9 dicembre forconi: Theresa May
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giovedì 17 gennaio 2019

LA CAMERA DEI COMUNI RESPINGE LA MOZIONE DI SFIDUCIA ALLA MAY PRESENTATA DA CORBYN CON 326 NO. I FAVOREVOLI SI SONO FERMATI A 306

IL CAOS BREXIT CONTINUA, ORA L’UE CONCEDERÀ UNA PROROGA OPPURE SARÀ “NO DEAL”? 


BREXIT: MAY OTTIENE LA FIDUCIA DEL PARLAMENTO

theresa may alla camera dei comuniTHERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI
Il voto di ieri sulla Brexit dimostra che il governo Tory di Theresa May non ha una maggioranza sulla "questione più vitale che è di fronte" al Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni. Lo ha sottolineato il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, formalizzando oggi la mozione di sfiducia e aprendo il dibattito. "Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese", ha detto Corbyn, sollecitando l'approvazione della mozione e la strada di elezioni anticipate.

jeremy corbyn alla camera dei comuniJEREMY CORBYN ALLA CAMERA DEI COMUNI
Theresa May ha chiesto ai Comuni di respingere la mozione, additando le elezioni anticipate dopo la bocciatura ieri del suo accordo sulla Brexit come "la peggiore strada possibile". Le elezioni - ha detto la premier Tory replicando a Jeremy Corbyn - non sono nell'interesse nazionale: porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità, incertezza quando servono certezze e un ulteriore rinvio mentre il popolo britannico vuole guardare avanti".

theresa may alla camera dei comuni 2THERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI
Il voto di ieri sulla Brexit dimostra che il governo Tory di Theresa May non ha una maggioranza sulla "questione più vitale che è di fronte" al Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni. Lo ha sottolineato il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, formalizzando oggi la mozione di sfiducia e aprendo il dibattito. "Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese", ha detto Corbyn, sollecitando l'approvazione della mozione e la strada di elezioni anticipate.
THERESA MAYTHERESA MAY

Theresa May ha chiesto ai Comuni di respingere la mozione, additando le elezioni anticipate dopo la bocciatura ieri del suo accordo sulla Brexit come "la peggiore strada possibile". Le elezioni - ha detto la premier Tory replicando a Jeremy Corbyn - non sono nell'interesse nazionale: porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità, incertezza quando servono certezze e un ulteriore rinvio mentre il popolo britannico vuole guardare avanti".







A rischio 23 miliardi di export verso la Gran Bretagna: i pericoli per l'Italia targati Brexit

Rischi ed opportunità. Le authority italiane si sono già attivate, in accordo con quelle europee, per assicurare la continuità operativa delle piattaforme britanniche su cui viaggiano grandi flussi finanziari europei e anche per consentire la piena operatività degli sportelli italiani delle banche britanniche. Il ministero dell'Economia, in collaborazione con le diverse autorità di vigilanza dei mercati, sta poi elaborando un decreto da varare prima del 29 marzo proprio per evitare contraccolpi al funzionamento del mercato.
Ma, accanto a rischi e sfide per le imprese italiane (a partire dai livelli di export, 26 miliardi da difendere ma che potrebbero sentire di contraccolpi) - sostiene un'analisi del Centro Studi di Confindustria - Brexit e rischio 'no deal' creano anche opportunità che "trovano però l'Italia impreparata a coglierle", soprattutto visto qual è la posizione del governo sull'Europa.
A livello finanziario l'Italia si sta preparando ai rischi. Trova conferme l'indiscrezione che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, stia lavorando ad un decreto per garantire continuità operativa con banche e piattaforme britanniche. La Consob, ha diffuso nei mesi scorsi tre comunicati, nei quali richiama le posizioni dell'autorità borsistica europea, l'Esma.
Mirano al riconoscimento delle cosiddette "controparti centrali" del Regno Unito: di fatto si tratta delle piattaforme su cui viaggiano investimenti e anche la maggior parte dei derivati europei. Per evitare che l'arrivo del No Deal richieda poi tempi per l'attivazione della procedura che autorizzerebbe questi soggetti come "non comunitari" si è deciso di partire in anticipo, riconoscendo anche l'equivalenza del quadro giuridico applicabile, con un periodo 'cuscinetto' di un anno. Fissate le regole per le attività di compensazione (clearing) anche in caso di mancato accordo politico sulla Brexit, con un richiamo agli intermediari ai doveri informativi verso la clientela sull'impatto dell'uscita del Regno Unito dall'Ue.
A richiamare l'attenzione sui possibili vantaggi che potrebbero derivare dalla Brexit è invece il centro studi di Confindustria. L'opportunità è quella di veder dirottati dal Regno Unito all'Italia investimenti diretti esteri per 26 miliardi di euro, con un aumento del valore aggiunto di 5,9 miliardi annui pari allo 0,4% del Pil. Non giocano però a favore - ragionano gli economisti di via dell'Astronomia - alcune ragioni strutturali ma anche altre "istituzionali", perchè "l'Italia, insieme al Regno Unito, è diventato il secondo Paese tra i più critici rispetto all'attuale architettura istituzionale dell'Unione".
In caso di Brexit, rileva il Csc di Confindustria, "ne risentiranno le imprese esportatrici italiane che rischiano di vedere ridotti i volumi di beni rivolti al mercato britannico: in ballo 23 miliardi". "La prolungata incertezza potrebbe far allontanare alcune multinazionali dal territorio britannico, costituendo un'opportunità per altri paesi europei: il Csc stima che per l'Italia gli investimenti diretti esteri potenziali extra potrebbero generare un aumento del Pil di 5,9 miliardi annui, ovvero lo 0,4%; ciò non è comunque compensativo di rischi ed effetti negativi legati alla Brexit".
Con la Brexit, dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, "il problema non è quante imprese collaborano con la Gran Bretagna ma come l'Italia potrebbe e dovrebbe candidarsi ad attrarre investimenti". Mentre "è evidente che la Brexit comporta maggior incertezza per l'economia: i dati previsionali del rallentamento dell'economia globale non fanno presagire niente di positivo". E "la situazione di incertezza diventa un vulnus anche per l'imprenditoria italiana", avverte il presidente della Picccola Industria di Confindustria, Carlo Robiglio.
Fonte: qui
BACKSTOP IN IRLANDA, COS’È E PERCHÉ STA FACENDO SALTARE LA BREXIT

