9 dicembre forconi: Prato
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sabato 5 gennaio 2019

Mangiatoia migranti - Interrogata per due ore dal gip, la Giuntoli resta ai domiciliari

La presidente di Astir respinge le accuse fornendo al giudice e ai pm la sua versione sulla gestione dei centri accoglienza. Gli immigrati sono stati trasferiti tutti in altre strutture
di Francesco Albonetti
PRATO. Una gestione dell’accoglienza migranti definita "un po’ casalinga" dalla Procura, con accordi verbali per assegnare responsabilità agli operatori nelle varie strutture, ma senza un’investitura ufficiale e fissata per contratto. È quanto emerso durante l’interrogatorio di garanzia di Loretta Giuntoli, presidente di Astir e legale rappresentante delle cooperative Astirforma e Verdemela, che si trova agli arresti domiciliari dalla vigilia di Natale con l'accusa di frode nelle pubbliche forniture e di minacce nei confronti di alcuni dipendenti, nell'ambito dell'inchiesta della procura sulla gestione dei Centri di accoglienza straordinaria ai migranti.
Giuntoli ha risposto a tutte le domande del gip Francesca Scarlatti e a quelle dei pubblici ministeri Egidio Celano Laura Canovai, un interrogatorio durato un paio di ore. Il difensore Nicola Badiani, almeno per il momento, non ha chiesto la revoca della misura cautelare, per cui Loretta Giuntoli, 72 anni, resta agli arresti domiciliari. Già si erano avvalsi della facoltà di non rispondere gli altri due indagati, il legale rappresentante della cooperativa Humanitas Roberto Baldini e il diacono Alberto Pintus, quest'ultimo vice-direttore della Caritas diocesana, interdetti per nove mesi dalla professione.
Otto sono i Cas - centri di accoglienza straordinaria - sotto la lente della Digos: tre a Prato, tre a Carmignano, due a Poggio a Caiano. Un centinaio di profuhi gestiti oltre che dalle cooperative presiedute da Loretta Giuntoli, dalla cooperativa Humanitas, anche questa riconducibile al Consorzio Astir. Le accuse riguardano una serie di violazioni sulla convenzione stipulata dalle coop sociali con la prefettura nel periodo di emergenza sbarchi, quando ai territori veniva chiesto dallo Stato un aiuto consistente sul fronte dell’accoglienza.
Quelle più gravi riguardano la fornitura di servizi ai profughi: un pasto al giorno anziché i tre previsti, pulizie inesistenti e nessun servizio di lavanderia. Alcuni richiedenti asilo sarebbero stati costretti a recuperare le lenzuola dalla spazzatura per coprirsi e ad accendere fuochi in giardino per cucinare. L’altra violazione contestata è il mancato servizio giornaliero e periodico di pulizia e igiene dei Cas. Ciliegina sulla torta: secondo quanto ricostruito dalla Procura, dei 35 euro assegnati dalla Prefettura per ciascun richiedente asilo, solo la metà sarebbe stata destinata alla gestione dei centri accoglienza.
La Giuntoli durante l’interrogatorio si è difesa puntando soprattutto sul fatto che non era lei ad occuparsi direttamente della gestione dei centri. Ha risposto anche all’altra accusa, cioè di aver minacciato i dipendenti chiamati a riferire in questura che avrebbero potuto perdere il posto. Frattanto la Prefettura negli ultimi giorni dell’anno ha trasferito in altre strutture tutti i migranti, anche gli ultimi sei rimasti a Poggio e Carmignano.


