9 dicembre forconi

giovedì 8 novembre 2018

AD AREZZO UN COPPIA DI NIGERIANI E’ STATA BRUTALIZZATA DA OTTO CONNAZIONALI


LEI E’ STATA VIOLENTATA RIPETUTAMENTE E LUI PICCHIATO E RASATO. I DUE AVEVANO PERSO IL TRENO E SI ERANO AVVENTURALI NEI GIARDINI ACCANTO ALLA STAZIONE. LA BANDA LI HA AGGANCATI E, CON LA PROMESSA DI DARE OSPITALITA’, LI HA ATTIRATI IN UNA TRAPPOLA 

LE DUE VITTIME VENGONO LASCIATE ANDARE E SI RIVOLGONO ALLA POLIZIA. IL CASO PASSA SUBITO ALLA SQUADRA MOBILE, CHE COMINCIA LE INDAGINI: QUATTRO DEI PROTAGONISTI DELL'AGGRESSIONE CON STUPRO SAREBBERO GIÀ STATI INDIVIDUATI, MA GLI ALTRI...


Salvatore Mannino per https://www.lanazione.it

arezzoAREZZO
Il branco (di colore) ha violentato lei e massacrato lui di botte. Un'altra storia di immigrazione violenta, ma anche una storia inedita nella quale vittime e aguzzini sono tutti della stessa nazionalità: nigeriani. Indaga la Mobile che per ora mantiene il più stretto riserbo. Di una vicenda atroce, dunque, emergono soltanto brandelli e indiscrezioni.

Comincia tutto nella solita zona torbida, quella di Campo di Marte, alle spalle della stazione, il cuore di tenebra della nuova criminalità che giunge dall'Africa profonda, quella che sta prendendo il controllo dello spaccio di droga creando uno stato di perenne insicurezza con i metodi spicci che vengono adoperati anche nei riguardi di chi non c'entra niente. Stavolta ci rimette una coppia di fidanzati, pure loro della stessa origine.

arezzo stuproAREZZO STUPRO
In stazione hanno perso il treno e si avventurano nei giardini per chiedere aiuto e solidarietà. Probabilmente credono di trovarli in alcuni ragazzoni di colore come loro. Che infatti si offrono: vi ospitiamo noi. Pare una soluzione di emergenza, è invece l'inizio di un incubo.

Salgono tutti in autobus e si avviano verso le Ville Monterchi, il paese indicato da chi offre ospitalità come quello in cui c'è una casa pronta per tutti. Alla fine, dentro l'abitazione si ritrovano in dieci: gli otto del branco e i due fidanzati. E' quello il momento in cui la situazione degenera e i finti ospitanti mostrano le loro vere intenzioni.
stuproSTUPRO

Per la coppia si scatena l'inferno: lei viene stuprata senza pietà, sotto la minaccia di un coltello che è spuntato nel frattempo, a lui invece toccano le bastonate per ridurlo al silenzio. Non solo. Il giovane, che ha i capelli belli folti viene anche rasato a zero per spregio.

Una vera e propria storia da Arancia Meccanica, con la particolarità che stavolta cambiano i protagonisti: mai era successo, nella recente storia criminale aretina, che vittime di un abuso così terribile fosse una coppia di fidanzati di colore.

Il resto si può soltanto immaginare. I due ragazzi vittime dell'agguato dei connazionali che riescono a scappare da questa casa degli orrori e si rivolgono alla polizia. Il caso passa subito alla Mobile, che comincia le indagini. Quattro dei protagonisti dell'aggressione con stupro sarebbero già stati individuati, ma la caccia continua.

Torna alto l'allarme Campo di Marte, una zona nella quale la sicurezza è sempre più a rischio. Non erano bastate le risse, non erano bastate le minacce come quelle denunciate dalla regista televisiva Francesca Montaini, aggredita per aver fotografato con lo smartphone delle facce sospette. Ora quello che è stato ribattezzato il ventre di Arezzo diventa anche la base dalla quale parte uno stupro.

Fonte: qui


GIALLO AD AREZZO: LA COPPIA NIGERIANA SEQUESTRATA DA OTTO CONNAZIONALI LO SCORSO 5 OTTOBRE È SPARITA NEL NULLA. AVEVANO PERSO IL TRENO E POI VISSUTO UNA NOTTE DA INCUBO: LUI PICCHIATO MENTRE LA SUA COMPAGNA VENIVA VIOLENTATA 

STAMANI DOVEVA ESSERE IL GIORNO DELL’INCIDENTE PROBATORIO, MA LORO HANNO…

(ANSA) - Niente incidente probatorio per la coppia nigeriana che ha denunciato di essere stata sequestrata da otto connazionali che avrebbero picchiato lui mentre uno di loro violentava la donna. Il fatto, come poi chiarito, sarebbe accaduto a le Ville Monterchi (Arezzo) il 5 ottobre scorso anche se la notizia è stata resa nota solo due giorni fa.