Alberto Magnani per "www.ilsole24ore.com"
theresa may alla camera dei comuni 1THERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI 1
Uno fra i nodi irrisolti della Brexit è rappresentato dai confini irlandesi, i 499 chilometri che dividono lo spicchio settentrionale dell'Isola fra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord. L'argomento è tra le controversie che hanno affossato l'accordo siglato da Theresa May con i partner europei, stroncato dalla Camera dei comuni con uno scarto di oltre 200 voti. 

Fronde interne ai Tory (il partito conservatore) e al Democratic Unionist Party (il partito di destra nordirlandese che fa da stampella al governo May) non hanno mai digerito la soluzione concordata dalla premier con i leader Ue: il cosiddetto backstop, un accordo per garantire che non vengano eretto un confine fisico fra Irlanda e Irlanda del Nord.
CORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAYCORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAY
Perché il tema è così delicato? 

Dopo la Brexit, il confine irlandese si trasformerebbe nell'unica frontiera di terra fra la Gran Bretagna (che include l'Irlanda del Nord) e l'Unione europea (che include l'Irlanda, entrata nella Ue nel 1973). Oggi il confine tra i due è invisibile, aperto alla circolazione reciproca di merci e cittadini. Il problema di come valorizzarlo non è mai emerso finché la Gran Bretagna è rimasta all'interno della Ue insieme all'Irlanda. Diventa cruciale ora, visto che Irlanda e Irlanda del Nord si troverebbe improvvisamente soggette a regole doganali diverse: la prima nel mercato unico europeo, la seconda nello spazio autonomo che si vorrebbe ritagliare Londra.

BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKERBATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER
Nessuno vuole ripristinare i confini, perché un irrigidimento delle frontiere si ripercuoterebbe sull'interscambio interno (dal valore di circa 3 miliardi di euro nel 2016) e risveglierebbe vecchie tensioni politiche, in teoria pacificate dalla fine degli anni ‘90. Da qui la scelta di tamponare il problema con la “polizza” del backstop.

