9 dicembre forconi

lunedì 23 gennaio 2017

Gli agenti della CIA catturati ad Aleppo





Le autorità siriane, grazie a dati accurati, sono arrivate nel comando supremo degli ufficiali occidentali e arabi nascosto nel seminterrato di un quartiere di Aleppo est, catturandoli tutti vivi. Alcuni nomi sono già filtrati. Si tratta di militari USA, francesi, inglesi, tedeschi, israeliani, turchi, sauditi, marocchini, qatarioti ecc., che la Siria detiene attualmente con grande cura per concludere i negoziati con i Paesi che l’hanno devastata. Come annunciato dai media ad Aleppo, ieri notte, sono numerosi gli agenti stranieri armati che la Turchia ha chiesto alla Russia di far uscire vivi. 
Gli ufficiali dei servizi segreti, tra cui statunitensi, erano rimasti intrappolati con i terroristi ad Aleppo, nella sala operativa segreta presente nello scantinato di un edificio nel Suq al-Luz, in via al-Sharad, ad Aleppo est.
I nomi degli agenti presenti, per le cui trattative si sono complicate, sono stati resi noti:

Moataz Aouglakan Davutoglu – Turchia
David Scott Weiner – USA
David Shlomo Aram – Israele
Muhamad Shayq al-Islam al-Tamimi – Qatar
Muhamad Ahmad al-Sibyan – Arabia Saudita
Abdalmunayim Fahd al-Harij – Arabia Saudita
Islam Salam Zahran al-Hadjlan – Arabia Saudita
Ahmad ibn Nawfal al-Dridagi – Arabia Saudita
Muhamad Hasan al-Subaya – Arabia Saudita
Hamid Fahad al-Dusari – Arabia Saudita
Amjad Qasim al-Tirawi – Giordania
Qasim Sad al-Shamari – Arabia Saudita
Ayman Qasim al-Thalbi – Arabia Saudita
Muhamad Shafyah al-Idrisi – Marocco


Un ex-consulente del Ministro dell’Informazione siriano, Abdulhadi Narsi, ha rivelato che numerosi ufficiali turchi e sauditi combattevano contro le forze governative siriane nei quartieri orientali di Aleppo, assieme alla coalizione di gruppi terroristici Jaysh al-Fatah. “Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan cerca di trasferire i terroristi da Aleppo in Turchia. Il governo siriano ha scoperto che vi era un centro occulto con ufficiali sauditi e turchi e di vari servizi d’intelligence nella parte di Aleppo occupata dai terroristi“. Erdogan voleva trasferire 5000 terroristi in Turchia, testimoniando come l’intera questione della battaglia dei terroristi contro il governo siriano ad Aleppo fosse diretta dalla Turchia, “Nel frattempo, vi sono agenti turchi in Siria che guidano la guerra contro Damasco. L’Esercito arabo siriano li sta rintracciando“.
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Il giornalista siriano Hilal al-Sharifi dichiarava “Grazie alle informazioni ricevute, le autorità siriane hanno scoperto la base degli alti ufficiali occidentali e della NATO nel seminterrato di una zona ad  Aleppo est, catturandoli vivi. Alcuni nomi sono già stati dati ai giornalisti siriani, me compreso. Le nazionalità sono statunitense, francese, inglese, tedesca, israeliana, turca, saudita, marocchina, qatariota, ecc. Data la loro nazionalità e il loro grado, vi assicuro che il governo siriano ha compiuto un arresto eccellente, che dovrebbe consentirgli di dirigere i negoziati con i Paesi che hanno cercato di distruggerlo“. Finora, costoro sono stati identificati come della “NATO”.

Gli statunitensi aggregati ai terroristi cercarono di fuggire da Aleppo est camuffandosi da soldati siriani prigionieri, ma furono identificati e l’evacuazione dei terroristi da Aleppo venne bloccata. L’accordo di evacuazione da Aleppo prevedeva che tutti i prigionieri detenuti dai terroristi dovevano essere rilasciati. Le forze governative non solo si facevano consegnare i cittadini rapiti, ma anche  11 operatori statunitensi e 2 inglesi delle SAS. Perciò Stati Uniti e NATO cercarono di sabotare il cessate il fuoco, anche ricorrendo al rumore mediatico e mobilitando le organizzazioni fiancheggiatrici dei terroristi taqfiri, come MSF e affini. Lo scopo reale era esfiltrare gli squadroni della morte di Gladio e della CIA assieme a molti militari turchi, nascosti tra i terroristi. Quando il governo siriano rifiutava di reiterare il cessate il fuoco, avendo scoperto lo stratagemma per far fuggire gli squadristi di Gladio, bloccò i convogli degli autobus ad al-Ramusyah. 8079 terroristi e famigliari avevano lasciato Aleppo.
Hezbollah rastrella i convogli carichi di terroristi diretti ad Ildib.
Hezbollah rastrella i convogli carichi di terroristi diretti ad Ildib.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

