rispettano i nostri parametri agronomici e igienico-sanitari.
  • Un olio buono non può costare meno di 9 euro/lt. Fra pratiche agronomiche, potature, raccolta manuale, spremitura a freddo in un buon frantoio, imbottigliamento, etichettatura e distribuzione, non è possibile stare sotto a quella cifra. Un olio che costa meno di 9 euro/lt è molto probabile che non sia italiano
-  L'ossigeno è nemico dell'olio che, a differenza di alcuni vini, non migliora invecchiando.
  • L'olio è molto fotosensibile, la luce lo deteriora rapidamente
  • Conservatelo sempre in luogo fresco, asciutto, al buio e in bottiglia di vetro scura. Non tenetelo sulla finestra della cucina o vicino a fonti di calore.
-  Mai lasciare la bottiglia aperta senza tappo.
olio d oliva
OLIO D'OLIVA
- Vietate le latte di capacità superiore a 1 lt. Se non c'é un forte consumo la confezione resta aperta troppo tempo e si ossida. Se acquistate olio in latta da 5 lt, travasatelo sempre in bottiglie più piccole scure, ben pulite e verificare che non vi siano residui olfattivi di saponi o altro
- L'olio assorbe gli odori come una spugna.
- Se avete poco consumo di olio comprate bottiglie di piccolo formato. Non gli darete il tempo di alterarsi qualitativamente né sotto il profilo organolettico
- Fate sparire per sempre le oliere trasparenti dalle vostre tavole. Oppure utilizzatele come vasetti per le margherite
  • L'olio vecchio, ovvero a un anno circa dalla raccolta, si può utilizzare per friggere. Non è necessario buttarlo
-  Non comprate olio dal contadino senza assaggiarlo e mai in bottiglia di plastica trasparente                                                                                                                                   
OLIO
OLIO
- Un olio eccellente si ottiene solo da olive sane spremute entro le 12 ore, max 24 se la temperatura è fresca e il raccolto eccellente. Il frantoio deve essere vicino perché le olive ammassate e trasportate si deteriorano facilmente e sviluppano muffe e marciume
  • La denominazione olive italiane significa che sono state prodotte in Italia ma non offre garanzie su come arrivano allo stabilimento e sul loro stato di conservazione. Accertatevi, comunque, che in etichetta o nella retro etichetta sia riportata la provenienza, ovvero miscele di olii italiani, comunitari o extracomunitari. Per farlo munitevi di una lente di ingrandimento.
-  Nelle bottiglie di olii DOP sono indicati la provenienza delle olive, la cultivar e l'anno di raccolta. Negli extravergine solo la scadenza dopo 18 mesi che non partono dalla raccolta delle olive, ma dall'imbottigliamento
  • Le tabelle con i valori nutrizionali sono standard, pertanto non indicative della qualità dell'olio.
  • La  descrizione dei sapori dell'olio in etichetta è spesso fantasia pura . Queste caratteristiche sono labili e possono modificarsi nel tempo e a seconda di come l'olio viene conservato
-  Ricordatevi, in fine, che un olio buono è un ottimo antiossidante naturale, ricco di vitamine e proprietà nutritive.
Fonte: qui