9 dicembre forconi: OLIMPIADI
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lunedì 2 luglio 2018

PER PUNTELLARE LA GIUNTA APPENDINO, DI MAIO CONVINCE I CONSIGLIERI COMUNALI M5S CHE I GIOCHI INVERNALI DEL 2026 POSSONO DIVENTARE UN’OPPORTUNITÀ: “UN NUOVO APPROCCIO SENZA SPRECHI NE’ CATTEDRALI NEL DESERTO”


Andrea Rossi per “la Stampa”
CHIARA APPENDINO E IL MARITO MARCO LAVATELLICHIARA APPENDINO E IL MARITO MARCO LAVATELLI

Le Olimpiadi invernali del 2026 possono diventare un esempio, il primo, «di un nuovo approccio alla gestione della cosa pubblica: senza sprechi né cattedrali nel deserto». Un modo di agire capace di trasformare ciò che fino a ieri rappresentava il demonio, o comunque uno spauracchio da evitare, in una opportunità di mostrare che un altro mondo è possibile che le cose si possono fare diversamente. Per puntellare la poltrona di Chiara Appendino, la sindaca di Torino entrata in rotta di collisione con la sua maggioranza sul progetto di candidare la città ai Giochi invernali tra otto anni, Luigi Di Maio spolvera tutto l' armamentario del M5S di lotta che vuole essere governo senza smarrire se stesso.

E per convincere i 23 consiglieri comunali, coesi e compatti nel bocciare la proposta iniziale di Appendino al punto da spingerla quasi alle dimissioni qualche giorno fa, di fatto sembra dare sponda al loro contro documento. Lo definisce «condivisibile», ne sposa le parti in cui si parla di consumo di suolo, sostenibilità economica e ambientale, zero debiti e uso responsabile delle risorse pubbliche, una spasmodica attenzione alle regole, lotta alla corruzione e attenzione per tutto quello che verrà dopo in termini di eredità.
APPENDINO DI MAIOAPPENDINO DI MAIO

È l' unico modo per provare a ricomporre il dissenso e far decollare la candidatura di Torino dopo la frattura fra sindaca e i suoi. «Se si vuole considerare come investimento una spesa che lascia un pesante debito e che non ottiene i risultati sperati in termini di occupazione e rilancio, allora lo si può fare considerandolo un investimento sbagliato.

È impossibile in questo momento storico non tenere conto di ciò», gli spiegano i consiglieri motivando il no di pochi giorni fa alla bozza predisposta dalla sindaca. Di Maio si è fiondato a Torino per questa ragione: dopo giorni in cui a Roma si credeva che la fronda interna fosse limitata a pochi barricaderi, è scattato l' allarme: si è capito che il malessere era diffuso e investiva il ruolo stesso della sindaca e il suo modo di gestire i dossier più importanti. Il M5S rischiava di perdere Torino.

APPENDINO DI MAIOAPPENDINO DI MAIO
Serviva una figura di primo piano per ricucire e, come chiesto da entrambe le parti (Appendino e i consiglieri) si è mosso il capo politico in persona. Una vittoria sostanziale per il Movimento, molto meno per la sindaca, perché se Di Maio ha dovuto venire a Torino (già mercoledì era stato sul punto di abbandonare tutti i suoi impegni romani) è perché i vertici hanno capito che Appendino non teneva più la sua maggioranza: serviva una mediazione di altissimo livello.

E allora ecco Di Maio, che arriva in compagnia di Pietro Dettori, l' uomo che Davide Casaleggio ha voluto a Roma per seguire da vicino l' azione del governo. Di Maio che rassicura, impegna il governo sui punti cari ai grillini: niente debiti e attenzione per un evento a impatto basso.
OLIMPIADI INVERNALI TORINOOLIMPIADI INVERNALI TORINO

Così facendo è chiaro che crea un cortocircuito: il capo politico è pur sempre il vicepresidente del Consiglio dei ministri che dovrà decidere tra pochi giorni chi tra Torino, Milano e Cortina ha maggiori possibilità di organizzare i Giochi. Il suo arrivo a Torino di fatto schiera - come già avvenuto nei giorni scorsi con le sortite di altri ministri - il Movimento su una delle contendenti creando potenzialmente un fronte di conflitto con la Lega.

