9 dicembre forconi

lunedì 22 gennaio 2018

“IMMIGRAZIONE FUORI CONTROLLO”- IL RABBINO CAPO DI ROMA RICCARDO DI SEGNI TEME NUOVE ONDATE DI INTOLLERANZA

TUTTI I MUSULMANI CHE ARRIVANO QUI INTENDONO RISPETTARE I NOSTRI DIRITTI E VALORI? LO STATO ITALIANO HA LA FORZA DI FARLI RISPETTARE?"

IL PAPA? HO MOLTI PUNTI DI DISACCORDO CON LUI. QUANDO È VENUTO  IN SINAGOGA VOLEVA DISCUTERE DI TEOLOGIA. GLI HO RISPOSTO DI NO: OGNUNO HA LA SUA, E NON LA CAMBIA"

"VITTORIO EMANUELE III? ERA MEGLIO SE RIMANEVA DOVE STAVA PRIMA” 

Aldo Cazzullo per il ''Corriere della Sera''
di segniDI SEGNI

Rabbino Di Segni, lei da 17 anni è il capo religioso della più antica comunità ebraica della diaspora, quella di Roma. Com' era il ghetto quando lei era piccolo, subito dopo la guerra?
«Pieno di bambini. Papà era pediatra. Volevamo ricominciare, ma la ferita della Shoah era terribile. La razzia del 16 ottobre 1943 fu opera dei tedeschi. Ma poi furono gli italiani a far deportare altri mille ebrei».

I suoi come si salvarono?
«Molti si sentivano al sicuro dopo aver versato l' oro ai nazisti. Mio padre Mosè ebbe una perquisizione in casa. Chiamò da un telefono pubblico un amico giornalista che lo mise in allerta. Non tornò nel ghetto, scappò con mia madre Pina a Serripola, una frazione di Sanseverino Marche».

Anche sua madre era figlia di un rabbino.
«Nonno era il rabbino di Ruse, la città di Elias Canetti, sul Danubio. Fu salvato da re Boris, che disse a Hitler: gli ebrei bulgari non si toccano. Morì avvelenato, forse per mano nazista. Resistere, però, era possibile».

Cosa pensa del ritorno delle spoglie di Vittorio Emanuele III?
«Era meglio se rimaneva dove stava».

E della beatificazione di Pio XII?
di segni papa francescoDI SEGNI PAPA FRANCESCO
«Ho studiato la sua storia, e devo ribadire un giudizio severo. Non fece nulla per impedire la deportazione. È vero che poi offrì rifugio a molti perseguitati».

Suo padre fu partigiano.
«Medaglia d' argento. Combatté la battaglia più dura il 24 marzo 1944, mentre suo cugino Armando veniva ucciso alle Fosse Ardeatine.
Gli altri cugini sono morti ad Auschwitz. Mamma era nascosta in un granaio con mio fratello Elio e mia sorella Frida. Venne il rastrellamento fascista, il prete andò ad avvisare la banda di mio padre, che arrivò appena in tempo. I fascisti scapparono».

Perché gli ebrei sono il popolo più antico al mondo? Perché sono stati perseguitati ovunque e da tutti?
«È una scelta del Padreterno: ci ha esposti a ogni rischio, e continua a farlo; e nello stesso tempo ha un impegno con noi per la nostra sopravvivenza. Non lo dico io, lo dicono i profeti».

Siete il popolo eletto?
«Non nel senso di una presunta superiorità. L' elezione è una sfida. È una continua messa alla prova. Non ti è consentito quel che è permesso a una persona normale. Sei chiamato a rispettare una disciplina particolare, con tutti i rischi che questo comporta».
DI SEGNIDI SEGNI

Marx, Freud, Einstein: qual è il segreto dell' intelligenza degli ebrei?
«Se ti considerano diverso, finirai per comportarti in modo diverso, anche se non sei religioso; e l' evoluzione nasce dalla differenza. Siamo un popolo ricco di eccessi, in positivo e in negativo: ci sono ebrei molto intelligenti, e altri che non lo sono».

È vero che san Francesco aveva origini ebraiche?
«Un libro lo afferma, ma non ne sono affatto sicuro. Senza fare paragoni, era ebreo don Lorenzo Milani».