Ma cosa vuol dire? E come si manifesta?
Il termine backstop, preso in prestito dal baseball, indica la rete di protezione dispiegata alle spalle del ricevitore: si allude a una soluzione di emergenza per tenere la «palla nel campo» ed evitare che vada a sbattere, figurativamente, sulla faccia degli spettatori. Nel contesto della Brexit, è il compromesso sui confini irlandesi raggiunto da Theresa May nel patto siglato con i partner europei a novembre 2018.
theresa mayTHERESA MAY

La clausola assicura che non sarà imbastito alcun «hard border» (confine fisico) fra Irlanda e Irlanda del Nord qualora Regno Unito e Ue falliscano nel trovare una partnership commerciale sul lungo periodo. Il Regno Unito dovrebbe restare allineato all'unione doganale, cioè rispettarne i principi di base; l'Irlanda del Nord rientrerebbe in pieno nell'unione doganale e dovrebbe, in aggiunta, rispettare alcune norme del mercato unico europeo.

theresa may annuncia l'accordo sulla brexitTHERESA MAY ANNUNCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT
In teoria, il divorzio fra Londra e la Ue dovrebbe scattare il 29 marzo 2019, con un periodo di transizione per metabolizzare i vari accordi in scadenza al 31 dicembre 2020. Il backstop potrebbe servire solo dopo quella data, in assenza di un accordo bilaterale che lo renda superfluo. «Ma gli accordi richiedono anni, non mesi – dice al Sole 24 Ore Matteo Villa, ricercatore Ispi – Quindi è probabile che rimanga il backstop. L'accordo peggiore, ma l'unico possibile».
THERESA MAYTHERESA MAY

Perché è criticato?
L'accordo di backstop ha suscitato le ire sia dei cosiddetti Hard Breexiter, i difensori più strenui di una Brexit dura e pura, sia degli unionisti nordirlandesi. I primi ritengono che la permanenza nell'unione doganale sia la negazione stessa della Brexit, visto che obbligherebbe la Gran Bretagna a restare - di fatto - nel perimetro delle regole commerciali Ue.

Una limitazione che impedirebbe al paese di fissare una tariffa doganale autonoma, vanificando la retorica sulle «nuove politiche commerciali» di un paese affrancato da Bruxelles. I secondi temono che il backstop sia il primo passo per isolare l'Irlanda del Nord dal resto della Gren Bretagna, rompendo l'unità del Regno e “consegnando” Belfast alla Ue e all'Irlanda. In aggiunta il Regno Unito non potrebbe recedere unilaterlmente dall'accordo: l'ennesima prova, a detta dei più critici, della «dipendenza da Bruxelles» dell'Isola. 

Fonte: qui
confine irlandese backstop 5CONFINE IRLANDESE BACKSTOP 

mercoledì 16 gennaio 2019

BREXIT, VOTO O RINVIO A LUGLIO, GLI SCENARI PER LONDRA DOPO LA BOCCIATURA DELL’ACCORDO


 

LA PREMIER PUNTA A FAR SLITTARE L' USCITA DALLA UE A LUGLIO 
SUL TAVOLO ANCHE L'OPZIONE DI UN SECONDO REFERENDUM ED ELEZIONI POLITICHE PER AZZERARE LA BREXIT (IL LEADER LABURISTA CORBYN HA PRESENTATO UNA MOZIONE DI SFIDUCIA NEI CONFRONTI DELLA MAY)
Marco Ventura per “il Messaggero”
THERESA MAYTHERESA MAY

I Beatles l' avrebbero chiamata The long and winding road. Una strada lunga e tortuosa. Soprattutto, una strada che potrebbe rivelarsi un vicolo cieco, con l' unica uscita di una Brexit senza accordo. No deal. È la strada che si appresta a percorrere Theresa May dopo la bocciatura, ieri sera, del complesso accordo con l' Unione europea sull' abbandono dell' Unione il 29 marzo. Gli scenari che si aprono sono disparati e nessuno più prevedibile degli altri. Forse il meno improbabile è il congelamento del termine del prossimo marzo fino a luglio, per un surplus di trattativa che richiede però il passaggio delle forche caudine della sfiducia presentata (per il voto oggi) dal leader dell' opposizione, il laburista Jeremy Corbyn.

la camera dei comuni boccia l'accordo sulla brexit 2LA CAMERA DEI COMUNI BOCCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT




LA SCADENZA Se Westminster mandasse a casa la May si dovrebbe sciogliere il Parlamento e se in due settimane non sarà possibile formare un nuovo esecutivo con un leader Tory diverso da Theresa, entro 25 giorni si dovrebbero indire le elezioni e si avvicinerebbe drammaticamente il termine del No Deal a fine marzo. Perché la scadenza venga congelata, occorre non solo il favore del Regno Unito, cioè del Parlamento, ma anche l' assenso dei 27 membri superstiti della Ue.
CORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAYCORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAY



Se invece oggi la mozione di sfiducia laburista non passerà (e l' opposizione di Corbyn mancherà l' obiettivo principale, irrigidendosi in una opposizione ancora più pervicace), la May potrebbe tentare la carta disperata messa a disposizione da una risoluzione non a caso adottata la scorsa settimana dalla Camera dei Comuni, che concede al governo tre giorni lavorativi di tempo, fino a lunedì, per presentare al Parlamento un nuovo Piano.
manifestazioni contro la brexit 1MANIFESTAZIONI CONTRO LA BREXIT 1
Ma più che l' incertezza sulla reazione del resto della Ue di fronte al rigetto dell' accordo, pesano le divisioni delle (e dentro) le forze politiche britanniche. Possibile che passi in soli tre giorni un compromesso che in tutti questi mesi non è stato possibile definire secondo una ricetta per Westminster commestibile?

Del resto, l' Unione Europea dovrebbe a sua volta ottenere da una riapertura del negoziato qualcosa che Londra non è in grado di offrire: restare nel mercato interno o nell' unione doganale, rinunciando a riprendere la sovranità sull' immigrazione dai Paesi Ue e poter fare autonomamente una politica commerciale svincolata da regole e vincoli comunitari.
BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKERBATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER

LE ALTERNATIVE Certo, se passa la mozione di sfiducia di Corbyn, o se la May non sarà in grado, confermata alla guida dell' esecutivo, di mettere le mani in tre giorni a un' ipotesi appetibile per Bruxelles (e puntare poi a dilatare i tempi del negoziato col rinvio a luglio), c' è sempre l' eventualità del No Deal, nessun accordo, che secondo gli osservatori avrebbe effetti drammatici sia sul Regno Unito, sia sulla Ue.

Al punto che il presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, in un tweet azzarda: «Se un accordo è impossibile, e nessuno vuole un No Deal, chi avrà alla fine il coraggio di dire qual è l' unica soluzione positiva?».

Ovvia allusione alla ripetizione del referendum o, più precisamente, a un secondo referendum.
la camera dei comuni boccia l'accordo sulla brexitLA CAMERA DEI COMUNI BOCCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT

Che però oggi è ancora più difficile di ieri, perché sull' intesa si è espresso il Parlamento, quindi la proclamazione di una nuova consultazione sarebbe non soltanto un sottile tradimento della prima, ma anche una sconfessione dell' assemblea rappresentativa.
Inoltre, perché si possa indire una seconda consultazione referendaria occorrerebbe che il Labour ne accettasse l' idea, e non perseguisse al contrario l' abbattimento del governo Tory e il ritorno alle urne.

C' è pure un' ipotesi improbabile, ma sulla carta possibile, per cui bocciata la mozione di sfiducia, riscontrata l' impossibilità di fare un nuovo accordo, lo stesso governo della May comunichi l' uscita dall' Unione nel termine previsto del 29 marzo, senza neppure metterla ai voti. Westminster dovrebbe prenderne atto e la strada lunga e tortuosa si schianterebbe contro un muro.

Fonte: qui

giovedì 15 novembre 2018

TEMPESTA SUL GOVERNO BRITANNICO DOPO L’APPROVAZIONE DELL’ACCORDO SULLA BREXIT: OLTRE A RAAB E VARA SI DIMETTONO ALTRI DUE MINISTRI



IL FALCO CONSERVATORE REES-MOOG ANNUNCIA LA RICHIESTA DI VOTO DI SFIDUCIA PER LA PREMIER 

DURANTE LA RIUNIONE DI GABINETTO CI SONO STATE URLA E PIANTI E ALMENO UN TERZO DELL’ESECUTIVO HA ESPRESSO SERIE RISERVE SULLA BOZZA

Luigi Ippolito per www.corriere.it

theresa may annuncia l'accordo sulla brexitTHERESA MAY ANNUNCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT
Governo britannico sull'orlo del collasso: all'indomani della sofferta approvazione dell'accordo con Bruxelles sull'uscita dalla Ue, il ministro per la Brexit Dominic Raab si è dimesso perché non ha ritenuto di poter accettare quel compromesso, che lascia Londra legata mani e piedi all'Europa. «Non posso sostenere l'accordo con l'Ue», ha detto Raab.

Colpo per la May, un deputato: «Chiedermo la sfiducia»
DOMINIC RAABDOMINIC RAAB





È un colpo gravissimo per Theresa May, che potrebbe vedere il suo esecutivo sfaldarsi nelle prossime ore. Il deputato Tory Rees-Mogg ha annunciato la richiesta di voto di sfiducia per la premier. La richiesta arriverà al presidente del gruppo parlamentare dei conservatori alla Camera dei Comuni ma a quanto risulta all’interno della compagine Tory ci sono «differenze di opinioni».

