9 dicembre forconi: forze dell'ordine
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sabato 17 agosto 2019

LE POLIZIE: “IN EUROPA STA CROLLANDO LA COESIONE SOCIALE”

“Non si moltiplicano solo le aggressioni  contro la polizia, ma anche quelli contro insegnanti, vigili del fuoco, volontari soccorritori….Una parte significativa della popolazione disprezza lo Stato. Viene meno la coesione sociale”.  Così il Reiner Wendt, il presidente del sindacato federale tedesco di polizia, in una inquietante intervista esclusiva al Deutsche W.N.
Nell’ultimo anno, sono state 38 mila le aggressioni contro  la polizia…esordisce l’intervistatore. E Wendt:
“La portata del fenomeno è molto più grande dell’aggressività  contro i poliziotti. Vi  è una incredibile intensità di violenza anche  contro i soccorritori, i pompieri che accorrono; e contro gli insegnanti ed altri gruppi che sono importanti colonne della coesione sociale.  Le persone che operano per  qualcosa attinente al bene comune incontrano tutte questo problema. E non c’è solo una prontezza a  ricorrere alla violenza, ma un vero disprezzo dello Stato. E per inciso,  non c’è uno strato  sociale specifico  tipicamente colpevole …tutte le classi   sociali”.

Come si spiega questo?
“Da un lato c’è una  radicalizzazione del linguaggio, della polemica politica, i discorsi d’odio, che influenza tutti e predispone alle  vie di  fatto.  Ma dall’altra parte  è che le persone sono arrabbiate con le elites, da   cui non si vedono più rappresentate.  I  politici  che predicano misure ecologiche contro l’inquinamento, mentre loro sono utenti continui di aerei; quelli che consigliano l’acqua e bevono il  vino. I cittadini si aspettano che i valori dichiarati e legiferati dai politici siano vissuti. Altrimenti c’è questa perdita di fiducia nelle autorità  sociali di questo paese.

MA poi Wendt va più a fondo.
“Quando anni fa ho detto che abbiamo bisogno di uno Stato forte, sono stato pubblicamente e severamente criticato. Oggi si teorizza e  glorifica lo stato minimo  –  lo si è applicato. Fino al punto che ci si deve ormai domandare: cosa vale lo Stato, per noi? Vale la pena mettersi al servizio del pubblico?

Per esempio:
“Siamo un paese economicamente forte, ma il numero dei volontari (no-profit) cala continuamente.  Pochissime persone fanno volontariato qui, e ancora calano.  La rottura della coesione sociale crea gruppi singoli con interessi individuali, che non vogliono avere  a che fare l’uno con l’altro. Le  persone sono minacciate dal declino sociale, c’è  il precariato…”

E questo fa crescere la rabbia?
“Il ritirarsi dello Stato dai suoi compiti originari  ha lasciato un segno già devastante,  per cui  molte persone si sentono abbandonate: Io non capisco, ad  esempio, perché i servizi d’interesse generale debbano essere lasciati al mercato. La teoria secondo cui il mercato regola tutto al meglio non si è concretizzata. Perché  persone bisognose di cure e assistenza in questo paese  debbono essere  soggette  a  meccanismi di mercato   basati sul profitto?   Le persone bisognose e di cure e assistenza vengono trattate come clienti.  Nella  Agenzia Federale per l’Impiego le persone disoccupate sono definite appunto  “clienti”:  l’uso  dei termini è rivelatore.  Lo Stato non è un’azienda e i cittadini non sono clienti, ma portatori in quanto cittadini di diritti fondamentali”.
Pochissimo Wendt dice  dei migranti etnici e clandestini,  e dei problemi che creano: il politicamente corretto richiede questo  tributo da parte  di un poliziotto.  Cita “la crisi dei  rifugiati del 2015”  per  dire che “lì abbiamo visto” che le frontiere esterne della UE non sono sicure, come ci avevano assicurato.
Ma è indicativa  la denuncia di un clima di rabbia e di violenza che monta, e che un poliziotto ne indichi la causa di fondo nello “stato minimo” che si  ha disertato dai suoi compiti sociali, insomma nel capitalismo terminale e austeritario adottato da Berlino –  per cui la gente – non solo gli etnicamente diversi , ma i tedeschi si capisce si sentono abbandonati .

