
mercoledì 4 dicembre 2019
IL PRESIDENTE AMERICANO TORNA A USARE IL VECCHIO METODO DEL FUOCO E DELLA FURIA! IN EUROPA CONTRO MACRON: “È STATO MOLTO OFFENSIVO NEL DIRE CHE LA NATO È IN MORTE CEREBRALE”
A CASA BANDISCE I GIORNALISTI DI “BLOOMBERG” DAI SUOI EVENTI DI CAMPAGNA ELETTORALE, E INFINE IN ASIA SUI DAZI: “POSSIBILE ACCORDO CON LA CINA, MA DOPO LE ELEZIONI”
OGGI CI SARÀ UN BILATERALE CON L’AMICO “GIUSEPPI” CONTE. GLI DIRÀ QUALCOSA SULLA CINA?
DONALD TRUMP TOGLIE LA FORFORA DALLA GIACCA DI MACRON
NATO, TRUMP: MACRON MOLTO OFFENSIVO SU MORTE CEREBRALE ALLEANZA
(LaPresse) - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accusato il suo omologo francese Emmanuel Macron di essere stato "molto offensivo" nell'affermare che la Nato "in morte cerebrale". Durante una conferenza stampa a Londra, in vista del vertice in occasione del settantesimo anniversario dell'Alleanza atlantica, Trump ha ribadito che la Nato ha avuto un grande ruolo e che le osservazioni di Macron sono state "molto offensive".
DAZI, TRUMP: POSSIBILE ACCORDO CON CINA DOPO ELEZIONI USA
DONALD TRUMP XI JINPING
(LaPresse/AFP) - Un eventuale accordo commerciale con la Cina potrebbe "attendere l'esito delle elezioni presidenziali del novembre 2020 negli Stati Uniti". Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in una conferenza stampa tenutasi a Londra in occasione dell'apertura di un vertice Nato. "Non ho messo una scadenza", ha precisato Trump. "In un certo senso, mi piace l'idea di aspettare dopo le elezioni per l'accordo con la Cina", ha sottolineato, dando per assodata una sua rielezione alla Casa Bianca. Finora Trump si era detto convinto di essere in grado di chiudere presto un accordo, nonostante i segnali nelle ultime settimane che sembravano dire il contrario e nonostante le dichiarazioni minacciose del suo omologo cinese Xi Jinping.
DAZI, TRUMP: POSSIBILE ACCORDO CON CINA DOPO ELEZIONI USA-2-
I POTENTI AL TAVOLO DEL G7 DI BIARRITZ
(LaPresse/AFP) - La guerra commerciale di Trump con la Cina e i vari tentativi, finora falliti, di raggiungere un accordo hanno destabilizzato i mercati e alimentato le tensioni geopolitiche. Soltanto la scorsa settimana Trump si vantava di essere vicino con il terminare il negoziato "uno degli affari commerciali più importanti di sempre". Ma da quel Washington ha provocato la rabbia cinese esprimendo sostegno ai manifestanti di Hong Kong, lanciando una lunga ombra sui progressi nei colloqui. "Sto andando molto bene nel cercare un accordo con la Cina, se voglio lo faccio", ha detto Trump in una conferenza stampa in vista del vertice della Nato. "Non credo sia corretto dire 'se vogliono farcela', ma 'se voglio farcela'", ha precisato lasciando intendere di avere il coltello dalla parte del manico. "Non so se voglio farcela, ma lo scoprirete presto, sorprenderò tutti", ha dichiarato ancora l'inquilino della Casa Bianca.
XI JINPING DONALD TRUMP
IMPEACHMENT, TRUMP: PROCEDIMENTO È FARSA POLITICA ANTIPATRIOTTICA
(LaPresse) - Il procedimento di impeachment è "una farsa", orchestrata "per scopi politici" dai democratici antipatriottici. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante una conferenza stampa a Londra con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in vista del vertice dell'Alleanza atlantica. "Oltre ad essere assolutamente anti-patriottica, non fa bene al futuro e alla stabilità del paese. Penso che non sia patriottico per i democratici" portare avanti il procedimento, ha dichiarato Trump ricordando che "è una brutta cosa per il nostro paese".
GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP
DAZI, CONTE: NE PARLERÒ CON TRUMP OGGI IN UN BILATERALE
GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP
(LaPresse) - "Avrò un bilaterale con il presidente Trump domani(oggi per chi legge), ne parleremo domani". Risponde così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al suo arrivo a Londra per il vertice Nato, ai cronisti che gli chiedono un commento sulle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, che minaccia dazi verso l'Europa, e in particolare verso Italia e Francia, se dovesse concretizzarsi la digital tax. "Ci sono tanti dossier che potrebbero preoccuparmi, però lavoriamo per risolvere tutto - aggiunge -. La preoccupazione la mettiamo da parte e abbiamo un approccio sempre concentrato per risolvere i problemi".
TRUMP BANDISCE I GIORNALISTI DI BLOOMBERG DAI SUOI EVENTI
Rita Lofano per www.agi.it
MICHAEL BLOOMBERG DONALD TRUMP
La campagna di Donald Trump per la rielezione alla Casa Bianca mette al bando i giornalisti di Bloomberg che non potranno più avere accesso a eventi o comizi del tycoon. La decisione è stata annunciata dal manager della campagna di Trump, Brad Parscale, dopo la discesa in campo con i democratici dell'ex sindaco di New York Michael Bloomberg, proprietario del gruppo editoriale che porta il suo cognome.
Il direttore dell'agenzia finanziaria Bloomberg, John Micklethwait, la scorsa settimana, dettando la linea editoriale del gruppo durante le presidenziali, aveva fatto sapere che avrebbero proseguito con la tradizione "di non indagare su Mike (e la sua famiglia e fondazione)" estendendo questa pratica "ai suoi rivali nelle primarie democratiche". Bloomberg News, aveva aggiunto, continuerà invece ad indagare sull'amministrazione Trump, "in quanto attuale governo".
MICHEAL BLOOMBERG DONALD TRUMP
Poiché "hanno apertamente dichiarato di essere di parte - è stata la risposta di Parscale in una nota - la campagna di Trump non concederà piu' credenziali media a rappresentanti di Bloomberg News per comizi o altri eventi elettorali". Sarà poi determinato "caso per caso", ha precisato, se interagire con singoli giornalisti o rispondere a richieste di Bloomberg News. "Questa resterà la policy della campagna di Trump - ha avvertito Parscale - fino a quando Bloomberg News non rivedrà la sua decisione". E il partito repubblicano si è allineato.
MICHAEL BLOOMBERG DONALD TRUMP
Ronna McDaniel, direttrice del comitato direttivo del Partito Repubblicano, ha attaccato Bloomberg News, segnalando che il "Gop sta con il team di Trump e non concederà più credenziali" ai giornalisti della testa che fa capo al magnate dei media.
RUDY GIULIANI, DONALD TRUMP, MICHAEL BLOOMBERG, BILL CLINTON, JOE TORRE.
Michael Bloomberg ha deciso di affidare la gestione del suo gruppo ad un trust durante le presidenziali. "Non è la prima volta che mi sono fatto da parte per correre alle elezioni e come l'ultima volta - ha detto Bloomberg - ho messo in piedi una incredibile squadra di comando per assumere le redini". Micklethwait ha dunque negato ogni faziosità. "Abbiamo coperto Donald Trump in modo corretto, senza essere di parte da quando è diventato candidato nel 2015 e continueremo a farlo - ha assicurato - nonostante le restrizioni che ci sono state imposte dalla campagna di Trump". Fonte: qui
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LE ''IENE'' SPARANO LA PARCELLA FUMANTE: CONTE E ALPA FATTURAVANO INSIEME, FIRMAVANO INSIEME E SI FACEVANO FARE I BONIFICI ALLO STESSO CONTO CORRENTE!

VUOL DIRE CHE IL PREMIER, QUANDO DICEVA CHE ERANO STATI INGAGGIATI SEPARATAMENTE DAL GARANTE DELLA PRIVACY, CON FATTURE SEPARATE, HA MENTITO SPUDORATAMENTE.
E IL SUO CONCORSO CON CUI E' DIVENTATO UNO DEGLI ORDINARI PIÙ GIOVANI D'ITALIA È NULLO.
