9 dicembre forconi

mercoledì 11 gennaio 2017

Il presidente “buono” e quello “cattivo”

Barack Obama fu «santo subito»: appena entrato alla Casa Bianca fu insignito preventivamente nel 2009 del Premio Nobel per la pace grazie ai «suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli». Mentre la sua amministrazione già preparava segretamente, tramite la Segretaria di Stato Hillary Clinton, la guerra che due anni dopo avrebbe demolito lo Stato libico, estendendosi poi alla Siria e all’Iraq tramite gruppi terroristici funzionali alla strategia USA/NATO.
Donald Trump è invece «demone subito», ancor prima di entrare alla Casa Bianca. Viene accusato di aver usurpato il posto destinato a Hillary Clinton, grazie a una malefica operazione ordinata dal Presidente russo Putin.

Le «prove» sono fornite dalla CIA, la più esperta in materia di infiltrazioni e colpi di stato. Basti ricordare le sue operazioni per provocare e condurre le guerre contro Vietnam, Cambogia, Libano, Somalia, Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Siria; i suoi colpi di Stato in Indonesia, El Salvador, Brasile, Cile, Argentina, Grecia. 

Milioni di persone imprigionate, torturate e uccise; milioni sradicate dalle loro terre, trasformate in profughi oggetto di una vera e propria tratta degli schiavi. Soprattutto bambine e giovani donne, schiavizzate, violentate, costrette a prostituirsi.

Tutto questo dovrebbe essere ricordato da chi, negli USA e in Europa, organizza il 21 gennaio la Marcia delle donne per difendere giustamente quella parità di genere conquistata con dure lotte, continuamente messa in discussione da posizioni sessiste come quelle espresse da Trump.

Non è però questa la ragione per cui Trump è messo sotto accusa in una campagna che costituisce un fatto nuovo nella procedura di avvicendamento alla Casa Bianca: questa volta la parte perdente non riconosce la legittimità del presidente neoeletto, ma tenta un impeachment preventivo.

Trump viene presentato come una sorta di «Manchurian Candidate» che, infiltrato alla Casa Bianca, verrebbe controllato da Putin, nemico degli Stati Uniti. 

Gli strateghi neocon, artefici della campagna, cercano in tal modo di impedire un cambio di rotta nelle relazioni degli Stati Uniti con la Russia, che l’amministrazione Obama ha riportato a livello di Guerra Fredda.

Trump è un «trader» che, continuando a basare la politica statunitense sulla forza militare, intende aprire un negoziato con la Russia, possibilmente anche per indebolire l’alleanza di Mosca con Pechino.

In Europa temono un allentamento della tensione con la Russia anzitutto i vertici NATO, cresciuti d’importanza con l’escalation militare della nuova Guerra Gredda, e i gruppi di potere dei paesi dell’Est – in particolare Ucraina, Polonia e Paesi baltici – che puntano sull’ostilità alla Russia per avere un crescente appoggio militare ed economico da parte della NATO e della UE.
In tale quadro, non possono essere taciute nelle manifestazioni del 21 gennaio le responsabilità di quanti hanno trasformato l’Europa in prima linea del confronto, anche nucleare, con la Russia.
Dovremmo manifestare non come sudditi statunitensi che non vogliono un presidente «cattivo» e ne chiedono uno «buono», ma per liberarci dalla sudditanza verso gli Stati Uniti che, indipendentemente da chi ne sia Presidente, esercitano la loro influenza in Europa tramite la Nato; per uscire da questa alleanza di guerra, per pretendere la rimozione delle armi nucleari USA dai nostri Paesi.
Dovremmo manifestare per avere voce, come cittadine e cittadini, nelle scelte di politica estera che, indissolubilmente legate a quelle economiche e politiche interne, determinano le nostre condizioni di vita e il nostro futuro.
Manlio Dinucci

ALITALIA HA LIQUIDITA’ FINO A MARZO

IL GOVERNO NON SI MUOVE E BLOCCA I LICENZIAMENTI SENZA PIANO INDUSTRIALE 

MA L’AZIENDA NON LO TIRA FUORI FINCHE’ NON HA GARANZIE DAGLI AZIONISTI 

GLI ESUBERI SAREBBERO PIU’ DEL 13% DEL PERSONALE 

PERPLESSI I SINDACATI

Nicola Lillo per La Stampa

cramer ball alitaliaCRAMER BALL ALITALIA
Bisognerà aspettare ancora un paio di settimane per conoscere il destino di Alitalia. Quello di ieri al ministero dello Sviluppo economico doveva essere l’incontro per la presentazione al governo del nuovo piano di ristrutturazione e rilancio dell’ex compagnia di bandiera, ma il piano nel dettaglio ancora non c’è. I due ministri competenti, Carlo Calenda e Graziano Delrio, hanno chiesto un progetto «dettagliato e condiviso con gli azionisti, dalle banche e dalle istituzioni creditrici».

