9 dicembre forconi: Chiara Appendino
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martedì 23 ottobre 2018

TRAGEDIA DI PIAZZA SAN CARLO, OGGI L’UDIENZA PRELIMINARE PER LA SINDACA DI TORINO E ALTRE 14 PERSONE: LE ACCUSE SONO OMICIDIO COLPOSO, LESIONI AGGRAVATE COLPOSE E DISASTRO

IL 3 GIUGNO 2017 IL CAOS SCATENATO DAVANTI AL MAXI-SCHERMO PROVOCÒ LA MORTE DI ERIKA PIOLETTI E 1500 FERITI

Andrea Giambartolomei per Il Fatto Quotidiano
Omicidio colposo, lesioni aggravate colpose e disastro.
A partire da oggi, la sindaca Chiara Appendino e altre quattordici persone dovranno difendersi da queste accuse per evitare il processo. Nei loro confronti la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per gli incidenti avvenuti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, quando di fronte al maxischermo con la finale di Champions League, Juventus-Real Madrid, ondate di panico provocarono più di 1.500 feriti e una vittima, Erika Pioletti, deceduta in ospedale dodici giorni dopo i fatti. Sarà certamente un momento difficile per la sindaca dei Cinque stelle.
TORINO PIAZZA SAN CARLO 5TORINO PIAZZA SAN CARLO 
Alcuni avvocati delle tantissime persone offese che si costituiranno parte civile nel processo sono pronti a chiedere al giudice di riconoscere il Comune di Torino come responsabile civile: questo significa che, se mai si dovesse arrivare alla condanna di amministratori, funzionari e dipendenti, la Città dovrà risarcire le parti civili e ci sono 396 feriti che hanno sporto querela. Dopodiché, quando il Comune avrà pagato, la procura della Corte dei conti potrà avviare un procedimento per rivalersi sugli amministratori e quindi anche su Appendino.
Su un altro fronte circa cinquecento persone hanno chiesto un indennizzo direttamente alla Città, ma le compagnie assicurative hanno chiesto all' amministrazione di congelare tutte le trattative per i risarcimenti in corso al momento perché ritengono che l' esito del processo sia molto incerto. Una stima attendibile dei risarcimenti ancora non c' è, ma si ipotizzano diversi milioni di euro da pagare.(...)

Fonte: qui
chiara appendinoCHIARA APPENDINOTORINO PIAZZA SAN CARLO 2TORINO PIAZZA SAN CARLO TORINO PIAZZA SAN CARLOTORINO PIAZZA SAN CARLOTORINO PIAZZA SAN CARLO 1TORINO PIAZZA SAN CARLO TORINO PIAZZA SAN CARLO 4TORINO PIAZZA SAN CARLO 

venerdì 20 luglio 2018

LA SINDACA DI TORINO E ALTRI 14 INDAGATI PER LA TRAGEDIA DI PIAZZA SAN CARLO IN AULA IL 23 OTTOBRE PER L'UDIENZA PRELIMINARE CHE DECIDERÀ SUL LORO EVENTUALE RINVIO A GIUDIZIO: DISASTRO E OMICIDIO COLPOSO I CAPI D'ACCUSA

Federica Cravero per repubblica.it

La sindaca Chiara Appendino, il suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, l’allora questore Angelo Sanna e un'altra dozzina indagati per la tragedia di piazza San Carlo - un morto e 1526 feriti - il 23 ottobre saranno davanti al giudice Maria Francesca Abenavoli per l’inizio dell’udienza preliminare che deciderà del loro eventuale rinvio a giudizio.

È possibile che alla prima udienza alcuni dei legali delle oltre 300 parti civili, chiedano il ricongiungimento del procedimento con un altro fascicolo, al momento ancora in fase di indagini, che vede indagati i giovani rapinatori che, spruzzando tra il pubblico spray urticante per scippare i tifosi, hanno scatenato il panico tra la folla, che ha temuto fosse in corso un attentato.
piazza san carlo torinoPIAZZA SAN CARLO TORINO


I pm Vincenzo Pacileo e Antonio Rinaudo (che andrà in pensione dopo un paio di settimane dall’udienza) accusano i 15 imputati del procedimento principale di lesioni, omicidio e disastro colposi per la morte di Erika Pioletti, 38 anni, schiacciata dalla folla impazzita che fuggiva temendo un attentato. Nella calca restarono feriti 1526 tifosi bianconeri che erano accorsi nel salotto di Torino per assistere alla finale di Champions League Juventus-Real Madrid.