BEN 11 ORE PRIMA DELLA SLAVINA, DAL RESORT RIGOPIANO ERA STATO CHIESTO UN INTERVENTO VIA EMAIL ALLA PREFETTURA E ALLA PROVINCIA DI PESCARA


A FORZA DI TAGLI GOVERNATIVI PER SALVAGUARDARE SOLO GLI INTERESSI DELLE BANCHE, NON C'E' RIMASTO PIU' NIENTE!!
AL SINDACO DI FARINDOLA E ALLA POLIZIA PROVINCIALE SEGNALANDO UNA “SITUAZIONE PREOCCUPANTE”

SI AVVISAVA DI TELEFONI FUORI USO E OSPITI “TERRORIZZATI” DOPO LE SCOSSE DI TERREMOTO

MA E’ ANCHE VERO CHE LA STRADA CHE PORTA ALL’HOTEL ANDAVA CHIUSA. E ORA VIENE RISPOLVERATO IL FASCICOLO SULLA STORIA DEL RESORT (E’ UN ABUSO EDILIZIO CONCLAMATO) E SULL'INDAGINE PER CORRUZIONE A CARICO DI EX AMMINISTRATORI LOCALI DI FARINDOLA 

LA SLAVINA È PIOMBATA SULL'ALBERGO A CENTO CHILOMETRI ORARI CON LA STESSA POTENZA DI 4000 TIR A PIENO CARICO. AVEVA UNA FORZA D'URTO DI 20 TONNELLATE PER METRO QUADRATO

1 - LA VALANGA CON LA FORZA DI 4 MILA TIR IGNORATA LA MAIL D' ALLARME DELL'HOTEL

È piombata sull' albergo alla velocità di cento chilometri orari con la stessa potenza di 4.000 Tir a pieno carico. Aveva una forza d' urto pari a 20 tonnellate per metro quadrato, una massa di 50 mila tonnellate, ed è stato praticamente impossibile per i muri dell' hotel sostenere una tale pressione.
hotel rigopiano prima della slavina 3HOTEL RIGOPIANO PRIMA DELLA SLAVINA 3
I numeri elaborati da Meteomont, il servizio nazionale di previsione neve e valanghe dei carabinieri forestali, dicono più di ogni descrizione. Il resort Rigopiano di Farindola si è trovato sulla traiettoria di un nemico che non avrebbe potuto fermare in nessun modo e che lo ha spostato in avanti di molti metri facendolo ruotare.
SLAVINA AL RIGOPIANOSLAVINA AL RIGOPIANO

«Aveva una capacità distruttiva enorme pur essendo medio-grande», per dirla con Valerio Segor, dirigente del Servizio di assetto idrogeologico dei bacini montani della Valle d' Aosta. E adesso si guarda con apprensione al resto della neve rimasta in cima. Una preoccupazione che riguarda tutto l' Appennino centrale dove il rischio valanghe è ritenuto molto alto, mentre è il maltempo a preoccupare nelle regioni meridionali, soprattutto in Calabria e Sicilia dov'è allerta rossa per il rischio idrogeologico (si sono registrati ieri allagamenti e frane). Alle prese con pessime condizioni meteo anche la Sardegna e poi c' è tutta l' area del Centro Italia ancora sotto scacco per la neve che ha isolato moltissime frazioni di montagna.

hotel rigopiano 3HOTEL RIGOPIANO 3
E ancora: per oggi pomeriggio il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio ha convocato una riunione sulle Grandi Dighe delle regioni colpite dal sisma e dal maltempo. Ci saranno la Protezione civile, il Consiglio superiore dei lavori pubblici, le Regioni coinvolte e i gestori che hanno la responsabilità dei controlli.

