9 dicembre forconi: denuncia
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lunedì 8 luglio 2019

Iran: da oggi arricchiamo l'uranio al 5%

L'annuncio ufficiale del governo allo scadere dell'ultimatum

Ansa - Alla scadenza dell'ultimatum l'Iran dà seguito alle minacce e inizia ufficialmente la seconda fase del piano per ridurre i suoi obblighi previsti dall'accordo sul nucleare del 2015, aumentando il livello di arricchimento dell'uranio al 5%, dal 3,67% stabilito dall'accordo. Lo ha annunciato il portavoce del governo Ali Rabiei, in una conferenza stampa congiunta con il viceministro degli Esteri Abbas Araghchi e con il portavoce dell'Organizzazione dell'energia atomica iraniana (AEOI), Behrouz Kamalvandi.

L'annuncio dell'Iran, atteso, è arrivato allo scadere dell'ultimatum di 60 giorni intimato ai Paesi dell'Unione europea, partner dell'accordo nucleare, perché salvassero l'intesa varando misure efficaci per allentare la stretta sul commercio provocata dalle sanzioni statunitensi.

Ma l'Iran stabilirà altri 60 giorni come nuova scadenza per i Paesi europei e i colloqui continueranno con l'Ue per soddisfare le richieste di Teheran. Lo ha detto il viceministro degli Esteri Abbas Araghchi in conferenza stampa. La Repubblica islamica chiede agli europei di spingere sullo strumento finanziario Instex - pensato per aggirare le sanzioni americane e consentire la continuazione degli scambi economici fra l'Europa e l'Iran - acquistando petrolio iraniano o fornendo una linea di credito per il Paese.

Allo scadere di questi nuovi 60 giorni Teheran minaccia una "terza tappa" nel processo di superamento dell'accordo sul nucleare del 2015.

"Nell'ultimo anno abbiamo dato abbastanza tempo alla diplomazia e ora non stiamo violando l'accordo ma perseguendo i nostri diritti basati sull'accordo. Dobbiamo presentare una denuncia contro gli Stati Uniti e l'Ue per averlo violato". Lo ha sottolineato il viceministro degli Esteri Abbas Araghchi, nella conferenza stampa in cui è stato dato l'annuncio che Teheran supererà gli attuali limiti di arricchimento dell'uranio. L'Iran, è stato sottolineato, aumenterà anche la produzione di acqua pesante superando il limite attuale imposto dall'accordo del 2015. "Aumentiamo l'arricchimento per fornire il combustibile per la nostra centrale nucleare e al momento non abbiamo bisogno di carburante per il reattore di Teheran", ha aggiunto il viceministro.   

Netanyahu, l'Europa ripristini le sanzioni all'Iran  - Il premier Benyamin Netanyahu è tornato a chiedere all'Europa il "ripristino delle sanzioni" all'Iran dopo l'annuncio di Teheran sul superamento delle quote di uranio arricchito. Un superamento che - ha aggiunto il premier - ha solo uno scopo, "la produzione di bombe atomiche". Netanyahu ha poi sottolineato che l'arricchimento dell'uranio a tali livelli "è una mossa molto, molto, pericolosa".




L'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha dichiarato che i suoi ispettori in Iran faranno rapporto al quartier generale di Vienna "al più presto, appena verificheranno lo sviluppo annunciato" da Teheran. L'organismo di sorveglianza nucleare delle Nazioni Unite ha affermato di essere a conoscenza dell'intenzione di Teheran di voler superare il limite sull'arricchimento dell'uranio imposto dall'accordo del 2015 ma non ha dato ulteriori dettagli al di là della stringata dichiarazione.

domenica 24 marzo 2019

L’ASSURDA VICENDA GIUDIZIARIA DEI FIGLI DI MARIANNA MANDUCA, LA CATANESE UCCISA A COLTELLATE IL 3 OTTOBRE 2007 DAL MARITO: ORA LO STATO CHIEDE INDIETRO IL RISARCIMENTO CONCESSO IN PRIMO GRADO PERCHÉ TANTO L'UOMO...L’AVREBBE UCCISA LO STESSO!

DAVVERO LA SUA MORTE NON POTEVA ESSERE EVITATA, NONOSTANTE LA DONNA AVESSE FIRMATO 12 DENUNCE?

Giusi Fasano per il “Corriere della Sera”

marianna manducaMARIANNA MANDUCA
È la resa. È lo Stato che alza bandiera bianca e in una sentenza scrive, in sostanza, che l' omicidio di Marianna Manduca non poteva essere evitato. È lo Stato che ammette l' inammissibile, e cioè che qualunque cosa il sistema Giustizia avesse fatto per intercettare le esigenze di lei, lui - suo marito - l' avrebbe comunque uccisa. Una specie di vittima predestinata, Marianna. E, dodici anni dopo la sua morte, oggi diventano più vittime di quanto lo siano mai stati anche i suoi tre figli, ancora tutti minorenni.

A loro il verdetto di primo grado aveva concesso un risarcimento perché la magistratura non aveva fatto abbastanza per proteggere la mamma. A loro adesso la sentenza d' appello chiede di restituire tutto. È lo Stato (formalmente la presidenza del Consiglio) che chiede i soldi indietro a tre orfani. Marianna, 32 anni, vita e famiglia a Palagonia, in provincia di Catania, fu uccisa a coltellate il 3 ottobre del 2007 da suo marito, Saverio Nolfo, poi condannato a 21 anni di carcere.
saverio nolfoSAVERIO NOLFO

Lei aveva firmato 12 denunce contro di lui: d' accordo. Nelle ultime aveva spiegato che lui si era presentato con un coltello e che le minacce di sempre erano diventate tangibili: va bene. Era un uomo pericoloso e le aveva promesso di ammazzarla: certo. Ma «ritiene la Corte» che a nulla sarebbe valso sequestrargli il coltello con cui l' ha uccisa «dato il radicamento del proposito criminoso e la facile reperibilità di un' arma simile».