IERI AERA NEL SERVIZIO DI MONTELEONE E OCCHIPINTI PRESENTATI ALTRI DOCUMENTI CHE INCHIODANO IL PROF. AVV. ''GIUSEPPI''
LA PARCELLA DI GUIDO ALPA E GIUSEPPE CONTE
Un nuovo documento esclusivo confermerebbe che il premier Conte e il professor Alpa erano legati da interessi economici e professionali e quindi quest'ultimo non sarebbe potuto essere il commissario d'esame al concorso universitario di Caserta del 2002, con il quale Conte è diventato professore ordinario di diritto privato.
E' la nuova clamorosa scoperta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, che è stata presentata ieri sera nel corso della puntata de Le Iene. Pubblichiamo infatti il progetto di parcella per la causa civile nella quale il primo ministro Conte e il professor Alpa difesero il Garante per la privacy. E' su carta intestata a entrambi, con la richiesta di pagamento dell’intera cifra di 26.830,15 euro su un unico conto corrente di una filiale di Genova di Banca Intesa, il tutto firmato da entrambi, Guido Alpa e Giuseppe Conte.
È ancora possibile a questo punto sostenere, come ha fatto Giuseppe Conte nell’ultimo anno ai microfoni delle iene, che non vi fossero interessi economici in comune e che non vi fosse incompatibilità del professor Alpa nel giudicare Conte al concorso universitario? Il primo ministro ha mentito sul fatto che ognuno avesse fatturato per conto suo?
GIUSEPPE CONTE
Il presidente del Consiglio ha sempre negato il rapporto professionale con Guido Alpa, nonostante nel suo curriculum vitae lui stesso avesse scritto così: “Dal 2002 ha aperto con il prof. avv. Guido Alpa un nuovo studio legale dedicandosi al diritto civile, diritto societario e fallimentare”.
Si sarebbe trattato di uno studio a Roma, a via Cairoli, dislocato su due piani, in cui il giovane Conte occupava il piano superiore, uno studio che aveva in realtà un unico numero di telefono e una stessa segretaria, pagata da entrambi. Giuseppe Conte in una lettera al quotidiano La Repubblica aveva detto che lui e Alpa erano solo “coinquilini”, uniti da una semplice condivisione della segreteria e del numero telefonico, ma con distinte attività professionali in spazi diversi e con contratti di affitti diversi.
PROSPETTO DI FATTURA GUIDO ALPA GIUSEPPE CONTE
Nell’articolo pubblicato ieri vi abbiamo mostrato in esclusiva un altro documento, una lettera di incarico del Garante per la privacy in cui si chiede a Guido Alpa e a Giuseppe Conte di assumere la difesa dell’Ente in una controversia legale con Rai e Agenzia delle entrate, aperta al Tribunale civile di Roma.
Giuseppe Conte, per stroncare i dubbi su un'eventuale comunanza di interessi economici tra i due, ha sempre sostenuto che ognuno aveva fatturato per conto suo. Il documento però sembra raccontare un’altra storia: la lettera ha un unico numero di protocollo, è inviata a un unico studio legale, presso un unico indirizzo. E indovinate a chi è indirizzata? “Al Prof. Guido Alpa e al Prof Avv. Giuseppe Conte, Via Sardegna, 38, Roma”.
Ci siamo chiesti perché mandare un’unica lettera ai due professionisti se, come ha sostenuto Giuseppe Conte, “si trattava di due incarichi distinti e non c’era un’associazione né di diritto né di fatto e soprattutto se quell’incarico fu pagato con due fatture separate”.
GIUSEPPE CONTE ANTONINO MONTELEONE
Quel documento conferma anche un’altra circostanza su Giuseppe Conte non avrebbero detto la verità. Prima del concorso universitario, da quanto riferito da Alpa, Conte era ospite in via Sardegna e non come aveva detto il premier alle Iene e a Repubblica con un contratto d’affitto separato per il suo studio al piano di sopra di quello di Alpa, in piazza Cairoli, dove si trasferirà alcuni anni dopo.
Questa sera, insieme ai nuovi documenti esclusivi, vi mostreremo anche i verbali di udienze di quel processo al tribunale civile di Roma, da cui si evince che Conte partecipò sempre, tranne una sola volta in cui fu sostituito, mentre Guido Alpa non andò mai. È legittimo dunque pensare al “dominus” che manda a udienza il suo “giovane allievo”?