Si è scoperto ieri che dall'hotel undici ore prima della slavina era stato chiesto un intervento via email. L' amministratore Bruno Di Tommaso, alle 7 del mattino di mercoledì 18 gennaio, inviò infatti un messaggio di posta elettronica alla prefettura e alla Provincia di Pescara, al sindaco di Farindola e alla polizia provinciale segnalando una «situazione preoccupante» con telefoni fuori uso e ospiti «terrorizzati» usciti dall' albergo dopo le forti scosse di terremoto del giorno precedente e intenzionati a rifugiarsi nelle loro auto. Alle 17.30 dello stesso giorno l' hotel fu inghiottito dalla valanga.
SLAVINA AL RIGOPIANOSLAVINA AL RIGOPIANO
La mail è nelle carte dell' inchiesta del procuratore aggiunto di Pescara Cristina Tedeschini che parla di «una settimana di tempo per fare un primo punto sulle indagini».

2 - "LA STRADA ANDAVA CHIUSA" E SPUNTA IL PRIMO ALLARME LANCIATO ALLE 7 DEL MATTINO
Francesco Grignetti per “la Stampa”

C'è un elemento nuovo a illuminare meglio la realtà di Rigopiano, dove, a detta del pm Cristina Tedeschini, è «assodato che fosse zona di valanghe». Un tempo, i 9 chilometri di strada che collegano il centro abitato di Farindola al resort, in presenza di neve erano considerati «a rischio». E si preferiva chiuderli al traffico piuttosto che garantirne la percorribilità.

hotel rigopiano 1HOTEL RIGOPIANO 1
Chi sa, tra i vertici delle amministrazioni locali, ne parla a mezza voce: «Sul ciglio c'è ancora il segnale stradale, pronto all'occorrenza». Ma così accadeva un tempo, appunto, quando Rigopiano non era ancora sinonimo di un albergo di lusso, la strada portava soltanto a una locanda nel cuore di una riserva naturale e a nessuno sarebbe venuto in mente di dannarsi per battere la neve in campo aperto. Le cose erano facili, al tempo: scendeva la neve, la sbarra bloccava la strada, la locanda chiudeva i battenti.

LA TRASFORMAZIONE
Tutto è cambiato, nel frattempo. Al posto di un antico casolare, trasformato in locanda negli Anni Sessanta, c'è ora un hotel di lusso che può accogliere fino a 200 ospiti. E dato che il resort è divenuto il pilastro dell'economia di Farindola, è impensabile chiudere la strada.
hotel rigopiano 2HOTEL RIGOPIANO 2

Ma come siano cambiate le cose, e perché, sulla base di quali ricchi investimenti, e in forza di quale abuso urbanistico poi sanato dal Comune, c'è stato un processo a raccontarlo. Quel dibattimento per il reato di corruzione a carico di ex amministratori locali di Farindola (non per l'abuso, che era conclamato) si concluse con un'assoluzione e una generale prescrizione. Ora che si indaga per omicidio colposo e disastro colposo, però, i carabinieri hanno rispolverato il fascicolo e lo leggeranno con altri occhi.

hotel rigopiano 2HOTEL RIGOPIANO 2
Per arrivare al resort c'era una strada «difficile», insomma. È diventata impraticabile e si è trasformata in una trappola mortale, però, perché da queste parti le turbine antineve non funzionano. Inutile lanciare l' allarme meteo se poi gli uffici provinciali non sono in grado di reagire e rendere praticabili le strade. 

A Chieti, come ha scoperto il quotidiano locale «Il Centro», su una dotazione di sette turbine, cinque sono quelle scassate. A Pescara hanno una sola turbina ed è rotta dal 6 gennaio. La Provincia si difende agitando il suo bilancio ridotto all' osso.

hotel rigopiano 2HOTEL RIGOPIANO 2
E c' è una curiosità che sembra darle ragione: tre mesi fa la Corte Costituzionale ha dato ragione proprio alla Provincia di Pescara in conflitto con la Regione Abruzzo perché non aveva ricevuto i fondi necessari a garantire il trasporto degli studenti disabili. Un servizio considerato essenziale che non può essere subordinato al pareggio di bilancio.

L' indagine dei pm ha intanto accertato che la strada di accesso all' hotel era ancora aperta la sera di martedì 17 quando va via una coppia di ospiti che si è spaventata per il maltempo, e con loro il direttore dell' albergo Bruno Di Tommaso. Lo spalaneve provinciale fino a quel momento ha fatto il suo dovere. È nella notte che riprende a nevicare.
hotel rigopiano 2HOTEL RIGOPIANO 2

Il giorno dopo, già alle 7 del mattino è chiaro che uno spalaneve qualsiasi non sarebbe stato più sufficiente. 