I due, dopo aver presentato denuncia in questura hanno fatto perdere le loro tracce e la procura non è riuscita a notificare loro la data dell'incidente probatorio in programma stamani. Per il fatto sono indagati quattro nigeriani che sarebbero stati individuati dalla squadra mobile che sta cercando di ricostruire quanto sia accaduto.

arezzoAREZZO
La coppia, proveniente da l'Aquila, aveva perso il treno ad Arezzo ed aveva accettato l'ospitalità dei nigeriani che li avevano condotti in bus alle Ville Monterchi e, secondo il loro racconto, qui avrebbero vissuto una notte da incubo. La squadra mobile sta cercando di ricostruire la storia. Stamani doveva essere il giorno dell'incidente probatorio, ma i due denuncianti hanno fatto sparire le loro tracce senza possibilità di notifica da parte della procura. Per il fatto sono indagati quattro nigeriani.

Fonte: qui

CINQUE ARRESTI A TIVOLI: TRE ALBANESI E DUE ITALIANI AVEVANO AVVIATO UN FLORIDO GIRO DI SPACCIO, CON PIÙ DI 300 CLIENTI ABITUALI


CEDEVANO DROGA IN CAMBIO DI PRESTAZIONI SESSUALI 

USAVANO COME BASE D’APPOGGIO UN BAR E GUADAGNAVANO PIÙ DI 1800 EURO AL GIORNO…


Questa mattina, i carabinieri della Compagnia di Bracciano hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Tivoli a carico di tre cittadini albanesi (in carcere) e due italiani (agli arresti domiciliari),  ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso, di spaccio di cocaina nel comune di Campagnano di Roma.

I tre albanesi avevano avviato un florido mercato della droga in piazza Cesare Leonelli, con oltre 300 clienti abituali. In alcune occasioni, poi, gli inquirenti hanno accertato che la cessione della cocaina sarebbe avvenuta in cambio di prestazioni sessuali da parte di una donna.

COCAINACOCAINA
Come base d'appoggio utilizzavano un bar, con la connivenza di uno dei titolari dlel'esercizio commerciale. Proprio questo gestore del bar, oltre a mettere a disposizione il suo locale, insieme ad un altro cittadino italiano aiutava di fatto i pusher stranieri, procacciando per loro nuovi acquirenti.

Lo spaccio al dettaglio avveniva senza soluzione di continuità nell’arco delle 24 ore, con una vendita media giornaliera di circa 50 dosi di cocaina ed un introito quotidiano di 1.800 euro. Per l’acquisto dello stupefacente, all’assuntore bastava chiamare un numero di cellulare “dedicato” oppure prendere contatti fisicamente con gli spacciatori, di fronte al bar; questi ultimi successivamente avrebbero provveduto ad indicare al cliente il luogo dello scambio (lo stesso bar, il parcheggio comunale o uno dei vicoli limitrofi).
cocaina 4COCAINA 

L’indagine, svolta con il supporto di mezzi tecnici, ha permesso di accertare evidenti e specifiche responsabilità a carico dei componenti del gruppo, anche attraverso numerosi riscontri agli acquirenti della piazza di spaccio. In particolare,  la posizione di uno degli indagati è aggravata dal fatto di aver ceduto sostanza stupefacente ad una donna in cambio di prestazioni sessuali.

7 Novembre 2018

Fonte: qui

CARLO MESSINA: ‘’CONTE NON HA SAPUTO PRIMA COSTRUIRE E POI RACCONTARE IL DEFICIT AL 2,4% NEL 2019 CON L’ASSOLUTA NECESSITÀ DI DIROTTARE INVESTIMENTI SULLA CRESCITA, NÈ CON L’ACCORTEZZA DI INDIRIZZARE IL PUR NECESSARIO REDDITO DI CITTADINANZA COME UNA MISURA DI AVVICINAMENTO AL LAVORO E NON COME SUSSIDIO PURO E SEMPLICE”


carlo messinaCARLO MESSINA

Intesa San Paolo c’è e lotta molto bene insieme a noi: conti superiori alle attese sull’utile dei primi nove mesi (oltre tre miliardi), 40 miliardi depositati in Bce e quindi senza necessità di avere emissioni, a fine anno dividendi certi per gli azionisti, piccoli e grandi, e titolo che subito risale in Borsa oltre la soglia dei due euro per azione. 

