9 dicembre forconi

martedì 12 febbraio 2019

Tav: analisi costi-benefici inviata a Palazzo Chigi. Costi per 7 miliardi e pochi benefici

L'analisi costi-benefici sulla Tav è arrivata a Palazzo Chigi. Il capo della segretaria del ministero delle Infrastrutture ha consegnato all'attenzione del premier Giuseppe Conte e dei vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini - così viene riferito - lo studio sull'alta velocità Torino-Lione.
Il vertice inizialmente previsto in tarda serata e confermato anche da Matteo Salvini durante Porta a Porta alla fine non c'è stato. Sarà necessario del tempo non solo per permettere alla Lega di studiare il testo ma anche per consentire al Movimento 5 Stelle di mandare giù la batosta elettorale abruzzese e capire come gestire questa nuova fase.
Dunque sono stati consegnati solo i tre plichi contenenti questo studio che ha dato responso negativo, ovvero costi pari a 7 miliardi e pochi benefici. Adesso il testo sarà sottoposto a una decisione politica. E con ogni probabilità, come annunciato già nei giorni scorsi, a questa analisi sarà contrapposta quella realizzata dalla Lega che invece ha dato esito positivo poiché secondo i calcoli del Carroccio se la Tav non si farà saranno spesi 4,1 miliardi per realizzare l'opera transfrontaliera al posto di 2,9.
La relazione, quella ufficiale del professore Ponti, "verrà pubblicata sul sito" del Mit, ha annunciato il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli: "Finalmente, potrà partire un dibattito pubblico talmente importante, a partire dai numeri", sottolinea Toninelli. E si potrà capire "quanto ci costa, quanti sono i benefici. E non si creeranno opinioni su giudizi ma su dati scientifici". La Lega però non ha intenzione di indietreggiare: "Sulla Tav c'è bisogno di finire quello che abbiamo cominciato - sottolinea Salvini - certo non perché ce lo dicono i francesi, ma perché serve agli italiani".
Il no all'opera è tuttavia stato messo per iscritto dall'analisi commissionata dal governo, non resta dunque che una scelta politica da prendere. Intanto scende in campo il premier. "Abbiamo pianificato miliardi di investimenti infrastrutturali nel nostro budget, quindi un potenziale 'no' all'alta velocità non rappresenterebbe un 'no' alle infrastrutture in generale"(???), mette le mani avanti il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Le opposizioni, però, si preparano a dare battaglia. Il parlamentare dem Davide Gariglio ha consegnato oggi alla Corte dei Conti Ue la lettera di Telt, la società italo-francese incaricata di realizzare l'opera, in cui quantificano in oltre 75milioni di euro mensili i danni provocati dal blocco delle gare d'appalto.
Fonte: qui

