9 dicembre forconi

martedì 17 gennaio 2017

ESPOSTO - DENUNCIA DI ANTONIO PAPPALARDO SULL'ARRESTO DI OSVALDO NAPOLI

REPARTO OPERATIVO CARABINIERI ROMA
ESPOSTO - DENUNCIA
Io sottoscritto, Antonio PAPPALARDO, Generale dei Carabinieri (ris.), nato a Palermo, il XX.XX.19XX, residente in xxxxxxxx, via XXXXXXXXX,  denuncio quanto segue:
  • Il 13 gennaio 2017 il quotidiano “La stampa” ha pubblicato online un articolo dal titolo “Aggressione a Osvaldo Napoli: 5 Forconi rischiano il processo”, in cui è scritto che:
  • la Procura della Repubblica di Roma ha notificato ieri l’avviso di conclusione indagine per l’accusa di violenza privata;
  • un blitz, una iniziativa, che in molti definirono come “inquietante”, potrebbe presto finire davanti ad un giudice del tribunale di Roma;
  • l’iniziativa di un gruppo di attivisti del Movimento “9 Dicembre Forconi” di circa un mese fa in piazza Montecitorio, quando aggredirono e inscenarono il finto arresto dell’ex parlamentare Osvaldo Napoli, potrebbe essere al centro di un processo penale;
  • si tratta dell’atto che di norma precede la richiesta di rinvio a giudizio. Una inchiesta lampo, quella condotta dal PM Sergio Colaiocco, che ha coordinato l’attività di DIGOS e Carabinieri del Reparto Operativo;
  • Desidero esprimere il mio apprezzamento alla Procura della Repubblica di Roma, alla DIGOS e al Nucleo Operativo dei Carabinieri per la celerità con cui sono state condotte le indagini sull’aggressione di cui sono stato vittima”, ha commentato l’ex parlamentare aggredito;
  • in base a quanto ricostruito dagli inquirenti, quell’azione messa in atto a pochi metri dalla Camera dei Deputati vide coinvolte almeno 5 persone;
  • l’obiettivo non era specificamente Osvaldo Napoli, ma sostanzialmente gli attivisti cercavano un politico da “arrestare”;
  • gli inquirenti hanno individuato i 5 autori, ma gli accertamenti proseguiranno al fine di individuare
tutti i soggetti che hanno avuto un ruolo attivo nel blitz;
  • contestualmente alla chiusura dell’indagine, il PM ha proceduto alla richiesta di archiviazione per manifesta infondatezza di un esposto presentato pochi giorni prima dell’azione dall’ex generale dei Carabinieri, Antonio Pappalardo, in qualità di Presidente dell’Associazione “Movimento per la Liberazione d’Italia” e da Danilo Calvani, Presidente dall’Associazione “9 Dicembre – Forconi”, secondo i quali, dopo la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Consulta sulla legge elettorale, i parlamentari debbono essere considerati gli usurpatori di potere e quindi decadere;
  • la posizione di Pappalardo resta comunque al vaglio degli inquirenti rispetto al blitz del 14 dicembre, perché in base all’informativa della polizia giudiziaria, sarebbe arrivato in piazza Montecitorio pochi minuti dopo l’azione e avrebbe fornito dichiarazioni a sostegno dei fermati agli agenti del Commissariato Trevi-Campo Marzio nelle ore successive al fermo, e postando su facebook messaggi in cui dichiarava legittimo il blitz;
  • la notizia, data dal quotidiano “La stampa”, prima che ne fosse data comunicazione agli interessati, è una grave violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione che tutela la dignità del cittadino e degli esseri umani nella parte in cui si sancisce che:
  1. la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità;
  2. tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali;
  3. è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese;
  • nel momento in cui, come ormai è d’uso da parte di alcuni uffici giudiziari, si da in anticipo la notizia alla stampa, senza che gli interessati possano intervenire ed opporre tempestivamente le loro considerazioni, così esponendo le loro persone a pubblica negativa valutazione, si commette un grave abuso, prassi che questo regime, che sta crollando, perpetua, per bloccare, con la complicità di taluni magistrati, qualsivoglia tentativo di ripristino della libertà, democrazia e legalità della parte più sana del popolo italiano in un contesto socio-politico ormai devastato dalla corruttela politica e dalla collusione con le organizzazioni mafiose e i centri di potere lobbistico occulti;
  • sarà cura del popolo sovrano individuare norme che facciano cessare questa prassi insana, responsabilizzando direttamente i Capi delle Procure della Repubblica di ogni fuga di notizie, per cui costoro risponderanno personalmente degli illeciti commessi sia sul piano penale che civile;
  • la grave insinuazione a carico della mia persona “la posizione di Pappalardo resta comunque al vaglio degli inquirenti rispetto al blitz del 14 dicembre, perché in base all’informativa della polizia giudiziaria, sarebbe arrivato in piazza Montecitorio pochi minuti dopo l’azione e avrebbe fornito dichiarazioni a sostegno dei fermati agli agenti del Commissariato Trevi-Campo Marzio nelle ore successive al fermo, e postando su facebook messaggi in cui dichiarava legittimo il blitz”, si pone in un contesto di attività persecutorie portate avanti da anni da questo regime, con la collaborazione di taluni comandi e uffici di polizia, per reprimere la mia contestazione di un sistema politico perverso e abusivo, che ha assunto ormai tutte le caratteristiche di un regime dittatoriale;
  • tale insinuazione è una grave intimidazione alla mia persona per farlo desistere da una attività più che legittima e sacrosanta di fronte ai gravi delitti che oggi governanti e parlamentari commettono ogni giorno in dispregio di ogni norma costituzionale e di legge;
  • in passato questo regime ha cercato di tapparmi la bocca in vari modi:
  1. nel 1993 mi ha processato per diffamazione perché avevo affermato la più ovvia della verità e cioè che “il Comandante Generale dell’Arma non può essere nominato dalle segreterie dei partiti”. Il processo/farsa si è concluso dopo cinque anni, in Cassazione, con la mia più piena assoluzione. Ma nessuno ha pagato per quel processo farsa, né i magistrati, né lo Stato, né gli Ufficiali dei Carabinieri, che lo hanno innescato, e non sono stato risarcito né sul piano morale, né su quello civile, né mi è stato corrisposto alcun indennizzo per le rilevanti spese giudiziarie sostenute;
  2. nel 2000 sono stato tacciato di essere un golpista da questi politici fasulli e dai giornalisti prezzolati e venduti. In appena tre mesi la Procura Militare della Repubblica (con grande coraggio e ponendosi contro un sistema che mi voleva “morto”) ha archiviato il procedimento perché del tutto insussistente. Il Procuratore Intelisano mi confidò che lo avevano invitato a tenermi sui “carboni ardenti”, per diversi mesi, per neutralizzarmi. Ma lui si è opposto, con alto senso della giustizia, a questo ignobile linciaggio. Non altrettanto è accaduto con la Procura ordinaria della Repubblica di Roma che, da me esortata, una volta archiviata l’assurda accusa nei miei confronti (ero Presidente del COCER e potevo tranquillamente criticare il governo D’Alema) a perseguire i miei detrattori e diffamatori (allego le volgari e assurde offese contro la mia persona):
  1. ha chiesto l’archiviazione dicendo che i parlamentari non avevano alcuna colpa perché avevano diffuso le diffamazioni riportate in tutti i giornali; i giornalisti non ne rispondevano perché avevano rilevato la notizia dall’ANSA (manovrata, come poi si è saputo, dal Comando Generale dell’Arma e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri); l’ANSA non era imputabile perché aveva ricevuto la notizia da Dio. Una vergogna e un atto grave che ha ignorato tutte le sentenze della Cassazione sul reato di diffamazione a mezzo stampa, così rilevando lo scarso senso della giustizia che hanno taluni magistrati, privi di ogni autonomia e indipendenza rispetto al potere politico;