«A Rigopiano non si va», dice un dirigente della sala operativa. Comincia la ricerca affannosa di un' altra turbina visto che la loro è rotta, ma a quel punto l' intero Abruzzo è in tilt .

Le scosse e la paura Nel frattempo arrivano le scosse telluriche e all' albergo si spaventano. Il proprietario decide che è ora di far andare via tutti, clienti e personale.

Un gruppo in arrivo di 7 persone è pregato di tornare indietro. Gli altri preparano le valigie e si sistemano nella hall. Viene promessa una turbina per le 15 e però l' intervento salta. Alle 15,44, Di Tommaso manda una mail di sollecito al sindaco, al prefetto e al presidente della Provincia. «I clienti - scrive - sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all' aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli, ma non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina». Conclude che i duecento metri del viale privato sono stati ripuliti e chiede «di predisporre un intervento».
i soccorsi all hotel rigopiano 9I SOCCORSI ALL HOTEL RIGOPIANO 9

Ma il presidente della Provincia Antonio Di Marco vedrà quel messaggio soltanto il giorno dopo. «È una mail ininfluente - dirà poi -. Nessuno l' ha sottovalutata per il semplice motivo che io alle 14 avevo incontrato la sorella dei proprietari e avevo dato loro rassicurazioni che entro la serata sarebbe andata una turbina a liberare la strada». Si garantisce un intervento per le 19. Arriverà prima la slavina mortale.



3 - LA RICHIESTA DAL RESORT: SITUAZIONE PREOCCUPANTE

HOTEL RIGOPIANO SALVATAGGIOHOTEL RIGOPIANO SALVATAGGIO
«La situazione qui è diventata preoccupante. Ci sono 2 metri di neve e gli ospiti non possono ripartire, sono terrorizzati e sono disposti a trascorrere la prossima notte in auto». Sono queste le parole che Bruno Di Tommaso, l' amministratore dell' hotel Rigopiano, scrive a prefettura e Provincia di Pescara, al sindaco di Farindola e alla polizia provinciale chiedendo un intervento urgente.

Fonte: qui

Terremoto, la Commissione grandi rischi: "Dighe a rischio Vajont, ma il pericolo non è imminente"

POSSIBILI NUOVE SCOSSE FINO AL GRADO 7. BISOGNA VERIFICARE SCUOLE E DIGHE

LA COMMISSIONE GRANDI RISCHI INVITA A TENERE ALTA LA GUARDIA: ''NON VOGLIAMO CREARE PANICO, MA NELLA FAGLIA CHE SI È ATTIVATA LO SCORSO AGOSTO LA SEQUENZA SISMICA NON SEMBRA IN ESAURIMENTO. AI PRIVATI CONSIGLIAMO DI CONTATTARE UN INGEGNERE PER CONTROLLARE LA STABILITA' DELLE LORO CASE''


Elena Dusi per ''la Repubblica''
TERREMOTO NEL CENTRO ITALIATERREMOTO NEL CENTRO ITALIA

«Non ci sono evidenze che la sequenza sismica sia in esaurimento ». Le faglie attive dal 24 agosto 2016 - data della disastrosa scossa di Amatrice - «hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (6-7)».

La Commissione Grandi rischi, nella sua relazione per la Protezione Civile, invita a mantenere alta la guardia. «Non possiamo essere rassicuranti » spiega il presidente Sergio Bertolucci. «Ma non vogliamo nemmeno creare panico. Bisogna essere prudenti, e per un cittadino questo potrebbe voler dire ad esempio contattare un ingegnere strutturista per controllare la stabilità della propria casa. Per gli edifici pubblici, l' invito è quello di monitorare in maniera sistematica scuole, ospedali e dighe ».

TERREMOTO CENTRO ITALIATERREMOTO CENTRO ITALIA
Le zone in cui potrebbe ancora verificarsi un terremoto di magnitudo fino a 7 sono quelle attorno alla faglia che corre da nord-ovest a sud-est, tra il Monte Vettore e il Monte Gorzano. Qui, prosegue la Commissione, ci sono aree «che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni ». A preoccupare i sismologi è in particolare il tratto che va da Montereale all' Aquila.

