martedì 23 febbraio 2016
lunedì 22 febbraio 2016
L'esperto: "L'Italia è diventata fragile. E ora pagano i più deboli"(Ci voleva l’esperto?)
L'esperto: "Il picco di decessi colpa di un welfare che non protegge la salute". Gli over 90 si moltiplicano, oggi i più a rischio sono i "figli della Lupa"
Roma - L'Italia è un Paese di vecchi, ma non è un Paese per vecchi. Si spiega anche così il dato che più colpisce tra le stime 2015 degli indicatori demografici dell'Istat, ossia l'impennata nei decessi.
L'anno scorso sono stati 653mila, il 9,1 per cento in più rispetto al 2014. Il tasso di mortalità (10,7 per mille) è il più alto dal secondo Dopoguerra, mentre la popolazione è sempre più anziana e, per la seconda volta dal 1952, si riduce (-2,3 per mille) nonostante il lieve aumento di residenti stranieri. «Di queste nuove stime - spiega Alessandro Rosina, professore di Demografia nella Facoltà di Economia dell'Università Cattolica di Milano - colpisce tutto. Crollano le nascite, aumentano le persone che si trasferiscono all'estero e, appunto, aumentano anche i decessi».

Quali sono le cause di questo picco?
«La popolazione invecchia. E il problema non è solo la fascia di ultrasessantacinquenni, in crescita, ma quanti tra questi arrivano a 80 e anche a 90 anni. Quando, se il welfare non è forte, non sostiene e non incoraggia comportamenti adeguati per la difesa e il supporto delle condizioni di salute, è facile che arrivi un'impennata come questa. Insomma, se c'è vento forte, gli alberi più deboli cadono». Quindi mentre i baby boomers invecchiano, sono sempre più a rischio i «figli della Lupa», i tanti nati sotto il fascismo, che incentivava la natalità.
«Diciamo che è un campanello d'allarme. Ora la natalità non cresce, anzi. E in Italia la componente fragile della popolazione continua ad aumentare. Le conseguenze sono da valutare con attenzione». Il trend riguarda tutte le Regioni, dal Sud al Nord. «Sì, il fenomeno non è specifico di una parte del territorio, è diffuso in tutta la nazione. Ovviamente è una questione generale che anche gli altri paesi, ma ribadisco che è anche un segnale che dovremmo cogliere».
Che cosa ci dice questo picco di decessi?
«Ci dice che dobbiamo costruire una società diversa, piuttosto che tirare avanti questo welfare che gravita molto sulle famiglie e poco sul sostegno alle fasce più deboli, che sono in crescita costante. Se il tasso di mortalità è il più alto dal Dopoguerra è perché nel Dopoguerra non avevamo tanti anziani. Non dobbiamo guardare il passato, ma impegnarci a costruire un percorso futuro che tenga conto del fatto che diventiamo una società con sempre più grandi anziani, ossia over 80 e 85. A questa componente fragile serve un'attenzione diversa».
Eppure negli ultimi due anni il tasso di mortalità era sceso. Solo un caso?
«No, affatto. Ci sono anni più favorevoli e anni che lo sono meno. Per due anni molti di questi anziani sono riusciti a tirare avanti, ingrossando le fila di quella popolazione fragile, potenzialmente a rischio decesso. Come sappiamo la morte non può essere evitata, solo posticipata. Basta poco - fattori climatici, un'epidemia di influenza - e siccome la popolazione a rischio è maggiore, il dato dei decessi si compensa e il picco ha evidenza statistica».
E a questo si accompagna il calo delle nascite(la politica per la famiglia nel nostro paese è dimenticata da decenni, invece si preferisce parlare di panzane quali la "stepchild adoption"!!!).
«La demografia è come un edificio. Stiamo aggiungendo piani in alto, piuttosto incerti e fragili, e erodiamo sempre più le basi di questo edificio, sia con il calo del tasso di natalità sia perché molti se ne vanno, non trovando prospettive in questo Paese».
Non avrà mica ragione chi scappa da questo palazzo pericolante?
«Secondo me no. Ma certo bisogna consolidarlo. Migliorando le condizioni di vita per gli anziani e rinforzando il peso quantitativo dei giovani ma anche il loro contributo qualitativo al processo di crescita del Paese, evitando che vadano via o - se l'hanno già fatto - offrendo qualcosa per cui valga la pena tornare. L'Italia di potenzialità ne ha, ma ora è come un terreno fertile coltivato male. Se vogliamo che dia buoni frutti, dobbiamo coltivarlo meglio, insieme».
domenica 21 febbraio 2016
Renzi non è Cameron, l’Italia in mani Troike
“Sei a normativa europea?”, parte in tromba un prontuario in lingua tedesca che istilla nel lettore tremendi dubbi: “Vivo in una casa non a normativa europea, la mia auto non è a normativa europea, la mia bici non è a normativa europea, svolgo un lavoro precario che elude le normative europee, non dialogo con la mia banca tramite smartphone perché non ho i soldi per cambiare telefonino… sono un povero fuorilegge?