Il 4 settembre invece si terrà l’udienza per discutere l’opposizione all’archiviazione delle posizioni - principalmente il prefetto Renato Saccone - che per la procura non hanno responsabilità nella vicenda. Fonte: qui

lunedì 2 luglio 2018

PER PUNTELLARE LA GIUNTA APPENDINO, DI MAIO CONVINCE I CONSIGLIERI COMUNALI M5S CHE I GIOCHI INVERNALI DEL 2026 POSSONO DIVENTARE UN’OPPORTUNITÀ: “UN NUOVO APPROCCIO SENZA SPRECHI NE’ CATTEDRALI NEL DESERTO”


Andrea Rossi per “la Stampa”
CHIARA APPENDINO E IL MARITO MARCO LAVATELLICHIARA APPENDINO E IL MARITO MARCO LAVATELLI

Le Olimpiadi invernali del 2026 possono diventare un esempio, il primo, «di un nuovo approccio alla gestione della cosa pubblica: senza sprechi né cattedrali nel deserto». Un modo di agire capace di trasformare ciò che fino a ieri rappresentava il demonio, o comunque uno spauracchio da evitare, in una opportunità di mostrare che un altro mondo è possibile che le cose si possono fare diversamente. Per puntellare la poltrona di Chiara Appendino, la sindaca di Torino entrata in rotta di collisione con la sua maggioranza sul progetto di candidare la città ai Giochi invernali tra otto anni, Luigi Di Maio spolvera tutto l' armamentario del M5S di lotta che vuole essere governo senza smarrire se stesso.

E per convincere i 23 consiglieri comunali, coesi e compatti nel bocciare la proposta iniziale di Appendino al punto da spingerla quasi alle dimissioni qualche giorno fa, di fatto sembra dare sponda al loro contro documento. Lo definisce «condivisibile», ne sposa le parti in cui si parla di consumo di suolo, sostenibilità economica e ambientale, zero debiti e uso responsabile delle risorse pubbliche, una spasmodica attenzione alle regole, lotta alla corruzione e attenzione per tutto quello che verrà dopo in termini di eredità.
APPENDINO DI MAIOAPPENDINO DI MAIO

È l' unico modo per provare a ricomporre il dissenso e far decollare la candidatura di Torino dopo la frattura fra sindaca e i suoi. «Se si vuole considerare come investimento una spesa che lascia un pesante debito e che non ottiene i risultati sperati in termini di occupazione e rilancio, allora lo si può fare considerandolo un investimento sbagliato.

È impossibile in questo momento storico non tenere conto di ciò», gli spiegano i consiglieri motivando il no di pochi giorni fa alla bozza predisposta dalla sindaca. Di Maio si è fiondato a Torino per questa ragione: dopo giorni in cui a Roma si credeva che la fronda interna fosse limitata a pochi barricaderi, è scattato l' allarme: si è capito che il malessere era diffuso e investiva il ruolo stesso della sindaca e il suo modo di gestire i dossier più importanti. Il M5S rischiava di perdere Torino.

APPENDINO DI MAIOAPPENDINO DI MAIO
Serviva una figura di primo piano per ricucire e, come chiesto da entrambe le parti (Appendino e i consiglieri) si è mosso il capo politico in persona. Una vittoria sostanziale per il Movimento, molto meno per la sindaca, perché se Di Maio ha dovuto venire a Torino (già mercoledì era stato sul punto di abbandonare tutti i suoi impegni romani) è perché i vertici hanno capito che Appendino non teneva più la sua maggioranza: serviva una mediazione di altissimo livello.