Nemmeno «l' interrogatorio dell' uomo avrebbe impedito l' omicidio della giovane donna», scrivono i giudici. Tutt' al più lui avrebbe capito «di essere attenzionato dagli inquirenti». Men che meno avrebbe avuto effetto una perquisizione a casa sua per scovare il coltello mostrato a lei minacciosamente. In pratica, «ritiene la Corte», che «l' epilogo mortale della vicenda sarebbe rimasto immutato».
marianna manduca 1MARIANNA MANDUCA

Ventuno pagine di sentenza per descrivere il senso di totale impotenza della magistratura (in quel caso la Procura di Caltagirone) davanti alle suppliche di aiuto di Marianna. E per smentire la decisione di primo grado che invece aveva parlato di «grave violazione di legge con negligenza inescusabile» nel «non disporre nessun atto di indagine rispetto ai fatti denunciati» e nel «non adottare nessuna misura per neutralizzare la pericolosità di Saverio Nolfo».

marianna manduca 2MARIANNA MANDUCA
Il giudizio d' appello, invece, sostiene che la Procura fece il possibile date le leggi del momento (ancora non c' era la legge sullo stalking). Dice che - è vero - non eseguì la perquisizione e quindi non sequestrò il coltello, ma le due non-azioni, appunto, non sarebbero bastate a scongiurare il peggio.

marianna manduca 3MARIANNA MANDUCA




Per i maltrattamenti e le minacce di morte era previsto anche allora l' arresto (quello sì che avrebbe scongiurato il delitto) ma i comportamenti di Nolfo non furono interpretati all' epoca, e non lo sono in questa sentenza, come gravi: «Non consentivano l' applicazione della misura cautelare». Nemmeno quando lui accolse Marianna mostrandole un coltello a serramanico con il quale finse di pulirsi le unghie. Nessuna responsabilità significa niente risarcimento, «e se la Cassazione non rivedrà il giudizio per i miei figli sarà la rinuncia al futuro che avevano sperato, per esempio all' università» si tormenta Carmelo Calì, il cugino di Marianna che, già padre di due figli, subito dopo l' omicidio adottò i suoi tre bambini senza averli mai conosciuti prima.
marianna manduca1MARIANNA MANDUCA

È suo il nome che figura nella causa contro la presidenza del Consiglio. I suoi avvocati, Licia D' Amico e Alfredo Galasso, si dicono «sconcertati» e parlano di una magistratura che «dovrebbe riflettere su questa permanente tendenza all' autoassoluzione». Fa sentire la sua voce anche Mara Carfagna, che definisce la sentenza «sconvolgente» e scrive: «La Corte d' Appello dice agli orfani e a tutti noi che quel femminicidio non poteva essere evitato, denunciare i violenti è vano». Per Marianna andò esattamente così: dodici denunce. Tutto vano.