GUIDO ALPA
Non perdete la trasmissione di ieri sera, su Italia1 a Le Iene, l'ultima puntata dell’inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti sulla vicenda del concorso universitario più importante della sua vita, per l’avvocato Giuseppe Conte, presidente del Consiglio. Il confronto con la nostra iena è tutto da vedere. Alla fine dell’accesa disputa il Presidente ammetterà l’esistenza per quell’incarico di una sola fattura?
Fonte: qui
Guardate qui sotto l'ultimo servizio di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti sulla vicenda del concorso universitario di Giuseppe Conte:
LA PROVA CHE GIUSEPPE CONTE E GUIDO ALPA LAVORAVANO INSIEME PRIMA DEL CONCORSO
''FANPAGE'' RIVELA CHE L'ANAC NON HA MAI DETTO CHE TRA I DUE NON C'ERANO INTERESSI ECONOMICI IN COMUNE, COME INVECE AVEVA DETTO IL PREMIER. L'AUTORITÀ ALLORA GUIDATA DA CANTONE AVEVA ARCHIVIATO LA FACCENDA PERCHÉ NON C'ERANO DOCUMENTI A FAVORE O CONTRO ''L'AVVOCATO DEGLI ITALIANI''.
Il premier Conte non ci sta alle accuse della Iena sulla fatturazione in comune con Guido Alpa, nell'ambito del concorso universitario di Caserta nel 2002. "Lei è fuori di testa", dice l'inquilino di Palazzo Chigi al giornalista in conferenza stampa. "Monteleone, se ne faccia una ragione: non riuscirà a dimostrare una fatturazione in comune con Alpa", ha aggiunto Conte rispondendo alla provocazione dell'inviato della trasmissione di Italia Uno.
Marco Billeci per www.fanpage.it
C’è un passaggio nell’arringa difensiva dell’avvocato Giuseppe Conte di fronte alle polemiche sul concorso con cui l’attuale premier è diventato professore ordinario che rischia di rivelarsi un boomerang. “L’Anac ha detto che non c’è nessun conflitto d’interessi”, ha affermato più volte il premier per ribattere alle accuse circa la presenza del suo mentore Guido Alpa nel collegio che nel 2002 gli assegnò una cattedra all’università di Salerno.
I documenti visionati da Fanpage.it, che riportiamo in questo articolo, dimostrano che le cose non stanno proprio così. La vicenda – scoperchiata per la prima volta da Repubblica nell’ottobre 2018 – è stata riportata alla ribalta negli ultimi giorni dalla trasmissione televisiva “Le Iene”. L’innesco del caso, come detto, è la presenza del professor Guido Alpa nel collegio dei docenti chiamati a giudicare i candidati del concorso vinto dall'attuale Presidente del Consiglio.
Alpa è considerato il maestro professionale di Conte e ha condiviso per anni con lui l’indirizzo dello studio professionale. I due hanno anche lavorato insieme in diverse occasioni. Secondo “Le Iene”, la collaborazione tra Conte e Alpa andava al di là della condivisione degli spazi e degli incarichi e si configurava invece come un vero e proprio sodalizio economico e professionale. Di conseguenza, Alpa non sarebbe potuto essere uno dei commissari chiamati a giudicare il premier nel suo concorso universitario.
Falso, replica Conte che sottolinea innanzitutto come la sua promozione sia avvenuta all’unanimità, per cui il giudizio di Alpa non sarebbe stato decisivo. Ma soprattutto, il premier rivendica che la sua attività professionale e quella di Alpa si siano sempre svolte in parallelo, senza alcun tipo di associazione professionale che avesse potuto gettare l’ombra di conflitto d’interessi sul concorso sostenuto nel 2002 dall’avvocato del popolo.
Per avvalorare la sua tesi, Conte nella sua difesa sui media ha citato più volte i pareri sul tema dell’Autorità Nazionale Anticorruzione che lo assolverebbero. L’ultima volta lo ha fatto rispondendo alle domande dell’inviato delle Iene, come documentato nella versione integrale dell’intervista pubblicata sul profilo Facebook ufficiale del premier. “L’Anac ha già detto che non c’è nessuna cointeressenza d’interessi”, dice Conte nel video.