E allora ecco Di Maio, che arriva in compagnia di Pietro Dettori, l' uomo che Davide Casaleggio ha voluto a Roma per seguire da vicino l' azione del governo. Di Maio che rassicura, impegna il governo sui punti cari ai grillini: niente debiti e attenzione per un evento a impatto basso.
OLIMPIADI INVERNALI TORINOOLIMPIADI INVERNALI TORINO

Così facendo è chiaro che crea un cortocircuito: il capo politico è pur sempre il vicepresidente del Consiglio dei ministri che dovrà decidere tra pochi giorni chi tra Torino, Milano e Cortina ha maggiori possibilità di organizzare i Giochi. Il suo arrivo a Torino di fatto schiera - come già avvenuto nei giorni scorsi con le sortite di altri ministri - il Movimento su una delle contendenti creando potenzialmente un fronte di conflitto con la Lega.

Un problema secondario, in questo momento: ieri la premura di Di Maio era salvare la seconda città per importanza tra quelle governate dal movimento. E - almeno stando alle indiscrezioni filtrate dal vertice ancora in corso - sembra esserci riuscito.

Fonte: qui

mercoledì 6 giugno 2018

L'APPENDINO VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO PER FALSO IDEOLOGICO E ABUSO D'UFFICIO

I MAGISTRATI HANNO CHIUSO L'INDAGINE SUL SINDACO DI TORINO, IL SUO EX CAPO DI GABINETTO E L'ASSESSORE AL BILANCIO 

TORINO: CASO REAM, RISCHIO PROCESSO PER APPENDINO
 (ANSA) - La procura di Torino ha chiuso le indagini su una vicenda chiamata 'caso Ream', legata ai conti del Comune di Torino, e ha notificato l'avviso alla sindaca, Chiara Appendino, e ad altri indagati. L'atto manifesta l'intenzione dei magistrati inquirenti di chiedere il rinvio a giudizio.

Fra i destinatari dell'avviso di chiusura indagini ci sono anche l'assessore al bilancio, Sergio Rolando, e l'ex capo di gabinetto della sindaca, Paolo Giordana. La vicenda si innesta su un debito di cinque milioni di euro verso la società Ream che non era stato incluso nel bilancio del 2016. Le difese hanno sempre affermato di avere agito correttamente e, fra l'altro, nelle scorse settimane avevano consegnato ai magistrati una pronuncia della Corte dei Conti che, a loro giudizio, confortava la tesi dell'amministrazione.
Padre Paolo GiordanaPADRE PAOLO GIORDANA

TORINO: LEGALI APPENDINO, PM RICONOSCONO L'AIUTO AL COMUNE
 (ANSA) - "Quello che colpisce da una prima lettura del provvedimento è che la stessa procura sembra riconoscere che l'unica finalità perseguita dagli amministratori sarebbe stata quella di favorire il Comune di Torino". Questo il commento degli avvocati Luigi Chiappero e Luigi Giuliano, che assistono la sindaca di Torino, Chiara Appendino, nell'inchiesta Ream, per la quale oggi i pubblici ministeri hanno notificato agli indagati un avviso di chiusura indagini.

CHIARA APPENDINOCHIARA APPENDINO
Dal capo d'accusa formulato dai pubblici ministeri, aggiungono i due avvocati, "è scomparso ogni riferimento all'induzione in errore posta in essere nei confronti di giunta e Consiglio comunale". Chiappero e Giuliano osservano che "in definitiva, la vicenda - relativa all'imputazione a bilancio della restituzione della caparra introitata nel 2012 dal Comune di Torino e restituita all'inizio del 2018 - assume connotazioni prettamente tecniche rispetto alle quali è ferma convinzione dei difensori che l'operato della sindaca e di tutte le persone coinvolte sia stato assolutamente corretto". "Da domani - concludono gli avvocati - sarà finalmente possibile esaminare tutte le carte del processo sinora coperte dal segreto istruttorio, e avviare così un vero contraddittorio".