  2. non ha inteso verificare la terribile testimonianza di due Appuntati dei carabinieri che, trovandosi fuori dal Senato, che stava approvando la legge di riordino dei Carabinieri, avevano sentito distintamente (dichiarazione allegata), assumendosi ogni responsabilità, un senatore della Repubblica (poi identificato per Ludovico Corrao del Partito democratico) dire al suo telefonino le seguenti parole: “Metta sul tavolo del Presidente. Il Colonnello Pappalardo ha dichiarato: “Lo Stato siamo noi. Il Cocer: fonderemo il nuovo Stato”, parole riportate pari pari sul comunicato ANSA, uscito due ore dopo. Era chiaro il complotto contro la mia persona. Chi era quel farabutto di Presidente che doveva essere avvisato che la legge sul riordino dei Carabinieri era stata approvata dal Senato, per poi innescare il falso golpe a mio carico? Non lo sapremo mai perché il PM non ha inteso, nonostante la richiesta dei miei legali, di rilevare i relativi dati dai tabulati telefonici. Non è così che si fa giustizia! E’ una vergogna, al quale il popolo sovrano saprà porre rimedio;
  1. nel 2011, nel momento in cui difendevo gli interessi del popolo lampedusano, lasciato solo dal governo Berlusconi, durante l’invasione biblica dell’isola da parte dei tunisini che fuggivano dal Ben Alì e dai suoi accoliti, sono stato accusato di aver usato la “voce vibrante”, senza alcun tono minaccioso, nei confronti del locale sindaco, che non si occupava dei suoi conterranei, reato che non esiste nel codice penale. Il processo è durato 5 anni e alla fine sono stato prosciolto pienamente. Anche in questo caso nessuno ha pagato, né la DIGOS che ha inviato l’informativa di reato fasulla, né i Carabinieri, né la magistratura che si è inventato il processo, né lo Stato;
  • come purtroppo accade ed è accaduto negli ultimi 40 anni in danno di centinaia di migliaia di cittadini che, processati per reati inesistenti e poi assolti, sono stati rovinati e qualcuno si è pure suicidato, la giustizia in Italia fa acqua da tutte le parti. E’ tempo di intervenire! Il popolo sovrano deve bloccare i processi farsa, rivisitare i cosiddetti processi “politici”, inventati da taluni funzionari di polizia e magistrati, complici di questo regime che va al più presto seppellito, in rispetto delle leggi penali;
  • oggi si sta cercando di iniziare un nuovo processo farsa contro la mia persona. Ma oggi non sono solo. C’è un popolo che mi conosce e mi apprezza, pronto ad entrare in azione per far rispettare la giustizia, la legalità, la democrazia e la dignità delle persone;
  • in merito ai fatti narrati a loro modo dagli uffici della DIGOS di Roma, che dovranno rispondere delle false informazioni riferite alla magistratura, faccio presente da Ufficiale dei Carabinieri, abituato per 40 anni a inviare referti informativi puntuali e precisi, con dati tutti verificabili che:
  1. il 18 novembre 2016, ho inviato a tutte le Procure della Repubblica d’Italia, quale Presidente del Comitato dei Saggi del “Movimento Liberazione Italia”, insieme a Danilo Calvani, Presidente del Movimento “9 Dicembre – Forconi”, una denuncia a carico dei governanti e parlamentari tutti abusivi dal gennaio 2014 a seguito della ben nota sentenza della Corte Costituzionale. All’epoca non facevo parte del Movimento dei Forconi e nemmeno del Movimento Liberazione Italia, limitandomi, quale saggio, a dare il mio contributo di pensiero alle giuste rivendicazioni di un popolo affamato e avvilito. Quindi la denuncia non è stata presentata qualche giorno prima della cosiddetta presunta aggressione, come attesta falsamente la DIGOS, almeno come scrive il giornalista della Stampa, ma ben un mese prima;
  2. non avendo avuto alcuna risposta dalla magistratura, atteso il fatto che dopo l’esito referendario del 4 dicembre contro questo regime, gli abusivi rimanevano al potere, abbiamo deciso di fare sit-in di protesta in varie piazze d’Italia ad iniziare dal 12 dicembre per 5 giorni;
  3. a Roma il sit-in si è tenuto a piazza dell’Esquilino, dove la Questura di Roma ci ha autorizzati a permanere solo per due giorni per inspiegabili motivi di ordine pubblico, così facendo accrescere una tensione fra i manifestanti, per motivi che vanno ricercati;
  4. abbiamo chiesto alla Questura, tramite Giuseppe Pino, Presidente del SUPU, organismo sindacale, di continuare la nostra protesta nella piazzetta del Parlamento, di fronte a palazzo Montecitorio il 14 dicembre;
  5. la Questura di Roma, in modo altrettanto inspiegabile, con evidenti intenti di far crescere la tensione fra i dimostranti, non ci ha concesso nemmeno questa piazzettta, per cui il 14 dicembre un centinaio di persone, giunte sul posto, sono state invitate ad allontanarsi per la mancata concessione;
  6. sono rimasto nella piazzetta da solo con il Commissario che dirigeva il servizio di ordine pubblico il quale ad un certo punto mi ha detto: “Allora Generale, che facciamo, ce ne andiamo?”. Gli ho risposto: “Certo, qui non ci sono black-block. Non ci avete dato la piazza. Tutti a casa”;
  7. è stato in quel momento che si è sentito un gran vociare provenire dalla strada posta sul lato sinistro per chi guarda Palazzo Montecitorio. Sia io che il commissario ci siamo portati di corsa sul posto;
  8. qui ho sentito alcuni dei Forconi gridare all’indirizzo di un deputato, che si era tentato di arrestare in quanto abusivo sulla base delle denuncia del 18 novembre, accantonata dalla Procura della Repubblica di Roma;
  9. come si può ben rilevare dai filmati ho invitato gli autori del gesto a consegnare l’arrestato alla polizia giudiziaria, sulla base del codice di procedura penale;
  10. il Vice Questore, dirigente del Commissariato di polizia Trevi-Campo Marzio, mi ha chiesto se stavo difendendo i Forconi. Ho risposto affermativamente. Mi ha pregato di fornire la mia collaborazione per portare il tutto alla calma e di portarci al vicino Commissariato. Ho convinto i Forconi ad aderire;
  11. lì ho appreso che si era cercato di arrestare Osvaldo Napoli, che non era nemmeno parlamentare in carica. Costui però aveva tratto in inganno i Forconi perché aveva millantato di godere di immunità. Perché egli si è ammantato di una garanzia costituzionale, ben sapendo che non era più un parlamentare in carica? Si è forse spaventato che sarebbe stato di lì a poco consegnato ai Carabinieri? Cosa temeva che i Carabinieri scoprissero addosso alla sua persona o nella sua borsa?;
  12. a questo punto mi sarei aspettato che i funzionari di polizia procedessero contro i Forconi che avevano sbagliato nel cercare di arrestare une persona che non era fra quelle da fermare;
  13. invece il suddetto Vice Questore mi ha preso in disparte e mi ha detto che era stato solo un gesto dimostrativo e che tutt’al più i forconi avrebbero potuto rispondere di omessa comunicazione alle autorità della manifestazione svolta, una mera contravvenzione, che sarebbe poi caduta in giudizio;
  14. la celerità, insolita, con cui si è conclusa l’indagine a carico dei 5 forconi per violenza privata (appena 20 giorni), peraltro apprezzata dalla presunta vittima, anche lei rimasta colpita da tale procedura mai attuata in alcuna Procura d’Italia, fa chiaramente intendere che c’è da parte della Procura della Repubblica di Roma un tentativo di coprire le ben più gravi responsabilità a carico dei governanti e parlamentari che non si intendono indagare;
  15. contemporaneamente lo stesso PM ha chiesto l’archiviazione della nostra denuncia, che avrebbe richiesto ben altro magistrato e ben più profonde valutazioni;
  16. non va peraltro sottaciuto che lo scrivente, per confortare la denuncia del 18 novembre, ne ha presentata un’altra direttamente nelle mani del Procuratore della Repubblica di Roma, dott. Pignatone, il 15 dicembre, il giorno dopo la presunta aggressione, originata dal millantato credito di Osvaldo Napoli, per motivi che vanno ricercati. La denuncia (in allegato), più circostanziata, è a firma sempre di Danilo Calvani e di Antonio Pappalardo, Presidente del Comitato dei Saggi;
  17. il dott. Pignatone ha promesso approfonditi personali, accertamenti, che alla fine non sono stati svolti, essendosi preferito affidare le verifiche ad un Sostituto Procuratore. Eppure di mezzo c’è addirittura il Capo dello Stato, la cui posizione processuale - fatto che in questi giorni ho ribadito senza tema anche in varie interviste televisive - è la più sconvolgente, per quanto si dirà appresso;