Solo allora si potrà discutere di come gestire i nuovi esuberi: si parla di almeno 1600 posti di lavoro a rischio su un totale di 12.000 dipendenti tra naviganti e staff.

cramer ball luca di montezemoloCRAMER BALL LUCA DI MONTEZEMOLO
Alitalia ha ancora 80 giorni di ossigeno, cioè fino al 31 marzo: è il tempo utile per lanciare il nuovo piano quinquennale. Dopo lo sblocco di linee di credito il 22 dicembre scorso l’azienda ha infatti una liquidità di 250 milioni, 100 messi a disposizione da Etihad, altri 150 dalle banche, Intesa SanPaolo e Unicredit. Con il nuovo piano, che sarà pienamente operativo dal primo aprile, dovrebbe scattare la fase due, con altri 250 milioni investiti. In tutto un impegno da mezzo miliardo, che - dice Delrio - dovrebbe essere condiviso dagli attuali soci. 

MONTEZEMOLO HOGANMONTEZEMOLO HOGAN
Dalla riunione «è uscita una buona notizia: gli azionisti sono tutti determinati a continuare a investire», dice il ministro dei Trasporti. Il governo vuole «un piano robusto», perché quasi tutti i grandi vettori stanno guadagnando e Alitalia deve sfruttare «il momento favorevole», a partire dai costi contenuti del greggio, la prima voce dei bilanci delle compagnie aeree.

DELRIODELRIO
Il numero uno Cramer Ball si mostra ottimista: un «incontro molto buono». Dal ministero è invece uscito in silenzio il vice presidente e numero uno di Etihad James Hogan, nel mirino del governo e dei soci italiani per le scelte strategiche imposte fin qui all’Alitalia partecipata al 49 per cento da Abu Dhabi. «I lavoratori non devono pagare per primi alcune inefficienze del management», chiosa Delrio.

Piloti AlitaliaPILOTI ALITALIA
I sindacati si dicono « perplessi e preoccupati» e lamentano l’assenza di certezze: proprio per questo è saltato l’incontro previsto per domani con i rappresentanti di categoria. Gli obiettivi della ristrutturazione sono in ogni caso chiari. 

Tre le linee d’azione: riduzione aggressiva dei costi, rinegoziazione di partnership come quella con Delta considerata penalizzante e soprattutto un nuovo modello di business. 

L’idea dei vertici è sdoppiare il servizio: da un lato quello classico sulle rotte a lungo raggio, dall’altra un nuovo modello per i voli nazionali ed europei sui quali si potrà volare «business» o «low cost», a seconda del tipo di tariffa. 

CARLO CALENDACARLO CALENDA
Il problema di Alitalia resta il posizionamento strategico: è troppo piccola per competere fino in fondo nel mercato business con le tre grandi sorelle dei cieli, Air France, Lufthansa e British Airlines.

I velivoli a lungo raggio con livrea Alitalia sono appena 24 e ne servirebbero 15-20 in più.

Al tempo stesso l’azienda è in difficoltà sul mercato dei voli nazionali ed europei, nel quale impiega ben 100 aeromobili ma soffre la concorrenza aggressiva di Ryanair, Easyjet e Vueling, che negli anni hanno conquistato importanti fette di mercato. 

Infine c’è la concorrenza dei treni ad alta velocità che ha letteralmente prosciugato il mercato della Roma-Milano e ormai minaccia i collegamenti fra le grandi città italiane.

Fonte: qui

PARLA IL CAPO DEL GOI, STEFANO BISI (ANCHE LUI SPIATO): “HO SOSPESO IL FRATELLO GIULIO OCCHIONERO”


CI SONO ANCHE ALTRI CONFRATELLI SPIATI DAGLI OCCHIONERO BROTHERS

Stefano Pitrelli per Huffingtonpost

stefano bisiSTEFANO BISI
“Ho immediatamente sospeso Giulio Occhionero”, annuncia al telefono all’HuffPost Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, di cui lo stesso Occhionero fa parte in quanto membro della loggia romana “Paolo Ungari - Nicola Ricciotti Pensiero e Azione”. Alla gravità del capo d’accusa secondo la legge italiana si va dunque a sommare quella di un fratello che è andato ad ‘origliare’ alla porta del Gran Maestro.