Lei ha detto: «Abbiamo sempre inventato cose che ci hanno portato via». Cosa intende?
«Le rivoluzioni del primo '900 sono state fatte da ebrei, poi eliminati scientificamente uno per uno, da Trotzky in giù. In Italia abbiamo avuto Modigliani e Treves, che fece il duello col Duce. Lo diceva già Malaparte: un ebreo può fare la rivoluzione, non comandare».

Lei ha biasimato l' Italia per aver votato contro il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele. Perché?
«Perché è il riflesso della tipica posizione cristiana e più ancora musulmana per cui gli ebrei possono essere sottomessi o tollerati, mai sovrani, neppure a casa propria».

Gerusalemme è anche la casa dei palestinesi.
«Me ne rendo conto. Ma Gerusalemme capitale non è un' invenzione di Trump. È una questione politica che risale al 1948. È una questione religiosa millenaria. Non dimentichi che i cristiani hanno fatto le crociate, e non per riportare gli ebrei a Gerusalemme: dove arrivavano i crociati, distruggevano le comunità ebraiche».

di segniDI SEGNI
Cosa pensa della politica di Netanyahu?
«Non parlo di politica. Né israeliana, né italiana».

Esiste ancora l' antisemitismo in Italia?
«C' è sempre stato, c' è, e ogni tanto riemerge in forme diverse. C' è l' idea religiosa che il popolo ebraico abbia esaurito la sua funzione, e debba vagare ramingo e disperso tra i popoli come punizione per non aver accolto la verità. E ci sono le curve degli stadi che deformano simboli per trasformarli in offese, senza rendersene conto; oppure rendendosene conto benissimo. Colpisce che non ci sia più inibizione a dichiarare simpatie fasciste».

C' è anche un antisemitismo di sinistra?
«Certo che c' è».

riccardo di segniRICCARDO DI SEGNI
Cosa pensa di Lotito?
«Scusi, ma lei e io ci siamo incontrati qui nella sinagoga di Roma, in una splendida mattina di sole, per parlare di Lotito?».

E di Papa Francesco?
«È un Papa che sa ascoltare. Gli ho chiesto di non citare più i farisei come paradigma negativo, visto che l' ebraismo rabbinico deriva da loro; e l' ha fatto. Gli ho chiesto di non cadere nel marcionismo, e mi pare ci stia attento».

Cos' è il marcionismo?
«L' idea - cara all' eretico Marcione e tuttora diffusa tra i laici che di religione sanno poco, come Eugenio Scalfari - che esista un Dio dell' Antico Testamento, severo e vendicativo, e un Dio del Nuovo, buono e amorevole. Ma Dio è uno solo. Ed è insieme il Dio dell' amore e il Dio della giustizia. Il Dio che perdona, e il Dio degli eserciti».

Primo Levi criticò Israele dopo Sabra e Shatila.
«È vero, anche se la colpa fu di mancata vigilanza, non furono israeliani a massacrare i palestinesi. E comunque Se non ora quando è un libro molto sionista. Persino troppo, là dove si compiace per gli ebrei in armi».
scalfariSCALFARI

Lei non ha punti di disaccordo con Papa Francesco?
«Ne ho molti. Ad esempio il Papa fa passare la domenica come un' invenzione cristiana; ma se voi avete la domenica, è perché noi abbiamo il sabato. Quando Francesco è venuto qui in sinagoga voleva discutere di teologia. Gli ho risposto di no: di teologia ognuno ha la sua, e non la cambia; discutiamo di altro».

Di migranti?
«Sui migranti noi ebrei siamo lacerati. La fuga, l' esilio, l' accoglienza fanno parte della nostra storia e della nostra natura. Ma mi chiedo: tutti i musulmani che arrivano qui intendono rispettare i nostri diritti e valori? E lo Stato italiano ha la forza di farli rispettare?».

Si risponda.
DI SEGNI 1DI SEGNI 1
«Purtroppo devo rispondere due no. Per questo sono preoccupato. L' Europa è nata dopo Auschwitz; non vorrei che finisse con un' altra Auschwitz. Non so chi sarebbero stavolta le vittime. So che la migrazione incontrollata può provocare una reazione di intolleranza; ci andremmo di mezzo anche noi, e forse per primi».

