9 dicembre forconi

martedì 9 aprile 2019

DOPO I PASTORI SARDI, ESPLODE LA RIVOLTA DEGLI AGRICOLTORI PUGLIESI: “DA NOI LE CLEMENTINE VENGONO ACQUISTATE A 15 CENTESIMI AL CHILO, AL NORD A 3 EURO. È UNA FOLLIA”

IMPORTAZIONI SELVAGGE E BASSA QUALITÀ: IN PUGLIA RACCOGLIERE LA FRUTTA NON CONVIENE PIÙ. GLI AGRUMI VENGONO LASCIATI MARCIRE. A RISCHIO UN INTERO COMPARTO
Valeria D’Autilia per www.lastampa.it

PUGLIA AGRUMIPUGLIA AGRUMI
Gli agricoltori pugliesi come i pastori sardi. Crollo dei prezzi, importazioni selvagge, prodotti di qualità ma ormai senza mercato: nelle campagne la situazione è disperata. E i gesti sono estremi: alberi eradicati, frutti non raccolti e lasciati marcire.
Tanti si arrendono. «Così non si può andare avanti», dice Michele Gravina. È un coltivatore diretto della provincia di Taranto, prima di lui il padre e il nonno. Ha cinque ettari, alcune piante arrivano a produrre anche un quintale di clementine a stagione. Ma sono tutte lì, a terra o sui rami. «Ci avrei rimesso.

Il prezzo di vendita, circa 20 centesimi al chilo, è talmente basso da non coprire neppure le spese di raccolta. Per rientrare nei costi, dovrebbe essere almeno 50 centesimi, ma da queste parti è impossibile. Lavorare così non è dignitoso». A rischio un intero comparto, famiglie che da generazioni vivono dei prodotti della terra. Paolo Morgese, in queste campagne di Massafra, ha sei ettari. Per molto tempo sono stati fonte di reddito, poi le cose sono cambiate.

«L' unica soluzione è stata abbattere gli alberi più grandi. Meglio avere il terreno vuoto che continuare. Erano il mio quotidiano: li aveva piantati mio padre negli anni '60, con l' aratro a cavallo.

Fa male». Un mestiere fatto di sacrifici e rinunce, scandito dalla natura. Le ferie non esistono.

PUGLIA TRATTORIPUGLIA TRATTORI
Quest' anno, perso oltre il 60% di agrumi: 1,5 milioni di quintali invenduti. I prezzi sono ridotti ai minimi storici: 35 centesimi per il prodotto già raccolto e 15, o addirittura 5, per l' acquisto in blocco. Crescono invece gli approvvigionamenti da Africa e Sud America: in soli due mesi, il Marocco ha esportato 170mila tonnellate di clementine. «La produzione magrebina- denuncia Coldiretti- raggiunge prima la Spagna dove viene lavorata e, una settimana dopo, il nostro Paese. Applicano un' etichetta spagnola e la spacciano come comunitaria». Oltre l' aspetto economico-occupazionale, a rischio la salute dei consumatori: Egitto e Marocco utilizzano sostanze chimiche che, in Italia, sono vietate da decenni.

Nicola Cassano, con i suoi quarant' anni, non sa che fare. Il suo appezzamento al momento è in uno stato di semiabbandono. «Come i pastori sardi, anche noi siamo arrivati al limite. Siamo scoraggiati: sino a poco tempo fa lavoravano con me dieci persone, ora siamo in quattro.
Sarò il primo a dire ai miei figli di prendere un' altra strada ».

