mercoledì 7 dicembre 2016
STEFANO RICUCCI CONDANNATO A 3 ANNI E QUATTRO MESI PER FATTURE FALSE
NELL'INCHIESTA NON MANCA QUALCHE AVANZO DI BANDA DELLA MAGLIANA
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PAKISTAN. CADE UN AEREO DELLA PAKISTAN INTERNATIONAL AIRLINES: 46 VITTIME TRA EQUIPAGGIO E PASSEGGERI
L'AEREO, PARTITO DA CHITRAL E DIRETTO A ISLAMABAD, SI E' SCHIANTATO NEI PRESSI DI ABBOTTABAD, LA CITTÀ DOVE FU SCOPERTO E UCCISO BIN LADEN
IL PILOTA AVEVA INVIATO UN SOS
In volo da Chitral a Islamabad, era scomparso dagli schermi radar
(ANSA) - Un aereo con 40 passeggeri a bordo e sei membri dell'equipaggio si è schiantato al suolo in Pakistan. Il volo Pk-661 della Pakistan International Airlines era "scomparso dai radar" mentre percorreva la tratta da Chitral ad Islamabad, dove sarebbe dovuto atterrare alle 16.40 ora locale. L'apparecchio, un Atr-42, secondo quanto riferisce DawnNews Tv, si è schiantato al suolo vicino alla città di Abbottabad, per ragioni ancora non precisate.
Fonti dell'aeroporto della capitale pachistana hanno indicato che il pilota del volo PK 661 ha inviato un messaggio di emergenza, ma che subito dopo le comunicazioni si sono interrotte. L'incidente è stato confermato anche dalla polizia pachistana, mentre i soccorsi si sono diretti verso la zona di Havelian, dove è avvenuto l'impatto con il suolo.
Da parte sua l'Authority dell'aviazione civile pachistana ha confermato che a bordo dell'aereo si trovavano 46 persone, fra passeggeri e membri dell'equipaggio. Testimoni oculari hanno dichiarato a GEO Tv di avere visto un aereo cadere nelle colline della zona di Havelian, vicino alla fattoria Ordinance, e che nel cielo si sono levate dense colonne di fumo nero.
Una lista di passeggeri consegnata dalla PIA alla stampa contiene tuttavia i nomi di 42 possibili passeggeri, fra i quali nove donne e due bambini. Inoltre, un portavoce della compagnia ha indicato che a bordo si trovavano due cittadini cinesi. Secondo DawnNews Tv, a bordo si trovavano anche un famoso cantante e predicatore, Junaid Jamshed, ed un alto funzionario dell'amministrazione di Chitral.
A CATANIA TRE DOTTORESSE NON PRATICANO IL CESAREO A UNA DONNA NONOSTANTE LE SOFFERENZE DEL FETO PERCHE’ IL TURNO DI LAVORO ERA FINITO
IL BAMBINO E’ NATO CON LESIONI GRAVISSIME E ORA IL GIP LE HA SOSPESE
Lara Sirignano per il “Messaggero”
Il feto era in sofferenza. Il tracciato non lasciava spazio a dubbi. Si sarebbe dovuto intervenire subito con un parto cesareo. Ma Amalia Daniela Palano e Gina Corrao, dottoresse dell' ospedale Santo Bambino di Catania, di turno quando Debora, giovane mamma era stata portata in ospedale per controlli, non avevano voglia di fare lo straordinario.
Avevano terminato l' orario di lavoro e volevano tornarsene a casa. Per questo «nonostante gli evidenti segni di sofferenza emersi dall' esame», non solo non fecero nascere il bambino, ma somministrarono atropina alla ragazza, appena 26enne, per truccare l' esito del tracciato e se ne andarono senza neppure informare di quanto era accaduto i colleghi del turno successivo. Il neonatologo, all' oscuro delle condizioni del feto, intervenne con grande ritardo e il bambino venne al mondo con lesioni gravissime da cui non guarirà mai.
