9 dicembre forconi

martedì 5 dicembre 2017

I GRILLINI INCONTRANO FONDI E INVESTITORI INTERNAZIONALI: ‘CI TRATTANO COME POTENZIALE FORZA DI GOVERNO’, DICE CARLA RUOCCO

ADDIO GUERRA ALLA FINANZA CATTIVA E MANTRA DELLA TRASPARENZA: AL VERTICE (A PORTE CHIUSE) AL SENATO C’ERANO I MANAGER DI BANK OF AMERICA, BREVAN HOWARD, AMUNDI, WELLINGTON E MOORE CAPITAL 

‘ALCUNE RISPOSTE DI UNA VAGHEZZA ALLARMANTE’


carla ruocco a davosCARLA RUOCCO A DAVOS
Un incontro a porte chiuse in sala Isma al Senato è avvenuto lo scorso 13 novembre tra i parlamentari M5S Carlo Sibilia, Laura Bottici e Carla Ruocco e alcuni fondi e investitori internazionali. Tra questi, Bank of America, Brevan Howard Asset Management, Amundi, Wellington Management Group e Moore Capital Management. Lo confermano - secondo l'agenzia Bloomberg - fonti Cinquestelle che sottolineano come si tratti di una normale interlocuzione istituzionale con attori economici interessati a tutti i maggiori partiti e gruppi politici italiani.
carla ruocco beppe grilloCARLA RUOCCO BEPPE GRILLO

"Gli investitori ci stanno trattando come una potenziale forza di governo" ha commentato la parlamentare Carla Ruocco. "Questa è la prima volta che così tante persone della comunità finanziaria sono venuti a conoscerci".

"Gli investitori - racconta ancora Ruocco - ci hanno chiesto principalmente come potremmo governare senza formare una coalizione, se abbandoneremmo l'Euro e come vogliamo cambiare l'Unione Europea".

Uno degli investitori che ha partecipato al meeting - riporta Bloomberg - pur giudicando disponibili e aperti i parlamentari che hanno preso parte all'incontro, ha ritenuto allarmante la vaghezza di alcune risposte, ad esempio sul tema del finanziamento del reddito di cittadinanza e sulle modalità con cui promuovere una revisione dei trattati Ue.

LUIGI DI MAIO CON I VERTICI ISPI
LUIGI DI MAIO CON I VERTICI ISPI
"Sono per la trasparenza solo di domenica...". Così Gero Grassi, vicepresidente del gruppo Pd della Camera, commentando la riunione. "Non mi sorprendono questi contatti con il mondo della finanza, anche se Di Battista ha proclamato la guerra santa proprio contro di loro. E' tuttavia indecente che vogliano tenerli segreti. L'incontro, infatti, è stato rivelato dall'agenzia Bloomberg, suscitando non poco imbarazzo tra i grillini", conclude.

Fonte: qui

IL PADRE DI ALESSANDRO DI BATTISTA SE LA PRENDE CON DAVIDE CASALEGGIO E LUIGINO DI MAIO PER L’IMBORGHESIMENTO DEL M5S: “SIAMO STATI RIVOLUZIONARI PER QUALCHE SETTIMANA POI CI SIAMO SOTTOMESSI ALLE REGOLE PER IL TIMORE DI VENIR CRITICATI. ABBIAMO PERSO LA SPINTA”


vittorio di battistaVITTORIO DI BATTISTA

«Sono amareggiato e infastidito». Così Vittorio Di Battista, papà del deputato romano M5S su Facebook spara a zero contro il nuovo corso impresso dal candidato premier Luigi Di Maio e Davide Casaleggio. Dibba senior punta il dito sull'imborghesimento del M5S tutto preso nei suoi giri istituzionali e rassicuranti.

«Il tonno è rimasto nella scatoletta!», scrive furioso. «Siamo stati rivoluzionari per qualche settimana - prosegue - Poi la sottomissione alle regole, il timore di venir criticati, la scelta di essere per bene e di comportarsi da persone per bene. Abbiamo perso la spinta». Infine l'affondo contro l'associazione Rousseau di Casaleggio jr: «E poi sono infastidito dalla sudditanza tecnica e linguistica che abbiamo adottato, ho letto di activism, call to action, sharing. Ecco, questo manifestino di Verona mi resuscita il vaffanc...». 

