9 dicembre forconi: ministro degli esteri
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martedì 10 luglio 2018

DOPO LE DIMISSIONI DI DAVID DAVIS E DI BORIS JOHNSON (CHE SCALDA I MOTORI PER PRENDERSI DOWNING STREET), LA CREDIBILITÀ INTERNAZIONALE DELLA GRAN BRETAGNA È A BRANDELLI

L'EX SINDACO DI LONDRA: "DIVENTEREMO UNA COLONIA" 

ANCHE SE THERESA RIMANESSE, FAR DIGERIRE LA “SOFT BREXIT” A BRUXELLES SARÀ IMPOSSIBILE 

E ANDARE ALLE URNE SENZA UN ACCORDO PORTEREBBE AL CAOS FINANZIARIO…

THERESA MESSA ALLE CORDE E BRUXELLES NON LA SALVERÀ
Francesco Guerrera per “la Stampa”

theresa mayTHERESA MAY
La Brexit ha spinto la Gran Bretagna al centro di una bufera molto «italiana»: un primo ministro che vacilla, nel mirino del proprio partito più che dell' opposizione, con un governo alle corde e una credibilità internazionale a brandelli.

«Tutte cose in cui l' Italia è leader mondiale», mi ha detto un capitano d' industria britannico che si stava strappando gli ultimi capelli dopo l' ennesimo tentativo di suicidio politico della premier Theresa May.

Ricapitoliamo. La May ha iniziato il weekend sulla cresta di un venerdì trionfale in cui sembrava aver imposto agli euroscettici del suo partito l' idea di una «soft Brexit» - un divorzio morbido dall' Unione Europea. «Il primo ministro ha fatto un colpo fantastico» strillava il titolo del «Financial Times», organo normalmente sobrio su tali questioni.
boris johnson 3BORIS JOHNSON 

Sono bastate 48 ore per trasformare il «colpo fantastico» in «autogol clamoroso».
Due giorni prima che le forze ataviche dell' anti-europeismo cominciassero a dilaniare il partito conservatore, come fanno ormai da decenni.

Il primo ad abbandonare il veliero traballante della May è stato David Davis, ministro per la Brexit e veterana testa calda dell' euroscetticismo.

david davisDAVID DAVIS






Davis si è dimesso domenica notte sostenendo che l' approccio soft della May era una presa in giro della volontà popolare pro-Brexit. L' uscita di Davis era mossa prevista ma il «Grande Strappo» è arrivato ieri pomeriggio quando l' istrionico ministro degli Esteri Boris Johnson ha annunciato le dimissioni.

boris johnson 2BORIS JOHNSON 2
Fino a quel momento, Johnson, biondo, rotondo e un po' volgare, era stato una figura tragicomica, a metà tra il giullare di corte e lo studente monello. Fu lui venerdì sera a dire, con stile non proprio anglosassone, che difendere il piano-Brexit della May era come «lucidare un pezzo di cacca».

Per mesi, la May aveva tollerato attacchi come questi per perpetrare un atto di equilibrismo politico: tenersi vicina uno dei suoi più accaniti nemici. Non più. La decisione di lasciare uno dei ministeri più prestigiosi di Westminster ha trasformato Johnson nel leader degli euroscettici.

Cosa succederà adesso?
le dimissioni di boris johnsonLE DIMISSIONI DI BORIS JOHNSON
Dopo mesi di negoziati con l' Europa, guerre fratricide tra conservatori e tentennamenti della May, le scelte sono tutte binarie. Sul fronte interno, c' è la possibilità che la May debba affrontare un voto di sfiducia da parte del proprio partito.

Successe a Margaret Thatcher nel 1990 e, come la sua illustre predecessora, la May potrebbe vincere il voto ma essere costretta ad andarsene se la maggioranza non fosse considerata ampia.

brexitBREXIT




La caduta della premier porterebbe quasi certamente a elezioni in cui i laburisti/populisti di Jeremy Corbyn farebbero molto bene. Andare alle urne renderebbe impossibile un accordo con l' Ue sulla Brexit prima della scadenza di aprile del 2019, creando un enorme caos economico-finanziario. Il crollo della sterlina di ieri è solo il trailer del film dell' orrore della Brexit senza accordo.
brexit boris johnsonBREXIT BORIS JOHNSON

L' alternativa è esattamente il contrario: una May che esce rafforzata dagli ultimi travagli e che finalmente governa come vuole. In questo caso, la partita più importante si giocherebbe a Bruxelles e nelle capitali europee.