L' arrivo di migliaia di migranti musulmani è un problema per gli ebrei?
«Non solo per gli ebrei; per tutti».

Lei è andato alla moschea di Roma, ma l' imam non è venuto in sinagoga. Come mai?
«Il rapporto con l' Islam è molto complesso. Ci stiamo lavorando. Al corteo del mese scorso a Milano si sono sentiti slogan in arabo che inneggiavano a Khaybar, la strage di ebrei fatta da Maometto. Ho ricevuto lettere private di scuse da parte di organizzazioni islamiche; non ho sentito parole pubbliche».
salma vittorio emanuele IIISALMA VITTORIO EMANUELE III

Cos' è per lei il Giorno della Memoria?
«Una data necessaria. Con rischi da evitare: l' assuefazione, la noia, e alla lunga il rigetto di chi dice: "Non ne posso più di questi che stanno sempre a piangere"».

Chi è per lei Gesù?
«Innanzitutto, un ebreo. Conosceva la tradizione ebraica, ha predicato insegnamenti morali in gran parte condivisi dalla tradizione, in parte "eterodossi". Ma per voi è il Messia, il figlio di Dio; per noi non lo è».

Un falso Messia?
«Non voglio usare questa espressione. Per noi non è il Messia».

Cosa pensa delle leggi sulle unioni civili e sul fine vita?
DI SEGNIDI SEGNI
«Lo Stato fa le leggi che ritiene; i credenti fanno quel che ritengono, spesso dopo averci chiesto consiglio. La sedazione profonda non è un problema; ma l' idratazione e la nutrizione non vanno interrotte. Mai».
Voi rabbini potete sposarvi.
«Non possiamo; dobbiamo. Nella nostra visione, un uomo che non si sposa non è pienamente realizzato».

Come immagina l' aldilà?
«Non è al centro delle mie preoccupazioni.
Noi crediamo che la vita non si fermi qui, in questo mondo, in questa dimensione. Per il resto abbiamo poche informazioni, ma confuse».
Noi cristiani crediamo alla resurrezione della carne.
«È un concetto ebraico, l' avete preso da noi.
Ma non abbiamo un sistema ultraterreno definito come il vostro, con il Paradiso, il Purgatorio, l' Inferno. C' è l' idea della punizione e del premio; del resto discutiamo da millenni. Voi pensate gli ebrei come un monolito; ma da sempre non facciamo altro che litigare».

Dunque la lobby ebraica non esiste?
«In Italia "lobby" ha una connotazione negativa, in America no: è un gruppo di espressione che difende valori e interessi. E noi abbiamo valori e interessi da difendere».

Fonte: qui
il papa con il rabbino capo della comunita' ebraica di roma riccardo di segni 4IL PAPA CON IL RABBINO CAPO DELLA COMUNITA' EBRAICA DI ROMA RICCARDO DI SEGNI

domenica 21 gennaio 2018

TERRORE A KABUL – L’HOTEL INTERCONTINENTAL E' SOTTO ATTACCO: “ALMENO 15 TRA MORTI E FERITI”

UN KAMIKAZE SI È FATTO ESPLODERE ALL’ENTRATA DELL’ALBERGO CONSENTENDO AD ALMENO 4 UOMINI ARMATI DI ENTRARE NELL’EDIFICIO 

IL QUARTO PIANO E’ ANDATO IN FIAMME


Una cellula terroristica ha attaccato l’hotel Intercontinental nella zona verde di Kabul, già obiettivo in passato di altri attentati. Secondo una prima ricostruzione un kamikaze si è fatto esplodere all’entrata consentendo ad almeno 4 uomini armati di entrare nell’edificio e iniziare a sparare sugli ospiti e a prendere degli ostaggi.

hotel intercontinentalHOTEL INTERCONTINENTAL
Secondo la polizia si contano diverse vittime. Ma ancora non c’è alcun bilancio dell’accaduto. Secondo quanto si apprende il quarto piano dell'hotel è in fiamme, secondo la polizia, mentre gli occupanti si sono nascosti al secondo piano. Un ospite dalla sua stanza ha detto all'agenzia Afp di sentire colpi d'arma da fuoco «provenienti da qualche parte vicino al primo piano». Testimoni oculari citati dall'agenzia afghana Tolo riferiscono di «almeno 15 tra morti e feriti tra il primo ed il secondo piano» dell'Intercontinental, dove sono asserragliati con un imprecisato numero di ostaggi i terroristi.