Fonte: qui
alessandro di battista con sahra e il figlio andreaALESSANDRO DI BATTISTA CON SAHRA E IL FIGLIO ANDREA

Guerra fredda tra Stati Uniti e Iran sulla Siria

La guerra in Siria volge al termine, ma presto sarà sostituita da una guerra diversa, più diretta e dura, una guerra che contrappone Paesi vicini o attivi in territorio siriano. Questa guerra riguarda Paesi con interessi e ambizioni regionali, come Stati Uniti, Turchia, Iran e Israele. Questi Paesi cercano di stabilire equazioni e contrappesi che gli consentano di rimanere nel Levante e raggiungere gli obiettivi. La differenza fondamentale è che solo l’Iran ha un alleato incrollabile nell’equazione, alleato che si è opposto in questi anni di guerra, mentre tutti avevano scommesso sul suo crollo in poche settimane o qualche mese dall’inizio del conflitto. Questo alleato è il Presidente Bashar al-Assad.
Stati Uniti e Siria
Gli Stati Uniti hanno chiaramente definito il proprio obiettivo politico in Siria e cercheranno di raggiungerlo, anche se le possibilità di successo sono scarse. Nel momento in cui la guerra contro lo “Stato Islamico” (SIIL) non è ancora finita, le forze statunitensi hanno stabilito una sorta di coesistenza con l’organizzazione terroristica, che rimane sotto loro protezione (la Russia non è autorizzata a entrare nella zona operativa degli Stati Uniti). Questa protezione viene fornita fintanto che lo SIIL non attacca le forze statunitensi e loro agenti curdi e arabi che combattono sotto la bandiera delle “Forze Democratiche Siriane” (SDF). Le forze statunitensi hanno fermato gli attacchi aerei nelle zone ad est dell’Eufrate controllate dallo “SIIL”. Il gruppo non sarà attaccato fintanto che le sue forze combattenti continueranno a pianificare attacchi contro Esercito arabo siriano ed alleati. Secondo fonti della base di Humaymim, gli Stati Uniti continuano a dispiegare droni sulle aree ad est del fiume per monitorare lo SIIL senza ostacolarne i movimenti nell’area. A meno che non ci sia l’opportunità di permettersi combattenti stranieri considerati miglioro (stima della fonte), i droni statunitensi continueranno a ronzare sui cieli siriani sopra lo SIIL ed alleati nell’area. Ciò che è successo nelle ultime settimane indica che gli Stati Uniti hanno permesso allo SIIL di muoversi liberamente nell’area da loro controllata ed unire le forze per attaccare le forze siriane ed alleate (Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche, combattenti iracheni di al-Nujaba ed Hezbollah) e rallentarne l’avanzata su al-Buqamal, cercando invano d’impedirne la liberazione. La politica statunitense è contraria agli obiettivi secondo cui le forze internazionali a guida USA sono sbarcate in Siria per combattere il terrorismo. Washington agisce come forza d’occupazione, badando solo ai propri interessi, che a volte portano a proteggere lo SIIL che può essere manipolato e mobilitato entro linee da non attraversare senza rischiare di essere attaccati. L’eliminazione del terrorismo non sembra più essere obiettivo di Stati Uniti e partner europei e arabi attivi in Siria. Washington cerca di trovare un equilibrio con Damasco e Teheran, immaginando che lo SIIL sia un contrappeso ad Hezbollah e Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) in territorio siriano, con l’enorme differenza che, al contrario degli Stati Uniti, Iran ed alleati sono presenti su richiesta del governo siriano. Potranno ritirarsi quando il pericolo di SIIL e al-Qaida cesserà o quando Damasco sarà convinta di poterli sconfiggere e fare ritirare le forze d’occupazione. Tuttavia, la politica statunitense in Siria è lasciare che la minaccia taqfira aleggi su Bilad al-Sham e Mesopotamia, ad est dell’Eufrate e nel deserto di Anbar. Lo SIIL è attivo qui dal 2001 (inizialmente con un nome diverso) e ne conosce la geografia. Il gruppo terroristico potrebbe quindi, come si aspettano le forze in campo, colpire regolarmente gli eserciti siriano e iracheno causando ripetuti incidenti. Le forze statunitensi e russe hanno diviso est ed ovest dell’Eufrate in aree di interesse controllate da ciascuna. Pertanto, le forze aeree russe e siriane non possono violare questo accordo senza entrare in conflitto con gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno anche imposto la regola d’ingaggio alle forze siriane ed alleate: se le forze statunitensi vengono attaccate in Siria, colpiranno le forze iraniane o filo-iraniane nel Levante. È probabile che tale situazione diventi molto pericolosa per gli Stati Uniti e i loro interessi in Siria, Iraq e nella regione. Molte forze irachene sono pronte ad attaccare gli statunitensi se mai attaccassero l'”Asse della Resistenza” a cui questi gruppi iracheni aderiscono.
Sui curdi siriani, iniziano a capire che gli Stati Uniti li hanno usati per i propri fini politici. Gli Stati Uniti non deluderanno la Turchia, membro della NATO e nemico dichiarato dei curdi siriani, solo per compiacere i loro nuovi agenti curdi. Gli Stati Uniti cercano solo d’insediarsi in una zona non ostile mentre le loro truppe continuano ad occupare la Siria settentrionale. La Turchia crede di avere il diritto di colpire i curdi e cerca di sospingere le proprie forze verso Ifrin, al confine nord-ovest della Siria. La Turchia non attaccherà i curdi dall’altra parte del fiume finché le forze USA vi saranno schierate. L’ultimo punto è l’intenzione di Washington di sfruttare la presenza di 11 o 12 milioni di rifugiati siriani all’estero e di sfollati interni per le prossime elezioni presidenziali. Gli Stati Uniti hanno chiesto alle Nazioni Unite di prepararsi a sovrintendere alle elezioni monitorandole. Pertanto, tutti i Paesi (specialmente Libano e Giordania) devono trattenere i rifugiati siriani ed impedirgli di tornare a votare a casa. Stati Uniti ed UE credono di poter influenzare le elezioni presidenziali e avere alle urne quello che non possono avere sul campo di battaglia (il cambio di regime).Iran e Stati Uniti in Siria