  • a tal proposito va detto che qualche giorno prima della fine del 2016, il Comitato per la Legalità, costituitosi in ambito “9 Dicembre – Forconi” e sostenuto da diversi Movimenti di Liberazione popolari, in nome e per conto del Popolo Italiano, ha inviato una lettera aperta al Capo dello Stato (atto in allegato) in cui si sono poste al Presidente della Repubblica alcune domande, alle quali lui avrebbe dovuto dare risposte chiare ed esaurienti nel suo discorso di fine anno:
  1. Ci vuole spiegare come ha potuto nel gennaio del 2014 giudicare incostituzionale, come membro della Corte Costituzionale, la legge cosiddetta “Porcellum”, che ha eletto il parlamento in carica, e il 3 febbraio del 2015 accettare l’elezione a Capo dello Stato dallo stesso Parlamento, da lei delegittimato? Al di sopra delle leggi degli uomini, esiste la legge morale, della coerenza e della linearità dei comportamenti. Soprattutto esiste il senso dell’etica delle Istituzioni”
  2. Da un quotidiano apprendiamo che suo padre è stato indicato da un pentito di mafia, giudicato pienamente attendibile dalla Corte d’Appello di Trapani, uomo d’onore della famiglia di Castellammare del Golfo”;
  3. Apprendiamo, altresì, che il suo nome compare negli elenchi telefonici di agende e rubriche di logge massoniche collegate con la mafia, scoperti a seguito di perquisizioni della polizia, logge che la Corte d’Assise di Trapani ha sentenziato essere infestate da elementi mafiosi, nell’ambito del processo Rostagno, che poco prima di essere ucciso, stava indagando proprio su queste logge”;
  4. Tutto ciò è vero o è falso?”;
  5. Il Popolo italiano non può rimanere nel dubbio. La magistratura si deve sbrigare a dare esaurienti risposte”;
  6. Se tutte queste accuse fossero vere, come ha potuto accettare l’elezione a Capo dello Stato, senza comprendere che sarebbe stato esposto a ignobili ricatti, compromettendo così la stessa stabilità dello Stato, in cui Cittadini onesti e Carabinieri, Poliziotti e Militari credono fermamente e che difendono a viso aperto e a testa alta!”.
  • a queste domande Sergio Mattarella non ha inteso rispondere. Né la magistratura ha inteso restituire piena credibilità e affidabilità alla Massima carica dello Stato;
  • si cerca, come nella vicenda delle trattative fra Stato e Mafia, di minimizzare il tutto, minacciando i magistrati inquirenti e i cittadini che non intendono più tollerare abusi di ogni genere da parte di chicchessia, di rappresaglie;
  • ma il popolo, sovrano, non è più disposto a subire. Si può anche tollerare che i governi negli ultimi anni con politiche sociali ed economiche stolte abbiano affamato il popolo e sottratto ad esso la sovranità in ogni settore, ma non che il Capo dello Stato, il Capo del Governo, i Ministri e i Parlamentari siano abusivi da oltre tre anni, contro ogni norma dello Stato di diritto e che un PM si permetta di chiudere sbrigativamente una inchiesta che prevede delitti contro la personalità dello Stato, con pene sino all’ergastolo;
  • ecco perché il 2 gennaio 2017 il Popolo sovrano ha emesso l’Ordine di Cattura Popolare, che il 4 gennaio successivo è stata inviata con lettera del Movimento “9 Dicembre – Forconi” a tutti i Comandi e gli Uffici di Polizia (atti allegati), che ho firmato come portavoce del suddetto Movimento di cui condivido oggi pienamente tutte le sue iniziative di protesta, purché pacifiche, ordinate e nel rispetto della legge;
  • certo fa male apprendere che il Comandante Generale dell’Arma e taluni vertici militari siano stati prorogati da questo governo di abusivi e che abbiano accettato, assumendosi ogni responsabilità di fronte ad un popolo, che, attesa l’assenza dei massimi organi istituzionali perché delegittimati, è costretto a riprendere tutti i poteri dello Stato, sulla base dell’art. 1 della Carta Costituzionale, che attribuisce solo al popolo la sovranità, limitata nell’esercizio solo quando però vi sono organi legittimi, che la possono esercitare nelle sue varie espressioni, legislativa, esecutiva e giudiziaria;
  • la proroga del Comandante Generale e di taluni vertici militari è tanto più grave laddove si consideri che:
  1. il governo che ha deliberato la proroga è abusivo;
  2. le proroghe sono state approvate violando quanto espressamente prevede la legge Madia sui collocamenti a riposo per raggiunti limiti di età e sono l’inequivocabile segno che il Paese è governato da una classe politica che non si fa alcuno scrupolo né della legge, né di spingere importanti istituzioni, come le Forze Armate e in particolar modo l’Arma dei Carabinieri verso uno stato di illegalità evidente, applicando sistematicamente pesi e misure differenti in una logica perfettamente rispondente al modus operandi che ha caratterizzato gli ultimi 60 anni della Repubblica: le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici;
  3. la Pinotti proponendo queste proroghe ha dimostrato ancora una volta l’inadeguatezza a ricoprire l’incarico di Ministro della Difesa. Di recente ha proposto e ottenuto la proroga di un generale, colpito dai limiti di età, mantenendolo contrariamente alla legge, nel suo duplice incarico di Presidente del COCER e di Direttore Generale della Direzione Generale del Personale Militare. E’ come se Marchionne fosse contemporaneamente Amministratore unico della FIAT e Segretario Generale della CGIL. L’Italia è ormai diventata la Repubblica della banane;
  4. questa casta politica tende sempre più a sottrarsi alla legge: si permette di prorogare un Comandante Generale, che viene indagato dai suoi stessi Carabinieri, per un grave reato commesso. Come possono lavorare questi Carabinieri? In quali condizioni possono indagare? Viene inevitabilmente alla mente la frase del marchese del Grillo: “IO SONO IO E VOI NON SIETE UN CAZZO!”, ovviamente riferita al Popolo Italiano e ai laboriosi Carabinieri, che sono la sua espressione più genuina e autentica;
  5. mi auguro che i generali Del Sette, Graziano e Errico, in uno scatto di orgoglio militare, si dimettano immediatamente, rifiutandosi di identificarsi in un Governo di abusivi;
  6. non va, peraltro, ignorato il contenuto dell’art. 4, ultimo comma, della legge 382 del 1978, “Nuove norme di principio sulla disciplina militare”, che sancisce che il militare, al quale viene impartito un ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni dello Stato o la cui esecuzione costituisce comunque manifestamente reato, ha il dovere di non eseguire l’ordine. Come si può obbedire a governanti, parlamentari, ministri, Comandante Generale e Vertici Militari abusivi, prorogati con atto che si pone contro la legge?
  7. lo Stato non esiste più e i magistrati che tendono a censurare coloro che intendono ripristinare libertà, legalità e democrazia, sono da ritenere complici di un disegno eversivo che va individuato e punito nelle forme e nei modi previsti dalle leggi.
Il Comitato per la Legalità, al fine di sottrarre l’Arma dei Carabinieri al condizionamento politico, proporrà al Popolo sovrano l’allegata proposta di legge, restituendole quella dignità istituzionale che le apparteneva sin dalla sua nascita. E ciò perché solo il connubio Forze Armate, Carabinieri, Forze di Polizia e Popolo porterà in Italia libertà, legalità e democrazia.
Si chiede pertanto alla parte sana della magistratura e alle forze militari e di polizia, non condizionate da questi abusivi, di porsi al fianco del Popolo Sovrano, perseguendo tutti coloro che stanno compromettendo la sovranità popolare con accordi internazionali ben noti, così compiendosi gravissimi delitti contro la personalità dello Stato, come da più parti paventato.
Quale compositore musicale ho composto un requiem, eseguito nel Teatro Bellini di Catania, che termina con le seguenti parole, tratte dal libro l’Ecclesiastico del Vecchio Testamento:
Noli quaerere fieri iudex, nisi valeas virtute irrumpere iniquitate”.
Non cercare di fare il giudice, se non sei capace di sradicare le ingiustizie”.
Questa esortazione è rivolta alla Procura della Repubblica di Roma e a tutte le magistrature d’Italia, affinché sia fatta piena giustizia in una vicenda in cui l’unica vittima è il Popolo Italiano, che è stato devastato nei suoi sentimenti, nei suoi valori, nella sua dignità!