Carlo Messina, amministratore delegato della prima banca italiana (e uno dei primi tre manager bancari al mondo secondo la classifica della Harvard Business Rewiew), forte dei risultati del proprio lavoro e di quello della sua squadra, ha rassicurato oggi gli analisti finanziari internazionali anche e soprattutto sulla tenuta dell’Italia. “Non c’è nessun rischio Armageddon. I fondamentali sono solidi e non c’è alcuna possibilità che il prodotto interno lordo possa crescere meno dell’1 per cento nel 2019”. 

SALVINI DI MAIO CONTESALVINI DI MAIO CONTE
Quello di Messina e di Intesa San Paolo è un implicito richiamo al governo gialloverde a fare bene i compiti per assecondare l’economia reale e raggiungere gli obiettivi della legge di bilancio, che ha fissato l’asticella della crescita un po’ più in alto, all’1,5 per cento. Se l’1 per cento è un obiettivo alla portata, perchè non si può aggiungere mezzo punto mettendo le imprese in condizione di accelerare quella corsa che le incertezze prima sul decreto dignità e poi sulla manovra stessa hanno frenato? 
 
Messina tira poi le orecchie sia al governo sia all’Europa: la comunicazione di entrambi “non è stata delle migliori”. Poche sentite parole per dire che hanno torto sia a Roma, sia a Bruxelles perchè, a tutta evidenza, è stato lo scontro pubblico dei due schieramenti contrapposti a provocare l’inevitabile reazione negativa dei mercati. 

LUIGI DI MAIO E GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO E GIUSEPPE CONTE
Scontro pubblico, questo è il punto, con carte false di qua e di là: la Commissione ha tollerato negli anni scorsi sia i deficit di Francia e Germania sia gli sforamenti a consuntivo praticati dai precedenti governi italiani; il governo Conte non ha saputo prima costruire e poi raccontare il deficit al 2,4 per cento nel 2019 con l’assoluta necessità di dirottare investimenti sulla crescita, nè con l’accortezza di indirizzare il pur necessario reddito di cittadinanza come una misura di avvicinamento al lavoro e non come sussidio puro e semplice. E poi, va detto, è vero che in Italia si usa enfatizzare eccessivamente ogni battito d’ali a Bruxelles, cosa che invece non accade sulla stampa di qualsiasi altro paese europeo. 

La positiva reazione del mercato (che poi è fatto da analisti che mettono in fila le cifre e le proiettano nell’immediato futuro e operatori finanziari che si comportano di conseguenza) ai conti di Intesa può tradursi dunque in una fase più riflessiva della finanza internazionale sui fondamentali dell’Italia, che ha una forte manifattura (la seconda d’Europa) e un elevato livello di risparmio. A patto che politiche corrette e comunicazione adeguata parlino la stessa lingua.

E SAVONA RIENTRÒ IN LISTA: LE ANTICIPAZIONI DEL LIBRO DI VESPA SU QUELLE ORE INFUOCATE IN CUI MATTARELLA AVEVA MESSO IL VETO SUL NOME DELL'ECONOMISTA AL MINISTERO DEL TESORO


DI MAIO NON VOLEVA TORNARE AL VOTO, SALVINI NON VOLEVA PERDERE LA FACCIA, E QUELL'ARTICOLO DI SAVONA SU 'MILANO FINANZA'…

Anticipazione del libro “Rivoluzione” di Bruno Vespa pubblicato da “la Repubblica

«Paolo, sei agli Affari europei». Quello che non fu fatto in tre mesi accadde in ventiquattr' ore. Mattarella non poteva perdere la faccia, e Salvini, Di Maio e Savona nemmeno.
SERGIO MATTARELLA PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTESERGIO MATTARELLA PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE
Intanto i «dioscuri» erano molto provati. Mentre franava il tentativo di Cottarelli, il segretario della Lega e Giorgetti non sarebbero stati contrari a un governo tecnico giallo-verde, per arrivare alle elezioni in settembre e formare poi un governo politico di lunga durata. Salvini era convinto che le urne avrebbero premiato il suo partito e il nuovo governo avrebbe dovuto tenerne conto.