Fonte: qui

venerdì 7 dicembre 2018

AVEVANO SCHIAVIZZATO E COSTRETTO A PROSTITUIRSI TRE MINORENNI E VOLEVANO VENDERE IL BAMBINO DI UNA DI LORO PER 28MILA EURO: SEI NOMADI ARRESTATI A FOGGIA



NESSUNA DELLE RAGAZZE POTEVA USCIRE DAL CAMPO ROM, ERANO CONTROLLATE 24 ORE AL GIORNO E SEGREGATE NELLE BARACCHE. SECONDO GLI INVESTIGATORI POTREBBERO ESSERCENE ALTRE…


val d ala parco delle valli campo nomadi romaVAL D'ALA PARCO DELLE VALLI CAMPO NOMADI ROMA
Avevano ridotto in schiavitù e costretto a prostituirsi tre ragazze minorenni, che vivevano in un campo nomadi alla periferia di Foggia, e volevano vendere per 28mila euro il bambino di una di loro, rimasta incinta. Per questo sono finiti in carcere sei rom, smascherati da un'indagine della magistratura di Bari. Le ragazze, prive di documenti, vivevano segregate nelle baracche del campo, dove erano controllate 24 ore al giorno dai carcerieri.

I fermati sono una coppia, i loro tre figli (due dei quali minorenni) e una 26enne compagna di uno dei ragazzi. Tre sarebbero le vittime accertate dagli inquirenti, tutte minorenni, due delle quali risulterebbero ancora irreperibili. Come hanno spiegato gli investigatori, le indagini hanno consentito di accertare "come fosse prassi consolidata quella di costringere le minori a prostituirsi anche durante la gravidanza e, davanti al rifiuto delle vittime, le stesse venivano percosse senza pietà dai rispettivi fermati preposti al loro controllo".
CAMPO ROMCAMPO ROM

La Procura di Bari ha infatti parlato di "una delle nuove forme di 'schiavitù moderna', costituita dalla riduzione e dal mantenimento in stato di schiavitù di giovani straniere, per lo più sole e non in contatto con la famiglia, tutte minorenni da adibire al mercato della prostituzione, direttamente controllato dagli stessi fermati". In due mesi di indagini sono state raccolti i racconti delle vittime, fatti riconoscimenti fotografici, sopralluoghi, accertamenti tecnici su telefoni e social network, scoprendo "uno spaccato di cui si ignorava l'esistenza nel nostro territorio".
campo romCAMPO ROM

"Le condotte dei fermati - hanno aggiunto gli inquirenti - sono connotate da allarmante gravità, attesa la loro efferatezza e il disprezzo per la vita umana dimostrati dagli indagati, soprattutto in danno di giovani vittime minorenni e dei nascituri che portavano in grembo; gli stessi hanno, pertanto, dimostrato una totale indifferenza per le condizioni di particolare fragilità delle vittime e di non possedere il minimo sentimento di pietà verso le stesse".
campo romCAMPO ROM

Nessuna delle minorenni poteva scappare dal campo rom, essendo controllate 24 ore al giorno, private dei cellulari e dei documenti. Le ragazze, al momento tre ma potrebbero essere di più, venivano segregate nelle baracche, continuamente picchiate perché non tentassero di fuggire e non parlassero con qualcuno. Quando si spostavano per raggiungere le strade dove venivano accompagnate in auto, fornite di preservativi e costrette a prostituirsi, erano controllate costantemente con alcuni degli aguzzini nascosti tra i cespugli.

val d ala parco delle valli campo nomadi romaVAL D ALA PARCO DELLE VALLI CAMPO NOMADI ROMA
Dal campo nomadi: "Sono tutte bugie" - "Non è vero che tenevano segregate in casa le ragazze. Sono tutte bugie", ha però dichiarato un cittadino di nazionalità romena che risiede da anni nel campo nomadi di via San Severo. "La polizia è venuta ad arrestare i nostri vicini di casa, ma loro sono tutte brave persone. Non è vero nulla. Non abbiamo mai visto niente". Dello stesso avviso una donna romena che vive nella baracca accanto a quella degli indagati: "Sono bravi, li conoscevo bene. Lavorano nei campi nella raccolta di asparagi, pomodori e olive. Noi lavoriamo tutto il giorno per guadagnare soldi per il cibo".

