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venerdì 1 febbraio 2019
martedì 23 ottobre 2018
TRAGEDIA DI PIAZZA SAN CARLO, OGGI L’UDIENZA PRELIMINARE PER LA SINDACA DI TORINO E ALTRE 14 PERSONE: LE ACCUSE SONO OMICIDIO COLPOSO, LESIONI AGGRAVATE COLPOSE E DISASTRO
IL 3 GIUGNO 2017 IL CAOS SCATENATO DAVANTI AL MAXI-SCHERMO PROVOCÒ LA MORTE DI ERIKA PIOLETTI E 1500 FERITI
Andrea Giambartolomei per Il Fatto Quotidiano
Omicidio colposo, lesioni aggravate colpose e disastro.
A partire da oggi, la sindaca Chiara Appendino e altre quattordici persone dovranno difendersi da queste accuse per evitare il processo. Nei loro confronti la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per gli incidenti avvenuti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, quando di fronte al maxischermo con la finale di Champions League, Juventus-Real Madrid, ondate di panico provocarono più di 1.500 feriti e una vittima, Erika Pioletti, deceduta in ospedale dodici giorni dopo i fatti. Sarà certamente un momento difficile per la sindaca dei Cinque stelle.
TORINO PIAZZA SAN CARLO
Alcuni avvocati delle tantissime persone offese che si costituiranno parte civile nel processo sono pronti a chiedere al giudice di riconoscere il Comune di Torino come responsabile civile: questo significa che, se mai si dovesse arrivare alla condanna di amministratori, funzionari e dipendenti, la Città dovrà risarcire le parti civili e ci sono 396 feriti che hanno sporto querela. Dopodiché, quando il Comune avrà pagato, la procura della Corte dei conti potrà avviare un procedimento per rivalersi sugli amministratori e quindi anche su Appendino.
Su un altro fronte circa cinquecento persone hanno chiesto un indennizzo direttamente alla Città, ma le compagnie assicurative hanno chiesto all' amministrazione di congelare tutte le trattative per i risarcimenti in corso al momento perché ritengono che l' esito del processo sia molto incerto. Una stima attendibile dei risarcimenti ancora non c' è, ma si ipotizzano diversi milioni di euro da pagare.(...)
Fonte: qui
Fonte: qui
CHIARA APPENDINO
TORINO PIAZZA SAN CARLO
TORINO PIAZZA SAN CARLO
TORINO PIAZZA SAN CARLO
TORINO PIAZZA SAN CARLO venerdì 20 luglio 2018
LA SINDACA DI TORINO E ALTRI 14 INDAGATI PER LA TRAGEDIA DI PIAZZA SAN CARLO IN AULA IL 23 OTTOBRE PER L'UDIENZA PRELIMINARE CHE DECIDERÀ SUL LORO EVENTUALE RINVIO A GIUDIZIO: DISASTRO E OMICIDIO COLPOSO I CAPI D'ACCUSA
Federica Cravero per repubblica.it
La sindaca Chiara Appendino, il suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, l’allora questore Angelo Sanna e un'altra dozzina indagati per la tragedia di piazza San Carlo - un morto e 1526 feriti - il 23 ottobre saranno davanti al giudice Maria Francesca Abenavoli per l’inizio dell’udienza preliminare che deciderà del loro eventuale rinvio a giudizio.
È possibile che alla prima udienza alcuni dei legali delle oltre 300 parti civili, chiedano il ricongiungimento del procedimento con un altro fascicolo, al momento ancora in fase di indagini, che vede indagati i giovani rapinatori che, spruzzando tra il pubblico spray urticante per scippare i tifosi, hanno scatenato il panico tra la folla, che ha temuto fosse in corso un attentato.
I pm Vincenzo Pacileo e Antonio Rinaudo (che andrà in pensione dopo un paio di settimane dall’udienza) accusano i 15 imputati del procedimento principale di lesioni, omicidio e disastro colposi per la morte di Erika Pioletti, 38 anni, schiacciata dalla folla impazzita che fuggiva temendo un attentato. Nella calca restarono feriti 1526 tifosi bianconeri che erano accorsi nel salotto di Torino per assistere alla finale di Champions League Juventus-Real Madrid.
Il 4 settembre invece si terrà l’udienza per discutere l’opposizione all’archiviazione delle posizioni - principalmente il prefetto Renato Saccone - che per la procura non hanno responsabilità nella vicenda. Fonte: qui
domenica 15 aprile 2018
GLI INQUIETANTI MESSAGGI DI UNO DEI RAGAZZI CHE SPRUZZÒ SPRAY URTICANTE A PIAZZA SAN CARLO, A TORINO, LA SERA DELLA FINALE DI CHAMPIONS: “ERA UNA MERAVIGLIA...”
PER LA BANDA ERA SOLO UN’OCCASIONE PER FARE RAZZIE - ECCO PERCHE E' MORTA ERIKA PIOLETTI
Federico Genta e Massimiliano Peggio per “la Stampa”
«Boh, ieri sera si faceva a meraviglia per quello che è successo». Che meraviglia spruzzare spray urticante tra la gente pigiata in piazza San Carlo per rapinarla, vederla fuggire, urlare in preda al terrore, calpestarsi, scarnificarsi tra i cocci di bottiglia, perdere scarpe, occhiali, portafogli, oggetti d’oro.