Fonte: qui

venerdì 14 dicembre 2018

DENARO EMESSO A DEBITO, ESPOSTO DEPOSITATO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ORISTANO

Oggi (24/9/2018), spinto anche dall’ennesima delusione provata nel sentire le parole di Conte al Forum Ambrosetti di Cernobbio (vedi il mio post del 11 settembre), ho depositato presso la Procura della Repubblica di Oristano un esposto con una descrizione sintetica delle incredibili conseguenze e della sofferenza causata nella Società Civile dalla fraudolenta emissione monetaria a debito da parte di un Sistema Bancario privato che si spaccia per proprietario del valore della moneta senza averne titolo.
Sarebbe bene che questo esposto non rimanga l’unico depositato.  Se anche solo qualche decina, o centinaia, o migliaia di persone in tutta Italia decidessero di presentarlo, qualche magistrato più sensibile potrebbe prenderlo in considerazione e non archiviarlo.
Le cose si muovono se noi, il popolo, decidiamo di attivarci.
Invito pertanto tutti coloro che avranno modo di leggerlo, a darmi una mano a diffonderlo quanto più possibile; quindi, di depositarlo voi stessi alla Procura più vicina, possibilmente  migliorandolo e cambiando naturalmente i dati personali, per dare avvio ad una ribellione pacifica, silenziosa, senza tanto clamore ma sicuramente molto efficace.
Chi volesse il file dell’esposto da me depositato può contattarmi a questa mail :  paolo.maleddu@gmail.com
Verità e Amore per il prossimo sono destinati a trionfare. E’ una legge universale, la forza/vibrazione che vivifica ogni cosa. Siamo destinati a vincere.
Farò anche un breve video, e vi chiederò ugualmente di aiutarmi a diffonderlo.
Ecco il testo completo dell’esposto (in pdf nel link in fondo alla pagina):
Oristano, 24 Settembre 2018
Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Oristano
Io sottoscritto Paolo Maleddu, nato ad Oristano il 27 marzo 1951, residente nella borgata marina di Torregrande in via del Pontile N. 16A, vorrei con la presente esporre alcuni fatti  riguardanti l’emissione monetaria nel nostro Paese le cui conseguenze, se non portate all’attenzione dell’opinione pubblica e della Magistratura per essere opportunamente presi in considerazione, continuano a produrre innumerevoli disagi economici e sofferenza all’intera popolazione italiana.
I fatti, oggettivamente incontestabili e di pubblico dominio, sono i seguenti:
1 – il denaro, sotto forma di banconote in euro o credito (bonifici bancari, carte elettroniche, assegni etc.) viene emesso nel nostro Paese dal Sistema Europeo delle Banche Centrali (Banca Centrale Europea in collaborazione con la Banca d’Italia) e dalle banche commerciali ordinarie sparse su tutto il territorio nazionale. Costituiscono una eccezione le monete metalliche, rappresentanti una esigua percentuale del circolante, che vengono coniate dalla Zecca di Stato;
2 – il denaro nasce come prestito ad interesse erogato dal Sistema Bancario ad un privato, società o Ente richiedente che, nell’atto del ricevere, si trasformano in debitori;
3 – il debito creatosi, capitale + interesse, è sempre maggiore del prestito, costituito dal solo capitale erogato.
I fatti appena esposti portano alle seguenti logiche conseguenze: per ogni 100 euro di capitale erogato come prestito dal Sistema Bancario, la Società Civile deve restituirne 110 : capitale 100 + interessi (diciamo, per semplicità di calcolo, 10%) 10 = 110.
Entrano 100 euro e 110 dovrebbero uscire: dico dovrebbero, perché in una economia che utilizza la moneta come mezzo di scambio, nessuna comunità umana può funzionare se deve dare più denaro di quanto ne riceve.
Dal momento che tutta la moneta nasce come prestito (solo capitale 100), il debito è matematicamente inestinguibile in denaro, non essendo entrati in circolazione i 10 corrispondenti agli interessi.
Prima paradossale conseguenza: nella Società Civile non c’è mai in circolazione denaro sufficiente a saldare (in denaro) tutto il debito esistente. 
Seconda paradossale conseguenza: essendo la carenza di denaro non occasionale ma costantemente presente, è insito nel vigente sistema monetario il fallimento  di un determinato numero di privati, società o addirittura lo Stato. Una non trascurabile percentuale di imprenditori sarà, obbligatoriamente e a propria insaputa, destinata a fallire indipendentemente dalle proprie capacità imprenditoriali.
Terza paradossale conseguenza: nell’attuale sistema monetario la Società Civile più è ricca di denaro circolante, più è indebitata; più è indebitata, più la società nel suo insieme è ricca.
Ultima paradossale conclusione: immaginiamo che tutti, privati, aziende, Comuni e Stato, riuscissero a saldare i debiti. Tutti gli euro rientrerebbero nel Sistema Bancario dal quale provengono e in circolazione non rimarrebbe un solo centesimo. Economia paralizzata, nessuna compravendita possibile, trasporti paralizzati: niente potrebbe più funzionare.
Incredibile, no?
Nel vigente sistema monetario la comunità umana, per poter sopravvivere, deve essere (contemporaneamente, obbligatoriamente e perennemente) indebitata e  nell’impossibilità matematica di poter saldare ogni debito.
Come un qualsiasi convoglio ferroviario, la Società Civile è costretta, a sua insaputa, a percorrere un tragitto deciso da altri. Viene collocata su dei binari che la conducono obbligatoriamente verso un Debito Pubblico inestinguibile in denaro e le conseguenti privatizzazioni (pignoramenti è poco elegante) dei principali Beni Comuni strategici: acqua, energia, frequenze per media informativi e telefonia, trasporti, educazione, sanità, industrie alimentari una volta pubbliche, et cetera. La comunità degli uomini si viene così a trovare, nei confronti del Sistema Bancario privato (i Creatori di denaro – la Finanza internazionale), nella tipica condizione di sudditanza psicologica e di fatto del debitore verso il suo creditore.
Ancora più incredibile è il fatto che, nonostante siano questi fatti  di pubblico dominio, chi può non fa nulla per fermare o, per lo meno, denunciare l’illegalità. La moneta, come tutte le unità di misura, è una convenzione, il suo valore le viene dato dallo Stato nel momento di dichiararla valuta ufficiale del Paese: come può essere emessa dal Sistema Bancario privato che, per togliere ogni dubbio, ha persino stampato il proprio copyright sulle banconote in euro?
L’Art. 1 della Costituzione Italiana recita:
“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Non ci può essere sovranità del popolo se la sovranità monetaria viene ceduta a soggetti diversi dallo Stato. E se la sovranità monetaria viene ceduta in contrasto con la Costituzione, gli atti di cessione e gli atti che ne conseguono (leggi, trattati, decreti, titoli di debito pubblico, pagamenti ecc.) sono tutti nulli ed invalidi, ab origine, perché contrari alla Costituzione ed eversivi dell’ordinamento democratico costituzionale.
L’Art. 3 della Costituzione Italiana, al secondo comma, riporta testuale:
“É compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Credo che i fatti e le loro conseguenze riportati in precedenza siano in aperto contrasto con questo articolo. E, dal momento che “E’ compito della Repubblica”, mi rivolgo al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Oristano affinché inviti chi ne ha il potere a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale.”
Art. 11 della Costituzione Italiana:
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizione di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” 
Ora, con le parole di Savino Frigiola (dal suo “Alta Finanza e Miseria – L’usurocrazia mondiale sulla pelle dei popoli”),  la limitazione della sovranità nazionale come quella monetaria, subita dal nostro Paese, serve unicamente a trasferire ricchezza, faticosamente prodotta dall’intera popolazione, ad una consorteria di banchieri privati, a danno e con grave discapito delle posizioni sociali e produttive nazionali. La Banca Centrale Europea non ha il fine di assicurare né la pace né la giustizia tra le Nazioni; quindi il presente Articolo non consente la cessione di sovranità monetaria alla B.C.E. 
Vengo a depositare questo esposto confidando che la buona novella e l’amore per il prossimo riescano, prima o poi, a penetrare all’interno di una qualsiasi delle tante Procure sparse su tutto il territorio nazionale, sensibilizzando un qualche magistrato che, contagiato dalla crescente consapevolezza che va rapidamente diffondendosi tra la gente comune, smetta finalmente di volgere lo sguardo da un’altra parte per evitare di vedere l’ingiustizia e l’illegalità diffuse, decida di impugnare la Costituzione e, forte di un ordinamento giuridico che mai il neoliberismo imperante riuscirà a stravolgere completamente, prenda l’iniziativa di non  archiviare ancora una volta l’anelito di giustizia di tutto un popolo, soffocandone le speranze.
I tempi sono ormai maturi. La sofferenza, ingiustificata, inflitta alla popolazione italiana, ha raggiunto livelli umanamente insopportabili per chi ha la fortuna di essere ancora sufficientemente sensibile da percepirla.
Non ci possono essere pace e serenità all’interno della comunità umana in assenza di giustizia sociale.
Non temo la cattiveria dei malvagi, quanto l’indifferenza dei giusti, ha detto qualcuno.