All' Aquila il terremoto del 2009 ha probabilmente già rilasciato l' energia che si era accumulata nel sottosuolo. A Montereale le quattro scosse di magnitudo superiore a 5 di mercoledì potrebbero aver attenuato parte della tensione sotterranea.
terremoto massamartanaTERREMOTO MASSAMARTANA
Ma in mezzo si trova una "lacuna": un' area dove non ci sono state scosse e dove presumibilmente le faglie sono ancora "sotto pressione". 

Lo sciame successivo ai terremoti del 18 gennaio, poi, sta marciando a passo spedito, con una media di 500 scosse al giorno: più di quelle che gli esperti si aspetterebbero.

castelluccio di norciaCASTELLUCCIO DI NORCIA
Il problema della sicurezza, ribadisce la Commissione nella sua relazione, riguarda anche «infrastrutture critiche quali le grandi dighe». Nella zona del sisma ce ne sono tre, nel lago di Campotosto. Il secondo bacino idroelettrico più grande d' Europa, con i suoi 14 chilometri quadri, si trova 10-15 chilometri a est degli epicentri delle forti scosse di mercoledì scorso.

L' Enel venerdì ha ribadito «la totale assenza di situazioni anomale». Ma in caso di terremoto di magnitudo fino a 7, di problemi potrebbero invece sorgerne.
crepe sulle montagne dopo il terremotoCREPE SULLE MONTAGNE DOPO IL TERREMOTO
Le tre dighe sono quelle di Poggio Cancelli, all' estremità nord del lago, quella di Sella Pedicate all' estremità sud e quella di Rio Fùcino, al centro sulla sponda est. Proprio sotto a quest' ultima passa una faglia sismica attiva. «Ipotizziamo che sia capace di generare un terremoto di magnitudo 6.5-6.6» spiega Fabrizio Galadini dell' Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Dal 24 agosto in quella zona non c' erano stati segni di riattivazione della faglia. «Ma le scosse del 18 gennaio sono state molto vicine.

E da allora con la neve è stato impossibile condurre rilievi».
Già il terremoto dell' Aquila nel 2009 sollevò il problema delle dighe di Campotosto. Il rischio è che un sisma possa causare uno smottamento lungo le sponde, creando un "effetto Vajont".
crepe nell asfaltoCREPE NELL ASFALTO

In caso di un crollo imponente e repentino, i 10 metri di distanza tra il livello dell' acqua e la sommità della diga potrebbero non essere sufficienti a contenere un' onda di tsunami. Un' altra eventualità è che il sisma spacchi il terreno in superficie proprio in corrispondenza della diga.

Nel 2009 Eucentre, il Centro europeo di ingegneria di Pavia, pubblicò un rapporto in cui metteva in guardia contro questa eventualità, definita «improbabile » ma «disastrosa», soprattutto per dighe di calcestruzzo come Rio Fùcino. La faglia di Campotosto potrebbe aprire una frattura nel terreno ampia fino a 90 centimetri, provocando, secondo il rapporto, «danni anche gravi che potrebbero determinare una fuoriuscita di acqua».

LA CHAT TRA LA RAGGI E RAFFAELE MARRA: "QUANTO PRENDE TUO FRATELLO?"


I PM ACQUISISCONO IL MESSAGGIO DI ''QUATTRO AMICI AL BAR'' IN CUI IL SINDACO CHIEDEVA NOTIZIE SULLO STIPENDIO DI RENATO MARRA DA CAPO DIPARTIMENTO: SAREBBE LA PROVA CHE L'EX CAPO DEL PERSONALE GESTÌ LA NOMINA IN CONFLITTO DI INTERESSI, NONOSTANTE LA RAGGI DICA ''HO FATTO TUTTO IO'' 

MA LE ALTRE CHAT ''PERSONALI'' DI CUI AVEVA PARLATO FRONGIA NON FINIRANNO AGLI ATTI


Estratto dall'articolo di Valeria Pacelli per ''il Fatto Quotidiano''
raffaele marra virginia raggiRAFFAELE MARRA VIRGINIA RAGGI
QUI SE MAGNA!!!

Per avere informazioni sullo stipendio e sulle norme che regolavano la posizione lavorativa di Renato Marra, il sindaco di Roma Virginia Raggi si rivolgeva al fratello Raffaele, allora capo del Personale e ora in carcere con l' accusa di corruzione (per vicende estranee alla giunta).