Un problema secondario, in questo momento: ieri la premura di Di Maio era salvare la seconda città per importanza tra quelle governate dal movimento. E - almeno stando alle indiscrezioni filtrate dal vertice ancora in corso - sembra esserci riuscito.

Fonte: qui

mercoledì 21 marzo 2018

RISSA A TORINO, IL VICESINDACO 5 STELLE ATTACCATO DAL COMITATO PER IL NO ALLE OLIMPIADI

IL CIO CHIEDE GARANZIE SUL M5S 

AL CONI SONO CONVINTI CHE MILANO ABBIA PIÙ CHANCE. E INTANTO ZAIA RILANCIA LA CANDIDATURA DELLE DOLOMITI

Lorenzo De Cicco per il Messaggero
MONTANARIMONTANARI

Ma mi fai finire la fraseeee!», strilla il vicesindaco di Chiara Appendino, Guido Montanari, mentre un gruppetto di No-Giochi attacca i Cinquestelle per il ribaltone sulle Olimpiadi: «Siete inaffidabili! Inaffidabili!», la replica, sempre urlata, di un vecchio militante che a quanto pare si sente tradito.

«Pensare che Montanari è stato il capo dei comitati per il no di tante grandi opere, ora si sarà convertito grazie alle olimpiadi», ironizza il capogruppo dem, Stefano Lo Russo. La scena del bisticcio risale all'altro ieri, mentre sugli scranni Consiglio comunale di Torino la maggioranza pentastellata metteva in scena un'altra giravolta ancora, bocciando una mozione del Pd a favore dei giochi invernali del 2026 uguale-uguale a quella approvata dai grillini la settimana passata nel Consiglio metropolitano. Anche di questo ennesimo voltafaccia si è parlato ieri nel vertice a Losanna tra il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il numero uno del Cio, Thomas Bach (erano presenti all'incontro anche i membri italiani del Comitato olimpico internazionale, Franco Carraro e Mario Pescante).
APPENDINOAPPENDINO

IRRITAZIONE DEL LEADER A Malagò, Bach avrebbe chiesto dell'«affidibilità» del M5S, che un anno e mezzo fa affondò il sogno di Roma 2024, e che ora, per bocca di Beppe Grillo e Luigi Di Maio, vede invece nei Giochi «un'opportunità». È soprattutto il capo politico del Movimento a spingere per Torino 2026, tanto da non avere gradito la mossa dell'altro ieri in Consiglio comunale, che la sindaca però ha giudicato inevitabile per nascondere lo strappo dei quattro consiglieri ribelli. Una di loro, Daniela Albano, ha commentato significativamente: «La coerenza è una virtù rara in chi fa politica».

torino 2026TORINO 2026
IL PIANO Il Coni, a vertice concluso, ha fatto sapere che con Bach è stata fatta una «valutazione generale di carattere politico in vista della composizione del futuro governo del Paese». Per il momento Malagò si dice soddisfatto, sottolineando che «il Cio ha apprezzato l'accresciuto interesse che oggi c'è in Italia intorno allo sport e ai Giochi olimpici» e che «in linea di principio non c'è alcuna preclusione verso nessuno». Da parte del Comitato internazionale sarebbe arrivata una prima, ufficiosa, apertura sulla possibilità di concedere una deroga per l'Italia, che in teoria non potrebbe correre per il 2026, dato che già ospiterà a Milano il summit del 2019 che assegnerà l'edizione. Ma è presto per parlarne.

giovanni malagoGIOVANNI MALAGO
Di certo il Cio, prima di mettere mano alla carta olimpica, vorrà valutare la qualità dell'eventuale proposta italiana. In questo quadro, al Coni sono convinti che Milano abbia più chance. Ieri il sindaco Beppe Sala ha detto che la città «ha le carte in regola, ma aspetta il governo» e che «non crede» in un asse con Torino. In realtà esiste l'ipotesi che Milano ceda al capoluogo sabaudo alcune gare (hockey, pattinaggio di velocità, bob). C'è poi la corsa delle Dolomiti, rilanciata ieri dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che vuole essere della partita e la prossima settimana voterà il primo «sì» con la sua giunta regionale. Molto dipenderà da chi sarà al governo: il Cio aspetta una risposta entro la prossima sessione di Buenos Aires a ottobre. Una decisione va presa, entro l'estate.
Lorenzo De Cicco