Antonio Pappalardo

lunedì 16 gennaio 2017

Messico: spara in discoteca, 4 morti uno é italiano

Località turistica Playa del Carmen, durante festival musicale

Ansa- Un uomo armato ha ucciso almeno 4 persone e ferito altre nove facendo irruzione in un club a Playa del Carmen, località turistica messicana sull'oceano Atlantico.  Il procuratore generale dello stato di Quintana Roo, Angel Pech Cen, ha confermato che c'è un italiano fra le vittime dell'attacco armato contro la discoteca Blue Parrot a Playa del Carmen. Si tratta di Daniel Pessina, secondo fonti locali. Le vittime della sparatoria, ha riferito il procuratore, sono quattro: due canadesi - probabilmente membri della sicurezza del locale - un italiano e un colombiano.
Le autorità messicane escludono il terrorismo per la sparatoria nella discoteca di Playa del Carmen che ha causato la morte di almeno 4 persone, tra le quali l'italiano Daniel Pessina. Lo si apprende da fonti locali. La pista è quella di un regolamento di conti tra criminali. 


Ancora incerta la dinamica dell'attacco armato. Angel Pech Cen, procuratore dello stato di Quintana Roo - dove si trova Playa del Carmen- ha escluso che si sia trattato di un attacco terroristico, mentre Cristina Torres, sindaco della località, ha detto alla stampa che la polizia ha fermato quattro persone nelle ore seguenti alla sparatoria. Torres ha sottolineato che una delle ipotesi esaminata dai responsabili dell'inchiesta è che si sia trattato di un cliente del Blue Parrot che ha sparato nel locale dopo essersi rifiutato di pagare il conto, ma non si esclude la possibilità di un legame con reti del narcotraffico.


Il club, il Blue Parrot, stava ospitando un evento del festival musicale Bmp. Sui social network si moltiplicano i messaggi, le foto e i video ripresi dai turisti che si trovano a Playa del Carmen, molti per seguire per il festival di musical elettronica Bpm. "Qualcuno è entrato nel club a Playa del Carmen e ha cominciato a sparare, 4-5 morti e molti feriti. Restate nei vostri fottuti alberghi se siete qui per il Bpm", ha scritto su Twitter il DJ scozzese Jackmaster, che partecipava alla serata di chiusura del festival nel locale Blue Parrot.

GLI 8 SUPER RICCHI DEL PIANETA HANNO LA STESSA RICCHEZZA DI 3,6 MILIARDI DI PERSONE!


PER IL RAPPORTO OXFAM, SONO LE MULTINAZIONALI E I RICCHI AD ALIMENTARE LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI, ATTRAVERSO ELUSIONE E EVASIONE FISCALE(E L'USURA SULLA MONETA!!!), MASSIMIZZAZIONE DEI PROFITTI E COMPRESSIONE DEI SALARI
Barbara Ardù per “la Repubblica”

povertaPovertà
A furia di deregulation e libero mercato, viviamo in un mondo dove più che l’uomo conta il profitto, dove gli otto super miliardari censiti da Forbes, detengono la stessa ricchezza che è riuscita a mettere insieme la metà della popolazione più povera del globo: 3,6 miliardi di persone. 

E non stupisce visto che l’1% ha accumulato nel 2016 quanto si ritrova in tasca il restante 99%.

È la dura critica al neoliberismo che arriva da Oxfam, una delle più antiche società di beneficenza con sede a Londra, ma anche una sfida lanciata ai Grandi della Terra, che domani si incontreranno a Davos per il World Economic Forum. I dati del Rapporto 2016, dal titolo significativo, “Un’economia per il 99%” (la percentuale di popolazione che si spartisce le briciole), raccontano che sono le multinazionali e i super ricchi ad alimentare le diseguaglianze, attraverso elusione e evasione fiscale, finanza, massimizzazione dei profitti e compressione dei salari.

Ma non è tutto.

povertPovertà
Grandi corporation e miliardari usano il potere politico per farsi scrivere leggi su misura, attraverso quello che Oxfam chiama capitalismo clientelare

E l’Italia non fa eccezione. I primi 7 miliardari italiani possiedono quanto il 30% dei più poveri. 

«La novità di quest’anno è che la diseguaglianza non accenna a diminuire, anzi continua a crescere, sia in termini di ricchezza che di reddito», spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia. 

Nella Penisola il 20% più ricco ha in tasca il 69,05% della ricchezza, un altro 20% ne controlla il 17,6%, lasciando al 60% più povero il 13,3%. 

O più semplicemente la ricchezza dell’1% più ricco è 70 volte la ricchezza del 30% più povero.

Ma Oxfam non punta il dito solo sulla differenza tra i patrimoni di alcuni e i risparmi, piccoli o grandi, dei tanti. Le differenze si sentono anche sul reddito, che ormai sale solo per gli strati più alti della popolazione

Perché mentre un tempo l’aumento della produttività si traduceva in un aumento salariale, oggi, e da tempo, non è più così. 

Il legame tra crescita e benessere è svanito. La ricchezza si ferma solo ai piani alti.

povertPovertà
Accade ovunque, Italia compresa. Gli ultimi dati Eurostat confermano che i livelli delle retribuzioni non solo non ricompensano in modo adeguato gli sforzi dei lavoratori, ma sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile alle famiglie. 

E per l’Italia va anche peggio, essendo sotto di due punti alla media Ue. Quasi la metà dell’incremento degli ultimi anni, il 45%, è arrivato solo al 20% più ricco degli italiani.

E solo il 10% più facoltoso dei concittadini è riuscito a far salire le proprie retribuzioni in modo decisivo. 

Non ci si deve stupire dunque se ben il 76% degli intervistati - secondo il sondaggio fatto da Oxfam per l’Italia - è convinto che la principale diseguaglianza si manifesti nel livello del reddito.

E l’80%, una maggioranza bulgara, considera prioritarie e urgenti misure per contrastarla. 

Ai governi Oxfam chiede di fermare sia la corsa al ribasso sui diritti dei lavoratori, sia le politiche fiscali volte ad attirare le multinazionali. Oppure nel giro di 25 anni assisteremo alla nascita del primo trilionario, una parola oggi assente dai dizionari.

Fonte: qui

LUXOTTICA SI FONDE CON LA FRANCESE ESSILOR: E’ UN’OPERAZIONE DA 50 MILIARDI


Nasce il colosso occhiali, Del Vecchio maggiore azionista



Luxottica convola a nozze con la francese Essilor, in una fusione da 50 miliardi di euro. Lo annunciano ufficialmente le due società realizzando una delle più grandi fusioni 'cross border' in Europa, che porta alla nascita di un colosso dell'occhialeria con più di 140.000 dipendenti e vendite in oltre 150 Paesi.

Sulla base dei risultati annuali del 2015 delle due società, il nuovo gruppo avrebbe realizzato ricavi netti per oltre 15 miliardi e un EBITDA netto combinato di circa 3,5 miliardi. Leonardo del Vecchio sara' il maggiore azionista della societa' che nascera' dall'unione, con una quota tra il 31 e il 38% e guiderà il colosso come presidente esecutivo e amministratore delegato.
luxotticaLUXOTTICA

'SI COMPIE UN SOGNO'
"Con questa operazione - dice Del Vecchio che lavora all'operazione con l'aiuto di Mediobanca da 4 anni - si concretizza il mio sogno di dare vita ad un campione nel settore dell'ottica totalmente integrato ed eccellente in ogni sua parte. Sapevamo da tempo che questa era la soluzione giusta ma solo ora sono maturate le condizioni che l'hanno resa possibile". "Finalmente, dopo cinquanta anni di attesa, due parti naturalmente complementari, montature e lenti, verranno progettate, realizzate e distribuite sotto lo stesso tetto" commenta il presidente.
ESSILORESSILOR

CERTO, LUI E I SUOI EREDI GODRANNO DI RICCHI DIVIDENDI PER GENERAZIONI, MA LA CASSAFORTE DI FAMIGLIA, DELFIN, NOMINERÀ SOLO 3 DEI 16 MEMBRI DEL CDA DI ESSILORLUXOTTICA. I SUOI FIGLI NON SI OCCUPERANNO DELLA GESTIONE E I SOLDI, E QUINDI IL POTERE, SARANNO A PARIGI 