È questo uno dei messaggi della chat "Quattro amici al bar" (...) acquisita dalla Procura di Roma dopo il sequestro del cellulare di Raffaele Marra, finito in cella a dicembre con l' accusa di aver acquistato una casa coi soldi dell' imprenditore Sergio Scarpellini: in cambio - secondo i pm Paolo Ielo e Barbara Zuin - il dirigente avrebbe "messo a disposizione" la propria funzione pubblica.

marraMARRA
Al gruppo Telegram al quale si fa riferimento partecipano oltre a Marra e Raggi, anche l' ex capo della segreteria della sindaca, Salvatore Romeo, e l' ex vicesindaco Daniele Frongia.

(...)

RAGGI FRONGIARAGGI FRONGIA
QUI SE MAGNA!!!
Secondo Anac, infatti, alla procedura d' incarico partecipò il fratello Raffaele, anche se fu la Raggi ad assumersi la totale responsabilità della decisione. Ma, per l' Anticorruzione, "tale dichiarazione non è sufficiente per rimuovere il conflitto", proprio perché la nomina fu il frutto di "un' attività istruttoria () svolta dal funzionario in posizione di conflitto di interessi". (...)

E c' è un messaggio nella chat che ha fatto sorgere dei sospetti: quello in cui la Raggi chiede cosa dicono le norme quando un dipendente del Comune cambia fascia professionale: il caso che innesca la "curiosità" del sindaco è quello di Renato Marra, da anni graduato della Polizia municipale, che aveva fatto domanda per diventare comandante dei vigili (fascia 5).
RENATO MARRARENATO MARRA

Poi, per non creare imbarazzi vista la presenza del fratello al Personale, vi aveva rinunciato, accettando un ruolo inferiore di fascia 3 (al Turismo). A rispondere è il fratello Raffaele, che invia alla sindaca le foto dei riferimenti normativi. Lì la Raggi si informa pure del livello retributivo. Identica la risposta di Marra: è stabilito per legge.

Secondo gli investigatori questo potrebbe essere - ma è un' ipotesi da verificare - un elemento che prova come la nomina di Renato sia stata gestita anche da Raffaele. (...)

Fonte: qui

virginia raggi in auto con daniele frongiaVIRGINIA RAGGI IN AUTO CON DANIELE FRONGIA
QUI SE MAGNA!!!

sabato 21 gennaio 2017

CARLA RUOCCO A DAVOS - ''LA FINANZA NON È UN CRIMINE''

CARLA RUOCCO PARTECIPA AL CONVEGNO CON IL GOTHA DEL CAPITALISMO. MA I LUOGHI TIPO TRILATERAL E BILDERBERG NON ERANO TANE DEL DEMONIO?
''SONO INTERESSATA AL TEMA DELLA POVERTÀ(TRA I RICCHISSIMI USURAI???), QUI È UN TEMA CENTRALE, NON CAPISCO LA VOSTRA SORPRESA''. MA IL SUO NOME NON ERA NEL PROGRAMMA UFFICIALE.


Alessandro Barbera per ''la Stampa''

carla ruocco beppe grilloCARLA RUOCCO BEPPE GRILLO
Carla Ruocco esce dal dibattito fra Mario Monti e il Cancelliere inglese Hammond con fare sicuro. Nota i cronisti al varco e alza le spalle: «Sono interessata al tema della povertà. So che qui è un tema centrale, non capisco la vostra sorpresa». La prima volta dei Cinque Stelle a Davos ha le sembianze di un' ambiziosa commercialista napoletana fasciata in un tailleur nero.

Se non si trattasse del Movimento di Beppe Grillo, in effetti nella presenza della Ruocco non ci sarebbe nulla di strano. Nei corridoi del World Economic Forum si mescolano da più di quarant' anni imprenditori e banchieri, politici e attori. Peccato che Grillo e i suoi abbiano costruito una violenta e solida retorica contro tutti i summit internazionali, si tratti della Trilateral o del Bildenberg, di Davos o del G20. «Mondo cane, mondo fame», titolava nel 2012 un post del leader dedicato proprio all' evento organizzato da Klaus Schwab.

carla ruocco a davosCARLA RUOCCO A DAVOS
 L' invito alla Ruocco è evidentemente un segno dei tempi, così come lo era stato il tentativo di essere ammessi al gruppo dei moderati dell' Alde al Parlamento europeo. L' unico precedente pubblico di contaminazione dei Cinque Stelle con il mondo degli affari risale a due anni fa, quando il Forum Ambrosetti ospitò a Cernobbio il fondatore Casaleggio.

carla ruocco a davos 3CARLA RUOCCO A DAVOS 3
Della Ruocco nel programma ufficiale non c' era traccia. L' organizzazione del Forum l' ha invitata per un dibattito fuori sacco sui populismi. Nella piccola sala ci sono il conservatore inglese Adam Holloway e il padre del populismo europeo, il finlandese Timo Soini, nel frattempo diventato ministro degli Esteri di Helsinki.