Fonte: qui



LO STATO HA DOVUTO RESTITUIRE 2,5 MILIONI DI EURO SEQUESTRATI A DUE FAMIGLIE ROM CONDANNATE A PRATO

IL COMUNE DI GALLARATE È COSTRETTO A PAGARE L’HOTEL A UN CENTINAIO DI NOMADI SFRATTATI 

GIORDANO: “BISOGNA DIVENTARE ABUSIVI PER AVERE TANTA ATTENZIONE DA PARTE DELLE ISTIUZIONI. PARE CHE AI SEDICENTI NOMADI VENGANO OFFERTI ANCHE…”

Mario Giordano per “la Verità”

djula ahmetovicDJULA AHMETOVIC
Che quei rom di Prato rubassero era pacifico. Furti, rapine, ricettazione. Condanne. Così la Guardia di finanza aveva detto: andiamo a recuperare un po' del bottino. Buona idea, no? Infatti hanno sequestrato 2,5 milioni di euro: contanti, polizze, abitazioni, terreni. Era successo nel giugno 2017. Peccato che oggi, un anno e mezzo dopo, glieli restituiamo. Scusate, ci siamo sbagliati: il tribunale ha deciso che il sequestro non s' ha da fare.

Quei soldi devono tornare indietro. Proprio così, avete capito bene: abbiamo appena ridato 2,5 milioni a due famiglie rom, gli Halilovic e gli Ahmetovic, i cui componenti hanno collezionato una serie di reati contro il patrimonio che al confronto Alcatraz è una succursale dei frati cappuccini.

halilovic ahmetovicHALILOVIC AHMETOVIC
Vi sembra folle? In effetti, anche a noi. E ancor più folle è la motivazione di questa decisione piuttosto dispendiosa per le nostre tasche. Il tribunale sostiene infatti che non esiste la prova che quei soldi siano provento diretto delle attività criminali. E che si aspettava di trovare, di grazia? Le banconote segnate con il timbro «made in rapina»? Appartamenti tappezzati con le foto della Banda Bassotti? La confessione della polizza assicurativa: sì, è vero, sono stata acquistata con denaro rubato?

blitz al campo nomadi di castel romano 9BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO
Dagli atti, per altro, non risulta che gli Halilovic e gli Ahmetovic in questione abbiano altre rendite. Non risultano lavorare. Non hanno stipendi fissi. Non hanno fondato imprese, se non quelle criminali riconosciute dalla giustizia. E allora: da dove saranno mai spuntati quei 2,5 milioni di euro? Li ha portati Babbo Natale? La Befana? Sono piovuti dal cielo? Sono cresciuti miracolosamente dentro la vasca da bagno? O sono cresciuti sull' albero del cucù?

alessandro ahmetovicALESSANDRO AHMETOVIC




Potremmo chiederlo ai diretti interessati. Del resto c' è da fidarsi di questa gente. Quando la Guardia di finanza fece scattare il sequestro chiamò l' operazione «Falsi poveri», perché le famiglie sedicenti nomadi di Prato avevano anche occupato abusivamente alcune case popolari. Si fingevano indigenti e avevano 2,5 milioni in cassaforte.

CAMPING RIVERCAMPING RIVER



Ovviamente tutti soldi che non hanno nulla (ma proprio nulla) a che fare con le attività illecite per cui sono stati condannati, cioè con quei furti e quelle rapine, i cui proventi sono evidentemente stati utilizzati per aiutare le missioni cristiane nel mondo o forse per dare un contributo all' Accademia della Crusca, considerata la notevole sensibilità degli Halilovic e degli Ahmetovic per la cultura e la lingua italiana.