Tav: finanziamenti e penali, i conti che non tornano nell'analisi costi-benefici 

Nelle 79 pagine dello studio della commissione, spese molto alte e benefici quasi nulli per la scarso peso dato agli effetti del trasferimento delle merci dai tir ai treni. Ecco i nodi più controversi di uno studio che fa discutere in Italia e in Europa. Domani, giovedì, vertice a Bruxelles. 
Le spese: troppa confusione tra soldi italiani, francesi ed europei
Secondo il gruppo Ponti i costi della Tav superano i benefici di una cifra compresa tra i 7 e gli 8 miliardi di euro a seconda dei diversi scenari. In realtà il calcolo si basa sui costi per la costruzione della tratta internazionale che superano i 9 miliardi di euro (9,6 per la precisione). A questi andrebbe aggiunto il miliardo e settecento milioni dei costi della tratta italiana. Ma sono entità non paragonabili. Perché i 9,6 miliardi sono a carico di Italia, Francia e Unione Europea. E il calcolo deriva da un'ipotesi di adeguamento all'inflazione non realistica. Gli 8,6 miliardi di costi previsti nel 2012 sono oggi 8,7 miliardi e non 9,6. Una differenza di un miliardo che da sola farebbe scendere da 7 a 6 miliardi lo sbilanciamento a favore dei costi. Inoltre la parte italiana dei costi sarà di 2,87 miliardi e non di tutti e 6. Alla fine dei conti l'Italia dovrebbe spendere 2,87 più 1,7 miliardi: in tutto 4,6 miliardi di euro.
Le penalizzazioni: prima ammissione e il ministero corregge gli esperti
Per la prima volta i tecnici No Tav riconoscono che un blocco dell'opera comporterà delle penali. Il gruppo Ponti ammette che "i molteplici profili non consentono di determinare in maniera netta i costi" in caso di stop. Ma se si sommano tutte le voci di penali e costi di ripristino si arriva ad un massimo di 4,2 miliardi di euro. Una cifra simile ai 4,6 miliardi che costerebbe all'Italia finire il tunnel di base e realizzare la tratta nazionale. In serata il ministero si è reso conto del rischio che con questi calcoli, per quanto fatti da tecnici contrari all'opera, fosse comunque più conveniente terminarla. Così gli uomini di Toninelli hanno fatto sapere che "c'è un errore marchiano nella determinazione delle penali" che non andrebbero calcolate sull'intera opera ma sui contratti già in essere. Anche così però la realtà non cambia molto: le penali e i costi di ripristino per l'Italia sarebbero in tutto di 3,8 miliardi. Circa 2 di penali e 1,8 per raddoppiare l'attuale galleria del Frejus.
Le tasse e i pedaggi: i minori introiti per Stato e gestori che l'Ue contesta
Secondo l'analisi di Ponti le minori entrate delle accise sui carburanti e i minori incassi per le società autostradali ammonterebbero in tutto a 4,6 miliardi: 1,6 per le accise e 3 miliardi di riduzione degli introiti per i signori delle autostrade. Anche qui si tratta di un calcolo che riguarda i due versanti, quello francese e quello italiano. Dunque non solo quanto perderebbe in termini di tasse sui carburanti e pedaggi autostradali il sistema economico italiano ma anche quello francese. In ogni caso i 4,6 miliardi di euro di accise e pedaggi non vengono accettati né dalla Francia né dall'Europa che li considerano elementi di cui non tenere conto nell'analisi finale costi-benefici. Il calcolo di accise e pedaggi contenuto nell'analisi presentata da Francia e Italia all'Ue nel 2011 era un semplice elemento di scenario e non concorreva in alcun modo alla determinazione di costi e benefici dell'intera opera. 
La sicurezza: la gaffe sul Frejus, investimenti solo con centinaia di morti
Nelle 79 pagine dell'analisi ci sono alcuni passaggi curiosi. Come quello che riguarda le condizioni alle quali sarebbe indispensabile rendere sicura l'attuale linea realizzando la seconda canna della vecchia galleria costruita da Cavour al Frejus. Il costo di quel raddoppio sarebbe di 1,5 miliardi: "Il costo sociale per ogni decesso evitato - si legge a pagina 28 - viene stimato dalla Ue in 1,87 milioni. Un investimento di 1,5 miliardi risulterebbe dunque giustificato solo qualora in termini probabilistici il numero di vittime di potenziali incidenti sulla linea fosse pari a molte centinaia di unità". Fino a poche decine di morti, pare di capire, non è necessario mettere la vecchia linea in sicurezza. Un altro passaggio curioso è quello in cui si calcolano le riduzioni dei tempi di percorrenza tra Milano e Lione in automobile. Pochi minuti. Perché la galleria è ferroviaria. La riduzione dei tempi per i treni sarà di due ore. 
Fonte: qui

lunedì 11 febbraio 2019

Tria: 'L'indipendenza di Bankitalia va difesa. Di Maio: 'Discontinuità'

'Se ci chiedono un parere sul rinnovo del direttorio io dico no'. Salvini: 'Provare a guardare avanti mi sembra il minimo'


Ansa - L'indipendenza di Bankitalia "va difesa. Mi sono già espresso". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, avvicinato dall'ANSA nelle vie del centro di Roma. 
L'indipendenza della Banca d'Italia "è un fatto istituzionale". Lo precisa la portavoce del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, spiegando che "il ministro non ha inteso dichiarare contro nessuno, ma semplicemente ha fatto un'affermazione istituzionale ovvia e persino banale. Le sue parole quindi - ribadisce la portavoce - non sono indirizzate contro nessuno".
Il vicepremier Di Maio intanto continua sulla linea della discontinuità. "Ora che noi come governo veniamo consultati per procedura costituzionale nella nomina del direttorio, se ci chiedono un parere sul rinnovo io dico no: c'è bisogno di discontinuità"  ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio parlando di Consob e Bankitalia al suo arrivo al Micam, alla fiera di Rho-Pero. "Quello che stiamo dicendo sia su Consob sia su Bankitalia - ha osservato - non è un fronte che apriamo ma semplicemente un modo per mantenere una promessa agli italiani". La volontà di cambiare i vertici "non è un attacco a Bankitalia e alla Consob, ma questo governo mette insieme due forze politiche che hanno sempre detto che se esistono centinaia di migliaia di risparmiatori sul lastrico è perché chi doveva controllare non ha controllato".  Quindi, ha proseguito, "quello che stiamo dicendo sia su Consob sia su Bankitalia non è un fronte spero ma semplicemente mantenere una promessa agli italiani, perché le istituzioni che dovevano controllare prodotti finanziari e gli istituti di credito non hanno fatto il loro dovere".
"Su Consob e Banca d'Italia credo che bisogna evitare di fare propaganda. Ricordiamoci che esiste una autonomia della Banca d'Italia come è autonoma la Banca centrale europea. Non bisogna distrarre l'opinione pubblica con slogan ad effetto. Soprattutto quando ci sono problemi di recessione di economia disoccupazione e lo spread che aumenta". Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani a margine delle cerimonie per il Giorno del Ricordo oggi al Monumento della Foiba di Monrupino (a Trieste). "Questo governo trova sempre un nemico per nascondere i problemi esistenti. Vorrei che parlassero di più di lavoro, di disoccupazione di impresa", ha aggiunto, riferendosi alle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini sull'azzeramento dei vertici di Bankitalia e Consob.
"Sono d'accordo con Di Maio. Provare a guardare avanti mi sembra il minimo" ha detto il vicepremier Matteo Salvini a margine della visita al campo profughi di Padriciano in occasione del Giorno del Ricordo, riferendosi alle dichiarazioni di oggi del collega di governo, Luigi Di Maio, in merito alla nomina del direttorio di Bankitalia e Consob ha parlato della necessità di avere discontinuità". "Chi è pagato per vigilare e non vigila deve cambiare", ha ribadito Salvini. "Ci sono mega stipendi e mega dirigenti che dovevano controllare i risparmi degli italiani". "Non mi sembra - ha concluso - siano stati molto efficaci in questa situazione di controllo".