«Il nuovo mercato del lavoro taglia molti posti di lavoro. La soluzione è il reddito di cittadinanza. Non è assistenzialismo, bensì una tutela contro la povertà». La Ruocco parla un inglese lento e scolastico ma tutto sommato migliore di molti politici di governo italiani. Alla domanda se abbia senso una simile misura solo in un Paese, si lascia scappare un auspicio europeista: «Beh, sarebbe necessario un approccio condiviso».
carla ruocco a davos 2CARLA RUOCCO A DAVOS 2
Su alcuni temi appare sfuggente, pronta con frasi fatte.

Sui migranti, ad esempio: «Quando arrivano su un territorio creano ovviamente difficoltà alla gente del luogo ma questo viene strumentalizzato da alcuni che non danno soluzioni. Io credo che il problema vada analizzato alla radice per trovare soluzioni».
Nonostante le domande insistite, resta un mistero a che titolo la Ruocco sia volata a Davos. Lei rivendica la sua autonomia, e sottolinea di partecipare da tempo a incontri con il mondo delle banche.

«Fare finanza non è mica un crimine. Io sono contraria semmai a chi fa speculazione». E' accaduto poche settimane fa, quando fu invitata ad una cena con Mediobanca e altri investitori stranieri, curiosi di capire chi ci sia dietro alle Cinque Stelle di Grillo.
Il Movimento nega recisamente di essere stato messo al corrente del viaggio, eppure è strano immaginare che uno fra i più noti deputati possa aver fatto una scelta del genere senza autorizzazione. C' è poi un altro dettaglio che lascia perplessi: qualche settimana fa si era sparsa la voce di un possibile arrivo a Davos del leader Luigi Di Maio, poi smentito.

carla ruocco a davos 1CARLA RUOCCO A DAVOS 1
Sembra di assistere in piccolo al caso di Anthony Scaramucci, il banchiere di Wall Street apparso al Forum in vece di Trump ma senza alcuna investitura ufficiale. Chi frequenta il mondo M5s dice con una punta di malizia che il paragone non regge, perché fra la Ruocco e Di Maio non correrebbe buon sangue. I partiti, si sa, non sono mai dei monoliti e il leader dei Cinque Stelle è pur sempre Beppe Grillo.
carla ruoccoCARLA RUOCCO
Twitter @alexbarbera

Fonte: qui

Consiglio Ue, limiti a giudici politici

'Italia regoli conflitto interessi dei magistrati che divengono dei parlamentari'


(ANSA) - ROMA, 19 GEN - L'Italia deve introdurre leggi che pongano limiti più stringenti per la partecipazione dei magistrati alla politica, e mettere fine alla possibilità per i giudici di mantenere il loro incarico se vengono eletti o nominati per posizioni negli enti locali. È una delle dodici raccomandazioni contenute nel rapporto di Greco, organo anti corruzione del Consiglio d'Europa, approvato il 21 ottobre scorso e reso pubblico oggi. Il Consiglio chiede poi all'Italia di introdurre norme "chiare e applicabili" per regolare "la spinosa questione" del conflitto d'interessi dei parlamentari.


Ancora, occorrono più misure e strumenti per assicurare l'integrità dei membri delle commissioni tributarie. Nonostante negli ultimi anni l'Italia abbia fatto "passi decisivi" per combattere la corruzione, secondo l'organismo ci sono ancora diversi problemi da risolvere tra cui "l'allarmante" numero dei processi penali non conclusi a causa della prescrizione.

