Sarà perché incombe lo spettro del referendum o, peggio ancora, il verdetto dell' Avvocatura dello Stato, ma sta di fatto che avanza un piano B per la Torino-Lione. Un progetto che consenta da un lato di completare l' opera e, dall' altro, riducendo i costi, di disinnescare la consultazione popolare che crea non pochi imbarazzi ai grillini dopo le manifestazioni di Torino.
Non solo. Vista le tensione nel governo, la Tav in formato low cost può evitare la spaccatura con la Lega e quel fronte del Nord che vuole il collegamento ad alta velocità con la Francia. Da qui la ricerca di un compromesso. Del resto, al di là dei toni, sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio, hanno fatto capire che un' intesa è possibile, mettendo mano, s' intende, al progetto originario. Un modo per accontentare tutti, tranne ovviamente l' ala più oltranzista dei pentastellati che hanno già dovuto ingoiare l' ok all' Ilva, alla Tap e al Terzo valico.
I DETTAGLI
Un piano che, secondo fonti governative interpellate dal Messaggero, potrebbe far risparmiare fino a 1,5 miliardi di euro, riducendo i costi di alcuni interventi e spalmando nel tempo la spesa complessiva. Insomma, correttivi che consentano comunque di rispettare gli impegni assunti con Francia ed Europa. Per chiudere così il cerchio senza ulteriori traumi, ovvero la cancellazione di migliaia di posti di lavoro e di decine di appalti. Anche perché, come accennato, bloccare la Tav costerebbe fino a 3,4 miliardi (tra rescissione dei contratti, appalti già avviati, ripristino degli scavi, penali varie).
BEPPE GRILLO NO TAV
Un buco gigantesco nei conti pubblici che l' Avvocatura dello Stato, investita del problema dal ministero dei Trasporti, non potrebbe non far rilevare, a prescindere dalla valutazione negativa della commissione tecnica costi-benefici voluta dal Mit e presieduta da un No-Tav dichiarato. Meglio quindi andare avanti, magari ammodernando alcuni tratti della cosiddetta «linea storica» che collega Torino a Lione. «Molte cose possono essere riviste, a patto che l' alta velocità si faccia e si faccia rapidamente», ha spiegato il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi, strenuo fautore di una mediazione.
TORINO - MANIFESTAZIONE A FAVORE DELLA TAV
LA TRATTA
Sulla tratta internazionale potrebbe essere invece ridimensionata la stazione di Susa, risparmiando circa 200 milioni.
Un modo per far contenti gli oppositori della Tav che considerano la stazione una «inutile cattedrale nel deserto». Per di più la cancellazione del progetto dell' archistar Kengo Kuma non troverebbe alcuna obiezione da parte di Parigi. E poi c' è la tratta nazionale, quella che da Bussoleno porta verso Torino con una galleria che corre sotto la collina morenica: «Se la eliminassimo dice sempre Rixi avremo risparmi per 1,4 miliardi di euro». Più che eliminarla, spiegano altre fonti governative, si potrebbe rimandare di un paio d' anni la costruzione. Anche in questo caso sarà necessario affrontare il tema delle ripercussioni ambientali visto che la galleria avrebbe avuto un impatto davvero basso rispetto all' allargamento delle linea esistente.
TAV TONINELLI BY VAURO
I DETTAGLI
Ma una Tav a prezzo scontato permetterebbe al Movimento 5 Stelle di sostenere di aver risparmiato soldi, sottraendoli ad un' opera giudicata faraonica e inutile, per darli ai cittadini. O per distribuirli sul territorio e su altre infrastrutture. Peccato però che l' ala dura dei grillini, quella che non accetta negoziati, non abbia mai posto il problema dei soldi, ma quello dell' ambiente e del territorio.
Rimane quindi il problema del tunnel di base, finanziato dalla Ue con 3 miliardi di euro e che la Francia ha già fatto sapere di non voler toccare. E che quindi resterà, essendo il pilastro fondamentale della tratta ferroviaria. La Torino-Lione è infatti per l' 89% in galleria: di questi 57 chilometri ben 45 sono in territorio francese e 12,5 sul lato italiano. Quanto costerebbe all' Italia ritirarsi è noto.
Fino a 3,4 miliardi contro i 3 miliardi della soluzione low cost.
