
domenica 15 settembre 2019
''POLITICO EU'' DA' IL BENVENUTO A URSULA METTENDO IN FILA I COMMISSARI INDAGATI: SONO 4 (LEI COMPRESA). SYLVIE GOULARD, ROVANA PLUMB, JANUSZ WOJCIECHOWSKI
LA PROVA DEL FUOCO ARRIVERÀ CON LE AUDIZIONI AL PARLAMENTO EUROPEO QUANDO…
DAGONEWS, tratto dall'articolo di "www.politico.eu"
Jean-Claude Juncker ha definito la sua squadra la commissione "Last Chance". Il suo successore, Ursula von der Leyen, potrebbe finire per guidare la “Commissione innocenti fino a prova contraria”.
Infatti von der Leyen e alcuni dei suoi candidati saranno probabilmente interrogati nelle prossime settimane (o mesi) da investigatori e commissioni parlamentari come parte delle indagini in corso - a Bruxelles o nei loro paesi di origine. Una situazione che minaccia di far deragliare le loro candidature.
Martedì, mentre von der Leyen si preparava a svelare il suo elenco di commissari in una conferenza stampa a Bruxelles, uno dei nomi più importanti della sua lista, Sylvie Goulard, ex ministro della difesa francese ed ex deputato al Parlamento europeo, era in una stazione di polizia a Nanterre, un sobborgo a ovest di Parigi, dove è stata interrogata per le accuse secondo cui lei e altri deputati francesi avrebbero assunto con fondi dell'UE assistenti che lavoravano per i loro partiti in Francia.
Goulard, stretta alleata del presidente Emmanuel Macron, si è dimessa da ministro della difesa nel giugno 2017 per difendersi: secondo i ben informati avrebbe rimborsato al Parlamento 45.000 euro. La sua richiesta di interrogatorio nello stesso giorno in cui il suo nome era stato proposto come commissario al mercato interno, è stata la drammatica illustrazione dei problemi legali che affliggono alcuni membri della squadra di Von der Leyen.
E non è la sola. Rovana Plumb, la commissaria per i trasporti, più volte ministro in Romania è rimasta invischiata in un caso di corruzione nel 2017: è stata accusata di aiutare il leader del suo partito socialdemocratico per un accordo immobiliare illecito che coinvolgeva la proprietà di un'isola sul fiume Danubio.
E il commissario europeo per l'agricoltura, Janusz Wojciechowski, della Polonia, è sotto inchiesta da parte dell'agenzia antifrode dell'UE (OLAF) per presunte irregolarità nei rimborsi spese di viaggio durante il suo mandato come deputato europeo, dal 2004 al 2014.
Una situazione difficile per la Von der Leyen che ha dovuto rispondere alle domande scomode dei giornalisti durante la conferenza stampa di martedì. «Nella sua squadra ci sono dei commissari che sono discutibili, un paio di loro sono soggetti a un'inchiesta o un'indagine dell'OLAF - ha chiesto un giornalista - Perché non li ha semplicemente rifiutati? La sua Commissione potrebbe avere un’immagine opaca, comprese le persone che sono sospettate di aver commesso frode, anche se c’è la presunzione di innocenza».
Nel porre la domanda, il giornalista ha fatto riferimento alla Commissione di Jacques Santer, che è stata costretta a dimettersi nel marzo 1999 per lo scandalo corruzione del commissario francese, l'ex primo ministro Édith Cresson. Non è certo il tipo di paragone che von der Leyen desiderava mentre annunciava la sua nuova squadra, anche se Plumb e Wojciechowski negano ogni accusa.
«L'OLAF è un organo indipendente ed è così che dovrebbe essere - ha affermato von der Leyen - Si presume sempre che uno sia innocente, come ha giustamente sottolineato».
