9 dicembre forconi: magistrato
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mercoledì 14 novembre 2018

E' LEGITTIMO DESTITUIRE IL MAGISTRATO CHE ACCETTA FAVORI DA IMPUTATI IN PROCESSI PENDENTI NELLA PROPRIA SEDE GIUDIZIARIA

venerdì 12 ottobre 2018

UNA PENNETTA USB ESPLODE ALLA PROCURA DI TRAPANI


ERA ARRIVATA PER POSTA A UN’AVVOCATESSA DUE ANNI FA. FERITO UN AGENTE DA DOV’È STATA SPEDITA? 

INVENTATE DA UN RUSSO CHE SI NASCONDE DIETRO IL SOPRANNOME “DARK PURPLE”, POI IL MOSSAD LE HA TRASFORMATE IN PICCOLE BOMBE. SONO IN VENDITA NEL “DEEP WEB”, E COSTANO…

Estratto dell’articolo di Rino Giacalone per “la Stampa”

TRIBUNALE TRAPANITRIBUNALE TRAPANI
Il poliziotto prende tra le mani una chiavetta usb, estratta dalla busta del magazzino reperti e la introduce nel computer. Ha una delega del magistrato per guardare cosa contenga la chiavetta, ricevuta in modo anonimo due anni prima da una avvocatessa. Ha gli occhi fissi sullo schermo quando il dispositivo, con un botto assordante, gli esplode tra le dita della mano sinistra.

Il resto della pennetta, la parte esterna, colpisce lasciando una profonda impronta il soffitto della stanza, nell' ufficio della polizia giudiziaria al piano terra del Tribunale di Trapani. Forse dentro la chiavetta c' era della polvere da sparo compressa, l' innesco sarebbe stato attivato dai sensori del pc. Ciò che è successo ha i contorni di un giallo, a cavallo tra James Bond e il commissario Montalbano.

(…)

CHIAVETTA USB ESPLOSIVACHIAVETTA USB ESPLOSIVA
Anche perché il poliziotto protagonista della vicenda, l' ispettore Gianni Aceto, per la sua ironia e l' intuito investigativo, ricorda tanto Montalbano quanto il suo vice Mimì Augello. (…) Aceto è un poliziotto in carriera, ha lavorato per anni nella squadra antimafia della Mobile trapanese e da qualche tempo è in servizio alla polizia giudiziaria. Sempre pronto a prendersi un caso e risolverlo. Come si apprestava a fare lunedì scorso. Due anni prima l' avvocatessa Monica Maragno, civilista ed esperta di diritto del lavoro, riceve tra la posta del suo studio una busta. Il mittente è l' ordine degli avvocati di Trapani, dentro c' è una chiavetta usb, senza alcuna lettera di spiegazione.

(…)
TRIBUNALE TRAPANI 1TRIBUNALE TRAPANI 

L' attesa Busta e usb finiscono così in Procura. Il tempo trascorre, la Procura ha iscritto l' esposto a modello 45, a carico di ignoti. All' avvocatessa sembra che in tutto questo tempo non sia accaduto altro: nulla che faccia sospettare altri eventi collegati alla busta.
Nei giorni scorsi il pm Antonio D' Antona delega la polizia giudiziaria a ispezionare il contenuto della chiavetta. Tutto secondo routine. Fino all' esplosione improvvisa.

Il mistero
deep webDEEP WEB
Da dove può essere arrivata, quindi, quella usb? Scorrendo su internet si scopre che chiavette di questo tipo nel mondo del «deep web» è facile trovarle, anche per 50 euro. L' inventore è un russo, che si nasconde dietro il soprannome Dark Purple, ma le sue sono chiavette destinate a danneggiare, «friggendole», le memorie dei pc. Poi pare che il Mossad israeliano abbia trovato il modo di trasformarle in piccole bombe.
TRIBUNALE TRAPANI 2TRIBUNALE TRAPANI 


Ma l' avvocato Maragno, che domani verrà sentita dai pm, non si è fatta nessun nemico tra i russi, né gli israeliani. La chiavetta è tutta di marca trapanese. A Trapani i misteri, veri, non da fiction, spesso non sono stati da meno rispetto ai gialli in cui sono coinvolti i migliori 007.