PUGLIA AGRUMIPUGLIA AGRUMI
Più controlli e un piano Chiedono un piano agrumicolo straordinario, più controlli all' Unione Europea e un sostegno al reddito. «Stanno distruggendo il made in Italy e l' Italia non ha capito che deve tutelare se stessa». A parlare è Floriano Convertino. La sua azienda è a marchio Igp, venticinque famiglie dipendono da lui. «Ho raccolto tra settembre e ottobre e per questo ho risentito un po' meno della crisi- racconta- eppure ho eliminato duemila alberi». Fare qualità significa mantenere uno standard elevato, nonostante le difficoltà. Gli operai guadagnano dai 50 agli 80 euro al giorno. In queste condizioni impossibile competere con la concorrenza sleale. «In Europa stanno entrando frutti con foglia senza controlli fitosanitari, con possibili virus invasivi». Problemi ai quali si aggiungono i danni per i cambiamenti climatici.

Nel vicino comune di Palagiano, anche Vincenzo Stellaccio ha distrutto un agrumeto. «L' ho fatto per protesta, stiamo subendo una mattanza e nessuno sembra occuparsene. È una sconfitta per tutti.

Eppure le clementine del Golfo di Taranto hanno marchio Igp, ma non hanno dato i risultati sperati». Sul presente, tante incertezze. Di futuro, manco a parlarne. Meglio tagliare gli alberi e farne legna. Anche in questo caso, però, introiti pari a zero e si torna al baratto: i tronchi vengono ceduti gratuitamente alle stesse aziende che li eradicano.
AGRUMIAGRUMI
Per il presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo, «un quadro disperato, gli agricoltori hanno finito anche le ultime risorse». Il segno meno, impietoso, si registra dal 2013. «Ora abbiamo toccato il fondo».

Il dossier in Regione Inutile tentare un altro investimento per portare avanti la coltivazione. Meno di vent' anni fa, si vendeva a 60 centesimi. «Con una produzione di 300 quintali per ettaro, tiravi fuori oltre 15mila euro che compensavano i costi di produzione, di raccolta e lasciavano un profitto. Adesso non recuperi neanche le spese».

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In Regione presentato un dossier sulla crisi: dal governatore Michele Emiliano l' impegno per un sostegno ai produttori. Solo nella provincia jonica si producono 1,9 milioni di quintali di agrumi, nel foggiano 103mila tra arance e limoni. La storia di queste imprese inizia negli anni '70, adesso sono al collasso. Floriano ancora non riesce a crederci. «Da noi le clementine vengono acquistate a 15 centesimi al chilo, al nord a 3 euro. Qui stiamo buttando la frutta e da altre parti si consuma all' etto. È una follia».

Fonte: qui

MACRON: “PRIVATIZZO QUIA ABSURDUM”

Se volete vedere un ritorno al Medio Evo, guardate  le privatizzazioni di Macron:  vuol dare in concessione ai privati non solo le autostrade (l’ha già fatto) ma le  strade secondarie  di tutta la Francia.  Lo ha scoperto France Inter, rivelando parti dell’accordo segreto  sulla cessione delle autostrade   – segreto !  – firmato nel 2015 tra lo Stato  e i concessionari.   Nella pratica, firmato da Emmanuel Macron e Segolène Royal, allora rispettivamente ministri dell’Economia e  dell’Ecologia (sic) sotto  la  presidenza Hollande.  E’ il documento –  che ora il Consiglio di Stato sta ordinando al governo di rivelare  –  in cui  i due ministri autorizzavano i concessionari ad aumentare annualmente i pedaggi fino al 2023, in cambio di un congelamento delle tariffe in quel 2015: perché quell’anno c’erano le elezioni, e il partito di Hollande  temeva di perdere  – come infatti è accaduto, tanto che i burattinai (Attali, Rotschild?) hanno dovuto inventare il “movimento nuovo” di Macron per restare al potere.