Questa presunzione è importante per von der Leyen anche a livello personale, visto che affronta lo scandalo delle spese delle consulenze esterne in Germania: attende di essere convocata dalla commissione d'inchiesta del Bundestag per i sospetti di violazione delle norme sugli appalti e per nepotismo quando era a capo del ministero della difesa.
Una commissione investigativa del parlamento tedesco sta esaminando in che modo i contratti al ministero della difesa siano stati assegnati a consulenti esterni senza un’adeguata supervisione e se una rete di collegamenti personali informali che coinvolgono alcuni funzionari del ministero ha facilitato tali accordi.
Von der Leyen potrebbe essere convocarla a Berlino per essere interrogata probabilmente a dicembre. Tuttavia lo scandalo del ministero della Difesa era noto, ma ha giocato un piccolo ruolo nella scelta della von der Leyen per la posizione di vertice dell'UE. Un funzionario dell'UE ha respinto il suggerimento che il Consiglio europeo avrebbe dovuto impegnarsi in un'analisi più approfondita, dicendo che era impossibile trovare qualcuno con una carriera politica che non avesse affrontato accuse di vario tipo.
Alla conferenza stampa di martedì, von der Leyen ha cercato di usare la benedizione del Consiglio per i suoi nominati alla Commissione come prova del fatto che aveva fatto scelte solide. «Lasciatemi dire che l'elenco dei commissari proposti è stato accettato dal Consiglio, il che è sempre necessario - ha affermato - Penso che abbiamo un eccellente elenco di uomini e donne. Non commenterò le indagini dell'OLAF perché sono completamente indipendenti, concluderanno il loro lavoro e ascolteremo ciò che hanno da dire».
Tuttavia, alcuni deputati hanno già espresso il loro verdetto sui candidati più controversi proposti da von der Leyen. Dacian Ciolos, ex primo ministro rumeno e commissario europeo per l'agricoltura, che è ora leader del gruppo Renew Europe, ha dichiarato di aver messo in guardia von der Leyen dall'accettare la nomina di Bucarest di Plumb.
In un'intervista di mercoledì, Ciolos ha dichiarato a POLITICO che avrebbe votato contro la candidata rumena e avrebbe invitato i membri del suo gruppo a fare lo stesso. «Conosco Rovana Plumb - ha detto Ciolos - Come posso essere sicuro che rappresenterà i valori europei?».
Resta da vedere quanta difficoltà incontreranno i candidati di von der Leyen nel cammino verso la conferma. Alcuni addetti ai lavori del Parlamento prevedono aspre discussioni nella nuova assemblea, molto più divisa. Altri hanno affermato che i candidati in difficoltà potrebbero ottenere la conferma più facilmente del previsto, come parte di un accordo tra i gruppi politici. Finora, il primo scenario sembra più probabile.
Ciolos, ad esempio, ha affermato di aver accettato le spiegazioni di Goulard riguardo alle accuse contro di lei e avrebbe sostenuto la sua nomina, perché alla fine gli era chiaro che lei avrebbe rispettato le regole dell'UE (come dimostrato dal suo rimborso di fondi UE). Ma François-Xavier Bellamy, un eminente deputato francese del partito conservatore Les Républicains, ha affermato che le accuse hanno sollevato interrogativi sull'idoneità di Goulard per l'incarico, nonostante il suo lungo e curriculum negli affari UE.
«Credo che sia un segnale negativo inviato ai nostri partner europei per dare l'impressione che qualcuno non qualificato o non è abbastanza libero da un punto di vista legale possa assumersi la responsabilità di un lavoro alla Commissione europea» ha detto Bellamy.
Nel frattempo, Ismail Ertug, un deputato di centro-sinistra tedesco, ha difeso Plumb, suo collega socialista, e ha suggerito che alcuni conservatori stanno sollevando false accuse contro di lei. «Dovremmo chiarire che l'autorità anticorruzione rumena ha abbandonato il caso - ha dichiarato Ertug in un'intervista - Questo deve essere preso in considerazione».
