9 dicembre forconi

mercoledì 4 gennaio 2017

SULLA STRAGE DI CAPODANNO I TURCHI BRANCOLANO NEL BUIO

IL PRESUNTO ATTENTATORE NON E’ CINESE, MA VIENE DAL KIRGIZISTAN(MA NON E' NEPPURE LUI!) 

LO HANNO INTERROGATO E RILASCIATO: LA NOTTE DELLA STRAGE ERA A CASA SUA 

LA TV HA RIMOSSO LE IMMAGINI DEL SUO PASSAPORTO 

MA PRIMA DI SCAGIONARLO, LE AUTORITA’ DI ANKARA FANNO SAPERE CHE HA COMBATTUTO IN SIRIA

Piera Matteucci per la Repubblica

mashrapov presunto attentatore reinaMASHRAPOV PRESUNTO POI SCAGIONATO ATTENTATORE REINA
Prosegue la caccia al presunto autore della strage di Istanbul. Iahke Mashrapov, kirghizo di 28 anni, è stato infatti prima arrestato e poi rilasciato. 

Fonti della polizia avevano fatto sapere di aver arrestato alcuni familiari, tra cui la moglie, nella provincia anatolica di Konya, dove il killer sarebbe arrivato con lei e con i due figli alla fine del mese di novembre. Sembra che la moglie non sapesse che “l’uomo facesse parte dell’Isis”.


I media turchi avevano diffuso un video-selfie dell’uomo, girato in centro. Nel selfie, che dura una quarantina di secondi, si vede l’uomo, con indosso lo stesso giubbotto scuro immortalato dalle telecamere di sicurezza la notte di Capodanno, che cammina per la strada, a quanto pare dalle parti di Piazza Taksim.
attentatore reinaATTENTATORE REINA


L’uomo, in un’intervista, sostiene di essere stato scambiato per l’attentatore per via della somiglianza, ma di essere stato rilasciato dalla polizia dopo un controllo. Secondo l’agenzia di stampa kirghiza Akipress, Mashrapov era in Kirghizistan la notte della strage.
Come riportato da Akipress, Mashrapov ha spiegato che il 1 gennaio è volato a Istanbul da Bishkek per questioni commerciali, ma al ritorno le forze dell’ordine turche lo hanno prelevato dall’aeromobile. “Sono partito da Bishkek per Istanbul il 1 gennaio. Ho terminato i miei impegni di lavoro lì”.
Sono andato all’aeroporto di Istanbul e subito prima dell’imbarco, la polizia turca mi ha trattenuto per interrogarmi. Mi hanno interrogato per circa un’ora, l’aereo per Bishkek è stato ritardato per questo”, ha detto l’uomo. “La polizia ha spiegato che venivo interrogato perché somigliavo leggermente all’uomo nella foto. Si sono scusati e mi hanno lasciato partire“.
Non so chi sia il sospettato, non so come la foto del mio passaporto sia finita sui social media”, ha aggiunto Mashrapov. Anche le autorità del Kirghizistan hanno escluso il legame di un loro connazionale con l’attentato di Istanbul. Lo riferisce la Bbc.

Il capo dei servizi di sicurezza kirghisi, Rakhat Sulaimanov, ha spiegato all’emittente britannica che l’uomo non è coinvolto nell’attacco.

Il quotidiano Haberturk aveva anche riferito che Mashrapov avrebbe deciso di spostarsi con la famiglia “per non dare nell’occhio” e la moglie sarebbe tra i 16 arrestati lunedì nell’ambito dell’inchiesta sulla strage. Hurriyet aveva sottolineato inoltre che l’uomo avrebbe in passato combattuto in Siria con i jihadisti e sarebbe stato “addestrato specificamente”.
In precedenza si era ipotizzato che l’attentatore fosse originario della regione autonomia dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, popolata per lo più da uiguri di religione islamica. Intanto la polizia turca ha già arrestato quattordici presunti complici del killer. Stamattina, davanti al ‘Reina’ c’è stata una marcia della pace.

Fonte: qui

Italia inaffidabile, ora anche la Germania si prepara alla fine dell’Euro

Gli ultimi mesi del 2016 sono disseminati di indizi: sono proprio i tedeschi, sinora i più strenui difensori della moneta unica, a parlare dell’Italia fuori dalla moneta unica. Al punto tale da pensare che la fine dell’Euro, a Berlino, non sia più tabù