L’Iran non esiterà ad annunciare il ritiro delle proprie forze dalla Siria per indebolire gli obiettivi degli Stati Uniti. L’Iran mantiene la presenza di circa 250 consiglieri militari in Siria e ha inviato alcune migliaia di soldati a combattere in Siria dal 2013. Hanno svolto un ruolo di primo piano, specialmente nelle battaglie di Aleppo, Hama e Badiyah (steppe siriane), insieme alle forze alleate. L’Iran, tuttavia, ha consiglieri e ufficiali in Siria dal 1982 (invasione israeliana del Libano), avendo ottenuto la benedizione dei leader siriani quando il Presidente Hafiz al-Assad era al potere. Questa presenza continua perché Siria ed Iran (ed Hezbollah) fanno parte dell'”Asse della Resistenza”, diventato molto più potente da quando fu creata nel 2010, in risposta alle minacce di George. W. Bush che definì Iran e Iraq (più la Corea democratica) “asse del male”. L’Iran non darà alcuna scusa per convincere gli Stati Uniti ad attaccare le proprie truppe perché i due protagonisti, Stati Uniti e Iran, sanno che le forze statunitensi saranno prese di mira direttamente in Medio Oriente nei prossimi anni, finché viste come forza d’occupazione in Siria. È quindi improbabile che l’Iran punti direttamente sulle forze statunitensi. L’Iran sostiene il Presidente Bashar al-Assad e ha molti alleati che non vogliono nient’altro che attaccare le forze USA se rimanessero in Siria o cercassero di colpire gli alleati siriani. Su Hezbollah, gli Stati Uniti non avranno mai il coraggio di attaccarne le forze terrestri o le basi in Siria (e Libano). Se lo faranno, i missili strategici di Hezbollah colpiranno sicuramente Israele. I leader di Hezbollah hanno già preso questa decisione e la metteranno in pratica se Israele attaccasse mai le posizioni di Hezbollah in Siria. Hezbollah e le forze iraniane hanno anche isolato il valico di frontiera di al-Tanaf, dove le forze anglo-statunitensi hanno stabilito un’area di sicurezza di 55 chilometri per impedire alle forze siriane ed alleate di raggiungerla. Inoltre, le forze irachene avanzavano dal lato iracheno, per completare l’accerchiamento delle forze anglo-statunitensi. Tali forze sono in piuttosto pessime condizioni. L’occupazione della frontiera di al-Tanaf le costringe a badare a circa 40000 famiglie siriane sfollate nella zona, la cui unica via di rifornimento passe dall’aria o dal deserto iracheno. Ci sono anche molti gruppi ad Hasaqah che hanno imparato a usare sofisticati ordigni esplosivi improvvisati e camuffati in modo che gli Stati Uniti capiscano il messaggio: siate pronti a pagare il costo della vostra presenza in Siria in vite umana. Assad sostiene anche che le tribù arabe di Raqqa e Hasaqah siano pronte a resistere. Assad è deciso a recuperare tutti i giacimenti di petrolio e gas ad est dell’Eufrate, compresi quelli ancora occupati dallo SIIL protetto degli Stati Uniti. Tuttavia, la Russia potrebbe iniziare a cercarvi petrolio e gas (oltre che al largo delle coste mediterranee) per garantire l’approvvigionamento del governo siriano. Anticipando le forze statunitensi ad al-Buqamal, le forze di Damasco ed alleati riuscirono a prendere il controllo di tutte le città siriane nella regione, ad eccezione di Raqqa, completamente devastata dai bombardamenti statunitensi. Damasco non ha obiezioni al fatto che Stati Uniti ed UE ricostruiscano ciò che hanno distrutto, a condizione che lascino il Levante una volta per tutte.
Tornando alle elezioni presidenziali, il Presidente al-Assad non accetterà di fissare una data precisa finché gli sfollati e i rifugiati non saranno tornati a casa, soprattutto quando il grosso della “Siria Utile” è libera (con l’eccezione di Idlib e Dara). Così, Assad monitora attentamente le cose, essendo pienamente consapevole che il piano d Stati Uniti, UE ed ONU per rovesciarlo (tramite le urne) è solo un pio desiderio occidentale. D’altra parte, la Turchia già parla di ripristinare i rapporti con Assad. I curdi siriani le cui forze sono sotto il comando degli Stati Uniti aprono anche molti canali con Damasco, poiché consapevoli che gli Stati Uniti li molleranno alla prima occasione, una volta che non serviranno più ai loro scopi. I curdi vogliono uno Stato federale, una richiesta che non sarà soddisfatta da Damasco. Assad non vuole discutere alcuna riforma fin quando la Siria sarà occupata (come lo è da Turchia e Stati Uniti). Su Israele, è l’anello debole tra Stati Uniti e Hezbollah perché paga il costo del suo tentato cambio di regime in Siria e le dinamiche sul terreno ora cambiate. Hezbollah e Iran non lasceranno la Siria e non cederanno ad alcuna area di sicurezza finché saranno in territorio siriano ed Israele continuerà ad occupare le alture del Golan. Ancora più importante, il Presidente Assad è pronto a dare alla resistenza siriana libero sfogo sulle alture del Golan e ad imporre nuove regole d’ingaggio ad Israele in risposta a qualsiasi violazione dello spazio aereo. La presenza statunitense in Siria non sarà una festa. Va da sé che il futuro si promette interessante.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