Fonte: qui

mercoledì 14 marzo 2018

A TORINO IL M5S SI SPACCA: 4 CONSIGLIERI RIBELLI SFIDANO LA APPENDINO E BOICOTTANO IL VERTICE DI MAGGIORANZA SUI GIOCHI INVERNALI DEL 2026

IL SINDACO VA SOTTO MA RESISTE: NESSUN PASSO INDIETRO 

I CONSIGLIERI REGIONALI DEL M5S VOTANO COMPATTI CONTRO LE OLIMPIADI 

ORA CHE FA GRILLO CHE AVEVA APPOGGIATO I GIOCHI?

Maurizio Tropeano per la Stampa

grillo appendinoGRILLO APPENDINO
Tregua sì, pace no. Anzi. Il giorno dopo il grande strappo dentro il Movimento 5 Stelle - spaccato sulla manifestazione di interesse per le Olimpiadi invernali 2026 che la sindaca di Torino vorrebbe avanzare - la tensione non si smorza più di tanto. I quattro consiglieri ribelli, che lunedì si sono dati alla macchia facendo cadere il numero legale in Consiglio comunale e impedendo la votazione di un documento pro-Olimpiadi, si presentano in aula, ma solo per votare una delibera urgente. Puro senso di responsabilità.

Poi se ne vanno disertando il vertice di maggioranza convocato subito dopo il Consiglio comunale per discutere dei Giochi. Se ne riparlerà forse oggi. O domani. Ma il dissenso dei ribelli resta.

Tempo, ci vorrà tempo, perché «come in tutti i matrimoni può accadere che si arrivi a una crisi, una prova di forza.
chiara appendinoCHIARA APPENDINO
Ora stiamo ricucendo e andiamo avanti». Guido Montanari, il vicesindaco di Torino, scende lo scalone di Palazzo Civico dove si è da poco conclusa la votazione per decidere se e come mitigare un insediamento commerciale in uno spazio verde alla periferia di Torino.
La sua proposta che evita il rischio di pagamento di danni erariali è stata approvata con tutti i voti dei Cinquestelle, ribelli compresi.

Le parole del vicesindaco, che molti considerano il punto di riferimento dell' ala ortodossa, raccontano del difficile lavoro di recupero di una frattura che ieri si è ricomposta ma in modo superficiale. «Come in tutti i matrimoni, capita di litigare», butta lì Montanari, uno di quelli che si sta adoperando per sanare la ferita.

torino 2026TORINO 2026
Adesso resta da capire se dentro il gruppo M5S si possa prefigurare la nascita di una minoranza interna vicina alle posizioni movimentiste. Ieri sera i quattro consiglieri non hanno partecipato alla riunione con la sindaca in cui Appendino ha illustrato per sommi capi il documento che oggi porterà in Città metropolitana, modificato per rafforzare quei concetti cari all' universo Cinquestelle, ad esempio la necessità di realizzare un evento dove il contributo pubblico è ridotto al minimo e la maggior parte delle risorse sono a carico dei privati.

Una evidente mano tesa ai dissidenti, come lo è la decisione di non inviare già oggi la lettera al Coni in cui si annuncia l' interesse per i Giochi del 2026. La sindaca ha deciso di non forzare la mano. Vuole il massimo consenso possibile anche se è determinata da andare avanti comunque. E questo nonostante le resistenze piuttosto diffuse dentro il Movimento, annidate nell' ala movimentista, in cui nemmeno Beppe Grillo ha fatto breccia.

Ieri il Consiglio regionale ha votato un documento, ispirato dal presidente Sergio Chiamparino, che punta a sostenere la candidatura di Torino 2026.
APPENDINO JUVEAPPENDINO JUVE
I consiglieri regionali Cinquestelle non hanno partecipato al voto: «Appendino porta avanti una certa linea anche per senso di responsabilità ma noi non siamo tenuti a tenerla, non governiamo in Regione», spiega la capogruppo Francesca Frediani, valsusina e ultrà No Tav.


IL GIORNO PIU’ LUNGO DELLA SINDACA
Andrea Rossi per la Stampa

C' è un attimo in cui la poltrona di Chiara Appendino vacilla.