Cordialmente,
paolo maleddu
“Ed è bene, invece, che il popolo sappia finalmente che lo Stato ha da tempo rinunciato alla propria sovranità monetaria in favore di un ente privato, qual è la Banca d’Italia; ha rinunciato, cioè, ad emettere moneta propria, con la conseguenza che, per il perseguimento dei propri fini istituzionali, è costretto a chiedere in prestito oneroso  le necessarie risorse finanziarie, indebitandosi nei confronti dell’Istituto di emissione. Ed è bene che sappia anche che questo inutile indebitamento si trasferisce necessariamente ai cittadini mediante la pressione fiscale. Pertanto, il popolo si ritrova debitore di quella moneta di cui, invece, dovrebbe essere proprietario, anche perché essa acquista valore solo perché i cittadini l’accettano come strumento di scambio, e quindi solo a causa ed in conseguenza della sua circolazione.”
Bruno Tarquini*
La banca la moneta e l’usura – La Costituzione tradita
* Pretore a Roma, giudice e presidente presso il Tribunale di Teramo; presidente della sezione penale e della Corte d’Assise dell’Aquila; nel 1994, Procuratore Generale della Repubblica presso la stessa Corte d’Appello.
24.09.2018
Link al pdf dell’esposto:  Esposto.pdf

mercoledì 28 novembre 2018

SALVINI SI SVEGLIA E QUERELA BELSITO


IL LEADER DELLA LEGA LO HA DENUNCIATO PER APPROPRIAZIONE 

MA IL TESORIERE CHE HA PRESO IL POSTO DI BELSITO, STEFANO STEFANI, DICE CHE MARONI E SALVINI ‘SAPEVANO TUTTO. I SOLDI RIMASTI IN CASSA DOPO LE DIMISSIONI DI BOSSI FURONO USATI PER COSTOSE CAMPAGNE E CONSULENTI DI MARONI. MA IO NON CONTAVO UN CA**O…’’

LEGA: SALVINI QUERELA BELSITO PER APPROPRIAZIONE
bossi salvini maroniBOSSI SALVINI MARONI
 (ANSA) - Matteo Salvini, come leader della Lega, stamani, tramite i suoi legali, ha depositato nella cancelleria della Corte d'Appello di Milano una querela nei confronti dell'ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito, imputato per appropriazione indebita con Umberto Bossi e il figlio Renzo, 'Il Trota', per aver usato i fondi del partito per fini privati. La denuncia è indispensabile per celebrare il dibattimento in quanto per il reato contestato, in base alle nuove norme, non si può più procedere d'ufficio.
STEFANO STEFANISTEFANO STEFANI


FONDI LEGA: L'EX TESORIERE,'MARONI E SALVINI SAPEVANO TUTTO'
 (ANSA) - "Feci presente più volte a Maroni e Salvini, sia in pubblico che in privato, che si stava spendendo troppo e troppo in fretta", ma alla fine "nessuno, all'interno del Consiglio federale, si oppose a questa politica. Tantomeno Salvini, che all'epoca aspettava solo di diventare segretario". Così Stefano Stefani, ex tesoriere della Lega ai tempi della segreteria di Roberto Maroni e successore di Francesco Belsito, si difende chiarendo la sua posizione rispetto al boom di spese del partito, al centro di indagini della magistratura che ieri ha confermato la confisca dei beni per 49 milioni.

UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO
Stefani l'ha raccontato in un'intervista a The Post Internazionale, terza puntata di un'inchiesta sul tema. "Parte dei 40 milioni rimasti in cassa dopo le dimissioni di Bossi (frutto, almeno parzialmente, dei rimborsi elettorali nel mirino della magistratura) sarebbero stati spesi in modo ingiustificato - spiega l'ex tesoriere - assumendo costosissimi professionisti esterni 'amici di Maroni' e finanziando la campagna elettorale del futuro governatore della Regione Lombardia". E continua: "Feci presente più volte a Maroni e Salvini che si stava spendendo troppo e troppo in fretta. Nessuno, all'interno del Consiglio Federale, si oppose a questa politica". Ma conclude: "Io non contavo un cazzo, ero un mero esecutore".

Fonte: qui



venerdì 13 aprile 2018

M5S E’ IN RITARDO DI DUE ANNI NEL PAGAMENTO DEL PALCO DI UN COMIZIO A NETTUNO

ERA IL 7 SETTEMBRE 2016 

SI SONO ALTERNATI AL MICROFONO GRILLO, DI MAIO, DI BATTISTA E FICO 

E NESSUNO HA MESSO MANO AL PORTAFOGLIO

Clemente Pistilli per La Repubblica – Roma

Il palco di Beppe Grillo materia d' indagine. La ditta che lo ha allestito a Nettuno, il 7 settembre 2016, per ospitare il leader del M5S, Di Maio, Di Battista e Fico, reclama il pagamento e denuncia altre pendenze con i pentastellati.

Il commissariato ha già ascoltato diverse persone...

GRILLO FICO DI MAIO DI BATTISTAGRILLO FICO DI MAIO DI BATTISTA

GRILLO - DI BATTISTA - DI MAIOGRILLO - DI BATTISTA - DI MAIO

lunedì 23 gennaio 2017

Rigopiano, i vigili del fuoco: siamo pochi e lavoriamo in condizioni disperate

Rigopiano, lo sfogo dei pompieri

Sono talmente pochi i vigili del fuoco che scavano nella neve a Rigopiano senza mai perdere la speranza di trovare qualcuno vivo che non riescono nemmeno a fare i turni. Mangiano poco, lavorano al gelo con la divisa “normale”, non adatta a queste temperature.
Solo venticinque vigili del fuoco lavorano a Rigopiano nelle ricerche dei dispersi nella notte. Undici uomini di Pisa, otto di Roma e appena sei di Pescara”, dice al Tempo Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo: “Il personale è scoraggiato dal fatto che, per ordini dall’alto, durante la notte sia stato ridotto perfino del 30% mentre in situazioni simili ci sarebbero dovuti essere 300 pompieri a ogni ora a tirare fuori le persone da sotto la neve”. “Ci vorrebbe un esercito”, si sfoga uno dei pompieri al lavoro nella zona di Farindola. Invece siamo pochi, talmente pochi che una zona dell’hotel non è stata proprio battuta”.
I vigili del fuoco – come riporta Libero – sono appena quaranta durante il giorno. “Eppure basterebbe mettere delle torri-luce per lavorare anche la notte”, continua Marco Piergallini, pompiere e sindacalista Conapo, in prima linea a Rigopiano: “Siamo sempre gli stessi, ogni tanto chi si stancava a riposare un’oretta”, “non c’è nemmeno un bagno chimico, e siamo in tanti qui, tra carabinieri, guardia di finanza, volontari, poliziotti, soccorso alpino e noi pompieri. La pipì la facciamo nella neve, per tutto il resto c’è il bosco. Il nostro pranzo di oggi è stato mezzo panino con la Nutella, una merendina e un succo di frutta. La cena di ieri è arrivata alle 4 di notte: la pasta e fagioli era talmente compatta che il mestolo si reggeva da solo”.