Privatizzare le strade nazionali.  Come ai tempi di Colbert

Il che la dice  già lunga sulle collusioni fra socialisti privatizzatori e i grandi privati, il cosiddetto  “mercato”.  Ma questo non è  tutto. Nel documento, si ricava che  le grandi società  per azioni che attualmente gestiscono le autostrade, hanno proposto anche la privatizzazione delle strade nazionali, 10 mila chilometri.  Una nota dell’ASFA (Association des Sociétés Francaises d’Autoroutes) dichiara: “Questo modello virtuoso[la privatizzazione delle autostrade] potrebbe essere esteso al  complesso della rete viaria nazionale […]  per continuare a sviluppare e modernizzare le infrastrutture stradali  necessarie alla mobilità sostenibile e allo sviluppo  economico del paese, contribuendo in modo positivo al rilancio economico  […]  Il trasferimento di tutta o parte la rete stradale è di natura tale da provocare un  benefico shock del bilancio pubblico,  alleviano la spese della Stato e rendendo perenne  la  capacità di manutenzione della rete”.

Qui si vede  esposto con comica evidenza  l’argomento a favore delle  privatizzazioni: lo Stato non ha i soldi per  la manutenzione, dunque i privati, generosamente, si accollano la spesa, così il debito pubblico liberato da questo peso, diminuirà. “Ogni volta che lo Stato  deciderà di adeguare la sua rete di strade nazionali e trasformarle in autostrade in concessione, le società risponderanno: presente!”, ha dichiarato, la mano sul cuore, Harnaud Hary, presidente dell’ASFA, in un  empito patriottico.
Ponte a pedaggio  – il bello  del privato
Naturalmente, tanto generoso patriottismo si compenserà mettendo a pedaggio le migliori (più redditizie) strade nazionali; non tutte s’intende, perché ce n’è che non rendono. Quelle saranno lasciate a carico dello Stato. Questo sì che sarebbe il ritorno al Medio Evo:  come già aveva notato il ministro del Re Sole  Jean Baptiste Colbert nel 1664,  le manifatture erano aggravate dal dazi che  ogni città e provincia (indebitatissime) levava sulle merci in transito; pedaggi da pagare su ogni ponte, su ogni canale, su ogni strada per quanto deplorevolmente tenuti;  il dazio di Valence, tuonava Colbert, estrae fino al  5% su ogni merce proveniente dal Meridione;  su ogni passaggio di merci da una provincia l’altra gravano fino a venti balzelli.  Va detto  che nemmeno lui, Colbert, riuscì ridurre i dazi interni ad uno solo; bisognò aspettare la Rivoluzione.

Uno  dei dazi sulla strada che portava a Parigi le aringhe pescate in Normandia.
Che  questo speciale ritorno al Medio Evo sia nei progetti del  governo e partito progressista, lo ha confermato Alain Vidalies, che è stato segretario ai Trasporti sotto il governo Valls. “Vedevo già arrivare  sulla mia scrivanie rapporti dell’alta amministrazione che  mi spiegavano  che il bilancio dello Stato non aveva più i mezzi per la manutenzione della rete stradale nazionale,  mi si domandava di  rifare con le strade nazionali quel che si era fatto per le autostrade”.

Gli aeroporti rendono profitti allo Stato: perché li vende?

