9 dicembre forconi: pastori
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martedì 12 febbraio 2019

PERCHÉ I PASTORI SARDI STANNO BUTTANDO PER STRADA ETTOLITRI DI LATTE?

LA PROTESTA NASCE DAL CROLLO DEI PREZZI DEL PECORINO, -37% IN TRE ANNI. 
LE INDUSTRIE DI TRASFORMAZIONE PAGANO IL LATTE 60 CENTESIMI AL LITRO, MENO DI QUELLO CHE SPENDE UN ALLEVATORE TRA MANGIME, TRATTORI E VETERINARI PER PRODURLO 



Ettore Livini per “la Repubblica”

proteste dei pastori sardi 8PROTESTE DEI PASTORI SARDI
«Ha presente il pecorino che trova al super? Il latte con cui è prodotto lo mungo io. E sa quanti soldi mi entrano i tasca? Sedici centesimi ogni euro di prezzo. Una miseria! » . Battista Cualbu, come gli altri 14mila pastori sardi, non ne può più. È sopravvissuto alla crisi della lingua blu che nell' isola ha ucciso 103mila pecore, ha dribblato un paio di drammatiche siccità. Ora però è troppo. I prezzi del pecorino sono crollati del 37% in tre anni. Le industrie di trasformazione pagano il latte 60 centesimi al litro.

proteste dei pastori sardi 9PROTESTE DEI PASTORI SARDI
«Meno di quello che spendo io tra mangime, trattori e veterinario per produrlo » spiega il presidente di Coldiretti Sardegna. Che ha lasciato i suoi 850 capi nell' ovile della Nurra di Sassari ed è sceso in piazza contro un sistema che - ipse dixit - «privatizza i profitti e scarica i costi della crisi sull' anello più debole della catena». I pastori come lui, stritolati in una morsa che - calcola il Centro studi agricoli regionale - «rischia di mettere in ginocchio il 90% delle aziende del settore».

proteste dei pastori sardi 7PROTESTE DEI PASTORI SARDI
Tra bilici assaliti dagli allevatori, quintali di latte versato in strada per protesta e minacce di picchetti ai seggi delle prossime regionali, l' ottovolante del pecorino è la fotografia fedele di un' Italia che - in agricoltura è un classico - non sa far squadra. « È un problema di domanda e offerta - sintetizza Salvatore Palitta, presidente del Consorzio nazionale e voce dell' industria - figlia di un eccesso di produzione» .

proteste dei pastori sardi 6PROTESTE DEI PASTORI SARDI





Capita ciclicamente da anni, ma nessuno riesce a farci niente. La filiera mette un tetto alla produzione, il prezzo sale e a quel punto «qualcuno - spiega Cualbu - fa subito il furbo»: i caseifici ignorano le quote inondando il mercato di forme extra ( « magari usando latte romeno » , ha buttato là il ministro all' Agricoltura Gian Marco Centinaio) e le quotazioni crollano. «Un giro di giostra dove distribuzione e trasformatori fanno i soldi e il cerino resta in mano a chi lavora in stalla», dice Cualbu.

proteste dei pastori sardi 5PROTESTE DEI PASTORI SARDI
È successo nel 2015 quando il valore del pecorino all' ingrosso è schizzato a 9,3 euro al chilo ma solo la metà del rialzo è stata girata ai pastori. È capitato di nuovo nel 2018: l' accordo era produrre 280mila quintali di formaggio ma sul mercato ne sono arrivati 341mila. Il prezzo - 7,7 euro al kg. a gennaio - ha iniziato a calare e i tentativi di smaltire le eccedenze (oggi in magazzino ce ne sono 100mila quintali) l' hanno affossato ai 5,6 euro attuali. Chi paga il conto? In teoria ci sono multe per chi va oltre i limiti produttivi. Ma è poca roba. 16 centesimi al chilo. Briciole per l' industria.

proteste dei pastori sardi 4PROTESTE DEI PASTORI SARDI
Che oltretutto - quando le cose vanno male - può rifarsi su chi sta a monte della filiera. La prova? Un litro di latte di pecora vale oggi 56 centesimi, il 23% in meno di luglio. Cifra che da sola basta a spiegare la rabbia esplosa negli ovili sardi ( « per orgoglio prima di morire scalci » , scherza - ma non troppo - Cualbu), vittime del corto circuito di una filiera i cui protagonisti non si parlano - anzi si fanno la guerra - penalizzando uno dei re dei Dop nazionali.
proteste dei pastori sardi 10PROTESTE DEI PASTORI SARDI