Francia: “La gente non vuol più vivere insieme”

Ciò che ancor più colpisce, è che l’allarme del funzionario di polizia  germanico Wendt somiglia a  quello che lanciò,  il 3 ottobre 2018,  Gérard  Collomb, il ministro dell’Interno di Macron, nel dare le dimissioni dopo soli pochi mesi di carica. “Oggi”, disse, “si vive ancora fianco a fianco. Ma temo che domani vivremo faccia a faccia – uno contro l’altro”.
Andò  fino a evocare la guerra civile.  “Sono andato  nei quartieri Nord di Marsiglia, al Mirail di Tolosa, a Parigi..La situazione è del tutto degradata”. Anche lì una violenza che rivela un fondamentale disprezzo per lo Stato.  “E’  la legge del più  forte ad imporsi, i narcotrafficanti, gli  islamisti radicali, che hanno preso il posto della Repubblica” –  “Delle comunità  in Francia si affrontano, e  in modo sempre più violento.  Da qui a 5 anni, la situazione potrebbe diventare irreversibile. Abbiamo  cinque, sei anni per scongiurare il peggio. Poi…”.
Poche settimane dopo, cominciava il movimento dei Gilet Gialli. Quella “Francia periferica” e “abbandonata” dallo Stato che, per essere bianca e anziana,  non merita l’attenzione e il rispetto che si dedicano agli etnici.
E’ un sintomo ed una conseguenza di questo disprezzo dello stato che frattura la società con rabbia,  anche  il gran numero di suicidi fra ii poliziotti francesi:  47 da inizio anno.
(Qui sotto, a  Parigi,  una manifestazione non autorizzata di familiari di  poliziotti per reclamare dagli Interni “una vera risposta di fronte ai  47 suicidi di quest’anno”)

Anche in Italia  ondata di suicidi in divisa

Ma qui  in Italia?  Mentre finisco di scrivere questo articolo, un amico mi gira un comunicato del  SIULM
“Mentre stiamo cercando conferme su una CASO ODIERNO di tentato suicidio di un carabiniere, ricoverato in gravi condizioni in un ospedale lombardo, il SIULM ritiene doveroso diramare il seguente COMUNICATO : ” IL SIULM – Sindacato Interforze – dopo aver appreso con sconcerto, ancora, di due casi di suicidio di cittadini in uniforme avvenuti ieri 15 Agosto denuncia che  suicidi dei cittadini appartenenti a ff.aa./ff.pp. sono ben 35 da inizio anno! Una mattanza nel silenzio più assordante delle istituzioni che sembrano assuefatte a queste tragedie. Una così alta percentuale di suicidi, nonostante i severi test psico-attitudinali d’ingresso nei corpi militari e di polizia, addirittura doppia rispetto alla media nazionale, non allarma nessuno ? Anzi, ci sono poteri forti che hanno ostacolato in vari modi la legge in discussione in Parlamento che dovrebbe riconoscere vere tutele dignità e diritti sindacali al comparto militare. Chiunque sappia come è fatta la vita militare sa bene che il malessere passa anche dai diritti violati . Chiediamo una commissione di inchiesta politica e soprattutto un osservatorio permanente , con la partecipazione dei sindacati militari, che si occupi di tutti i casi occorsi ed a 360° . I militari sono senza una vera rappresentanza, non possono restarlo ancora a lungo, è ora di agire ” .
RIEPILOGO DEGLI EVENTI CONNESSI AD UN SUICIDIO A PARTIRE DAL 01 GENNAIO 2019, DISTINTI PER DATA, LUOGO E CORPO/ARMA DI APPARTENENZA: 