Macron  sta  recuperando il tempo perduto   – la Francia,  “statalista” per tradizione  è rimasta un po’  indietro nella privatizzazioni, e sono queste le “riforme”  che l’Unione Europea (ed  Attali) gli chiedono di fare:  e lui esegue con un dogmatismo ideologico  che appare fuori tempo massimo, mentre nel paese l’ideologia  (pseudo) liberista è contestata nella sua razionalità stessa.  Per esempio,   vuole  privatizzare  gli Aeroporti di Parigi (ADP)  l’ente statale che gestisce quasi tutti gli aeroporti di Francia: ma perché,  gli  ha domandato la giornalista Coralie Delaume, visto che gli aeroporti  non solo non sono in perdita, ma  fanno profitti – 130 milioni  – che retrocedono allo Stato?  Stessa  obiezione vale per le due  altre  entità che  Macron vuole privatizzare:  l’ente giochi (Francaise des Jeux)  che allo Stato dà 100 milioni,  e  Engie, il gigante dell’energia  (elettricità e gas), che ne dà 500. Le  vendiamo per dis-indebitare lo Stato, e  per creare un fondo per l’innovazione; contiamo di ricavare  15 miliardi, di cui 5 andranno ad  alleviare il debito pubblico  e 10  per il fondo innovazione: ben investiti, renderanno 250 milioni l’anno…. Il periodico Alternatives Economiqueribatte: 5 miliardi per alleviare un debito pubblico di 2300 miliardi, non è  assurdamente  insignificante? E i  250 milioni che sperate di ricavare investendo 10 miliari…a che scopo vendere  per questa speranza di introito  tre aziende partecipate che vi rendono 700-700 milioni?
(Raccolta di firme contro la cessione degli aeroporti)
L’argomento che lo Stato si alleggerisce da un costo, è perfettamente fallace.   Anche le autostrade del resto, opere pubbliche da tempo ammortizzate, “rendono”,  fanno profitti.  Anzi ci si è accorti che i governi precedenti hanno cominciato a   privatizzarle proprio quando, pagati  gli storici debiti  per la loro  costruzione,  “milioni se non miliardi di dividendi cominciavano ad entrare nelle casse  dello Stato ”, ha spiegato Gilles de Robien, un ex ministro dei trasporti.
Dare in gestione a privati monopoli naturali  (come sono aeroporti ed autostrade)  non ha giustificazione  nemmeno, ovviamente,  nella convenienza di introdurre “la concorrenza  del mercato” che  farebbe, secondo la dogmatica liberista,  diminuire i prezzi  a vantaggio dei consumatori. Forse che un aereo può scegliere fra più aeroporti  in quale gli conviene atterrare? O un automobilista scegliere fra due autostrade in concorrenza?
Anche in Francia infatti, le autostrade rendono ai privati somme scandalose, come da noi ai Benetton. Il gruppo Vinci per esempio realizza con le concessioni il 13,9  per cento  del suo fatturato e il 58,8% dei risultati operativi: ossia le concessioni   rappresentano per il  gruppo (immobiliare) una redditività  9,4 volte superiore a  quelle dei contratti di costruzione classici.
E’ interessante constatare che anche in Francia  il contratto di  concessione autostrade è stato tenuto segreto. Come dovreste ricordare,   anche in Italia quello con cui il governo (D’Alema) cedette a Benetton le autostrade, che Benetton nemmeno acquistò pagando coi soldi suoi  freschi,  ma indebitandosi e subito dopo accollando il debito suo alle Autostrade SpA, come ben spiegato qui:

anche questo contratto, è  stato coperto da Segreto di Stato. Perché, domandavo allora?  Non si può trovare altra spiegazione a  un segreto non-militare,   se non  l’occulta partecipazione ai grassissimi utili (leggi tangenti)?  Qualche procura vuole interessarsene?
Non s’è interessata , in Italia. Vedremo se  i francesi avranno maggior fortuna. Fra le clausole segrete rivelate  là, ce n’è una in cui lo Stato francese si obbliga ad  accordare alle società concessionarie una compensazione, in caso sia varata una nuova tassa  sulle autostrade: compensazione che può tradursi o in un rincaro dei pedaggi, o in un prolungamento delle concessioni.  Ora un militante ecologista che è stato parlamentare, tale Raymond Avrillier, vuole  adire al Consiglio di Stato per fare annullare questo protocollo.  Vedremo come finirà.
Fatto sta che in Francia, almeno, ci sono media importanti e  giornalisti che (contrariamente a quel che avvenne in Italia) si stanno opponendo.   Dimostrando  dati alla mano che le scuse per le privatizzazioni di grandi monopoli pubblici  – efficienza  del gestore privato, concorrenza, alleviamento dei costi pubblici o del debito pubblico, convenienza per i consumatori  – sono falsità  pure e semplici.