Un indizio è un indizio. Due indizi sono una coincidenza e tre sono una prova. Viene in mente Agatha Christie ripensando all’ultimo mese del 2016. Che sembra far presagire che all’Italia possa essere riservata, nel 2017, una brutta sorpresa. Prima, le dichiarazioni di Clemens Fuest, uno degli economisti tedeschi più vicini al Governo e ai vertici delle istituzioni comunitarie, che – in un’intervista al Corriere della Sera – ha fatto sapere che non può più essere considerata un tabù l’uscita dell’Italia dall’Euro.Poi, le docce fredde della Banca Centrale Europea sulla proposta di allungare i tempi previsti sul tentato intervento di mercato sul Monte dei Paschi di Siena, e sull’entità dell’investimento necessario da parte dello Stato per salvare la banca.
Tre segnali che convergono – in pochi giorni – e sembrano dire che la pazienza nei confronti dell’Italia si stia esaurendo e che la fine dell’esperienza del governo Renzi possa aver fatto precipitare la situazione. Del resto c’è un numero, che alla Banca Centrale Europea definiscono il Target 2, che dice che dall’Italia stanno uscendo ingenti capitali. E che lo fanno – questo l’elemento più preoccupante – a velocità crescente: tra Maggio e Ottobre del 2016 dall’Italia sono “fuggiti” 80 miliardi di Euro. La Spagna, che è seconda in questa classifica, ne ha persi solo 20. Tale perdita, peraltro, è quasi interamente dovuta al disinvestimento che gli stessi cittadini italiani fanno rispetto ai titoli del proprio debito pubblico spostandosi verso l’estero. Nei prossimi mesi arriveranno i dati che aggiorneranno tale situazione al periodo dopo il referendum ed allora l’allarme potrebbe diventare rosso.
Ecco che quindi ci potremmo ritrovare di fronte a una nuova tempesta perfetta: in cui la dipendenza dal “metadone” degli acquisiti della Banca Centrale Europea risulta essere ancora più forte, proprio nel momento stesso in cui la durata della terapia (e la sua intensità) potrebbe ridursi. Il tutto, mentre sono gli italiani, per primi, a certificare con le proprie scelte la sfiducia nel proprio sistema. Del resto, in Germania è da tempi non sospetti che sostengono che l’ombrello protettivo del Quantative Easing sia “diseducativo” facendo venir meno gli incentivi più forti alle riforme: manovre come l’ultima finanziaria (che continua a spendere sulle pensioni e a non trovare soldi per dare prospettiva alle generazioni più produttive) hanno fatto di tutto per confermare questa paura. Ci ha pensato il referendum, infine, per indebolire anche l’ultima speranza che lo stesso Schaeuble, l’austero Ministro delle finanze tedesco, affidava ad un governo che è stato sconfitto.
In una situazione simile, quindi, non è improbabile immaginare che tra i tedeschi potrebbe cominciare a farsi strada la proposta indecente: dopo che l'Italia lo ha minacciato per anni, potrebbero essere proprio loro a cominciare a pensare di lasciare l’unione monetaria, insieme ai Paesi più forti. O, comunque, ad aprire una vera e propria discussione sulla possibilità di una separazione monetaria, che fino a solo qualche mese fa era ritenuta impossibile.

Non è improbabile immaginare che tra i tedeschi potrebbe cominciare a farsi strada la proposta indecente: dopo che l'Italia lo ha minacciato per anni, potrebbero essere proprio loro a lasciare l’unione monetaria, insieme ai Paesi più forti. O, comunque, ad aprire una vera e propria discussione sulla possibilità di una separazione monetaria, che fino a solo qualche mese fa era ritenuta impossibile

Certo tutto ciò non è concepibile prima delle elezioni tedesche di settembre. E comunque, una simile ipotesi dovrà fare i conti con la forte resistenza di Angela Merkel, l’unico leader davvero europeista: l’unica che ha conosciuto il dolore dei muri (essendo cresciuta nella Germania dell’Est) e che, probabilmente, sarà riconfermata Cancelliera. Quel che è certo è che il dossier Italia – come aveva previsto il Financial Times ed è, forse, l’unica previsione che l’FT ha azzeccato in questo annus horribilis – sarà quello che cambierà quasi per inerzia la visione sull’unione monetaria: da matrimonio senza possibilità di divorzio ad accordo che, come tutte le costruzioni umane, può anche fallire. E il cui fallimento non potrà non aver ripercussione sulla stessa forme di un’Unione di cui era baluardo ideologico. E, tuttavia, come la stessa Merkel sa bene, una separazione consensuale potrebbe, a quel punto, essere preferibile ad una guerra fredda che per anni ha depotenziato un progetto che ha grandi meriti ma deve recuperare quel pragmatismo che è necessario a qualsiasi visione.
Una possibilità per l’Italia, in effetti, ci sarebbe, per evitare un esito che potrebbe essere catastrofico - si pensi solo all’esplosione di un debito pubblico denominato in Euro se si decidesse di riadottare una moneta nazionale il cui valore sarebbe automaticamente svalutato dall’impossibilità di fare un qualche affidamento sulla cordata che ci lega ad uno dei Paesi più affidabili del mondo - o, perlomeno, per arrivare ad una rinegoziazione di un Patto che non funziona in una posizione che non sia di debolezza: una possibilità che dipende tutta dal nuovo Regime Gentiloni: riprendere la strada dei cambiamenti concreti (ma conoscendo il PD è tempo perso inutilmente, oltre che altre risorse buttate alle ortiche!!!) che nel tempo, il pochissimo che ci è rimasto, recuperino fiducia(ancora con queste balle!!!). È una strada strettissima ma che non ha alternative e che tocca pure ad un abusivo Gentiloni percorrere senza indugi(solita propaganda!!!).