IL TRUCCO PER ELUDERE TASSE E MULTE NON FUNZIONA PIÙ: 110.000 SANZIONI SOLO A MILANO
L’IDEA ERA UN MODO PER SALVARE IL PORTAFOGLI:IL BOLLO PER UNA VETTURA CON 150 HP IN ITALIA SFIORA I 350 EURO, MENTRE IN ROMANIA NE COSTA 40, IN BULGARIA 80…
Altro che pochi furbetti, gli automobilisti con residenza in Italia, che giravano con una targa straniera, erano ormai oltre 3 milioni. Facile capire perché: il bollo per una vettura con 150 hp in Italia sfiora i 350 euro, mentre in Romania ne costa 40, in Bulgaria 80.
Pare invece che il primo automobilista a essere multato perché guidava un' automobile straniera da residente in Italia, sebbene sia stato fermato a causa dell' incompatibilità ecologica del suo automezzo, sia stato un uomo di origini romene abitante a Ravenna.
TARGHE STRANIERE IN ITALIA
Il fatto è accaduto il 4 dicembre scorso, giorno dell' entrata in vigore della normativa prevista dalla legge n. 132 del primo dicembre 2018, che ha convertito il decreto n. 113 del 4 ottobre. All' automobilista è stata contestata sia la violazione della normativa antismog, sia la violazione dell' aggiornato articolo 93 del codice della strada, che prevede il cambio di targa con un' italiana trascorsi 60 giorni di residenza nel nostro Paese. Con salassata di 1.152 euro e fermo del veicolo. Niente paura invece per chi decide di importare un automezzo dall' estero: il tempo per fare la nuova immatricolazione rimane di 12 mesi come già previsto.
Girare con una targa dell' Est non era soltanto una questione di elusione fiscale della tassa di possesso o dei nostri premi assicurativi, c' era anche la questione della sicurezza a causa di revisioni inesistenti, ma soprattutto per il problema di recapitare le multe in caso di violazioni.
TARGHE STRANIERE IN ITALIA
Il primato nazionale di multe a queste targhe è stato registrato dalla città di Milano con 110.000 sanzioni nel 2017 (la fonte è il portale per la sicurezza stradale), delle quali oltre la metà non veniva pagata. Ma le brutte sorprese erano in agguato anche per chi, da assicurato, si accorgeva soltanto dopo un sinistro con una vettura estera che la sua compagnia non aveva alcun accordo con le organizzazioni di assicurazione di queste nazioni. In pratica nel 90% degli incidenti che coinvolgessero auto italiane e altre estero vestite, anche se il conducente nostrano aveva ragione non riusciva a farsi liquidare i danni.
A Milano, dove il numero dei veicoli estero vestiti era inferiore soltanto a Roma, la prima sanzione per mancato rispetto dell' articolo 93 pare sia stata elevata il 4 gennaio con una sanzione di 712 euro, ma il costo in taluni casi può salire fino a 2.800 euro. Sono escluse dalla regola le auto a noleggio e in leasing, purché siano di società comunitarie che non abbiano una sede italiana, e quelle in comodato da parte delle aziende. In pratica, se un lavoratore tedesco o austriaco permane in Italia anche per tre anni, può circolare senza essere multato con l' auto aziendale.
MACCHINE E TARGHE IDENTICHE
Dal novembre scorso specialmente gli uffici della motorizzazione di Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia sono stati subissati di pratiche per l' emissione di nuove targhe, oltre 100 al giorno. Dal punto di vista fiscale, per ogni pratica le province e lo Stato incassano 101,20 euro, più 42 euro per la targa e una somma variabile tra 150 e 200 euro per l' imposta locale di immatricolazione.
In media 400 euro a veicolo. Che targare estero servisse per eludere multe e balzelli è dimostrato dal fatto che i casi di rimpatrio degli autoveicoli nei Paesi di immatricolazione sono stati finora soltanto qualche migliaio e avvenuti praticamente prima e durante l' attuazione del decreto, che non prevedeva periodo transitorio. Mentre oggi per poter far rientrare un automezzo servono targa provvisoria e foglio di via, così non si rischia la multa fino al confine.