Processo rating: pm di Trani chiede condanne per Standard&Poor's, ex presidente e analisti

"Contro di loro un bazooka fumante": richiesta una sanzione da 4,647 milioni di euro per la società, 2 anni di reclusione per Deven Sharma e 3 anni per gli altri. L'azienda: "Le nostre analisi solide e coerenti"

TRANI - Nel gennaio 2011 l'Italia, "se si guardano i dati di bilancio, stava messa meglio di tutti gli altri Stati europei", ma da parte di Standard&Poor's, con il declassamento del rating del nostro Paese di due gradini (da A a BBB+), ci fu "la menzogna, la falsificazione dell'informazione fornita ai risparmiatori", con la quale fu messo "in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano". Per questo motivo la Procura di Trani ha chiesto la condanna per manipolazione del mercato di cinque imputati, tra analisti e manager della società di rating.

Due anni di reclusione e 300mila euro di multa per Deven Sharma, all'epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; tre anni e 500mila euro di multa ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l'Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per Standard e Poor's è stata chiesta anche la sanzione di 4,6 milioni. Gli imputati sono accusati di aver emesso "intenzionalmente" ai mercati finanziari - tra maggio 2011 e gennaio 2012 - quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull'affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento adottate dal governo per "disincentivare l'acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore".

L'ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell'Italia di due gradini. Nella lunga requisitoria, durata circa otto ore, il pm Michele Ruggiero ha spiegato anche il movente dell' "accanimento" di S&P. "Il rapporto di consulenza contrattuale tra S&P e lo Stato Italiano - ha rilevato - cessa nel 2010, dopo 17 anni, e nel 2011 Standard & Poor's si scatena contro l'Italia con declassamenti a catena: come vogliamo chiamarle queste se non ritorsioni!".

A sostegno delle sue tesi, il pm ritiene di aver raccolto la "confessione del crimine commesso" e di aver trovato "non la pistola fumante, ma il bazooka fumante". Ruggiero ricorda al tribunale la conversazione telefonica, intercettata durante le indagini, tra l'allora AD per l'Italia di S&P, Maria Pierdicchi e Deven Sharma. Colloquio che - a giudizio del pm - "è la confessione del comportamento criminoso di S&P sul doppio downgrade dell'Italia". Nella telefonata Pierdicchi dice che "alcuni analisti - spiega il magistrato - non hanno le capacità adeguate per poter gestire il rating sovrano dell'Italia", e ritiene che "c'è bisogno di persone più senior".
"Questa - ha insistito - non è la pistola fumante, è un bazooka fumante che si salda con la mail di Renato Panichi", il responsabile per gli istituti di credito di S&P che in una mail interna inviata poche ore prima del doppio downgrade aveva criticato i giudizi degli analisti di S&P sull'affidabilità del sistema creditizio italiano contestando loro di aver espresso giudizi contrari alla realtà sulle banche. "Parole dure come macigni", quelle del pm Ruggiero, secondo il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, per il quale "il comportamento illecito di S&P è l'ennesima conferma di un vero e proprio colpo di Stato perpetrato contro il governo guidato da Silvio Berlusconi".

Una freccia nell'arco della difesa è la decisione della Consob di non sanzionare la società di rating. "La Consob - sostiene invece la Procura - non ha sanzionato S&P perché è stata castrata, neutralizzata, sterilizzata, in quanto non le è stata data la possibilità di chiudere in procedimento amministrativo perché non le sono state date le carte, nemmeno da S&P". 

Nonostante ciò e i danni che - secondo l'accusa - i giudizi di S&P hanno prodotto all'Italia, Consob, ministero dell'Economia e Bankitalia non si sono costituite parte civile al processo(perchè gestite da corrotti ed incapaci!!!).

Standard&Poor's affida a una nota la propria replica: "Nessuna di queste accuse è stata dimostrata da prove degne di questo nome. Nessun testimone, neanche quelli del pubblico ministero, hanno avvalorato queste tesi. Inoltre, le udienze hanno ripetutamente dimostrato che le analisi di Standard & Poor's sono state coerenti con le valutazioni pubblicate dalla Banca d'Italia e dalle maggiori istituzioni sovranazionali, e più volte hanno mostrato la solidità dei nostri processi di rating".

"Le accuse contro Standard & Poor's - prosegue la società - si basano su una cattiva interpretazione del normale dibattito analitico, fondamentale per il nostro processo di rating, e da una visione revisionista delle difficoltà macro-economiche in cui versava l'Italia durante la crisi dei paesi dell'Unione europea. Siamo fiduciosi che la Corte ci darà ragione, scagionando Standard & Poor's e i  suoi dipendenti". Si torna in aula il 25 gennaio per le arringhe.

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