I CASI DI PESENTI, AGNELLI, PIRELLI, FERRERO

Fabio Bogo per la Repubblica

Con la fusione tra Luxottica ed Essilor nasce un gigante italo- francese nel campo dell’occhialeria o un colosso franco-italiano? I segnali non sembrano lasciare dubbi. La nuova entità che nasce avrà la sede borsistica a Parigi, ed il titolo Luxottica a piazza Affari, al completamento dell’offerta pubblica di scambio, verrà cancellato dal listino. Leonardo Del Vecchio, conferendo il 62 per cento della partecipazione che la finanziaria di famiglia Delfin detiene in Luxottica, sarà presidente e amministratore delegato.
leonardo del vecchioLEONARDO DEL VECCHIO

Però Hubert Sagnières, ceo di Essilor, non avrà un ruolo secondario: sarà vicepresidente esecutivo e vice amministratore delegato, con gli stessi poteri di Del Vecchio, dando quindi vita ad una gestione duale al vertice dell’azienda. Il cda di Luxottica-Essilor sarà poi composto da 16 membri, 8 per ogni partner. Ma mentre Essilor, una public company transalpina a tutti gli effetti, ne schiererà due in rappresentanza dei dipendenti- azionisti, 4 indipendenti e uno di Valoptec, Luxottica ne metterà in campo 4 indipendenti e solo 3 di provenienza Delfin.

Il dna finanziario di una famiglia complessa nella sua composizione (Leonardo Del Vecchio ha sei figli da tre diverse mogli/compagne) tenderà quindi a scolorirsi, anche perché il primogenito Claudio ha una sua vita imprenditoriale negli Stati Uniti ormai staccata dal business degli occhiali, al quale pure ha partecipato attivamente nella fase iniziale, e gli altri sono o poco interessati o troppo piccoli per partecipare a decisioni manageriali.
ALESSIA TEDESCHI LEONARDO MARIA DEL VECCHIOALESSIA TEDESCHI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO

Tutto lascia pensare quindi che non ci sarà una seconda generazione Del Vecchio alla guida o con ruoli importanti al vertice di un’azienda che nel corso degli anni si è internazionalizzata con velocità esponenziale, approfittando di tutte le opportunità per diventare leader. Prima gli accordi con le grandi griffe, con l’occhiale che diventa un oggetto di moda. Poi le mani sulla distribuzione commerciale, che dà il potere di orientare i prezzi e mettere all’angolo i concorrenti.

Adesso l’integrazione con il più grande produttore di lenti. Il ciclo è ormai completo, il nuovo agglomerato ha una valenza mondiale. Leonardo Del Vecchio le idee chiare le ha sempre avute, e questa operazione, che ha detto di inseguire da 50 anni, lo conferma: adesso l’azienda di Agordo è un gigante, anzi il gigante nel settore dell’occhialeria.

Hubert SagnièresHUBERT SAGNIÈRES
Ma la fusione con Essilor ha un prezzo per il nostro paese, perché di fatto quello che si realizza è una cessione di sovranità oltralpe, dove sarà localizzato e attivo il baricentro operativo e finanziario. I soldi, e quindi il potere, saranno a Parigi. Aver imboccato la strada verso nord è un fatto probabilmente fisiologico. Perché troppo spesso accade che le imprese italiane rilevanti come fatturato e quote di mercato si accorgano che i confini nazionali diventano stretti per crescere ancora.

Qualcuna si arrende, come la Pirelli, che negli anni ’70 e ’80 incassò due sconfitte con la fusione mancata con la Dunlop e la fallita scalata alla Continental. Ora le gomme italiane hanno come azionista di maggioranza i cinesi di ChemChina. O come la Italcementi della famiglia Pesenti, che in Francia affonda il colpo prendendosi Ciment Français, ma poi cede tutto ai tedeschi di Heidelberg. Altre cercano riparo in mari più tranquilli.

Lo ha fatto Fca, che si divide tra Torino, Amsterdam e gli Usa. Lo ha fatto Ferrero, che produce in Italia ma la cui sede finanziaria è in Lussemburgo. Ora lo fa Luxottica. Perché quando le aziende hanno l’ambizione e infine riescono a diventare mondiali, non sentono più l’esigenza di avere la vecchia bandiera sul pennone. E se un tricolore diverso sembra più attraente per il futuro, in fin dei conti basta solo cambiare una tinta.

Fonte: qui

“DOPO IL REGNO UNITO, ALTRI PAESI LASCERANNO L’UNIONE EUROPEA. LA NATO? OBSOLETA”

PARLANDO ALLA “BILD”, TRUMP FA CAPIRE QUANTO CONTI PER LUI L’EUROPA E COSA CI ASPETTA DALLA SUA PRESIDENZA: “CON LA BREXIT LONDRA HA PRESO UNA DECISIONE INTELLIGENTE.

L’UNIONE E’ STATA FONDATA PER BATTERE GLI USA NEL COMMERCIO.

QUINDI MI INTERESSA ABBASTANZA POCO SE SIA UNITA O SPACCATA, PER ME NON GIOCA ALCUN RUOLO”

LA GUERRA DI “THE DONALD” AI MEDIA:

IL PRESIDENTE ELETTO E’ TENTATO DI CACCIARE I GIORNALISTI DALLA SALA STAMPA DELLA CASA BIANCA: “SONO UN PARTITO DI OPPOSIZIONE” 

1 - TRUMP: "LA NATO È OBSOLETA NON SI OCCUPA DEL TERRORISMO"
Alessandro Alviani per “la Stampa”
TRUMP 1TRUMP 1

La Nato? «È obsoleta». Parola del presidente-eletto Donald Trump, che, in un'intervista alla Bild, prevede che anche altri Paesi europei seguiranno l'esempio della Gran Bretagna e si dice «molto orgoglioso» delle sue origini tedesche.

«La Nato ha dei problemi: è obsoleta, in quanto in primo luogo è stata progettata molti anni fa, in secondo perché i Paesi non pagano quello che dovrebbero» e poi «perché non si è occupata del terrorismo», spiega nel suo primo colloquio con un giornale europeo dopo la sua vittoria alle elezioni.

Il fatto che non tutti i Paesi membri investano abbastanza nella difesa «è molto ingiusto nei confronti degli Usa; a parte questo per me la Nato è molto importante».
TRUMP SUPERCARTRUMP SUPERCAR

Il prossimo inquilino della Casa Bianca pronostica che anche «altri Stati usciranno» dalla Ue. 

I Paesi e le persone vogliono la loro identità, «la gente non vuole che altri arrivino nel loro Paese e lo distruggano». Anche la Gran Bretagna vuole la sua identità, «è per questo che la Brexit si rivelerà alla fine una gran cosa».

DONALD TRUMP CONTRO LA CNNDONALD TRUMP CONTRO LA CNN
Senza la crisi migratoria, nota, Londra non avrebbe voltato le spalle alla Ue. La sua decisione è stata «intelligente», visto che «l'Unione europea è la Germania: in sostanza la Ue è un mezzo per raggiungere i fini della Germania». Non ho mai creduto che fosse importante se la Ue fosse compatta o lacerata al suo interno, l'Unione «è stata fondata in parte per battere gli Stati Uniti nel commercio, non è vero? Quindi mi interessa abbastanza poco se sia unita o spaccata, per me non gioca alcun ruolo».

Trump spiega di avere «grande rispetto» per Angela Merkel, anche se non rivela se la appoggerà o meno in campagna elettorale («la rispetto, mi piace, ma non la conosco») - e torna a scagliarsi contro di lei sui migranti: «Credo che abbia fatto un errore assolutamente catastrofico nel far entrare nel Paese tutti questi illegali».

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Di recente, ha aggiunto, la Germania ha «ricevuto una chiara impressione» delle conseguenze della politica delle porte aperte - un riferimento all'attentato a Berlino. Il presidente-eletto minaccia dazi punitivi fino al 35% contro le case automobilistiche tedesche se sposteranno i loro impianti dagli Stati Uniti in Messico ed esporteranno da lì i loro veicoli negli Usa.