domenica 10 febbraio 2019

Sardegna, protesta pastori non si ferma: “Soluzione o blocchiamo seggi Regionali”.

Sardegna, protesta pastori non si ferma: “Soluzione o blocchiamo seggi Regionali”. Centinaio: “Hanno ragione, ci parlerò”

Il crollo del prezzo del latte ovino e caprino ha spinto gli allevatori a un'altra azione dimostrativa, domenica mattina, nello scalo di Porto Torres. Mentre per gli assalti ai caseifici ci sono 5 denunciati. Alcune coop sospendono la raccolta: "Non c'è sicurezza". 

La protesta dei pastori sardi si espande nei porti dell’isola, mentre arrivano le prime denunce per le manifestazioni che vanno avanti da giorni tra blocchi stradali e azioni vicino ai caseifici industriali. E gli allevatori lanciano un ultimatum: “Si trovi una soluzione o domenica blocchiamo i seggi, non vota nessuno. Fermiamo la democrazia”. Il crollo del prezzo del latte ovino e caprino, scivolato sotto i 60 centesimi al litro, potrebbe quindi spingere i pastori a una nuova azione dimostrativa, ben più eclatante dopo quelle di questa mattina, da Cagliari a Nuoro fino allo scalo di Porto Torres, in provincia di Sassari, dove oltre un centinaio di contestatori ha fermato per ore i tir frigo imbarcati a Genova. Al secondo giorno consecutivo di protesta interviene anche la politica, con Maurizio Martina che dice: “Ora il governo deve occuparsi subito di loro”. E proprio dal ministro delle Politiche Agricole e del Turismo Gian Marco Centinaio arriva la disponibilità a parlare i pastori sardi che “hanno ragione, hanno perfettamente ragione”. Una linea ribadita anche dal suo capo politico, Matteo Salvini: “Io sto con i pastori”. Per la Coldiretti però “non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all’ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori”.
Le reazioni politiche – “Sabato e domenica sarò in Sardegna perché voglio parlare con loro, sapere da loro se quello che decideremo è una cosa che può essere accettata“, ha annunciato il ministro Centinaio. “Non posso pensare che ci siano operatori che vengono pagati così poco e poi il prezzo del latte nei negozi è se non il triplo poco ci manca”, ha concluso, anticipando anche che “per mercoledì era già prevista, indipendentemente dalla protesta, una riunione tra i miei tecnici al ministero, ad hoc sull’argomento”. Per Salvini invece è “urgente dare vita ad una Commissione Unica Nazionale con pastori, produttori e industriali per il latte ovino, con lo Stato (vista l’assenza della Regione) che torna a fare lo Stato e stabilisce un prezzo minimo di contrattazione, anche con una eventuale parte di sovvenzione”. “Nessuno può rimanere indifferente“, scrive su Facebook il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina. “Come abbiamo costruito una soluzione per il latte vaccino negli anni scorsi, ora il governo deve occuparsi subito di loro, convocandoli immediatamente a un tavolo al ministero”, aggiunge il deputato democratico. Che poi avanza due proposte: “La creazione di un Fondo latte ovino da almeno 25 milioni di euro” e “un patto di filiera per il pecorino che parta dai costi di produzione stimati”, conclude l’ex ministro dell’Agricoltura.
Tensione a Porto Torres – In particolare, i pastori hanno fermato un mezzo che trasportava carni suine provenienti dalla Francia e hanno gettato gran parte del carico a terra, chiedendo l’intervento delle autorità sanitarie e denunciando “le pessime condizioni della merce destinata al mercato locale”. La loro azione è stata interrotta dall’intervento dei carabinieri e degli uomini della polizia in assetto anti-sommossa. Momenti di tensione si sono registrati quando il vicequestore Maurizio Terrazzi, dopo aver tentato inutilmente di dialogare con gli autori della protesta, ha ordinato di chiudere il tir preso di mira dai pastori. Mentre attorno alle 9.30 un altro tir era riuscito a sfuggire al loro blocco, allontanandosi dal porto. Dopo aver sfiorato lo scontro con i poliziotti e aver chiesto l’intervento delle autorità sanitarie per denunciare le “pessime condizioni delle carni destinate al mercato isolano”, gli allevatori hanno permesso al camion di lasciare il porto per il centro dell’isola.