L’iter giudiziario di un cittadino accusato di un simile reato è cosa nota. Ma a un fratello che cosa accade? E che rapporti potrà avere d’ora in avanti con la sua loggia?
Le sue azioni verranno valutate dal tribunale circoscrizionale, una sorta di collegio di probiviri. Lui appartiene alla Loggia della regione Lazio, quindi sarà questa a decidere il provvedimento, che potrà essere di censura semplice, censura solenne, o di espulsione. Intanto il Gran Maestro decide la sospensione. [Non ci saranno rapporti con la sua loggia nella misura in cui] è sospeso dalla frequentazione, non può partecipare ai nostri lavori rituali.

stefano bisi massoneriaSTEFANO BISI MASSONERIA
Ci saranno ricadute sulla sua loggia d’appartenenza?
Non penso di disporre un’ispezione magistrale (i.e. un controllo interno che il Gran Maestro può disporre nei confronti di una loggia quando si pensa che non lavori ritualmente bene, o che non sia bene organizzata) perché si tratta del caso di un singolo. Poi gli organi della regione d’appartenenza del fratello valuteranno il da farsi.

I nomi “attenzionati” dai due fratelli arrestati per spionaggio informatico disegnano una rete di potere che va dal Matteo Renzi premier a Mario Draghi, presidente della BCE. Fra questi nomi compare anche il suo. Che effetto le ha fatto ritrovarsi iscritto in una simile ‘lista nera’?
stefano bisi massoneria 1STEFANO BISI MASSONERIA 
L’ho saputo stamani quando sono uscite le notizie. Mi stavo occupando di fare raccolta fondi per l’illuminazione di un campo sportivo a Norcia, e la ricostruzione di un liceo musicale a Camerino danneggiato dal terremoto. Non me ne sono accorto neanche in un primo momento perché ovviamente prima del mio nome c’erano personaggi di primo piano della politica, della finanza italiana e non solo. Io sono Gran Maestro, non un primo ministro o un governatore. E leggendo il mio nome son rimasto sbalordito.

Il movente per spiare il presidente del consiglio salta agli occhi: è un centro di potere. Ma quale utilità si può pensare di trovare nello spiare lei?

Non ne ho idea. Io credo coi miei pregi e difetti, cogli errori o le cose buone che faccio di essere una persona che lavora, che fino a pochi mesi fa è stata a capo di un giornale locale, e da due anni e mezzo o poco più è gran maestro. Conduco una vita normale. Ieri sera ero alla Loggia di Civitavecchia, domani sarò a quella di Bologna. Cerco d’impegnarmi per [la comunione tra fratelli]. Dopodiché partiamo da una presunzione d’innocenza, sta nella Costituzione, e dato che non l’abbiamo cambiata per ora c’è quella. Vediamo se spiava, come spiava. Non so nemmeno tecnicamente come si faccia perché non ho grandi abilità informatiche. Però alla domanda perché mi spiava dico: Boh?

È possibile che fosse convinto che in qualche modo il potere passi anche da lei?
francesca maria occhioneroFRANCESCA MARIA OCCHIONERO
Devo dire che ho visto ora da un lancio d’agenzia dell’AGI che c’erano anche altri fratelli del GOI che sarebbero stati spiati. Altri erano fratelli con incarichi non di rilevanza altissima. Non sono membri della giunta, almeno i nomi che ho letto io. C’è un Gran Maestro onorario, fra l’altro morto da poco, che ha scritto decine di libri su massoneria, uno studioso.