Di Maio, invece, temeva le incognite elettorali e chiese di formare il governo Conte, «nato per sfinimento», come mi ha detto uno degli artefici della trattativa. Giampiero Massolo perse il ministero degli Esteri perché figura tra i membri italiani della Commissione Trilaterale, lobby dei potenti della Terra da sempre criminalizzata dai 5 Stelle. Per qualche ora il candidato prescelto fu Luca Giansanti, dimessosi con gran rumore dalla Farnesina in marzo [...] La scelta sarebbe stata in effetti molto forte, perciò alla fine si optò per Enzo Moavero Milanesi.
luigi di maio vincenzo spadaforaLUIGI DI MAIO VINCENZO SPADAFORA

Il torto subito E agli Affari europei? Quando Mattarella respinse il suo nome come ministro dell' Economia, Paolo Savona non diede interviste, ma il 29 maggio firmò un articolo per «Milano Finanza», il quotidiano diretto dal suo amico Paolo Panerai, con il quale aveva anche scritto un pamphlet su Guido Carli e il trattato di Maastricht.

«Ho subìto un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall' euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio comunicato» (Alle 13,20 del 27 maggio, prima che Conte rinunciasse all' incarico, Savona aveva diffuso un comunicato per smentire la sua intenzione di pilotare l' uscita dell' Italia dall' euro) [...].

salvini giorgettiSALVINI GIORGETTI


Visto che lo spread minacciava di affossare il tentativo di Cottarelli, quello stesso giorno Giorgetti chiamò Savona, che si era di nuovo blindato nella sua casa in Sardegna e stava scrivendo un articolo in inglese su euro ed Europa per una rivista di Singapore: la Lega voleva trovare una soluzione che salvasse la faccia a tutti. Gli chiese, quindi, se era disposto ad andare agli Affari europei e a indicare per l' Economia una persona di sua fiducia. («Per me fu un invito a nozze» mi racconta il professore. «Io desideravo soprattutto trattare con l' Europa») [...]. E a lui vennero in mente tre nomi, di pari livello accademico e di opinioni economiche non dissimili. [...].

cottarelliCOTTARELLI
La carta Tria La scelta (ma certo non per esclusione) cadde su Giovanni Tria, romano, 69 anni, docente di Economia politica e preside della Facoltà di Economia all' Università romana di Tor Vergata, uno dei pochi autorevoli economisti a nutrire motivate riserve sulla gestione dell' euro, anche se non si era mai esposto come Savona. [...]. Adesso il problema era far accettare al Capo dello Stato la presenza di Savona nella squadra di governo.

Quando Giorgetti e Spadafora parlarono con i consiglieri del Quirinale dello spostamento del professore, li trovarono molto riluttanti, ma i due insistettero: Savona agli Affari europei era una posizione perfettamente difendibile, che avrebbe tratto d' impaccio sia il presidente della Repubblica sia Lega e M5S.
il ministro giovanni tria (1)IL MINISTRO GIOVANNI TRIA

La scoperta in tv 




Poco dopo le 21 del 31 maggio, mia moglie stava guardando la tv e mi chiamò: «Vieni, Paolo. Conte sta uscendo con la lista dei ministri». «Non mi interessa» risposi, e rimasi nel mio studio. Poco dopo mi chiamò di nuovo: «Paolo, sei agli Affari europei». Restai di sale. Se rinuncio, pensai, metto in crisi il governo. Chiamai Giorgetti, che mi disse sorpreso: «Paolo, ma non ti avevano avvertito?

Fonte: qui

mercoledì 7 novembre 2018

IL MALTEMPO HA SRADICATO UN MILIONE DI ALBERI E 100 MILA ETTARI DI BOSCHI. SE LA REGIONE VENETO AVESSE PIÙ DI 20MILA GUARDIE FORESTALI COME LA SICILIA CI VORREBBERO POCHE SETTIMANE PER RIMUOVERE GLI ALBERI ACCATASTATI

A RISCHIO L’INTERA FILIERA DEL LEGNO



Alessandro Gonzato per “Libero quotidiano”

veneto alberi abbattutiVENETO ALBERI ABBATTUTI
Se il Veneto disponesse di oltre 20 mila guardie forestali come la Sicilia ci impiegherebbe non più di una manciata di settimane a rimuovere e accatastare le centinaia di migliaia di alberi che il maltempo ha abbattuto tra il Bellunese e l'Altopiano di Asiago. La sua gente, anziché lagnarsi e aspettare a braccia conserte l'aiuto dello Stato, sta spalando senza sosta il fango e si dà da fare per riparare le case.

Il Veneto ha le Dolomiti e dispone di un patrimonio verde ben più cospicuo della Sicilia, eppure di forestali ne ha appena cinquecento. Dunque, oltre a dover mettere in sicurezza le abitazioni degli sfortunati abitanti della montagna, a ripristinare l' elettricità e gli acquedotti, la Regione e la Protezione Civile si trovano alle prese anche con la complicata gestione degli alberi abbattuti.

