9 dicembre forconi: Aosta
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domenica 18 novembre 2018

LA 48ENNE MARISA CHARRERE, INFERMIERA VALDOSTANA, HA UCCISO I DUE FIGLI DI 7 E 9 ANNI CON UNA DOSE DI POTASSIO E POI E’ TOLTA LA VITA


“NON CE LA FACCIO PIU’” 

LA DONNA HA LASCIATO DUE LETTERE AL MARITO PER SPIEGARE LE RAGIONI DEL SUO GESTO: “NON SOPPORTO PIU’ QUESTA VITA PERCHE’…”
Nadia Muratore per “il Giornale”
«Non ce la faccio più». Sono le prime parole che Marisa Charrère, 48 anni, infermiera di Aymavilles, in Valle d' Aosta, ha scritto in una delle due lettere lasciate al marito, prima di uccidere i suoi due bambini con una iniezione letale, per poi suicidarsi subito dopo.
Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti la donna, con una siringa, avrebbe iniettato ai figli Nissen di 7 anni e Vivien di 9 un cocktail di farmaci, portato a casa sua direttamente dall' ospedale, dove da anni lavorava nel reparto di cardiologia.

Saranno gli esami, disposti già per le prossime ore, a dire quale sia stata la sostanza che ha ucciso la mamma e i piccoli. Durante la perquisizione gli agenti hanno trovato nella abitazione numerose siringhe, ma nessuna sostanza particolare. La prima ipotesi avanza è quella di avvelenamento da potassio.

Marisa Charrère dopo aver ammazzato i due figli, come in un rituale di morte studiato nei minimi particolari, li ha adagiati su un divano letto in una stanza degli ospiti, al piano terra della loro abitazione e, dopo averli sistemati come se stessero dormendo, si è uccisa con un' altra iniezione. A trovare i tre corpi ormai privi di vita, è stato il marito di Marisa, Osvaldo Empereur, appena rientrato dal lavoro.

Quando ha aperto la porta di casa, ha visto la moglie, coricata per terra e dopo aver capito che per lei non c'era più nulla da fare, disperato e in preda ad un brutto presentimento, ha cercato i due bambini. La speranza di trovarli ancora in vita si è infranta davanti a quel divano letto, diventato un sacrario di morte. L'uomo, scioccato, è stato ricoverato in ospedale.

In un attimo l'agente del Corpo forestale della Valle d'Aosta, in servizio alla caserma di Arvier, ha tragicamente realizzato che tutta la sua famiglia era stata sterminata da un attimo di follia della moglie che, per spiegare il suo gesto, gli ha lasciato due lettere sul tavolo della cucina.

Con quelle poche righe, la donna, ha cercato di spiegare al marito, quel malessere che da tempo la tormentava e che l'ha portata a diventare l' assassina dei suoi figli, prima di togliersi la vita. Un atto dettato dalla disperazione, che ha travolto anche due piccole vittime innocenti.
LA CASA DI MARISA CHARRERELA CASA DI MARISA CHARRERE

La polizia ha accertato che a scrivere le lettere è stata proprio Marisa, confrontando la grafia con altri scritti presenti in casa. La vita dell' infermiera, è stata costellata di lutti e grandi dolori: era ancora una ragazzina quando in un incidente stradale ha perso il padre. E, nell' inverno del 2000 la stessa sorte era toccata al fratello Paolo, al quale era molto legata, morto mentre stava sgomberando la neve sulla strada regionale di Cogne.

La tragedia che si è consumata ad Aymavilles, dove la donna era conosciuta per essere una mamma amorevole e una infermiera molto prepara, ha sconvolto tutta la comunità.
«Stiamo parlando di una famiglia normale, che partecipava alla vita sociale del paese attraverso il volontariato - ha detto il sindaco Loredana Patey -. Lei aveva un carattere un po' chiuso ma nessuno poteva immaginare una cosa simile.

Siamo sgomenti. Marisa l' ho vista l' ultima volta sabato scorso, in occasione dell' arrivo del nuovo parroco e tutto sembrava a posto, lei era tranquilla come sempre».
«Adorava i suoi figli - hanno scritto i colleghi dell' infermiera - era una mamma attenta ai bisogni dei figli, rammaricata per averli avuti da grande ma questo era un motivo in più per accompagnarli sempre nelle loro attività scolastiche e sportive». Nel messaggio c' è anche il «dolore di non aver colto, nei suoi occhi, quella grandissima sofferenza che aveva nell' animo».