Tuttavia, Ertug ha affermato che tutte le accuse sarebbero state esaminate dal Parlamento. «Alla fine della giornata, tutti saranno esaminati - ha detto - Siamo all'inizio del processo. Il momento della crisi inizierà a partire dalla prossima settimana a Strasburgo».
Von der Leyen, alla sua conferenza stampa di martedì, ha rifiutato di fare previsioni sulle conferme: «So che le audizioni in Parlamento sono un processo molto importante, ognuno dovrà essere convincente».
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‘AUTOSTRADE’ TRUCCAVA I DATI, TRE ARRESTI E SEI FUNZIONARI SOSPESI PER I REPORT SULLA SICUREZZA AMMORBIDITI DOPO IL CROLLO DEL MORANDI: “GRAVI RISCHI PER GLI AUTOMOBILISTI”

“QUI LA PRENDIAMO NEL CULO”
LO SFOGO DI UN INGEGNERE: "NON E’ POSSIBILE UNA SUPERFICIALITA’ COSI’ SPINTA DOPO LA SCIAGURA DI GENOVA. I COINVOLTI NON HANNO CAPITO UN CAZZO ETICAMENTE”
E IL PD APRE ALLA REVOCA PARZIALE DELLA CONCESSIONE (SOLO DELL’AUTOSTRADA LIGURE A10)
CROLLA IL TITOLO ATLANTIA
Marco Menduni per la Stampa
Tra il viadotto Pecetti, 132 metri su due campate, uno dei giganti dell' A26 che dal Piemonte scende giù al mare di Voltri, e l' area in cui sorgeva il ponte Morandi ci sono 15 chilometri di distanza. Venti minuti al massimo, in macchina. In quei 15 chilometri si dipana l' inchiesta arrivata, qualche settimana dopo l' anniversario della tragedia del 14 agosto, la messa cantata, la commemorazione delle 43 vittime, alla prima grande svolta giudiziaria.
Non è il corpo principale dell' inchiesta per la sciagura di Genova. Ma è la prima risposta alle richieste di giustizia e delinea, in quello che la procura ricostruisce, un quadro inquietante della gestione della sicurezza.
Finiscono ai domiciliari Massimiliano Giacobbi di Spea, la controllata di Autostrade per le manutenzioni e la sicurezza, e due pezzi grossi di Aspi della direzione VIII tronco, Gianni Marrone e Lucio Torricelli Ferretti. Poi in sei vengono sospesi dai pubblici servizi per 12 mesi: Maurizio Ceneri, Andrea Indovino, Luigi Vastola, Gaetano Di Mundo, Francesco D' antona e Angelo Salcuni. Altri sei rimangono indagati a piede libero. E fanno 15. Tutti nel mirino dei pm, con diverse sfumature, accomunati da un' accusa che i magistrati scandiscono in cento pagine fitte di ordinanza in maniera precisa. C' era un disegno per edulcorare i test e le verifiche, per far sì che le criticità e i potenziali pericoli venissero sottovalutati.
Il giorno prima del Ferragosto dell' anno scorso il Morandi crolla, portando con sé il suo carico di morti e dolore. Cambia, questa sciagura, il modo di agire? Pare di no, perché uno degli indagati intercettato ha un sussulto di dignità e ammonisce il suo interlocutore: «Non è possibile una superficialità così spinta dopo il 14 di agosto, vuol dire che la gente coinvolta non ha capito veramente un cazzo.».
La vicenda, nelle carte della procura, si svolge parallela su un asse lunghissimo che congiunge la Liguria alla Puglia, con due ponti sotto osservazione. Riparte da qui, sotto al viadotto Pecetti. Il grande ponte che dal basso fa paura, sentimento rinforzato dalle fotografie scattate dagli abitanti della zona.
Le pagine dei magistrati sono complesse, sia in punto di diritto che in considerazioni ingegneristiche. Ma il senso vero può esser riassunto così: i tecnici rilevano che si è rotto uno dei cinque cavi costituiti da trefoli intrecciati.