Il vento ha sradicato 100 mila ettari di bosco, il che, oltre naturalmente ad aver provocato un danno paesaggistico enorme, significa che le aziende del settore del legno rischiano di perdere milioni con effetti disastrosi su tutto l'indotto. Molti, superficialmente, in questi giorni stanno collegando la perdita di alberi all' imminente avvio delle festività natalizie, dato che sono crollati soprattutto abeti rossi. Invece a rischio c' è l' intera filiera del legno.

MAGAZZINI VUOTI
maltempo venetoMALTEMPO VENETO
«Questo è il periodo in cui solitamente riempiamo il magazzino» ci dice Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Belluno e titolare della segheria "Traiber" di Val di Zoldo, uno dei comuni più colpiti dal maltempo. «Al momento» aggiunge «non c' è nessun divieto, potremmo proseguire l'attività, ma chi se la sente di entrare in questa distesa di alberi col rischio di causare nuove frane o la caduta di altri massi? In più i tronchi», prosegue, «sono accatastati, anche volendo non si potrebbero tagliare come se fossero stati abbattuti normalmente.

Aspettiamo disposizioni dalla Regione. Bisogna fare in fretta» conclude Scarzanella «perché le segherie locali oggi sono costrette a rifornirsi all' estero a prezzi gonfiati».
Oltretutto dall' Austria si stanno già facendo sotto i primi compratori di legname.

veneto alberi abbattutiVENETO ALBERI ABBATTUTI
La strategia è di acquistare a prezzi fortemente ribassati facendo leva sulla momentanea impossibilità di lavorare da parte delle aziende venete. «Sanno di essere gli unici in grado di comprare» ammette Stefano Colle, titolare dell' omonima segheria di Lentinai, tra Feltre e Belluno.

UN GIORNO COME UN ANNO
«Le segherie austriache più grosse tagliano in un giorno quello che noi tagliamo in un anno. Il prezzo del legno rischia di calare enormemente, nelle aree più pregiate prima poteva costare anche 140-150 euro al metro cubo, ora è difficilissimo dargli un valore. In più con tutti gli alberi a terra diventa anche difficile capirne la proprietà».

zaiaZAIA
Parliamo col presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti: «Non c' è un attimo da perdere. Abbiamo appena finito una riunione tecnica a cui hanno partecipato anche gli esperti dell' Università di Padova. Con un satellite stiamo mappando scientificamente il territorio per prendere le decisioni migliori». Tra le ipotesi c' è quella di affidare a Veneto Agricoltura, ente della Regione, il ruolo di gestore unico della commercializzazione del legname caduto per evitare gli effetti distorti della concorrenza.

veneto maltempoVENETO MALTEMPO






PARASSITI DEL LEGNO

I problemi sono molteplici. In primavera torneranno i parassiti del legno che seccheranno le piante e a quel punto i boschi abbattuti saranno ad alto rischio di incendi. Il Veneto lavora a testa bassa alla ricostruzione ma mette anche il governo di fronte alle proprie responsabilità.

veneto franeVENETO FRANE
«Dato che paghiamo un sacco di tasse ci aspettiamo una bella risposta» dichiara il governatore leghista Luca Zaia. «Attendiamo un primo stanziamento delle somme urgenti, ma soprattutto l'ordinanza di Protezione Civile che dà incarico al commissario e poteri speciali. Il governo finora ci è sempre stato vicino. Molte imprese hanno già iniziato a versare sul conto corrente messo a disposizione dalla Regione rinunciando agli omaggi di Natale».

Fonte: qui

L’ONDA BLU DEI DEMOCRATICI? “È UN’INCRESPATURA” - I “LIBERAL” DOPO 8 ANNI RICONQUISTANO IL CONTROLLO DELLA CAMERA E CERCHERANNO DI METTERE I BASTONI TRA LE RUOTE A TRUMP (CHE SI TIENE IL SENATO) IN TUTTI I MODI


PRATICAMENTE È INIZIATA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL 2020 

I DEM SI SPOSTANO SEMPRE PIÙ A SINISTRA. 



MIDTERM: TRUMP PERDE LA CAMERA MA TIENE IL SENATO. COSA SUCCEDE ORA

donald trump iphone 1DONALD TRUMP IPHONE
Non c'è stata l'onda blu dei democratici nelle elezioni di mid-term in Usa. Ma i 'liberal' dopo otto anni hanno riconquistato il controllo della Camera. Il Senato invece è rimasto ai repubblicani. Questo il quadro, secondo le proiezioni dei principali network americani.