«Non dovrebbero sprecare il loro tempo e i loro soldi - a meno che non vogliano esportare in altri Paesi», spiega commentando i piani di Bmw, che vorrebbe aprire una fabbrica in Messico nel 2019. Trump annuncia un rafforzamento dei controlli all'ingresso negli Usa anche per gli europei, e annuncia che continuerà a usare Twitter, Facebook e Instagram anche da presidente e che non lascerà spesso la Casa Bianca; critica le scelte di Usa e Russia in Siria e attacca le sanzioni Ue contro Mosca. «Amo la Germania», proclama infine Trump, il cui nonno emigrò negli Usa dalla Renania-Palatinato. Quali qualità tedesche ha ereditato? «Mi piace l'ordine. E mi piace la forza».

TRUMP HOLLYWOODTRUMP HOLLYWOOD
2 - STAMPA VIA DALLA CASA BIANCA LA TENTAZIONE DI THE DONALD
Alberto Flores D’Arcais per “la Repubblica”

Che Trump non ami i media è un fatto piuttosto noto, ma nessun presidente aveva ancora mai pensato di "cacciare" i giornalisti dalla Casa Bianca. The Donald un pensierino (o forse anche qualcosa di più) lo ha fatto, almeno stando a quanto il suo capo dello staff Reince Priebus ha raccontato durante il talk-show (This Week) della domenica mattina sulla rete Abc: «L'unica cosa che abbiano discusso è se muovere o meno le conferenze stampa e i briefing quotidiani nell' Eisenhower Executive Office Buiding», il palazzo di fronte alla Casa Bianca, che prende il nome del presidente della Guerra Fredda.
CASA BIANCA - SALA DEI BRIEFINGCASA BIANCA - SALA DEI BRIEFING

La notizia l'aveva data sabato Esquire, giornale scandalistico e non sempre attendibile (ma ogni tanto ha fatto anche scoop di un certo peso) senza che ci siano state smentite ufficiali. Solo precisazioni, affidate nei vari talk-show domenicali a diversi esponenti della nuova Casa Bianca: come il vice presidente Mike Pence che nel programma Face The Nation della Cbs ha motivato la presunta mossa con un «c'è una tale interesse nei confronti della nuova amministrazione che si sta pensando di trovare una sede più grande per accogliere tutti i giornalisti interessati»; o come Sean Spicer (il prossimo portavoce della Casa Bianca) che nel programma MediaBuzz su Fox News ha precisato che si tratta «di coinvolgere più persone, ad esempio blogger o altri che non fanno parte dei mainstream media (l' aristocrazia della stampa)» e che quindi dovrebbe essere vista «come una mossa di benvenuto».
trump e obama alla casa biancaTRUMP E OBAMA ALLA CASA BIANCA

Precisazioni che non sembrano aver convinto più di tanto il mondo dei media americani. Dei pessimi rapporti di Trump con i media hanno parlato tutti, la conferenza stampa della settimana scorsa è stato un esempio illuminante. E le accuse di The Donald alla Cnn («date false notizie») e al sito d'informazione BuzzFeed («spazzatura») hanno lasciato il segno.

casa bianca di notteCASA BIANCA DI NOTTE
Per Esquire la decisione sarebbe quindi una diretta conseguenza di questi rapporti molto tesi. E Trump avrebbe dettato la linea agli uomini del Transition Team senza troppe discussioni e senza tenere conto della tradizione che vede il Press Corps che segue il presidente sempre presente alla Casa Bianca: «I media sono un vero e proprio partito di opposizione. Li voglio fuori da lì, ci riprenderemo la sala stampa».

Fonte: qui

NEL CERVELLO PROGRESSISTA CHE “HA SEMPRE RAGIONE”

Il ministro degli Interni Marco Minniti, dalemiano d’acciaio,  ha enunciato la nuova politica  della Sinistra sui migranti: raddoppio delle espulsioni. A questo scopo è andato  in Libia a trattare con uno dei caporioni che hanno sostituito Gheddafi per ottenere un nuovo accordo sui “rimpatri”.  E reprimere il traffico dei barconi, impedendo il più possibile ulteriori arrivi dei barconi e dei gommoni  dalla Libia.
Quando le stesse cose le faceva da ministro degli interni Roberto Maroni, siccome era leghista, le stesse identiche azioni erano per la Sinistra incivili,  odiosamente neandertaliane,  inumane, inutili e anzi dannose.

Minniti

Grazie a Vendola, è diventato “di sinistra”  sfruttare una donna  povera, pagarla perché si faccia ingravidare da un estraneo, e poi strapparle il bambino per darlo a una coppia di ricchi omosessuali, che su quel bambino non hanno altro diritto che quello che viene dal  denaro e dal potere.
E questo fenomeno è evidente a livello mondiale. Barack Obama ha fatto più  assassini, stragi, guerre con false scuse etiche,  e  sovversioni interne di paesi, di quanto abbia fatto il precedente Bush jr.: eppure le opinioni pubbliche progressiste non cessano di considerarlo un uno dei loro, un  modello luminoso della sinistra, persino un pacifista. Anche il fatto che abbia ordinato di ammazzare coi droni degli individui   sconosciuti da una lista preparata dalla Cia non ha scosso, agli occhi del “popolo  di sinistra”, la sua bella fama di essere dalla parte del progresso contro l’oscurantismo; per contro, attribuiscono scopi guerrafondai a Trump.
Parimenti, nessuna delle rivoltanti rivelazioni su Hillary Clinton ha infiltrato nelle sinistre del mondo occidentale il dubbio sul suo essere “democratica”.  Non il fatto che abbia detto con gioia incontenibile,a proposito di Gheddafi, “Veni, vidi, e lui morì!”. Non il fatto appurato che la sua Clinton Foundation era il raccoglitore delle mazzette gigantesche, grazie  alle quali regimi reazionari e impresentabili come i sauditi potevano storcere secondo i loro desideri la politica estera Usa:  fra cui la distruzione della Siria per insediarvi, al posto di un regime laico, una cosca wahabita  decapitatrice; o di bombardare i bambini del paese più povero dell’area, lo Yemen.  Non la coscienza che Hillary era pronta a preparare le forze Usa a sferrare il primo colpo nucleare contro la Russia per annichilirla, come ha proclamato pubblicamente in innumerevoli interviste televisive, laddove Donald Trump  ha negato con forza questa eventualità.
Niente: agli occhi dei suoi fan, ma anche delle Botteri, Boldrini,  delle  Mogherini, come dei Gentiloni,  come dei lettori di Repubblica e del Manifesto,    Hillary Clinton è “di sinistra”, dunque ammirevole, e Trump “di destra”: quindi idiota, rozzo e spietato. Hillary ha dato enormi prove della sua inumanità, corruzione, marciume morale,  totale assenza di scrupoli  – e disprezzo del popolo lavoratore: eppure lei è   illuminata, illuminista, razionalista, moralmente superiore al rozzo idiota maschilista che palpa  le donne e deride un giornalista invalido… Putin è riuscito a pacificare il carnaio siriano che Obama e Hillary avevano provocato  e finanziato: eppure Putin è antidemocratico e pericoloso,  mentre quei due sono per la pace.
E non basta: ormai anche lo smantellamento dello stato sociale, l’asservimento dello Stato ai poteri finanziari speculativi, il filo-americanismo,  ’imperialismo delle multinazionali, contro cui precedenti generazioni di sinistra  scagliavano i loro strali propagandistici,  adesso è “progressista”.  E chi è contro è “populista”; antisemita,  e va escluso perciò dal dibattito pubblico. Anche, se necessario, con la violenza.
E’ evidente che esiste qui  un problema di antropologia  – anzi peggio. Basti vedere le scene di disperazione degli snowflakes, i pianti  durante l’addio ad Obama presidente  che assicurava senza alcuna incertezza quanto fosse stata meravigliosa la sua presidenza, il dolore e odio espresso senza ritegno dalla “giornalista” Rai Botteri, per intravvedere qui una  turba  psichiatrica.  Estremamente pericolosa perché, essendo la Sinistra collettiva quella che dà le  patenti di superiorità  morale,  essa sta imponendoci come santa ed etica la nuova versione di dittatura europea, la dittatura flaccida delle tecnocrazie ed oligarchie;   insonne  nel sorvegliare  che all’orizzonte non sorga un improbabile  Hitler, “di destra”, non ha visto arrivare l’Hitler del nostro tempo, che non ha baffetti né divisa militare. Anzi s’è messa al suo servizio.  Perché la prigione de popoli chiamata UE è  “progressista”.
Come fanno gli esseri umani “di sinistra” a mantenere la coscienza di sé come “progressisti” nonostante approvino politiche belliciste e imperialiste, anti-popolari e usurarie? Come mai per loro Minniti dalemiano fa  una buona politica anti-immigrazioni, mentre quella di Maroni era  disumana  e  repressiva?