La falsa ricostruzione
Da quel momento scatta il tentativo, sempre nella ricostruzione dei pm, di negare la verità. Il cavo spezzato è uno dei tre principali. Però viene accreditata una ricostruzione alternativa e falsa: che in realtà sia uno dei due secondari, meno importante. Perché così il pericolo viene sminuito. Perché così non si deve vietare il transito ai mezzi più pesanti.
Perché così transita anche quel trasporto eccezionale da 141 tonnellate, nella notte tra il 21 e il 22 ottobre dell' anno passato. Erano consapevoli, gli indagati, di quel che stavano facendo? Gli inquirenti dicono di sì: per evitare che le conversazioni telefoniche venissero intercettate, c' è anche chi ha usato il jammer, un dispositivo che le protegge.
L' altro caso, scoperto nelle prime fasi dell' indagine del Morandi, è più lontano nello spazio. Il viadotto si chiama Paolillo, si trova sull' A16, in Puglia. Spiega la procura che è stato costruito in maniera differente rispetto al progetto, ma anche in questo caso si è cercato di occultare la verità.
Eppure, proprio per le differenze accertate, le relazioni di calcolo e di contabilità non potevano garantire nulla sulla reale sicurezza. Non era più il viadotto progettato, quei dati non significavano più nulla.
Qui emerge un altro elemento choc dell' inchiesta. «C' è una disinvoltura degli indagati a modificare le relazioni tecniche - scrive il gip - in spregio alle loro finalità di sicurezza».
C' è chi, come il dirigente dell' VIII tronco di Bari Marrone, è già stato condannato in primo grado l' 11 gennaio alla pena di 5 anni e 6 mesi per i reati di omissione di vigilanza e alla manutenzione del viadotto Acqualonga, «ma ha perseverato durante il dibattimento nelle proprie condotte».
Il riferimento è all' incidente del 28 luglio 2013 con 40 vittime: un pullman con i freni rotti, tradito dalla mancata resistenza del guard rail, precipita giù.
La replica di Autostrade Autostrade, ovviamente, reagisce. I due viadotti, sostiene, sono assolutamente sicuri: «Gli interventi di manutenzione sono stati conclusi diversi mesi fa e la società ha inviato il 4 dicembre 2018 al ministero delle Infrastrutture e Trasporti un report contenente il dettaglio degli interventi manutentivi realizzati e delle verifiche effettuate sui viadotti della rete, tra cui il Pecetti e il Paolillo». Per il caso-Pecetti, sottolinea, aveva già «provveduto a cambiare la sede operativa dei due dipendenti interessati dai provvedimenti».
In serata, poi, le determinazioni del Cda di Atlantia, la holding di cui Aspi fa parte: un audit da affidare a una «primaria società internazionale» per verificare la corretta applicazione delle procedure aziendali da parte delle società e delle persone coinvolte. Arriva anche la dichiarazione del presidente della Regione Giovanni Toti: «Quanto emerge sconcerta, in particolare chi amministra una città e una regione che hanno vissuto la tragica esperienza di ponte Morandi. Pretendiamo verità, processi brevi e pene esemplari per chi sarà giudicato responsabile. Genova, la Liguria e i familiari delle 43 vittime meritano verità e giustizia».
"STAVOLTA CI SIAMO SPINTI OLTRE" MA LASCIAVANO TRANSITARE I TIR
Marco Grasso e Tommaso Fregatti per la Stampa
A soli due mesi dai 43 morti del Morandi, c' è un altro ponte che agita i sonni degli addetti ai controlli di Spea: «Non è possibile una superficialità così spinta dopo il 14 agosto. Cioè, vuol dire che la gente coinvolta non ha capito veramente un cazzo ma proprio eticamente».