Secondo un agente delle forze di sicurezza intervenute sul post i terroristi sono armati con anche con Rpg (lancia razzi portatili anti carri armati, «rocket propelled grenade»). «Al momento sono al terzo e al quarto piano (quello in fiamme, ndr) e stanno combattendo con le nostre forze. Non abbiamo ancora dettagli (ufficiali) sulle vittime ma hanno anche messo a fuoco le cucine», ha riferito il portavoce del ministero dell'Interno, Nasrat Rahimi.

hotel intercontinentalHOTEL INTERCONTINENTAL
L’ Intercontinental è un albergo 5 stelle situato nella zona ovest di Kabul ed è stato il primo hotel di lusso su stilemi occidentali costruito nella capitale afghana nel 1969. Ha 200 stanze ed ospita molti stranieri. Il 28 giugno 2011 l’attacco più sanguinoso - con modalità simili a quelle odierne - ad opera di talebani: fattisi strada con kamikaze almeno 9 uomini armati penetrarono nell’albergo aprendo il fuoco e prendendo ostaggi. Al termine di un assedio durato 5 ore, causarono la morte di 12 persone.

20 Gennaio 2018

Fonte: qui

IL SEGRETO DI UNA DIETA EFFICACE? USATE PIATTI PIU’ PICCOLI

Phoebe Jackson-Edwards per “Mail On Line

DIETA VERDUREDIETA VERDURE
Per decenni i guru delle diete ci hanno detto che per dimagrire dobbiamo mangiare meno, ma meno potrebbe essere comunque più di quanto è consigliabile, dato che la misura delle porzioni non è mai specificata. Dice la nutrizionista Emma Brown: «Siamo abituati a mangiare con gli occhi, cioè vediamo un piatto e tendiamo a finirlo, senza fermarci se siamo già sazi».

E’ lei a stilare la lista delle porzioni consigliate: carne rossa, da non mangiare spesso, 120 grammi. Pesce almeno due volte a settimana, tonno o salmone al massimo una volta a settimana, fette da 125 grammi. In un piatto andrebbero sempre un quarto di proteine, un quarto di carboidrati, il resto verdure. La pasta 70 grammi circa, da pesare cruda, meglio se integrale.

DIETA UVADIETA UVA
Una porzione di carboidrati da 235g può essere anche fornita dalla patata, da mangiare con buccia per avere nutrienti extra. Le verdure e la frutta vanno mangiate più volte al giorno, ogni volta una porzione da 80 grammi, meglio variare i colori. Tutti cibi contengono calorie, anche i più leggeri, quindi, anche quando c’è il via libera sulla quantità, tipo sui mirtilli, non bisogna esagerare.

Patatine fritte? Un pugno da 30 grammi, 153 calorie. Evitate di comprare quegli enormi pacchi al supermercato, altrimenti non resisterete alla tentazione. Può essere uno stuzzichino occasionale, se seguite il resto della dieta con costanza. Il biscotto che vi concedete deve pesare 14 grammi, circa 69 calorie. Non c’è bisogno di rinunciare ai piaceri, basta moderarli.

Preferite del formaggio? 30 grammi a porzione, 125 calorie. Per avere buone riserve di calcio, andrebbe mangiato tre volte al giorno. Il cioccolato non va mangiato spesso, potete concedervi 30 grammi saltuariamente. Il segreto per tutti i cibi? Il piatto più piccolo, com’era un tempo, prima che diventasse da campioni.

Fonte: qui
DIETA PATATINEDIETA PATATINEDIETA PASTADIETA PASTADIETA FORMAGGIODIETA FORMAGGIODIETA CIOCCOLATODIETA CIOCCOLATODIETA CARNE ROSSADIETA CARNE ROSSADIETA BISCOTTODIETA BISCOTTODIETA PATATADIETA PATATA






































sabato 20 gennaio 2018

LA NUOVA SCUOLA: ECCO COME SMARTPHONE E TABLET PORTATI DA CASA SARANNO PERMESSI IN CLASSE.