Ma i dubbi che attanagliano i meno danarosi della zona Euro non turbano certo i sonni dei britannici. Sembra che l’Unione europea abbia poche carte da giocarsi per evitare la fuga del Regno Unito, a patto che tra Strasburgo e Bruxelles non decidano di cancellare una gran mole di normative europee:
le stesse che, in tutti questi anni, avrebbero cagionato la moria del 50 per cento delle imprese italiane.
È di qualche giorno fa la notizia che, più della metà delle imprese del Nord-Est, si sarebbero estinte perché non più in grado di reggere sul mercato, causa i costi lievitati per le normative europee.
Del resto l’Ue è stata fatta sulla carta in forza di regole e moneta.
Ma chi ha fabbricato quelle regole era (ed è) all’asciutto sulle diverse peculiarità economiche del Vecchio Continente.
Per farla breve, l’Europa farebbe poco al caso per il popolo britannico.
Troppa burocrazia, documenti incomprensibili, soprattutto una congerie di norme che, se applicate in Gran Bretagna, metterebbero l’artigianato dell’isola nelle stesse condizioni in cui versa oggi quello italiano.
“La mia filosofia è diametralmente opposta a quella di David Cameron. Io sono un federalista cresciuto sognando gli Stati Uniti d’Europa”, ripete intanto Matteo Renzi agli altri leader europei, dimenticando quanto l’accettazione supina delle normative europee abbia fatto lievitare la disoccupazione.
E non dimentichiamo come le normative europee stiano influenzando negativamente la crescita italiana:
nel Belpaese non si produce più nulla, e per il timore d’infrangere le normative.
Queste ultime ree della nuova ventata di tasse, come quella su ascensore e aria condizionata: la prima sarà per ogni famiglia d’un importo pari alla vecchia Tasi, mentre la seconda obbligherà i comuni ad indagini sugli eventuali utilizzatori d’aria condizionata domestica.
La Gran Bretagna non s’è uniformata che ad uno scarso 10 per cento di tutte le normative europee, mentre l’Italia le sta codificando tutte.
Piccolo particolare, il Regno Unito non ha nemmeno una multa Ue sul groppone, invece l’Italia ha totalizzato sanzioni europee per inottemperanza alle varie normative pari ad un quinto del proprio debito pubblico: dall’edilizia alle quote latte, dai rifiuti urbani al mancato adeguamento dei vettori (trasporto pubblico), dalle carceri ai diritti delle più svariate minoranze, dai campi rom inadeguati alle multe per le modalità d’accoglienza dei migranti… Una cifra iperbolica che, al pari del debito pubblico, starebbe sventrando lo stato italiano. Così l’Italia europeista sceglie di affogare, mentre il Regno Unito si difende perché ha ancora una moneta nazionale.
Di fatto l’Italia ha le mani legate, ed il popolo è costretto a rispettare tutte le normative ed a pagare tasse e multe Ue.
E chi lavora e risparmia potrebbe non essere nemmeno più padrone dei propri sacrifici. Infatti la gestione e l’uso discrezionale dei risparmi depositati nelle banche italiane sta per passare totalmente in mani straniere (pardon europee): tutto addebitabile alla direttiva europea Brrd, che designa le nuove norme del sistema bancario europeo: stabilendo nuove norme in materia di salvataggi bancari, e con la scusa di tutelare i risparmiatori, finisce per lasciare che i tedeschi decidano che uso fare dei risparmi italiani (ovviamente è una sintesi forzata, potrebbero anche decidere olandesi, belgi, lussemburghesi… mai italiani).
Di fatto per Renzi s’avvicina Waterloo, e perché il sommarsi di debito pubblico e mancati pagamenti delle svariate multe Ue stanno facendo tornare in auge lo spettro delle mani della Troika sul sistema italiano. Proprio come nell’estate 2014, quando l’allora direttore del Corriere della Sera (Ferruccio De Bortoli) lasciava la direzione anticipando la discesa della Troika nel Belpaese.
Oggi potrebbe serbare lo stesso compito del 2011, ovvero eseguire un prelievo forzoso e patrimoniale da 100 miliardi di euro: per dirla alla Mario Monti “per arrivare a delle ulteriori cessioni di sovranità sono necessarie delle crisi”. Cessione di sovranità significa incremento della povertà: ogni anno già versiamo 50 miliardi alla Bce per essere soci del Club dell’Euro”, altrettanti all’Ue per contribuire alle politiche europee.
La Gran Bretagna fissa i paletti, la Germania si rinforza, l’Italia in camicia viola dice che spezzeremo le reni ai burocrati di Bruxelles. Il solito capitan Fracassa questo Renzi: la storia ci ha regalato camicie in varie sfumature di grigio, nere care ad anarchici e fascisti, rosse da garibaldino e poi da comunista, verde da leghista… Oggi è il turno delle camicie viola, il loro simbolo è il giglio fiorentino, al posto del fez usano come copricapo un cappello goliardico duecentesco, come quello che per la vulgata indossava il Conte Ugolino. Buon appetito signor Renzi, ed alla faccia del popolo sovrano.
sabato 20 febbraio 2016
Isis, raid Usa in Libia contro mente delle stragi in Tunisia: 42 morti