LE BORSE DELLA SPESA LASCIATE NELL' AUTO E LE DUE LETTERE: «BASTA SOFFERENZA»
Alessandro Fulloni per il “Corriere della Sera”

Sul tavolo del soggiorno due lettere dal contenuto quasi uguale. Scritte a mano, calligrafia curata, indirizzate al marito Osvaldo Empereur, 47 anni, sottufficiale del Corpo Forestale valdostano. Una frase è questa: «Non sopporto più questa vita». Poi altre parole tra cui «infelicità» e «sofferenza». Che «ora» riguarderebbero «sia me», «sia te».
MARISA CHARREREMARISA CHARRERE
Civico 13 di Clos Savin, un viottolo di settanta metri: ci sono la casa e subito accanto la pieve dove andava a pregare da sola al mattino. Più in là una pizzeria dove spesso ordinava la cena per la famiglia.

Scorreva in gran parte qui la vita di Marisa Charrère, 48 anni, l' infermiera professionale del reparto di cardiologia dell' ospedale Parini di Aosta che giovedì sera ha ucciso i due figli di 7 e 9 anni, Nissen e Vivien, iniettandogli una soluzione letale a base di potassio, lo stesso modo con cui poi si è tolta la vita lei. Vicini e amici descrivono una coppia in apparenza senza problemi, ma poi nei tre bar di Aymavilles, borgo di due mila abitanti a 4 chilometri da Aosta e a una quindicina in linea d' aria da Cogne, qualcuno sussurra di «liti», «scenate», «gelosia».

Lui esuberante, sportivo, appassionato di sci di fondo, animatore delle serate allo «Sci club Drink», il posto di ritrovo del paese. Lei assai più riservata, silenziosa, la vita segnata da due pesantissimi lutti: il padre, un operaio del soccorso stradale, morì quando Marisa era bambina, rotolando in una scarpata con un mezzo spazzaneve mentre infuriava una tormenta. E su quelle stesse strade di montagna morì anche il fratello di lei, nel novembre 2001, schiantandosi contro un Tir mentre era alla guida di un' utilitaria.

Un'infermiera scrupolosa nel lavoro, preparata e diligente, a detta dei colleghi in Cardiologia: «Adorava i figli, era attenta ai loro bisogni e presente». Semmai il rammarico era «di averli avuti da "grande" - aggiunge qualcuno in corsia - ma questo era un motivo per stare sempre con loro, accompagnandoli a scuola e a lezione di sci di fondo».
LA CASA DI MARISA CHARRERELA CASA DI MARISA CHARRERE
Davanti al cancello del civico 13 - la casa ha un giardino con scivoli e altalene - sostano giornalisti e telecamere.

Un uomo che vive al pianterreno, Simone Reitano, si affaccia dalla finestra dicendo solo di non sapere se Marisa fosse depressa: «Non li ho mai sentiti litigare». Sul vicino sagrato della chiesetta di Cristo Re, il sindaco Loredana Petey, in lacrime, parla di «uno strazio difficile da accettare. Questo non è solo un paese, è una grande famiglia dove tutti conoscono tutti».

Dall' altra parte del piazzale è parcheggiata la Suzuki Ignis usata tutti i giorni dall' infermiera. Dai finestrini, davanti al sedile lato passeggeri, si vedono diversi pacchi di carta igienica ancora avvolti nel cellophane; danno l' idea di essere stati acquistati da poco.
Nell' abitacolo, oltre a due palloni da calcio, ci sono anche tre o quattro buste della spesa piene per metà. In un cassettino sotto al volante è stata trovata la patente di Marisa. Almeno in apparenza, sembrava poggiata con cura e non dimenticata. Un investigatore della Mobile scuote la testa: «È andata a fare l' ultima spesa normalmente». Poi ha ucciso i due figli e si è tolta la vita.

Fonte: qui

sabato 7 aprile 2018

VALANGA A PILA (AO), IN VALLE D'AOSTA: MORTI 2 SCIATORI, ALTRI 2 ESTRATTI VIVI

TESTIMONI PRESENTI SUL POSTO HANNO RIFERITO AI SOCCORRITORI DI AVER VISTO "DIVERSE PERSONE TRAVOLTE" 


pila soccorsiPILA SOCCORSI
Una valanga è caduta nella tarda mattinata di oggi al Colle Chamolé, poco oltre gli impianti di risalita di Pila, località sciistica a monte di Aosta, travolgendo diverse persone. Due sono state estratte in stato di grave ipotermia e trasportate in elicottero all'Ospedale Parini di Aosta.

I soccorritori hanno poi estratto un terzo scialpinista in gravissime condizioni: è morto prima di raggiungere l'ospedale. Un altro ancora è stato trascinato sulla superficie del lago Chamolé, gelato, lo strato di ghiaccio si è rotto e lo sciatore sembra essere stato inghiottito dalle acque.