Allora, per così dire, cui prodest? Se n’è fatto un’idea, l’ha conosciuto?
Quale sia il tornaconto? Bisognerebbe chiederlo a lui. Devo dire lui non mi ricordo d’averlo incontrato fisicamente. Può darsi di si, ma ne incontro tantissimi di fratelli, da che sono Gran Maestro. Ma io coi fratelli ho un rapporto molto diretto, parlo con tutti, rispondo a domande. Quindi se mi devi chiedere una cosa non c’è bisogno di spiarmi, gliela dico. Che ci siano persone che fanno questi movimenti è preoccupante, perché tutti i cittadini, aldilà dei ruoli che ricoprono, hanno diritto alla loro sfera di riservatezza. Sapere d’esser spiati non è giusto. Son proprio curioso di vedere come finirà tutta questa storia, perché alla fine c’è un intrigo che sembra un giallo.
stefano rodotaSTEFANO RODOTA

martedì 10 gennaio 2017

CASALEGGIO PUNTAVA AD AVERE UNA PRESENZA FORTE NELLA COMMISSIONE SUL MERCATO INTERNO DI STRASBURGO, DOVE LA VICEPRESIDENZA E’ DELL’ALDE



TRATTATIVA CONDOTTA DA DAVID BORRELLI

Giampiero Timossi per il Giornale

GUY VERHOFSTADT CANDIDATO DI MONTIGUY VERHOFSTADT CANDIDATO DI MONTI
Sembra fatta per l'unione con i liberali di Alde. No, alla fine non se ne fa nulla. I nuovi ospiti non sono graditi. Il caos aumenta e le domande pure. Cosa aveva spinto il leader comico a cercare il blitz?
Se uno vale uno, il tentato trasloco dei Cinque Stelle non era un affare. «Confluendo nell'Alde, gruppo più numeroso, avremo meno dossier tra le mani e quindi minori possibilità di far capire ai cittadini cosa sta accadendo a Bruxelles». 

Il dissenso degli eurodeputati grillini non si spegneva, neppure dopo il plebiscito online: il 78,5% chiedeva di passare con i liberal di Guy Verhofstadt, belga, uno di casa, politico navigato, animato da una gran voglia di diventare outsider di peso nella corsa tutta italiana alla presidenza dell'Europarlamento.
beppe grillo davide casaleggioBEPPE GRILLO DAVIDE CASALEGGIO

Pare sia stato questo calcolo, la possibilità di contare su 17 voti in più (quelli del M5S) a muovere Verhofstadt verso Grillo.
La trattativa era nata con l'appoggio di Davide Casaleggio e del suo uomo a Bruxelles, David Borrelli. Imprenditore del settore informatico, Borrelli nel 2008 è a Treviso il primo consigliere comunale del Movimento.

Poi fa il salto in Europa, entra nella commissione Commercio Internazionale.

Le sue idee moderate sono quelle di Casaleggio junior: entrambi si definiscono «visionari». 

Ora intuiscono che l'e-commerce (vendita e acquisto di prodotti tramite internet) è il futuro. 

Non è uno dei punti di forza della Casaleggio&Associati? 

Non ancora, ma lo può diventare.
E perché la visione si concretizzi servono anche gli uomini al posto giusto.

Borrelli potrebbe far la sua parte, nella commissione dove vota.
David BorrelliDAVID BORRELLI

Ma è soprattutto in un'altra sede che si discute di e-commerce: la commissione Mercato Interno e Protezione Consumatori.
Qui uno dei vicepresidenti è Robert Rochefort, un «amico» dell'Alde.

Amico un accidenti, il gruppo dei liberali non vuole aver nulla da spartire con le posizioni di Grillo. Niente accordo, niente visione, a sentir parlare di e-commerce resteranno quattro europarlamentari grillini, ma solo uno di loro è membro effettivo della commissione Mercato Interno: Marco Zullo, l'unico con diritto di voto.

Gli altri tre possono pronunciarsi solo se delegati da un deputato assente.
GRILLO E FARAGEGRILLO E FARAGE

La storia finisce qui? Per ora il blitz è fallito, Grillo deve cercare un'altra casa europea. Formalmente i suoi restano ancora iscritti all'Europa della libertà e della democrazia diretta, ma hanno già «disdetto l'affitto» scrivendo con affetto a Nigel Farage, l'uomo della Brexit. I Verdi? Hanno detto no più volte, l'ultima a fine anno. L'Enf di Matteo Salvini e Marine Le Pen certo ora non vorrà accoglierli, non dopo il «respingimento» dei liberali. Serve una casa e una «giacca», quella che Grillo voleva indossare per diventare anche più formale e presentarsi con l'aria di chi può governare.

Al momento non resta che il gruppo dei non iscritti.