martedì 17 gennaio 2017

ESPOSTO - DENUNCIA DI ANTONIO PAPPALARDO SULL'ARRESTO DI OSVALDO NAPOLI

REPARTO OPERATIVO CARABINIERI ROMA
ESPOSTO - DENUNCIA
Io sottoscritto, Antonio PAPPALARDO, Generale dei Carabinieri (ris.), nato a Palermo, il XX.XX.19XX, residente in xxxxxxxx, via XXXXXXXXX,  denuncio quanto segue:
  • Il 13 gennaio 2017 il quotidiano “La stampa” ha pubblicato online un articolo dal titolo “Aggressione a Osvaldo Napoli: 5 Forconi rischiano il processo”, in cui è scritto che:
  • la Procura della Repubblica di Roma ha notificato ieri l’avviso di conclusione indagine per l’accusa di violenza privata;
  • un blitz, una iniziativa, che in molti definirono come “inquietante”, potrebbe presto finire davanti ad un giudice del tribunale di Roma;
  • l’iniziativa di un gruppo di attivisti del Movimento “9 Dicembre Forconi” di circa un mese fa in piazza Montecitorio, quando aggredirono e inscenarono il finto arresto dell’ex parlamentare Osvaldo Napoli, potrebbe essere al centro di un processo penale;
  • si tratta dell’atto che di norma precede la richiesta di rinvio a giudizio. Una inchiesta lampo, quella condotta dal PM Sergio Colaiocco, che ha coordinato l’attività di DIGOS e Carabinieri del Reparto Operativo;
  • Desidero esprimere il mio apprezzamento alla Procura della Repubblica di Roma, alla DIGOS e al Nucleo Operativo dei Carabinieri per la celerità con cui sono state condotte le indagini sull’aggressione di cui sono stato vittima”, ha commentato l’ex parlamentare aggredito;
  • in base a quanto ricostruito dagli inquirenti, quell’azione messa in atto a pochi metri dalla Camera dei Deputati vide coinvolte almeno 5 persone;
  • l’obiettivo non era specificamente Osvaldo Napoli, ma sostanzialmente gli attivisti cercavano un politico da “arrestare”;
  • gli inquirenti hanno individuato i 5 autori, ma gli accertamenti proseguiranno al fine di individuare
tutti i soggetti che hanno avuto un ruolo attivo nel blitz;
  • contestualmente alla chiusura dell’indagine, il PM ha proceduto alla richiesta di archiviazione per manifesta infondatezza di un esposto presentato pochi giorni prima dell’azione dall’ex generale dei Carabinieri, Antonio Pappalardo, in qualità di Presidente dell’Associazione “Movimento per la Liberazione d’Italia” e da Danilo Calvani, Presidente dall’Associazione “9 Dicembre – Forconi”, secondo i quali, dopo la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Consulta sulla legge elettorale, i parlamentari debbono essere considerati gli usurpatori di potere e quindi decadere;
  • la posizione di Pappalardo resta comunque al vaglio degli inquirenti rispetto al blitz del 14 dicembre, perché in base all’informativa della polizia giudiziaria, sarebbe arrivato in piazza Montecitorio pochi minuti dopo l’azione e avrebbe fornito dichiarazioni a sostegno dei fermati agli agenti del Commissariato Trevi-Campo Marzio nelle ore successive al fermo, e postando su facebook messaggi in cui dichiarava legittimo il blitz;
  • la notizia, data dal quotidiano “La stampa”, prima che ne fosse data comunicazione agli interessati, è una grave violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione che tutela la dignità del cittadino e degli esseri umani nella parte in cui si sancisce che:
  1. la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità;
  2. tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali;
  3. è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese;
  • nel momento in cui, come ormai è d’uso da parte di alcuni uffici giudiziari, si da in anticipo la notizia alla stampa, senza che gli interessati possano intervenire ed opporre tempestivamente le loro considerazioni, così esponendo le loro persone a pubblica negativa valutazione, si commette un grave abuso, prassi che questo regime, che sta crollando, perpetua, per bloccare, con la complicità di taluni magistrati, qualsivoglia tentativo di ripristino della libertà, democrazia e legalità della parte più sana del popolo italiano in un contesto socio-politico ormai devastato dalla corruttela politica e dalla collusione con le organizzazioni mafiose e i centri di potere lobbistico occulti;
  • sarà cura del popolo sovrano individuare norme che facciano cessare questa prassi insana, responsabilizzando direttamente i Capi delle Procure della Repubblica di ogni fuga di notizie, per cui costoro risponderanno personalmente degli illeciti commessi sia sul piano penale che civile;
  • la grave insinuazione a carico della mia persona “la posizione di Pappalardo resta comunque al vaglio degli inquirenti rispetto al blitz del 14 dicembre, perché in base all’informativa della polizia giudiziaria, sarebbe arrivato in piazza Montecitorio pochi minuti dopo l’azione e avrebbe fornito dichiarazioni a sostegno dei fermati agli agenti del Commissariato Trevi-Campo Marzio nelle ore successive al fermo, e postando su facebook messaggi in cui dichiarava legittimo il blitz”, si pone in un contesto di attività persecutorie portate avanti da anni da questo regime, con la collaborazione di taluni comandi e uffici di polizia, per reprimere la mia contestazione di un sistema politico perverso e abusivo, che ha assunto ormai tutte le caratteristiche di un regime dittatoriale;
  • tale insinuazione è una grave intimidazione alla mia persona per farlo desistere da una attività più che legittima e sacrosanta di fronte ai gravi delitti che oggi governanti e parlamentari commettono ogni giorno in dispregio di ogni norma costituzionale e di legge;
  • in passato questo regime ha cercato di tapparmi la bocca in vari modi:
  1. nel 1993 mi ha processato per diffamazione perché avevo affermato la più ovvia della verità e cioè che “il Comandante Generale dell’Arma non può essere nominato dalle segreterie dei partiti”. Il processo/farsa si è concluso dopo cinque anni, in Cassazione, con la mia più piena assoluzione. Ma nessuno ha pagato per quel processo farsa, né i magistrati, né lo Stato, né gli Ufficiali dei Carabinieri, che lo hanno innescato, e non sono stato risarcito né sul piano morale, né su quello civile, né mi è stato corrisposto alcun indennizzo per le rilevanti spese giudiziarie sostenute;