L'ORDINANZA
Una vicenda agghiacciante raccontata in un' ordinanza del gip di Catania che, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto per entrambe le dottoresse la misura interdittiva della sospensione dal servizio. Dodici mesi per la Palano, sei per la Corrao.
Stessa decisione, per soli 4 mesi, è stata presa per un altro medico dell' ospedale, Paola Cairone che, ha scritto il giudice delle indagini preliminari, «pur non essendo a conoscenza degli avvenimenti precedenti, praticava alla paziente per due volte le manovre di Kristeller, bandite dalle linee guida, nonostante un tracciato non rassicurante, e non contattava in tempo il neonatologo». Le tre donne, oltre che per lesioni gravissime, sono indagate anche per falso nella redazione della cartella clinica. Nel documento, non sarebbe stato fatto cenno della sofferenza del neonato. Un filone di inchiesta, questo, che potrebbe ampliarsi.
I DEPISTAGGI
Le cartelle taroccate, sarebbero prassi frequente del nosocomio. «È emerso il sospetto - ha sottolineato il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro - che al Santo Bambino le cartelle cliniche sovente vengono redatte successivamente all' insorgere dell' avvenimento clinicamente rilevante». Una tecnica che la magistratura ritiene possa essere «finalizzata ad occultare le prove di eventuali responsabilità mediche».
Il drammatico caso è venuto fuori dopo la denuncia dei familiari della giovane mamma. Il neonato, venuto al mondo con il cordone ombelicale attorno al collo, ha una «encefalopatia ipossico-ischemica, tetra paresi spastica, grave ritardo neuro psicomotorio e indebolimento del tronco neuroencefalico».
«Abbiamo sospeso immediatamente i tre medici, e stiamo cercando di sostituirli per continuare a dare un servizio pubblico in una struttura, come l' ospedale Santo Bambino, alla quale si rivolge ogni anno un imponente numero di donne e gestanti», commenta il manager dell' azienda ospedaliera, Paolo Cantaro, annunciando «l' avvio di una indagine interna». Il nosocomio ha all' attivo circa 2000 parti l' anno.
E anche sulle cartelle cliniche taroccate il manager ha dichiarato di voler andare a fondo. «C' è in corso un' inchiesta della magistratura, e una nostra interna, aspettiamo che si concludano entrambe prima di esprime giudizi», dice.
Fonte: qui
Fonte: qui
Italy's Monte Paschi Told To "Prepare For State Bailout"
On Sunday night, when we commented on the results of the Italian referendum, we said that while the Italian political limbo may or may not be an issue in the near term, a bigger problem for Italy will be the fate of Monte Paschi, whose 3rd bailout was likely doomed to failure after the failed referendum, which could unleash contagion upon the Italian banking sector at a very precarious time for Italy and Europe.
Overnight, we got confirmation of that from not one but two sources, with Italian Il Sole 24 reporting that the Italian treasury is considering “precautionary” direct state intervention to rescue the bank, a plan that has already been sketched out by Rome and Brussels. The lender’s executives are meeting with European Central Bank officials today and may ask for a delay to a non-performing loan sale that’s part of the bank’s capital increase plan, the newspaper said.
In an interview with Bloomberg TV, Marcello Messori, economics professor at Luiss University said that “the probability of finding a natural market solution is very very low currently, due to the fact that instability implies that international investors have a lot of difficulties to decide in the short term for a very important recapitalization" and added that the ECB may give more time “if there is a solution on the horizon.”
There may not be a solution, as both the company's stock price, which fell for the fourth consecutive day, down 2.5% and plunging 85% YTD, and as the FT adds. According to the Nikkei's subsidiary, "bankers are running out of private-sector solutions for Monte dei Paschi di Siena and have told the Italian lender to prepare for a state bailout this weekend after prime minister Matteo Renzi was felled by a referendum defeat.