Nelle elezioni di metà mandato in Usa, i Democratici hanno strappato la maggioranza della Camera dei rappresentanti dagli Stati Uniti ai repubblicani. Si sono appena chiusi i seggi elettorali sulla costa occidentale, ma le proiezione danno che i democratici hanno vinto nella Camera bassa, conquistando i 23 seggi almeno di cui avevano bisogno per spodestare i conservatori: nonostante ancora manchi il conteggio complessivo, i democratici hanno già strappato almeno una decina di seggi della Camera dei rappresentanti ai repubblicani, probabilmente ne aggiungeranno almeno altri dieci e potrebbero, almeno secondo le proiezioni della Cnn, addirittura strappare 35 deputati al Gop.

donald trumpDONALD TRUMP
Cosa dicono le urne
Anche se il partito del presidente ha storicamente sempre 'sofferto' nelle elezioni meta' mandato - era successo anche ai democratici di Barack Obama nel 2010 - i risultati potrebbe rimodellare il panorama politico per anni, anche in vista della campagna presidenziale 2020.

L'elezione ha messo a nudo le difficoltà dei repubblicani in alcuni distretti in Florida, Denver e Virginia. In Virginia, l'attuale membro del Congresso del partito repubblicano Barbara Comstock ha perso il seggio nella Camera dei rappresentanti per il decimo distretto dello Stato cedendolo alla democratico Jennifer Wexton.

BARACK OBAMABARACK OBAMA
La 'corsa', in un quartiere periferico del nord della Virginia dove Hillary Clinton aveva vinto per 10 punti percentuali nel 2016, era considerata cruciale per le speranze repubblicane di mantenere il controllo della Camera. In Florida, la democratica Donna Shalala si è accaparrata il 27esimo distretto, che era in mano alla repubblicana Ileana Ros-Lehtinen dal 1989, che si è ritirata quest'anno; e la progressista Debbie Mucarsel-Powell ha sconfitto il conservatore Carlos Curbelo nel 26esimo distretto.

Mid term: Trump perde la Camera ma tiene il Senato. Cosa succede ora
donald trumpDONALD TRUMP
I repubblicani avevano fino ad oggi un vantaggio di 235 seggi a 193 nella Camera bassa, con sette seggi vacanti. Ora i democratici puntano ad avere risultati simili alle elezioni di midterm del 2006, quando conquistarono 31 seggi che erano in mano al partito repubblicano sull'onda del malcontento popolare per il presidente George W. Bush e la guerra in Iraq.

"Eccezionale successo stanotte. Grazie a tutti!", ha twittato il presidente Trump. Mid term: Trump perde la Camera ma tiene il Senato.
I Repubblicani difendono il Senato
Manca ancora la chiusura dei seggi sulla costa occidentale del Paese, ma il Grand Old Party è riuscito a strappare ai democratici almeno due seggi, i senatori dell'Indiana e de Nord Dakota; il che indica che potrebbero aumentare la maggioranza risicata detenuta finora (51 a 49) al Senato. Il presidente Donald Trump, sembra soddisfatto: "è stata una buona notte", ha commentato la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders.

midterm 4MIDTERM 
Il partito dell'Asinello non è riuscito a vincere la scommessa in Texas dove il democratico Beto Rourke è stato sconfitto dal repubblicano Ted Cruz nella corsa per il Senato. Gli unici sostanziali trionfi al momento per i democratici sono le due prime donne musulmane elette al Congresso, Ilhan Omar e Rashida Tlaib, rispettivamente in Minnesota e Michigan; e la nuova star del Partito democratico, Alexandria Ocasio-Cortez, che ha vinto nel collegio elettorale 14 di New ork ed è stata eletta deputata ad appena 29 anni, la più giovane al Congresso americano.

BERNIE SANDERSBERNIE SANDERS


Andrew Cuomo è stato riconfermato governatore dello Stato di New York, sconfitto lo sfidante repubblicano Marc Molinaro: per lui sarà il terzo mandato, alla pari del padre Mario Cuomo, anche lui a capo dello Stato per tre legislature. E nel suo appassionato discorso della vittoria, Cuomo è sembrato echeggiare la possibilità che si possa candidare per le presidenziali del 2020. Scontata invece la vittoria del repubblicano Greg Abbott, 60 anni, grande sostenitore del presidente Donald Trump, rieletto governatore del Texas: si è aggiudicato senza problemi il suo secondo mandato alla guida dello Stato della stella solitaria battendo lo sfidante democratico Lupe Valdez, sceriffo della contea di Dallas.