Fonte: qui


La Bundesbank si riprende il suo oro(in vista  della dissoluzione dell'Euro)

La Bundesbank rimpatria il suo oro depositato a New York prima del previsto (titolo originale)
dal portale www.blognews24ore.com
Da un articolo del portale Zero Hedge del 26 dicembre 2016 – Nel gennaio 2016, la Bundesbank aveva annunciato di aver riportato in patria un totale di 366,3 tonnellate dell’oro detenuto all’estero. Il che portava le riserve d’oro depositate a Francoforte a 1’402 tonnellate.
“Con circa 1’403 tonnellate d’oro, Francoforte è il principale luogo di deposito delle nostre riserve di oro – aveva dichiarato lo scorso gennaio Carl-Ludwig Thiele, membro del consiglio di amministrazione della Bundesbank – Il rimpatrio si svolge senza problemi. Rispetto al 2014, siamo riusciti ad aumentare il volume del trasporto.”
Nel gennaio 2013, la Bundesbank aveva annunciato l’intenzione di depositare metà delle sue riserve d’oro a Francoforte entro il 2020, il che significava il rimpatro di 300 tonnellate di oro da New York e 74 tonnellate da Parigi. Nel gennaio 2016, a New York restavano 111 tonnellate, mentre 196 tonnellate si trovavano ancora a Parigi.
A seguito della pubblicazione di diversi rapporti, nell’ottobre 2012 l’istituzione tedesca competente aveva chiesto la prova della reale esistenza delle circa 3’400 tonnellate d’oro ufficialmente possedute dalla Bundesbank, perchè “l’autenticità e il peso delle riserve non sono mai state verificate.” Il movimento del rimpatrio si era intensificato a seguito di voci secondo cui gran parte dell’oro depositato nei forzieri all’estero era stato re-ipotecato, fuso oppure venduto. In pratica, non esisteva più.
All’epoca, Carl-Ludwig Thiele dichiarava alla stampa che questi trasferimenti servivano a “costruire la fiducia” e cercava di far tacere le voci. Va detto che rimpatriare l’oro depositato in banche estere non aiuta a costruire la fiducia. A fine 2013, la Bundesbank annunciava che era riusciva a rimpatriare solo 37 tonnellate sulle 374 previste, il che aveva aumentato le voci sull’oro mancante. Di fronte alla reazione dei media e del pubblico, la Bundesbank aveva accelerato il programma e riportato in patria 120 tonnellate di oro nel 2014 e 210 nel 2015. Un segno che, invece di essere costruita, la fiducia nei confronti delle banche estere stava diminuendo.
Venerdì scorso, circa un anno dopo, il giornale tedesco Bild scriveva che nel 2016 la Bundesbank aveva rimpatriato una quantità di oro maggiore del previsto : “Nel 2016 abbiamo riportato a casa più oro del previsto, circa la metà delle nostre riserve ora sono nei forzieri in Germania – aveva dichiarato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann.
L’agenzia Reuters ha scritto che nell’ambito della crisi economica, diversi cittadini tedeschi avevano comunque messo in dubbio l’esistenza dell’oro tedesco, il che aveva portato la Bundesbank a pubblicare una lista delle riserve d’oro esistenti nel 2015.
Secondo il giornale Bild, attualmente in Germania sono depositate 1’600 tonnellate di oro, poco meno dell’obiettivo di 1’700 tonnellate che dovrebbe essere raggiunto nel 2020. Il giornale non spiega però il vero motivo dell’accelerazione del rimpatrio a partire dal 2013.

martedì 3 gennaio 2017

MUTUI, LA TRUFFA DELLE BANCHE SUI RIMBORSI ANTICIPATI DEI MUTUI

LE CARTE SEGRETE DI VIA NAZIONALE: IN CASO DI PARZIALE ESTINZIONE ANTICIPATA DEI FINANZIAMENTI, LE BANCHE NON RESTITUISCONO TUTTO IL PREMIO ASSICURATIVO

BANKITALIA SCOPRE (MA NON DENUNCIA PUBBLICAMENTE) L'ULTIMA MAGAGNA DEGLI ISTITUTI SULLE POLIZZE VITA LEGATE AI PRESTITI 

A PALAZZO KOCH SOLO UNA TIRATA D'ORECCHIE, VIA ABI, AI BANCHIERI...