Fonte: qui

martedì 8 maggio 2018

AVVOLTOI A 5 STELLE SULLA TESTA DELL’APPENDINO. E “BRUCIANO” IL PORTAVOCE DELLA SINDACA PER UNA CONSULENZA AL SALONE DEL LIBRO – HA INCASSATO 5 MILA EURO PER 2 SETTIMANE

I CAPI CITTADINI DI M5S SI ASPETTANO LE DIMISSIONI DI PASQUARETTA

Diego Longhin e Jacopo Ricca per la Stampa

CHIARA APPENDINO PASQUARETTA GIORDANACHIARA APPENDINO PASQUARETTA GIORDANA
Il Movimento 5 Stelle di Torino scarica il capo ufficio stampa della sindaca Chiara Appendino, Luca Pasquaretta, finito nella bufera per una consulenza a supporto del presidente del Salone del Libro Massimo Bray. Il gruppo pentastellato nel Consiglio comunale di ieri non ha difeso né il portavoce né la prima cittadina dalle accuse dell' opposizione.

« La procedura di affidamento dell' incarico è stata corretta», ha detto Appendino. Ma nessuno dei suoi è intervenuto. 

Alla fine del dibattito, dopo il fuoco di fila dell' opposizione, i Cinque Stelle hanno bollato il conferimento dell' incarico come «inopportuno». Un incarico da 5 mila euro per 80 ore di lavoro in due settimane. Attività su cui anche la magistratura sta indagando. E proprio ieri i carabinieri della procura di Torino sono andati a Palazzo Civico per acquisire i documenti relativi alle attività di Luca Pasquaretta.

PasquarettaPASQUARETTA
Gli inquirenti vogliono chiarire se abbia svolto la consulenza per la Fondazione fuori dall' orario di lavoro comunale, come è scritto nella richiesta di autorizzazione. In caso contrario, cioè se le due attività, quella per conto di Appendino e quella per conto di Bray, si fossero sovrapposte o, peggio ancora, non ne avesse svolta una delle due, scatterebbe l' accusa di truffa ai danni dello Stato.

A marcare ancora di più la distanza tra il Movimento e la sindaca su questa vicenda è il consigliere regionale Davide Bono, leader storico dei grillini piemontesi, che parla di «imbarazzo e disappunto » lamentando come non sia la prima volta. I Cinque Stelle piemontesi condividono « l' inopportunità dell' incarico ottenuto dal signor Pasquaretta al Salone del Libro », scrivono su Facebook.

appendino pasquarettaAPPENDINO PASQUARETTA
«Chiediamo anche noi che venga fatta al più presto chiarezza sulle modalità dell' affidamento dell' incarico e vengano verificate le eventuali responsabilità personali cui dovranno seguire le dovute decisioni politiche » . Insomma, la parola dimissioni in pubblico non la pronuncia nessuno, ma in privato la maggioranza dei grillini vede l' addio di Pasquaretta come l' unica soluzione. Anche perché l' opposizione insisterà perché sul caso Appendino garantisca la trasparenza che ha sempre predicato dai banchi della minoranza.

Fonte: qui

mercoledì 21 marzo 2018

RISSA A TORINO, IL VICESINDACO 5 STELLE ATTACCATO DAL COMITATO PER IL NO ALLE OLIMPIADI

IL CIO CHIEDE GARANZIE SUL M5S 

AL CONI SONO CONVINTI CHE MILANO ABBIA PIÙ CHANCE. E INTANTO ZAIA RILANCIA LA CANDIDATURA DELLE DOLOMITI

Lorenzo De Cicco per il Messaggero
MONTANARIMONTANARI

Ma mi fai finire la fraseeee!», strilla il vicesindaco di Chiara Appendino, Guido Montanari, mentre un gruppetto di No-Giochi attacca i Cinquestelle per il ribaltone sulle Olimpiadi: «Siete inaffidabili! Inaffidabili!», la replica, sempre urlata, di un vecchio militante che a quanto pare si sente tradito.

«Pensare che Montanari è stato il capo dei comitati per il no di tante grandi opere, ora si sarà convertito grazie alle olimpiadi», ironizza il capogruppo dem, Stefano Lo Russo. La scena del bisticcio risale all'altro ieri, mentre sugli scranni Consiglio comunale di Torino la maggioranza pentastellata metteva in scena un'altra giravolta ancora, bocciando una mozione del Pd a favore dei giochi invernali del 2026 uguale-uguale a quella approvata dai grillini la settimana passata nel Consiglio metropolitano. Anche di questo ennesimo voltafaccia si è parlato ieri nel vertice a Losanna tra il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il numero uno del Cio, Thomas Bach (erano presenti all'incontro anche i membri italiani del Comitato olimpico internazionale, Franco Carraro e Mario Pescante).
APPENDINOAPPENDINO