IL MINISTERO STA PREPARANDO IL DECALOGO PER UN USO "ACCETTABILE" DEI TELEFONINI DENTRO AGLI ISTITUTI. 

FEDELI: "CON LA TECNOLOGIA CAMBIANO I MODELLI EDUCATIVI. SAREMO ALL'AVANGUARDIA DELL'EDUCAZIONE DIGITALE. RIFIUTARE CHE ENTRINO A SCUOLA NON È LA SOLUZIONE"

Ilaria Venturi per "la Repubblica"

a scuola con il tabletA SCUOLA CON IL TABLET
Si potranno usare per documentare, con video e foto, una gita, per tracciare percorsi col Gps durante una visita, per conoscere, grazie alle mappe, una città. Saranno utili per riassunti via twitter, per risolvere problemi matematici a colpi di touch: invece di alzare la mano, si preme il tasto sullo schermo dal banco. Potrà anche capitare nel bel mezzo di una lezione di sentirsi dire dal prof: "Prendete il cellulare, accendetelo, andate su Minecraft (il videogioco per costruire mondi, ndr): ora realizziamo insieme un museo e una biblioteca».

La svolta, annunciata a settembre dalla ministra Valeria Fedeli, ora fa un passo avanti. Il gruppo di esperti nominato dal ministero ha chiuso i lavori e definito una sorta di decalogo su come usare a scuola i dispositivi mobili degli alunni, lasciati sino ad oggi spenti negli zaini.

a scuola con il tablet 3A SCUOLA CON IL TABLET 3
Il presidente Macron ha appena bandito, al rientro dalle vacanze natalizie, i telefonini dalle scuole francesi. Noi li sdoganiamo per fare lezione, dopo che una circolare a firma del ministro Fioroni nel 2007 li aveva vietati sull' onda dei primi casi di cyberbullismo. «Il primo segnale che la scuola italiana è al centro del futuro», dichiara la ministra che oggi a Bologna, alla tre giorni dedicata alla scuola digitale, annuncerà le linee guida che si tradurranno («spero prima del nuovo governo») in una nuova circolare.

Fuor di retorica, Valeria Fedeli precisa: «La proibizione all' uso personale dei cellulari a scuola rimane, stiamo regolando il loro uso didattico, sotto il controllo del docente».

La ministra parte da un presupposto: «La natura del digitale cambia i comportamenti di una società e i modelli educativi. Di qui la necessità di assumerci questa responsabilità: dare contenuti certificati alla didattica digitale e governare fenomeni che comunque coinvolgono i nostri ragazzi fuori dalla scuola.

a scuola con il tablet 5A SCUOLA CON IL TABLET 5
Per fare questo sarà importante dare ai docenti una formazione adeguata, chiamare in causa anche università e case editrici. La scuola deve diventare anticorpo della società nei confronti di verità confuse, dibattiti superficiali, fake news, informazioni prive di fondamento scientifico». È l' assunto degli esperti: «Il telefonino è nelle mani di tutti, rifiutare che entri a scuola non è la soluzione. Meglio negoziare un uso responsabile».

Per questo l' indicazione agli istituti è di adottare una "politica di uso accettabile": un regolamento condiviso, e non calato dall' alto, che dica chiaramente cosa si può fare e cosa rimane proibito, quando accenderli, come evitare i furti, come non discriminare chi non ce l' ha o non scatenare la corsa all' ultimo modello. Il tutto coinvolgendo i consigli di classe e, soprattutto, spiegando bene agli studenti e alle famiglie regole e motivazioni.

a scuola con il tablet 4A SCUOLA CON IL TABLET 4
Vale per tutti gli ordini di scuola, in particolare per le medie e superiori. Ma anche alla primaria si potrà chiedere di portare un tablet da casa - spiegano gli autori del documento - e di condividerlo coi compagni per imparare grazie a piattaforme digitali dedicate.

Anche i videogiochi, quelli educativi, sono ammessi. Aule che così si trasformano all' istante in laboratori informatici. Purché s' insegni, insistono le linee guida, a usare questi strumenti in modo critico.