L’esperimento  californiano

La domanda se l’è posta anche un gruppo di ricerca di psicologi dell’Università del Sud California (Brain and Creativity Institute and Department of Psychology, University of Southern California Los Angeles),  che ha condotto una indagine sul fenomeno mentale.
Scelti 40 partecipanti tra i 18 e i 39 anni, che definivano se stessi “liberal”  (nel senso americano)   con “solide opinioni progressiste”,  hanno sottoposto loro un questionario dove, su una scala da 1  a 7, dovevano indicare la forza con cui condividevano opinioni come “l’aborto deve essere legale” e “le tasse ai ricchi vanno aumentate”: 1 per condivisione debole, 7 per accordo massimo.
Seconda fase dell’esperimento: i volontari sono messi dentro un apparecchio di risonanza magnetica per riprendere le modificazioni dei loro cervelli mentre vengono sottoposti a certe immagini proiettate.
Si tratta della proiezione breve (10 secondi) di una delle opinioni politiche per cui i soggetti hanno espresso un accordo forte, fra 6  e 7.  Dopo, ad essi vengono proiettate (sempre per 10 secondi) frasi che contraddicono l’opinione da loro fortemente condivisa, magari anche false. Tipo: “La Russia possiede il doppio di testate nucleari rispetto agli Usa” (falso) come contrasto all’idea pacifista (le sinistre sono “pacifiste, anche se  hanno votato Hillary…) fortemente approvate, “Gli Usa devono ridurre le spese militari”.  Alla fine della sessione, si ripresentano ai volontari le opinioni dell’inizio, chiedendo loro di valutarle di nuovo assegnando il punteggio da 1 a 7. Le opinioni però sono mescolate, stavolta, a piatte affermazioni che non hanno a che vedere con la politica, come “le vitamine fanno bene” e “Edison è l’inventore della lampadina”; anche queste seguite da asserzioni contrarie.
Il risultato della (macchinosa) sperimentazione è meno sorprendente  di quanto si pensi: i volontari non hanno cambiato praticamente di un millimetro le loro opinioni di colore “politico” (tasso di  indebolimento della fiducia in esse:  0,31 punti), mentre la forza che perdono le opinioni non politiche, quando opposte ad argomenti contrari,  è  quattro  volte superiore.
Ma c’è di più, ed è la vera rivelazione del test: dalle immagini in risonanza magnetica, si è visto che quando  il volontario “di sinistra” legge un’opinione “di destra”, il suo cervello attiva dei meccanismi  di vera e propria resistenza, che tecnicamente si chiama “rete cerebrale del modo per difetto”  – l’attivazione del precuneo, della corteccia cingolare posteriore media prefrontale – che  secondo i neurologi è implicata nella identità, nel sé, nell’introspezione.  Sono, hanno appurato  i ricercatori da precedenti  test, le stesse zone che si attivano quando persone selezionate come fortemente religiose, vengono messe di fronte a frasi che negano o contrastano la loro fede. Anche allora c’è attività accresciuta del “Modo per difetto”. Insomma la  Sinistra sta iscritta nell’apparato neuronale profondo.
Così, quando i progressisti nel test   sono confrontati ad asserzioni  che negano le loro credenze politiche,   il cervello mobilita l’amigdala (che sembra implicata nella paura di fronte a una minaccia), la corteccia insulare ed altre strutture   collegate alla regolazione delle emozioni, e la memoria – attivata alla ricerca di un contrattacco, di argomenti polemici di  resistenza.
Jonas Kaplan, il capo della ricerca,  lo spiega così: “Le credenze  politiche  somigliano alle credenze religiose in questo senso: che fanno parte di ‘ciò che voi siete’ e  sono  importanti per la cerchia sociale in cui  vi riconoscete appartenere”. Per assurdo, “per prendere  in considerazione un  altro punto di vista, dovreste prendere in considerazione un’altra versione di voi stessi”. La ricerca è stata motivata,  conclude, dalla constatazione  che nei dibattiti politici pubblici non si vedeva mai nessuno cambiare la propria opinione  su temi importanti e discutibili.
Che dire? Forse l’esperimento conferma che “la gente vive di fede come mille anni fa”, come scrivevo in un recente articolo: di rado l’uomo “pensa” davvero in proprio e  originalmente (è una gran fatica) e di  solito aderisce alle opinioni  del suo ambiente; opinioni che sono “credenze”  , che sono molto diverse dalle idee: per le idee si combatte e si dibatte, nelle credenze “si sta”,  ci si vive dentro come nel paesaggio circostante. Per esempio, i progressisti “stanno” nella credenza   nel  progresso, della superiorità  della modernità sull’antichità, del “nuovo” rispetto al “vecchio”, che   li rende tanto ridicoli ad occhi riflessivi, e disperatamente inattaccabili da  ogni  dubbio.
D’altra parte,   il piatto materialismo dell’esperimento per cui si è scomodata la risonanza magnetica onde mappare i cervelli, dimostra insieme troppo, e troppo poco. In ognuno giace, pronto a risvegliarsi, il riflesso primordiale “Noi contro Loro”,  biologicamente necessario nelle arcaiche cacce e in primitive guerre tribali,  ma non meno utile  nei reparti militari in operazione; chi lo  sa suscitare  nelle  folle, sia il demagogo, un colonnello  o la società calcistica, ha il gioco facile a suscitare fedeltà e  avversità irrazionali;  metti “Noi” contro  “Loro”  e non hai bisogno di argomenti , di  spiegazioni; crei spirito di corpo (Noi)  e inimicizia  settaria (Loro), fino alla tendenziale disumanizzazione di “Loro”.
D’altra parte, questo non dà ragione del particolare, specifico dell’antropologia di sinistra: quello per cui le stesse azioni sono deplorevoli se le fa un governo “di destra”, mentre sono lodevoli, o spiegabili, se le fa un  politico “di sinistra”.
Perché per le Botteri o Boldrini, Obama  (e  persino la Clinton) restano più civili e moralmente superiori, benché abbiano fatto più guerre di Bush jr., più distruzioni e malvagità?

Obama caso clinico estremo


Nel  solo 2016, ultimo anno della sua  presidenza,  Obama ha fatto lanciare su sette paesi – Irak, Somalia, Siria, Libia, Pakistan, Afghanistan, Yemen –  tre bombe ogni ora, notte  giorno, 24 ore su 24.

Le bombe di Obama, 2016

Inoltre:  ha ridato una postura offensiva alla NATO; ha ammassato armi , missili ed armati alla frontiera della Russia; ha creato in Ucraina un colpo di Stato; ha straziato la Siria con la creazione e l’addestramento dei terroristi del  Califfato;  non ha chiuso – nonostante le promesse –  il carcere di Guantanamo;   ha aiutato i sauditi a bombardare i civili del miserabile Yemen…In base a quale allucinazione le opinioni pubbliche “di sinistra”, in Europa  come in Usa, continuano a  rimpiangerlo come un civile progressista?  Moralmente superiore a  Putin (“un dittatore nazionalista”),  e senza confronto migliore di Trump,  spregevole, che però non ha bombardato nessuno?
E che  dire delle sue politiche  “sociali”?  Ha compiaciuto sempre e in tutto Wall Street, la finanza miliardaria e speculativa; ha fallito   il sistema assicurativo sanitario,  che è diventato costosissimo  tanto che poche famiglie possono permetterselo; sotto la sua guida, i salari sono calati,  e le ricchezze dell’1%  plutocratico aumentate; alla   fine,  lascia un paese dove il numero degli americani in età di lavoro che ne sono fuori è aumentato: oggi sono 102,632  milioni, un record storico assoluto. Il  numero dei maschi capifamiglia  disoccupati è uguale a quello della Grande Depressione.  Il 47 per cento degli americani non ha da parte 400 dollari per far fronte a un imprevisto.