Cinque persone denunciate – Intanto, mentre si sono registrati altri blocchi stradali su diverse statali nel Cagliaritano e nel Nuorese, sono scattate le prime denunce per le manifestazioni di sabato a Ortacesus e Senorbì, di fronte ai cancelli dell’azienda casearia Serra, dove sono stati sversati tra 4mila e 7mila litri di latte ovino. Le indagini dei carabinieri hanno portato, grazie ai filmati diffusi sui social, all’individuazione di cinque responsabili che verranno denunciati per danneggiamento e violenza privata: si tratta di due fratelli di di 23 e 22 anni, un altro giovane 23enne, tutti disoccupati, e di due allevatori di Senorbì, rispettivamente di 23 e 54 anni.
La coop: “Non ritiriamo più il latte” – Le ripetute interruzioni del traffico sulle statali hanno portato anche alcune cooperative e autisti a trovare delle contromisure. Nella serata di sabato, una cooperativa – come riporta l’Ansa – ha avvisato i soci con un messaggio Whatsapp che il servizio di raccolta latte “verrà momentaneamente sospeso fino a nuovo ordine, visti i recenti fatti” poiché “non esistono più le condizioni di sicurezza per il mezzo di trasporto, il prodotto e lo stesso autista”. Un altro messaggio è stato lanciato sulle chat da un trasportatore: “Scrivete ‘trasporto mangime’ sui camion, non ‘trasporto latte'”. 
Sardegna, calciatori del Cagliari si uniscono a protesta dei pastori e rovesciano bidoni del latte con la maglia rossoblù
Volume 90%
“Domenica prossima blocchiamo i seggi” – Mentre – nonostante gli incontri istituzionali degli scorsi giorni e l’annunciata visita del ministro dell’Agricoltura, Gianmarco Centinaio – non si intravede una soluzione che possa portare alla fine della protesta. Ad annunciarlo è la Coldiretti che chiede all’associazione degli industriali di rendere pubblico a tutti i pastori della Sardegna la propria proposta contrattuale: “Non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all’ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori”. E nonostante il ministro dia ragione agli allevatori, arriva l’ultimatum: se non si troverà una soluzione in pochi giorni alla vertenza sul prezzo del latte, si rischiano ripercussioni sulle elezioni regionali di domenica 24 febbraio. “Se entro pochi giorni non si trovano soluzioni per il nostro settore – annuncia il coordinamento dei pastori – bloccheremo la Sardegna il 24 febbraio, il giorno delle votazioni. Non entrerà nessuno a votare: non è che non andiamo a votare, non voterà nessuno, blocchiamo la democrazia, ognuno si assuma le proprie responsabilità”.
“Cartello dell’industria e iperproduzione” – Il prezzo di circa 60 centesimi al litro – sostiene la Coldiretti – è una “elemosina che non copre neanche i costi di allevamento e di alimentazione e spinge alla chiusura i 12mila allevamenti presenti in Sardegna in cui si trova il 40% delle pecore allevate in Italia che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop)”. “Siamo di fronte ad un cartello dell’industria con l’iperproduzione del 2018, che si basa su una scelta della ‘trasformazione’ di lavorare Pecorino romano, non rispettando le quote produttive assegnate, e non si può scaricare completamente sul prezzo del latte alla stalla. Di questo – continua la Coldiretti – non sono responsabili i pastori che non hanno prodotto un litro di latte in più, ma la ‘trasformazione’ che ha deciso di produrre più Pecorino romano rispetto ad altri formaggi dell’anno precedente”.
Fonte: F.Q.

sabato 9 febbraio 2019

David Tice: il Rally del Dow Jones è Solo un "rimbalzo del gatto morto", il mercato azionario statunitense potrebbe crollare del 30%

Il recente rialzo del Dow Jones è un "rimbalzo di un gatto morto" perché il mercato azionario sta per finire e una recessione finirà per gettare un'ombra nera sull'economia statunitense. Questa è la deprimente predizione dell'investitore perma-bear David Tice, che in precedenza gestiva l'appropriatamente Prudent Bear Fund.

Un rimbalzo di un gatto morto è una breve ripresa da un mercato orso esteso, seguito da una prolungata recessione. Fondamentalmente, è questo che Tice pensa che il mercato azionario americano sia in questo momento.

