9 dicembre forconi: Finlandia
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mercoledì 4 luglio 2018

PER TRUMP L'EUROPA È CATTIVA QUANTO LA CINA, SOLO UN PO' PIÙ PICCOLA. AD ECCEZIONE DELL'ITALIA, CHE GLI PIACE, E CHE HA UN GOVERNO CHE GLI SEMBRA UN ALLEATO AFFIDABILE NELLA TRATTATIVA BILATERALE CHE PREDILIGE IL PRESIDENTE

DAZI, NATO E SPESE MILITARE: L'11 E 12 LUGLIO SI PREANNUNCIA UN VERTICE TEMPESTOSO, ANCHE SE QUALSIASI PREVISIONE CATASTROFICA DELLA VIGILIA E’ ESAGERATA VISTO CHE TRUMP UTILIZZA IL METODO DI SPAVENTARE PRIMA PER TRATTARE MEGLIO DOPO

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Cattiva quanto la Cina, solo un po' più piccola: così l'Unione Europea , parola di Trump, con la sola eccezione dell'Italia, che gli piace, il cui governo gli sembra finalmente un alleato affidabile nella trattativa nazione con nazione che predilige il presidente americano, anche più dell'Austria di Kurz e dell’ Ungheria di Orban.

Tanto che si parla di una tappa a Roma all'arrivo in Europa per il vertice Nato dell'11 e 12 luglio, oltre alla visita già ufficialmente annunciata del premier Giuseppe Conte a Washington alla fine del mese, il 30 luglio. E tanto che si parla pure di una disponibilità americana a ridurre a noi e solo noi la cifra del debito Nato, e di un possibile impegno dell'Alleanza nel Mediterraneo per contenere gli sbarchi una volta che i confini europei venissero chiusi e Schengen di fatto salutata per sempre. Scusate se è poco.

TRUMP SALVINITRUMP SALVINI
Trump prepara un piatto che è fatto di stretta sul debito Nato, guerra delle tariffe e dei dazi con la minaccia di ritirare gli Stati Uniti dal WTO, l'organizzazione per il commercio mondiale, summit con Putin nonostante la freddezza dell'Inghilterra che gli ha dichiarato la guerra delle spie, aperta ostilità verso una serie di Paesi europei capitanati dalla Germania, con tanto di brusche lettere di richiamo all'ordine e al rispetto dei pagamenti pena decisioni drastiche come il ritiro delle truppe dell'Alleanza da zone delicate di confine, e smantellamento delle basi in Germania.

E’ il quadro della vigilia del viaggio di Donald Trump in Europa, composto da due giorni di vertice Nato, visita a Londra, e concluso il 16 con il vertice con Vladimir Putin a Helsinki in Finlandia.
La teoria del presidente americano è semplice. E’ dalla fine della seconda guerra mondiale che gli Stati Uniti sostengono in parte preponderante tanto il peso della difesa quanto quello dell'economia europea. Gli americani sono sempre più insofferenti di questa posizione così scomoda nella quale sono sempre loro a dare che si tratti di tariffe sulle automobili o di soldati .

CONTE PUTIN TRUMPCONTE PUTIN TRUMP
Non solo le nazioni europee si rifiutano di ascoltare queste lamentele equilibrando il peso delle loro tariffe di esportazione e importazione, o semplicemente come da lui proposto al G7 di Quebec eliminandole, ma anche si rifiutano di ottemperare a quel che nel 2014 è stato ufficialmente deciso, ovvero di portare il contributo Nato di ogni Paese membro al 2% del pil, il prodotto interno lordo.

Per quanto riguarda questo 2%, Trump ritiene che soprattutto la Germania e la Merkel, alla quale ha scritto una lettera molto dura, siano responsabili di sottovalutare quel che significa la base Nato in Germania con 35.000 militari, e di spingere altre nazioni a un cattivo comportamento seguendo l'esempio tedesco.

Diverso sarebbe il ragionamento per l'italia, che rimane ampiamente al di sotto del 2% di contributo, è appena sopra l’1, ma sostiene una base Nato importante e nelle missioni in Afghanistan e Kosovo ed e’ seconda per impegno e invio di militari solo agli Stati Uniti. Si lascia così intuire che sia possibile detrarre dalla cifra che manca al 2% questo tipo di spesa, e sarebbe un bel sollievo.
Strettamente legato alla questione dei soldi, ma anche al dibattito politico violento all'interno della turbolenta Unione Europea, sarà un altro punto cruciale del dibattito al vertice. Si era già visto due anni fa a Varsavia, ma con Trump è diverso e si scontreranno due diverse sensibilità.
ORBAN TRUMPORBAN TRUMP

I Paesi dell’Est continuano a considerare la Russia la principale minaccia alla sicurezza dell’Alleanza; i Paesi del Sud, capitanati dall'Italia, che ora non china più la testa, chiedono invece una maggiore attenzione al fianco Sud. Per questa seconda scelta è necessaria una pacificazione e una progressiva apertura a Mosca, sulla quale nel G7 in Canada Donald Trump si è espresso a favore con chiarezza, accompagnato solamente dal premier italiano al suo esordio. La Russia, hanno detto, deve essere riammessa e il G7 deve tornare G8.