1) 5 gennaio San Vittore polizia penitenziaria; 
2) 10 gennaio Padova polizia di Stato; 
3) 27 gennaio Foggia polizia ferrovia; 
4) 4 febbraio San Vittore polizia penitenziaria; 
5) 6 febbraio Campobasso carabinieri; 
6) 5 febbraio Torino caporalmaggiore esercito; 
7) 17 febbraio Sanremo Valle Armenia polizia penitenziaria; 
8) 22 febbraio Cuneo polizia penitenziaria; 
9) 11 marzo Clusone (Bergamo) maresciallo carabinieri (L.L.); 
10) 11 marzo Bergamo polizia locale (F.B.); 
11) 20 marzo Milano (caserma Coretto) Carabiniere; 
12) 28 marzo Chieti polizia; 
13) 29 marzo Caltanissetta polizia; 
14) 4 aprile Firenze polizia; 
15) 9 aprile L’Aquila polizia; 
16) 27 aprile Catanzaro polizia penitenziaria; 
17) 28 aprile Ragusa polizia; 
18) 28 aprile Pisa polizia penitenziaria; 
19) 1 maggio Vigevano finanziere; 
20) 8 maggio Perugia, carabinieri forestale; 
21) 13 maggio Desio polizia; 
22) 27 maggio via Gazzanise militare aeronautica; 
23) 5 giugno Chiaromonte (Potenza) carabinieri forestale; 
24) 18 giugno Milano polizia locale; 
25) 20 giugno Imperia carabinieri; 
26) 10 luglio Sardegna polizia penitenziaria; 
27) 30 giugno Marliana (Pistoia) carabiniere forestale; 
28) 6 luglio Foligno carabinieri; 
29) 11 luglio Bologna polizia penitenziaria; 
30) 17 luglio Asti carabinieri; 
31) 29 giugno Trieste polizia ferroviaria; 
32) 11 agosto Follonica carabinieri; 
33) 10 agosto Taranto marina militare; 
34) 15 agosto Palermo polizia; 
35) 15 agosto Pinerolo caporalmaggiore degli alpini. 

Per i dati sopra elencati ringraziamo l’amico Cleto IAFRATE AMMINISTRATORE DEL GRUPPO O.S.D. (OSSERVATORIO SUICIDI IN DIVISA) e componente del sindacato SIM Guardia di Finanza . @MIUI| 

Dovunque in Europa, per l’imposizione rigorosa del  “mercato”, s’è rotto quel fondamentale  “rapporto  di simpatia fra governanti e governati” che (come notò Sun Yat-sen,  il fondatore della Cina moderna), è la forza implicita e non dichiarata delle società occidentali.
Rabbia e disprezzo verso uno Stato che ha abbandonato i suoi doveri verso la cittadinanza, si scaricano primariamente, come violenza e  privazione di stima sociale, contro quelli che lo  incarnano in quanto ne portano una divisa  – e sono loro a pagare il tragico prezzo della pressione psichica e delegittimazione  morale del collasso del vivere insieme,  essi stessi sentendosi abbandonati dai politici e dai giudici, che palesemente “stanno col nemico”.  Nell’imminenza della Grande Ricaduta in Depressione,  questa è  la situazione delle forze  dell’Ordine in Europa. Fonte: qui

martedì 3 ottobre 2017

MARSIGLIA – UN UOMO AMMAZZA DUE DONNE A COLTELLATE ALLA STAZIONE GRIDANDO “ALLAH AKBAR”

L’ASSALITORE E’ STATO POI UCCISO DALLE FORZE DELL’ORDINE 
MARSIGLIAMARSIGLIA

1 Ottobre 2017 - Due donne uccise a coltellate alla stazione di Marsiglia. L'assalitore è stato ucciso dalle forze dell'ordine. L'attacco è avvenuto oggi alla stazione ferroviaria di Saint-Charles, nel centro di Marsiglia dove un uomo ha attaccato i passanti a coltellate. L'area è stata isolata dalla polizia che ha invitato i cittadini a evitare la zona.
L’assalitore ha accoltellato due persone gridando Allah u Akbar, prima di essere ucciso dai militari. Lo riferiscono testimoni citati da France Info.
MARSIGLIAMARSIGLIA

Le due vittime dell'aggressore della stazione Saint Charles di Marsiglia sono due donne: secondo Bfm-Tv, una è stata sgozzata l'altra pugnalata.