E se arrivano messaggi e i ragazzi si distraggono? «Insegnate loro a disattivare le notifiche, a non rispondere perché non è il momento: sono loro i padroni del mezzo.

Dobbiamo regolamentare ed educare all' uso: vale anche per i docenti nel rapporto con le studentesse », avverte la ministra riferendosi al caso degli abusi sessuali al liceo Massimo di Roma.
a scuola con il tablet 2A SCUOLA CON IL TABLET 

Per fare tutto questo, viene detto agli istituti di dotarsi di connessioni in grado di reggere. Il piano nazionale per la scuola digitale ha messo sul piatto un miliardo e 200mila euro, ne sono stati spesi la metà.

«Avrei voluto fare più in fretta - ammette Fedeli - ma è un investimento che deve andare avanti». Per arrivare a una vera e propria educazione civica digitale. Anche su questo gli esperti hanno già scritto un sillabo per le scuole.

Fonte: qui

LE MULTE STRADALI CI ARRIVERANNO TRAMITE POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA PEC

IN GAZZETTA UFFICIALE IL DECRETO CHE RENDE OPERATIVO L'INVIO DEL VERBALE PER E-MAIL 

LA NOTIFICA DIGITALE SI CONSIDERA EFFETTUATA, PER IL COMANDO DI POLIZIA, DAL MOMENTO IN CUI…


multeMULTE
Nella Gazzetta Ufficiale del 16 gennaio 2018 n. 12 è pubblicato il decreto del Ministero dell’Interno del 18 dicembre 2017 che disciplina le procedure di notificazione a mezzo PEC dei verbali di accertamento delle violazioni del codice della strada.

Verbali notificati a mezzo PEC. Con l’entrata in vigore dell’atteso decreto ministeriale la notifica dei verbali stradali deve essere effettuata prioritariamente con la posta elettronica certificata, senza spese particolari. E i verbali si considerano notificati nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna completa del messaggio PEC.

A distanza di qualche anno dall’entrata in vigore del d.l. n. 69/2013 viene finalmente data attuazione alla specifica indicazione per cui «entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le procedure per la notificazione dei verbali di accertamento delle violazioni del codice della strada, di cui al d.l. del 30 aprile 1992, n. 295, tramite posta elettronica certificata nei confronti dei soggetti abilitati all’utilizzo della posta medesima, escludendo l’addebito delle spese di notificazione a carico di questi ultimi».

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Le procedure di notifica. In buona sostanza arriva la notifica elettronica della violazione per tutti i soggetti obbligati per legge a dotarsi di una PEC e per i privati interessati a questa opportunità. Nel frattempo però, anche il codice dell’amministrazione digitale è stato aggiornato con l’introduzione del domicilio digitale quindi il panorama normativo è ancora più completo.

Il decreto appena pubblicato stabilisce il contenuto minimo del messaggio da inoltrare via PEC e dei relativi allegati. Inoltre disciplina le procedure corrette di notifica, anche nel caso marginale in cui non sia possibile procedere in modalità digitale. La notifica dei verbali di violazione delle regole stradali a mezzo PEC può essere effettuata nei confronti di tutti i soggetti che dispongono di un domicilio digitale o forniscano un indirizzo di PEC anche al momento del controllo stradale.

In ogni caso il comando prima di procedere con la notifica tradizionale dovrà ricercare negli elenchi pubblici per comunicazioni elettroniche l’indirizzo digitale dell’interessato, specifica il Viminale.
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Il verbale spedito in modalità digitale dovrà contenere nell’oggetto la dizione chiara di «atto amministrativo relativo ad una sanzione amministrativa prevista dal codice della strada» e dovrà contenere, in allegato, sia la relazione di notifica dettagliata che una copia del verbale sottoscritta con firma digitale.

Invio e ricezione della notifica. La notifica digitale si considera effettuata, per il comando di polizia, dal momento in cui verrà generata la ricevuta di accettazione. Per il destinatario «dal momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna completa del messaggio via PEC». Se la notifica via PEC del verbale stradale risulterà impossibile per causa imputabile al destinatario (per esempio per PEC scaduta) il comando procederà alla notifica tradizionale della sanzione con addebito dei costi a carico del trasgressore.