Un raid americano in Libia ha preso di mira Noureddine Chouchane la presunta mente delle stragi dello scorso anno in Tunisia, al museo Bardo e sulla spiaggia di Sousse. Centrato un campo di addestramento dell'Isis a Sabratha, nell'ovest del Paese. Il bilancio è di «42 jihadisti uccisi». Lo scrive il New York Times citando una fonte occidentale. Ancora incerta la sorte di Chouchane.

Secondo la fonte citata dal Nyt, il tunisino Chouchane è considerato uno dei più influenti responsabili dell'Isis, ed è stato collegato alla strage del Bardo di marzo 2015, in cui morirono 24 persone tra le quali 4 italiani, e quella sulla spiaggia di Sousse, a giugno, che fece 38 vittime.
Jamal Naji Zubia, responsabile per i media stranieri di Tripoli, ha precisato che il raid americano ha centrato una casa colonica a diversi chilometri da Sabratha. I jihadisti uccisi nel raid sono soprattutto di nazionalità tunisina.
Fonte: quivenerdì 19 febbraio 2016
Ad otto anni dall’inizio della crisi, produzione industriale ancora sotto del 23%
MERCOLEDÌ 17 FEBBRAIO 2016, Fonte: Elaborazioni su dati Istat
Nel 2015 la produzione industriale destagionalizzata è aumentata dello 0,8% rispetto al 2014. Nell’ultimo trimestre dell’anno si nota tuttavia un certo affaticamento, diminuendo dello 0,7% annualizzato rispetto al trimestre precedente.

Il settore che ha sostenuto l’attività produttiva è stato quello dei beni strumentali, che nell’anno appena concluso è aumentato del 3,2%, trainato soprattutto dai mezzi di trasporto (+16,5), senza i quali si dovrebbe registrare un calo in media annua della produzione dei beni strumentali dello 0,7.

Sono state le immatricolazioni di auto nuove (+15,8%) il propulsore della crescita produttiva. Ciò ha favorito, per il settore dei beni strumentali nel suo complesso, il tono sostenuto delle importazioni, cresciute quasi dell’8%. Insignificante è invece stato l’apporto delle esportazioni, che si limitano ad un aumento di mezzo punto percentuale.
Nel settore dei beni di consumo sia le esportazioni (+1% nel 2015) che la domanda interna fanno fatica a sostenere la produzione industriale, che rimane invariata rispetto al 2014. Il dinamismo della domanda interna è desunto dalla crescita delle importazioni, che crescono del 2,6%.
La produzione industriale congiunta dei beni di consumo e di investimento del 2015 aumenta del 1,7%, ma la produzione di beni intermedi e di energia non riesce a cogliere questa modesta opportunità ed arretra dello 0,4%.
Sono pertanto le importazioni a coprire il fabbisogno realizzando una crescita del 6%.
Se poi si tiene conto che le esportazioni di beni intermedi ed energia sono aumentate del 2,4% senza riuscire a risollevare la produzione interna complessiva del settore se ne deduce la forte carenza sofferta dal nostro paese nella lavorazione e nella trasformazione dei prodotti manufatti.
E’ il risultato della crisi iniziata nel 2007, che ha spazzato via quasi un quarto della produzione industriale.