Sono giorni convulsi quelli fra il 17 e il 20 ottobre del 2018. Andrea Indovino, ingegnere addetto ai monitoraggi dipendente di Spea (società controllata da Autostrade per l' Italia), non ci dorme la notte: «Qui la prendiamo nel culo». A preoccuparlo è il reale stato di salute del viadotto Pecetti, tratto genovese della A26, il cui ammaloramento è stato coperto da un report taroccato (un caso simile riguarda il viadotto Paolillo, in Puglia): dopo la rottura di un cavo, il tecnico Alessandro Costa aveva segnalato alla sua catena di comando un deterioramento della precompressione (dunque della tenuta) del 33%, percentuale sbianchettata dai suoi superiori (in particolare Maurizio Ceneri, superiore di Indovino) e corretta con un più tranquillizzante 18%.
Sul tavolo di Indovino ora c' è la richiesta di far passare su quello stesso viadotto un transito eccezionale, un carico da 140 tonnellate diretto ad Ansaldo: «Hanno chiamato più volte Galatà (amministratore delegato di Spea), dicono che per Genova è strategico». Indovino non può opporsi, perché la richiesta arriva «da un mittente pesante» (cioè «Autostrade», specifica la Finanza): «Ci siamo spinti oltre - si sfoga - Più andiamo oltre e più rosicchiamo i margini di sicurezza. Ma come si fa a chiedere una verifica su un manufatto ammalorato, con un transito eccezionale che lo porta al limite della resistenza? Con un ponte che è appena venuto giù? E mi vieni dire di andare a fare un sopralluogo».
Per il giudice Angela Nutini quello dei falsi report era un vero e proprio «sistema»: «La logica di un simile generalizzato comportamento sembra da ricondurre a uno spirito di corpo aziendale, probabilmente motivato dal tornaconto economico». A questo proposito il magistrato cita una conversazione tra due alti dirigenti di Autostrade, entrambi indagati per i morti del Ponte Morandi: Michele Donferri Mitelli, responsabile nazionale manutenzioni, e Paolo Berti, ex numero 4 di Aspi.
Quest' ultimo confida al primo di «aver mentito» nel processo in cui è stato condannato per la strage di Avellino e «si rammarica» perché se avesse parlato avrebbe potuto «mettere altri nei guai». Il collega lo tranquillizza: «A te non cambiava un c... Questa gente aspettala al varco. Pensa soltanto a stringere un accordo col capo, punto e basta!».
Ma chi è il capo a cui si riferiscono? Sul passaggio arriva una replica puntuale di Autostrade per l' Italia, che senza girarci troppo intorno, rimarca come con Giovanni Castellucci, all' epoca amministratore delegato di Aspi, oggi alla guida della holding Atlantia (assolto nel processo di Avellino), non fosse possibile stringere alcun patto, «perché le contestazioni erano diverse».
C' è di più. Nel pieno degli accertamenti su Spea, nell' inchiesta sul Ponte Morandi, le intercettazioni portano alla luce attività che vanno ben aldilà dell' ordinaria attività difensiva: «Lo zelo della società durante le indagini non si è limitato al supporto ai dipendenti indagati, ma si è tradotto anche in attività di bonifica dei computer, nell' installazione di telecamere finalizzate a impedire l' attivazione delle intercettazioni da parte degli inquirenti e nell' utilizzo di disturbatori delle intercettazioni, al fine di ostacolare quelle eventualmente già in corso». Fonte: qui

"AUTOSTRADE" DI GUAI PER CONTE
DI MAIO INSISTE: "NOI ANDIAMO AVANTI CON LA VOLONTÀ DI REVOCA DELLE CONCESSIONI AUTOSTRADALI AI BENETTON"
LA MINISTRA PIDDINA DE MICHELI: "LA POSIZIONE DEL GOVERNO E’ QUELLA ESPRESSA DAL PREMIER"
L'IDEA DI CONTE SAREBBE QUELLA DI TOGLIERE AI BENETTON SOLO LA GESTIONE DELLA A10, LA TRATTA LIGURE DEL VIADOTTO POLCEVERA…
"Noi andiamo avanti con la volontà di revocare le concessioni autostradali ai Benetton, ovvero a quella azienda che non ha manutenuto il Ponte Morandi". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri e leader del M5s, Luigi Di Maio, a margine del suo intervento alla Scuola Open di Rousseau.