Fonte: qui

IL KILLER DELLA STAZIONE DI MARSIGLIA FINO  A TRE ANNI FA VIVEVA AD APRILIA, LA MOGLIE, RAMONA, È ITALIANA 
AL MOMENTO VIENE ESCLUSO CHE L’ATTENTATORE POSSA AVER AVUTO CONTATTI CON I FONDAMENTALISTI QUANDO VIVEVA IN ITALIA. L' IPOTESI PIÙ PROBABILE È CHE SI SIA RADICALIZZATO DOPO ESSERE PARTITO

MARSIGLIA 2MARSIGLIA 
F.Sar. per il Corriere della Sera

La segnalazione delle autorità francesi è arrivata nella notte e all' alba di ieri è scattata la perquisizione a casa della suocera. Ahmed Hanaci, l' attentatore della stazione di Marsiglia che ha ucciso a coltellate due ragazze, era sposato con un' italiana, Ramona. Ha vissuto nel nostro Paese - ad Aprilia, in provincia di Latina - fino al 2014 e quando il suo matrimonio è finito ha deciso di trasferirsi in Francia.

Adesso sono in corso nuovi accertamenti dell' Antiterrorismo per scoprire se - come è emerso dai primi controlli - in questo periodo di tempo possa essere rientrato per sbrigare alcune pratiche. Ma anche per accertare se possa aver coltivato contatti con altri stranieri.

RAGAZZE UCCISE A MARSIGLIARAGAZZE UCCISE A MARSIGLIA
Tunisino di Bizerte, 30 anni, Hanaci arriva nel 2006. Vive di espedienti, ha precedenti penali per furto e spaccio. Stessi reati contestati alla moglie. I due si sposano nel 2008 e vivono insieme fino a tre anni fa.

Decidono di separarsi e lui abbandona l' Italia, poi parte anche lei. Ieri, quando la polizia è arrivata a casa, i familiari hanno spiegato che la donna si trova in Nordafrica.


Al momento viene escluso che Hanaci possa aver avuto contatti con i fondamentalisti quando viveva in Italia. L' ipotesi più probabile è che si sia radicalizzato dopo essere partito, anche se non è ancora chiaro quali fossero i suoi legami con i jihadisti in Francia. Non è infatti ancora escluso che la sua azione sia stata estemporanea, tipica di un «lupo solitario» e non di un appartenente a un' organizzazione strutturata.
MARSIGLIA 3MARSIGLIA 

Al momento gli inquirenti francesi hanno scoperto che il giorno prima dell' attacco nella stazione Saint-Charles di Marsiglia, era stato rilasciato dalla polizia che lo aveva arrestato a Lione per il furto di una giacca da 39 euro.

Non è la prima volta che emergono legami tra i fondamentalisti e l' Italia. Youssef Zaghba, uno dei tre attentatori del London Bridge del giugno scorso, aveva vissuto a Bologna con sua madre, Valeria Collina, sposata con un marocchino, ed era stato anche fermato all' aeroporto «Marconi» mentre cercava di partire per Istanbul e andare in Siria.

Fonte: qui

FINISCE LO STATO D’EMERGENZA IN FRANCIA, MA L’ELISEO VUOLE UNA LEGGE SPECIALE ANTITERRORISMO: PIU’ POTERI AI PREFETTI, PERQUISIZIONI (ANCHE SENZA AUTORIZZAZIONE, MA CON SOLA COMUNICAZIONE AL GIUDICE), PIU’ INTERCETTAZIONI E BRACCIALETTI ELETTRONICI 
UN CODICE ROCCO IN SALSA FRANCESE, INSOMMA…
Stefano Montefiori per La Repubblica

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Oggi a Tolosa si apre il processo a Abdelkader Merah, fratello di Mohamed e accusato di essere stato suo ispiratore e complice per gli assassinii di sette persone (tra le quali tre bambini), nel marzo 2012. Quei fatti furono l' inizio della lunga serie di stragi che hanno colpito la Francia e poi il resto d' Europa.