A questo punto mi viene un dubbio: non è che ora il tribunale ordinerà di restituire loro anche la casa popolare? Non ci sarebbe da stupirsi. Se ci spostiamo da Prato a Gallarate (Varese) scopriamo infatti che le assurdità a favore dei sedicenti nomadi non finiscono mai. Qui c' erano un centinaio di sinti che vivevano da anni in una serie di villette abusive.
djula ahmetovic 1DJULA AHMETOVIC 
Il sindaco ha deciso di sbaraccarle (e ha fatto bene) dicendo che avrebbe fatto pagare la spesa dell' abbattimento ai medesimi sinti (e avrebbe fatto benissimo) perché a lui risultavano tutt' altro che nullatenenti. Ottima idea anche questa, non vi pare?
Peccato che a una settimana dalla messa in moto delle ruspe non risulta che i sinti abbiano pagato il becco di un quattrino, ma al contrario risulta che il Comune si stia svenando per mantenerli al Grand hotel Milano Malpensa di Somma Lombardo. Al modico prezzo di quasi 2.000 euro al giorno, ricca colazione compresa.
SGOMBERO CAMPING RIVERSGOMBERO CAMPING RIVER

Risultato: 55.000 euro per mantenere nel lusso 69 sinti (il 75% di quelli che stavano nelle villette) fino all' 8 gennaio. Vacanze di Natale garantite al Grand hotel, a differenza di tanti italiani costretti a vivere in condizioni assai meno confortevoli. Ma vi pare logico? Bisogna per forza diventare abusivi per avere tanta attenzione da parte delle istituzioni pubbliche? Per altro pare che ai sedicenti nomadi, assai poco propensi a nomadare, vengano offerti in convenzione, al modico prezzo di 20 euro, anche pranzo e cena al ristorante del Grand hotel. Piacerebbe sapere chi paga anche quelli, ovviamente.

CAMPO ROMCAMPO ROM
Non si tratta di una questione da poco. Anche perché noi siamo dell' idea che i campi nomadi debbano essere spazzati via tutti, il più in fretta possibile: ma non è che poi dobbiamo ospitare tutti gli sgomberati in qualche Hilton ambassador o Luxury excelsior della Penisola? Siamo alle solite: l' impressione è che in questo disgraziato Paese l' illegalità paghi. Se violi la legge, ti aiutano. Se sei rispettoso di Dio e degli altri, ti castigano. Possibile?

val d ala parco delle valli campo nomadi romaVAL D ALA PARCO DELLE VALLI CAMPO NOMADI ROMA
Ieri le forze dell' ordine hanno fatto irruzione in un campo nomadi di Foggia. Hanno arrestato sei rom che tenevano in schiavitù tre ragazze minorenni. Le costringevano a prostituirsi, anche mentre erano in gravidanza. Quando una di loro ha partorito hanno cercato di vendere il bimbo per 28.000 euro. Questa violenza disumana, secondo gli inquirenti, era «prassi consolidata»: quelle ragazzine venivano tenute segregate, picchiate, umiliate, violentate in ogni modo.

val d ala parco delle valli campo nomadi romaVAL D ALA PARCO DELLE VALLI CAMPO NOMADI ROMA
Un caso limite? Può darsi. Ma in quanti campi nomadi i bambini vengono maltrattati, privati dei loro diritti, costretti a vivere tra topi e immondizia, mandati a rubare, usati per mendicare? E come possono le anime belle dei benpensanti tollerare tutto questo? Come si fa a non capire che, di fronte a situazioni simili, usare la ruspa è il massimo della civiltà e dell' umanità? E che al contrario la disumanità è lasciare che lo schifo continui? A patto, s' intende, di non dover poi ospitare anche gli autori di imprese criminali come quella di Foggia in quale suite extralusso. Magari dopo avergli restituito il bottino, con tante scuse firmate da un giudice.

6 Dicembre 2018

Fonte: qui

venerdì 19 gennaio 2018

LA MAFIA CINESE HA MESSO LE MANI SU TRASPORTI E LOGISTICA: RETATA DELLA GUARDIA DI FINANZA DI FIRENZE

FATTURA 4 MILIARDI COMPLETAMENTE EVASI AL FISCO 

E PER FAR LAVORARE DI PIU’ GLI SCHIAVI, ORA S’E’ BUTTATA ANCHE NEL TRAFFICO DELLE METANFETAMINE

Roberto Galullo per il Sole 24 Ore

TRIADI CINESITRIADI CINESI
Il monopolio sul trasporto e la logistica di merci cinesi sono al centro dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. La Polizia, delegata alle indagini, sta eseguendo in varie città italiane e di paesi Ue 33 ordinanze di custodia cautelare in carcere e una serie di provvedimenti nei confronti di soggetti appartenenti, secondo le indagini, ad un'organizzazione mafiosa che agiva in Italia e in vari paesi europei. Le misure sono scattate oltre che in Italia anche in Francia e Spagna.