AUSTRIA TARGHE 3
Un altro fenomeno che sta riguardando il mondo dell' automobile riguarda lo smaltimento delle vetture non più ecocompatibili a causa delle limitazioni alla circolazione. Non certo una novità, ma che ora sta crescendo in fretta. Il motivo è semplice: un' automobile diesel ancora efficiente ma di classe ecologica 3 in Lombardia non ha futuro e il suo valore è minimo. Così migliaia di bisarche piene partono per il Sud Italia e per i Paesi dell' Est Europa. Come se venti, inquinanti e micropolveri si fermassero alla frontiera.
GINO SORBILLO DOPO L’ATTENTATO ALLA SUA PIZZERIA A NAPOLI A “RADIO2”: "CINQUE ANNI FA MI INCENDIARONO IL LOCALE E DEVASTARONO TUTTO IL PIANO TERRA, HO TOLTO TANTI RAGAZZI DALLA STRADA E QUESTO DA' FASTIDIO”
E NON ESCLUDE DI LASCIARE LA CITTA’: “QUI IN CITTA' CI SONO TANTI RAGAZZACCI…”
Di certezze, al momento, ce n’è una sola, ed è quella plasticamente rappresentata dalle immagini registrate da alcuni sistemi di videosorveglianza all’altezza del civico 32 di via Tribunali. Sulle insegne della pizzeria Sorbillo due telecamere registrano il frenetico saliscendi di uno scooter, sempre lo stesso; all’una e 12 minuti il centauro in tuta, bomber scuro e con il volto coperto da qualcosa che assomiglia a un passamontagna frena, scende dal mezzo e abbandona un involucro prima di risalire in sella per fuggire via.
Gino Sorbillo è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format I Lunatici, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte dall'1.30 alle 6.00 del mattino.
Ieri notte è stata fatta esplodere una bomba fuori dalla pizzeria dell'imprenditore e pizzaiolo napoletano: "Bisogna guardare avanti, pensare al futuro, rimboccarsi le maniche senza lamentarsi più di tanto, anzi cercando in questa situazione di farsi venire idee nuove. Cinque anni fa mi incendiarono il locale e devastarono tutto il piano terra, ho dovuto assumere per la mia pizzeria una persona che coprisse tutto il turno notturno.
Stanotte purtroppo c'è stato un boato che ha scosso il centro storico di Napoli, si è capito subito che si trattava di una bomba. La polizia ha analizzato le immagini delle telecamere sperando di poter riconoscere i protagonisti del fattaccio. Collaboro con le forze dell'ordine, ho fiducia nella magistratura, in passato ho fatto il carabiniere, quindi ho sempre avuto un occhio e un orecchio particolare per certe cose".
GINO SORBILLO
Sorbillo sta pensando di lasciare Napoli: "Io ho aperto vari locali a Milano, sto aprendo a Roma, New York e Miami. Inizialmente quando vado via da Napoli sto un po' male, poi però quando sto fuori da Napoli vedo come non esiste tutta questa aggressività che esiste a Napoli, questi teppisti, queste persone che cercano lo scontro per litigare, per aggredirti. Comincio a gustare altri sapori. Poi comunque ho la famiglia a Napoli, andarsene è difficile. Magari più avanti, se i miei bambini quando cresceranno vorranno andare fuori, perché no? La tranquillità quotidiana è la miglior cosa, non si può vivere in balia dei teppisti, ci sono molti ragazzacci qui in città. Il due percento della popolazione di Napoli è composto da queste persone che fanno più rumore della maggioranza e noi napoletani sani facciamo uno sforzo enorme per colpa loro per farci apprezzare e accreditare.
Per il solo fatto che siamo napoletani qualcuno può pensare che siamo ladri, imbroglioni e altre cose simili. Io ho sempre fatto un lavoro silenzioso, legato ad iniziative sociali, appoggio totale ai ragazzi con ottimi progetti, questo da 25 anni a questa parte. Ho legato con tanta gente normale, ho fatto rete, sviluppato iniziative e progetti. Sono andato in televisione, in programmi seguitissimi, ho tolto tanti ragazzi dalla strada e forse anche questo ha dato fastidio".
GINO SORBILLO
Sorbillo non crede ci sia la sua presa di posizione contro il razzismo allo stadio alla base di quanto gli è accaduto: "Non credo si possa arrivare a mettere una bomba a Napoli solo per questa cosa. Una roba del genere senza il permesso di chi delinque a Napoli non si mette. Non può essere stato un cretino tifoso che ha messo una bomba perché gli ho dato del razzista. Ora ci sarà una stretta per tutto il centro storico, la polizia vuole trovare i responsabili. Riaprirò tra qualche giorno".