Da allora quattro leggi successive sono state approvate per rafforzare l' arsenale giuridico francese e combattere il terrorismo islamico, e domani l' Assemblea nazionale ne voterà solennemente una quinta, in sostituzione dello stato di emergenza che scade il 1° novembre. Molte voci, dall' Onu a Amnesty International, criticano misure che vengono accusate di tradire ciò per cui l' Occidente è in guerra, cioè la difesa delle libertà individuali e lo Stato di diritto.

MARSIGLIAMARSIGLIA
La sera dell' attacco al Bataclan, il 13 novembre 2015, il presidente François Hollande proclamò lo stato di emergenza, una misura eccezionale risalente alla guerra d' Algeria. Da allora il provvedimento è stato prorogato per ben cinque volte. Quando si pensò di non prolungarlo, all' inizio dell' estate 2016, l' attentato di Nizza del 14 luglio con i suoi 86 morti fece subito cambiare idea al presidente. Da allora la Francia non ha conosciuto altre stragi di massa, che si sono spostate in Germania e Regno Unito, ma molti attacchi falliti o episodi di minore entità, il più grave dei quali è l' accoltellamento di ieri a Marsiglia.
le foto mai viste di nizza pubblicate da paris match 1LE FOTO MAI VISTE DI NIZZA PUBBLICATE DA PARIS MATCH 

Il presidente Macron ha riconosciuto che uno stato di emergenza permanente è paradossale. Per questo il leader francese ha deciso di ricorrere a una nuova legge, ma con il rischio che i provvedimenti - eccezionali - dello stato di emergenza entrino a fare parte, definitivamente, del diritto comune. L' ispirazione di fondo è limitare il controllo dei giudici, ed estendere le prerogative del potere esecutivo.

MORTI FUORI DAL BATACLAN 02MORTI FUORI DAL BATACLAN
I prefetti e il ministro dell' Interno potranno ancora restringere la circolazione delle persone, autorizzare perquisizioni personali e delle auto in occasioni di grandi eventi, assegnare un sospetto a soggiorno obbligato (l' attuale stato di emergenza prevede in casa, la legge allarga l' area al comune), autorizzare perquisizioni amministrative previa semplice informazione del giudice delle libertà, ricorrere al braccialetto elettronico per persone non ancora condannate, aumentare i controlli delle comunicazioni (telefonini e Internet), rafforzare i controlli alle frontiere estendendoli a un' area di 20 chilometri quadrati attorno a porti, aeroporti e stazioni ferroviarie.

BRACCIALETTO ELETTRONICOBRACCIALETTO ELETTRONICO
Un modo, secondo le associazioni di aiuto ai migranti, di usare l' emergenza terrorismo per combattere in realtà l' immigrazione. «La normalizzazione dei poteri di emergenza minaccia gravemente la protezione dei diritti in Francia», ha scritto in un comunicato l' esperta Onu dei diritti dell' uomo Fionnuala Ní Aolain. Ma almeno serve? Di recente alcuni attentati sono stati sventati per caso (l' ultimo grazie a un idraulico che ha notato bombole di gas sospette in una casa) più che grazie alle indagini. Macron promette di affiancare a queste misure contingenti una strategia di più ampio respiro.

Fonte: qui

venerdì 2 dicembre 2016

La Francia sull’orlo del collasso totale


La Francia è in subbuglio. I “migranti” che arrivano dall’Africa e dal Medio Oriente seminano disordine e insicurezza in molte città.

L’enorme tendopoli comunemente conosciuta come la “giungla di Calais” è stata appena smantellata, ma altri accampamenti sorgono ogni giorno. Nella zona est di Parigi, le strade sono coperte di lamiere ondulate, tele cerate e assi di legno.


La violenza è all’ordine del giorno.