Succede quando alcuni attivisti storici del Movimento 5 Stelle propongono l' espulsione dei quattro ribelli e ne chiedono le dimissioni da consiglieri comunali. Guidano l' offensiva - tra gli altri - due storici militanti torinesi. Uno si chiama Franco Vilardo, fa parte della cellula dei fondatori, quelli che ancora si chiamavano «amici di Beppe Grillo».

torino 2006TORINO 2006
È anche il compagno di Chiara Giacosa, la capogruppo del Movimento in Comune. Il secondo è uno dei più autorevoli e ascoltati consiglieri comunali. «È una vigliaccata politica», si sfoga Roberto Malanca. «Se questi signori hanno la schiena dritta traggano con coerenza le doverose conseguenze della loro irresponsabilità nei confronti dei cittadini, degli elettori e del Movimento tutto, non solo quello torinese».

Si rischia la ferita insanabile. Cacciarli significherebbe ritrovarsi quattro consiglieri all' opposizione in un amen, perdere la maggioranza, cadere. Chiederne le dimissioni è come dare a loro la scelta: ve ne andate solo voi o ce ne andiamo tutti? È in quel momento che Appendino vacilla. Non riesce più a tenere i suoi consiglieri: i ribelli, che hanno staccato i telefoni e sono scomparsi; e i 19 che le restano fedeli, furibondi con i loro colleghi al punto da meditare ritorsioni.

CHIARA APPENDINO JUVENTUSCHIARA APPENDINO JUVENTUS
È a quel punto che entrano in scena i pesi massimi del Movimento. Si muovono i parlamentari, quelli che esercitano da tempo un profondo ascendente sulla base e sugli eletti. Prima Laura Castelli, deputata, fedelissima di Luigi Di Maio. Poi Alberto Airola, senatore, amatissimo dagli attivisti. «Ragazzi, siamo impazziti?», scrive agli attivisti torinesi. «Qui bisogna ragionare e trovare un accordo, non si sfascia tutto così». Invita tutti ad allargare lo sguardo, mirare lontano. Non c' è solo Torino, non ci sono soltanto le Olimpiadi e le beghe di Palazzo Civico. C' è un Movimento diventato primo partito in Italia e che ora reclama il governo del Paese. Il caso Torino rischia di essere una macchia, una patente di inaffidabilità. «Il momento richiede enorme senso di responsabilità».

CHIAMPARINOCHIAMPARINO
È la sortita che favorisce una tregua armata. I parlamentari intervengono per puntellare la giunta di Torino. Mentre i Cinquestelle litigano Chiara Appendino è riunita con i suoi assessori. Avvilita, furibonda. Ma decisa: nessun passo indietro, non se il dissenso emerge così, assumendo le sembianze di un ricatto. I quattro consiglieri ribelli non si fanno rintracciare, alcuni colleghi provano anche a raggiungerli a casa ma niente da fare.
chiara AppendinoCHIARA APPENDINO

Notte tesa, in mattinata il clima non cambia. Appendino dovrebbe presentare la riforma delle tariffe dei mezzi pubblici ma non si fa vedere. Anche lei cerca un contatto con i dissidenti. Un confronto. Quando li raggiunge usa argomenti non molto diversi da quelli spesi da Airola. «Gli avversari non sono in mezzo a noi, sono là fuori», spiega alludendo alle opposizioni che non vedono l' ora di far saltare il banco. Disegna scenari foschi, richiama alla responsabilità: se saltiamo salta la Città, il Comune rischia il dissesto, Gtt (l' azienda di trasporto pubblico locale) ha appena scampato il fallimento ma potrebbe ripiombare nella crisi più profonda. Non si può buttare via tutto così, insiste. Quasi due anni di lavoro.

Il richiamo in minima parte funziona. I quattro si presentano in Consiglio comunale: c' è da votare una delibera urgente, non farlo potrebbe esporre la Città a una richiesta di danni.
malago'MALAGO'

Ma è una tregua, chissà quanto duratura. Finita la votazione, i Cinquestelle si riuniscono con Appendino per discutere di Olimpiadi. Il documento in cui si apre a una candidatura eventuale di Torino viene limato, rafforzando i concetti cari ai Cinquestelle: impatto zero, niente debito. I ribelli, convocati come tutti gli altri, disertano ancora una volta: per loro Torino 2026 è un discorso che semplicemente non esiste. Si sentono rafforzati dal fronte anti Olimpiadi che si allarga: anche i consiglieri regionali Cinquestelle votano compatti contro i Giochi. Tengono duro. Lo scontro sembra solo rinviato.