Al momento, la Commissione europea non ha alcuna intenzione di accettare il compromesso della May. I burocrati europei deridono il piano britannico come «Brexit a buffet» perché permette al Regno Unito di scegliere le regole che vuole seguire e le merci e servizi che vuole esportare all' Ue.

Anche se la May rimane in sella, sarà difficile persuadere Bruxelles a firmare il trattato scritto dai britannici. Le fonti di Downing Street rispondono che la decisione verrà presa non dalla Commissione ma da Berlino, Parigi, Roma e le altri capitali.

uk jeremy corbyn 1UK JEREMY CORBYN 1

Secondo i diplomatici britannici, il governo di Sua Maestà sarà in grado di sfruttare le tante, troppe, divisioni dell' Ue a proprio favore. Ma non siamo vicini al momento della verità. Per il momento, il Regno Unito deve cercare di rimanere unito dietro ad un primo ministro che non è amato nemmeno dai suoi compagni di partito.

Erano in molti, ieri nelle stanze dei bottoni di Londra, a condividere l' amarezza di Carl Bildt, ex-primo ministro svedese e diplomatico di rango: «Questo era un Paese che guidava il mondo. Ora non sa nemmeno guidare se stesso».

JOHNSON, ADDIO AL VELENO "LA BREXIT STA MORENDO" ORA VACILLA IL GOVERNO MAY
Alessandra Rizzo per “la Stampa”

boris johnsonBORIS JOHNSON
Un terremoto nel governo britannico: nel giro di 24 ore si sono dimessi il ministro per la Brexit David Davis e quello degli Esteri Boris Johnson, peso massimo dei Conservatori e volto della campagna per lasciare l' Unione europea.

Una vera e propria ribellione contro la linea morbida imposta da Theresa May nelle trattative per la Brexit che non solo getta nel caos la strategia di Londra, ma minaccia la sopravvivenza stessa della premier. «Il sogno della Brexit sta morendo, soffocato da incertezze inutili», ha scritto Johnson nella sua lettera di dimissioni.
proteste brexit 2PROTESTE BREXIT

Assedio a Downing Street
L' ala euroscettica del partito sta valutando l' ipotesi di un assalto alla leadership di May, con Johnson in prima fila per prenderne il posto.

boris johnson 1BORIS JOHNSON







E le opposizioni le chiedono di fare un passo indietro. «É una nave che affonda», ha detto Jeremy Corbyn, il leader the partito laburista che intravede, magari attraverso elezioni anticipate, la porta di Downing Street.

E Nigel Farage, l' ex leader dei nazionalisti Ukip e uno dei maggiori artefici del referendum sulla Brexit di due anni fa, incalza: «Adesso liberiamoci della pessima Theresa May e rimettiamo la Brexit sul binario giusto».

Il tracollo e l' arrivo di Trump
jeremy huntJEREMY HUNT

Il caos in cui è precipitato il governo arriva quando mancano tre mesi al vertice di ottobre, in cui Londra e Bruxelles dovrebbero in teoria sancire l' intesa, e meno di nove mesi alla data ufficiale della Brexit a fine marzo 2019.

Donald Trump - che anche ieri ha criticato gli alleati Nato per le spese della Difesa - è atteso nel Paese questa settimana, una visita confermata dalla Casa Bianca nonostante il clima a Westminster.

Solo venerdì scorso, May sembrava essere riuscita a ricompattare l' esecutivo intorno al suo piano per i rapporti futuri con la Ue, una «terza via» che prevede un «regolamento comune» per un' area di libero scambio per i beni industriali e il settore agricolo, con possibile supervisione almeno parziale della Corte Europea di Giustizia.

brexit 6BREXIT
In pratica una Brexit morbida. Dopo una riunione fiume nella residenza di campagna di Chequers, il governo aveva sottoscritto il piano e May aveva imposto la «responsabilità collettiva» dei ministri. Ma sono bastate 24 ore perché la conclamata unità andasse in fumo.

La rivolta
Nella notte di domenica sono arrivate le dimissioni di Davis, l' uomo che da due anni gestisce il negoziato, e del suo vice Steve Baker. «Abbiamo concesso troppo e troppo facilmente», ha detto Davis alla Bbc.

theresa may firma la richiesta secondo l articolo 50THERESA MAY FIRMA LA RICHIESTA SECONDO L ARTICOLO 50
«Ora temo che Bruxelles prenderà tutto quello che offriamo e chiederà di più, perché fa sempre così». Davis non ha nascosto il risentimento per essere stato messo sempre più da parte nella trattativa, ormai in larga parte condotta da Downing Street.