CINESI A PRATOCINESI A PRATO




La lunga indagine condotta dalla Polizia avrebbe permesso di far luce sulle dinamiche della mafia cinese in Europa ma anche su ruoli e alleanze all'interno dell'organizzazione. L'inchiesta conferma il ruolo sempre più forte della criminalità cinese, proprio a partire dalla Toscana e dal polo tessile di Prato, nel quale - senza regole e senza controlli - l'omertà, i metodi intimidatori e la violenza (fisica e psicologica) sono legge.

CINESI A PRATOCINESI A PRATO
La comunità cinese stanziale in Toscana è la più numerosa dopo quella lombarda (specie nelle province di Prato e Firenze) e la sua penetrazione nel tessuto produttivo regionale ha determinato una situazione difficilmente reversibile.

L'estrema capillarità di queste realtà economiche, caratterizzate da un basso indice di produttività, cui, però, corrisponde una forte dinamicità, ha prodotto effetti dirompenti (in termini di concorrenza) sull'economia locale spingendo gli operatori nazionali a disertare il mercato. A scriverlo è la Direzione nazionale antimafia nella relazione che ha presentato a febbraio dello scorso anno.

LE STANZE SEGRETE DEI CINESI A PRATOLE STANZE SEGRETE DEI CINESI A PRATO
Tra i procedimenti penali più importanti si ricorda quello relativo ad una associazione per delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, intestazione fittizia di beni e vari reati tributari. È stato accertato che attività commerciali formalmente in regola producevano ricavi completamente sottratti al fisco attraverso prestanome, con conseguenti rimesse in Cina per importi calcolati in oltre 4 miliardi di euro.

Il tutto compiuto grazie a una rete di agenzie di trasferimento di denaro compiacenti e che si prestano al riciclaggio, reso possibile, anche, dal frazionamento delle somme trasferite in importi inferiori alla soglia stabilita dalla legge antiriciclaggio. Nel procedimento sono stati disposti sequestri preventivi per circa 60 milioni.

LE STANZE SEGRETE DEI CINESI A PRATOLE STANZE SEGRETE DEI CINESI A PRATO
Va segnalato, inoltre, l’incremento delle attività illecite nel traffico di sostanze stupefacenti, in particolare metanfetaminici. nel quale risulta particolarmente attiva la comunità pratese, con collegamenti con quella filippina (nuova nel settore). La particolare redditività delle attività criminali riconducibili alla comunità cinese toscana emerge dai numerosi sequestri e confische disposte nel corso degli anni.

rogo in fabbrica cinesi pratoROGO IN FABBRICA CINESI PRATO






Va sottolineato che l’interesse principale della criminalità cinese è nel settore della contraffazione di modelli industriali e marchi, svolta, in prevalenza, nelle zone di Firenze e Prato. Sono consorterie associate su base per lo più familistica, dedite sia alla produzione in laboratorio che al commercio di articoli prodotti in Cina ed importati in Italia, con notevole capacità di azzerare gli effetti dei sequestri di merce e di riproporsi in nuove attività illecite. «Si tratta di un fenomeno dalle proporzioni allarmanti – si legge nella relazione della Dna – destinato a crescere nel tempo anche per le difficoltà, a livello investigativo legate alla carenza di interpreti fiduciari disponibili a tradurre le conversazioni intercettate».

Fonte: qui

CARABINIERI IN UNA CASA DI CINESI A PRATO jpegCARABINIERI IN UNA CASA DI CINESI A PRATOCINESI A PRATOCINESI A PRATOCARTELLI IN CINESE A PRATOCARTELLI IN CINESE A PRATOTESSILE CINESE A PRATOTESSILE CINESE A PRATO