While financial markets responded relatively calmly to the referendum result, people briefed on the situation said the political upheaval made it “more difficult” to secure a €1bn investment from Qatar on which Monte dei Paschi’s €5bn capital-raising plan hinges. Senior bankers fear that a failure to shore up the bank, which was the worst loser of this summer’s European bank healthcheck, could damage already jittery investor confidence about Italy’s overall banking sector, which is hobbled by €360bn of bad loans and weak profitability.
Ironically, the bad news comes just as there was finally some good news for the bank: on Monday, bondholders agreed to convert almost a quarter of the 4.3 billion euros of debt offered subject to the swap, in line with expectations according to final results released Tuesday. The problem is that this won't be enough.
The swap was “a very good result, but is just one part of the overall bank recap: what’s crucial for the success of the deal is the commitment from anchor investors,” Fabrizio Spagna, managing director at Axia Financial Research in Padua, Italy, said by phone. “I’m skeptical that there are subjects available to subscribe the equity, and the outcome of the referendum may add pressure.”
And it is the anchor investors who have gotten cold feet. According to the FT, JPMorgan and Mediobanca, advisers to Monte dei Paschi, have been working with Pier Carlo Padoan, Italy’s finance minister, to persuade the Qatar Investment Authority to pump money into Italy’s third-largest lender. But hope is fading that they can secure a deal by this week’s deadline.
Without the cornerstone investment from Qatar, the other parts of the complex plan to fill the bank’s €5bn capital shortfall are likely to collapse.
As a result, the FT cites a senior banker who said that if the private-sector solution proved impossible, the bank and its supervisors at the European Central Bank were likely to favour a “precautionary recapitalisation” — involving an injection of state funds and the conversion of subordinated debt into equity.
Which means another taxpayer-funded bailout is imminent.
The rest of the "Plan B" alternative is largely familiar: “Whatever solution is found for Monte dei Paschi, I believe there is a significant risk of contagion to other Italian banks in particular,” said Megan Greene, chief economist at Manulife Asset Management.
To avoid the politically unpalatable option of imposing losses on the €2bn of retail bondholders in Monte dei Paschi, a plan is being drawn up to guarantee full repayment of the first €100,000 to every junior bondholder, according to senior bankers.Senior bonds and deposits would be left unscathed. The bank is also likely to press ahead with plans to hive off €28bn in soured loans to a securitisation vehicle supported by a government guarantee.
Should the worst case scenario play out, the biggest risk is not Monte Paschi, it is what happens at other Italian banks: “If Monte dei Paschi’s plan fails, then that spells bad news for the other Italian banks that need recapitalising,” said Patrick O’Donnell investment manager at Aberdeen Asset Management. “If Italy can’t sort out its banks, then they will be in a real mess. Once again Europe finds itself in a position where politics, the ECB and the banks are dangerously entwined.”
Finally, it's not just Italian banks who are on the hook. In a letter to employees Monday, Deutsche Bank CEO warned that events in Italy are "a harbinger of renewed turbulence that could spill over from the political arena to the economy – with Europe particulary endangered." Not only Europe: Deutsche Bank too. Which is why when push comes to shove, Merkel and Schauble, who have both been vocal opponents of a state bailout will quickly close their eyes and ignore what is going on if the alternative means Italy's banking contagion jumping across the border and slamming Germany's largest bank which this summer saw its own stock price plunge to all time lows.
For now the rest of the Italian banking system is bid and as BMPS exits the halt, it is spiking higher.
But the credit market is crashing to near record lows.
P.S.: potete usare la funzione TRANSLATE di Google(sulla colonna di destra), selezionando prima un qualsiasi linguaggio e poi successivamente, l'italiano, per avere la traduzione automatica.