Le 572 “no-go zones”, definite ufficialmente “zone urbane sensibili”, continuano a crescere e gli agenti di polizia che si avvicinano ad esse spesso ne pagano le conseguenze.

Di recente, un’auto della polizia è caduta in un’imboscata ed è stata data alle fiamme, che hanno impedito agli agenti intrappolati dentro di uscire. I poliziotti hanno ricevuto ordine dai superiori che se vengono aggrediti devono fuggire anziché reagire. Molti agenti, furiosi per doversi comportare come codardi, hanno organizzato manifestazioni di protesta. Non ci sono più stati attacchi terroristici dopo l’uccisione di un prete a Saint-Étienne-du-Rouvray, il 26 agosto di quest’anno, ma secondo i servizi segreti molti jihadisti sono tornati dal Medio Oriente e sono pronti ad agire e disordini potrebbero scoppiare ovunque, in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo.
Sebbene sia sopraffatto da un situazione interna che riesce a controllare a malapena, il governo francese continua a intervenire negli affari mondiali, la creazione di uno “Stato palestinese” è ancora la sua causa preferita e Israele è il suo capro espiatorio preferito.
La scorsa primavera, anche se la Francia e i Territori palestinesi versavano in condizioni terribili, il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault ha detto che era “urgente” rilanciare il “processo di pace” e creare uno Stato palestinese. La Francia ha pertanto indetto il 3 giugno a Parigi una conferenza internazionale e non ha invitato né Israele né i palestinesi. La conferenza è stata un flop. Si è conclusa con una dichiarazione insulsa sulla “necessità imperativa” di andare “avanti”.
La Francia non si è fermata lì. Il governo ha poi deciso di organizzare una nuova conferenza a dicembre. Stavolta, con Israele e i palestinesi. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sottolineando che Israele non ha bisogno di intermediari, ha declinato l’invito. I leader palestinesi hanno accettato. Saeb Erekat, portavoce dell’Autorità palestinese (Ap), si è congratulato con la Francia, aggiungendo, senza sorpresa, che l’Ap aveva “suggerito” l’idea ai francesi.
Ora, Donald Trump è il neo-presidente degli Stati Uniti e Newt Gingrich probabilmente svolgerà un ruolo decisivo nell’amministrazione Trump. Gingrich ha detto qualche anno fa che non esiste una cosa come il popolo palestinese e la settimana scorsa ha aggiunto che gli insediamenti non sono in alcun modo un ostacolo alla pace. Per questo, la conferenza di dicembre sembra essere un altro fallimento. Tuttavia, i diplomatici francesi stanno lavorando con i funzionari palestinesi a una risoluzione delle Nazioni Unite per riconoscere uno Stato palestinese dentro i “confini del 1967” (le linee armistiziali del 1949), ma senza alcun trattato di pace. Essi spererebbero che il presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, non usi il veto americano nel Consiglio di Sicurezza, consentendo l’approvazione della risoluzione. Non è affatto sicuro che Obama vorrà terminare la sua presidenza con un gesto così apertamente sovversivo. È quasi certo che la Francia fallirà anche in questo caso. Ancora una volta.
Da molti anni, la Francia sembra aver costruito la sua intera politica estera sulla decisione di allinearsi all’Organizzazione della Cooperazione islamica (Oci): 56 Paesi islamici più i palestinesi. Inizialmente, la Francia probabilmente sperava di scalzare l’America dal ruolo di potenza mondiale, accedere al petrolio a buon mercato e concludere accordi commerciali con i Paesi islamici ricchi di petrolio e di non subire attacchi terroristici interni. Tutti e quattro i sogni sono sfumati. È altrettanto ovvio che la Francia ha problemi più urgenti da risolvere. La Francia persevera perché sta disperatamente cercando di limitare i problemi che probabilmente non possono essere risolti. Negli anni Cinquanta, la Francia era diversa rispetto a com’è adesso. Era amica di Israele. La “causa palestinese” non esisteva. La guerra d’Algeria infuriava e la grande maggioranza dei politici francesi non avrebbe nemmeno stretto la mano a terroristi impenitenti. Tutto cambiò con la fine della guerra d’Algeria. Charles de Gaulle consegnò l’Algeria a un movimento terroristico chiamato Fronte di liberazione nazionale. Egli poi procedette a creare un riorientamento strategico della politica estera francese, inaugurando ciò che egli definì la “politica araba della Francia”.