I Cinque Stelle da soli non possono stare, per formare un gruppo servono 25 deputati, provenienti da almeno un quarto dei Paesi membri. Sull'immagine di governabilità si potrebbe anche discutere. «Economicamente sarà un bagno di sangue, solo i gruppi più numerosi hanno la garanzia di riscuotere i fondi che l'europarlamento assegna a ciascun deputato».

Parola di chi tra i grillini non credeva alla bolla dell'Euroaffare.

Fonte: qui

TUTTI INTERCETTATI! NELLA RETE DEI DUE FRATELLI, GIULIO E FRANCESCA OCCHIONERO, C'ERANO DRAGHI ,IL CARDINAL RAVASI, MONTI E SACCOMANNI


I DUE ERANO RIUSCITI A INTRODURSI NELLA CASELLA PERSONALE DI POSTA DI RENZI E IN QUELLA DEL PARTITO DEMOCRATICO, E PURE IN QUELLA DEL GENERALE CAPOLUPO (GDF)

GLI OCCHIONERO BROTHERS SAREBBERO ''NOTI PERSONAGGI DELL'ALTA FINANZA CAPITOLINA''. 

CIOE'? DAVANO INFORMAZIONI RISERVATE AI LORO CLIENTI INVESTITORI

I DUE HANNO UTILIZZATO ''UNA RETE DI COMPUTER INFETTATI DA UN MALWARE DENOMINATO EYEPYRAMID, E PER ANNI ACQUISITO NOTIZIE RISERVATE, DATI SENSIBILI, INFORMAZIONI, GELOSAMENTE CUSTODITE SU SERVER AMERICANI, ORA SEQUESTRATI DA POLIZIA POSTALE E FBI 

ARRESTATI A ROMA UN INGEGNERE NUCLEARE E SUA SORELLA. 

PER ANNI HANNO SPIATO E RACCOLTO INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI ENTRANDO NEI COMPUTER DI MANAGER E POLITICI 

SOTTO CONTROLLO ANCHE I MASSONI


di Fabio Tonacci per la Repubblica

HACKERHACKER
ROMA - Matteo Renzi, ma anche Mario Draghi, l'ex premier Mario Monti, il comandante generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, e poi il banchiere Fabrizio Saccomanni: sono alcuni dei nomi che venivano intercettati illegamente da Giulio Occhionero, ingegnere nucleare di 45 anni e la sorella Francesca Maria, di 49, arrestati oggi dalla Polizia Postale, nell'ambito dell'inchiesta 'Eye Pyramid'. I due sono stati raggiunti da una ordinanza di custodia in carcere firmara dal gip Maria Paola Tomaselli su richiesta del pm Eugenio Albamonte.

Per il giudice gli Occhionero "al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno accedevano abusivamente a caselle di posta elettronica protette dalle relative password di accesso sia personali che istituzionali appartenenti a professionisti del settore giuridico economico nonché a numerose autorità politiche e militari di strategica importanza o di sistemi informatici protetti utilizzati dallo Stato e da altri enti pubblici".

I fratelli facevano dossier su politici, manager, banchieri o economisti di livello nazionale e avevano creato, secondo gli inquirenti, una centrale di cyperspionaggio per monitorare istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali, imprenditori. 

Nella lista
 degli spiati ci sono anche i nomi di Piero Fassino, Daniele Capezzone, Ignazio La Russa e Vincenzo Scotti, Alfonso Papa, Walter Ferrara, Paolo Bonaiuti, Michela Brambilla, Luca Sbardella, Fabrizio Cicchitto, Vincenzo Fortunato, Mario Canzio, il cardinale Gianfranco Ravasi, Paolo Poletti della Gdf.
CYBER SECURITYCYBER SECURITY

Molto conosciuti negli ambienti dell'alta finanza, gli arrestati sono residenti a Londra ma domiciliati a Roma.
I reati di cui sono accusati sono procacciamento di notizie concernenti la sicurezza di Stato, accesso abusivo a sistema informatico, intercettazione illecita di comunicazioni informatiche.


Gli investigatori del Centro nazionale anticrimine informatico Cnaipic del Servizio polizia postale e delle comunicazioni avrebbero scoperto una botnet occultagrazie a una estesa rete di computer preliminarmente infettati tramite la diffusione del malware Eye Pyramid, i due arrestati hanno per anni acquisito dalle numerosissime vittime prescelte notizie riservate, dati sensibili, informazioni, gelosamente custodite su impianti informatici statunitensi, ora sequestrati dagli operatori della polizia, grazie alla collaborazione con la Cyber Division dell'Fbi Usa.

massoni segretiMASSONI SEGRETI
Nel mirino una galassia di soggetti che a vario titolo gestiscono la funzione pubblica e quindi in possesso di informazioni particolarmente sensibili e strategiche, o di particolare valore per chi opera in determinati ambiti finanziari.