FALSO SCOOP CONTRO TRUMP: ABC SOSPENDE BRIAN ROSS

ABC News ha sospeso per quattro settimane (senza stipendio) il noto giornalista Brian Ross per il “grave errore” commesso nel falso scoop su Michael Flynn, l’ex consigliere alla sicurezza nazionale di Donald Trump.
L’emittente statunitense aveva infatti inizialmente riportato che Flynn si preparava a testimoniare che Donald Trump gli aveva chiesto di contattare i russi durante la campagna elettorale del 2016. Poi era arrivata la “correzione”: la richiesta era stata avanzata da Trump dopo l’elezione. Un “dettaglio” per niente irrilevante che sminuisce la portata di uno “scoop” che ha fatto crollare i mercati per qualche ora. La storia originale riportata da ABC News, infatti, poteva implicare azioni illegali da parte di Trump, mentre la precisazione descrive mosse scontate per un presidente eletto. 


Intanto, dopo la vittoria in Senato che ha portato all’approvazione del più ampio taglio alle tasse dai giorni dell’amministrazione guidata da Ronald Reagan, Trump ha aperto alla possibilità di un’aliquota sulle imprese al 22 per cento nell’ambito della negoziazione tra Camera e Senato per armonizzare i testi della riforma fiscale approvata da entrambi i rami del Congresso. Dopo aver insistito su tasse al 20% per le aziende, così da rilanciare la competitività, il presidente non chiude la porta a una leggera diminuzione del taglio alla pressione fiscale. La proposta di portare l’aliquota sulle imprese al 22 per cento (invece che al 20%) per finanziare sgravi maggiori alle famiglie con figli è stata inizialmente avanzata dal senatore della Florida (e candidato alle ultime primarie repubblicane), Marco Rubio.

Fonte: qui

USA e Corea del Sud iniziano le esercitazioni aeree congiunte più imponenti della storia

Sullo sfondo del recente test missilistico di Pyongyang, gli USA e la Corea del Sud iniziano oggi le esercitazioni dal nome in codice Vigilant ACE, che, come riferito dai media sudcoreani, saranno le più imponenti nella storia della cooperazione militare tra i due Paesi: saranno coinvolti circa 230 velivoli, di cui 6 caccia americani Stealth F-22.
Come affermato dal ministero della Difesa della Corea del Sud, le esercitazioni hanno lo scopo di dimostrare la volontà e le capacità di Seul e Washington di rispondere alle "provocazioni della Corea del Nord" con i suoi lanci di missili balistici.
Il 29 novembre la Corea del Nord aveva testato con successo il missile balistico "Hwaseong-15", capace di colpire un bersaglio fino a 13mila chilometri di distanza, tenendo conseguentemente nel mirino l'intero territorio statunitense.
Come riportato da un giornale vicino al dicastero militare di Seul, durante le audizioni in Parlamento gli ufficiali hanno dichiarato che durante le manovre, che termineranno l'8 dicembre, prenderanno parte i caccia americani F-22 e F-35A e verranno messe a punto le operazioni per distruggere le postazioni missilistiche nordcoreane. Inoltre verranno elaborate le manovre per distruggere l'artiglieria di lungo raggio di Pyongyang e per lo sbarco sul territorio nemico.
Secondo l'agenzia Yonhap, in queste esercitazioni saranno coinvolti anche il bombardiere B-1B "Lancer" dell'Aviazione americana, 6 caccia della Marina americana EA-18 e una decina di caccia F-15C ed F-16.
Fonte: qui