L’autorità guidata all’epoca da Raffaele Cantone è stata chiamata a pronunciarsi sul caso a seguito dell’esposto dell’avvocato pesarese Silvio Ulisse. Nel maggio 2019, l’Anac risponde all'avvocato Ulisse, con una lettera che ricalca le conclusioni a cui è giunta l'istruttoria in merito al concorso universitario sostenuto da Conte. Nella lettera, che pubblichiamo integralmente, si sottolinea come la vicenda riguardi “fatti molto risalenti nel tempo e, in quanto tali, nemmeno modificabili in autotutela”. In pratica, si prende atto dell’impossibilità di intervenire sull’esito di un concorso che si è tenuto ormai 17 anni fa. Di conseguenza, l’autorità riguardo al procedimento “ritenendo preclusa qualunque possibile valutazione nel merito, ne ha disposto l’archiviazione”.
L’Anac dunque non ha mai detto che tra Conte e Alpa non c’era conflitto d’interessi. Più semplicemente, l’organismo anticorruzione ha valutato come sia ormai impossibile modificare il corso degli eventi e quindi si è fermato prima di pronunciarsi sul merito della questione. Se parlassimo di un processo, si tratterebbe di prescrizione e non di assoluzione.
Conte nella sua difesa chiama in causa in realtà anche un'altra delibera dell’Anac. Si tratta di un documento del marzo 2017 in cui Raffaele Cantone afferma che “ai fini della sussistenza di un conflitto di interessi fra un componente la commissione di concorso e un candidato, la collaborazione professionale o la comunanza di vita […] deve presupporre una comunione di interessi economici o di vita tra gli stessi di particolare intensità e tale situazione può ritenersi esistente solo se detta collaborazione presenti i caratteri della sistematicità, stabilità, continuità tali da dar luogo ad un vero e proprio sodalizio professionale.”
Questo parere, tuttavia, si limita a fissare dei criteri generali di incompatibilità fra esaminante ed esaminato, riguarda una vicenda distinta da quella che ha coinvolto il premier ed è comunque precedente allo scoppio della vicenda Conte-Alpa. L’unico pronunciamento dell’Anac sul caso specifico è quello rivelato adesso da Fanpage.it. Non condanna Conte, ma nemmeno lo assolve.
Le parole di Cantone nel 2018 sul concorso di Conte
Sul caso del concorso grazie al quale Conte è diventato professore ordinario si era espresso, nell’ottobre del 2018, anche il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. Che affermava: “Conte dà una spiegazione plausibile. Il fatto che un soggetto possa scrivere un libro insieme o si trovi a essere co-difensore in un procedimento non integra di per sé gli estremi della comunione di interessi”.
Un giudizio, quello di Cantone, che è diverso dal parere dell’autorità, che sostanzialmente non entra nel merito. Cantone sottolinea ancora: “Abbiamo provato a spiegare che non basta l’esistenza di un rapporto fra maestro e discente, c’è bisogno di una comunione di interessi economici”. Un concetto ribadito qualche giorno dopo: “Una collaborazione sporadica e l’ufficio condiviso non bastano per stabilire che vi sia comunanza di interessi tra lui e il prof Guido Alpa”. Fonte: qui
Il premier Conte non ci sta alle accuse della Iena sulla fatturazione in comune con Guido Alpa, nell'ambito del concorso universitario di Caserta nel 2002. "Lei è fuori di testa", dice l'inquilino di Palazzo Chigi al giornalista in conferenza stampa. "Monteleone, se ne faccia una ragione: non riuscirà a dimostrare una fatturazione in comune con Alpa", ha aggiunto Conte rispondendo alla provocazione dell'inviato della trasmissione di Italia Uno.
Marco Billeci per www.fanpage.it
C’è un passaggio nell’arringa difensiva dell’avvocato Giuseppe Conte di fronte alle polemiche sul concorso con cui l’attuale premier è diventato professore ordinario che rischia di rivelarsi un boomerang. “L’Anac ha detto che non c’è nessun conflitto d’interessi”, ha affermato più volte il premier per ribattere alle accuse circa la presenza del suo mentore Guido Alpa nel collegio che nel 2002 gli assegnò una cattedra all’università di Salerno.
I documenti visionati da Fanpage.it, che riportiamo in questo articolo, dimostrano che le cose non stanno proprio così. La vicenda – scoperchiata per la prima volta da Repubblica nell’ottobre 2018 – è stata riportata alla ribalta negli ultimi giorni dalla trasmissione televisiva “Le Iene”. L’innesco del caso, come detto, è la presenza del professor Guido Alpa nel collegio dei docenti chiamati a giudicare i candidati del concorso vinto dall'attuale Presidente del Consiglio.