PER L’ISTAT, IL 28,7% DELLE PERSONE RESIDENTI IN ITALIA È “A RISCHIO DI POVERTÀ O ESCLUSIONE SOCIALE”
SI TRATTA DI 17 MILIONI E 469 MILA
AL SUD QUASI 1 SU 2 RISULTA A RISCHIO MISERIA: NEGLI ULTIMI ANNI LA FORBICE DEI REDDITI SI È ALLARGATA
1 - OLTRE 1 SU 4 A RISCHIO POVERTÀ O ESCLUSIONE(ANSA) - Oltre uno su quattro, il 28,7% delle persone residenti in Italia, nel 2015 è "a rischio di povertà o esclusione sociale". Lo stima l'Istat. Si tratta di una quota, scrive l'Istituto, "sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%)". Il risultato è sintesi di "un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 12,1% a 11,7%)". Resta invariata la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%)".
2 - 17,5 MLN PERSONE A RISCHIO POVERTÀ-ESCLUSIONE(ANSA) - Nel 2015 in Italia l'Istat stima in 17 milioni 469 mila le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Questa la traduzione in numeri assoluti di una percentuale pari al 28,7%. Numeri che, scrive l'Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020 "ancora lontani". Entro il 2020, infatti, l'Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila. Oggi la popolazione esposta è invece "superiore di 4 milioni 587 mila unità rispetto al target previsto".
3 - AL SUD QUASI 1 SU 2 A RISCHIO POVERTÀ-ESCLUSIONE(ANSA) - Quasi 1 su 2 ovvero quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno risulta a rischio povertà o esclusione sociale. Lo stima l'Istat calcolando che nel 2015 la percentuale di esposizione nell'Italia meridionale è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, infatti, la soglia si ferma al 24% e al Nord al 17,4%. "I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati - spiega l'Istat - in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%).
4 - SI ALLARGA FORBICE REDDITI TRA RICCHI E POVERI(ANSA) - Negli ultimi anni in Italia la forbice dei redditi si è allargata. Ecco che, divisa la popolazione in cinque fette, l'Istat stima che "dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere".
1 - OLTRE 1 SU 4 A RISCHIO POVERTÀ O ESCLUSIONE
(ANSA) - Oltre uno su quattro, il 28,7% delle persone residenti in Italia, nel 2015 è "a rischio di povertà o esclusione sociale". Lo stima l'Istat. Si tratta di una quota, scrive l'Istituto, "sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%)". Il risultato è sintesi di "un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 12,1% a 11,7%)". Resta invariata la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%)".
2 - 17,5 MLN PERSONE A RISCHIO POVERTÀ-ESCLUSIONE
(ANSA) - Nel 2015 in Italia l'Istat stima in 17 milioni 469 mila le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Questa la traduzione in numeri assoluti di una percentuale pari al 28,7%. Numeri che, scrive l'Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020 "ancora lontani". Entro il 2020, infatti, l'Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila. Oggi la popolazione esposta è invece "superiore di 4 milioni 587 mila unità rispetto al target previsto".
3 - AL SUD QUASI 1 SU 2 A RISCHIO POVERTÀ-ESCLUSIONE
(ANSA) - Quasi 1 su 2 ovvero quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno risulta a rischio povertà o esclusione sociale. Lo stima l'Istat calcolando che nel 2015 la percentuale di esposizione nell'Italia meridionale è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, infatti, la soglia si ferma al 24% e al Nord al 17,4%. "I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati - spiega l'Istat - in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%).
4 - SI ALLARGA FORBICE REDDITI TRA RICCHI E POVERI
(ANSA) - Negli ultimi anni in Italia la forbice dei redditi si è allargata. Ecco che, divisa la popolazione in cinque fette, l'Istat stima che "dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere".
martedì 6 dicembre 2016
VERSO LA DITTATURA! - ORA GRILLO VUOLE L'ITALICUM PURE AL SENATO: ''È LA NOSTRA SOLUZIONE''
MA NON ERA UNA SCHIFEZZA PER PIDIOTI? CERTO, A MENO CHE NON SERVA AI GRILLINI PER VINCERE ...
E COSI' LA SOVRANITA' POPOLARE DI "DI BATTISTA" ERA L'ENNESIMA BALLA ELETTORALE!!!!