'SIAMO ORA IN UN MERCATO ORSO(dominato dai venditori)'

Guardando al futuro, Tice afferma che un affondo di mercato dal 10 al 30 percento si profila all'orizzonte, quindi Wall Street non dovrebbe diventare troppo sicuro di sé a causa del recente rally fatto dai compratori.

"Questo è un rally all'interno di un mercato ribassista", ha detto Tice a CNBC il 7 febbraio. "Riteniamo di essere ora in un mercato ribassista. La media mobile a 200 giorni è stata cancellata in ottobre ... Potremmo avere qualcosa tra il 10% e il 30% di calo [quest'anno]. "

David Tice: il recente raduno Dow Jones è temporaneo prima del crollo del mercato. (Screenshot CNBC)

Tice ha fondato il Prudent Bear Fund nel 1995 e lo ha venduto nel 2008 a Federated Investors. Dice che nonostante i recenti rally del mercato azionario, crede che ci sia una probabilità del 50-50 di recessione quest'anno.

Tice ha citato le disastrose politiche monetarie delle banche centrali, l'escalation del debito societario e il rallentamento economico in Europa e in Asia come fattori chiave della prossima recessione.

"Io tendo a pensare con questa enorme quantità di debito che abbiamo aggiunto - e questa enorme quantità di stimoli monetari che abbiamo aggiunto - finirà molto male".

DAVID TICE: "L'ORO RAPPRESENTA IL VERO DENARO"
Tice dice che se gli Stati Uniti e la Cina raggiungono un accordo commerciale, il Dow Jones potrebbe aggiungere un altro guadagno del 20%, ma alla fine arriverà a crollare.

Di conseguenza, suggerisce che gli investitori individuali ridurranno la loro esposizione azionaria, dicendo che il mercato azionario è troppo rischioso in questo momento. Tuttavia, Tice è rialzista sull'oro, dicendo che tutti dovrebbero comprarne un po '.

"Sono un credente che l'oro rappresenta il vero denaro. Siamo in un mondo di moneta fiat, ed è pericoloso non avere un po 'di oro nel tuo portafoglio. "

Tice è un perma-orso che quasi sempre si aspetta il peggio. Ad esempio, nel maggio 2017, Tice ha emesso un'altra proiezione dolorosa, dicendo che il mercato azionario si sarebbe schiantato fino al 50%. Ha fatto la stessa triste previsione nel 2012 e nel 2014. Questi crolli del mercato non si sono mai materializzati.

È interessante notare che Tice ha elogiato bitcoin nel 2017, quando si stava godendo una corsa al toro senza precedenti. A suo tempo, ha affermato che bitcoin "ha molto senso da un punto di vista transazionale". Non è chiaro quali siano le opinioni di Tice sul bitcoin ora, alla luce dell'attuale prolungato Crypto Winter.



OPPENHEIMERFUNDS CIO: NESSUNA RECESSIONE PER 5 ANNI

Nel frattempo, altri analisti di mercato dicono che le preoccupazioni per una recessione imminente o un crollo del mercato azionario sono eccessive. Krishna Memani, Chief Investment Officer di Oppenheimer Funds, afferma che l'economia statunitense sta rallentando decisamente un po ', ma aumenterà ancora di oltre il 2%.

Inoltre, Memani afferma che non ci sarà alcuna recessione in vista per almeno altri cinque anni, come riportato da CCN nel gennaio 2019.

"Non c'è imminenza della recessione. Penso che altri cinque anni siano ciò di cui stiamo parlando. Le valutazioni sono significativamente migliori. "

"E il sentimento migliora con i colloqui commerciali [USA-Cina]. Se riusciamo a trovare una soluzione e il governo federale si aprirà, avremo un mercato favorevole ".

Memani dice che il più grande rischio nel mercato azionario globale è il commercio. Tuttavia, è sicuro che le dispute commerciali in corso tra Stati Uniti e Cina saranno risolte. Perché? Perché entrambe le parti hanno troppo da perdere se non risolvono il problema.

Nonostante il rallentamento economico globale, Memani sta ancora raccomandando che gli investitori comprino.

"Stiamo dicendo alla gente di comprare in questo momento perché ci aspettiamo questo andamento temporaneo", ha aggiunto.

Tradotto automaticamente da Google

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Lo shadow banking che fa tremare il sistema finanziario globale

Il rapporto del FSB sullo shadow banking, un sistema da 52 mila miliardi di dollari

Lo shadow banking che fa tremare il sistema finanziario globale

Lo shadow banking preoccupa le autorità di regolamentazione internazionale.
L’ultimo report del Financial Stability Board (FSB) ha alzato il velo sul sistema che sta continuando a prendere piede nel settore finanziario e che vale oggi poco meno di 52 mila miliardi di dollari, il 14% degli asset finanziari di tutto il mondo. 
I rischi del sistema, però, sono ormai noti e le autorità sono preoccupate da numeri in costante crescita, soprattutto in determinate economie.
“I soggetti non-bancari stanno diventando attori importanti nelle aree in cui gli istituti di credito tradizionalmente hanno svolto ruoli dominanti”,
ha dichiarato Klaas Knot dal FSB.