lunedì 4 dicembre 2017

I GRANDI TEMPLI DELLA CITTÀ LIBANESE TORNANO ACCESSIBILI DOPO ANNI DI CHIUSURA PER COLPA DELL’ISIS

OGGI LA CITTÀ E’ SALDAMENTE IN MANO AGLI HEZBOLLAH E CERCA DI TORNARE A GALLA VALORIZZANDO NON SOLO AGRICOLTURA E TURISMO MA ANCHE LE VASTE PIANTAGIONI DI CANNABIS….

Michele Zanzucchi per Avvenire

baalbekBAALBEK
L' hotel Palmyra è un' istituzione a Baalbek. Un po' invecchiata, a dire il vero, con i suoi intonaci scrostati, il mobilio che ha fermato le lancette agli anni Cinquanta, con le foto sbiadite. Costruito sull' antico anfiteatro romano, nei suoi corridoi espone capitelli, teste elleniste, fregi di chiara origine preromana: «Li avevamo in cantina», si scusa, ma inorgogliendosi, il proprietario.

Il cameriere, lui stesso un pezzo da museo, ci tiene a mostrare la stanza dove soggiornò il generale De Gaulle (oggi costa 75 dollari a notte), quella occupata da Jeanne Moreau e, soprattutto, quella che vide il riposo di Guglielmo II. Era il 1897.

baalbekBAALBEK
Proprio dalla terrazza dell' hotel, di fronte al sito archeologico, l' imperatore s' accorse di un' aquila romana, simbolo egualmente presente nella tradizione fenicia, che pendeva a metà da un frontone del Tempio di Bacco. Decise perciò di avviare una missione archeologica tedesca, la prima vera operazione di salvaguardia del patrimonio di Baalbek, che durò dal 1898 al 1905. Furono effettuati le messe in sicurezza e i restauri basilari, ripresi poi da archeologi francesi durante il mandato francese. Nel 1984 il sito è stato incluso nella lista Unesco dei siti patrimonio dell' umanità.

baalbekBAALBEK
Sentimenti di stupore e ammirazione avvolgono il visitatore nel mare di marmo e pietra di Baalbek - il nome rimanda al dio Baal e forse anche alla dea Anat, dea della guerra, sorella e consorte dello stesso Baal -, che per tre secoli vide architetti e artigiani all' opera nella costruzione dei più grandi templi esistenti al mondo: la superficie del tempio di Giove, il più vasto, costruito su una base fenicia preesistente di 88 metri su 48, è paragonabile alla piramide di Cheope o alla basilica di San Pietro. C' è potenza ed eleganza, ingegneria e scultura, architettura e religione. Il sito, che di primo acchito potrebbe apparire un sito solo romano, in realtà si rivela un ponte tra Oriente e Occidente. Soprattutto le decorazioni rivelano influenze fenice e arabe, più che greco-romane.

Perché i Romani, a differenza di Greci e Persiani, tendevano a valorizzare le culture e le tradizioni che incontravano, non cercando di eliminarle, ma di integrarle nei canoni di Roma. Così qui a Baalbek diedero spazio ai decoratori di marmo locali, pur portando l' influenza ingegneristica romana. Anche la struttura tripartita dei templi paiono di origine religiosa più fenicia che romana.

Certamente Baalbek era all' epoca una città ricca, sulla strada che le carovane provenienti dall' Oriente erano obbligate a prendere per arrivare al mare. Da qui passò anche Alessandro Magno in marcia verso Damasco. Fu probabilmente questa ricchezza a spingere nel II secolo i romani e i locali a costruire il tempio più straordinario e imponente che mai fosse stato costruito al mondo, il tempio di Giove Eliopolitano (Baalbek all' epoca romana si chiamava Heliopolis). Seguirono tre secoli di lavori, grazie ai soldi romani e alle maestranze locali, ma l' opera non fu mai completata, nonostante fossero state già erette le colonne più imponenti dell' antichità, due metri e venti di diametro. I terremoti susseguitesi nei secoli, l' uso del sito come cava per la costruzione degli edifici locali e le alterne vicende politiche portarono il sito a essere abbandonato prima di essere completato, fino all' arrivo di Guglielmo II. Restano oggi in piedi solo sei colonne, per un edificio che ne prevedeva dieci sulla fronte e diciannove sul lato lungo.
baalbek libanoBAALBEK LIBANO