A distanza di poche ore sono arrivate le dimissioni, ben più pesanti, di Johnson, con parole durissime verso la «semi-Brexit» della May. «Ci stiamo apprestando a diventare una colonia», ha detto. La sua presa di posizione a favore dell' uscita prima del referendum del giugno 2016 era stata decisiva.
THERESA MAYTHERESA MAY





Adesso le sue dimissioni potrebbero determinare il futuro del governo, tanto più che Johnson aspira alla leadership del partito e questa potrebbe essere la sua ultima occasione.

Laburisti a Westminster
May ha rimpiazzato Davis con Dominic Raab, un altro paladino della Brexit; Raab, finora al dicastero per l' Edilizia, ha poca esperienza, ma mantiene inalterato l' equilibrio di governo tra Brexiteers e Remainers. Al posto di Johnson va Jeremy Hunt.
la diplomazia di boris johnsonLA DIPLOMAZIA DI BORIS JOHNSON

La premier è poi intervenuta ai Comuni per difendere, l' accordo di venerdì. In una seduta a tratti drammatica, è stata interrotta ripetutamente e attaccata da Corbyn, ma ha mantenuto il punto dicendo, «questa è una buona Brexit». Ma è sempre più in bilico.

A Westminster potrebbe essere costretta a cercare una sponda laburista facendo appello ad un' unità nazionale di cui non si vede l' ombra. L' ala euroscettica del partito sta lavorando per trovare i 48 deputati di cui ha bisogno per cercare di deporla.

May paga la storica e mai risolta spaccatura nel partito conservatore nei confronti della Ue, ma anche i suoi tentennamenti, errori e passi falsi. Finora è riuscita a sopravvivere, anche grazie ad un partito laburista che sulla Brexit manca l' affondo, ma non è detto che ci riuscirà anche stavolta. E questo è solo il fronte interno.

Fonte: qui

mercoledì 16 maggio 2018

IL MINISTRO IRANIANO DEGLI ESTERI ZARIF, CHE SI FA FOTOGRAFARE SORRIDENTE CON LA MOGHERINI

IN ATTESA DI INCONTRARE I LEADER FRANCESI E TEDESCHI, È LO STESSO CHE HA MINACCIATO DI SPUTTANARE TUTTI RENDENDO NOTI NOMI E COGNOMI DI COLORO CHE LA REPUBBLICA ISLAMICA HA PAGATO CON TANGENTI PER OTTENERE UN ASSENSO ALL’IRAN DEAL, APPENA PICCONATO DA TRUMP? OH YES…

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Il ministro iraniano degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, che si fa fotografare sorridente e in abiti civili europei insieme a Federica Mogherini, per nostra fortuna anche lei a capo scoperto, in attesa di incontrare i leader francesi e tedeschi, è lo stesso che ha minacciato di sputtanare tutti? Come? Rendendo noti nomi e cognomi di coloro che la Repubblica Islamica dell'Iran ha pagato con tangenti per ottenere un assenso entusiastico all’ Iran Deal, ormai praticamente defunto dopo la decisione di Donald Trump di tirar fuori gli Stati Uniti? Oh yes.

zarif mogheriniZARIF MOGHERINI
Se ci riflettete non è stata una gran mossa, queste cose si fanno e, anche quando si minaccia, non si dicono. Diversa potrebbe essere la situazione se a Teheran sapessero che fra i documenti trafugati dal Mossad, i micidiali servizi israeliani, che dimostrano gli imbrogli nucleari dell'Iran, e che sono saldamente nelle mani di Benjamin Netanyahu, ci sono anche altre prove, come quelle della corruzione di esponenti politici europei ed americani. In tal caso, doppiamente fregati da Israele, agli Ayatollah non resterebbe che agitare loro la bandiera dello scandalo.

In questi giorni di gran casino italiano, certe notizie son passate sotto silenzio ma potrebbe non durare. È andata così.
L’8 maggio, subito dopo  l’annuncio del presidente americano Donald Trump che gli Stati Uniti escono dall' Iran Deal, il giornalista di origine curda Raman Ghavami riportava le dichiarazioni di Hossein Jaberi Ansari, consigliere del ministro degli esteri iraniano Zarif.
Se gli europei smetteranno di fare affari con l’Iran e non faranno pressioni sugli Stati Uniti, noi riveleremo quali politici europei hanno preso soldi, e quanti soldi hanno preso, durante i negoziati che hanno portato all’accordo nucleare”.