“Significa regalare rendite lucrose”

“Privatizzare i servizi pubblici equivale ad accordare  una rendita  lucrosissima a qualcuno, a svantaggio dell’interesse generale, perché la collettività di perde”, dice l’economista gaullista Laurent Herblay.  “Solo una fede religiosa nel “privato”   spiega questa  ostinazione”.
Poiché i dettami di questa  fede religiosa vengono imposti dovunque in Europa,  come necessità  del “mercato”, viene financo il dubbio: e se tutto il sistema  che si chiama “mercato” e “ordoliberismo”, o “Unione Europea”  non avesse altro scopo, alla fine, che consentire ai capitalisti di accaparrasi rendite grasse e sicure,  saccheggiando  le infrastrutture pubbliche costruite nel secolo precedente,  a spese dei cittadini e consumatori, con tanti saluti al loro presunto “appetito  per il rischio” ?  Sembra quasi che i capitalisti non vedano l’ora di deporre i loro “animal spirits”,  la loro sete di “competizione”  nella darwiniana jungla dei mercati liberti e globali,   per trasformarsi in posati rentiers.  Possibile?
Può  contribuire a rispondere alla domanda un’altra domanda: come mai Italia e Francia, oggi così indebitati coi “mercati”, in passato hanno avuto i notevoli fondi necessari per farsi autostrade e reti elettriche e aeroporti? Dove trovavano il denaro? La riposta: lo produceva la banca centrale, comprando i Buoni del Tesoro  eventualmente invenduti.  E’ col denaro creato dal nulla per gli investimenti e il pieno impiego che Italia e Francia hanno avuto i mezzi per  farsi le enormi infrastrutture, come del resto tutti i paesi europei hanno finanziato la ricostruzione del dopoguerra.  Poi è stato decretato  il divorzio fra Tesoro e Banca centrale: noi nel 1981, la Francia un po’ prima.
Il denaro è diventato scarso.  S’è dovuto chiederlo ai mercati. Il debito pubblico  è aumentato . Le privatizzazioni   dei ricchi patrimoni  pubblici sono diventate “necessarie”: ferrovie, aziende elettriche, autostrade…. Che sia tutto architettato per regalare delle rendite ad alcuni amici?    Se questo capitalismo terminale abbia lo scopo ultimo di creare   la casta pseudo-aristocratica di  parassiti  che staccano cedole, come quell’aristocrazia dell’Ancien Régime viveva di emolumenti   e  donazioni regie  a Versailles?

Bruxelles  esige: privatizzate anche le dighe

Frattanto, Bruxelles esige  ancora uno sforzo: la privatizzazione di 150 dighe idroelettriche.  Bruxelles trova che  EDF (Electricité de France), azienda pubblica,   soffre di “eccesso di posizione dominante”, in quanto detiene   sia le centrali nucleari  sia l’idroelettrico. Siccome non ha (per  ora) il coraggio di esigere la vendita a privati delle centrali atomiche, vuole, ordina e comanda  che privatizzi i 150 sbarramenti idroelettrici più importanti, e ceda a privati i ruibinetti della modulazione della fornitura elettrica durante i picchi di consume o penuria idrica.  Qualcosa di analogo alla privatizzazione en indipendenza  della Banca Centrale,   che ha tolto agli Stati  il potere di  modulazione dei flussi monetari  secondo le esigenze dell’occupazione e delle necessità infrastrutturali.  Il mix idroelettrico-nucleare in mano a d un’azienda pubblica ha un senso strategico ed anche economico:  l’elettricità da nucleare è cara (46 euro a  MwH), ed è compensata dall’idroelettrica  a buon prezzo (20-30 euro a MWh).  La privatizzazione  di questa ricorda, per la sua assurdità, l’ordine di Bruxelles di privatizzare le ferrovie  di tutt’Europa  separando la proprietà dei binari da quella dei treni: un assurdo economicamente insostenibile, ma  giustificato dalla fede dogmatica nel “mercato”.
Orbene, Macron – nonostante alle corde il suo progetto  “europeista  franco-tedesco”, alle prese con l’insurrezione del Gilets Gialli, e  lui stesso descritto come sul punto di schiattare  psicoogicamente (burn-out) farà  le privatizzazioni  delle dighe: le prime 150 (le più grandi, òche produvcono una potenza totale pari a tre reattori nucleari) per il 2022.  Entro il 2050  l’intero parco di   2300 dighe idroelettriche.
La prima cosa che faranno i privati sarà quella che hanno fatto con le autostrade: aumentare la bolletta come hanno aumentato i pedaggi. E allora altro che Gilet Gialli.
“Privatizo quia absurdum” – è proprio fede.