TUTTI GLI SCENARI SULLA LEGGE ELETTORALE: MODIFICHE ALL'ITALICUM, LA SENTENZA DELLA CONSULTA, IL MATTARELLUM 2.0, L'ITALIKOS, E SOPRATTUTTO UN FORTE ODORE DI PROPORZIONALE IN CHIAVE INCIUCIONA
Andrea Gagliardi per www.ilsole24ore.com
«Ora ci troviamo con due leggi elettorali tra Camera e Senato molto diverse. Alla Camera è l'Italicum. La nostra soluzione è applicare la stessa legge al Senato su base regionale». Così il blog di Beppe Grillo interviene di nuovo sull'indicazione della legge elettorale con cui il M5s (che a regime sponsorizza Il “Democratellum” ossia un sistema che mira a introdurre un sistema proporzionale 'corretto', con preferenze) vorrebbe andare subito al voto, per capitalizzare il successo riscosso con la vittoria del No al referendum costituzionale. Dopo averlo osteggiato in Parlamento, i 5 Stelle per interesse cambiano dunque linea sull’Italicum.
M5S: no a nuova legge elettorale, adattiamo l'Italicum al Senato«È sufficiente aggiungere alcune righe di testo alla legge attuale per farlo e portarla in Parlamento per l'approvazione. Stiamo lavorando alla bozza che presenteremo in questi giorni» avvisano sul blog i deputati Vito Crimi e Danilo Doninelli, spiegando la contrarietà ad una correzione della legge elettorale attuale prima del voto («I partiti farebbero solamente una legge peggiore per i cittadini e “Anticinquestellum”»). E aggiungendo: «La legge recepirà in automatico le indicazioni della Consulta che si pronuncerà a breve. Dopo di che avremo una legge elettorale costituzionale pronta all'uso evitando mesi di discussioni e mercato delle vacche dei partiti»
Le possibili modifiche all’ItalicumPiù probabile però un percorso inverso a quello indicato dal M5s. La modifica dell’Italicum era data per scontata già prima del voto. Ma il risultato di ieri la rende ora improcrastinabile. L’Italicum nasce infatti come una legge elettorale per la sola Camera dei deputati e ha come principale ratio la stabilità dei governi, grazie all'attribuzione di un significativo premio di maggioranza per la lista che si aggiudica il ballottaggio.
La conferma del sistema bicamerale però vanifica questo obiettivo, visto che il Senato - mantenendo la prerogativa di esprimere al pari della Camera la fiducia al Governo - viene eletto con un sistema proporzionale. Se le forze politiche in Parlamento dovessero convergere sulla linea di apportare delle modifiche all’attuale legge elettorale per tornare subito al voto, di certo l’Italicum dovrà però essere modificato per essere applicato anche al Senato, magari prevedendo una sua applicazione su base regionale.
L’attesa per la decisione della ConsultaAltro punto fermo, è che si dovrà attendere la decisione della Consulta, davanti alla quale è stata sollevata la questione di legittimità dell’Italicum. La pronuncia sarebbe dovuta arrivare già all’inizio di ottobre ma la Consulta l'ha rinviata a dopo il referendum (la nuova data non è stata ancora indicata). Una scelta, quella dei giudici, dettata non solo da ragioni di opportunità (non interferire con la campagna referendaria) ma anche - se non soprattutto - dalla necessità di intervenire avendo la certezza del testo costituzionale cui fare riferimento.
Adesso che questa certezza c'è, la Consulta non tarderà a far conoscere la sua posizione(si riunirà il 24 Gennaio 2017), che inevitabilmente sarà il punto di riferimento per il confronto parlamentare. Un confronto dietro al quale - come sempre - ci saranno anzitutto gli interessi delle singole forze politiche. Il quadro costituzionale, dopo il referendum, è chiaro e il presidente Grossi potrebbe decidere a breve una data per l’udienza: i calendari delle cause da discutere sono gia' stati stabiliti fino al prossimo marzo, ma cio' non esclude che vi venga inserito l'esame sull’Italicum.