JOHN KERRY CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO ZARIFJOHN KERRY CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO ZARIF
L'affermazione, mai smentita, ha  implicazioni gravissime. Significa che un bel gruppo di nomenclatura politica europea ha dato il proprio assenso a rischio della sicurezza dell'Europa a un accordo non solo non conveniente ma pericoloso, a un imbroglio fatto a favore di uno Stato non democratico, che produce nucleare contro l'Occidente, che sogna la distruzione di Israele e la progetta. Questi gentiluomini avrebbero accettato un simile scempio in cambio di soldi da parte di Teheran.

ROHUANI ZARIF 1ROHUANI ZARIF 




Qui non stiamo parlando di tangenti che magari grosse aziende anche di Stato danno a rappresentanti di nazioni non democratiche per ottenere accordi economici favorevoli, non è la Libia dell'Eni. È l'esatto opposto, è la democrazia che si corrompe e si piega alle dittature. Valutiamo invece l'ipotesi  che quelle messe in giro da un giornalista compiacente siano  minacce senza fondamento.  Le notizie che vengono da Israele  sono diverse, ma conferme non ne abbiamo ancora, dunque possiamo anche ipotizzare che mentre arrivava in Europa per trattare, il regime iraniano si sia fatta anticipare da balle minacciose così gravi, sperando così di ricattare gli interlocutori, spaventandoli.
IRANIANI CELEBRANO ZARIF E ROUHANI DOPO LA FIRMA DELL ACCORDO SUL NUCLEAREIRANIANI CELEBRANO ZARIF E ROUHANI DOPO LA FIRMA DELL ACCORDO SUL NUCLEARE

Chi ha firmato l'accordo a Vienna? I ministri degli Esteri di Cina (Wang Yi), Francia (Fabius), Germania (Steinmeier), Ue (Mogherini), Iran (Zarif, con il capo dell’Agenzia atomica Salehi), Russia (Lavrov), Uk (Hammond) e Usa (Kerry, con il segretario per l’Energia Moniz). Sono loro quelli eventualmente messi sotto accusa o più probabilmente gli sherpa, i negoziatori che per anni si sono riuniti a tavoli delle trattative, e poi hanno garantito ai loro referenti?

Nessuno viene condannato per delle accuse, tanto più mosse da un regime illiberale come quello iraniano, che ora è disperato e pronto a tutto, ma certamente la missione parallela di John Kerry nelle scorse settimane, a rischio di sfidare le leggi americane che non autorizzano un privato cittadino a occuparsi di affari di Stato, aveva il ritmo forsennato di chi in qualche modo si sente ancora parte in causa.
o JAVAD ZARIF ai tempi della presidenza ahmadinejadJAVAD ZARIF AI TEMPI DELLA PRESIDENZA AHMADINEJAD

Aspettate ancora qualche settimana e quando nessuna novità sul fronte europeo sarà scaturita a salvare l'accordo, si capirà che una sorta di inchiesta per capire se importanti leader ed ex leader europei siano stati coinvolti, anche a nome di fondazioni alle quali appartengono, sarà necessaria. Parliamo di finanziamenti illeciti.
Trump ha già cominciato da una storia che è nota.

Al momento di chiudere l'accordo,  il presidente Barack Obama  chiuse di imperio una gigantesca inchiesta dell’Fbi e della Dea sui finanziamenti di Hezbollah attraverso il narcotraffico. Alle agenzie fu imposto il silenzio, a giornali e TV fu raccontata una versione falsa.

Tutto pur di arrivare a un accordo che mai è diventato trattato perché l'amministrazione Obama non ha mai sottoposto il testo al Congresso dove non avrebbe ottenuto i due terzi richiesti di approvazione da parte del Senato. C'è chi dice in questi giorni che il Jcpoa non  abbia alcun valore legale. Per questo a Donald Trump è bastata una firma per revocarlo.

TRUMP ROHANITRUMP ROHANI
Come mai nessuno degli alleati europei più Russia e Cina e le stesse Nazioni Unite che hanno avallato il tutto, si sono chiesti le ragioni del comportamento dell’ex presidente americano?