Shadow banking: cos’è

Con il termine shadow banking (letteralmente sistema bancario ombra) facciamo riferimento all’insieme di tutti quei mercati, quelle istituzioni e ancora quegli intermediari che erogano servizi bancari senza essere soggetti alla relativa regolamentazione.
Ad evidenziare i rischi sistemici dello shadow banking è stata anche la Consob, che ha elencato, solo per citarne qualcuno:
  1. interdipendenza con il sistema bancario;
  2. forte contagio tra intermediari;
  3. disallineamento rispetto al regime prudenziale proprio delle banche.

Perché preoccupa le autorità

Secondo il report del FSB redatto con riferimento alla fine del 2017, chi non è né una banca centrale, né un’istituzione, né una banca privata, né un’assicurazione né un fondo pensione ma ha svolto ugualmente un’attività bancaria ha gestito $116,6 trilioni (su un totale di 382.000), corrispondenti ad una quota del 30,5% degli asset finanziari globali.
Volendo utilizzare la misura più ristretta del Financial Stability Board, comprendente veicoli di investimento collettivo, le attività dello shadow banking a fine 2017 hanno avuto un valore di 51,6 trilioni di dollari. Fonte: qui

ALTRA TRANVATA SUI DENTI PER VIRGINIA RAGGI: SI DIMETTE L’ASSESSORE ALL’AMBIENTE PINUCCIA MONTANARI

LA DECISIONE È ARRIVATA DOPO LA RIUNIONE DI GIUNTA CHE HA BOCCIATO IL BILANCIO DI AMA, LA PARTECIPATA CHE SI OCCUPA DEI RIFIUTI DELLA CAPITALE


pinuccia montanari 2PINUCCIA MONTANARI
L'assessore all'Ambiente del Comune di Roma, Pinuccia Montanari, ha firmato le sue dimissioni dall' incarico. La decisione è arrivata dopo la riunione di giunta che ha bocciato il bilancio 2017 dell'Ama. Decisione a cui lei è stata contraria.
pinuccia montanari virginia raggiPINUCCIA MONTANARI VIRGINIA RAGGI




"A seguito dell'approvazione della delibera, con il mio voto contrario, in cui la giunta ha deciso di bocciare il progetto di bilancio di Ama relativo all'esercizio 2017, rassegno in modo irrevocabile le mie dimissioni da Assessore non essendo per me più possibile condividere le azioni politiche e amministrative di questa giunta", ha detto l'assessore Montanari.

Fonte: qui

IN UNA SOLA SETTIMANA SIAMO PRECIPITATI IN UNA NUOVA CRISI ECONOMICA, DI MAIO E SALVINI SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE ...

... ABBIAMO APERTO UNA CRISI DIPLOMATICA CON LA FRANCIA E ABBIAMO ROTTO LA SOLIDARIETÀ ATLANTICA SUL VENEZUELA. 

Antonio Polito per il Corriere.it

In una sola settimana abbiamo aperto una crisi diplomatica con la Francia e abbiamo rotto la solidarietà atlantica sul Venezuela. Che cosa sta succedendo all’Italia? Dove stiamo andando? Se lo chiedono in tanti, anche all’estero. La verità è che non lo sappiamo(il guaio più grosso è che non lo sanno neppure Loro!)Tutto avviene quasi per caso, senza che sia possibile intravedere una strategia. L’economia va male, non nascono più bambini, litighiamo con i vicini, ma la politica naviga a vista. Come finirà è un indovinello avvolto in un mistero all’interno di un enigma, avrebbe detto Churchill.

conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 6CONFERENZA STAMPA SU REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100
I due alleati di governo non sono affatto alleati. Ma non possono non esserlo fino alle prossime elezioni europee. La cosa paradossale è che questa impossibilità di fare la crisi non ci dà stabilità e tranquillità, come dovrebbe, ma al contrario liti e rinvii. Proprio perché Di Maio e Salvini sanno di non potersi fare davvero male da qui a maggio, se le menano di santa ragione. Ai loro elettori sembra pugilato, ma invece è wrestling. I Cinquestelle praticano poi anche un gioco da esportazione, si chiama «spezziamo le reni alla Francia», e non si sa se ridere o se piangere quando lo si vede praticato con tanta improvvisazione e noncuranza per l’interesse nazionale.
salvini e di maio murales by tvboySALVINI E DI MAIO MURALES

L’azione di governo invece langue. È come se Lega e Cinquestelle avessero finito l’arsenale di idee(Perchè aveva idea di cosa andava effettivamente fatto???) con cui hanno vinto le elezioni, e dopo quota cento e reddito di cittadinanza non sapessero più che fare, se non celebrarle. Il 2019 sembra già precipitato in una nuova crisi economica, camminiamo sul filo del rasoio tra stagnazione e recessione, oltre al Pil si restringe anche il Paese, gli italiani sono ogni anno meno dell’anno precedente, ma i leader di governo si aggirano come sonnambuli per le piazze d’Abruzzo menando fendenti a destra e a manca, come se Teramo fosse la Sarajevo della legislatura.