La bozza di testo della Commissione PdA fare la prima mossa però non potrà che essere il Pd, visto che il partito di Matteo Renzi alla Camera ha quasi il 50% dei deputati. Renzi aveva già dato la sua disponibilità a modificare l'Italicum. Nell'accordo intervenuto nelle scorse settimane con una parte della minoranza guidata da Gianni Cuperlo, non era stato escluso un passo indietro neppure sul ballottaggio, purché fosse garantita dal nuovo sistema elettorale la governabilità. Molto probabile - come già prevedeva la bozza di testo della Commissione Pd - che si eliminino i 100 capilista bloccati. Inoltre, l’ipotesi è che si modifichi anche il premio di maggioranza, attribuendolo non più al singolo partito ma alla coalizione.
Il Mattarellum 2.0La minoranza Pd ha proposto il Mattarellum 2.0, ossia una versione aggiornata e corretta del Mattarellum, ovvero un sistema uninominale a turno unico. Si prevede che 475 deputati siano eletti in collegi uninominali, 12 all'estero con il proporzionale, mentre dei restanti 143 seggi 90 andranno alla lista o coalizione che prende più voti, 30 alla seconda, 23 proporzionalmente ripartiti tra quelle che superino lo sbarramento del 2 per cento con meno di 20 eletti nei collegi uninominali. Si prevede, inoltre, un premio di governabilità, in base al quale chi vince non potrà superare i 350 seggi mentre il pacchetto di 90 e 30 sarà composto dai “migliori perdenti”.
L'ItalikosL’Italikos è la proposta dei Giovani turchi del Pd, un mix tra l’Italicum e il modello elettorale greco (da qui il nome scelto dai proponenti). La principale novità è che scompare il ballottaggio, ma resta l’impianto di fondo dell’Italicum. Viene introdotto un premio di governabilità alla prima lista che superi la soglia del 20% dei voti. In ogni caso, il premio di governabilità non potrà superare i 340 seggi, gli stessi che sono già previsti dall’Italicum. Di conseguenza, la proposta sgombra il campo dalla possibilità delle grandi coalizioni, si può governare da soli o al massimo ci si dovrà alleare con un altro partito.
Il vento del proporzionale, da Fi ai centristiAl momento il vento soffia a favore di un ritorno a un sistema proporzionale. Non proprio quello della prima Repubblica ma quasi. Silvio Berlusconi è orientato in questa direzione. Lo ha detto pubblicamente in più occasioni durante la campagna referendaria. È probabile che per Berlusconi il sistema proporzionale sia quello che garantisce meglio la sopravvivenza e l'autonomia di Fi, inclusa la possibilità di un ritorno a governi di larghe intese che viene vista con favore anche dai centristi di Alfano. Prospettiva contro la quale si è già scagliato Matteo Salvini. Il leader della Lega ha infatti bocciato l’ipotesi di un ritorno al proporzionale ribattezzandolo «il sistema dell’inciucio» e si dice invece favorevole a un sistema di collegi uninominali.
Favorevole al proporzionale anche Ap. «L’esito referendario ha cancellato tutta la stagione fondata sulla semplificazione della offerta politica in grandi schieramenti e su sistemi di elezione maggioritari. Ritorna, con modalità che potrebbero essere opportunamente corrette, il bisogno di garantire rappresentanza alle diverse aree politico-culturali in modo da ricongiungere molti elettori con le istituzioni democratiche. Ne sono corollari sistemi elettorali tendenzialmente proporzionali» ha affermato il presidente Ap della dommissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi.