Una prima lettura del voto
alexandria ocasio cortez bernie sanders 2ALEXANDRIA OCASIO CORTEZ BERNIE SANDERS
Il miglior segnale per i democratici americani era giunto non tanto dai sondaggi, quanto piuttosto dalla quantità di denaro affluito nelle casse dei loro candidati sotto forma di donazioni private. Soldi provenienti per lo più dal ceto medio.

I repubblicani non sono riusciti a raccogliere nemmeno la metà dei loro fondi. Segno della stanchezza di un Paese verso una politica urlata, che ha in Trump il suo principale interprete. Se queste elezioni sono state un referendum sul Presidente, questi esce non bene dalla sfida (la vittoria dei Repubblicani al Senato era ampiamente prevista), vittima forse delle stesse armi che lo hanno sospinto fino allo Studio Ovale esattamente due anni fa.

Il valzer dell’anatra zoppa
alexandria ocasio cortezALEXANDRIA OCASIO CORTEZ
Il presidente Donald Trump è dunque "un'anatra zoppa" dopo l'elezione di medio termine. Una spaccatura destinata ad incidere sull'agenda politica dei prossimi due anni, con tutti i riflettori già puntati sulle presidenziali del 2020. Trump non potrà lasciarsi alle spalle l'indagine sul Russiagate, ovvero sulle interferenze di Mosca e sulle possibili collusioni tra la sua campagna e il Cremlino nel 2016. Il deputato democratico Adam Schiff, in pole position per guidare la commissione Intelligence della Camera, ha già promesso di rilanciare l'inchiesta sui legami tra il miliardario e la Russia.
elezioni midtermELEZIONI MIDTERM

Le misure del presidente rischiano di naufragare alla Camera. L'Obamacare potrebbe essere salva e i finanziamenti per il muro al confine con il Messico venire meno. Anche i Dreamers, i giovani migranti portati negli Usa da piccoli da genitori clandestini dovrebbero venire tutelati così come non è da escludere una proposta di stretta sulle armi. Le sirene dell'impeachment potrebbero tornare a suonare. La messa in stato di accusa del presidente è proprio una prerogativa della Camera.
nancy pelosiNANCY PELOSI

Spetta tuttavia solo al Senato approvare le nomine, come quelle cruciali dei giudici della Corte Suprema. Prima di tutto pero' i democratici dovranno decidere chi sarà il loro leader. L'italo-americana Nancy Pelosi aveva fatto storia nel 2007 diventando la prima Speaker donna della Camera e sembra ansiosa di tornare al timone ma in seno al parito dell'Asinello c'è chi preme per un cambio generazionale.

Anche nella migliore delle ipotesi per i repubblicani, saranno i democratici da questo momento a dettare i termini dell’agenda politica, costringendo gli avversari e lo stesso inquilino della Casa Bianca a spostarsi verso il centro dello scacchiere politico. È questo il destino che toccò a Ronald Reagan dopo le elezioni di metà mandato del 1982 (addio alla Rivoluzione Conservatrice promessa nel 1980) come a Bill Clinton nel 1994 (fu l’addio al suo progetto di riforma sanitaria e l’inizio di uno spostamento sui contenuti dell’agenda politica conservatrice).

midtermMIDTERM
Ma attenzione: in entrambi i casi i presidenti usciti con le ossa peste dalle urne di metà mandato finirono rieletti a furor di popolo due anni più tardi. Segno che il futuro è di chi sa leggere cosa c’è davvero scritto nelle schede elettorali.

Riformisti 1, Progressisti 0
Non deve essere sottovalutato poi un altro aspetto di questo risultato: all’interno dei democratici il primo test match tra sinistra e centristi lo vincono questi ultimi. Dopo la sconfitta di Hillary Clinton nel 2016 l’ala più progressista (a cominciare dalla materia sociale) del partito è andata rafforzandosi, sulla spinta dell’affermazione politica di Bernie Sanders.
donald trumpDONALD TRUMP

In più di un’occasione la conta all’interno del partito è finita in parità o quasi. Oggi i centristi segnano un punto a loro favore: se avessero vinto i repubblicani alla Camera per loro ci sarebbe stata la pensione anticipata. Oggi invece respirano. Basterà per sopravvivere? Chissà. Ma in politica prima si vive, poi si filosofeggia.