Il maleficio della Grande Ipocrisia affligge purtroppo anche le due maggiori forze di opposizione. Entrambe hanno una sola speranza in questa legislatura: allearsi con il più vicino dei due partiti di governo. E questo rende ancor più inestricabile il kamasutra politico nazionale. Berlusconi deve sperare che Salvini torni con lui, così ieri in Abruzzo è resuscitato all’improvviso il fantasma del centrodestra.

Dal canto suo il Pd deve sperare che l’anima sinistra dei Cinquestelle batta prima o poi un colpo, magari in Senato sul processo a Salvini. Se la maggioranza di governo non si scongela, l’opposizione non può fare niente; ma se l’opposizione non conta niente, la maggioranza non si scongela. È il comma 22 della politica italiana.

D’altra parte Cinquestelle e Lega, pur odiandosi reciprocamente, intendono restare insieme al governo il tempo necessario per assorbire l’uno Forza Italia e l’altro il Pd, così da fondare un nuovo bipolarismo del populismo, e poi vedersela tra di loro alle prossime elezioni(e così facendo, saremmo nuovamente allo stesso punto di prima, ALTRO CHE CAMBIAMENTO!!!). Tant’è che nel voto di Abruzzo e poi di Sardegna non conta tanto chi arriva primo, ma chi arriva secondo. Se infatti un terzo incomodo, come il Pd in Abruzzo, si inserisse nel gioco scavalcando i Cinquestelle, allora il brivido sulla schiena di Di Maio e Di Battista potrebbe sentirsi anche a Roma.
recessione di maio salviniRECESSIONE DI MAIO SALVINI

Ma la probabilità, ahinoi, più alta è che sia invece un fattore esterno a far saltare lo stallo politico: il fattore C come crisi. Se dopo l’estate ci trovassimo con la crescita intorno allo zero e una manovra anche più sballata del previsto da recuperare, allora l’equilibrio instabile di questi mesi non reggerebbe più alla pressione di un Paese illuso e presto deluso.

Salvini Di MaioSALVINI DI MAIO








È uno scenario così catastrofico che neanche l’opposizione può augurarsi, perché sarebbe difficile ricostruire sulle macerie della terza recessione in pochi anniMa che dovrebbe indurre chi è oggi al governo a tentare un colpo di reni, uno scatto di nervi, prima che sia troppo tardi, mobilitando tutte le energie del Paese e tutti i rapporti internazionali di cui disponiamo per scongiurare la crisi. Invece di far chiudere i cantieri della Tav, i negozi alla domenica, e le ambasciate dei Paesi amici.

Fonte: qui

SALVINI PROVA A SBROGLIARE LA CRISI DIPLOMATICA CON LA FRANCIA INVITANDO IL SUO OMOLOGO CRISTOPHE CASTANER, MA LUI SI RIFIUTA: “NON MI FACCIO CONVOCARE DA NESSUNO. IL DIALOGO CON L’ITALIA È COSTANTE, MA DEV’ESSERE RISPETTOSO” 
GLI INDUSTRIALI SI APPELLANO A CONTE, LA MINISTRA FRANCESE LOISEAU BACCHETTA L’ITALIA (“LA RICREAZIONE È FINITA”) E PURE I GILET GIALLI SCARICANO DI MAIO...

matteo salvini mangia un paninoMATTEO SALVINI MANGIA UN PANINO
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha scritto al collega francese Christophe Castener per invitarlo a Roma "per un confronto ed un proficuo scambio sui dossier aperti" e per "confermare una concreta volontà di collaborazione". Italia e Francia, scrive il vicepremier e titolare del Viminale, "da sempre condividono solidi rapporti bilaterali, con particolare riferimento ai campi della sicurezza, del terrorismo e dell'immigrazione". Rapporti che "possono e devono ulteriormente essere sviluppati nell'interesse strategico reciproco".

"Lo convocherò perché voglio risolvere la situazione", ha detto il ministro dell'Interno italiano. Arriva la risposta piccata: "Non mi faccio convocare" da nessuno, dice Castaner, commentando ai microfoni di Bfm-Tv le parole dell'omologo italiano, Matteo Salvini. 

MACRON CASTANERMACRON CASTANER
Castaner dice che con l'Italia il dialogo "è costante" ma dev'essere "rispettoso". "Sono pronto anch'io ad accoglierlo. Penso che le missioni diplomatiche non debbano farsi di nascosto ma in modo ufficiale", afferma il ministro dell'Interno francese.