Alpa è considerato il maestro professionale di Conte e ha condiviso per anni con lui l’indirizzo dello studio professionale. I due hanno anche lavorato insieme in diverse occasioni. Secondo “Le Iene”, la collaborazione tra Conte e Alpa andava al di là della condivisione degli spazi e degli incarichi e si configurava invece come un vero e proprio sodalizio economico e professionale. Di conseguenza, Alpa non sarebbe potuto essere uno dei commissari chiamati a giudicare il premier nel suo concorso universitario.
Falso, replica Conte che sottolinea innanzitutto come la sua promozione sia avvenuta all’unanimità, per cui il giudizio di Alpa non sarebbe stato decisivo. Ma soprattutto, il premier rivendica che la sua attività professionale e quella di Alpa si siano sempre svolte in parallelo, senza alcun tipo di associazione professionale che avesse potuto gettare l’ombra di conflitto d’interessi sul concorso sostenuto nel 2002 dall’avvocato del popolo.
Per avvalorare la sua tesi, Conte nella sua difesa sui media ha citato più volte i pareri sul tema dell’Autorità Nazionale Anticorruzione che lo assolverebbero. L’ultima volta lo ha fatto rispondendo alle domande dell’inviato delle Iene, come documentato nella versione integrale dell’intervista pubblicata sul profilo Facebook ufficiale del premier. “L’Anac ha già detto che non c’è nessuna cointeressenza d’interessi”, dice Conte nel video.
L’autorità guidata all’epoca da Raffaele Cantone è stata chiamata a pronunciarsi sul caso a seguito dell’esposto dell’avvocato pesarese Silvio Ulisse. Nel maggio 2019, l’Anac risponde all'avvocato Ulisse, con una lettera che ricalca le conclusioni a cui è giunta l'istruttoria in merito al concorso universitario sostenuto da Conte. Nella lettera, che pubblichiamo integralmente, si sottolinea come la vicenda riguardi “fatti molto risalenti nel tempo e, in quanto tali, nemmeno modificabili in autotutela”. In pratica, si prende atto dell’impossibilità di intervenire sull’esito di un concorso che si è tenuto ormai 17 anni fa. Di conseguenza, l’autorità riguardo al procedimento “ritenendo preclusa qualunque possibile valutazione nel merito, ne ha disposto l’archiviazione”.
L’Anac dunque non ha mai detto che tra Conte e Alpa non c’era conflitto d’interessi. Più semplicemente, l’organismo anticorruzione ha valutato come sia ormai impossibile modificare il corso degli eventi e quindi si è fermato prima di pronunciarsi sul merito della questione. Se parlassimo di un processo, si tratterebbe di prescrizione e non di assoluzione.
Conte nella sua difesa chiama in causa in realtà anche un'altra delibera dell’Anac. Si tratta di un documento del marzo 2017 in cui Raffaele Cantone afferma che “ai fini della sussistenza di un conflitto di interessi fra un componente la commissione di concorso e un candidato, la collaborazione professionale o la comunanza di vita […] deve presupporre una comunione di interessi economici o di vita tra gli stessi di particolare intensità e tale situazione può ritenersi esistente solo se detta collaborazione presenti i caratteri della sistematicità, stabilità, continuità tali da dar luogo ad un vero e proprio sodalizio professionale.”
Questo parere, tuttavia, si limita a fissare dei criteri generali di incompatibilità fra esaminante ed esaminato, riguarda una vicenda distinta da quella che ha coinvolto il premier ed è comunque precedente allo scoppio della vicenda Conte-Alpa. L’unico pronunciamento dell’Anac sul caso specifico è quello rivelato adesso da Fanpage.it. Non condanna Conte, ma nemmeno lo assolve.
Le parole di Cantone nel 2018 sul concorso di Conte
Sul caso del concorso grazie al quale Conte è diventato professore ordinario si era espresso, nell’ottobre del 2018, anche il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. Che affermava: “Conte dà una spiegazione plausibile. Il fatto che un soggetto possa scrivere un libro insieme o si trovi a essere co-difensore in un procedimento non integra di per sé gli estremi della comunione di interessi”.