Francesco De Dominicis per www.liberoquotidiano.it

L’ultima magagna delle banche a danno dei consumatori l’ha scoperta la Banca d’Italia. Che ovviamente si guarda bene dal denunciare il fattaccio pubblicamente, limitandosi a “suggerire” agli istituti di credito vigilati di darsi una regolata. Di che si tratta? 

La magagna – messa nera su bianco in un dossier riservato di Bankitalia – riguarda i mutui e, nello specifico, le polizze vita legate ai finanziamenti per l’acquisto di abitazioni.
PATUELLI PADOAN GUZZETTI VISCOPATUELLI PADOAN GUZZETTI VISCO"QUI SE MAGNA!"

Secondo quanto accertato dall’autorità di vigilanza, ai clienti che estinguono in anticipo una fetta del prestito, le banche non restituiscono la quota parte del premio assicurativo. Una specie di furto o appropriazione indebita, a sfogliare il codice penale. Facciamo un esempio per capire meglio: nel caso di un mutuo da 200mila euro, in relazione al quale è stata sottoscritta una polizza da 10mila euro, il consumatore che salda prima della scadenza naturale metà del mutuo (quindi 100mila euro) ha diritto (o, meglio, avrebbe diritto) al rimborso di 5mila euro.

Ma è al momento del pagamento che scatta il sostanziale scippo degli istituti. Una pratica tanto scorretta quanto inspiegabile. In effetti, la restituzione del premio assicurativo dovrebbe essere obbligatoria oltre che automatica e rientra nell’ambito di regole della stessa autorità di vigilanza ribadite in un piano d’azione sulla trasparenza ad agosto 2015.

E invece le norme dettate da Via Nazionale sono calpestate e ignorate dalle banche. Insomma, le regole scritte per tutelare i consumatori sono state considerate carta straccia allo sportello. A 18 mesi di distanza dal varo di quelle norme, l’autorità guidata dal governatore Ignazio Visco alza (assai timidamente) la voce. Senza dimenticare che le polizze vita legate ai mutui vengono di fatto imposte ai correntisti. Le banche, in questo modo, incassano commissioni su un prodotto offerto da un altro soggetto (compagnia assicurativa) e si mettono al riparo da qualsiasi tipo di rischio (dalla morte alla perdita del lavoro del cliente). Dicevamo della mancata denuncia pubblica da parte di Bankitalia e della cosiddetta moral suasion.
PADOAN VISCO GUZZETTI PATUELLIPADOAN VISCO GUZZETTI PATUELLI"QUI SE MAGNA!"

Ovvero dei consigli amichevoli: è una vecchia abitudine nei rapporti tra vigilante e banche vigilate. Quasi una prassi: sta di fatto che Bankitalia ha chiesto all’Abi (Associazione bancaria italiana) di sensibilizzare gli istituti di credito. E l’Associazione presieduta da Antonio Patuelli ha obbedito al diktat di palazzo Koch. Così il 23 dicembre, il vicedirettore generale dell’Abi, Gianfranco Torriero, ha scritto una lettera ai banchieri.

Non proprio una missiva per augurare buon Natale, quella partita da palazzo Altieri, ma poche righe per tirare le orecchie agli associati. Nella comunicazione riservata, Torriero spiega di essere stato informato dall’Ivass (il braccio assicurativo di Bankitalia, l’ex Isvap), sull’avvio di “attività di analisi e di confronto diretto con gli operatori volte verificare il livello di implementazione dei piani di azione adottati dai consigli di amministrazione, in attuazione degli impegni previsti dalla lettera al mercato pubblica da Ivass e Banca d’Italia il 26 agosto 2015, in tema di polizze abbinate ai mutui e agli altri finanziamenti”.

ignazio visco piercarlo padoanIGNAZIO VISCO PIERCARLO PADOAN"QUI SE MAGNA!"
La vigilanza – spiega il viced g Abi – ha rilevato “che, in caso di estinzione parziale del finanziamento, non tutti gli operatori hanno implementato i processi finalizzati all’automatica restituzione al cliente del premio non goduto della polizza, sebbene ci siano indicazioni in tal senso nei piani di azione approvati”. Poi, la moral suasion: “L’Autorità di vigilanza richiede di sensibilizzare gli associati a implementare rapidamente le modifiche al processo finalizzate alla restituzione del premio al cliente anche in caso di estinzione parziale del finanziamento, qualora le modifiche ai processi informatici che possono prevedere tempi lunghi non siano state già pienamente attuate”.

A leggerla con la lente dell’Abi, la questione sarebbe da ricondurre a ragioni squisitamente tecniche. Conoscendo le “abitudini” degli istituti, invece, viene più facile pensare che dietro la mancata attuazione dei processi informatici, si nasconda il solito comportamento da furbi.

Della serie: in effetti ti dovevo dei soldi, ma mi sono dimenticato.