La Francia firmò accordi commerciali e militari con varie dittature arabe. Per sedurre i suoi nuovi amici, adottò con entusiasmo una politica anti-israeliana. Quando, negli anni Settanta, il terrorismo sotto forma di dirottamenti aerei fu inventato dai palestinesi e con l’uccisione degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972 i “palestinesi” divennero all’improvviso una “causa sacra” e uno strumento utile per fare leva sul mondo arabo, la Francia, adottando la “causa” divenne rigorosamente filopalestinese. I palestinesi iniziarono a usare il terrorismo internazionale e la Francia decise di accettare questo terrorismo fino a quando essa stessa non è stata colpita. Allo stesso tempo, la Francia ha accolto l’immigrazione di massa proveniente dal mondo arabo-musulmano, che s’inscrive a quanto pare nell’ambito di un desiderio di espandere l’Islam. Da allora, la popolazione musulmana della Francia è aumentata senza però integrarsi.
Al momento, la Francia non lo ha percepito, ma si trova in una trappola, e la trappola sta per chiudersi. La popolazione islamica della Francia sembra essere antifrancese per quanto riguarda i valori giudaico-cristiani e dell’Illuminismo e filofrancese purché la Francia ceda alle pretese dell’Islam. Poiché i musulmani che vivono in Francia sono anche filopalestinesi, teoricamente non dovrebbero esserci problemi. Ma la Francia ha sottovalutato gli effetti dell’avvento dell’estremismo islamico nel mondo musulmano e non solo.
Sempre più musulmani francesi si considerano innanzitutto islamici. Molti ritengono che l’Occidente sia in guerra con l’Islam; considerano la Francia e Israele come parte dell’Occidente, pertanto, sono in guerra con entrambi. Sanno che la Francia è anti-israeliana e filopalestinese, ma vedono anche che diversi politici francesi mantengono legami con Israele, e quindi pensano probabilmente che la Francia non è abbastanza anti-israeliana e filopalestinese. Sanno che la Francia tollera il terrorismo palestinese e sembrano non capire perché essa combatta il terrorismo islamico in altri luoghi. Per compiacere i propri musulmani, il governo francese crede di non avere altra scelta se non quella di essere quanto più possibile filopalestinese e anti-israeliano, anche se pare proprio che questa politica sta fallendo miseramente nei sondaggi. Il governo francese si rende innegabilmente conto che non può impedire ciò che si profila sempre più come un disastro incombente. Questo disastro è già in corso. Forse l’attuale governo francese spera di poter ritardare un po’ il disastro ed evitare una guerra civile. Magari spera che non esplodano le “no-go zones”, almeno sotto i suoi occhi.
Oggi la Francia ha sei milioni di musulmani, il 10 per cento della sua popolazione, e la percentuale è in crescita. Secondo i sondaggi, un terzo dei musulmani francesi vuole la piena applicazione della legge islamica della sharia. Essi indicano anche che la stragrande maggioranza dei musulmani francesi appoggia il jihad, e soprattutto il jihad contro Israele, un Paese che vorrebbero vedere cancellato dalla faccia della terra. La principale organizzazione musulmana francese, l’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia, è un ramo dei Fratelli musulmani, un movimento che dovrebbe essere considerato un gruppo terroristico per il suo palese desiderio di rovesciare i governi occidentali. I Fratelli musulmani sono principalmente finanziati dal Qatar, un Paese che effettua ingenti investimenti in Francia e dispone della comodità di ospitare una base aerea americana. Gli ebrei stanno lasciando la Francia in numeri record e queste partenze non si fermano. Sammy Ghozlan, presidente dell’Ufficio nazionale francese di vigilanza contro l’antisemitismo, ha detto per anni che “è meglio lasciare il Paese che fuggire”. È stato vittima di un’aggressione. La sua auto è stata incendiata. Ha lasciato la Francia e ora vive in Israele.