Un gruppo di sommozzatori si è immerso e sta scandagliando il fondo per cercarne il corpo. Stanno continuando le ricerche per capire se altri scialpinisti si trovino ancora sotto la neve. Sono almeno cinque gli sciatori travolti dalla valanga, di una fila di diciannove che stava salendo verso il rifugio Arbolle. Il gruppo fa parte di una scuola di scialpinismo di una sezione del Cai dell'Appennino romagnolo, impegnato in un corso di perfezionamento. La valanga, che si è staccato con un fronte di circa trecento metri, ha travolto la coda del gruppo.
pila valangaPILA VALANGA

Testimoni presenti sul posto hanno riferito ai soccorritori di aver visto "diverse persone travolte". Le operazioni di ricerca sono condotte dal soccorso alpino valdostano con l'impiego di due elicotteri, guide tecniche di soccorso e unità cinofile.

Nel fine settimana la zona è frequentata da numerosi scialpinisti, anche per la sua vicinanza alla stazione di arrivo della seggiovia di Chamolé. I pendii però, piuttosto ripidi nei pressi del passo, sono conosciuti come valangosi, soprattutto in periodi di neve abbonante come questo.

Fonte: qui

martedì 31 gennaio 2017

ARRESTATO IL PROCURATORE CAPO DI AOSTA, PASQUALE LONGARINI: E’ ACCUSATO DI CONCUSSIONE PER INDUZIONE

IL MAGISTRATO CHIESE A UN ALBERGATORE SOTTO INCHIESTA DI COMPRARE UNA FORNITURA DI FORMAGGIO DA 70 MILA EURO

Paolo Colonello per “la Stampa”

Baluardo della lotta alla criminalità organizzata, puntiglioso e in prima linea in inchieste difficili, precursore delle indagini sulla corruzione fin dai tempi di Mani Pulite, Pasquale Longarini sembrava, ed è considerato, un magistrato "incorruttibile". Invece il facente funzioni di procuratore capo di Aosta, arrestato ieri e messo ai domiciliari su richiesta della procura di Milano, ora è accusato di concussione per induzione, più precisamente per "induzione indebita a dare o promettere utilità".
PASQUALE LONGARINIPASQUALE LONGARINI

Avrebbe cioè approfittato del suo ruolo e delle sue funzioni per favorire un imprenditore amico, Gerardo Cuomo, amministratore delegato del caseificio valdostano All food Service, anch' egli arrestato. Sulla vicenda, che ieri ha scatenato un terremoto nella relativa quiete della procura valdostana, vige, come al solito in questi casi, il più assoluto riserbo.

Le indagini, condotte dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano e coordinate dal pm Roberto Pellicano e dal procuratore aggiunto per i reati di corruzione Giulia Perrotti, sono nate però sei mesi fa da un esposto del Procuratore generale di Torino che aveva raccolto una segnalazione della Procura della Repubblica subalpina incappata, nel corso di un' inchiesta in qualche intercettazione imbarazzante che chiamava in causa proprio il dottor Longarini.

PASQUALE LONGARINIPASQUALE LONGARINI
L' indagine milanese, proseguita nel segreto più assoluto, , con l' interrogatorio di diversi testimoni e altre intercettazioni, ieri è arrivata però è arrivata a una svolta e per il magistrato e il suo amico imprenditore, sono scattate le manette.

In sostanza, il procuratore Longarini avrebbe chiesto al titolare di un albergo e di una gioielleria ad Aosta, che in quel momento stava indagando per fatture false e frode fiscale, di favorire il suo amico Cuomo affidandogli un appalto per la fornitura di fontina dal valore di 70 mila euro all' anno. Una quantità di formaggio davvero notevole per un solo albergo, per quanto grande.

PASQUALE LONGARINIPASQUALE LONGARINI
La richiesta, all' imprenditore già alle prese con Guardia di Finanza e magistratura, deve essere sembrata qualcosa di più di un consiglio per gli acquisti. Una concussione, hanno stabilito altri magistrati. Accusa pesantissima per una toga che ha costruito la sua fama nella valle sulla incorruttibilità - fece arrestare vent' anni fa per corruzione l' attuale presidente della regione Val d' Aosta, Augusto Rollandin -, era il referente della Dda e si è occupato di casi come quello del delitto di Cogne e che, ciò nonostante, ultimamente non era esente da critiche per alcune amicizie "chiacchierate": con alcuni esponenti politici di centro destra oppure con imprenditori considerati "spregiudicati".

Come ad esempio proprio Gerardo Cuomo, titolare per altro di un' altra prestigiosissima fornitura con il Forte di Bard, forte di origine napoleonica diventato dopo una ristrutturazione durata un bel po' di anni e costata 80 milioni di euro, il primo centro museale della Val d' Aosta e tra i più importanti del nord Ovest, controllato dalla Regione. Qui il formaggio, raccontano in Valle, costa quasi il doppio che altrove. Sarà per l' altezza e il prestigio del Forte. Il procuratore Longarini e il suo amico Cuomo verranno interrogati nei prossimi giorni a Milano.

Fonte: qui