In attesa di ulteriori verifiche e chiarimenti da parte di Bankitalia, i cittadini che hanno restituito in anticipo parte del mutuo controllino a fondo tutti i documenti della banca.

Fonte: qui


PARLAMENTO FERMO, TUTTO CONGELATO FINO AL 24 GENNAIO, CON IL VERDETTO DELLA CONSULTA SULL' ITALICUM

LA SPADA DI DAMOCLE DEL REFERENDUM SUL JOBS ACT CON LA CORTE COSTITUZIONALE CON UN GIUDICE IN MENO 

LA PARTITA INTERNA AL PD PER SOSTITUIRE LE NEO MINISTRE FEDELI E FINOCCHIARO

Paolo Bracalini per Il Giornale

aula senatoAULA SENATO
Il Senato non riapre prima del 10 gennaio e con un' agenda di tutto riposo (Seguito dell' indagine conoscitiva sulla nuova disciplina sui contratti pubblici), il calendario della Camera riparte un po' prima, il 4, ma con un appuntamento di semplice formalità post-natalizia: Comunicazioni del presidente (cioè la Boldrini). Insomma il rientro dalle ferie non sarà traumatico per la politica, che si prepara ad un mese di stand-by in attesa di martedì 24, la fatidica data in cui la Consulta darà il verdetto sull' Italicum.
AULA MONTECITORIOAULA MONTECITORIO

Dal parere dei giudici costituzionali (bocciatura senza appello, oppure solo parziale, o un meno probabile via libera alla nuova legge elettorale valida solo per la Camera) dipendono le prossime mosse dei partiti e anche il destino della legislatura, con Renzi che preme per votare a giugno, senza apparente ostacolo nel governo (il voto non è una minaccia dice il premier Gentiloni). Tutto rimandato, quindi, al 24 gennaio.

Corte costituzionaleCORTE COSTITUZIONALE
Prima di allora si preannunciano molte chiacchiere sulla riforma elettorale, tra chi punta al Mattarellum e chi al proporzionale. Pura melina però, perché la partita si giocherà soltanto dopo la sentenza della Corte costituzionale. 

Un asse inedito Pd-M5s-Fi(accordo sul basta che magna, tanto sono abusivi/delinquenti dal Gennaio 2014.) ha infatti congelato in commissione Affari costituzionali alla Camera il dibattito sulla legge elettorale, in attesa appunto della Consulta. Che tiene appeso il Parlamento anche su due altri fronti.

Primo, un altro verdetto, atteso per l' 11 gennaio, sull' ammissibilità dei tre referendum abrogativi sul Jobs Act proposti dalla Cgil e sottoscritti da 3 milioni di italiani. Scenario che avrebbe ripercussioni sul voto anticipato, perché il segretario Pd vuole scongiurare il rischio di una seconda débâcle referendaria. I rumors di Palazzo però scommettono sul via libera ai due referendum minori (abolizione dei voucher e la tutela dei lavoratori negli appalti), ma invece un orientamento negativo della Consulta sulla richiesta di votare sulla reintroduzione dell' articolo 18, il cuore politico della riforma del lavoro del governo Renzi.
RENZI JOBS ACTRENZI JOBS ACT

E c' è sempre la Consulta al centro di un altro appuntamento di gennaio. Il Parlamento è convocato, ancora l' 11 gennaio, per eleggere un nuovo giudice della Corte costituzionale in sostituzione del giurista Giuseppe Frigo, che a novembre si è dimesso per motivi di salute. Per i primi scrutini è richiesta la maggioranza dei due terzi, un quorum particolarmente elevato. Difficile si trovi un nome condiviso in fretta. Significa che il collegio della Corte che deciderà sull' Italicum sarà composto da 14 giudici, invece che da 15. Aritmetica non indifferente visto che nei pareri della Consulta basta la metà più uno dei voti, e quello del presidente in caso di spaccatura vale doppio.

CORTE COSTITUZIONALECORTE COSTITUZIONALE
Per il resto, giacciono nelle commissioni parlamentari i provvedimenti su cannabis, testamento biologico, concorrenza, processo penale, anche quelli in attesa di scongelamento quando il verdetto della Consulta renderà più chiaro l' orizzonte. Oltre al bla bla sul destino dell' Italicum, ci sono da sistemare delle poltrone.
valeria fedeliVALERIA FEDELI

Con la nomina a ministro di Valeria Fedeli, ex vicepresidente del Senato, si libera la poltrona del numero due di Palazzo Madama. E oltre a quella è vacante la carica di presidente della commissione Affari costituzionali del Senato (era della Finocchiaro, promossa ministro). La poltrona è ambita in vista della riforma della legge elettorale (che è incardinata in quella commissione). La rivendicano i verdinani ma anche la minoranza Pd.