IRRITAZIONE DEL LEADER A Malagò, Bach avrebbe chiesto dell'«affidibilità» del M5S, che un anno e mezzo fa affondò il sogno di Roma 2024, e che ora, per bocca di Beppe Grillo e Luigi Di Maio, vede invece nei Giochi «un'opportunità». È soprattutto il capo politico del Movimento a spingere per Torino 2026, tanto da non avere gradito la mossa dell'altro ieri in Consiglio comunale, che la sindaca però ha giudicato inevitabile per nascondere lo strappo dei quattro consiglieri ribelli. Una di loro, Daniela Albano, ha commentato significativamente: «La coerenza è una virtù rara in chi fa politica».

torino 2026TORINO 2026
IL PIANO Il Coni, a vertice concluso, ha fatto sapere che con Bach è stata fatta una «valutazione generale di carattere politico in vista della composizione del futuro governo del Paese». Per il momento Malagò si dice soddisfatto, sottolineando che «il Cio ha apprezzato l'accresciuto interesse che oggi c'è in Italia intorno allo sport e ai Giochi olimpici» e che «in linea di principio non c'è alcuna preclusione verso nessuno». Da parte del Comitato internazionale sarebbe arrivata una prima, ufficiosa, apertura sulla possibilità di concedere una deroga per l'Italia, che in teoria non potrebbe correre per il 2026, dato che già ospiterà a Milano il summit del 2019 che assegnerà l'edizione. Ma è presto per parlarne.

giovanni malagoGIOVANNI MALAGO
Di certo il Cio, prima di mettere mano alla carta olimpica, vorrà valutare la qualità dell'eventuale proposta italiana. In questo quadro, al Coni sono convinti che Milano abbia più chance. Ieri il sindaco Beppe Sala ha detto che la città «ha le carte in regola, ma aspetta il governo» e che «non crede» in un asse con Torino. In realtà esiste l'ipotesi che Milano ceda al capoluogo sabaudo alcune gare (hockey, pattinaggio di velocità, bob). C'è poi la corsa delle Dolomiti, rilanciata ieri dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che vuole essere della partita e la prossima settimana voterà il primo «sì» con la sua giunta regionale. Molto dipenderà da chi sarà al governo: il Cio aspetta una risposta entro la prossima sessione di Buenos Aires a ottobre. Una decisione va presa, entro l'estate.
Lorenzo De Cicco

Fonte: qui

mercoledì 14 marzo 2018

A TORINO IL M5S SI SPACCA: 4 CONSIGLIERI RIBELLI SFIDANO LA APPENDINO E BOICOTTANO IL VERTICE DI MAGGIORANZA SUI GIOCHI INVERNALI DEL 2026

IL SINDACO VA SOTTO MA RESISTE: NESSUN PASSO INDIETRO 

I CONSIGLIERI REGIONALI DEL M5S VOTANO COMPATTI CONTRO LE OLIMPIADI 

ORA CHE FA GRILLO CHE AVEVA APPOGGIATO I GIOCHI?

Maurizio Tropeano per la Stampa

grillo appendinoGRILLO APPENDINO
Tregua sì, pace no. Anzi. Il giorno dopo il grande strappo dentro il Movimento 5 Stelle - spaccato sulla manifestazione di interesse per le Olimpiadi invernali 2026 che la sindaca di Torino vorrebbe avanzare - la tensione non si smorza più di tanto. I quattro consiglieri ribelli, che lunedì si sono dati alla macchia facendo cadere il numero legale in Consiglio comunale e impedendo la votazione di un documento pro-Olimpiadi, si presentano in aula, ma solo per votare una delibera urgente. Puro senso di responsabilità.

Poi se ne vanno disertando il vertice di maggioranza convocato subito dopo il Consiglio comunale per discutere dei Giochi. Se ne riparlerà forse oggi. O domani. Ma il dissenso dei ribelli resta.