  2. nel 2000 sono stato tacciato di essere un golpista da questi politici fasulli e dai giornalisti prezzolati e venduti. In appena tre mesi la Procura Militare della Repubblica (con grande coraggio e ponendosi contro un sistema che mi voleva “morto”) ha archiviato il procedimento perché del tutto insussistente. Il Procuratore Intelisano mi confidò che lo avevano invitato a tenermi sui “carboni ardenti”, per diversi mesi, per neutralizzarmi. Ma lui si è opposto, con alto senso della giustizia, a questo ignobile linciaggio. Non altrettanto è accaduto con la Procura ordinaria della Repubblica di Roma che, da me esortata, una volta archiviata l’assurda accusa nei miei confronti (ero Presidente del COCER e potevo tranquillamente criticare il governo D’Alema) a perseguire i miei detrattori e diffamatori (allego le volgari e assurde offese contro la mia persona):
  1. ha chiesto l’archiviazione dicendo che i parlamentari non avevano alcuna colpa perché avevano diffuso le diffamazioni riportate in tutti i giornali; i giornalisti non ne rispondevano perché avevano rilevato la notizia dall’ANSA (manovrata, come poi si è saputo, dal Comando Generale dell’Arma e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri); l’ANSA non era imputabile perché aveva ricevuto la notizia da Dio. Una vergogna e un atto grave che ha ignorato tutte le sentenze della Cassazione sul reato di diffamazione a mezzo stampa, così rilevando lo scarso senso della giustizia che hanno taluni magistrati, privi di ogni autonomia e indipendenza rispetto al potere politico;
  2. non ha inteso verificare la terribile testimonianza di due Appuntati dei carabinieri che, trovandosi fuori dal Senato, che stava approvando la legge di riordino dei Carabinieri, avevano sentito distintamente (dichiarazione allegata), assumendosi ogni responsabilità, un senatore della Repubblica (poi identificato per Ludovico Corrao del Partito democratico) dire al suo telefonino le seguenti parole: “Metta sul tavolo del Presidente. Il Colonnello Pappalardo ha dichiarato: “Lo Stato siamo noi. Il Cocer: fonderemo il nuovo Stato”, parole riportate pari pari sul comunicato ANSA, uscito due ore dopo. Era chiaro il complotto contro la mia persona. Chi era quel farabutto di Presidente che doveva essere avvisato che la legge sul riordino dei Carabinieri era stata approvata dal Senato, per poi innescare il falso golpe a mio carico? Non lo sapremo mai perché il PM non ha inteso, nonostante la richiesta dei miei legali, di rilevare i relativi dati dai tabulati telefonici. Non è così che si fa giustizia! E’ una vergogna, al quale il popolo sovrano saprà porre rimedio;
  1. nel 2011, nel momento in cui difendevo gli interessi del popolo lampedusano, lasciato solo dal governo Berlusconi, durante l’invasione biblica dell’isola da parte dei tunisini che fuggivano dal Ben Alì e dai suoi accoliti, sono stato accusato di aver usato la “voce vibrante”, senza alcun tono minaccioso, nei confronti del locale sindaco, che non si occupava dei suoi conterranei, reato che non esiste nel codice penale. Il processo è durato 5 anni e alla fine sono stato prosciolto pienamente. Anche in questo caso nessuno ha pagato, né la DIGOS che ha inviato l’informativa di reato fasulla, né i Carabinieri, né la magistratura che si è inventato il processo, né lo Stato;
  • come purtroppo accade ed è accaduto negli ultimi 40 anni in danno di centinaia di migliaia di cittadini che, processati per reati inesistenti e poi assolti, sono stati rovinati e qualcuno si è pure suicidato, la giustizia in Italia fa acqua da tutte le parti. E’ tempo di intervenire! Il popolo sovrano deve bloccare i processi farsa, rivisitare i cosiddetti processi “politici”, inventati da taluni funzionari di polizia e magistrati, complici di questo regime che va al più presto seppellito, in rispetto delle leggi penali;
  • oggi si sta cercando di iniziare un nuovo processo farsa contro la mia persona. Ma oggi non sono solo. C’è un popolo che mi conosce e mi apprezza, pronto ad entrare in azione per far rispettare la giustizia, la legalità, la democrazia e la dignità delle persone;
  • in merito ai fatti narrati a loro modo dagli uffici della DIGOS di Roma, che dovranno rispondere delle false informazioni riferite alla magistratura, faccio presente da Ufficiale dei Carabinieri, abituato per 40 anni a inviare referti informativi puntuali e precisi, con dati tutti verificabili che:
  1. il 18 novembre 2016, ho inviato a tutte le Procure della Repubblica d’Italia, quale Presidente del Comitato dei Saggi del “Movimento Liberazione Italia”, insieme a Danilo Calvani, Presidente del Movimento “9 Dicembre – Forconi”, una denuncia a carico dei governanti e parlamentari tutti abusivi dal gennaio 2014 a seguito della ben nota sentenza della Corte Costituzionale. All’epoca non facevo parte del Movimento dei Forconi e nemmeno del Movimento Liberazione Italia, limitandomi, quale saggio, a dare il mio contributo di pensiero alle giuste rivendicazioni di un popolo affamato e avvilito. Quindi la denuncia non è stata presentata qualche giorno prima della cosiddetta presunta aggressione, come attesta falsamente la DIGOS, almeno come scrive il giornalista della Stampa, ma ben un mese prima;
  2. non avendo avuto alcuna risposta dalla magistratura, atteso il fatto che dopo l’esito referendario del 4 dicembre contro questo regime, gli abusivi rimanevano al potere, abbiamo deciso di fare sit-in di protesta in varie piazze d’Italia ad iniziare dal 12 dicembre per 5 giorni;
  3. a Roma il sit-in si è tenuto a piazza dell’Esquilino, dove la Questura di Roma ci ha autorizzati a permanere solo per due giorni per inspiegabili motivi di ordine pubblico, così facendo accrescere una tensione fra i manifestanti, per motivi che vanno ricercati;
  4. abbiamo chiesto alla Questura, tramite Giuseppe Pino, Presidente del SUPU, organismo sindacale, di continuare la nostra protesta nella piazzetta del Parlamento, di fronte a palazzo Montecitorio il 14 dicembre;