Fonte: qui

“SERVE UNA NUOVA ÉLITE”


PAOLO BECCHI, NEL SUO NUOVO LIBRO “ITALIA SOVRANA”, INVOCA LA ROTTAMAZIONE DELL’ESTABLISHMENT: “PENSARE CHE IL POPOLO, DA SOLO, POSSA BATTERE L’ÉLITE È ILLUSORIO. HA BISOGNO DI FORMARE UNA CONTROELITE CHE SIA IN GRADO DI CONTRASTARE QUELLA DOMINANTE E…”

Estratto del libro “Italia Sovrana” di Paolo Becchi

ELITE CONTRO POPOLO
Per tornare grandi bisogna ricominciare a pensare in grande. E pensare in grande oggi vuol dire iniziare un nuovo Risorgimento, dopo anni di «dominazione straniera». Un nuovo Risorgimento non oppressivo, non calato dall’alto, ma che anzi parta dal basso, dalle comunita locali, e sappia trarre ispirazione da quel modello federale che nel primo Risorgimento risulto sconfitto.
PAOLO BECCHIPAOLO BECCHI

Ma per fare questo ci vorrebbe una nuova elite, simile a quella che Berlusconi e Bossi cercarono di costruire nel loro tempo. Perche senza una visione politica, senza una cultura politica, non si va da nessuna parte.

Nelle discussioni politiche attuali e ricorrente la contrapposizione tra elite e popolo, che pare avere persino sostituito quella tradizionale fra destra e sinistra. Si parla spesso di elite al potere, i cosiddetti poteri forti che di fatto governano sul popolo: pochi dominanti rispetto alla massa, al popolo subordinato. Ma le elite, in realta, sono da intendere al singolare, come una minoranza unica, omogenea e coesiva. Nonostante le molte differenze, Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto andavano in questa direzione. A governare e una ristretta elite che perpetua se stessa, unita e impermeabile.
PAOLO BECCHI - ITALIA SOVRANAPAOLO BECCHI - ITALIA SOVRANA

Questo ragionamento presuppone un alto grado di coesione tra chi detiene il potere. Ma cio che emerge nelle nostre societa e nelle nostre democrazie pluralistiche e qualcosa di diverso, che supera la dicotomia, forse troppo semplicistica, elite-popolo. Cerco di spiegarmi.

Non c’e dubbio che oggi esista un’elite transnazionale, deterritorializzata e mondiale che controlla i mercati e la finanza globale. Questa elite e mossa da una logica «marittima», fluida, liquida. Nulla pero vieta che vi si possa opporre la logica «tellurica» di un’altra elite. La prima cosmopolita, la seconda, per cosi dire, di frontiera. La prima globalista, la seconda sovranista.

Non esiste un’unica elite. O almeno, accanto a un’elite dominante se ne puo costruire un’altra in opposizione. Insomma, il conflitto non e solo tra elite e popolo, ma tra elite diverse, fra loro contrapposte.

SALVINI DI MAIOSALVINI DI MAIO
A ben vedere, forse la politica di oggi e proprio que- sto: da una parte, un’elite che deriva il suo potere da coloro che nella societa globalizzata hanno ricchezza e successo; dall’altra, una possibile controelite sovranista che da voce a chi e stato socialmente marginalizzato dalla globalizzazione. Forse dobbiamo essere realisti e affermare che la democrazia diretta e un sogno che si puo realizzare solo in piccole comunita, ma il popolo deve avere almeno la possibilita di scegliere gli uomini che dovranno governarlo.

In Italia questo non accadeva da tempo, e in fondo e vero il significato del voto recente: la parola e stata restituita al popolo dopo le elezioni del 2013, che non ebbero alcun reale vincitore e la cui legislatura si e trascinata illegittimamente il piu a lungo possibile senza di fatto realizzare niente di utile per il Paese. Solo ora le cose sono cambiate, con la vittoria di due schieramenti politici antisistema e la formazione del nuovo governo.

matteo salvini luigi di maioMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO
Le forze politiche, nella loro pluralita, dovrebbero insomma esprimere elite diverse, che concorrono tra loro. E su questa base che si costruisce la democrazia rappresentativa. Pensare che il popolo, da solo, possa battere l’elite e illusorio. Il popolo ha bisogno di formare una controelite che sia in grado di contrastare quella dominante.

Solo il conflitto tra diverse elite conferisce all’elettore il vero potere potestativo, e con il nuovo governo in carica si sta creando lo spazio per la formazione di tale controelite.
Cerchero di chiarirlo meglio in seguito, ma l’idea di un sovranismo debole, di un populismo responsabile, basato cioe sul recupero della propria identita e su un’attenzione particolare alla «questione sociale» del lavoro, potrebbe diventare il leitmotiv di questa controelite, che e tutta da costruire, nonche indispensabile per lanciare un secondo Risorgimento.
Insomma, l’Italia ci riprova.

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