Infine la stessa procedura ordinaria postale potrà essere utilizzata dagli organi di polizia stradale qualora la notifica digitale non risulterà possibile per qualsiasi altra causa (per esempio utente privato sprovvisto di domicilio digitale e posta elettronica certificata).

MULTE ROMA 7MULTE ROMA 

venerdì 19 gennaio 2018

LA MAFIA CINESE HA MESSO LE MANI SU TRASPORTI E LOGISTICA: RETATA DELLA GUARDIA DI FINANZA DI FIRENZE

FATTURA 4 MILIARDI COMPLETAMENTE EVASI AL FISCO 

E PER FAR LAVORARE DI PIU’ GLI SCHIAVI, ORA S’E’ BUTTATA ANCHE NEL TRAFFICO DELLE METANFETAMINE

Roberto Galullo per il Sole 24 Ore

TRIADI CINESITRIADI CINESI
Il monopolio sul trasporto e la logistica di merci cinesi sono al centro dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. La Polizia, delegata alle indagini, sta eseguendo in varie città italiane e di paesi Ue 33 ordinanze di custodia cautelare in carcere e una serie di provvedimenti nei confronti di soggetti appartenenti, secondo le indagini, ad un'organizzazione mafiosa che agiva in Italia e in vari paesi europei. Le misure sono scattate oltre che in Italia anche in Francia e Spagna.

CINESI A PRATOCINESI A PRATO




La lunga indagine condotta dalla Polizia avrebbe permesso di far luce sulle dinamiche della mafia cinese in Europa ma anche su ruoli e alleanze all'interno dell'organizzazione. L'inchiesta conferma il ruolo sempre più forte della criminalità cinese, proprio a partire dalla Toscana e dal polo tessile di Prato, nel quale - senza regole e senza controlli - l'omertà, i metodi intimidatori e la violenza (fisica e psicologica) sono legge.

CINESI A PRATOCINESI A PRATO
La comunità cinese stanziale in Toscana è la più numerosa dopo quella lombarda (specie nelle province di Prato e Firenze) e la sua penetrazione nel tessuto produttivo regionale ha determinato una situazione difficilmente reversibile.

L'estrema capillarità di queste realtà economiche, caratterizzate da un basso indice di produttività, cui, però, corrisponde una forte dinamicità, ha prodotto effetti dirompenti (in termini di concorrenza) sull'economia locale spingendo gli operatori nazionali a disertare il mercato. A scriverlo è la Direzione nazionale antimafia nella relazione che ha presentato a febbraio dello scorso anno.

LE STANZE SEGRETE DEI CINESI A PRATOLE STANZE SEGRETE DEI CINESI A PRATO
Tra i procedimenti penali più importanti si ricorda quello relativo ad una associazione per delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, intestazione fittizia di beni e vari reati tributari. È stato accertato che attività commerciali formalmente in regola producevano ricavi completamente sottratti al fisco attraverso prestanome, con conseguenti rimesse in Cina per importi calcolati in oltre 4 miliardi di euro.

Il tutto compiuto grazie a una rete di agenzie di trasferimento di denaro compiacenti e che si prestano al riciclaggio, reso possibile, anche, dal frazionamento delle somme trasferite in importi inferiori alla soglia stabilita dalla legge antiriciclaggio. Nel procedimento sono stati disposti sequestri preventivi per circa 60 milioni.

LE STANZE SEGRETE DEI CINESI A PRATOLE STANZE SEGRETE DEI CINESI A PRATO
Va segnalato, inoltre, l’incremento delle attività illecite nel traffico di sostanze stupefacenti, in particolare metanfetaminici. nel quale risulta particolarmente attiva la comunità pratese, con collegamenti con quella filippina (nuova nel settore). La particolare redditività delle attività criminali riconducibili alla comunità cinese toscana emerge dai numerosi sequestri e confische disposte nel corso degli anni.

rogo in fabbrica cinesi pratoROGO IN FABBRICA CINESI PRATO






Va sottolineato che l’interesse principale della criminalità cinese è nel settore della contraffazione di modelli industriali e marchi, svolta, in prevalenza, nelle zone di Firenze e Prato. Sono consorterie associate su base per lo più familistica, dedite sia alla produzione in laboratorio che al commercio di articoli prodotti in Cina ed importati in Italia, con notevole capacità di azzerare gli effetti dei sequestri di merce e di riproporsi in nuove attività illecite. «Si tratta di un fenomeno dalle proporzioni allarmanti – si legge nella relazione della Dna – destinato a crescere nel tempo anche per le difficoltà, a livello investigativo legate alla carenza di interpreti fiduciari disponibili a tradurre le conversazioni intercettate».