Vertice tempestoso e’ annunciato e vertice tempestoso sara’, anche se qualsiasi previsione catastrofica della vigilia e’ esagerata visto che Trump utilizza il metodo di spaventare prima per trattare meglio dopo.

Dall' accordo con l'Iran però è uscito senza timore, come da quello sul clima, e anche da un'organizzazione internazionale che ritiene ideologica e inutile come l'Unesco.
ORBAN TRUMPORBAN TRUMP

Tutta da vedere la visita a Londra, con una May che appare un leader abbastanza debole in realtà, e invece il sindaco pakistano di Londra che prepara accoglienze di protesta, ma soprattutto il muso duro degli inglesi verso Putin per la guerra delle spie dopo l'avvelenamento in Inghilterra di un ex spia russa e di sua figlia. Se Trump si sente come Reagan, Theresa May non è la sua Thatcher.

SADIQ KHANSADIQ KHAN
Attenzione perché proprio da risultati frustranti e negativi del vertice a Bruxelles e della visita a Londra, Trump potrebbe essere spinto a concessioni maggiori nel Summit con Putin per portare a casa risultati da rivendicare. Il riconoscimento dell'annessione della Crimea? Vedremo.

Come vedremo della minaccia di uscire dall'Organizzazione per il commercio mondiale che cosa resterà. All'organizzazione l'Unione Europea ha fatto ricorso contro le tariffe aumentate principalmente sull'acciaio da parte degli Stati Uniti d'America. È la classica vicenda sulla quale la disinformazione fa premio perché in realtà è vero che i dazi imposti dall'Europa sono superiori in maniera immotivata rispetto a quelli delle merci che provengono dagli Stati Uniti.
Mette sull'avviso da posizione talebane europee uno scaltro amministratore come Marchionne.

TRUMP MARCHIONNETRUMP MARCHIONNE
Io capisco la posizione di Trump, politicamente la capisco. Credo che bisogna correggere delle anomalie negli scambi commerciali a livello internazionale. E lui ha una forza straordinariamente diretta nel cercare di correggerli, è immediato", ha detto Marchionne, durante la presentazione della Jeep Wrangler consegnata all'Arma dei Carabinieri. I dazi imposti "non sono la fine del mondo, è un problema da gestire. È tutto gestibile". O forse no.

Fonte: qui

martedì 26 giugno 2018

VIAGGIO NELLE VISCERE DELLA FINLANDIA DOVE NASCERA’ IL PRIMO DEPOSITO PERMANENTE PER RIFIUTI RADIOATTIVI AL MONDO

IL SITO PROGETTATO PER RESISTERE 100 MILA ANNI. GLI SCARTI VERRANNO STOCCATI A 500 METRI DI PROFONDITÀ, FINO A QUANDO NON DIVENTERANNO…

Mauro Mondello per La Stampa

Superato il cancello di sicurezza all' ingresso, guardando i camion immobili parcheggiati di fronte a una serie di container in lamiera verde e gialla, è difficile immaginare che proprio qui sotto si stia lavorando ad Onkalo (la «grotta», in finlandese), il primo deposito permanente per scorie nucleari al mondo.

 «Lo abbiamo progettato affinché possa resistere per i prossimi 100 mila anni, superando anche le glaciazioni», spiega Pasi Tuohimaa, della Posiva, la società finlandese che dal 2004 è impegnata nella costruzione del sito di smaltimento delle scorie radioattive finlandesi, destinate a restare sepolte a 500 metri di profondità per sempre, sino a diventare innocue: il deposito, il cui costo è stimato in 3,5 miliardi di euro, custodirà 6500 tonnellate di scarti, per 4 mila generazioni.
Siamo nel Comune di Eurajoki, a circa tre ore di auto dalla capitale Helsinki, sulla costa occidentale della Finlandia bagnata dal Golfo di Botnia.