Un giudizio, quello di Cantone, che è diverso dal parere dell’autorità, che sostanzialmente non entra nel merito. Cantone sottolinea ancora: “Abbiamo provato a spiegare che non basta l’esistenza di un rapporto fra maestro e discente, c’è bisogno di una comunione di interessi economici”. Un concetto ribadito qualche giorno dopo: “Una collaborazione sporadica e l’ufficio condiviso non bastano per stabilire che vi sia comunanza di interessi tra lui e il prof Guido Alpa”. Fonte: qui
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martedì 3 dicembre 2019
C’È UN SETTORE DOVE GLI STRANIERI SONO INTEGRATI ALLA PERFEZIONE: LA MAFIA!

I CLAN NIGERIANI, ALBANESI, RUMENI E SERNI ORMAI SONO CONSOLIDATI IN TUTTA ITALIA.
IL MERCATO È COSÌ AMPIO CHE CE N’È PER TUTTI
E LA NOSTRA CRIMINALITÀ? LI ACCETTA E NE APPROFITTA SUBAPPALTANDO AGLI STRANIERI I LAVORI PIÙ SPORCHI E TENENDOSI GLI AFFARI PIÙ REDDITIZI
Fabio Amendolara per ''la Verità''
In Lombardia l' hanno chiamato «patto di non belligeranza». In Campania è «tolleranza». A Bari lo definiscono «accordo mafioso». Su Palermo parlano di «integrazione criminale e sociale». Le mafie straniere sono ormai ben integrate. E alcune, come quella nigeriana, sono riuscite a scalare così tanto la classifica criminale italiana da entrare nella top five della mala. E se in Lombardia il «patto di non belligeranza» riguarda tutte le espressioni criminali, si va dagli albanesi in joint venture con i romeni per gestire il business della prostituzione, ai nigeriani che controllano piazzole delle grandi città, ai clan della 'ndrangheta che trafficano in droga, fanno pagare il pizzo alle imprese e riciclano a go go, mentre nel resto dello Stivale gli accordi, di solito, si fanno in due.
Nel capoluogo lombardo è questione di mercato: «È così ampio che ce n' è per tutti», sostiene il tenente colonnello Piergiorgio Samaja, capo centro a Milano della Direzione investigativa antimafia. Ma è l' unico esempio di relazione paritaria. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ritiene che i gruppi criminali stranieri, compresa la mafia africana, «operino in subappalto rispetto alle mafie nostrane».
Da lagos nella «top 5»
«Se la mafia nigeriana entra nel nostro territorio», sostiene il numero uno dell' antimafia, «è evidente che le è consentito dalle mafie già presenti: è da escludere una mafia nigeriana che possa partecipare e operare autonomamente, così come quella albanese. Oggi sono le nostre mafie che comandano, che si dedicano agli affari e che hanno raggiunto un livello superiore». Hanno messo da parte coppola e lupara, insomma. «La mafia nigeriana, invece», afferma de Raho, «è dedita al traffico di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione.
La mafia albanese fa altrettanto. Le nostre mafie reinvestono e sono le più pericolose perché in modo più insidioso entrano nei mercati e nell' economia. Sono soggetti che non si muovono più con i comportamenti tradizionalmente criminosi ma con comportamenti da industriali, imprenditori, professionisti».
Lo spazio per la manovalanza e per quelli che ormai sono considerati degli affarucci da 'ndrangheta, Cosa nostra e camorra, è stato coperto dagli stranieri. Che pagano per poter stare sul territorio. E che, a quel punto, non solo vengono tollerati, ma anche protetti. Un' integrazione criminale che è arrivata prima di quella sociale. È il caso di Palermo, dove tra gli uomini di Cosa nostra e quelli della mafia di Benin City, Black Axe, Viking ed Eye, sono in sintonia.
C' è un luogo, il mercato di Ballarò, in pieno centro del capoluogo siciliano, in cui i boss della mafia che fecero saltare in aria Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno lasciato il posto ai «don» neri della mala africana.
Quella fetta di territorio è cosa loro. E proprio come è accaduto a Cosa Nostra, anche tra i nigeriani sono saltati fuori i collaboratori di giustizia. Sono due, in particolare, quelli che hanno messo in crisi il sistema: Don Emeka e Austine Johnbull. Il primo, tra il 2014 e il 2015, cominciò a spifferare ciò che sapeva dei suoi compari, dopo aver subito un' aggressione per la quale Johnbull fu condannato a 12 anni e 4 mesi per tentato omicidio.