"Addirittura ieri abbiamo visto dalla indagini che si omettevano totalmente quelle che erano le carenze di quel ponte, delle infrastrutture. Cioè: chi doveva manutenere quel ponte non lo ha fatto", ha insistito Di Maio contro i Benetton. "E' assurdo che si dica che quella gente può continuare a gestire i nostri ponti. Mi fa piacere che anche nel Pd non sia più un tabù, bene questo è un ulteriore passo che permette a questo governo di essere più forte ancora. Ora - ha continuato - il tema è molto semplice: in Italia non ci sono come concessionari solo i Benetton ed è per questo che noi abbiamo messo revisione del sistema concessioni".
"Ma è chiaro - ha aggiunto - che sul ponte Morandi noi non possiamo pensare che quei tratti autostradali siano ancora gestiti da loro e il procedimento sta andando avanti e lo portiamo dal vecchio governo, nel senso che lo abbiamo già avviato qualche mese fa e speriamo che nei prossimi mesi si possa arrivare a fare giustizia per le vittime di quel ponte", ha concluso il capo politico dei Cinque stelle.
A Di Maio risponde a stretto giro la ministra delle infrastrutture e trasporti Paola De Micheli a margine di un evento a Cesenatico. "C'è una procedura- afferma De Micheli - in corso. Il
presidente del consiglio si è espresso alla Camera dei deputati il giorno della fiducia. Quella è la posizione del governo. E' una posizione condivisa e oltre le parole del presidente del consiglio non potrei aggiungere".
Ieri Atlantia è crollata in Borsa (-8%) dopo la notizia delle nove misure cautelari eseguite dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta bis riguardante i report 'ammorbiditi' sulle condizioni dei viadotti gestiti dalla controllata Autostrade. Oggi, la società è tornata a comunicare al mercato: "Alla luce dei recentissimi eventi, Edizione, come azionista di riferimento, prenderà senza esitazione e nell'immediato tutte le iniziative doverose e necessarie, anche a salvaguardia della credibilità, reputazione e buon nome dei suoi azionisti e delle aziende controllate e partecipate". E' quanto afferma in una nota la holding dei Benetton, che detiene il 30,25% di Atlantia, "in relazione alle diverse indagini in corso dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova".
Tornando alle dichiarazioni di Di Maio, il leader grillino ha stoppato l'idea di alleanze con il Pd: "Il nostro obiettivo nei prossimi mesi é che le Regioni siano ben governate ma la parola alleanze con il Pd non è all'ordine del giorno". Si è poi detto "entusiasta" del lavoro che si appresta a fare questo nuovo governo e, a margine di un'iniziativa di Rousseau, ne approfitta per dare il benvenuto alla nuova squadra di governo. E per precisare: "Alcuni sottosegretari non sono stati riconfermati ma non per demerito loro. Ma perché è il risultato di una trattativa con altre forze politiche in campo".
M5S: VIA LE CONCESSIONI CONTE MEDIA: "LO STOP SOLO PER GENOVA"
Tommaso Ciriaco e Ettore Livini per la Repubblica
La tegola giudiziaria arrivata da Genova rimaterializza in Borsa l' incubo del ritiro delle concessioni autostradali ai Benetton - tema delicatissimo sul fronte dei rapporti Pd-M5s - e affonda il titolo Atlantia: le azioni del gruppo hanno perso a Piazza Affari quasi l' 8%, bruciando in una seduta 1,6 miliardi di valore.