C'È UN FUNGO RESISTENTE AI FARMACI CHE STA FACENDO STRAGE NEL MONDO.

E NESSUNO NE HA PARLATO FINORA PER NON ALIMENTARE IL PANICO. LEGGETE DI CORSA L'ARTICOLO DEL ''NEW YORK TIMES'' SULLA CANDIDA AURIS, ''CUGINA'' DI QUELLA GENITALE CHE CONOSCETE TUTTI, COSÌ INCURABILE CHE UN OSPEDALE HA DOVUTO STRAPPARE PAVIMENTO E SOFFITTO PERCHÉ NON RIUSCIVA A DISINFETTARLI. ECCO COME SI CONTRAE, DOVE SI TROVA E QUALI SONO I SINTOMI




DA LEGGERE: L'ARTICOLONE DEL ''NEW YORK TIMES'' SULLA CANDIDA AURIS



DOVE SI TROVA LA CANDIDA AURISDOVE SI TROVA LA CANDIDA AURIS
I progressi dell’ultimo secolo nel campo della medicina hanno completamente cambiato la qualità della vita media in gran parte del mondo: nell’Ottocento c’erano moltissimi tipi di infezioni per cui si poteva morire ancora molto giovani per mancanza di cure disponibili. La diffusione dei vaccini e degli antibiotici ha ribaltato il rapporto che abbiamo con le malattie. Tuttavia il rischio di nuove epidemie esiste e non va trascurato perché anche gli agenti patogeni – virus, batteri e funghi – evolvono e possono diventare resistenti ai farmaci che usiamo per difenderci.

CASI DI CANDIDA AURIS IN AMERICACASI DI CANDIDA AURIS IN AMERICA
Il New York Times ha dedicato un lungo articolo a uno di questi organismi, il fungo Candida auris: lo conosciamo solo da dieci anni e, anche se per ora è pericoloso solo per le persone con un sistema immunitario molto debole, è facilmente trasmissibile perché sopravvive benissimo negli ambienti per cui sono passate le persone infette. Di recente i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), il più importante organo di controllo sulla sanità pubblica americana, l’ha aggiunta alla lista di germi considerati «minacce impellenti».

Per spiegare perché il New York Times fa un esempio abbastanza impressionante. Lo scorso maggio un uomo anziano con un’infezione da Candida auris fu ricoverato all’ospedale Mount Sinai di New York; i medici lo misero in isolamento in una stanza nel reparto di terapia intensiva. Dopo 90 giorni l’uomo morì:

Ma la C. auris no. I rilevamenti fatti nella stanza mostrarono che era dappertutto, così invasiva che l’ospedale ebbe bisogno di un’attrezzatura per le pulizie speciale per liberarsene e dovette anche rimuovere una parte del soffitto e delle piastrelle del pavimento.
tom chiller che dirige la direzione funghi al cdcTOM CHILLER CHE DIRIGE LA DIREZIONE FUNGHI AL CDC

«Tutto era positivo ai test: i muri, il letto, le porte, le tende, i telefoni, il lavandino, la lavagna, i pali per le flebo», ha detto il dottor Scott Lorin, presidente dell’ospedale. «Il materasso, la struttura del letto, le persiane, il soffitto, tutto quello che era nella stanza».