Fonte: qui

martedì 13 marzo 2018

IN CONSIGLIO COMUNALE A TORINO, I CINQUESTELLE SI SPACCANO PER FAR NAUFRAGARE LA MOZIONE DEL PD PER LE OLIMPIADI INVERNALI 2026

E’ UN “VAFFA” A BEPPE GRILLO CHE AVEVA LANCIATO IL SUO ENDORSEMENT ALL'IDEA DI CANDIDARE TORINO DUE ANNI DOPO IL ‘NO’ AI GIOCHI DI ROMA 2024
Andrea Rossi per www.lastampa.it

grillo appendinoGRILLO APPENDINO
La mozione pro olimpiadi in Comune s’infrange sul numero legale. Per la prima volta da quando il Movimento 5 Stelle governa Palazzo Civico, il Consiglio comunale viene sospeso sul nascere perché mancano i numeri: solo in 20 rispondono alla chiamata su 41 (sindaca compresa) con il presidente della Sala Rossa Fabio Versaci costretto a interrompere la seduta. 

Va a segno la mossa delle opposizioni, guidate dal Pd, utile a mettere in luce le molte (e insolite) assenze nella solitamente compatta e presentissima pattuglia Cinquestelle, e certamente dovute all’ordine del giorno dei lavori: la mozione a favore dei Giochi invernali 2026 presentata da Mimmo Carretta del Pd. Atto che mette in difficoltà il Movimento, in cui la svolta favorita dall’intervento di Beppe Grillo continua a lasciare molti scontenti e contrari. 
GRILLO APPENDINOGRILLO APPENDINO

Il banco di prova della capacità dei Cinquestelle di reggere l’urto olimpico era la mozione in Sala Rossa. Prova fallita, perché i “duri” hanno voluto far risaltare il loro dissenso non presentatori in Comune. Damiano Carretto, Daniela Albano e Viviana Ferrero hanno giustificato l’assenza; Marina Pollicino ha marcato visita.

RAGGI E APPENDINO SU FACEBOOKRAGGI E APPENDINO SU FACEBOOK
A questo punto il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo ha chiesto la verifica del numero legale: le opposizioni - più Deborah Montalbano, fermamente anti olimpiadi, appena uscita dal Movimento e passata al gruppo misto - si sono fatte da parte e la maggioranza grillina non aveva i numeri. Morale: Consiglio saltato e Cinquestelle in pieno psicodramma a cinque cerchi.

Fonte: qui


NON BASTA L’OK DI GRILLO, I RIBELLI M5S BLOCCANO APPENDINO MA LEI INSISTE: “TORINO SARÀ CANDIDATA PER OSPITARE LE OLIMPIADI INVERNALI DEL 2026” 

IN COMUNE MANCA LA MAGGIORANZA. E IL PD... 

IL RISCHIO DI RESTARE SCHIACCIATI DA MILANO E DA IERI ANCHE DALLE DOLOMITI

Gabriele Guccione per il Corriere della Sera

«Ce ne andiamo a casa». Va letto senz' altro fuor di metafora, lo sfogo di un autorevole consigliere cinquestelle, ieri, mentre si allontanava crucciato dal suo scranno tra i velluti rossi dell' aula del Consiglio comunale.