Le misure interdittive chieste dai pm per nove manager del gruppo - accusati di aver compilato rapporti "ammorbiditi" sullo stato di alcuni viadotti in gestione - hanno mandato in frantumi, almeno in apparenza, il delicatissimo compromesso che sembrava essere stato raggiunto tra i Dem e i grillini per la gestione di questa partita: quella «progressiva revisione delle concessioni» anticipata dal premier nel discorso sulla fiducia al governo che pareva escludere un loro ritiro tout court .
I pentastellati però, appena le agenzie di stampa hanno battuto la notizia, sono tornati all' attacco: «Se proponiamo un provvedimento così soft, io non sono più in grado di garantire la tenuta del movimento», ha fatto sapere informalmente Luigi Di Maio al presidente del consiglio Giuseppe Conte. Una posizione puntellata subito dagli affondo dei "falchi" grillini: «Chi ha causato la morte di 43 persone non può continuare a gestire le nostre strade - ha detto il neo-viceministro alle infrastrutture Giancarlo Cancelleri - . L' imperativo è proseguire sul percorso tracciato dall' ex ministro Toninelli, ossia quello della revoca delle concessioni ai Benetton».
Il cerino è tornato così in mano a Conte che già nel pomeriggio di ieri era al lavoro per disinnescare il dossier Autostrade, uno dei primi seri ostacoli del nuovo esecutivo giallorosso, con l' obiettivo di arrivare a una proposta in tempi stretti. L' idea che starebbe prendendo forma in queste ore sarebbe quella di togliere ai Benetton la gestione della A10, la tratta ligure del viadotto Polcevera. Una soluzione di compromesso che consentirebbe a Di Maio di presentare uno scalpo al proprio elettorato, potrebbe convincere anche il Pd - dove sul tema convivono posizioni molto differenti - e in fondo potrebbe rappresentare anche per Atlantia il male minore. La A10 Genova-Ventimiglia rappresenta in fondo solo una goccia nell' impero autostradale del gruppo: 158 km. di asfalto sui 3.020 gestiti da Autostrade per l' Italia. Una tratta breve che ha generato nel 2018 solo 158 milioni di ricavi (sui 4 miliardi complessivi) e un utile di 35 milioni.
Briciole rispetto ai 622 milioni messi assieme dalla rete tricolore di Ponzano Veneto.
La holding dei Benetton per ora non commenta queste indiscrezioni e in passato ha minacciato cause miliardarie contro chiunque avesse provato a toglierle anche un solo chilometro di autostrada in anticipo rispetto alla scadenza dei contratti. Il cda della società ha deciso invece di avviare subito un' indagine interna sui fatti emersi dall' inchiesta ligure, affidandola a una società internazionale.
Obiettivo: verificare la corretta applicazione delle procedure aziendali da parte delle società e delle persone coinvolte.
I provvedimenti del tribunale di Genova è stato ieri una sorta di fulmine a ciel sereno per i Benetton, convinti su questo fronte di essersi lasciati ormai il peggio alle spalle. In parte grazie al ramoscello d' ulivo teso alla politica con l' intervento per salvare Alitalia ma soprattutto in virtù della mediazione di Conte che si era già speso anche all' epoca del governo gialloverde per evitare provvedimenti draconiani sulle concessioni.
Le autostrade rappresentano oggi la quasi totalità dei profitti delle casseforti della famiglia veneta. E malgrado la tragedia del ponte Morandi (costata finora in bilancio oltre 500 milioni tra cause legali, abbattimento del ponte e risarcimenti), Atlantia ha continuato a macinare utili, staccando 740 milioni di dividendi anche nel 2018.
Il titolo, dopo essere scivolato del 25% nei giorni immediatamente successivi al crollo del viadotto, aveva ormai recuperato quasi tutto il terreno perduto, prima della nuova retromarcia di ieri che ha ridotto il valore della società a poco più di 18 miliardi.
Fonte: qui
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