L'indagine è stata avviata dopo che al Cnaipic è stato segnalato l'arrivo di una mail, indirizzata a un amministratore di un'infrastruttura critica nazionale, contenente il malware.


Tra gli osservati gli appartenenti a una loggia massonica, archiviati sotto la sigla Bros (fratelli) in una cartella piazzata in una delle numerose drop zone all'estero. Con la sigla POBU (Politicians Business), invece, venivano catalogati gli esponenti politici target del sodalizio criminale. L'indagine ha altresì permesso di ricostruire un complesso scenario fatto di società "a scatole cinesi" nazionali e straniere, usate come paravento per l'acquisizione, in via anonima, di servizi informatici all'estero. E proprio il concreto pericolo di una fuga all'estero degli indagati, titolari di diverse attività fuori confine, ha infatti determinato l'emissione delle misure cautelari.
AULA MONTECITORIOAULA MONTECITORIO



LA PROCURA DI ROMA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE PER FEDERICA GUIDI

INDAGATA DA POTENZA PER “TEMPA ROSSA” E SI ERA DIMESSA DA MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO 

PROSCIOGLIMENTO ANCHE PER IL FIDANZATO GIANLUCA GEMELLI E PER GIUSEPPE DE GIORGI, EX CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA MARINA


federica guidi e gianluca gemelli
FEDERICA GUIDI 
GIANLUCA GEMELLI
Cala il sipario sull'inchiesta che riguarda l'ex ministro che non voleva essere trattata, così disse, da "sguattera del Guatemala". 
La procura di Potenza, infatti, ha stralciato il filone principale dell'inchiesta su Tempa Rossa, il sito petrolifero lucano, che sei mesi fa era passato per competenza territoriale a Roma.

E ora, la procura capitolina ha chiesto l'archiviazione di Federica Guidi e di Gianluca Gemelli, compagno dell'ex ministro allo Sviluppo. Stessa richiesta per Giuseppe De Giorgi, ex capo di Stato maggiore della Marina militare italiana, e Nicola Colicchi, ex consulente della Camera di Commercio di Roma.

Fonte: qui

 
l ammiraglio giuseppe de giorgi 6L' AMMIRAGLIO GIUSEPPE DE GIORGI 

I "BIDONISTI" DELLE BANCHE SONO 572 GRANDI AZIENDE CHE NON RIPAGANO PRESTITI PER 23 MILIARDI DI EURO!

A PATUELLI, CHE CHIEDE DI TIRARE FUORI I NOMI DELLE IMPRESE, REPLICANO I SINDACATI CHE CHIEDONO DI AFFIANCARE LA 'BLACK LIST' DEI BANCHIERI CHE HANNO FORAGGIATO GLI AMICI DEGLI AMICI

Francesco De Dominicis per "Libero Quotidiano"

patuelliPATUELLI
I nomi dei «bidonisti» delle banche sono custoditi nel cervellone della Banca d' Italia. Si chiama «Centrale dei rischi» ed è il gigantesco database che raccoglie, tra altro, i dati sull' andamento dei rimborsi dei prestiti. È il sistema che viene compulsato, a esempio, dagli stessi istituti di credito quando devono verificare, prima di deliberare nuovi «affidamenti», se un cliente è un buon pagatore oppure uno abituato a rifilare «pacchi».

L' idea di pubblicare una lista nera delle imprese che hanno inguaiato i bilanci delle banche salvate dallo Stato è stata lanciata domenica da Libero e contemporaneamente avallata dal presidente dell' Abi, Antonio Patuelli. I fari sono puntati soprattutto sul Monte dei paschi di Siena per il quale il Tesoro, prelevando denaro dalle tasche dei contribuenti, spenderà grosso modo 6 miliardi e mezzo di euro.
PADOAN GENTILONI1PADOAN GENTILONI1