E intanto cosa farà l'Europa, che sta ricevendo con grande sfoggio di amicizia Zarif, fingendo ancora di avere in mano il miglior accordo possibile?
Tra le minacce di Teheran c'è quella ribadita da Khamenei che impone agli europei l'obbligo di mantenere in piedi l'accordo così com'è senza far perdere all'Iran alcun vantaggio. Richiesta impossibile. Le imprese europee diventerebbero anche loro oggetto delle sanzioni e delle ritorsioni americane, l'accesso al sistema bancario sarebbe bloccato.

L'Europa ha sei mesi di tempo per decidere, tanti gliene ha concessi Donald Trump, che è uscito dall'accordo invocando l'interesse nazionale americano.

Mogherini e Merkel stanno facendo muso duro, ma non Macron. Il presidente francese tenta di rinegoziare l'accordo, ma soprattutto pensa a salvare l'Europa dalla guerra dei dazi sul commercio. L'Iran potrebbe essere la merce di scambio per una trattativa più avanzata con gli Stati Uniti.

trump e macron 2TRUMP E MACRON 
Quanto alle Nazioni Unite, tirate in ballo da Zarif per denunciare la violazione della legge internazionale da parte di Donald Trump, al Palazzo di Vetro si ricorda con dolore lo scandalo dell' Oil for Food, il famoso programma che doveva togliere le sanzioni o ridurle all'Iraq di Saddam Hussein, che gli consenti’ di vendere petrolio in cambio di controlli sugli armamenti e che gli fornì nel giro di pochi anni 11 miliardi di dollari mai utilizzati per il popolo iracheno, ma in una certa parte redistribuiti a personaggi che avrebbero dovuto indagare e sorvegliare sul rispetto dell'accordo.  Erano ciprioti, russi, inglesi, francesi, tutti nomi noti e apparentemente rispettabili.

Fonte: qui

domenica 12 marzo 2017

LA MINACCIA DI ERDOGAN AL DIVIETO DELL’EUROPA DEL NORD DI FAR CAMPAGNA ELETTORALE IN CASA LORO

LIQUIDATO TEDESCHI, AUSTRIACI E OLANDESI COME "RESIDUI DEL NAZISMO E FASCISTI", HA AGGIUNTO: "POTETE VIETARE AL NOSTRO MINISTRO DEGLI ESTERI DI VOLARE. ORA VEDREMO COME FARANNO I VOLI DALL'OLANDA AD ATTERRARE IN TURCHIA"


Repubblica.it

erdogan merkelERDOGAN MERKEL
L'Olanda ha cancellato il volo del ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu, che voleva recarsi a Rotterdam per un comizio pro-Erdogan, malgrado il divieto di tali iniziative deciso dalle autorità olandesi. Decisione che era già stata presa da autorità locali anche in Austria e Germania per "motivi di sicurezza".

Il ministro degli esteri turco Mevlut CavusogluIL MINISTRO DEGLI ESTERI TURCO MEVLUT CAVUSOGLU
La polizia olandese ha poi fermato a Rotterdam la ministra della Famiglia della Turchia, Fatma Betul Sayan Kaya, che dopo il caso Cavusoglu aveva deciso di spostarsi dalla Germania in Olanda viaggiando via terra. E dopo i fatti di sabato, la ministra  è stata scortata in nottata dalle autorità olandesi verso il confine con la Germania in una maniera che, secondo la stessa ministra, "calpesta tutti i valori democratici e umani".

La Nos, la tv pubblica olandese, ha mandato in onda immagini esclusive della ministra turca al momento del suo 'fermo' a Rotterdam, verosimilmente nei pressi del consolato turco della città. In inglese, una persona che si presenta a nome del borgomastro della città, con attorno una decina di poliziotti, chiede alla ministra nome, indirizzo e data di nascita "perché la dobbiamo identificare". Il filmato, di 42 secondi, si interrompe in quel punto. "L'Olanda sta violando tutte le leggi internazionali, convenzioni e i diritti umani rifiutandomi l'ingresso del Consolato turco a Rotterdam", ha scritto poco dopo su Twitter Fatma Betül Sayan Kaya.

PROTESTE ANTI ERDOGAN A BERLINOPROTESTE ANTI ERDOGAN A BERLINO
Un braccio di ferro durissimo, che fa salire di ora in ora i livelli di tensione tra Turchia e Paesi Bassi. Cavusoglu avrebbe dovuto parlare per convincere la comunità turca residente nei Paesi Bassi a votare 'sì' al referendum costituzionale con cui la Turchia è chiamata, il prossimo 16 aprile, a decidere di fatto il passaggio al sistema presidenziale.