Oggi Baalbek è una città che sta cercando di ritornare a galla valorizzando agricoltura e turismo, senza considerare le vaste piantagioni di cannabis dell' Alta Bekaa. A prevalenza musulmana e sciita, vede comunque una presenza non secondaria di sunniti e di cristiani.
Vive una certa conflittualità con l' altra grande città della valle, Zaqle, a maggioranza cristiana. Ma tra le due città sta per essere completata una superstrada che certamente favorirà il ritorno alla normalità. Negli ultimi anni, dall' inizio cioè del conflitto siriano nel 2011, la valle è stata in effetti disertata dagli stessi libanesi, per i combattimenti contro il Daesh sulla catena dell' Antilibano, in particolare nelle colline del Jurd di Ras Baalbek e di Qaa, sulle quali nell' agosto scorso un' insolita alleanza tra libanesi, siriani e Hezbollah ha permesso di sloggiare i jihadisti, scappati verso Deir Ez Zor. Era l' ultimo bastione in Libano dello Stato islamico, insediatosi nel 2014 su un' area di circa 200 kmq in quella zona montagnosa a ridosso del confine siriano, nella parte centro-orientale della Bekaa. In precedenza il Daesh aveva occupato più a Nord le montagne sopra Aarsal.
baalbek libanoBAALBEK LIBANO

Il pericolo era apparso evidente già nel marzo 2011, quando sette incoscienti ciclisti estoni avevano cercato di raggiungere Beirut partendo da Aleppo; ma furono rapiti da milizie armate sulla strada tra Zaqle e Baalbek. Furono rilasciati nel luglio seguente, dopo trattative estenuanti. Da allora la città diventò off limits per i visitatori. Quarantena che è stata prolungata ulteriormente tre anni fa, perché alcune diatribe tra clan locali erano sfociate in incidenti e attentati. Oggi la città, saldamente in mano agli Hezbollah - il movimento sciita è nato nel 1984 proprio nella Bekaa -, è di nuovo accessibile in sicurezza. Un motivo di vanto per lo Stato, che mostra orgoglioso il riconquistato controllo del territorio, valorizzando i suoi pezzi storici più pregiati, in vista di un ritorno alla piena normalità. Per dimostrare che la guerra siriana non ha nulla a che fare con la terra dei cedri.

Fonte: qui

“IL PADRINO”? NESSUNO VOLEVA FARLO A COMINCIARE DA FRANCIS FORD COPPOLA, I PRODUTTORI DELLA PARAMOUNT E PERSINO MARIO PUZO, AUTORE DEL LIBRO

COPPOLA RISCHIÒ PIÙ VOLTE IL LICENZIAMENTO: I PRODUTTORI NON CREDEVANO IN LUI E NON VOLEVANO MARLON  BRANDO 

IL “COMPLOTTO” DEL MONTATORE AVAKIAN E LE PRESSIONI DI FRANK SINATRA E LA PAROLA MAFIA NON FU MAI PRONUNCIATA...

Antonio Monda per "la Repubblica" -articolo del 2008

Tra tutti i miti, gli aneddoti e i racconti apocrifi che circondano la realizzazione del "Padrino" ce n´è uno assolutamente vero: era un film che nessuno voleva realmente fare, a cominciare da Francis Ford Coppola, i produttori della Paramount e persino Mario Puzo.

il padrino 2IL PADRINO 2
Non è l´unico paradosso che ha caratterizzato la lavorazione di uno dei più grandi successi di tutti i tempi: gli attori scelti da Coppola furono osteggiati dai produttori sino al momento dell´inizio delle riprese, e Coppola fu ripetutamente sul punto di essere licenziato, per l´iniziale delusione dei produttori di fronte al materiale girato, e persino per un complotto ordito dal montatore Aram Avakian il quale riferiva alla Paramount che il materiale girato era inutilizzabile, sperando di rimpiazzare il regista.
nusret il padrinoNUSRET IL PADRINO

......
La Paramount acquistò i diritti del libro di Mario Puzo per farne una pellicola di genere. Nessuno riteneva che fosse necessario dedicarle un´attenzione superiore a quella di un film di serie B, e dal suo canto lo scrittore non aveva alcuna aspettativa: aveva scritto il libro per puri fini commerciali, scoraggiato dalla mediocrissima accoglienza della critica ai suoi primi lavori.