SPUNTA UN NUOVO VIDEO DELLA BOMBA ALLA PIZZERIA DI GINO SORBILLO A NAPOLI. IL TITOLARE: “GLI EMISSARI DELLA CAMORRA ERANO DUE, UNO GUIDA LO SCOOTER MENTRE L’ALTRO SI AVVICINA CON PASSO FRETTOLOSO E ATTENTO ALLA PIZZERIA”
DOPO L’ESPLOSIONE I DUE SI SONO RIFUGIATI IN UN VICOLO, E POI…
C’è un nuovo video dei delinquenti che hanno piazzato la bomba all’ingresso della pizzeria di Gino Sorbillo in Via Tribunali 32 a Napoli.
LUIGI DE MAGISTRIS GINO SORBILLO
“Da questo materiale già in possesso dagli inquirenti si vede come gli emissari della camorra fossero due, uno guida lo scooter mentre l’altro si avvicina con passo frettoloso e attento alla pizzeria”, spiega Sorbillo proprieatario della nota attività commerciale che rappresenta un vanto per Napoli e la Campania nel mondo.
BOMBA SORBILLO NAPOLI
Dopo l’esplosione i due risalgono Via Atri contromano e si rifugiano in un vicolo. Le indagini sono quasi vicine alla soluzione del caso di cronaca che ha fatto il giro del mondo e che ha portato in pizzeria i massimi vertici dell’Arma Dei Carabinieri, il Generale C.A. Vittorio Tomasone, comandante interregionale “garden”, il Generale D. Maurizio Stefanizzi, comandante legione Campania e Ubaldo Del Monaco comandate provinciale Carabinieri.
SORBILLO
Un sostegno molto importante per Gino Sorbillo e per tutti i negozianti del quartiere e che si è aggiunto alla visita del sindaco Luigi De Magistris.
Il voto di ieri sulla Brexit dimostra che il governo Tory di Theresa May non ha una maggioranza sulla "questione più vitale che è di fronte" al Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni. Lo ha sottolineato il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, formalizzando oggi la mozione di sfiducia e aprendo il dibattito. "Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese", ha detto Corbyn, sollecitando l'approvazione della mozione e la strada di elezioni anticipate.
JEREMY CORBYN ALLA CAMERA DEI COMUNI
Theresa May ha chiesto ai Comuni di respingere la mozione, additando le elezioni anticipate dopo la bocciatura ieri del suo accordo sulla Brexit come "la peggiore strada possibile". Le elezioni - ha detto la premier Tory replicando a Jeremy Corbyn - non sono nell'interesse nazionale: porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità, incertezza quando servono certezze e un ulteriore rinvio mentre il popolo britannico vuole guardare avanti".
THERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI
Il voto di ieri sulla Brexit dimostra che il governo Tory di Theresa May non ha una maggioranza sulla "questione più vitale che è di fronte" al Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni. Lo ha sottolineato il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, formalizzando oggi la mozione di sfiducia e aprendo il dibattito. "Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese", ha detto Corbyn, sollecitando l'approvazione della mozione e la strada di elezioni anticipate.
THERESA MAY
Theresa May ha chiesto ai Comuni di respingere la mozione, additando le elezioni anticipate dopo la bocciatura ieri del suo accordo sulla Brexit come "la peggiore strada possibile". Le elezioni - ha detto la premier Tory replicando a Jeremy Corbyn - non sono nell'interesse nazionale: porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità, incertezza quando servono certezze e un ulteriore rinvio mentre il popolo britannico vuole guardare avanti".
A rischio 23 miliardi di export verso la Gran Bretagna: i pericoli per l'Italia targati Brexit
Rischi ed opportunità. Le authority italiane si sono già attivate, in accordo con quelle europee, per assicurare la continuità operativa delle piattaforme britanniche su cui viaggiano grandi flussi finanziari europei e anche per consentire la piena operatività degli sportelli italiani delle banche britanniche. Il ministero dell'Economia, in collaborazione con le diverse autorità di vigilanza dei mercati, sta poi elaborando un decreto da varare prima del 29 marzo proprio per evitare contraccolpi al funzionamento del mercato.