Fonte: qui
giuliano amato anna finocchiaroGIULIANO AMATO ANNA FINOCCHIARO

PER LA TURCHIA, IL KILLER DI ISTANBUL E’ UN CINESE

HA 25 ANNI ED E’ ORIGINARIO DELLO XINJIANG. E’ DI ETNIA UIGURA: PARLANO UNA LINGUA SIMILE AL TURCO E SONO MUSULMANI 

LA STRAGE E’ DURATA 7 MINUTI, IN CUI HA SPARATO 180 COLPI 

NON SONO MANCATI TWEET E POST DI GIUBILO PER L’AZIONE


Monica Ricci Sargentini per il Corriere della Sera


il killer di istanbul arriva al reina sparandoIL KILLER DI ISTANBUL ARRIVA AL REINA SPARANDO
Alla fine è arrivata la rivendicazione dell’attentato compiuto la notte di Capodanno nella nota e blasonata discoteca Reina, a Ortakoy nella parte più europea di Istanbul. Nella strage sono morte 39 persone, una settantina i feriti. La firma è quella dei terroristi dello Stato Islamico (Isis) che, per la prima volta, hanno diffuso il comunicato anche in lingua turca: «Per continuare le operazioni benedette che lo Stato Islamico sta conducendo contro la protettrice della croce, la Turchia, un soldato eroico del Califfato ha colpito uno dei più famori nightclub dove i cristiani celebravano la loro vacanza apostata».

IL KILLER ORIGINARIO DELLO XINJIANG

C'è, intanto, una pista che sembra farsi concreta. Dopo l'errore di domenica (quando è stata diffusa la foto di un presunto sospetto che in realtà non aveva nulla a che fare con la strage), la polizia turca ha diffuso altre immagini riprese da video di sorveglianza.
il killer di istanbul arriva al reina sparandoIL KILLER DI ISTANBUL ARRIVA AL REINA SPARANDO

Secondo la Cnn turca il killer sarebbe stato identificato. Si tratterebbe di un 25enne dello Xinjiang, regione autonoma della Cina nord-occidentale abitata dagli uiguri, etnia che parla una lingua simile al turco e di fede musulmana, già nota come Turkestan Orientale.

Ricostruiti anche gli ultimi spostamenti dell'attentatore di sabato sera. Il giovane avrebbe preso un taxi nel quartiere di Zeytinburnu, nella parte sud del versante europeo della città, e si sarebbe fatto portare in quello di Ortakoy, più a est, dove è situata la discoteca Reina. C'era traffico, però, e per questo sarebbe sceso lontano dal locale che avrebbe poi raggiunto a piedi.
il killer di istanbul arriva al reina sparandoIL KILLER DI ISTANBUL ARRIVA AL REINA SPARANDO

Erano settimane che in Turchia giravano appelli contro il Natale e il Capodanno: «Müslüman Noel kutlamaz», «Müslüman yilbasi kutlamaz» («Un musulmano non può festeggiare il Natale»,« Un musulmano non può festeggiare il Capodanno»). Un’opinione diffusa non solo dagli estremisti islamici ma anche da autorevoli organi regiosi come la Diyanet che il 30 dicembre, per voce del direttore degli Affari Religiosi, Mehmet Görmez, molto vicino all’Akp, aveva fatto girare in 80mila moschee un sermone del venerdì in cui dichiarava illegittimi i festeggiamenti del 2017 perché non musulmani.
attentato alla discoteca reina di istanbul 9ATTENTATO ALLA DISCOTECA REINA DI ISTANBUL 

In tutto il Paese l’atmosfera era ostile al Natale e alla fine dell’anno tanto che nei giorni scorsi un uomo vestito da Babbo Natale ha rischiato il pestaggio. Subito dopo l’attentato non sono mancati i tweet e i post di giubilo da parte di chi considera le feste cristiane da disprezzare.

attentato alla discoteca reina di istanbul 8ATTENTATO ALLA DISCOTECA REINA DI ISTANBUL 
Il 30 dicembre le autorità turche avevano ricevuto informazioni dagli Stati Uniti, che avvertivano del rischio di un attacco da parte dello Stato islamico durante la notte di Capodanno a Istanbul o Ankara. Un allerta che non è bastato a scongiurare la strage.
attentato alla discoteca reina di istanbul 7ATTENTATO ALLA DISCOTECA REINA DI ISTANBUL 

Nel locale colpito sono stati trovati 180 proiettili. Gli esperti ritengono che il killer si sia comportato in modo «professionale, addestrato e a sangue freddo», dimostrando di aver in precedenza fatto sopralluoghi sul posto per raccogliere informazioni.

attentato alla discoteca reina di istanbul 6ATTENTATO ALLA DISCOTECA REINA DI ISTANBUL 
Il terrorista è arrivato al Reina in taxi all’una e un quarto, ha preso una borsa dal bagagliaio da cui ha estratto un fucile automatico e ha cominciato a sparare colpendo prima un poliziotto e un agente di viaggi che erano fuori dal locale e poi , dentro alla discoteca, ha scaricato tutta la sua rabbia sui 600 avventori, in gran parte stranieri che stavano festeggiando l’arrivo del 2017. L’assalto è durato almeno 7 minuti, il killer si è tolto il cappotto prima di lasciare la scena e far perdere le sue tracce.