Capace di macinare ancora, malgrado tutto, 200 milioni di ricavi l' anno ed esportare quasi il 50% della produzione in Usa. Che succederà ora? Ieri sono arrivati il premier Conte e il ministro Centinaio. « Spero non per far passerella», dice Cualbu. Coldiretti spinge per una mediazione che garantisca entrate certe a chi sta in ovile. Ma in attesa di compromessi si rischia il caos perché a inizio marzo salterà il paracadute delle quote.

proteste dei pastori sardi 1PROTESTE DEI PASTORI SARDI



«Spero il governo le rinnovi - dice Palitta - e metta a bando i fondi per gli indigenti con cui comprare le eccedenze di formaggio e distribuirlo » . Il Consorzio - forse con un po' di coda di paglia - sta mettendo a punto interventi straordinari: « Abbiamo preparato con le banche un sistema di pegno rotativo per stabilizzare la situazione finanziaria degli allevamenti - spiega il presidente - e siamo pronti a ritirare 20mila quintali di scorte per fare un pecorino "riserva" più raffinato».
proteste dei pastori sardi 3PROTESTE DEI PASTORI SARDI

Toppe, più che soluzioni definitive. « Tanti miei amici hanno chiuso l' attività, molti rischiano di perdere terreno, bestie e lavoro perché non hanno i soldi per comprare il mangime - conclude Cualbu - e dietro di loro c' è un indotto importante». Migliaia di persone per cui senza interventi rapidi della politica l' avventura sull' ottovolante del pecorino rischia di essere arrivata a fine corsa.

Fonte: qui

domenica 10 febbraio 2019

Sardegna, protesta pastori non si ferma: “Soluzione o blocchiamo seggi Regionali”.

Sardegna, protesta pastori non si ferma: “Soluzione o blocchiamo seggi Regionali”. Centinaio: “Hanno ragione, ci parlerò”

Il crollo del prezzo del latte ovino e caprino ha spinto gli allevatori a un'altra azione dimostrativa, domenica mattina, nello scalo di Porto Torres. Mentre per gli assalti ai caseifici ci sono 5 denunciati. Alcune coop sospendono la raccolta: "Non c'è sicurezza". 