Jacob Rees MoggJACOB REES MOGG
L'approvazione del testo era avvenuta al termine di una sofferta riunione di gabinetto, durata oltre cinque ore, che aveva visto urla e pianti da parte dei ministri. Almeno un terzo del governo aveva espresso serie riserve e ora potrebbero esserci altre dimissioni. Dopo quelle di Raab, intanto, sono arrivate quelle della ministra del Lavoro Esther McVey. Nel frattempo hanno lasciato il suo posto anche il sottosegretario britannico per l'Irlanda del Nord Shailesh Vara (lamentando la mancanza di garanzie nell'accordo per l'Irlanda del Nord) e la sottosegretaria per la Brexit Suella Braverman.
shailesh varaSHAILESH VARA

Il partito conservatore
L'ala dura del partito conservatore, contraria al compromesso con l'Europa, è ora sul piede di guerra e potrebbe chiedere di votare la sfiducia alla May al più presto. Il dilemma irrisolvibile della Brexit sta facendo precipitare la Gran Bretagna in una crisi senza precedenti. Non a caso, subito dopo la notizia delle dimissioni di Raab le Borse hanno reagito negativamente, con la sterlina che ha già perso un punto percentuale su dollaro e euro.

La replica di May
Therese May ha reagito parlando di «scelte difficili» ed esprimendo «rispetto» per le dimissioni (che però afferma di non condividere). Ma ha anche difeso l’intesa raggiunta con l’Ue come una scelta fatta «nell’interesse nazionale», affermando che essa garantirà l’uscita dall’Ue nel Regno «nei tempi previsti» e che l’unica alternativa sarebbe «un no deal» o «nessuna Brexit».

Fonte: qui

Brexit: cosa dice la bozza di accordo tra Inghilterra e Ue

Si tratta di un testo di 400 pagine. Il Governo di Teresa May ha dato il suo ok ma rischia la bocciatura in Parlamento

La bozza di accordo c'è, ma il cammino della Brexit è ancora lungo. I negoziati tra Inghilterra e Unione Europea, dopo uno stallo di mesi, sono arrivati a una svolta con l'elaborazione di un testo di 400 pagine che dovrebbe rappresentare la guida verso l'uscita morbida del Regno Unito dall'Europa.

Cosa succede ora

Londra è in fibrillazione e dalla serata di martedì 13 novembre il Primo Ministro Theresa May ha incontrato i membri del Governo e dopo un Consiglio dei MInistri durato 5 ore ha dato il suo ok all'accettazione della bozza di accordo
Ora l'accordo passa per una seconda approvazione al Parlamento di Londra e l'esito di questo voto è tutto tranne che scontato.

La questione irlandese

Il nodo centrale è sempre la questione nord irlandese per la necessità di ridisegnare il confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda senza alterare la precaria pace che regna da meno di un ventennio dopo il disarmo dell'Ira che tanto sangue ha fatto scorrere.
Secondo il modello di Brexit auspicato dagli antieuropeisti duri e puri sarebbe necessario porre nuovamente un confine netto tra Irlanda del Nord (territorio del Regno Unito) e Repubblica d'Irlanda (che invece resta nell'Unione Europea) questo, però, andrebbe a creare tensioni e a riaprire ferite solo in parte curate.
Per questo l'UE aveva proposto di permettere all'Irlanda del Nord di rimanere nell'unione doganale e nel mercato comune europeo.
Secondo la Gran Bretagna, però, questo avrebbe minacciato l'unione territoriale del Regno.