Fonte: qui
IL GRANDE SUCCESSO DI RENZI: DOVEVA “ROTTAMARE” PER FARE SPAZIO AI GIOVANI MA SONO STATI GLI UNDER 35 A BOCCIARE LA RIFORMA (E IL GOVERNO)
IL ‘JOBS ACT’ HA RESO I RAGAZZI PIU’ PRECARI E NON HA RIDOTTO LA DISOCCUPAZIONE
I ‘SÌ’ ERANO AVANTI SOLTANTO TRA GLI OVER 55
Renato Benedetto per “il Corriere della Sera”
Non è bastata l'immagine, utilizzata in campagna elettorale, dei volti di D' Alema, De Mita e altri over 65 in prima fila, a capo del fronte del No, contro di lui, Matteo Renzi, il premier più giovane di sempre. Né i richiami alla necessità di svecchiare il sistema: «Un derby tra Gattopardo e innovazione», così il leader dem aveva definito il referendum. I più giovani hanno detto No. Lo annunciavano i sondaggi, prima, e si è avverato nelle urne.
È tra gli under 35 che, domenica, si è registrato il maggior numero di No: il 68% di loro ha votato contro la riforma Renzi-Boschi, secondo i dati dell' Istituto Piepoli per la Rai, e la percentuale è più alta nei numeri di Quorum per Sky Tg24, 81%. Paradossalmente il leader che si è presentato sulla scena politica con l' intento di rottamare la classe dirigente di lungo corso del suo partito non ha convinto i più giovani, ma ha fatto breccia tra gli elettori con almeno 55 anni di età. Il Sì infatti in questo caso ha prevalso(dal 51% di Piepoli al 53% di Quorum).
«Tra gli under 35 si è registrata maggiore astensione, intorno al 38%, più del dato complessivo del 32%», sottolinea Roberto Weber, presidente dell' istituto Ixè. Renzi ha mancato l' obiettivo di mobilitare i più giovani. In ogni caso, però, i suoi avversari non cantino vittoria: «La percentuale di giovani che ha votato Sì è praticamente tutta "renziana", mentre i No sono divisi tra 5 Stelle, Lega e sinistra», continua Weber.
Alla base della scelta dei più giovani ci sono fattori diversi: «C' entra il merito della riforma, l' idea che potesse minacciare l' equilibrio costituzionale. Ma non solo. È un voto contro il governo in carica, perché il dato della sofferenza percepita, e di insofferenza, è marcato». E quella proposta da Renzi non è apparsa come una via d'uscita convincente dalla crisi.
Tendono a parlare più di un voto «sociale» che «politico» i ricercatori dell' Istituto Cattaneo. Perché non sono stati soltanto i più giovani a votare No, ma in generale le fasce di popolazione più in difficoltà. «Più in generale prevale dove c'è precarietà e incertezza», spiega Marco Valbruzzi, del Cattaneo. A livello geografico, innanzitutto: «Il No prevale al Sud e nelle Isole. Nelle province meridionali della Sardegna o in certe zone della Sicilia ha raggiunto le vette più alte. Ma non contro la riforma, contro qualcuno che è espressione del governo».
Anche tra le fasce di reddito più basso, Renzi, e con lui il Pd, hanno perso presa. Lo dimostra un' analisi sui risultati nelle sezioni di Bologna, dove in generale ha prevalso il Sì (52,2%), divise per reddito: «Nelle sezioni più povere il No raggiunge il valore più elevato, nei seggi dove il reddito mediano supera i 25 mila euro il Sì guadagna anche sette punti». Lo ribadiscono i dati che arrivano da Milano, dove il Sì ha prevalso in tutta la città (51,1%), ma in centro ha raggiunto il 64,8%.
E Roma, dove lo zoccolo duro renziano rimane tra il centro storico (Sì in testa, al 50,54%) e nell' area tra Parioli, Salario e San Lorenzo (52,4%). Analisi che trova eco nelle parole dei frati di Assisi: «È stato il no delle famiglie povere che non arrivano a fine mese, stanche della politica. Il Paese bocciato dai paesi», per padre Enzo Fortunato, direttore della rivista Sanfrancesco.org .
Fonte: qui
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