Per pochi istanti, però, il dubbio sulla tenuta e il futuro del M5S torinese ha sfiorato i fedelissimi della sindaca Chiara Appendino, più che la rabbia e l' amarezza per una giornata che tutti, a Palazzo Civico, vorrebbero dimenticare. L' idea di un ritorno delle Olimpiadi sotto la Mole, vent' anni dopo i fasti del 2006, spacca la maggioranza Cinque Stelle. E fa precipitare in una crisi politica la prima cittadina di Torino, che a differenza dell' altra sindaca grillina Virginia Raggi crede nel sogno a cinque cerchi per dare alla città una prospettiva di rilancio.

grillo appendinoGRILLO APPENDINO
In quattro non si sono presentati in Sala Rossa, ieri pomeriggio, nel giorno della discussione sulla candidatura ai Giochi invernali del 2026. I loro nomi sono quelli dei duri e puri di sempre, quelli che ancor prima di entrare vincitori in municipio credevano nella lotta No Tav, una battaglia che durante l' epopea della Torino a cinque cerchi si è spesso saldata allo slogan «No Olimpiadi». Daniela Albano, Damiano Carretto, Viviana Ferrero e Marina Pollicino non si sono fatti vedere in aula. E la verifica delle presenze, chiesta dal capogruppo del Pd, Stefano Lo Russo, ha svelato una frattura sotto gli occhi di tutti, da quando l' ipotesi di una candidatura aveva cominciato a prendere piede tra i Cinque Stelle lo scorso autunno.

torino 2006TORINO 2006
Non è bastata neppure la telefonata con il via libera in vivavoce di Beppe Grillo, venerdì sera, a mettere tutti d' accordo sul fatto che, come pensa anche la sindaca, le Olimpiadi siano una «grande occasione». E però Appendino sembra voler tirare dritto per la sua strada, comunque. Conta di far leva sul voto del Consiglio della Città metropolitana, di cui è sindaca, e dove il Movimento è in minoranza. E annuncia per domani: «Scriverò al Coni per manifestare l' interesse della città» a ospitare i Giochi.

ZAIAZAIA
In ballo c' è il rischio di restare schiacciati da Milano, ormai pronta a formalizzare la propria candidatura. E da ieri anche dalle Dolomiti, dopo che il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, ha annunciato quella che, a questo punto, sarebbe la terza candidatura italiana per i Giochi del 2026. La sindaca di Torino non intende restare al palo e vuole dare prova della capacità di governo dei Cinque Stelle, smentendo la nomea che li vorrebbe contrari a tutto e sempre.

«Possiamo dimostrare - tiene a dire - che con una buona gestione gli spazi utilizzati per i Giochi potranno diventare un luogo di sport per tutti. E che gli investimenti per l' evento possono guardare a vent' anni e non a venti giorni». Per questo Appendino domani scriverà al Coni, «il solo che può scrivere al Cio», puntualizza il suo presidente, Giovanni Malagò, ancora scottato dal no dei Cinque Stelle sulla candidatura di Roma.

Ma la corsa alle Olimpiadi del 2026 infervora i partiti, alle prese con il rebus del futuro governo. E diventa uno dei temi su cui misurare divisioni e possibili alleanze. La Lega prova a tendere una mano alla sindaca, assicurando la propria presenza in aula, ma non è sufficiente. Il Pd vuole vedere fino a che punto regge la maggioranza e dopo la caduta avanza l' indecente proposta: «Se Appendino non ce la fa da sola, allora ce lo faccia sapere, e i voti per far passare le Olimpiadi glieli daremo noi».

Fonte: qui

mercoledì 17 gennaio 2018

LE DUE COREE SFILERANNO INSIEME ALLA CERIMONIA D'APERTURA DELLE OLIMPIADI INVERNALI, I DUE PAESI DARANNO VITA A UN'UNICA SQUADRA DI HOCKEY FEMMINILE

Corea Nord e Corea SudCOREA NORD E COREA SUD

Lo sport riesce a unire e potrebbe essere uno strumento utile a sciogliere le tensioni internazionali. Le due Coree sfileranno insieme sotto la bandiera della Corea unita alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, fissata per il 9 febbraio.

Si tratta di uno degli accordi raggiunti, in base a una nota congiunta, nell'incontro che si è svolto oggi a Panmunjom, villaggio vicino al confine segnato dal trentottesimo parallelo. La delegazione nordcoreana sarà composta da 550 membri, tra cui 230 cheerleader, 30 atleti di taekwondo e 150 atleti paralimpici. Lunedì era stato trovato l'accordo sull'invio di un'orchestra composta da 140 musicisti che si esibirà a Seul e in un'altra località interessata dalle gare, Gangneung, a 240 chilometri dalla capitale..