  5. la Questura di Roma, in modo altrettanto inspiegabile, con evidenti intenti di far crescere la tensione fra i dimostranti, non ci ha concesso nemmeno questa piazzettta, per cui il 14 dicembre un centinaio di persone, giunte sul posto, sono state invitate ad allontanarsi per la mancata concessione;
  6. sono rimasto nella piazzetta da solo con il Commissario che dirigeva il servizio di ordine pubblico il quale ad un certo punto mi ha detto: “Allora Generale, che facciamo, ce ne andiamo?”. Gli ho risposto: “Certo, qui non ci sono black-block. Non ci avete dato la piazza. Tutti a casa”;
  7. è stato in quel momento che si è sentito un gran vociare provenire dalla strada posta sul lato sinistro per chi guarda Palazzo Montecitorio. Sia io che il commissario ci siamo portati di corsa sul posto;
  8. qui ho sentito alcuni dei Forconi gridare all’indirizzo di un deputato, che si era tentato di arrestare in quanto abusivo sulla base delle denuncia del 18 novembre, accantonata dalla Procura della Repubblica di Roma;
  9. come si può ben rilevare dai filmati ho invitato gli autori del gesto a consegnare l’arrestato alla polizia giudiziaria, sulla base del codice di procedura penale;
  10. il Vice Questore, dirigente del Commissariato di polizia Trevi-Campo Marzio, mi ha chiesto se stavo difendendo i Forconi. Ho risposto affermativamente. Mi ha pregato di fornire la mia collaborazione per portare il tutto alla calma e di portarci al vicino Commissariato. Ho convinto i Forconi ad aderire;
  11. lì ho appreso che si era cercato di arrestare Osvaldo Napoli, che non era nemmeno parlamentare in carica. Costui però aveva tratto in inganno i Forconi perché aveva millantato di godere di immunità. Perché egli si è ammantato di una garanzia costituzionale, ben sapendo che non era più un parlamentare in carica? Si è forse spaventato che sarebbe stato di lì a poco consegnato ai Carabinieri? Cosa temeva che i Carabinieri scoprissero addosso alla sua persona o nella sua borsa?;
  12. a questo punto mi sarei aspettato che i funzionari di polizia procedessero contro i Forconi che avevano sbagliato nel cercare di arrestare une persona che non era fra quelle da fermare;
  13. invece il suddetto Vice Questore mi ha preso in disparte e mi ha detto che era stato solo un gesto dimostrativo e che tutt’al più i forconi avrebbero potuto rispondere di omessa comunicazione alle autorità della manifestazione svolta, una mera contravvenzione, che sarebbe poi caduta in giudizio;
  14. la celerità, insolita, con cui si è conclusa l’indagine a carico dei 5 forconi per violenza privata (appena 20 giorni), peraltro apprezzata dalla presunta vittima, anche lei rimasta colpita da tale procedura mai attuata in alcuna Procura d’Italia, fa chiaramente intendere che c’è da parte della Procura della Repubblica di Roma un tentativo di coprire le ben più gravi responsabilità a carico dei governanti e parlamentari che non si intendono indagare;
  15. contemporaneamente lo stesso PM ha chiesto l’archiviazione della nostra denuncia, che avrebbe richiesto ben altro magistrato e ben più profonde valutazioni;
  16. non va peraltro sottaciuto che lo scrivente, per confortare la denuncia del 18 novembre, ne ha presentata un’altra direttamente nelle mani del Procuratore della Repubblica di Roma, dott. Pignatone, il 15 dicembre, il giorno dopo la presunta aggressione, originata dal millantato credito di Osvaldo Napoli, per motivi che vanno ricercati. La denuncia (in allegato), più circostanziata, è a firma sempre di Danilo Calvani e di Antonio Pappalardo, Presidente del Comitato dei Saggi;
  17. il dott. Pignatone ha promesso approfonditi personali, accertamenti, che alla fine non sono stati svolti, essendosi preferito affidare le verifiche ad un Sostituto Procuratore. Eppure di mezzo c’è addirittura il Capo dello Stato, la cui posizione processuale - fatto che in questi giorni ho ribadito senza tema anche in varie interviste televisive - è la più sconvolgente, per quanto si dirà appresso;
  • a tal proposito va detto che qualche giorno prima della fine del 2016, il Comitato per la Legalità, costituitosi in ambito “9 Dicembre – Forconi” e sostenuto da diversi Movimenti di Liberazione popolari, in nome e per conto del Popolo Italiano, ha inviato una lettera aperta al Capo dello Stato (atto in allegato) in cui si sono poste al Presidente della Repubblica alcune domande, alle quali lui avrebbe dovuto dare risposte chiare ed esaurienti nel suo discorso di fine anno:
  1. Ci vuole spiegare come ha potuto nel gennaio del 2014 giudicare incostituzionale, come membro della Corte Costituzionale, la legge cosiddetta “Porcellum”, che ha eletto il parlamento in carica, e il 3 febbraio del 2015 accettare l’elezione a Capo dello Stato dallo stesso Parlamento, da lei delegittimato? Al di sopra delle leggi degli uomini, esiste la legge morale, della coerenza e della linearità dei comportamenti. Soprattutto esiste il senso dell’etica delle Istituzioni”
  2. Da un quotidiano apprendiamo che suo padre è stato indicato da un pentito di mafia, giudicato pienamente attendibile dalla Corte d’Appello di Trapani, uomo d’onore della famiglia di Castellammare del Golfo”;
  3. Apprendiamo, altresì, che il suo nome compare negli elenchi telefonici di agende e rubriche di logge massoniche collegate con la mafia, scoperti a seguito di perquisizioni della polizia, logge che la Corte d’Assise di Trapani ha sentenziato essere infestate da elementi mafiosi, nell’ambito del processo Rostagno, che poco prima di essere ucciso, stava indagando proprio su queste logge”;
  4. Tutto ciò è vero o è falso?”;
  5. Il Popolo italiano non può rimanere nel dubbio. La magistratura si deve sbrigare a dare esaurienti risposte”;
  6. Se tutte queste accuse fossero vere, come ha potuto accettare l’elezione a Capo dello Stato, senza comprendere che sarebbe stato esposto a ignobili ricatti, compromettendo così la stessa stabilità dello Stato, in cui Cittadini onesti e Carabinieri, Poliziotti e Militari credono fermamente e che difendono a viso aperto e a testa alta!”.
  • a queste domande Sergio Mattarella non ha inteso rispondere. Né la magistratura ha inteso restituire piena credibilità e affidabilità alla Massima carica dello Stato;