10 Ottobre 2018

Fonte: qui

sabato 25 novembre 2017

VA A PROCESSO IL MAGISTRATO SILVANA SAGUTO, ACCUSATA DI AVER GESTITO IN MODO SPREGIUDICATO I PATRIMONI SOTTRATTI ALLA MAFIA

CON LEI CI SONO COINVOLTI NEL PROCESSO IL PADRE, IL MARITO E IL FIGLIO, COINVOLTI A VARIO TITOLO E ACCUSATI DI CORRUZIONE, FALSO, ABUSO D’UFFICIO O TRUFFA AGGRAVATA

(ANSA) - Indagine chiusa sulla gestione dei beni confiscati, va a giudizio l'ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto. In aula il 22 gennaio 2018 comparirà con altri quindici imputati, tra cui l'ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, l'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, il padre, il marito e il figlio del magistrato, amministratori giudiziari. Per il gip Marcello Testaquadra, Silvana Saguto avrebbe gestito in modo spregiudicato i patrimoni sottratti alla mafia.

ELIO CARAMMA, FIGLIO DI SILVANA SAGUTOELIO CARAMMA, FIGLIO DI SILVANA SAGUTO
I sedici imputati devono rispondere a vario titolo di circa ottanta contestazioni per reati che vanno dalla corruzione al falso, dall'abuso d'ufficio alla truffa aggravata. Le indagini, avviate nel 2015, hanno ricostruito un "sistema" basato su rapporti privilegiati con alcuni professionisti nominati amministratori giudiziari. Le assegnazioni di incarichi e consulenze sarebbero state ricambiate con regali, favori e denaro. Il marito della Saguto, Lorenzo Caramma, avrebbe ottenuto consulenze professionali.

SILVANA SAGUTOSILVANA SAGUTO
Tra i presunti beneficiari anche il figlio Emanuele mentre il padre Vittorio sarebbe coinvolto in alcune operazioni finanziarie finite sotto inchiesta. 

Nella lista degli indagati anche gli amministratori giudiziari Aulo Gabriele Gigante, Roberto Nicola Santangelo e Walter Virga, l'ex giudice della sezione misure di prevenzione Lorenzo Chiaramonte, il colonnello Rosolino Nasca della Dia, i docenti universitari Carmelo Provenzano e Roberto Di Maria della Kore di Enna, la moglie di Provenzano, Maria Ingrao, e la collaboratrice Calogera Manta. Stralciata e trasmessa a Palermo la posizione di un altro docente, Luca Nivarra.

FRANCESCA CANNIZZOFRANCESCA CANNIZZO
L'avvocato Cappellano Seminara, che secondo l'accusa sarebbe stato un perno del "sistema" Saguto, ha scelto il rito immediato. Il 20 dicembre comincerà invece il giudizio abbreviato nel quale sono imputati i magistrati Tommaso Virga, Fabio Licata e il cancelliere del tribunale Elio Grimaldi.

Fonte: qui

martedì 31 gennaio 2017

ARRESTATO IL PROCURATORE CAPO DI AOSTA, PASQUALE LONGARINI: E’ ACCUSATO DI CONCUSSIONE PER INDUZIONE

IL MAGISTRATO CHIESE A UN ALBERGATORE SOTTO INCHIESTA DI COMPRARE UNA FORNITURA DI FORMAGGIO DA 70 MILA EURO

Paolo Colonello per “la Stampa”

Baluardo della lotta alla criminalità organizzata, puntiglioso e in prima linea in inchieste difficili, precursore delle indagini sulla corruzione fin dai tempi di Mani Pulite, Pasquale Longarini sembrava, ed è considerato, un magistrato "incorruttibile". Invece il facente funzioni di procuratore capo di Aosta, arrestato ieri e messo ai domiciliari su richiesta della procura di Milano, ora è accusato di concussione per induzione, più precisamente per "induzione indebita a dare o promettere utilità".
PASQUALE LONGARINIPASQUALE LONGARINI

Avrebbe cioè approfittato del suo ruolo e delle sue funzioni per favorire un imprenditore amico, Gerardo Cuomo, amministratore delegato del caseificio valdostano All food Service, anch' egli arrestato. Sulla vicenda, che ieri ha scatenato un terremoto nella relativa quiete della procura valdostana, vige, come al solito in questi casi, il più assoluto riserbo.

Le indagini, condotte dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano e coordinate dal pm Roberto Pellicano e dal procuratore aggiunto per i reati di corruzione Giulia Perrotti, sono nate però sei mesi fa da un esposto del Procuratore generale di Torino che aveva raccolto una segnalazione della Procura della Repubblica subalpina incappata, nel corso di un' inchiesta in qualche intercettazione imbarazzante che chiamava in causa proprio il dottor Longarini.

PASQUALE LONGARINIPASQUALE LONGARINI
L' indagine milanese, proseguita nel segreto più assoluto, , con l' interrogatorio di diversi testimoni e altre intercettazioni, ieri è arrivata però è arrivata a una svolta e per il magistrato e il suo amico imprenditore, sono scattate le manette.