La squadra nordcoreana entrerà nei territori di Seul via terra, passando dall'area industriale di Kaesong, chiusa dal febbraio 2016. L'arrivo via mare sarebbe infatti una violazione delle sanzioni multilaterali a cui è soggetto il regime di Kim Jong-un.

Corea Nord e Corea SudCOREA NORD E COREA SUD
Non soltanto: i due Paesi daranno vita a una squadra unica di hockey su ghiaccio femminile. Una decisione che va contro il volere di Sarah Murray, l'allenatrice della squadra della Corea del Sud, che ieri si è detta contraria alla fusione: "Non voglio mettere a rischio la chimica della squadra e rinunciare ad alcune colonne della squadra". A suo dire, infatti, il livello tecnico della squadra si abbasserebbe: "Le nostre giocatrici hanno guadagnato la loro occasione e credo meritino di andare alle Olimpiadi. Il talento delle ragazze del Nord non è sufficiente per fare la differenza".   

Dopo l'accordo tra i due Paesi, dovrà arrivare il via libero del Comitato olimpico internazionale. L'incontro tra l'organizzazione dei Giochi e una delelgazione delle due Coree è previsto per sabato prossimo, 20 gennaio, a Losanna. La riunione sarà presieduta dal presidente del Cio, Thomas Bach.

Sarà l'occasione
Corea Nord e Corea SudCOREA NORD E COREA SUD
per decidere le modalità di partecipazione alle Olimpiadi invernali degli atleti e dei funzionari nordcoreani, dal momento che i termini per l'iscrizione sono gi scaduti. Saranno quindi affrontate le questioni legate al protocollo relative a inno, bandiera, cerimoniale e divise.

Fonte: qui

OLIMPIADI INVERNALI COREAOLIMPIADI INVERNALI COREA

venerdì 27 ottobre 2017

KIM JONG UN CONTINUA A FAR TREMARE IL CIO PER LE OLIMPIADI INVERNALI DI FEBBRAIO IN COREA DEL SUD

PRONTI PIANI DI EVACUAZIONE DEGLI ATLETI E AL VAGLIO ANCHE UN POSSIBILE PROGETTO ALTERNATIVO A “PYEONGCHANG 2018” 

INTANTO FRANCIA E CANADA HANNO DATO LIBERTÀ DI SCELTA AGLI ATLETI SE PARTECIPARE O MENO
Marco Letizia per Corriere.it

OLIMPIADI INVERNALI 2018OLIMPIADI INVERNALI 2018
E’ allarme Olimpiadi. Parliamo di quelle invernali che si dovrebbero disputare dal 9 al 25 febbraio 2018 a Pyeongchang in Corea del Sud. Un luogo situato a 65 km in linea d’aria dalla zona demilitarizzata, che divide la penisola coreana in due, e che rischia di diventare nei prossimi mesi uno dei luoghi più «caldi» del pianeta se l’attrito tra Corea del Nord e Stati Uniti portasse ad una guerra.

Proprio per questo federazioni olimpiche e lo stesso Cio stanno portando avanti iniziative straordinarie che contemplano aspetti che vanno dall’assenza degli atleti allo spostamento dei Giochi Olimpici.

missile intercontinentale nordcoreano luglio 2017MISSILE INTERCONTINENTALE NORDCOREANO LUGLIO 2017
L’ultima in ordine di tempo la rivela oggi il «Guardian» che spiega come la Gran Bretagna abbia pronto un piano di evacuazione degli atleti dal complesso olimpico nell’immediatezza o durante le gare, non soltanto in caso di scoppio di guerra ma anche di un’escalation della tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti.

In precedenza Canada e Francia avevano reso noto come ai loro atleti fosse stata data la possibilità di scegliere se andare o meno ai Giochi, mentre il Cio sabato terrà una riunione a Losanna in cui si dovrà discutere anche di un possibile piano B per i Giochi.

kim jong un osserva il missile intercontinentale nordcoreano luglio 2017KIM JONG UN OSSERVA IL MISSILE INTERCONTINENTALE NORDCOREANO LUGLIO 2017




Ma al momento trovare un’altra sede sembra un’estrema ratio che tra l’altro non potrebbe essere praticabile (all’orizzonte non sembrano esserci sedi pronte a sostituire in toto la Corea del Sud). E anche per spalmare le gare su più Paesi richiede una decisione.