Fonte: qui

GRILLO PUBBLICA IL NUOVO CODICE DEL MOVIMENTO 5 STELLE IN CASO DI INCHIESTE E, SOPRESA!, ESSERE INDAGATI NON È PIÙ COSÌ GRAVE


PREPARATEVI ALL'AVVISO DI GARANZIA PER VIRGINIA RAGGI

GLI ELETTI POTRANNO AUTO-SOSPENDERSI QUANDO VORRANNO, O SARANNO IL GARANTE (BEPPE), IL COLLEGIO DEI PROBIVIRI OD IL COMITATO D’APPELLO A DECIDERE, CASO PER CASO, CHI CACCIARE DAL MOVIMENTO IN CASO DI COINVOLGIMENTO IN UN PROCESSO PENALE

CODICE DI COMPORTAMENTO DEL MOVIMENTO 5 STELLE IN CASO DI COINVOLGIMENTO IN VICENDE GIUDIZIARIE
Dal Blog del Movimento 5 Stelle, www.beppegrillo.it

Di seguito riportiamo il "Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie". Ogni eletto del MoVimento 5 Stelle sarà tenuto ad attenersi ad esso. Domani sarà votato online a partire dalle 10 per la ratifica. Potranno votare tutti gli iscritti entro il primo luglio 2016 con documento certificato.

GRILLO RAGGIGRILLO RAGGI
1. PRINCIPI ISPIRATORI DEL COMPORTAMENTO DEL SINGOLO PORTAVOCE ELETTO
Il Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle ha lo scopo di garantire una condotta, da parte dei portavoce eletti, ispirata ai principi di lealtà, correttezza, onestà, buona fede, trasparenza, disciplina e onore, rispetto della Costituzione della Repubblica e delle leggi. I portavoce del Movimento 5 Stelle perseguono gli obiettivi del Movimento, così come indicati nel "Non Statuto" o negli altri atti interni di indirizzo.

RAGGI GRILLORAGGI GRILLO
I portavoce sono consapevoli del fatto che, ai sensi dell’art. 54 della Costituzione, i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore: nell’adempimento di tale dovere, ogni portavoce tiene comportamenti eticamente ineccepibili, anche a prescindere dalla rilevanza penale degli stessi. Ai sensi del Regolamento del MoVimento 5 Stelle, i portavoce si astengono da comportamenti suscettibili di pregiudicare l’immagine o l’azione politica del MoVimento 5 Stelle.

2. RAPPORTI CON EVENTUALI PROCEDIMENTI PENALI
Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri od il Comitato d’appello, quando hanno notizia dell’esistenza di un procedimento penale che coinvolge un portavoce del Movimento5stelle, compiono le loro valutazioni in totale autonomia, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, nel pieno rispetto del lavoro della magistratura.

Il comportamento tenuto dal portavoce può essere considerato grave dal Garante o dal Collegio dei probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello, anche durante la fase di indagine, quando emergono elementi idonei ad accertare una condotta che, a prescindere dall’esito e dagli sviluppi del procedimento penale, sia già lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del MoVimento 5 Stelle. La condotta sanzionabile può anche essere indipendente e autonoma rispetto ai fatti oggetto dell’indagine.
BEPPE GRILLO E VIRGINIA RAGGIBEPPE GRILLO E VIRGINIA RAGGI

3. AUTOSOSPENSIONE
In qualsiasi fase del procedimento penale, il portavoce può decidere, a tutela dell’immagine del MoVimento 5 Stelle, di auto-sospendersi dal MoVimento 5 Stelle senza che ciò implichi di per sé alcuna ammissione di colpa o di responsabilità. L’autosospensione non vincola né condiziona né preclude il potere del Garante, del Collegio dei Probiviri e del Comitato d’appello di adottare eventuali sanzioni disciplinari. Tuttavia, l’autosospensione può essere valutata quale comportamento suscettibile di attenuare la responsabilità disciplinare.

4. PRESUNZIONE DI GRAVITÀ
Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri o il Comitato d'Appello, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, valutano la gravità dei comportamenti tenuti dai portavoce, a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale.

pizzarotti grilloPIZZAROTTI GRILLO
E’ considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo, eccettuate le ipotesi indicate all’ultimo comma. A tal fine, sono equiparate alla sentenza di condanna la sentenza di patteggiamento, il decreto penale di condanna divenuto irrevocabile e l’estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio.