Anche all´interno della Paramount c´erano molte resistenze, dopo lo scarso successo di "Fratellanza", un film di ambientazione simile, diretto da Martin Ritt. Il genere gangster sembrava in pieno declino, e le storie di mafia e famiglia non apparivano attraenti per un pubblico in pieno rinnovamento generazionale dopo i fervori del Sessantotto.
robert de niro in il padrino parte iiROBERT DE NIRO IN IL PADRINO PARTE II

In un primo momento vennero contattati Elia Kazan, Sergio Leone, Costa-Gavras e Arthur Penn. Nessuno di loro sembrò interessato, e venne quindi convocato Sam Peckinpah, il quale lasciò sconcertati i suoi interlocutori spiegando che avrebbe girato "Il Mucchio Selvaggio" tra i mafiosi. Fu Robert Evans ad avere l´idea di scritturare allora un regista italo-americano, ma sul nome di Coppola si scatenò una netta ostilità: i suoi primi film avevano ottenuto incassi disastrosi, e quel regista barbuto che aveva fondato una propria casa di produzione e si ostinava a vivere a San Francisco aveva una fama terribile per Hollywood: pensava di testa propria.

al pacino a savocaAL PACINO A SAVOCA
Tuttavia Coppola riuscì ad affascinare i produttori grazie ai racconti della sua famiglia italiana e al modo in cui spiegò che la saga dei Corleone era la storia di un re che aveva tre figli: «Il primo ha ereditato dal padre la dolcezza, il secondo la forza, il terzo l'intelligenza». Ma dopo l´iniziale momento di seduzione iniziarono le battaglie: Coppola rifiutò di spostare la collocazione temporale del film all´epoca delle riprese e l´ambientazione a St. Louis, molto più economica di New York. Per il ruolo di don Vito, la Paramount propose una lista lunga e inverosimile di nomi (tra i quali Laurence Olivier e persino Carlo Ponti) pur di non cedere all´idea di Marlon Brando, in piena crisi di successo al botteghino.

Coppola si sentì ripetere infinite volte «non farà questo film», e quando vinse la sua battaglia dopo che Brando aveva accettato di sottoporsi ad un provino con dei batuffoli di cotone all´interno delle guance, fece pronunciare la battuta al produttore che si rifiuta di scritturare Johnny Fontane/Frank Sinatra, e cede solo dopo che trova nel letto la testa del suo purosangue prediletto.
matrimonio il padrino a savocaMATRIMONIO IL PADRINO A SAVOCA

Proprio Sinatra fece pressioni affinché il personaggio non potesse essere ricondotto a lui, e nel giro di poco tempo arrivò un altro tipo di pressione, ben più inquietante: un emissario della famiglia Colombo chiese ed ottenne che la parola mafia non fosse pronunciata nel film. La battaglia sul cast si spostò su altri fronti: Coppola era assolutamente convinto del talento del semisconosciuto Al Pacino, ma per il ruolo di Michael i produttori volevano Robert Redford o Ryan O´ Neal.

Non diversa la lotta per i comprimari, e se Robert Evans racconta non troppo scherzosamente che pensava all´amico Henry Kissinger per il ruolo del Consigliori, Abe Vigoda (Tessio) racconta nel documentario di essere stato scelto, contro il parere dei dirigenti, perché era assolutamente sconosciuto. Coppola riuscì ad imporre come musicista Nino Rota, ma non fu facile convincere i finanziatori che il musicista di Fellini fosse giusto per un gangster movie.

robert duvall nei panni di tom hagenROBERT DUVALL NEI PANNI DI TOM HAGEN
Non meno ardua la battaglia per l´immagine del film: la grande idea di regia di offrire una suggestione etica sin dalla fotografia spaventò a morte la Paramount, ma entusiasmò Gordon Willis, che girò l´intero film in un chiaroscuro molto contrastato, e, negli interni, non illuminò gli occhi dei protagonisti.

talia shire e' connie corleoneTALIA SHIRE E' CONNIE CORLEONE
Ancora più ardua la battaglia sul montaggio: il ritmo epico immaginato da Coppola, con lunghe digressioni narrative alternate ad esplosioni di violenza, lasciò sconcertati i responsabili dello studio e offrirono l´occasione ad Avakian di proporre un montaggio alternativo, basato tutto sull´azione. Coppola si rese conto per miracolo di quanto stava avvenendo e, licenziato Avakian, riuscì a salvarsi dopo aver rimontato personalmente la sequenza dell´omicidio di Sollozzo.