Cosa prevede la bozza di accordo

Per uscire dallo stallo che dura da mesi pare - così anticipa il Times - che sia stato proposto un periodo di transizione (marzo 2019-dicembre 2020) in cui l'intero Regno Unito rimarrebbe nell'unione doganale in attesa di arrivare a un accordo commerciale più equo con l'UE con la possibilità che il territorio nord irlandese mantenga, anche dopo la transizione, un rapporto "più profondo" con l'UE.
Come spiega, però, il Guardiannon è per nulla scontato che lamaggioranza della May approvi una simile proposta che porterebbe, sostengono gli oltranzisti della Brexit, il Regno Unito a restare "vassallo dell'Europa".
Proprio queste parole sono state utilizzate da Boris Johnson e Jacob Rees-Moog, i principali nemici politici del Primo Ministro tra i conservatori.
Nello stesso tempo i laburisti non hanno intenzione di essere la stampella della premier in Parlamento e hanno espresso scetticismo rispetto a questa via per attuare una Brexit guidata prima della dead line del 29 marzo 2019.
"Non è un accordo positivo per il Regno Unito" ha dichiarato il deputato laburista Jeremy Corbyn e anche il partito unionista dell'Irlanda del Nord, il Dup, ha espresso scetticismo temendo che questa bozza finisca per isolare da un punto di vista commerciale e territoriale la piccola Irlanda del Nord.
Al momento, dunque, l'ipotesi del no-deal e cioè della mancanza di un accordo per la Brexit tra Regno Unito e Unione Europea è tutt'altro che sventata con tutti i rischi che questo potrebbe comportare sia da un punto di vista politico, sia commerciale e sociale specialmente per la questione irlandese che resta la spina nel fianco che impedisce un sereno cammino dell'Inghilterra fuori dall'Unione Europea.
Fonte: qui

venerdì 13 luglio 2018

LA PREMIER BRITANNICA MAY: "STOP AD EUROPEI IN CERCA DI LAVORO. AVREMO IL CONTROLLO DEI CONFINI"

LA MAY ASSICURA: "CONTINUEREMO AD ACCOGLIERE PROFESSIONISTI QUALIFICATI"


"Non sarà più permesso alle persone di arrivare dall'Europa nella remota possibilità che possano trovare un lavoro". Lo scrive la premier britannica Theresa May su Facebook nel giorno in cui il governo di Londra pubblica l'atteso Libro Bianco, il piano per le relazioni con l'Ue post-Brexit concordato con i ministri venerdì scorso a Chequers.

"Accoglieremo sempre - aggiunge - i professionisti qualificati che aiutano la nostra economia a prosperare, dai dottori alle infermiere, agli ingegneri e agli imprenditori ma, per la prima volta da decenni, avremo il pieno controllo dei nostri confini".

THERESA MAYTHERESA MAY
Il primo ministro britannico fornisce i dettagli del rapporto commerciale proposto con l'Unione europea dopo la Brexit. L'esecutivo del Regno Unito vuole mantenere il flusso del commercio attraverso l'istituzione di un "insieme di regole comuni". Dalle colonne del tabloid the Sun May è rassicurante per coloro che hanno votato per la Brexit a giugno 2016: il suo progetto metterà fine alla libertà di circolazione delle persone, consentirà al Paese di stabilire i propri accordi commerciali in tutto il mondo e non sottoporrà più il Regno Unito alla giurisdizione della corte di Giustizia dell'Unione europea.

Fonte: qui

martedì 10 luglio 2018

DOPO LE DIMISSIONI DI DAVID DAVIS E DI BORIS JOHNSON (CHE SCALDA I MOTORI PER PRENDERSI DOWNING STREET), LA CREDIBILITÀ INTERNAZIONALE DELLA GRAN BRETAGNA È A BRANDELLI

L'EX SINDACO DI LONDRA: "DIVENTEREMO UNA COLONIA" 

ANCHE SE THERESA RIMANESSE, FAR DIGERIRE LA “SOFT BREXIT” A BRUXELLES SARÀ IMPOSSIBILE 

E ANDARE ALLE URNE SENZA UN ACCORDO PORTEREBBE AL CAOS FINANZIARIO…

THERESA MESSA ALLE CORDE E BRUXELLES NON LA SALVERÀ
Francesco Guerrera per “la Stampa”

theresa mayTHERESA MAY
La Brexit ha spinto la Gran Bretagna al centro di una bufera molto «italiana»: un primo ministro che vacilla, nel mirino del proprio partito più che dell' opposizione, con un governo alle corde e una credibilità internazionale a brandelli.

«Tutte cose in cui l' Italia è leader mondiale», mi ha detto un capitano d' industria britannico che si stava strappando gli ultimi capelli dopo l' ennesimo tentativo di suicidio politico della premier Theresa May.

Ricapitoliamo. La May ha iniziato il weekend sulla cresta di un venerdì trionfale in cui sembrava aver imposto agli euroscettici del suo partito l' idea di una «soft Brexit» - un divorzio morbido dall' Unione Europea. «Il primo ministro ha fatto un colpo fantastico» strillava il titolo del «Financial Times», organo normalmente sobrio su tali questioni.
boris johnson 3BORIS JOHNSON 

Sono bastate 48 ore per trasformare il «colpo fantastico» in «autogol clamoroso».
Due giorni prima che le forze ataviche dell' anti-europeismo cominciassero a dilaniare il partito conservatore, come fanno ormai da decenni.