Ma, accanto a rischi e sfide per le imprese italiane (a partire dai livelli di export, 26 miliardi da difendere ma che potrebbero sentire di contraccolpi) - sostiene un'analisi del Centro Studi di Confindustria - Brexit e rischio 'no deal' creano anche opportunità che "trovano però l'Italia impreparata a coglierle", soprattutto visto qual è la posizione del governo sull'Europa.
A livello finanziario l'Italia si sta preparando ai rischi. Trova conferme l'indiscrezione che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, stia lavorando ad un decreto per garantire continuità operativa con banche e piattaforme britanniche. La Consob, ha diffuso nei mesi scorsi tre comunicati, nei quali richiama le posizioni dell'autorità borsistica europea, l'Esma.
Mirano al riconoscimento delle cosiddette "controparti centrali" del Regno Unito: di fatto si tratta delle piattaforme su cui viaggiano investimenti e anche la maggior parte dei derivati europei. Per evitare che l'arrivo del No Deal richieda poi tempi per l'attivazione della procedura che autorizzerebbe questi soggetti come "non comunitari" si è deciso di partire in anticipo, riconoscendo anche l'equivalenza del quadro giuridico applicabile, con un periodo 'cuscinetto' di un anno. Fissate le regole per le attività di compensazione (clearing) anche in caso di mancato accordo politico sulla Brexit, con un richiamo agli intermediari ai doveri informativi verso la clientela sull'impatto dell'uscita del Regno Unito dall'Ue.
A richiamare l'attenzione sui possibili vantaggi che potrebbero derivare dalla Brexit è invece il centro studi di Confindustria. L'opportunità è quella di veder dirottati dal Regno Unito all'Italia investimenti diretti esteri per 26 miliardi di euro, con un aumento del valore aggiunto di 5,9 miliardi annui pari allo 0,4% del Pil. Non giocano però a favore - ragionano gli economisti di via dell'Astronomia - alcune ragioni strutturali ma anche altre "istituzionali", perchè "l'Italia, insieme al Regno Unito, è diventato il secondo Paese tra i più critici rispetto all'attuale architettura istituzionale dell'Unione".
In caso di Brexit, rileva il Csc di Confindustria, "ne risentiranno le imprese esportatrici italiane che rischiano di vedere ridotti i volumi di beni rivolti al mercato britannico: in ballo 23 miliardi". "La prolungata incertezza potrebbe far allontanare alcune multinazionali dal territorio britannico, costituendo un'opportunità per altri paesi europei: il Csc stima che per l'Italia gli investimenti diretti esteri potenziali extra potrebbero generare un aumento del Pil di 5,9 miliardi annui, ovvero lo 0,4%; ciò non è comunque compensativo di rischi ed effetti negativi legati alla Brexit".
Con la Brexit, dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, "il problema non è quante imprese collaborano con la Gran Bretagna ma come l'Italia potrebbe e dovrebbe candidarsi ad attrarre investimenti". Mentre "è evidente che la Brexit comporta maggior incertezza per l'economia: i dati previsionali del rallentamento dell'economia globale non fanno presagire niente di positivo". E "la situazione di incertezza diventa un vulnus anche per l'imprenditoria italiana", avverte il presidente della Picccola Industria di Confindustria, Carlo Robiglio.
Uno fra i nodi irrisolti della Brexit è rappresentato dai confini irlandesi, i 499 chilometri che dividono lo spicchio settentrionale dell'Isola fra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord. L'argomento è tra le controversie che hanno affossato l'accordo siglato da Theresa May con i partner europei, stroncato dalla Camera dei comuni con uno scarto di oltre 200 voti.
Fronde interne ai Tory (il partito conservatore) e al Democratic Unionist Party (il partito di destra nordirlandese che fa da stampella al governo May) non hanno mai digerito la soluzione concordata dalla premier con i leader Ue: il cosiddetto backstop, un accordo per garantire che non vengano eretto un confine fisico fra Irlanda e Irlanda del Nord.
CORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAY
Perché il tema è così delicato?
Dopo la Brexit, il confine irlandese si trasformerebbe nell'unica frontiera di terra fra la Gran Bretagna (che include l'Irlanda del Nord) e l'Unione europea (che include l'Irlanda, entrata nella Ue nel 1973). Oggi il confine tra i due è invisibile, aperto alla circolazione reciproca di merci e cittadini. Il problema di come valorizzarlo non è mai emerso finché la Gran Bretagna è rimasta all'interno della Ue insieme all'Irlanda. Diventa cruciale ora, visto che Irlanda e Irlanda del Nord si troverebbe improvvisamente soggette a regole doganali diverse: la prima nel mercato unico europeo, la seconda nello spazio autonomo che si vorrebbe ritagliare Londra.
BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER
Nessuno vuole ripristinare i confini, perché un irrigidimento delle frontiere si ripercuoterebbe sull'interscambio interno (dal valore di circa 3 miliardi di euro nel 2016) e risveglierebbe vecchie tensioni politiche, in teoria pacificate dalla fine degli anni ‘90. Da qui la scelta di tamponare il problema con la “polizza” del backstop.
Ma cosa vuol dire? E come si manifesta?
Il termine backstop, preso in prestito dal baseball, indica la rete di protezione dispiegata alle spalle del ricevitore: si allude a una soluzione di emergenza per tenere la «palla nel campo» ed evitare che vada a sbattere, figurativamente, sulla faccia degli spettatori. Nel contesto della Brexit, è il compromesso sui confini irlandesi raggiunto da Theresa May nel patto siglato con i partner europei a novembre 2018.
THERESA MAY
La clausola assicura che non sarà imbastito alcun «hard border» (confine fisico) fra Irlanda e Irlanda del Nord qualora Regno Unito e Ue falliscano nel trovare una partnership commerciale sul lungo periodo. Il Regno Unito dovrebbe restare allineato all'unione doganale, cioè rispettarne i principi di base; l'Irlanda del Nord rientrerebbe in pieno nell'unione doganale e dovrebbe, in aggiunta, rispettare alcune norme del mercato unico europeo.
THERESA MAY ANNUNCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT
In teoria, il divorzio fra Londra e la Ue dovrebbe scattare il 29 marzo 2019, con un periodo di transizione per metabolizzare i vari accordi in scadenza al 31 dicembre 2020. Il backstop potrebbe servire solo dopo quella data, in assenza di un accordo bilaterale che lo renda superfluo. «Ma gli accordi richiedono anni, non mesi – dice al Sole 24 Ore Matteo Villa, ricercatore Ispi – Quindi è probabile che rimanga il backstop. L'accordo peggiore, ma l'unico possibile».
THERESA MAY
Perché è criticato?
L'accordo di backstop ha suscitato le ire sia dei cosiddetti Hard Breexiter, i difensori più strenui di una Brexit dura e pura, sia degli unionisti nordirlandesi. I primi ritengono che la permanenza nell'unione doganale sia la negazione stessa della Brexit, visto che obbligherebbe la Gran Bretagna a restare - di fatto - nel perimetro delle regole commerciali Ue.
Una limitazione che impedirebbe al paese di fissare una tariffa doganale autonoma, vanificando la retorica sulle «nuove politiche commerciali» di un paese affrancato da Bruxelles. I secondi temono che il backstop sia il primo passo per isolare l'Irlanda del Nord dal resto della Gren Bretagna, rompendo l'unità del Regno e “consegnando” Belfast alla Ue e all'Irlanda. In aggiunta il Regno Unito non potrebbe recedere unilaterlmente dall'accordo: l'ennesima prova, a detta dei più critici, della «dipendenza da Bruxelles» dell'Isola.
LA PROPOGANDA GRILLINA FA FLOP DA TUTTE LE PARTI. PER ARGINARE IL CROLLO DI CONSENSI, IL PARA-GURU CASALINO CHIEDE “REPORT” SULL' INFORMAZIONE LOCALE PER APPUNTARE I MINUTI CHE I TG REGIONALI (RAI MA ANCHE LE EMITTENTI LOCALI) RISERVANO ALLE BATTAGLIE DEI CONSIGLIERI GRILLINI
Non c' è la firma di Rocco Casalino. Ma è impensabile che il portavoce del premier Giuseppe Conte, guru della comunicazione dei Cinque stelle, non sia stato informato di un' iniziativa che rischia di aprire un nuovo conflitto tra politica e informazione. La smania di controllare, silenziare, addomesticare la stampa avrebbe spinto l' ufficio nazionale comunicazione del M5s a predisporre una schedatura di tg regionali, quotidiani e giornalisti locali. Stavolta, gli scienziati del Consiglio superiore della Sanità, finiti nel dossier del ministro della Salute Giulia Grillo per le presunte simpatie politiche, non c' entrano nulla. Ma il metodo appare identico: far sentire il fiato sul collo all' informazione.