L´ultimo fronte si aprì sul nepotismo: Coppola scritturò la sorella Talia nel ruolo di Costanza, il padre Carmine per dirigere le musiche di Rota e persino la figlia Sofia, appena nata: è lei ad essere battezzata nel finale del film. Non solo: affidò al pupillo George Lucas il montaggio della guerra di mafia.
pacino interpreta michael corleonePACINO INTERPRETA MICHAEL CORLEONE

Anche quest´ultimo ricorda il clima di sfiducia e il tentativo costante di licenziare Coppola. Alla prima del film nessuno aveva grandi aspettative, ma Il Padrino divenne all´epoca il più grande successo di tutti i tempi, oltre che un fenomeno culturale tuttora imprescindibile. Se ne accorse per primo Henry Kissinger, allora segretario di Stato, che uscendo dalla prima dichiarò: «È un film che parla a tutti: non è molto diverso da quello che vedo ogni giorno a Washington».

Fonte: qui

UCCISO L’EX PRESIDENTE DELLO YEMEN, ALI ABDALLAH SALEH: E’ STATO ASSASSINATO DAGLI HOUTHI, RIBELLI ANTI-SAUDITI

COME PER GHEDDAFI, ANCHE IL CADAVERE DEL DITTATORE DI SANAA E’ STATO “ESPOSTO” ALLA RABBIA DELLA FOLLA - VIDEO VIETATO AI MINORI

Il cadavere di Saleh (video Vietato ai Minori)


1 - YEMEN: TV, PARTITO SALEH CONFERMA UCCISIONE EX RAÌS
ali abdallah salehALI ABDALLAH SALEH
(ANSA) - La notizia dell'uccisione dell'ex presidente yemenita Ali Abdallah Saleh è stata confermata ora dal partito dello stesso Saleh, secondo quanto riferisce la tv panaraba al Jazeera. Le fonti vicine all'ex raìs riferiscono che Saleh è stato ucciso con "colpi di arma da fuoco a sud di Sanaa".

2 - YEMEN: MEDIA, HOUTHI FANNO ESPLODERE RESIDENZA SALEH A SANAA
saleh gheddafi mubarakSALEH GHEDDAFI MUBARAK
 (ANSA) - Fonti di stampa del Golfo riferiscono che una delle residenze dell'ex presidente yemenita Ali Abdallah Saleh è stata fatta esplodere dagli insorti Houthi e che non si hanno notizie della sorte di Saleh. Le fonti di stampa citano testimoni oculari nella capitale yemenita. Saleh, deposto dopo 34 anni nel 2012, aveva annunciato sabato scorso la fine della sua alleanza con gli Houthi per unirsi al fronte anti-ribelli guidato dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti. Da sabato a oggi, affermano le fonti, gli Houthi hanno fatto irruzione in diverse abitazioni ed edifici dentro e fuori Sanaa indicati come appartenenti agli uomini di Saleh.
george bush e ali abdellah salehGEORGE BUSH E ALI ABDELLAH SALEH

3 - YEMEN: RAID DEI JET COALIZIONE SAUDITA A SOSTEGNO SALEH
(ANSAmed) - Aerei della Coalizione araba a guida saudita hanno bombardato durante la notte postazioni dei ribelli Houthi nella capitale Sanaa, in appoggio alle forze dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh, che negli ultimi giorni ha rotto la sua alleanza con gli stessi Houthi. Lo riferiscono fonti locali citate dai siti dei giornali arabi. Suse van Meegen, una dirigente dell'organizzazione umanitaria Norwegian Refugee Council, presente a Sanaa, ha detto all'agenzia Ap che i nuovi combattimenti e i raid hanno "completamente paralizzato le operazioni umanitarie". I combattimenti tra le milizie degli Houthi alleate dell'Iran e le forze di Saleh sono scoppiati mercoledì della scorsa settimana nella capitale.
ali abdallah saleh e putinALI ABDALLAH SALEH E PUTIN

Saleh, deposto nel 2011, si era alleato tre anni fa con gli Houthi, sciiti come lui e vicini all'Iran, per combattere il governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, il suo ex vice, sostenuto dall'Arabia Saudita. Sabato, in un discorso televisivo, Saleh ha chiesto alla Coalizione a guida saudita di mettere fine ai bombardamenti contro le forze ribelli e al blocco dei porti e aeroporti yemeniti, promettendo in cambio di "voltare pagina".

ali abdallah salehALI ABDALLAH SALEH
Dagli Emirati arabi uniti, principale alleato dell'Arabia Saudita, il ministro degli Esteri Anwar Gargash ha intanto affermato che "la rivolta nazionale a Sanaa ha bisogno di sostegno" per "difendere la penisola arabica contro l'espansione iraniana e le bande degli Houthi". "Qualunque sia l'esito della benedetta rivolta a Sanaa, è chiaro che gli yemeniti hanno rifiutato le milizie Houthi sostenute dall'Iran", ha aggiunto Gargash, citato dal quotidiano emiratino Gulf News.

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