In sostanza, il procuratore Longarini avrebbe chiesto al titolare di un albergo e di una gioielleria ad Aosta, che in quel momento stava indagando per fatture false e frode fiscale, di favorire il suo amico Cuomo affidandogli un appalto per la fornitura di fontina dal valore di 70 mila euro all' anno. Una quantità di formaggio davvero notevole per un solo albergo, per quanto grande.

PASQUALE LONGARINIPASQUALE LONGARINI
La richiesta, all' imprenditore già alle prese con Guardia di Finanza e magistratura, deve essere sembrata qualcosa di più di un consiglio per gli acquisti. Una concussione, hanno stabilito altri magistrati. Accusa pesantissima per una toga che ha costruito la sua fama nella valle sulla incorruttibilità - fece arrestare vent' anni fa per corruzione l' attuale presidente della regione Val d' Aosta, Augusto Rollandin -, era il referente della Dda e si è occupato di casi come quello del delitto di Cogne e che, ciò nonostante, ultimamente non era esente da critiche per alcune amicizie "chiacchierate": con alcuni esponenti politici di centro destra oppure con imprenditori considerati "spregiudicati".

Come ad esempio proprio Gerardo Cuomo, titolare per altro di un' altra prestigiosissima fornitura con il Forte di Bard, forte di origine napoleonica diventato dopo una ristrutturazione durata un bel po' di anni e costata 80 milioni di euro, il primo centro museale della Val d' Aosta e tra i più importanti del nord Ovest, controllato dalla Regione. Qui il formaggio, raccontano in Valle, costa quasi il doppio che altrove. Sarà per l' altezza e il prestigio del Forte. Il procuratore Longarini e il suo amico Cuomo verranno interrogati nei prossimi giorni a Milano.

Fonte: qui

mercoledì 7 dicembre 2016

STEFANO RICUCCI CONDANNATO A 3 ANNI E QUATTRO MESI PER FATTURE FALSE


IL PROCESSO COINVOLGEVA ANCHE UN GIUDICE DELLA COMMISSIONE TRIBUTARIA CHE GLI AVREBBE GARANTITO UN CREDITO D'IMPOSTA DA 20 MILIONI, MA (INCREDIBILE!) ERA STATO ARRESTATO IL FURBETTO DEL QUARTIERINO E NON IL MAGISTRATO 

NELL'INCHIESTA NON MANCA QUALCHE AVANZO DI BANDA DELLA MAGLIANA


Ancora una condanna per l'immobiliarista Stefano Ricucci, ex «furbetto del quartierino» balzato agli onori delle cronache più per le inchieste giudiziarie in cui è rimasto coinvolto a seguito di spregiudicate operazioni finanziarie che per le sue numerose love story con star televisive.

RICUCCIRICUCCI
Il gup di Roma Paola Di Nicola lo ha condannato questa sera a tre anni e quattro mesi di reclusione per aver emesso ed utilizzato fatture per operazioni inesistenti al fine del recupero di un credito di imposta. Condannato, a due anni e sei mesi, anche un altro imprenditore, Mirko Coppola, coinvolto nello stesso giro di fatture fasulle. Entrambi furono arrestati il 20 luglio scorso nell'ambito di un'inchiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Giuseppe Cascini. Al centro del processo, tenutosi con il rito abbreviato e dopo lo stralcio delle posizioni di Ricucci e di Coppola da quelle di altri indagati, fatture per oltre un milione di euro.
RICUCCIRICUCCI

Il tutto, secondo la procura anche grazie all'aiuto del magistrato del Consiglio di Stato, nonché componente della Commissione Tributaria Regionale Nicola Russo che, in qualità di giudice-relatore di commissione emise sentenza favorevole alla società Magiste Real Estate Property, riconducibile a Ricucci, per il recupero di un credito di imposta di 20 milioni di euro in un contenzioso con il fisco. Un parere, secondo l'accusa, ottenuto grazie al rapporto di conoscenza che l'immobiliarista avrebbe avuto con il magistrato.


Nei confronti di quest'ultimo la Procura sollecitò una misura interdittiva per rivelazione del segreto d'ufficio, ma il gip ritenne che non sussistessero elementi tali da dimostrare che ci fosse un accordo corruttivo. In totale sono dieci le persone indagate nell'inchiesta di piazzale Clodio. Tra loro anche Massimo Nicoletti, figlio di Enrico, ritenuto dagli inquirenti figura storica della Banda della Magliana.