GIUSEPPE CONTE CON ROCCO CASALINO ALLA CONFERENZA STAMPA
Nei giorni post Befana, la struttura comunicazione dei pentastellati avrebbe spedito un messaggio, un ordine, una chiamata alle armi, nella chat degli uffici stampa dei gruppi regionali dei Cinque stelle, chiedendo un report dettagliato sullo spazio che tv e giornali riservano a iniziative politiche ed istituzionali degli eletti del M5s. Per comprendere lo scopo dell' operazione è opportuno entrare nel variegato e infinito mondo della comunicazione stellata. I consiglieri regionali del M5s hanno un ufficio stampa, al cui vertice c' è un responsabile: esiste poi una chat su whatsapp tra tutti i responsabili degli uffici stampa. Un sistema per controllare dall' alto (Rocco Casalino) dichiarazioni pubbliche, articoli e iniziative.
LUIGI DI MAIO CASALEGGIO DI BATTISTA CASALINO
Utile soprattutto a coordinare le campagne mediatiche e social contro gli avversari politici. Dal vertice parte l' ordine: a cascata tutti gli eletti grillini rilanciano un messaggio politico mettendo nel mirino il nemico di turno. Hanno fatto scuola le campagne mediatiche contro i ministri Maria Elena Boschi, Josefa Idem e Federica Guidi. È il meccanismo per raccogliere consensi(con slogan vuoti!), legittimare una battaglia o far veicolare un messaggio del Capo. Una micidiale artiglieria, che i Cinque stelle hanno usato quando sedevano tra i banchi dell' opposizione.
Dal 4 marzo, con la vittoria alle elezioni e l' approdo al governo di Luigi di Maio e dei ministri grillini, la comunicazione, targata Casalino, sta provando a fare un salto di qualità. L' obiettivo sarebbe quello di contenere il dissenso e la delusione degli elettori dopo i primi impegni disattesi.
In cosa consisterebbe il salto?
ROCCO CASALINO
L' ufficio centrale avrebbe chiesto agli uffici stampa locali (regionali e comunali) di relazione sull' atteggiamento della informazione rispetto alla nuova forza di governo. Va chiarito come sia l' esecutivo a nominare vertici e direttori Rai. E gestisce, direttamente da Palazzo Chigi, i fondi per i quotidiani locali. In cosa consisterebbe la relazione? Una richiesta molta dettagliata: un documento sul quale appuntare i minuti che i tg regionali (Rai ma anche le emittenti locali) riservano alle battaglie dei consiglieri grillini. Per accertare se le tv locali diano l' adeguato spazio alle battaglie politiche dei grillini che, a differenza del governo centrale, sono all' opposizione nelle Regioni guidate da centrodestra e centrosinistra. Minuti e altro: se i tg raccolgono e mandano in onda le dichiarazioni degli esponenti politici locali. C' è poi la sessione conferenze stampa.
Chi sono i giornalisti che seguono quelle dei grillini. E chi le snobba. E soprattutto in che modo viene poi rilanciata la notizia.
CONTE CASALINO 1
Se viene assegnato un taglio positivo oppure relegata tra le brevi. Il lavoro deve essere esteso anche ai quotidiani locali: quali sono gli «amici», che sostengono le battaglie dei grillini. Chi i filogovernativi nella politica regionale. Si tratta, ovviamente, di una schedatura che al Nord ha creato malumori tra i comunicatori grillini. Ma con quali finalità? Capire come rodare la macchina comunicazione dei grillini? Oppure far partire le purghe contro i giornalisti nemici? È chiaro che il M5s avverta le pressioni in vista del voto per le Europee. Le difficoltà di un governo, incapace di rispettare gli impegni. E potrebbe essere una mossa per arginare il crollo di consensi.