Fonte: qui
giovedì 18 febbraio 2016
Sulcis: in mille sotto palazzo Regione
Bombe carte e funerali del Piano da 620 milioni di euro
(ANSA) - CAGLIARI, 16 FEB - Il presidente della Regione Francesco Pigliaru ha fatto sapere che incontrerà domani alle 17 il comitato promotore della mobilitazione che oggi a Cagliari ha chiamato a raccolta quasi un migliaio di persone provenienti dal Sulcis.
Parteciperanno il segretario di Ust Cisl Sulcis Iglesiente, Fabio Enne, e i rappresentanti dei Movimenti di Partite Iva (Elio Cancedda), Zona Franca (Paolo Aureli), artigiani e commercianti (Ivan Garau), disoccupati (Simone Siotto), e studenti (Ivano Sais).
Dopo l'annuncio fatto al megafono da Enne, i manifestanti stanno gradualmente abbandonando il presidio. "Noi - ha annunciato Simone Siotto - non ci muoviamo da qua e restiamo a dormire perché abbiamo necessità di un incontro urgente con Pigliaru, abbiamo sentito che lo sblocco del Piano Sulcis non avverrà prima di dicembre, ma i nostri figli non possono aspettare fino a dicembre per mangiare". "È stata una manifestazione partecipata - ha sottolineato Paolo Aureli - tanto è vero che è arrivato un invito esplicito all'incontro da parte di Pigliaru. Ci aspettiamo la nomina straordinaria di un commissario straordinario per il Piano Sulcis e atti concreti per l'immediata attuazione della zona franca integrale sperimentale nel polo del Sulcis".
Ivano Sais ha parlato a nome degli studenti: "Il tempo e' scaduto, vogliamo fatti concreti e speranze per il futuro nostro e del territorio con i suoi 70 mila disoccupati". "Domani ci aspettiamo qualcosa di buono, è da tre anni che siamo in attesa", ha denunciato Elio Cancedda.
IN MILLE SOTTO PALAZZO REGIONE - Viale Trento invasa da un migliaio di persone e mezzi da lavoro. È' il popolo del Sulcis mobilitato da Cisl e movimenti di Partite Iva, studenti, artigiani e commercianti e Zona Franca che rivendica lavoro e sviluppo per la provincia più povera d'Italia. I manifestanti si trovano sotto il palazzo della Regione e hanno appena celebrato con una bara di legno il funerale del Piano Sulcis. Qualcuno ha anche fatto esplodere alcune bombe carta.
"Chiediamo che vengano immediatamente liberati i 620 milioni stanziati per il Piano - ha detto Fabio Enne - il 12 febbraio è stata convocata l'ennesima riunione con i sindaci del territorio, solo per dire che ancora non è stato aperto un cantiere né assegnato un posto di lavoro. Siamo qui per chiedere attenzione non solo per l'industria ma anche per i settori del turismo, della pesca e dell'agroindustria".
CAROVANA SULLA STATALE 130 - Pullman, camion, betoniere e decine di auto: la lunga carovana di chi rivendica lavoro e sviluppo nel Sulcis è partita dopo le 10 dal raccordo di Musei e procede sulla statale 130 in direzione Cagliari, destinazione viale Trento, sotto il palazzo della Regione. Centinaia di persone in marcia chiamate a raccolta dai movimenti di Partite Iva, Zona Franca, artigiani, commercianti, studenti ("Figli della crisi") e disoccupati.
Si tratta del clou della mobilitazione scattata l'1 febbraio con i blocchi stradali sulle vie di comunicazione più importanti del territorio e proseguita con l'occupazione di quasi tutti i 23 Comuni del Sulcis Iglesiente per ottenere l'adesione delle amministrazioni. Alla Giunta regionale, in viale Trento, i manifestanti chiederanno che vengano liberate subito le risorse del Piano Sulcis e la nomina di un commissario straordinario che si occupi della spesa dei fondi e dell'avvio dei cantieri in tempi certi e immediati, ma anche un Piano occupazionale per il territorio.
mercoledì 17 febbraio 2016
NIENTE PANICO! NON E' IL 2008 ... MA E' MOLTO PEGGIO!!!