Cos’è la Candida auris
In breve, è un fungo che può causare infezioni pericolose nelle persone se raggiunge il sangue in circolo nel corpo. Per la precisione è un lievito del genere Candida; è lo stesso della Candida albicans, che causa la fastidiosa e diffusa candidosi vaginale sessualmente trasmissibile. Le candidosi sono le infezioni da funghi più diffuse nelle persone in degenza negli ospedali e la C. albicans è la più diffusa. I sintomi della C. auris sono più gravi in confronto: causa febbre, dolori muscolari e affaticamento. Dato che sono sintomi simili a quelli di altre malattie, tra cui l’influenza, non è facile riconoscerla.

royal brompton hospital dove ci fu un focolaio di candida auris nel 2016ROYAL BROMPTON HOSPITAL DOVE CI FU UN FOCOLAIO DI CANDIDA AURIS NEL 2016
La Candida auris è pericolosa non tanto per i suoi sintomi ma perché è resistente alla maggior parte dei farmaci contro le infezioni di funghi: secondo il CDC, più del 90 per cento delle infezioni da C. auris resistono ad almeno uno di questi farmaci (il principale è il fluconazolo); il 30 per cento resiste a due o più. Inoltre resta presente nell’ambiente in cui è stata una persona infetta a meno che non si faccia una disinfezione molto lunga e complessa, come dimostra l’esempio dell’ospedale newyorkese.

È un grosso problema, perché le persone che possono essere infettate più facilmente dalla Candida auris sono quelle con un sistema immunitario debole o indebolito, come gli anziani, i neonati (negli Stati Uniti c’è stato un caso di infezione in un reparto di neonatologia) e le persone malate. È pericolosa per i diabetici e per le persone con disturbi autoimmuni, ad esempio. Quasi la metà dei pazienti che si sono infettati con il fungo è morta entro 90 giorni, secondo i dati dei CDC, anche se non è sempre facile capire quale sia la causa della morte dato che si parla di persone con la salute già compromessa.
johanna rhodes studia la candida aurisJOHANNA RHODES STUDIA LA CANDIDA AURIS

Da dove viene e dove si è diffusa finora
La Candida auris è stata scoperta nel 2009 in Giappone, anche se non è detto che si sia sviluppata lì: non si sa da dove venga, probabilmente si è originata in diversi posti contemporaneamente perché ci sono quattro ceppi geneticamente diversi, così diversi che probabilmente hanno iniziato a differenziarsi migliaia di anni fa. Sembra che solo di recente, e in diversi posti contemporaneamente, siano diventati resistenti agli antimicotici, cioè i farmaci contro i funghi.

Secondo molti ricercatori i ceppi resistenti agli antimicotici di Candida auris potrebbero essersi selezionati nei terreni trattati con gli azoli, gli antimicotici usati in agricoltura per evitare che le piante siano attaccate dai funghi. Usati in eccesso, avrebbero creato un ambiente così ostile ai funghi da far diffondere i pochi resistenti, facendoli prima proliferare e poi spostarsi.

In latino “auris” significa “dell’orecchio”: è stata chiamata così perché era nell’orecchio di una donna di 70 anni. Da allora è stata trovata in molti ospedali e case di cura per anziani di tutto il mondo, in particolare in India, Pakistan e Sudafrica: negli Stati Uniti ci sono stati 587 casi. Fino al 2018, quando il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), che è un’agenzia dell’Unione Europea, ha diffuso una propria valutazione sui rischi legati alla C. auris, c’erano stati casi in sei paesi europei: Austria, Francia, Germania, Norvegia, Regno Unito e Spagna. Tra il 2013 e il 2017 ci sono stati 620 casi nei paesi dello Spazio economico europeo: per la stragrande maggioranza in Spagna e nel Regno Unito.
cdc center for disease controlCDC CENTER FOR DISEASE CONTROL

In Italia finora non se ne è parlato molto perché non ci sono stati casi noti, ma nemmeno negli altri paesi è una malattia molto conosciuta fuori dal mondo dei medici. Un po’ dipende dal fatto che ne sappiamo poco, un po’ dal fatto che gli ospedali e le istituzioni sanitarie che ci hanno avuto a che fare hanno cercato di evitare allarmismi eccessivi, anche per non compromettere la fiducia dei pazienti nei loro confronti.