E come mai le opinioni pubbliche progressiste continuano a vedere in lui un presidente “democratico”, anche se ha fatto tutte politiche anti-popolari e anti-lavoro?
Tre giorni fa  Obama ha tenuto il discorso di addio nella sua Chicago; almeno speriamo sia  l’ultimo, è un mese che   tiene ultimi discorsi di addio.  Di fronte a un pubblico di fan, ha descritto le cose meravigliose che lui ha fatto per l’America, e come  l’America sia diventata migliore negli otto anni del suo governo, più progredita, progressista e  amica degli  omosessuali – s’è commosso più volte  ricordando e magnificando “il mio retaggio”, e i presenti si sono commossi ed estasiati con  lui.   Ha promesso di restare a Washington  per sorvegliare, dall’alto della sua superiorità morale,  il governo  dell’impresentabile Donald, per timore che guasti “la mia legacy”,  il làscito (di caos e fallimenti?) che   adesso affida all’America progressista…

46 milioni dipendono dalle banche alimentari

E’ stato notato che Obama, in questo discorso,   s’è riferito a se stesso 75 volte. Precisamente, ha detto “Io”   33 volte, “mio”  20 volte,  “me” 10, “io sono” e “io ho fatto”   12  volte.  Una presunzione, un egocentrismo così conclamati (ancorché probabilmente aggravati dalla “cultura” del negro, schiavo  risalito ad altezze a  cui era impreparato), e una distorsione del senso di realtà e  mancanza di autocritica  così  patologico, che forse ci dà la chiave per capire  – su  questo caso clinico  estremo  messo sul tavolo anatomico  – l’organo difettoso  per cui “la sinistra”  è sempre sicura della propria superiorità morale, qualsiasi cosa faccia  –  al punto  da santificare, se le fa lei, azioni “di destra”.
Come spiegarlo?
Vi dirò: tutte le volte che mi capita di scrivere della mia fede  cristiana  c’è  sempre qualche lettore che mi deride per questa mia debolezza mentale, da vecchierella; e poi, gonfiando il petto, scrive qualcosa come: “Io sono ateo, eppure sono perfettamente morale. Non ho bisogno di immaginarmi  un Dio punitore, come lei,  per aderire al mio codice etico”.
Da qui riconosco immediatamente di trovarmi davanti  a un progressista-tipo.  Questa è gente che non ha mai fatto un esame di coscienza. Non ha mai avuto modo di giudicarsi sinceramente e senza sconti.  Semplicemente perché “non è possibile” giudicarsi da sé; senza porsi alla presenza del Padre, senza confrontarsi con l’Altro, il Vivente che ti scruta dentro, non si trova altro che il proprio “Io”, e la sua inflazione – anzi enfiagione  aerostatica al ridicolo livello di Obama.  Ovviamente, si diventa il dio di se stessi. E  infatti  si può affermare: “Io sono ateo ma perfettamente morale”:  è questa appunto  la fase in cui il progressista può compiere atti mostruosi.

Maurizio Blondet

Fonte: qui

La guerra segreta di Trump contro chi comanda da 30 anni

E’ sempre più interessante questo momento politico negli Usa.

Non solo per le polemiche politiche quanto, soprattutto, per la capacità di Trump di spiazzare l’establishment, di rompere le regole non scritte che hanno accomunato dagli anni Ottanta a oggi il partito democratico e quello repubblicano. 

Ho già spiegato in altre occasioni come funziona la democrazia americana: la rivalità tra i due partiti sui temi che contano – difesapolitica esterafinanza, globalizzazione – è più apparente che reale.

Il sistema presidenziale ha funzionato in modo tale da garantire che alla fine si affrontassero due candidati – uno di destra e uno di sinistra – che, a dispetto dell’apparente fortissima rivalità, in realtà condividevano le scelte di fondo e l’appartenenza al ristretto establishment  che governa davvero l’America e che funziona come una sorta di “Rotary”: che vincesse il candidato progressista o quello conservatore poco importava, entrambi erano membri dello stesso club. 
Le elezioni del 2016, invece, hanno segnato una rottura con questo schema perché alle primarie sono emersi ben due candidati in grado di strappare la nomination: Sanders tra i democratici e Trump tra i repubblicani.
Sanders sono riusciti a fermarlo con i brogli, che hanno costretto alle dimissioni il presidente del partito Debbie Wasserman Schultz; con Trump hanno fallito, sebbene abbiano tentato in ogni modo di farlo deragliare. 
Ed è significativo che molti leader Marcello Foarepubblicani si fossero schierati con Hillary Clinton durante l’ultima fase della campagna, a cominciare dalla famiglia Bush. Di fronte al rischio di perdere la Casa Bianca, l’establishment ha fatto saltare le apparenze: anche la destra “mainstream” era per Hillary. Come tutte le celebrities di Hollywood. Come tutta la stampa.

Demonizzare Trump, distruggere la sua immagine, attaccare la persona prima ancora delle idee, screditarlo in ogni modo. Questo era lo schema, peraltro già usato in passato e non solo negli Stati Uniti. Ma non è bastato. Trump ha vinto. 
E non sembra intenzionato a recedere dai propri propositi. E’ un uomo che spiazza sempre. Lo ha fatto esternando la sua ammirazione per Putin per non aver risposto all’espulsione dei 35 diplomatici; ha continuato a ritenere non credibili le accuse di ingerenza russe nella campagna elettorale, smontando e relativizzando le insinuazioni provenienti dall’amministrazione Obama e dalla Cia.
Nell’ambito di questa polemica ha dimostrato un’ottima conoscenza delle tecniche di spin dentro le istituzioni, che è la forma più insidiosa di manipolazione delle notizie; perché viola un concetto fondamentale in democrazia: quello dell’autorevolezza e dell’attendibilità delle fonti che provengono dall’istituzione stessa. 
O meglio: abusa di questa autorevolezza per diffondere informazioni che hanno l’aura della veridicità, che appaiono comprovate, e che invece sono strumentali, parziali e talvolta totalmente inventate.

Quando scrive in un tweet “Chiederò ai capi delle commissioni di Camera e Senato di indagare sulle informazioni top secret condivise con l’Nbc”, facendo riferimento al rapporto d’intelligence per il presidente Barack Obama sugli attacchi hacker russi, a cui “Nbc News” ha avuto accesso in anticipo, in plateale violazione del segreto di Stato, accende un faro su una tecnica di spin doctoring diffusa e molto insidiosa. 
Chi conosce come viene gestita la comunicazione alla Casa Hillary Clinton con Robert De NiroBianca, sa che questi non sono scoop giornalistici ma fughe pilotate e concordate al massimo livello. A cui Trump dice basta, rompendo ancora una volta la tacita consuetudine bipartisan, che induceva i due partiti a non indagare mai su quelle che talvolta erano vere e proprie frodi, come le motivazioni della guerra in Iraq.
Rapporto d’intelligence che, peraltro, ha non lo convince come afferma pubblicamente, parlando di “caccia alle streghe” e rompendo un altro tabù: mai nella storia recente americana un presidente si era permesso di mettere in dubbio il lavoro dei vertici dei servizi segreti, di cui non si fida e che intende ridimensionare nei primissimi mesi della propria presidenza. 
Salteranno tante teste e la struttura dell’intelligence verrà completamente rivista. 
E’ un’operazione di un’audacia senza precedenti e che spiega il grande nervosismo di Obama e della ristretta élite che ha governato fino ad oggi l’America e il mondo. 
Non è un caso che proprio quell’establishment abbia tentato nelle ultime settimane di imporre la censura su Internet e sui social media, lanciando una campagna coordinata in più Stati, inclusa l’Unione Europea e Italia, sempre prontissime nel recepire i desiderata di Washington o meglio della Washington che sta uscendo di scena. 
Il web ha permesso a Trump (e prima di lui al britannico Farage) di scardinare un sistema che sembrava perfetto e intramontabile.
Per questo l’establishment globalista tenta, con un colpo di  coda, di silenziare l’informazione alternativa online, usando qualunque pretesto: gli hacker russi, l’Isis, le fake news.

Non può riuscirci, non deve riuscirci.
(Marcello Foa, “La guerra segreta di Trump contro chi governa davvero l’America”, dal blog di Foa su “Il Giornale” del 7 gennaio 2017).