E’ invece rimessa all’apprezzamento discrezionale del Garante, del Collegio dei Probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello la valutazione di gravità ai fini disciplinari di pronunzie di dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, di sentenze di proscioglimento per speciale tenuità del fatto, di dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.

luigi di maio pizzarottiLUIGI DI MAIO PIZZAROTTI
La ricezione, da parte del portavoce, di “informazioni di garanzia” o di un “avviso di conclusione delle indagini” non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso, sempre salvo quanto previsto al punto 5.

E’ sempre rimessa alla discrezionalità del Garante e del Collegio dei Probiviri o del Comitato d’appello (e non comporta alcuna automatica presunzione in tal senso) la valutazione della gravità di fatti che configurano i c.d. reati d’opinione ipotesi di reato concernenti l'espressione del proprio pensiero e delle proprie opinioni, ovvero di fatti commessi pubblicamente per motivi di particolare valore politico, morale o sociale.

5. DOVERE DI INFORMAZIONE
luigi di maio onestaLUIGI DI MAIO parlamentare abusivo dal gennaio 2014 ed usurpatore del potere politico(art. 287 c.p.)


I portavoce, quando ne hanno notizia, hanno l'obbligo di informare immediatamente e senza indugio il gestore del sito (con comunicazione da inviare al link www.movimento5stelle.it/contattaci.php), dell'esistenza di procedimenti penali in corso nei quali assumono la qualità di indagato o imputato nonché di qualsiasi sentenza di condanna o provvedimento ad essa equiparato ai sensi del punto 4.

6. AMMINISTRATORI
Ogni sindaco e presidente di regione eletto nelle liste del MoVimento 5 Stelle è tenuto a far rispettare il presente codice etico ai componenti delle proprie giunte, anche se gli assessori non risultano iscritti e/o eletti nel MoVimento 5 Stelle.

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M5S, la sorella di Paola Taverna contro la Raggi: «Ora comportati da 5 Stelle»
Con un commento su Facebook Annalisa Taverna, sorella della senatrice del M5S Paola, torna ad attaccare Virginia Raggi.

Lo sfogo contro la sindaca di Roma, ricco di espressioni forti e colorite, sta diventando virale sui social network e risale al 23 dicembre scorso, a poche ore di distanza dalle immagini della Raggi da sola nella Sala del Quirinale per il tradizionale scambio di auguri del Capo dello Stato con le alte cariche. Immagini che erano state prese a simbolo di una sindaca che appariva 'isolata' nei giorni difficili seguiti all'arresto di Raffaele Marra e alla cacciata del 'raggio magico' con l'allontanamento di Salvatore Romeo e l'addio di Daniele Frongia alla poltrona di vicesindaco.

«Io in piazza ci scendo volentieri ma con uno striscione del tipo 'hai in mano le sorti della città e quelle del Movimento'», scrive rispondendo alla domanda di una militante. Una «responsabilità enorme» che «hai deciso di affrontare da sola facendo piazza pulita dei 5 stelle e contornandoti del non plus ultra della merda». Adesso «ti attaccano tutti e sei in mezzo al marasma ma me sembra il minimo. Il problema è che per le tue scelte del cazzo nel marasma ci stiamo anche e soprattutto noi».

Poi un riferimento al video in cui la Raggi appare da sola al Quirinale. «Nel video di un minuto e mezzo in un evento durato ore, sembri cappuccetto rosso sperduto tra i lupi cattivi (però quando hai scelto i tuoi collaboratori contro tutto e tutti la parte del lupo t'è riuscita benissimo)... non ti ha considerato nessuno... e che t'aspettavi? - prosegue - Rappresenti il Movimento quindi fanne un vanto non un insulto. Ogni tua mossa è sempre sembrata fatta apposta per farti cacciare a calci in culo e farci perdere Roma... bene... è arrivato il momento che invece di lodarti il popolo 5 stelle ti dica che hai rotto er cazzo».

«Applica le regole del Movimento. Ascolta Beppe e i nostri parlamentari - si legge in un passaggio del commento - smetti de fa la bambina deficiente con manie de protagonismo e deliri de onnipotenza e comportati da 5 Stelle perché ti abbiamo votato pensando che lo fossi altrimenti chi te se cagava. Datte na calmata e non rompere i coglioni altrimenti t'appendemo pe le orecchie ai fili dei panni sul balcone fino a che non rinsavisci perché non abbiamo nessuna intenzione di perdere un sogno(DELLA PAPPATORIA!!!), anni di lotta, sudore e sangue pe na testa de cazzo». Non è la prima volta che Annalisa Taverna attacca la Raggi. La sorella della senatrice M5S(abusiva dal Gennaio 2014 ed usurpatrice del potere politico art. 287) già a settembre aveva affidato a Facebook uno sfogo contro le scelte della sindaca grillina.

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