I primi pentiti
La condanna ha convinto anche Johnbull a vuotare il sacco. Ed è stato il primo a svelare i riti d' affiliazione e gli affari dei Black Axe.
E, altra coincidenza con Cosa nostra, si è meritato il nomignolo di Buscetta della mafia nigeriana. Ormai anche durante i processi lo chiamano così. Ma dalla cupola messa su da Bernardo Provenzano, Totò Riina e Matteo Messina Denaro, la mafia nera nigeriana ha mutuato anche l' organizzazione interna: piramidale. E forse anche per questo motivo si è integrata con più facilità.
In Triveneto, invece, è in atto un altro esperimento: lì, nei territori controllati dalle famiglie di 'ndrangheta emigrate negli anni Ottanta e Novanta, i gruppi albanesi e nigeriani sono accomunati da reciproco rispetto, non solo nell' attività di sfruttamento della prostituzione, ma anche nel traffico di stupefacenti. In particolare, le arterie interne dei centri di Padova, Mestre, Verona, Vicenza, Treviso, Bolzano, Udine e quelle di grande viabilità, che collegano i vari capoluoghi di provincia, sono battute da prostitute nigeriane e albanesi, che operano in territori contigui e senza conflitti.
Fenomeni dello stesso tipo sono stati registrati anche nel Lazio e in Campania.
Dove questo meccanismo viene definito dagli analisti come «una inusuale promiscuità». In Campania, d' altra parte, il meccanismo è ben rodato. Castel Volturno, nel Casertano, è l' esempio più noto: lì la mafia nigeriana gestisce in modo autonomo rispetto alla camorra il traffico di droga e piccoli racket. I clan camorristi, poi, a volte sfruttano la collaborazione dei neri per reati minori. A Napoli, addirittura, come ricostruito dal sito web Stylo24.it, per suggellare definitivamente il patto tra mafia nera e Scissionisti di Secondigliano, i nigeriani hanno affidato in modo illegale un bambino di colore a un componente di spicco degli Scissionisti. Il bimbo pare faccia da garante al patto scellerato chiuso tra la cosca dei ribelli dell' area Nord di Napoli e la mafia siciliana con base a Castel Volturno. Di solito, però, non c' è bisogno di un atto così eclatante. Basta intendersi sugli interessi.
NON BELLIGERANZA
Tra i modelli di cooperazione c' è quello triestino, dove i sodalizi criminali stranieri a volte sono partecipati da pregiudicati italiani. Come nel caso del caporalato: lì prospera una importante comunità di etnia serba, la cui componente criminale è tendenzialmente dedita alla gestione del lavoro nero, in prevalenza nel settore dell' edilizia, attraverso lo sfruttamento della manodopera di operai e manovali provenienti dall' Est Europa. Gli italiani di solito fanno i mediatori tra i datori di lavoro e i caporali serbi.
In Calabria e in Puglia, invece, la mafia tradizionale ha scelto come alleata quella albanese. Relazione che, spiega il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, rende le mafie globalizzate.
Gratteri ricorda il caso di un trafficante di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, che non aveva pagato una partita di droga ai cartelli colombiani e che è stato intercettato dai terroristi spagnoli dell' Eta. È la prova che varie forme di criminalità collaborano e trovano intese sugli affari comuni.
E tra questi interessi comuni c' è la difficile gestione criminale dei porti. Gioia Tauro, Taranto, Napoli. Lì gli interessi si intrecciano. E le mafie straniere convivono con quelle locali. «In molti casi», scrivono il procuratore aggiunto Giovanni Russo e il sostituto Cesare Sirignano nell' ultima relazione antimafia al Parlamento, «è stato accertato il pagamento di un quantum da parte delle mafie straniere a quelle tradizionali come riconoscimento della sovranità territoriale, ma il dato non può essere esteso a tutto il territorio nazionale».
C' è poi ancora molto che sfugge agli investigatori.
Della mafia nigeriana, sottovalutata per anni, solo oggi si comincia a scoprire qualcosa in più. E il bacio della morte tra mafie straniere e clan tradizionali fa ancora parte della metà oscura del fenomeno criminale.
Fonte: qui
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