Il primo ad abbandonare il veliero traballante della May è stato David Davis, ministro per la Brexit e veterana testa calda dell' euroscetticismo.

david davisDAVID DAVIS






Davis si è dimesso domenica notte sostenendo che l' approccio soft della May era una presa in giro della volontà popolare pro-Brexit. L' uscita di Davis era mossa prevista ma il «Grande Strappo» è arrivato ieri pomeriggio quando l' istrionico ministro degli Esteri Boris Johnson ha annunciato le dimissioni.

boris johnson 2BORIS JOHNSON 2
Fino a quel momento, Johnson, biondo, rotondo e un po' volgare, era stato una figura tragicomica, a metà tra il giullare di corte e lo studente monello. Fu lui venerdì sera a dire, con stile non proprio anglosassone, che difendere il piano-Brexit della May era come «lucidare un pezzo di cacca».

Per mesi, la May aveva tollerato attacchi come questi per perpetrare un atto di equilibrismo politico: tenersi vicina uno dei suoi più accaniti nemici. Non più. La decisione di lasciare uno dei ministeri più prestigiosi di Westminster ha trasformato Johnson nel leader degli euroscettici.

Cosa succederà adesso?
le dimissioni di boris johnsonLE DIMISSIONI DI BORIS JOHNSON
Dopo mesi di negoziati con l' Europa, guerre fratricide tra conservatori e tentennamenti della May, le scelte sono tutte binarie. Sul fronte interno, c' è la possibilità che la May debba affrontare un voto di sfiducia da parte del proprio partito.

Successe a Margaret Thatcher nel 1990 e, come la sua illustre predecessora, la May potrebbe vincere il voto ma essere costretta ad andarsene se la maggioranza non fosse considerata ampia.

brexitBREXIT




La caduta della premier porterebbe quasi certamente a elezioni in cui i laburisti/populisti di Jeremy Corbyn farebbero molto bene. Andare alle urne renderebbe impossibile un accordo con l' Ue sulla Brexit prima della scadenza di aprile del 2019, creando un enorme caos economico-finanziario. Il crollo della sterlina di ieri è solo il trailer del film dell' orrore della Brexit senza accordo.
brexit boris johnsonBREXIT BORIS JOHNSON

L' alternativa è esattamente il contrario: una May che esce rafforzata dagli ultimi travagli e che finalmente governa come vuole. In questo caso, la partita più importante si giocherebbe a Bruxelles e nelle capitali europee.

Al momento, la Commissione europea non ha alcuna intenzione di accettare il compromesso della May. I burocrati europei deridono il piano britannico come «Brexit a buffet» perché permette al Regno Unito di scegliere le regole che vuole seguire e le merci e servizi che vuole esportare all' Ue.

Anche se la May rimane in sella, sarà difficile persuadere Bruxelles a firmare il trattato scritto dai britannici. Le fonti di Downing Street rispondono che la decisione verrà presa non dalla Commissione ma da Berlino, Parigi, Roma e le altri capitali.

uk jeremy corbyn 1UK JEREMY CORBYN 1

Secondo i diplomatici britannici, il governo di Sua Maestà sarà in grado di sfruttare le tante, troppe, divisioni dell' Ue a proprio favore. Ma non siamo vicini al momento della verità. Per il momento, il Regno Unito deve cercare di rimanere unito dietro ad un primo ministro che non è amato nemmeno dai suoi compagni di partito.

Erano in molti, ieri nelle stanze dei bottoni di Londra, a condividere l' amarezza di Carl Bildt, ex-primo ministro svedese e diplomatico di rango: «Questo era un Paese che guidava il mondo. Ora non sa nemmeno guidare se stesso».

JOHNSON, ADDIO AL VELENO "LA BREXIT STA MORENDO" ORA VACILLA IL GOVERNO MAY
Alessandra Rizzo per “la Stampa”

boris johnsonBORIS JOHNSON
Un terremoto nel governo britannico: nel giro di 24 ore si sono dimessi il ministro per la Brexit David Davis e quello degli Esteri Boris Johnson, peso massimo dei Conservatori e volto della campagna per lasciare l' Unione europea.