Chi ha messo nei guai Mps ha chiesto il numero uno dell' Associazione bancaria? Chi ha provato il buco nei conti della ex banca del Pd tappato a spese della finanza pubblica? Di qui l' invito di Patuelli, di fatto in tandem con questo giornale, a rendere noti i nomi dei «soloni» per colpa dei quali il governo di Paolo Gentiloni ha creato il fondo da 20 miliardi proprio per risolvere le emergenze bancarie. Accedere a quei dati sembra impossibile, anche se ieri il Garante della privacy, ha aperto un varco ampio spiegando che dal 2011 le imprese non hanno alcuna tutela per quanto riguarda la riservatezza dei dati personali. Superare le resistenze per rendere noti quei nomi, tuttavia, non sarà facile.

ignazio visco piercarlo padoanIGNAZIO VISCO PIERCARLO PADOAN
A spulciare le carte di Bankitalia, comunque, salta fuori qualche tabella assai interessante. A esempio quella che fotografa le categorie dei «soloni». 

Si scopre, tanto per cominciare, che sono 572 i peggiori: soggetti, ai quali sono stati concessi finanziamenti superiori a 25 milioni, che non versano le rate.

Clienti - si tratta senza dubbio di grandi aziende, vista l' entità del denaro prestato - che non onorano le scadenze e hanno creato «sofferenze» per 22 miliardi e mezzo su un totale che sfiora i 200 miliardi.

Insomma, ai contribuenti italiani viene chiesto (senza possibilità di rifiutarsi) di salvare le banche per colpa di pochi paperoni che non restituiscono i quattrini presi allo sportello.

bankitalia bigBANKITALIA BIG
Altri 43 miliardi di finanziamenti in perdita sono «colpa» di appena 5.257 clienti ai quali sono stati erogati quattrini tra i 5 e i 25 milioni. 

In effetti, sono davvero pochissimi i soggetti che hanno messo nei guai gli istituti: basta pensare che, in totale, sono un milione e 267mila di clienti «problematici».

Ma di questi, ben 775mila
(più della metà del totale) hanno ricevuto piccoli finanziamenti, tra i 250 euro e i 30mila euro: è il credito al consumo (destinato ad acquistare tv, smartphone ed elettrodomestici) al quale sono legate sofferenze per poco più di 5 miliardi.

unimpresaUNIMPRESA
Insomma, «i colpevoli non vanno cercati tra pmi e famiglie» ha detto ieri il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. Secondo il sottosegretario all' Economia, Pier Paolo Baretta, «è molto grave» se nei primi 100 debitori insolventi di Mps ci sono anche «grandi imprenditori perché noi abbiamo bisogno di un clima di fiducia per rilanciare il Paese e certamente la fiducia non la si costruisce con situazioni nelle quali si vede che c' è chi paga e chi la fa franca».

In attesa di capire che fine farà la campagna sui «bidonisti», vale la pena analizzare un altro aspetto, sollevato ieri dalla Fabi, il principale sindacato del settore bancario. Chi ha autorizzato quelle sciagurate linee di credito che oggi stanno mettendo in ginocchio il settore? Il segretario generale, Lando Maria Sileoni, punta il dito contro i vertici delle banche, osservando che «il 78% dei prestiti trasformatisi in sofferenze sono stati deliberati dai vertici degli istituti di credito ossia dalle direzioni generali, dai consigli di amministrazione e dai consigli di gestione».

banche credito impreseBANCHE CREDITO IMPRESE
Accanto alla lista dei cattivi pagatori, dunque, per completare il quadro informativo, potrebbe essere utile aggiungere il nome del banchiere che ha autorizzato il prestito trasformatosi in perdita. In ballo, ha spiegato ancora Sileoni, ci sono i «crediti deteriorati frutto di finanziamenti agli "amici degli amici" che vengono poi scaricati, nei piani industriali, sui lavoratori in termini di recupero dei costi e di riduzione ed esuberi del personale». Il sindacalista aggiunge un elemento di peso: come avvengono le nomine nei ponti di comando degli istituti? Il sospetto è che ci siano rapporti perniciosi tra le aziende e i cda bancari.

C' è poi un' altra questione, messa sul tavolo da tutte le organizzazioni sindacali. Che hanno chiesto al ministro dell' Economia, Pier Carlo Padoan, di «ridurre drasticamente gli stipendi del top management di Mps» che sta per essere nazionalizzato.

In teoria, le regole europee, per questi casi, stabiliscono il tetto a 500mila euro.
Il primo taglio dovrebbe riguardare la retribuzione dai 1,5 milioni dell' amministratore delegato, Marco Morelli. In teoria.

Fonte: qui