Il resto della popolazione francese si rende assolutamente conto dell’estrema gravità di ciò che sta accadendo. Qualcuno è arrabbiato ed è in rivolta; altri sembrano rassegnati al peggio: una scalata islamista dell’Europa. Le prossime elezioni francesi avranno luogo nel maggio 2017. Il presidente francese François Hollande ha perso ogni credibilità e non ha alcuna possibilità di essere rieletto. Chi s’insedierà all’Eliseo avrà un compito difficile. I francesi sembrano aver perso la fiducia in Nicolas Sarkozy (e dopo la sconfitta di Alain Juppé alle primarie presidenziali del centrodestra di domenica 27 novembre, gli elettori, ndt) dovranno scegliere tra Marine Le Pen e François Fillon. Marine Le Pen è la candidata del Front National, partito di estrema destra. François Fillon è il candidato del centrodestra. Fillon di recente ha detto che “il comunitarismo islamico” crea “problemi in Francia”. Egli ha inoltre dichiarato che se non verrà creato quanto prima uno Stato palestinese, Israele costituirà “la principale minaccia alla pace mondiale”.
Tre anni fa, il filosofo francese Alain Finkielkraut ha pubblicato il libro “L’identità infelice”, che descrive i pericoli inerenti all’islamizzazione della Francia e le gravi tensioni che ne derivano. Alain Juppé ha scelto uno slogan elettorale volto a contraddire Finkielkraut che è quello della “identità felice”. Dopo l’uscita del volume di Alain Finkielkraut, sono stati pubblicati altri libri pessimistici che sono diventati dei best seller in Francia. Nell’ottobre 2014, l’editorialista Eric Zemmour ha pubblicato “Il suicidio francese”. L’ultima fatica editoriale di Zemmour è “Un quinquennat pour rien (Un quinquennio per niente)”. Egli descrive ciò che vede accadere in Francia: “Invasione, colonizzazione, esplosione”.
Zemmour definisce l’arrivo di milioni di musulmani in Francia nel corso degli ultimi cinquant’anni come un’invasione e il recente arrivo di orde di migranti come la continuazione di questa invasione. Egli descrive la creazione delle “no-go zones” come la creazione di territori islamici sul suolo francese e una parte integrante del processo di colonizzazione. Zemmour scrive che lo scoppio della violenza è segno di un’imminente esplosione, del fatto che prima o poi la rivolta guadagnerà terreno. Un altro libro, “Le campane suoneranno ancora domani?”, è stato di recente pubblicato da Philippe de Villiers, un ex membro del governo francese. Villiers rileva la scomparsa delle chiese in Francia, rimpiazzate dalle moschee. Menziona anche la presenza nelle “no-go zones” di migliaia di armi da guerra (fucili d’assalto Ak-47, pistole Tokarev, armi anti-carro M80 Zolja, ecc.). E aggiunge che le armi probabilmente non dovranno nemmeno essere usate, perché gli islamisti hanno già vinto. Il 13 novembre 2016, la Francia ha commemorato il primo anniversario delle stragi di Parigi. In tutti i luoghi che furono teatro degli attacchi sono state scoperte delle targhe commemorative in cui si legge: “In ricordo delle vittime degli attacchi”. Non è stata menzionata la barbarie jihadista. In serata, il Teatro Bataclan ha riaperto con un concerto di Sting. L’ultima canzone del concerto è stata “Inshallah” – “ad Allah piacendo”. La direzione del Bataclan ha impedito a due membri degli Eagles of Death Metal – la band che si stava esibendo sul palco al momento dell’attacco – di assistere al concerto. Qualche settimana dopo la strage, Jesse Hughes, leader del gruppo musicale, aveva osato criticare i musulmani coinvolti. Il direttore del Bataclan ha detto di Hughes: “Ci sono cose che non si possono perdonare”.
Traduzione a cura di Angelita La Spada
Fonte: qui