Tempo, ci vorrà tempo, perché «come in tutti i matrimoni può accadere che si arrivi a una crisi, una prova di forza.
chiara appendinoCHIARA APPENDINO
Ora stiamo ricucendo e andiamo avanti». Guido Montanari, il vicesindaco di Torino, scende lo scalone di Palazzo Civico dove si è da poco conclusa la votazione per decidere se e come mitigare un insediamento commerciale in uno spazio verde alla periferia di Torino.
La sua proposta che evita il rischio di pagamento di danni erariali è stata approvata con tutti i voti dei Cinquestelle, ribelli compresi.

Le parole del vicesindaco, che molti considerano il punto di riferimento dell' ala ortodossa, raccontano del difficile lavoro di recupero di una frattura che ieri si è ricomposta ma in modo superficiale. «Come in tutti i matrimoni, capita di litigare», butta lì Montanari, uno di quelli che si sta adoperando per sanare la ferita.

torino 2026TORINO 2026
Adesso resta da capire se dentro il gruppo M5S si possa prefigurare la nascita di una minoranza interna vicina alle posizioni movimentiste. Ieri sera i quattro consiglieri non hanno partecipato alla riunione con la sindaca in cui Appendino ha illustrato per sommi capi il documento che oggi porterà in Città metropolitana, modificato per rafforzare quei concetti cari all' universo Cinquestelle, ad esempio la necessità di realizzare un evento dove il contributo pubblico è ridotto al minimo e la maggior parte delle risorse sono a carico dei privati.

Una evidente mano tesa ai dissidenti, come lo è la decisione di non inviare già oggi la lettera al Coni in cui si annuncia l' interesse per i Giochi del 2026. La sindaca ha deciso di non forzare la mano. Vuole il massimo consenso possibile anche se è determinata da andare avanti comunque. E questo nonostante le resistenze piuttosto diffuse dentro il Movimento, annidate nell' ala movimentista, in cui nemmeno Beppe Grillo ha fatto breccia.

Ieri il Consiglio regionale ha votato un documento, ispirato dal presidente Sergio Chiamparino, che punta a sostenere la candidatura di Torino 2026.
APPENDINO JUVEAPPENDINO JUVE
I consiglieri regionali Cinquestelle non hanno partecipato al voto: «Appendino porta avanti una certa linea anche per senso di responsabilità ma noi non siamo tenuti a tenerla, non governiamo in Regione», spiega la capogruppo Francesca Frediani, valsusina e ultrà No Tav.


IL GIORNO PIU’ LUNGO DELLA SINDACA
Andrea Rossi per la Stampa

C' è un attimo in cui la poltrona di Chiara Appendino vacilla.

Succede quando alcuni attivisti storici del Movimento 5 Stelle propongono l' espulsione dei quattro ribelli e ne chiedono le dimissioni da consiglieri comunali. Guidano l' offensiva - tra gli altri - due storici militanti torinesi. Uno si chiama Franco Vilardo, fa parte della cellula dei fondatori, quelli che ancora si chiamavano «amici di Beppe Grillo».

torino 2006TORINO 2006
È anche il compagno di Chiara Giacosa, la capogruppo del Movimento in Comune. Il secondo è uno dei più autorevoli e ascoltati consiglieri comunali. «È una vigliaccata politica», si sfoga Roberto Malanca. «Se questi signori hanno la schiena dritta traggano con coerenza le doverose conseguenze della loro irresponsabilità nei confronti dei cittadini, degli elettori e del Movimento tutto, non solo quello torinese».

Si rischia la ferita insanabile. Cacciarli significherebbe ritrovarsi quattro consiglieri all' opposizione in un amen, perdere la maggioranza, cadere. Chiederne le dimissioni è come dare a loro la scelta: ve ne andate solo voi o ce ne andiamo tutti? È in quel momento che Appendino vacilla. Non riesce più a tenere i suoi consiglieri: i ribelli, che hanno staccato i telefoni e sono scomparsi; e i 19 che le restano fedeli, furibondi con i loro colleghi al punto da meditare ritorsioni.