La protesta dei pastori sardi si espande nei porti dell’isola, mentre arrivano le prime denunce per le manifestazioni che vanno avanti da giorni tra blocchi stradali e azioni vicino ai caseifici industriali. E gli allevatori lanciano un ultimatum: “Si trovi una soluzione o domenica blocchiamo i seggi, non vota nessuno. Fermiamo la democrazia”. Il crollo del prezzo del latte ovino e caprino, scivolato sotto i 60 centesimi al litro, potrebbe quindi spingere i pastori a una nuova azione dimostrativa, ben più eclatante dopo quelle di questa mattina, da Cagliari a Nuoro fino allo scalo di Porto Torres, in provincia di Sassari, dove oltre un centinaio di contestatori ha fermato per ore i tir frigo imbarcati a Genova. Al secondo giorno consecutivo di protesta interviene anche la politica, con Maurizio Martina che dice: “Ora il governo deve occuparsi subito di loro”. E proprio dal ministro delle Politiche Agricole e del Turismo Gian Marco Centinaio arriva la disponibilità a parlare i pastori sardi che “hanno ragione, hanno perfettamente ragione”. Una linea ribadita anche dal suo capo politico, Matteo Salvini: “Io sto con i pastori”. Per la Coldiretti però “non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all’ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori”.
Le reazioni politiche – “Sabato e domenica sarò in Sardegna perché voglio parlare con loro, sapere da loro se quello che decideremo è una cosa che può essere accettata“, ha annunciato il ministro Centinaio. “Non posso pensare che ci siano operatori che vengono pagati così poco e poi il prezzo del latte nei negozi è se non il triplo poco ci manca”, ha concluso, anticipando anche che “per mercoledì era già prevista, indipendentemente dalla protesta, una riunione tra i miei tecnici al ministero, ad hoc sull’argomento”. Per Salvini invece è “urgente dare vita ad una Commissione Unica Nazionale con pastori, produttori e industriali per il latte ovino, con lo Stato (vista l’assenza della Regione) che torna a fare lo Stato e stabilisce un prezzo minimo di contrattazione, anche con una eventuale parte di sovvenzione”. “Nessuno può rimanere indifferente“, scrive su Facebook il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina. “Come abbiamo costruito una soluzione per il latte vaccino negli anni scorsi, ora il governo deve occuparsi subito di loro, convocandoli immediatamente a un tavolo al ministero”, aggiunge il deputato democratico. Che poi avanza due proposte: “La creazione di un Fondo latte ovino da almeno 25 milioni di euro” e “un patto di filiera per il pecorino che parta dai costi di produzione stimati”, conclude l’ex ministro dell’Agricoltura.
Tensione a Porto Torres – In particolare, i pastori hanno fermato un mezzo che trasportava carni suine provenienti dalla Francia e hanno gettato gran parte del carico a terra, chiedendo l’intervento delle autorità sanitarie e denunciando “le pessime condizioni della merce destinata al mercato locale”. La loro azione è stata interrotta dall’intervento dei carabinieri e degli uomini della polizia in assetto anti-sommossa. Momenti di tensione si sono registrati quando il vicequestore Maurizio Terrazzi, dopo aver tentato inutilmente di dialogare con gli autori della protesta, ha ordinato di chiudere il tir preso di mira dai pastori. Mentre attorno alle 9.30 un altro tir era riuscito a sfuggire al loro blocco, allontanandosi dal porto. Dopo aver sfiorato lo scontro con i poliziotti e aver chiesto l’intervento delle autorità sanitarie per denunciare le “pessime condizioni delle carni destinate al mercato isolano”, gli allevatori hanno permesso al camion di lasciare il porto per il centro dell’isola.
Cinque persone denunciate – Intanto, mentre si sono registrati altri blocchi stradali su diverse statali nel Cagliaritano e nel Nuorese, sono scattate le prime denunce per le manifestazioni di sabato a Ortacesus e Senorbì, di fronte ai cancelli dell’azienda casearia Serra, dove sono stati sversati tra 4mila e 7mila litri di latte ovino. Le indagini dei carabinieri hanno portato, grazie ai filmati diffusi sui social, all’individuazione di cinque responsabili che verranno denunciati per danneggiamento e violenza privata: si tratta di due fratelli di di 23 e 22 anni, un altro giovane 23enne, tutti disoccupati, e di due allevatori di Senorbì, rispettivamente di 23 e 54 anni.
La coop: “Non ritiriamo più il latte” – Le ripetute interruzioni del traffico sulle statali hanno portato anche alcune cooperative e autisti a trovare delle contromisure. Nella serata di sabato, una cooperativa – come riporta l’Ansa – ha avvisato i soci con un messaggio Whatsapp che il servizio di raccolta latte “verrà momentaneamente sospeso fino a nuovo ordine, visti i recenti fatti” poiché “non esistono più le condizioni di sicurezza per il mezzo di trasporto, il prodotto e lo stesso autista”. Un altro messaggio è stato lanciato sulle chat da un trasportatore: “Scrivete ‘trasporto mangime’ sui camion, non ‘trasporto latte'”. 
Sardegna, calciatori del Cagliari si uniscono a protesta dei pastori e rovesciano bidoni del latte con la maglia rossoblù
Volume 90%
“Domenica prossima blocchiamo i seggi” – Mentre – nonostante gli incontri istituzionali degli scorsi giorni e l’annunciata visita del ministro dell’Agricoltura, Gianmarco Centinaio – non si intravede una soluzione che possa portare alla fine della protesta. Ad annunciarlo è la Coldiretti che chiede all’associazione degli industriali di rendere pubblico a tutti i pastori della Sardegna la propria proposta contrattuale: “Non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all’ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori”. E nonostante il ministro dia ragione agli allevatori, arriva l’ultimatum: se non si troverà una soluzione in pochi giorni alla vertenza sul prezzo del latte, si rischiano ripercussioni sulle elezioni regionali di domenica 24 febbraio. “Se entro pochi giorni non si trovano soluzioni per il nostro settore – annuncia il coordinamento dei pastori – bloccheremo la Sardegna il 24 febbraio, il giorno delle votazioni. Non entrerà nessuno a votare: non è che non andiamo a votare, non voterà nessuno, blocchiamo la democrazia, ognuno si assuma le proprie responsabilità”.
“Cartello dell’industria e iperproduzione” – Il prezzo di circa 60 centesimi al litro – sostiene la Coldiretti – è una “elemosina che non copre neanche i costi di allevamento e di alimentazione e spinge alla chiusura i 12mila allevamenti presenti in Sardegna in cui si trova il 40% delle pecore allevate in Italia che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop)”. “Siamo di fronte ad un cartello dell’industria con l’iperproduzione del 2018, che si basa su una scelta della ‘trasformazione’ di lavorare Pecorino romano, non rispettando le quote produttive assegnate, e non si può scaricare completamente sul prezzo del latte alla stalla. Di questo – continua la Coldiretti – non sono responsabili i pastori che non hanno prodotto un litro di latte in più, ma la ‘trasformazione’ che ha deciso di produrre più Pecorino romano rispetto ad altri formaggi dell’anno precedente”.
Fonte: F.Q.