ONKALO DEPOSITO PER RIFIUTI RADIOATTIVIONKALO DEPOSITO PER RIFIUTI RADIOATTIVI
L' area è un idilliaco intrico di piccoli villaggi di case di legno, circondati da distese di pini e betulle, corsi d' acqua cristallini, un braccio d' asfalto che corre dritto in mezzo alle foreste, ogni tanto un cartello stradale ad indicare il pericolo di attraversamento renne.
La Tvo, la compagnia elettrica finlandese, ha scelto questa parte del Paese per costruire una centrale nucleare che ad oggi, con i due reattori al momento attivi, produce il 16% di tutta l' energia in Finlandia. Una quota che salirà sino al 30% quando sarà pronto Epr, il più potente reattore nucleare della Terra, sviluppato, su cooperazione franco-tedesca delle compagnie Areva e Siemens, ad acqua pressurizzata, capace di fornire una potenza nominale di 1600 Megawatt.

Nel sottosuolo L' imbocco del tunnel di Onkalo è dietro una saracinesca abbassata. Eero Koponen, geologo, tira fuori dalla tasca un piccolo telecomando nero. Schiaccia un tasto e mentre la lamiera scompare dentro la pietra si apre una galleria dal fondo fangoso, le pareti piene di segni e indicazioni geologiche, affiancata da stretti tubi di aerazione e da un soppalco metallico, montato sul lato destro della roccia, su cui sono fissate le luci al neon che illuminano tutto il percorso. Onkalo è un dedalo di tunnel sotterranei, ben 137, lunghi sessanta chilometri, dove si lavora ininterrottamente, a gruppi di trenta persone, scavando una roccia compatta e resistente che viene spesso sventrata con l' aiuto di esplosivi. Ci si ferma solo una volta l' anno, il giorno di Natale.
ONKALO DEPOSITO PER RIFIUTI RADIOATTIVIONKALO DEPOSITO PER RIFIUTI RADIOATTIVI

Quando l' impianto sarà attivo e funzionante, nel 2025, il combustibile esaurito, dopo essere passato dalle piscine di raffreddamento, verrà imballato in taniche in ghisa e ferro da 25 tonnellate, avvolte in rame; le taniche verranno custodite in cunicoli che saranno protetti con la bentonite, il minerale argilloso che si utilizza anche per la lettiera dei gatti e che si gonfia a contatto con l' acqua; infine, verranno sigillati con enormi tappi di cemento.
«Bastano 1000 anni per ridurre in maniera significativa la radioattività, ma noi abbiamo deciso di lavorare ad una soluzione che elimini il problema definitivamente - spiega Tuohimaa -. Questa roccia di granito in due miliardi di anni ha subito solo piccolissime modifiche, e per questo, anche in caso di terremoto, la percentuale di radioattività che salirebbe in superficie sarebbe minime». Il deposito conterrà tutte le scorie prodotte dai due reattori di Olkiluoto al momento attivi, e l' ultimo carico di combustibile verrà seppellito intorno al 2100, chiudendo il cerchio di un progetto le cui ricerche cominciarono nel 1970.

Il progetto di «final disposal» di Onkalo, lo smaltimento finale, come amano chiamarlo i finlandesi, non ha attirato proteste da parte della popolazione locale, che in un referendum ne ha anzi appoggiato la costruzione. Merito, soprattutto, della Tvo, che con la costruzione del polo nucleare è di fatto il più grande datore di lavoro della zona e che, con le tasse pagate alla municipalità di Eurajoki, copre quasi un terzo del budget annuale da 60 milioni di euro del Comune, senza contare i generosi contributi di compensazione.
ONKALO DEPOSITO PER RIFIUTI RADIOATTIVIONKALO DEPOSITO PER RIFIUTI RADIOATTIVI

Aspettando la glaciazione Certo non mancano le voci di opposizione, come quella di Matti Sarnisto, ex direttore dell' Istituto finlandese di geologia, che ha più volte affermato come sia impossibile prevedere cosa accadrà durante e dopo la prossima glaciazione, nel giro di poche decine di migliaia di anni, avvisando che il terreno eserciterà una notevole pressione sulla roccia e potrebbe danneggiare i contenitori di rame. Posiva, forte delle autorizzazioni governative a operare, ha sempre rispedito le accuse al mittente.

L' intenzione, una volta attivo Onkalo, è anzi quella di esportare le competenze acquisite durante la costruzione del sito ad altri Paesi. Ad oggi, nessuna nazione ha trovato una risposta per lo smaltimento delle scorie, che usualmente (ad esempio in Italia) vengono custodite, debitamente stoccate, in semplici capannoni. È questa l'eredità radioattiva di un' epoca che rimarrà viva ancora molto a lungo.