CHIARA APPENDINO JUVENTUSCHIARA APPENDINO JUVENTUS
È a quel punto che entrano in scena i pesi massimi del Movimento. Si muovono i parlamentari, quelli che esercitano da tempo un profondo ascendente sulla base e sugli eletti. Prima Laura Castelli, deputata, fedelissima di Luigi Di Maio. Poi Alberto Airola, senatore, amatissimo dagli attivisti. «Ragazzi, siamo impazziti?», scrive agli attivisti torinesi. «Qui bisogna ragionare e trovare un accordo, non si sfascia tutto così». Invita tutti ad allargare lo sguardo, mirare lontano. Non c' è solo Torino, non ci sono soltanto le Olimpiadi e le beghe di Palazzo Civico. C' è un Movimento diventato primo partito in Italia e che ora reclama il governo del Paese. Il caso Torino rischia di essere una macchia, una patente di inaffidabilità. «Il momento richiede enorme senso di responsabilità».

CHIAMPARINOCHIAMPARINO
È la sortita che favorisce una tregua armata. I parlamentari intervengono per puntellare la giunta di Torino. Mentre i Cinquestelle litigano Chiara Appendino è riunita con i suoi assessori. Avvilita, furibonda. Ma decisa: nessun passo indietro, non se il dissenso emerge così, assumendo le sembianze di un ricatto. I quattro consiglieri ribelli non si fanno rintracciare, alcuni colleghi provano anche a raggiungerli a casa ma niente da fare.
chiara AppendinoCHIARA APPENDINO

Notte tesa, in mattinata il clima non cambia. Appendino dovrebbe presentare la riforma delle tariffe dei mezzi pubblici ma non si fa vedere. Anche lei cerca un contatto con i dissidenti. Un confronto. Quando li raggiunge usa argomenti non molto diversi da quelli spesi da Airola. «Gli avversari non sono in mezzo a noi, sono là fuori», spiega alludendo alle opposizioni che non vedono l' ora di far saltare il banco. Disegna scenari foschi, richiama alla responsabilità: se saltiamo salta la Città, il Comune rischia il dissesto, Gtt (l' azienda di trasporto pubblico locale) ha appena scampato il fallimento ma potrebbe ripiombare nella crisi più profonda. Non si può buttare via tutto così, insiste. Quasi due anni di lavoro.

Il richiamo in minima parte funziona. I quattro si presentano in Consiglio comunale: c' è da votare una delibera urgente, non farlo potrebbe esporre la Città a una richiesta di danni.
malago'MALAGO'

Ma è una tregua, chissà quanto duratura. Finita la votazione, i Cinquestelle si riuniscono con Appendino per discutere di Olimpiadi. Il documento in cui si apre a una candidatura eventuale di Torino viene limato, rafforzando i concetti cari ai Cinquestelle: impatto zero, niente debito. I ribelli, convocati come tutti gli altri, disertano ancora una volta: per loro Torino 2026 è un discorso che semplicemente non esiste. Si sentono rafforzati dal fronte anti Olimpiadi che si allarga: anche i consiglieri regionali Cinquestelle votano compatti contro i Giochi. Tengono duro. Lo scontro sembra solo rinviato.

Fonte: qui

martedì 19 dicembre 2017

PAOLO GIORDANA RIPRENDE IL SUO VECCHIO UFFICIO DI CAPO DI GABINETTO DEL SINDACO DI TORINO, CHIARA APPENDINO


MA NON SI ERA DIMESSO DOPO QUELLE INTERCETTAZIONI IMBARAZZANTI?

Da Valerio Valentini www.corriere.it

Il «Rasputin» di Appendino Il ritorno è un caso «Siamo proprio sicuri che il capo di gabinetto non sia più capo di gabinetto?». Sembra bizzarra, ma la domanda a cui oggi la sindaca di Torino Chiara Appendino dovrà rispondere, è molto seria.

paolo giordanaPAOLO GIORDANA
L' interpellanza presentata dal Pd riguarda l' effettivo ruolo di Paolo Giordana, l' ex braccio destro della prima cittadina. Dimessosi dopo la pubblicazione di un' intercettazione in cui chiedeva al presidente di Gtt, l' azienda pubblica dei trasporti, di togliere una multa a un suo amico, il «Rasputin» della Appendino continua a frequentare il suo vecchio ufficio. Ed è in lizza anche per un aumento di stipendio.

Fonte: qui