Una vera e propria ribellione contro la linea morbida imposta da Theresa May nelle trattative per la Brexit che non solo getta nel caos la strategia di Londra, ma minaccia la sopravvivenza stessa della premier. «Il sogno della Brexit sta morendo, soffocato da incertezze inutili», ha scritto Johnson nella sua lettera di dimissioni.
proteste brexit 2PROTESTE BREXIT

Assedio a Downing Street
L' ala euroscettica del partito sta valutando l' ipotesi di un assalto alla leadership di May, con Johnson in prima fila per prenderne il posto.

boris johnson 1BORIS JOHNSON







E le opposizioni le chiedono di fare un passo indietro. «É una nave che affonda», ha detto Jeremy Corbyn, il leader the partito laburista che intravede, magari attraverso elezioni anticipate, la porta di Downing Street.

E Nigel Farage, l' ex leader dei nazionalisti Ukip e uno dei maggiori artefici del referendum sulla Brexit di due anni fa, incalza: «Adesso liberiamoci della pessima Theresa May e rimettiamo la Brexit sul binario giusto».

Il tracollo e l' arrivo di Trump
jeremy huntJEREMY HUNT

Il caos in cui è precipitato il governo arriva quando mancano tre mesi al vertice di ottobre, in cui Londra e Bruxelles dovrebbero in teoria sancire l' intesa, e meno di nove mesi alla data ufficiale della Brexit a fine marzo 2019.

Donald Trump - che anche ieri ha criticato gli alleati Nato per le spese della Difesa - è atteso nel Paese questa settimana, una visita confermata dalla Casa Bianca nonostante il clima a Westminster.

Solo venerdì scorso, May sembrava essere riuscita a ricompattare l' esecutivo intorno al suo piano per i rapporti futuri con la Ue, una «terza via» che prevede un «regolamento comune» per un' area di libero scambio per i beni industriali e il settore agricolo, con possibile supervisione almeno parziale della Corte Europea di Giustizia.

brexit 6BREXIT
In pratica una Brexit morbida. Dopo una riunione fiume nella residenza di campagna di Chequers, il governo aveva sottoscritto il piano e May aveva imposto la «responsabilità collettiva» dei ministri. Ma sono bastate 24 ore perché la conclamata unità andasse in fumo.

La rivolta
Nella notte di domenica sono arrivate le dimissioni di Davis, l' uomo che da due anni gestisce il negoziato, e del suo vice Steve Baker. «Abbiamo concesso troppo e troppo facilmente», ha detto Davis alla Bbc.

theresa may firma la richiesta secondo l articolo 50THERESA MAY FIRMA LA RICHIESTA SECONDO L ARTICOLO 50
«Ora temo che Bruxelles prenderà tutto quello che offriamo e chiederà di più, perché fa sempre così». Davis non ha nascosto il risentimento per essere stato messo sempre più da parte nella trattativa, ormai in larga parte condotta da Downing Street.

A distanza di poche ore sono arrivate le dimissioni, ben più pesanti, di Johnson, con parole durissime verso la «semi-Brexit» della May. «Ci stiamo apprestando a diventare una colonia», ha detto. La sua presa di posizione a favore dell' uscita prima del referendum del giugno 2016 era stata decisiva.
THERESA MAYTHERESA MAY





Adesso le sue dimissioni potrebbero determinare il futuro del governo, tanto più che Johnson aspira alla leadership del partito e questa potrebbe essere la sua ultima occasione.

Laburisti a Westminster
May ha rimpiazzato Davis con Dominic Raab, un altro paladino della Brexit; Raab, finora al dicastero per l' Edilizia, ha poca esperienza, ma mantiene inalterato l' equilibrio di governo tra Brexiteers e Remainers. Al posto di Johnson va Jeremy Hunt.
la diplomazia di boris johnsonLA DIPLOMAZIA DI BORIS JOHNSON

La premier è poi intervenuta ai Comuni per difendere, l' accordo di venerdì. In una seduta a tratti drammatica, è stata interrotta ripetutamente e attaccata da Corbyn, ma ha mantenuto il punto dicendo, «questa è una buona Brexit». Ma è sempre più in bilico.

A Westminster potrebbe essere costretta a cercare una sponda laburista facendo appello ad un' unità nazionale di cui non si vede l' ombra. L' ala euroscettica del partito sta lavorando per trovare i 48 deputati di cui ha bisogno per cercare di deporla.

May paga la storica e mai risolta spaccatura nel partito conservatore nei confronti della Ue, ma anche i suoi tentennamenti, errori e passi falsi. Finora è riuscita a sopravvivere, anche grazie ad un partito laburista che sulla Brexit manca l' affondo, ma non è detto che ci riuscirà anche stavolta. E questo è solo il fronte interno.

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