Perché la C. auris potrebbe essere un grosso problema in futuro
Per ora la Candida auris è pericolosa solo per le persone con un sistema immunitario compromesso, ma gli scienziati temono che senza lo sviluppo di nuovi farmaci potrebbe diventare rischiosa anche per le persone in salute. Il fenomeno peraltro non riguarda solo questa specie, ma anche tanti altri batteri e funghi che hanno sviluppato una resistenza ai farmaci più diffusi.
candida aurisCANDIDA AURIS

Oltre che sviluppare nuove cure quello che si può fare per scongiurare i rischi legati a questi nuovi germi è ridurre il ricorso ad antibiotici e antimicotici: nel 2016 durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si parlò anche di questa strategia, ma da allora le cose non sono molto cambiate.

Secondo uno studio finanziato dal governo britannico, se non saranno introdotte politiche che limitino l’uso di antibiotici e antimicotici (anche negli allevamenti e nell’agricoltura) 10 milioni di persone potrebbero morire per questi nuovi germi nel 2050; per quello stesso anno si prevede che a morire di tumori saranno 8 milioni nel mondo. Fonte: qui

lunedì 8 aprile 2019

CINA: ACCORDO FANTASMA!


Chi ci segue sa cosa pensiamo del prossimo accordo con la Cina, carta straccia, non potrà esserci alcun accordo sostenibile per le due controparti, se una delle due non cede totalmente la propria sovranità commerciale…
Peccato che all’orizzonte non ci sia alcun summit in preparazione…
Ci sono “molti e molti problemi ancora”, ha dichiarato Robert Lighthizer. “Stiamo certamente facendo più progressi di quanto avremmo pensato quando abbiamo iniziato.”
La notizia di un possibile annuncio del vertice ha preso di sorpresa Lighthizer, e i funzionari del settore che seguivano i colloqui.
Il direttore del Consiglio economico nazionale Lawrence Kudlow si è anche opposto alla definizione di una scadenza.
Cӏ sempre qualche volpone che si diverte a distribuire il mangime per polli, poi le volpi entrano in azione.
“I cinesi hanno indicato che Xi non verrà, non c’è alcun vertice all’orizzonte a meno che i dettagli non siano stati elaborati in anticipo”
Nel frattempo vi ho risparmiato la batteria di pessimi dati macroeconomici arrivata dagli USA in settimana, quello che non posso in alcuna maniera risparmiarvi è quello che succede lassù nella Foresta Nera, parlando ieri sera con un imprenditore, la conferma è che l’economia tedesca è in grave affanno, una dinamica che si ripercuote sulle nostre aziende…
Un crollo di oltre il 4 % degli ordinativi all’industria non è proprio una bella notizia.
Giusto per contestualizzare siamo all’interno di una dinamica che si è vista solo durante la grave crisi del 2011/2012 quando l’euro venne seriamente messo in discussione.
E vero che è appena uscita la notizia che la produzione industriale è salita dello 0,7 % e il mese precedente è stato rivisto a zero, ma la dinamica resta quella di una fase di contrazione sensibile.
Poi uno si chiede come fa ad avere un simile surplus, visto che a livello statale gli investimenti sono ZERO e le infrastrutture sono in pessime condizioni…


Good Morning from where public investment is particularly poor as Germany has cultural aversion to debt & constitutional limit, the debt brake. After yrs of underspending on infrastructure, education, digital services and road networks are all in poor condition (via TSL)

114 utenti ne stanno parlando
Oggi usciranno i dati dell’occupazione americana, noi da sempre non crediamo ai dati degli indici ISM, più in generale ad alcuni dati istituzionali. Gli ultimi mesi non sono stati buoni, febbraio addirittura pessimo, ma siamo convinti che hanno nascosto nel cilindro una sorpresa.

Nelle piccole e medie imprese le cose non stanno andando bene…

Vediamo cosa combinano di bello!
Fonte: qui