Fonte: qui

CARABINIERI IN UNA CASA DI CINESI A PRATO jpegCARABINIERI IN UNA CASA DI CINESI A PRATOCINESI A PRATOCINESI A PRATOCARTELLI IN CINESE A PRATOCARTELLI IN CINESE A PRATOTESSILE CINESE A PRATOTESSILE CINESE A PRATO

CAPOTRENO CONDANNATO IN VENETO PER VIOLENZA PRIVATA: AVEVA FATTO SCENDERE DAL TRENO UN PASSEGGERO NIGERIANO CHE NON AVEVA TIMBRATO CORRETTAMENTE IL BIGLIETTO



trenoTRENO
È polemica in Veneto dopo la condanna a 20 giorni inflitta dal Tribunale di Belluno ad un capotreno per tentata violenza privata. L'uomo aveva fatto scendere dal convoglio nel 2014 alla stazione di Santa Giustina un nigeriano, all'epoca residente nel padovano ma ora lontano dall'Italia perché espulso, ritenendo che non avesse obliterato il biglietto. Quello esibito dal passeggero riportava un'ora posteriore alla data di partenza del treno e questo aveva fatto sospettare che il titolo di viaggio fosse stato alterato. Secondo la testimonianza dell'immigrato il capotreno lo avrebbe costretto a non risalire dicendogli «se non sali non ti denuncio».

Dopo la condanna, il governatore del Veneto Luca Zaia esprime oggi «piena e totale solidarietà al capotreno coinvolto in una vicenda incomprensibile per la gente comune, e a tutti i lavoratori delle Ferrovie dello Stato, costretti a fronteggiare sempre più difficoltà per il solo fatto di compiere il loro dovere. Fatta questa doverosa premessa invito tutti, a cominciare dal legislatore, a chiedersi quali siano le cause reali che portano a certe situazioni».
trenoTRENO

Sul capotreno incombe anche un procedimento per abuso d'ufficio, per aver fatto scendere dal treno il passeggero. «Il fatto che il viaggiatore in questione sia straniero o italiano, bianco o di colore - aggiunge Zaia - non ha alcuna rilevanza. Ha rilevanza che di fatto viaggiava senza aver pagato od obliterato correttamente il biglietto. La vera questione da affrontare sono le leggi colabrodo vigenti in questo Paese, che in una intera legislatura il Parlamento non ha saputo modificare nella direzione della difesa della legalità invece che di un malinteso garantismo per chi non rispetta le regole del vivere civile».

«Stupito e addolorato per la condanna che ritiene ingiusta»: così il legale del capotreno racconta lo stato d'animo del suo assistito all'indomani della sentenza. A parlare sono gli avvocati Giorgio Azzalini e Jenny Fioraso del foro di Belluno, che ora attendono le motivazioni della sentenza per presentare appello. «Non ci aspettavamo la condanna - sottolineano - anche perché lo stesso pm aveva chiesto l'assoluzione per il capotreno per il reato di violenza privata per aver fatto scendere il nigeriano».

trenoTRENO
Il giudice ha invece ritenuto di condannare il capotreno per tentata violenza per aver costretto il migrante a non risalire a bordo. Il capotreno aveva verificato il titolo di viaggio irregolare dopo che un collega aveva segnalato il migrante per essere salito senza biglietto su un treno precedente. Secondo la ricostruzione dei legali, solo dopo essere stato fatto scendere dal secondo convoglio il nigeriano avrebbe obliterato il biglietto, cercando di far risultare che fosse stato convalidato prima della partenza. Nei confronti del nigeriano, irreperibile perché espulso dall'Italia, pende un procedimento intentato dal controllore per essere stato preso a pugni e calci dall'uomo durante le fasi concitate della discesa dal treno.

Fonte: qui