  • si cerca, come nella vicenda delle trattative fra Stato e Mafia, di minimizzare il tutto, minacciando i magistrati inquirenti e i cittadini che non intendono più tollerare abusi di ogni genere da parte di chicchessia, di rappresaglie;
  • ma il popolo, sovrano, non è più disposto a subire. Si può anche tollerare che i governi negli ultimi anni con politiche sociali ed economiche stolte abbiano affamato il popolo e sottratto ad esso la sovranità in ogni settore, ma non che il Capo dello Stato, il Capo del Governo, i Ministri e i Parlamentari siano abusivi da oltre tre anni, contro ogni norma dello Stato di diritto e che un PM si permetta di chiudere sbrigativamente una inchiesta che prevede delitti contro la personalità dello Stato, con pene sino all’ergastolo;
  • ecco perché il 2 gennaio 2017 il Popolo sovrano ha emesso l’Ordine di Cattura Popolare, che il 4 gennaio successivo è stata inviata con lettera del Movimento “9 Dicembre – Forconi” a tutti i Comandi e gli Uffici di Polizia (atti allegati), che ho firmato come portavoce del suddetto Movimento di cui condivido oggi pienamente tutte le sue iniziative di protesta, purché pacifiche, ordinate e nel rispetto della legge;
  • certo fa male apprendere che il Comandante Generale dell’Arma e taluni vertici militari siano stati prorogati da questo governo di abusivi e che abbiano accettato, assumendosi ogni responsabilità di fronte ad un popolo, che, attesa l’assenza dei massimi organi istituzionali perché delegittimati, è costretto a riprendere tutti i poteri dello Stato, sulla base dell’art. 1 della Carta Costituzionale, che attribuisce solo al popolo la sovranità, limitata nell’esercizio solo quando però vi sono organi legittimi, che la possono esercitare nelle sue varie espressioni, legislativa, esecutiva e giudiziaria;
  • la proroga del Comandante Generale e di taluni vertici militari è tanto più grave laddove si consideri che:
  1. il governo che ha deliberato la proroga è abusivo;
  2. le proroghe sono state approvate violando quanto espressamente prevede la legge Madia sui collocamenti a riposo per raggiunti limiti di età e sono l’inequivocabile segno che il Paese è governato da una classe politica che non si fa alcuno scrupolo né della legge, né di spingere importanti istituzioni, come le Forze Armate e in particolar modo l’Arma dei Carabinieri verso uno stato di illegalità evidente, applicando sistematicamente pesi e misure differenti in una logica perfettamente rispondente al modus operandi che ha caratterizzato gli ultimi 60 anni della Repubblica: le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici;
  3. la Pinotti proponendo queste proroghe ha dimostrato ancora una volta l’inadeguatezza a ricoprire l’incarico di Ministro della Difesa. Di recente ha proposto e ottenuto la proroga di un generale, colpito dai limiti di età, mantenendolo contrariamente alla legge, nel suo duplice incarico di Presidente del COCER e di Direttore Generale della Direzione Generale del Personale Militare. E’ come se Marchionne fosse contemporaneamente Amministratore unico della FIAT e Segretario Generale della CGIL. L’Italia è ormai diventata la Repubblica della banane;
  4. questa casta politica tende sempre più a sottrarsi alla legge: si permette di prorogare un Comandante Generale, che viene indagato dai suoi stessi Carabinieri, per un grave reato commesso. Come possono lavorare questi Carabinieri? In quali condizioni possono indagare? Viene inevitabilmente alla mente la frase del marchese del Grillo: “IO SONO IO E VOI NON SIETE UN CAZZO!”, ovviamente riferita al Popolo Italiano e ai laboriosi Carabinieri, che sono la sua espressione più genuina e autentica;
  5. mi auguro che i generali Del Sette, Graziano e Errico, in uno scatto di orgoglio militare, si dimettano immediatamente, rifiutandosi di identificarsi in un Governo di abusivi;
  6. non va, peraltro, ignorato il contenuto dell’art. 4, ultimo comma, della legge 382 del 1978, “Nuove norme di principio sulla disciplina militare”, che sancisce che il militare, al quale viene impartito un ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni dello Stato o la cui esecuzione costituisce comunque manifestamente reato, ha il dovere di non eseguire l’ordine. Come si può obbedire a governanti, parlamentari, ministri, Comandante Generale e Vertici Militari abusivi, prorogati con atto che si pone contro la legge?
  7. lo Stato non esiste più e i magistrati che tendono a censurare coloro che intendono ripristinare libertà, legalità e democrazia, sono da ritenere complici di un disegno eversivo che va individuato e punito nelle forme e nei modi previsti dalle leggi.
Il Comitato per la Legalità, al fine di sottrarre l’Arma dei Carabinieri al condizionamento politico, proporrà al Popolo sovrano l’allegata proposta di legge, restituendole quella dignità istituzionale che le apparteneva sin dalla sua nascita. E ciò perché solo il connubio Forze Armate, Carabinieri, Forze di Polizia e Popolo porterà in Italia libertà, legalità e democrazia.
Si chiede pertanto alla parte sana della magistratura e alle forze militari e di polizia, non condizionate da questi abusivi, di porsi al fianco del Popolo Sovrano, perseguendo tutti coloro che stanno compromettendo la sovranità popolare con accordi internazionali ben noti, così compiendosi gravissimi delitti contro la personalità dello Stato, come da più parti paventato.
Quale compositore musicale ho composto un requiem, eseguito nel Teatro Bellini di Catania, che termina con le seguenti parole, tratte dal libro l’Ecclesiastico del Vecchio Testamento:
Noli quaerere fieri iudex, nisi valeas virtute irrumpere iniquitate”.
Non cercare di fare il giudice, se non sei capace di sradicare le ingiustizie”.
Questa esortazione è rivolta alla Procura della Repubblica di Roma e a tutte le magistrature d’Italia, affinché sia fatta piena giustizia in una vicenda in cui l’unica vittima è il Popolo Italiano, che è stato devastato nei suoi sentimenti, nei suoi valori, nella sua dignità!


Antonio Pappalardo