Fonte: qui

mercoledì 22 novembre 2017

LA FINLANDIA DI KATAINEN, BUCO NERO DELL’EUROZONA PER DISOCCUPAZIONE, CROLLO DEL PIL, TAGLIO STIPENDI, AUMENTO TASSE


Il “mitico” commissario "Super Pallonaro" della UE Katainen ha alzato per l’ennesima volta il ditino contro l’Italia colpevole di “non fare abbastanza” per abbattere il debito pubblico e risanare i conti. Di questo personaggio ci siamo già occupati nel lontano 2014. Anche in quel caso, questo oligarca aveva attaccato pesantemente l’Italia, dimenticandosi del disastro di casa sua, la Finlandia.
Educazione vorrebbe che prima di criticare qualcuno, si guardasse alle erbacce del proprio orticello; e di piante infestanti, in Finlandia ce ne sono parecchie, tanto che viene sempre più considerata dalla stampa come il “nuovo caso Grecia”. E sapete il merito di chi è? Esatto, proprio di Katainen e delle sue folli e strampalate tesi economiche neoliberiste, quelle che stanno distruggendo il tessuto sociale dell’intera unione europea e della zona euro in particolare.
Vediamo quindi nel dettaglio i “successi” ed i “compiti a casa” svolti da questo inqualificabile politico:
– Disoccupazione in costante aumento: dal 6% del 2008 al 9,4% del 2017 (certo, sempre meglio della sgangherata Italia, ma abbiamo anche numeri di popolazione ben diversi)
– Crollo del Pil, che è ancora lontano dal livello pre crisi (esattamente come l’Italia tanto detestata da Katainen)
– Decisione di comprimere i diritti dei lavoratori per abbattere i salari (Germania docet) in modo da aumentare le esportazioni a scapito dei consumi interni. D’altra parte quello che conta sono gli utili delle aziende, mica il benessere dei cittadini ed il “mitico” pareggio di bilancio
– Aumento delle tasse
Se pure un quotidiano filo ue e filo euro come LaRepubblica arriva a titolare “Finlandia: crisi senza fine. Ecco perché rischia di diventare la Grecia del nord”, vuol dire che la situazione è drammatica.
Bene, sappiate che Katainen, in Finlandia non è un signor nessuno, dato che ne è stato primo ministro ed uno degli artefici di questo disastro. Ed un individuo del genere ha il coraggio di venire a dettar legge nei nostri confini? A prescindere che un simile personaggio NON dovrebbe più ricoprire ruoli pubblici, a che titolo viene a dare consigli al nostro paese quando le sue ricette si sono già dimostrate fallimentari?
Avessimo un governo ed una classe politica degna di questo nome, avremmo già risposto per le rime a siffatto individuo, rispedendogli a stretto giro di posta i suoi “consigli” e le sue “lettere e raccomandazioni”. Tuttavia, al momento, non abbiamo una classe politica, bensì dei politicanti troppo presi a cercare di salvare i propri privilegi e le proprie posizioni di potere a discapito dell’interesse nazionale, che prevede due soli passi: uscita dall’euro e dalla ue. Tutto il resto è assolutamente dannoso e controproducente per il Paese e per i suoi cittadini.
D’altra parte, basta confrontare i tassi di crescita dei paesi no euro della ue con quelli che adottano il sistema di cambi fissi (l’euro NON è un a moneta unica, ma solo un rapporto di cambi fissi come lo era lo SME!) per rendersi conto di quanto questo rappresenti una zavorra intollerabile alla crescita e, dato ancor più impietoso, i dati dei pasi extra ue con quelli dell’unione.
L’URSS è finita quando la miseria dei cittadini è diventata intollerabile: è auspicabile che questa ue venga smantellata prima di arrivare a quella situazione; nel frattempo è opportuno che alle prossime elezioni venga data forza a partiti in grado di rispondere per le rime al Katainen di turno.
Fonte: qui

P.S. se non sono dei falliti, non possono lavorare per la UE.

venerdì 17 giugno 2016

“BREXIT” LIBERA TUTTI - OLANDESI, AUSTRIACI E CECHI PRONTI A USCIRE DALL’UNIONE EUROPEA INSIEME AGLI INGLESI

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CAUSA DELL’OTTUSITÀ DI BRUXELLES E DEI BUROCRATI, IL VAFFA-UE E’ DILAGATO OVUNQUE: PERSINO LA SVIZZERA RITIRA LA SIMBOLICA ADESIONE ALL’UE

La perdita del Pil olandese entro il 2030, in caso di uscita britannica dall' Ue, potrebbe essere di 10 miliardi di euro

Il governo dell' Aja è preoccupato, anche perché a aprile un chiaro segnale di insofferenza anti-Ue si è avuto con il referendum che ha visto un 60% di no all' accordo di associazione dell' Ucraina con l'Ue