Intanto dagli industriali arriva un appello al premier perché chiami Macron e normalizzi la vicenda con la Francia. "Sono state delle battute a livello di partiti e non rapporti tra governi", dice il  presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine dell'evento Connext a Milano.
CRISTOPHE CASTANERCRISTOPHE CASTANER

Anche Parigi chiama in causa il premier. "Il dialogo non è mai stato spezzato, ma c'è anche un presidente del Consiglio in Italia, si chiama Giuseppe Conte, è lui il capo del governo italiano e Macron lo ha già incontrato molte volte". Così il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, ha risposto ai microfoni di Europe 1 a una domanda sulla disponibilità espressa ieri da Matteo Salvini a incontrare il presidente francese.

macron conteMACRON CONTE

"Come sapete, questi ministri italiani sono già seduti intorno al tavolo con i loro omologhi francesi in occasione dei diversi consigli europei a cui partecipano". Il portavoce del governo ha inoltre specificato che il richiamo dell'ambasciatore di Francia in Italia "non è permanente, ma era importante dare un segnale".

nathalie loiseauNATHALIE LOISEAU






Parigi torna cosi sullo  scontro andato in scena ieri con il ritiro dell'ambasciatore. "Non si tratta di drammatizzare - ha detto la ministra francese per gli Affari Europei Nathalie Loiseau - si tratta di dire che la ricreazione è finita". "Un rappresentante di un governo straniero che viene in Francia a sostenere quello che non è nemmeno un leader politico, ma uno che ha chiamato alla guerra civile, al rovesciamento del presidente e a un governo militare, non era mai successo", ha dichiarato Loiseau.

jacline mouraud 1JACLINE MOURAUD 1
Una vicenda bocciata tra l'altro dalla pasionaria dei gilet gialli: 'Dopo questa telenovela ho solo voglia di dire una cosa: ma occupatevi di casa vostra. Non si fa politica con le ingerenze in altri Paesi, non abbiamo bisogno di forze straniere in casa nostra", ha detto intervistata dall'ANSA, Jacline Mouraud, tra le principali leader dei gilet gialli, fondatrice del Movimento Les Emergents, bolla cosi' la missione del vicepremier italiano Luigi Di Maio in Francia. "Francamente - ha aggiunto - quanto accaduto mi pare poco serio. Ho l'impressione di essere nel cortile della ricreazione".
di maio di battista gilet gialliDI MAIO DI BATTISTA GILET GIALLI


Luigi Di Maio interviene per specificare a Le Monde che: 'il popolo francese è il nostro riferimento'. "Noi guardiamo  - scrive in una lettera sul giornale in edicola oggi pomeriggio - al vostro popolo come a un punto di riferimento e non un nemico, e le divergenze politiche e di visione fra il governo francese e italiano non devono ricadere sul rapporto di amicizia storico che unisce i nostri due popoli e i nostri due Stati". Nella lettera, Di Maio afferma che "per questo motivo, come rappresentante del governo del mio Paese, ribadisco la volontà di collaborazione del nostro esecutivo sulle questioni che ci stanno più a cuore".
MACRON CASTANERMACRON CASTANER

Intanto dal Viminale si segnala un dietrofront d'oltralpe sulla vicenda Sea Watch. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha fatto sapere: "La prossima settimana incontrerò a Roma il ministro degli Interni francese. Lo convocherò perché voglio risolvere la situazione, con i no non si va da nessuna parte. Al ministro francese chiederò che vengano rimandati in Italia i 15 terroristi che si trovano in Francia".

Fonte: qui



ENNESIMO SCONTRO IERI SERA AL CONSIGLIO DEI MINISTRI TRA LEGA E 5STELLE 
IL CDM DOVEVA ESSERE DI ROUTINE È DURATO OLTRE L’UNA DI NOTTE. NON C’ERA SALVINI IMPEGNATO A FAR FARE FIGURE DI MERDA A BERLUSCONI MA C’ERA GIORGETTI CHE HA BATTAGLIATO CON DI MAIO SUL RINNOVO DEL VICEDIRETTORE DI BANCA D’ITALIA SIGNORINI AVVERSATO DAI 5STELLE. 
UN MINISTRO DEI PIÙ IMPORTANTI È USCITO DICENDO “ALTRO CHE EUROPEE QUI NON ARRIVIAMO A FINE MESE
Ennesimo scazzo ieri sera al  Consiglio dei ministri tra Lega e 5stelle. Il CdM doveva essere di routine è durato oltre l’una di notte. Non c’era Salvini impegnato a far fare figure di m...a a Berlusconi ma c’era Giorgetti che ha battagliato con Di Maio e i suoi.

Luigi Federico SignoriniLUIGI FEDERICO SIGNORINI
Motivo del contendere varie nomine tra cui il rinnovo del vicedirettore di Banca d’Italia  Luigi Federico Signorini avversato dai 5stelle. Un ministro dei più importanti  è uscito dicendo “altro che Europee qui non arriviamo a fine mese”