Che meraviglia vedere bambini sui passeggini abbandonati in mezzo al disastro, smarriti nella foga delle ondate di gente senza via di fuga, migliaia di spettatori intrappolati e scossi come acqua in un secchio. Che meraviglia scoprire che Erika Pioletti, 38 anni, di Domodossola, venuta a Torino per amore del fidanzato e non per tifare Juve, è morta dopo giorni di agonia, sopraffatta dalla calca e schiacciata sotto i portici nobili di Torino.
Adesso, leggendo gli atti dell’inchiesta, con intercettazioni e messaggi recuperati da Instagram e Facebook, si scopre che Erika è morta per 60,06 grammi di oro. Nient’altro che tre manciate di collanine pesate su un bilancino, fotografate da Sohaib Bouimadaghen, 20 anni, e inviate il giorno dopo ad un amico per vantarsi.
Perché l’amico, dalla sera del 3 giugno 2017, aveva ricavato solo una felpa della Juventus. Tutto qui. Piazza San Carlo era soltanto un’occasione per fare un bottino. Sono le scarpe Nike, i viaggi in Europa e il nuovo Iphone X le motivazioni che spingono Sohaib detto «Budino» e i suoi amici a depredare gli spettatori con il peperoncino. Lo fanno ai concerti, nelle discoteche.
A Rotterdam, a Berlino, a Parigi. E lo fanno a Torino. Più volte. Anche dopo la finale di Champions League, nonostante una vittima, la valanga di feriti, il clamore e le polemiche per la sicurezza sottovalutata. Le loro imprese sono filmate, fotografate, postate sui social e commentate. Sohaib è un maestro.
Pochi minuti dopo il caos di piazza San Carlo, si riprende con il telefonino a correre in una delle più importanti vie commerciali della città, a pochi metri dall’epicentro della tragedia che ha marchiato per sempre l’anima di Torino.
«Sciade, sciade, sciade» dice lui sorridente, nel suo arabo incerto, perché in fondo è nato a Ciriè, cittadina di provincia. «Acchiappa, acchiappa, acchiappa». Alle spalle rumori di folla, sirene, gente che corre. Nel filmato, Sohaib inquadra anche il suo complice, Aymene Es Sabihi, con addosso una maglia della Juve per mimetizzarsi meglio.
«La loro corsa - scrivono gli investigatori nel fermo - di certo distesa e tranquilla, non è generata da panico o paura; sembra piuttosto essere una presa in giro nei confronti delle altre persone». E di prese in giro ce ne sono altre, scovate qua e là dagli investigatori nelle pagine social di questa gang di predatori, che ruota attorno alle imprese di «Budino», andato a scuola in uno degli istituti tecnici più blasonati della città, dove un tempo si forgiavano i tecnici della Fiat o chi aspirava a diventare artigiano.
Il 4 giugno, Sohaib condivide un messaggio sprezzante pubblicato sulla sua pagina Facebook, quasi compiacendosi nell’avvicinare le tragedie che infiammano il medioriente agli eventi di piazza San Carlo, partendo da una ringhiera di ferro del parcheggio sotterraneo piegata come gomma dalla calca di gente.
«Una ringhiera vi ha messo in ginocchio, avete calpestato bambini e donne per un petardo, ve ne accorgete solo quando vi tocca la pelle, c’è chi si alza senza la propria famiglia, sotto le macerie di una casa distrutta, senza né acqua né cibo, contro le più grandi forze mondiali».
Ma non è stato un petardo a causare il caos. È stato lo spray: la specialità di «Budino» e della sua banda. Nel pomeriggio del giorno della finale, Sohaib e due dei suoi complici incontrano un amico, confidandogli che in serata sarebbero andati in centro per «andare a lavorare» e a «fare serata». A rapinare. E poi leggono i giornali. Fanno commenti sulle indagini, che sembrano muoversi incerte alla ricerca di tracce di spray tra gli oggetti sequestrati quella sera in piazza.
Quella di «Budino» e dei suoi amici è la storia di una scalata criminale. Dopo aver mosso i primi passi facendo piccoli colpi nei centri commerciali, confondendosi con altri gruppi che trovano più efficiente usare il peperoncino al posto dei taglierini per rapinare la gente, piazza San Carlo è la svolta. La spregiudicatezza del gruppo sta nel colpo del 9 luglio, a poco più di un mese dalla finale. Altro spray, altre collanine razziate, altro panico. Ma il peso del rimorso preme. Pochi giorni fa, quando ormai il gruppo avverte la pressione delle indagini, Sohaib chiama un amico. «Sai frate, ho un peso troppo grosso della Juve, te lo giuro non riesco a dormire». Racconta al telefono intercettato che voleva andare dalla polizia e confessare. «Minchia, volevo dire loro che io aveva spruzzato. Sto impazzendo, frate». L’amico ascolta e risponde: «Stai calmo, tranquillo prima che sollevi casini che ti pentirai dopo».
Fonte: qui
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