Fonte: qui

mercoledì 15 giugno 2016

OLIMPIADI, NO GRAZIE

malago-e-montezemolo-renzi-639822TRAVAGLIO: “PER GARANTIRE UNA GESTIONE OCULATA DEI FONDI PER LE OLIMPIADI A ROMA, HANNO SCELTO I SIMBOLI DELL'EFFICIENZA E DEL RISPARMIO:

MONTEZEMOLO, CELEBRE I MONDIALI DI CALCIO ITALIA ‘90 CON SPESE LIEVITATE DELL’85%,

E MALAGÒ, CHE SI È GUADAGNATO LA MEDESIMA FAMA CON I MONDIALI DI NUOTO 2009”

“Il governo Monti almeno una l'aveva azzeccata: ritirò la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020. Poi arrivò Renzi e ripropose il modello panem et circenses, anzi solo circenses: il panem se lo strapperanno di bocca i romani per pagare più tasse comunali e ripianare i buchi dell' Evento”

Stralcio dell'articolo di Marco Travaglio per il “Fatto Quotidiano”
Siccome Roma ha un debito fra i 12 e i 15 miliardi (la cifra esatta è il quarto segreto di Fatima) e non riesce neppure a finanziare i lavori per la Metro C iniziati nella notte dei tempi, i partiti che si sono mangiati la Capitale per vent'anni hanno avuto un'idea geniale: candidarla alle Olimpiadi 2024, una cosettina da niente che dovrebbe costare fra i 5 e i 10 miliardi (ma siamo in Italia e non poniamo limiti alla lievitazione).
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700 milioni spesi per il palazzetto di Calatrava con le vele a pinna a Tor Vergata
Più che altro lo fanno per portare fortuna sia a Roma, sia all' Italia: Atene, per dire, non fece in tempo a organizzare i Giochi del 2000 che la Grecia era già colata a picco per non risollevarsi mai più. E chi poteva venire dopo Atene, a parte Parigi e Los Angeles che se la passano un filino meglio? Roma, naturalmente.
montezemolo renzi
MONTEZEMOLO RENZI
Per garantire una gestione oculata dei fondi, si son scelti due simboli dell' efficienza e del risparmio nei grandi eventi sportivi: Luca Cordero di Montezemolo, già celebre per la perfetta efficienza dei Mondiali di calcio Italia 90 (spese lievitate dell' 85%, tant' è che i famigerati stadi, nel frattempo estinti o sbriciolati, abbiamo finito di pagarli con l' ultima rata del mutuo nel dicembre scorso, nel giro di appena 25 anni); e Giovanni Malagò, che si è guadagnato sul campo, anzi sull' acqua, la medesima fama con i Mondiali di Nuoto 2009 (700 milioni per il palazzetto di Calatrava con le vele a pinna a Tor Vergata, piscine di dimensioni sbagliate e/o sequestrate, cattedrali nel deserto in preda ai tossici e alle sterpaglie e buchi di bilancio, ovviamente furono colpa di molti).
montezemolo renzi
MONTEZEMOLO RENZI
Per questi e altri motivi, il governo Monti almeno una l'aveva azzeccata: ritirò immantinente la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020. Poi arrivò Renzi e ripropose il modello panem et circenses, anzi solo circenses: il panem se lo strapperanno di bocca i romani per pagare più tasse comunali e ripianare i buchi dell' Evento, nella malaugurata eventualità che venga assegnato alla loro città.
MALAGO MONTEZEMOLO RENZI
MALAGO MONTEZEMOLO RENZI
Gli economisti la definiscono "maledizione del vincitore" e non è un' esclusiva italiana: tutte le Olimpiadi dell'ultimo cinquantennio vengono annunciate come eventi benefici e balsamici per la città ospitante, con preventivi miracolosamente attivi, e regolarmente si concludono - dopo ben 15 giorni di feste e tricchetracche - con enormi sbilanci per comuni e governi, cioè con giganteschi cetrioli infilati nelle terga dei cittadini. Insomma: le Olimpiadi le vince chi le perde e le perde chi le vince. Per fortuna ci sono i Radicali, che hanno proposto un referendum tra i cittadini romani, cioè fra i destinatari dell' immancabile cetriolo. [....]




Fonte: qui