Una svolta autoritaria voluta dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che, dopo la cancellazione del volo di Cavusoglu, ha reagito come aveva fatto con i tedeschi, definendo anche gli olandesi "residui del nazismo e fascisti". "Potete vietare al nostro ministro degli Esteri di volare - ha detto Erdogan - . Ora vedremo come faranno i voli dall'Olanda ad atterrare in Turchia".
Kebab turco in germaniaKEBAB TURCO IN GERMANIA

In serata, mentre il ministro Cavusoglu raggiungeva la Francia, dove domani terrà un comizio a Metz, in Olanda centinaia di turchi inscenavano la protesta davanti al loro consolato a Rotterdam. Intanto ad Ankara le autorità decidevano la chiusura dell'ambasciata olandese, del consolato e anche della residenza dell'ambasciatore. "Per ragioni di sicurezza" spiegano dal ministero degli Esteri turco. Aggiungendo: "Vogliamo che l'ambasciatore olandese", in partenza, "non torni per un po' di tempo". La polizia è successivamente intervenuta e ha disperso l'assembramento.

FAN DI ERDOGAN A BERLINOFAN DI ERDOGAN A BERLINO
A quanto pare la decisione di cancellare il volo per Rotterdam era già era nell'aria, tanto che il ministro Cavusoglu questa mattina aveva dichiarato che Ankara è pronta a "infliggere durissime sanzioni all'Olanda in caso cancellino il volo". Cavusoglu, sempre stamani, ha attaccato l'Europa rispondendo a una domanda sulla visita a Mosca di Erdogan e sui rapporti tra Russia e Turchia: "La Russia, a differenza dell'Occidente, mantiene la parola data". "È uno scandalo" ha tuonato Cavosoglu, quando si è vista negata la possibilità di raggiungere Rotterdam.

Geert WildersGEERT WILDERS
Il ministro degli esteri olandese Bert Koenders aveva ribadito venerdì che il viaggio di Cavusoglu era "indesiderato" e che nessuna accoglienza ufficiale sarebbe stata prevista nel caso il ministro turco si fosse recato a Rotterdam nonostante il veto dell'Aia. Ma ancora stamane Cavusoglu aveva ribadito che si sarebbe recato in Olanda "nonostante tutti gli ostacoli". Un botta-e-risposta non privo di sarcasmo visto che, ad un certo punto, venerdì il premier olandese, Mark Rutte, aveva dichiarato che Cavusoglu è "benvenuto" nel caso voglia "visitare musei e vedere tulipani, ma non gli sarà consentito tenere comizi". Lo stesso Rutte, ha replicato alle affermazioni di Erdogan, dicendo: "Con il paragone del nazismo il limite è stato ampiamente superato". Il premier turco Binali Yildirim ha rincarato la dose, affermando che dopo la decisione di negare il permesso all'aereo "non si può considerare l'Olanda come un alleato", nonostante i due paesi facciano entrambi parte della Nato.
MARK RUTTEMARK RUTTE

"Le autorità turche avevano minacciato pubblicamente con sanzioni. Era impossibile la ricerca di una soluzione ragionevole", si legge in un comunicato diffuso dal governo all'Aia. "Per questo l'Olanda ha negato il permesso di atterraggio" al volo del ministro turco.  "Il Governo olandese non ha obiezioni a incontri nel nostro Paese per informare sui temi del referendum, ma questo non deve contribuire ad alimentare tensioni nella nostra società. Chi vuole organizzare incontri deve aderire alle istruzioni delle autorità competenti, in modo che l'ordine pubblico e la sicurezza possano essere garantiti".

supporter turchi di erdogan a berlinoSUPPORTER TURCHI DI ERDOGAN A BERLINOGEERT WILDERS jpegGEERT WILDERS JPEG
In Olanda le polemiche sono esplose dopo che l'ultradestra xenofoba di Gert Wilders aveva chiesto che fosse emesso un veto formale nei riguardi di tutti gli esponenti del governo turco, chiedendone l'arresto nel caso si fossero recati nel Paese e facendone un cavallo di battaglia della campagna elettorale che si concluderà con le elezioni previste in Olanda il prossimo 15 marzo e in cui il partito xenofobo risulta secondo. A Wilders, Cavusoglu ha risposto paragonando le sue parole a quelle dei nazisti. Relativamente all'episodio della cancellazione del volo Wilders ha detto: "A tutti i turchi in Olanda che sono d'accordo con Erdogan: andate in Turchia e non tornate MAI più!!", ha scritto su Twitter. 

Fonte: qui