Nel fine settimana abbiamo letto di tutto e di più su quanto è accaduto nelle ultime settimane, un trionfo impressionante del senno di poi.
Era imprevedibili dicono loro, i mercati hanno esagerato come vedremo nel prossimo post.
La domanda principale oggi è questa…Crisi delle banche e dei mercati: è un nuovo 2008?
Lo lasciamo leggere a Voi, a noi interessa ricordare che è ancora presto per assistere ad un nuovo 2008, non ci sono ancora le condizioni, ma quello che è certo è che la prossima crisi sarà più grande e dell’ultima, perchè questa deflazione da debiti, l’immensa mole di debito che opprime l’economia mondiale, non può che sparire attraverso un’unica ipotesi, come abbiamo più volte visto.
A chi suggerisce che in realtà quello che sta accadendo al settore finanziario non è come nel 2008, suggerisco di dare un’occhiata a questa immagine…
Certo non è come il 2008, è semplicemente peggio!
Se poi dove aver ricordato quello che siamo detti nell’ultimo “Machiavelli, la Cina e l’Araba Fenice” ovvero quello che sta succedendo ai vari fondi sovrani dopo il crollo del petrolio diamo un’occhiata in quale settore erano posizionati …

…potete ben capire dopo la perdita di trilioni di dollari cosa abbia significato per questi fondi il collasso del sistema finanziario europeo!
Ma dove saranno finiti i capitali in questi giorni?

Ma sui treasuries ovviamente, visto che erano in bolla. E tuttora stanno continuando ad acquistare titoli di Stato americani.
E’ chiaro ora che non si tratta del 2008 ma di qualcosa di peggio che anticipa la crisi che verrà?
A si certo non c’era alternativa all’equity e il mercato obbligazionario era in bolla. Tenetevi pronti perchè quando ormai nessuno più ci crederà allora noi cambieremo idea.
Con l’araba fenice o il canto del cigno, stiamo solo cercando di farvi capire che questa volta, rispetto al 2008, c’è ancora l’ultima carta da giocare, quella …politica e non chiedeteci altro.
Dopo la lunga pausa che riguardava l’ondata di panico che ha scosso l’Euopa e soprattutto Deutsche Bank torniamo ad occuparci anche solo per un attimo di quello che è accaduto negli ultimi giorni in America…
Uno dei più attenti osservatori della politica monetaria della Fed la scorsa settimana ha scritto…
” La Fed prenderà una pausa sui rialzi dei tassi. Una pausa a tempo indeterminato. Prima ammettono questo, meglio è per tutti. In effetti, prima ammettono questo, prima i mercati finanziari si calmano e prima saranno in grado di riprendere il persorso di rialzo dei tassi.” La signora Yellen la scorsa settimana ha avuto due occasioni di alto profilo per fare tale ammissione, eppure lei non è riuscita a farlo . Ha suggerito una pausa per marzo, ma in realtà la Fed non ha alcuna intenzione di rinunciare ad ulteriori rialzi di tassi entro l’anno.”
” Ironia della sorte, ho il sospetto che la mossa della Banca centrale giapponese, ovvero la scelta di portare i tassi in negativo, ha ampliato la divergenza con gli Stati Uniti e spingendo gli operatori di mercato all’acquisto di titoli del Tesoro USA. …”
” In sintesi, un fattore chiave per mantenere l’economia degli Stati Uniti sui binari è riconoscere che un inasprimento delle condizioni finanziarie tramite la forza del dollaro evita la necessità di un inasprimento delle condizioni tramite la politica monetaria…”
La nostra rotta di MEDIO TERMINE nei prossimi mesi, per quanto riguarda il mercato obbligazionario, potrebbe cambiare in maniera sensibile, ma di questo avremo tempo e modo per parlarne insieme.
Nel frattempo nulla di nuovo dall’economia americana …

…tolta la droga del mercato automobilistico supportato dal nuovo fenomeno “subprime” resta poco o nulla…

Vendite al dettaglio USA ex-auto. Thanks to Trading economics.
Ora un piccola pausa! State sintonizzati, l’anticipo della nuova tempesta perfetta che verrà non è ancora finito, c’è ancora tempo per assistere al ritorno dell’Araba Fenice e ricordatevi i primi mesi di questo ritorno non saranno affatto facili.
Fonte: qui
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Bombe carte e funerali del Piano da 620 milioni di euro