LA PREMIER PUNTA A FAR SLITTARE L' USCITA DALLA UE A LUGLIO
SUL TAVOLO ANCHE L'OPZIONE DI UN SECONDO REFERENDUM ED ELEZIONI POLITICHE PER AZZERARE LA BREXIT (IL LEADER LABURISTA CORBYN HA PRESENTATO UNA MOZIONE DI SFIDUCIA NEI CONFRONTI DELLA MAY)
I Beatles l' avrebbero chiamata The long and winding road. Una strada lunga e tortuosa. Soprattutto, una strada che potrebbe rivelarsi un vicolo cieco, con l' unica uscita di una Brexit senza accordo. No deal. È la strada che si appresta a percorrere Theresa May dopo la bocciatura, ieri sera, del complesso accordo con l' Unione europea sull' abbandono dell' Unione il 29 marzo. Gli scenari che si aprono sono disparati e nessuno più prevedibile degli altri. Forse il meno improbabile è il congelamento del termine del prossimo marzo fino a luglio, per un surplus di trattativa che richiede però il passaggio delle forche caudine della sfiducia presentata (per il voto oggi) dal leader dell' opposizione, il laburista Jeremy Corbyn.
LA CAMERA DEI COMUNI BOCCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT
LA SCADENZA Se Westminster mandasse a casa la May si dovrebbe sciogliere il Parlamento e se in due settimane non sarà possibile formare un nuovo esecutivo con un leader Tory diverso da Theresa, entro 25 giorni si dovrebbero indire le elezioni e si avvicinerebbe drammaticamente il termine del No Deal a fine marzo. Perché la scadenza venga congelata, occorre non solo il favore del Regno Unito, cioè del Parlamento, ma anche l' assenso dei 27 membri superstiti della Ue.
CORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAY
Se invece oggi la mozione di sfiducia laburista non passerà (e l' opposizione di Corbyn mancherà l' obiettivo principale, irrigidendosi in una opposizione ancora più pervicace), la May potrebbe tentare la carta disperata messa a disposizione da una risoluzione non a caso adottata la scorsa settimana dalla Camera dei Comuni, che concede al governo tre giorni lavorativi di tempo, fino a lunedì, per presentare al Parlamento un nuovo Piano.
MANIFESTAZIONI CONTRO LA BREXIT 1
Ma più che l' incertezza sulla reazione del resto della Ue di fronte al rigetto dell' accordo, pesano le divisioni delle (e dentro) le forze politiche britanniche. Possibile che passi in soli tre giorni un compromesso che in tutti questi mesi non è stato possibile definire secondo una ricetta per Westminster commestibile?
Del resto, l' Unione Europea dovrebbe a sua volta ottenere da una riapertura del negoziato qualcosa che Londra non è in grado di offrire: restare nel mercato interno o nell' unione doganale, rinunciando a riprendere la sovranità sull' immigrazione dai Paesi Ue e poter fare autonomamente una politica commerciale svincolata da regole e vincoli comunitari.
BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER
LE ALTERNATIVE Certo, se passa la mozione di sfiducia di Corbyn, o se la May non sarà in grado, confermata alla guida dell' esecutivo, di mettere le mani in tre giorni a un' ipotesi appetibile per Bruxelles (e puntare poi a dilatare i tempi del negoziato col rinvio a luglio), c' è sempre l' eventualità del No Deal, nessun accordo, che secondo gli osservatori avrebbe effetti drammatici sia sul Regno Unito, sia sulla Ue.
Al punto che il presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, in un tweet azzarda: «Se un accordo è impossibile, e nessuno vuole un No Deal, chi avrà alla fine il coraggio di dire qual è l' unica soluzione positiva?».
Ovvia allusione alla ripetizione del referendum o, più precisamente, a un secondo referendum.
LA CAMERA DEI COMUNI BOCCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT
Che però oggi è ancora più difficile di ieri, perché sull' intesa si è espresso il Parlamento, quindi la proclamazione di una nuova consultazione sarebbe non soltanto un sottile tradimento della prima, ma anche una sconfessione dell' assemblea rappresentativa.
Inoltre, perché si possa indire una seconda consultazione referendaria occorrerebbe che il Labour ne accettasse l' idea, e non perseguisse al contrario l' abbattimento del governo Tory e il ritorno alle urne.
C' è pure un' ipotesi improbabile, ma sulla carta possibile, per cui bocciata la mozione di sfiducia, riscontrata l' impossibilità di fare un nuovo accordo, lo stesso governo della May comunichi l' uscita dall' Unione nel termine previsto del 29 marzo, senza neppure metterla ai voti. Westminster dovrebbe prenderne atto e la strada lunga e tortuosa si schianterebbe contro un muro.