Maurizio Stefanini per “Libero quotidiano”
BREXIT
BREXIT
Per ora la battaglia referendaria in corso nel Regno Unito non ha bloccato il processo di allargamento dell' Unione Europea. È vero che l' Islanda il 12 marzo 2015 ha ritirato la domanda di adesione che aveva presentato nel 2009, ma lì era stata più che altro la crisi a tentare l' isola a provare un percorso europeo di cui si è subito pentita non appena l' economia si è ristabilita.
Sono però in corso i negoziati di adesione di Turchia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Albania, anche se in particolare l' adesione di Ankara appare problematica. E si sa che spingono per essere ammessi al club anche Bosnia-Erzegovina e Kosovo: per non parlare dell' Ucraina, le cui possibilità sono però nulle fino a quando non sarà stata riportata la stabilità.

Anche la Svizzera aveva però in corso una domanda formale di adesione. Non all'Unione Europea ma alla precedente Comunità Economica Europea, visto che risale a 22 anni fa.

OLANDA - REFERENDUM SULL ACCORDO CON UCRAINA
OLANDA - REFERENDUM SULL'ACCORDO CON UCRAINA
Ma giusto ieri sull'impressione di quel che sta accadendo Oltremanica il Consiglio degli Stati, camera alta elvetica, ha deciso il ritiro ufficiale, con 27 voti contro 13 e 2 astensioni, e approvando una mozione che la destra dell' Udc-Svp aveva già fatto approvare alla camera bassa del Consiglio Nazionale, con 126 voti contro 46 e 18 astensioni. Un atto platonico e dunque secondo i suoi avversari inutile.
«Inutile gettare benzina sul fuoco in un momento in cui le nostre relazioni con Bruxelles sono tese», ha detto il socialista Didier Berberat. Ma i sostenitori hanno invece insistito sull' opportunità di inviare un segnale chiaro al popolo, nella sua maggioranza contrario ad un' adesione.

È possibile che da Londra e Berna inizi ora un effetto domino?

È stato lo stesso ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble a paventarlo, in un' intervista allo Spiegel. E proprio lui si è chiesto: «come reagirebbero per esempio i Paesi Bassi, che sono tradizionalmente molto legati al Regno Unito»?

La perdita del Pil olandese entro il 2030, in caso di uscita britannica dall' Ue, potrebbe essere di 10 miliardi di euro. Il governo dell' Aja è preoccupato, anche perché a aprile un chiaro segnale di insofferenza anti-Ue si è avuto con il referendum che ha visto un 60% di no all' accordo di associazione dell' Ucraina con l' Ue. È vero che ha votato solo il 30%, ma comunque quella quota minima è bastata a rendere la consultazione valida.

Anche nella Repubblica Ceca il sentimento anti-Ue sta montando, e i primo ministro Bohuslav Sobotka ha avvertito che se i britannici se ne vanno è quasi sicuro entro qualche anno un referendum anche da loro.

Il bello è che secondo un' analisi dell' Eurobarometro i britannici sono appena al settimo posto in questo momento nella classifica di ostilità all' Ue tra i cittadini europei: li precedono, nell' ordine, greci, ciprioti, austriaci, gli stesso cechi, i francesi e i tedeschi.

E già questa graduatoria dà l' idea di quelli che potrebbero essere le prossime carte del castello a cadere. Il Fronte Nazionale ha in effetti promesso un referendum in Francia se vince le presidenziali del 2017, la Fpö farebbe un passo del genere in Austria se vince le politiche del 2018, e c' è timore anche per quello che potrebbe succedere in Italia nel 2018 con il Movimento Cinque Stelle. Quanto alla Finlandia, in questo momento il dibattito non è sull' uscita dall' Ue, ma dall' euro.
Ma spesso nella storia le secessioni portano contro-secessioni. Avvenne ad esempio dopo l' elezione di Lincoln negli Stati Uniti, quando la Virginia aderì alla Confederazione sudista, e allora il West Virginia fece secessione dai secessionisti per restare con l' Unione.
Vicende analoghe si sono viste anche dopo la dissoluzione dell' Unione Sovietica e della Yugoslavia.
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E oggi l' uscita del Regno Unito dall' Unione Europea può essere per i nazionalisti scozzesi l' occasione di riprendere il discorso che con la sconfitta al referendum indipendentista del 2014 per loro non è stato abbandonato ma è solo sospeso. Anche perché in caso di Brexit in Scozia temono per il loro export di whisky (valutato in 5,2 miliardi di euro) nel mercato comune europeo.
Fonte: qui