9 dicembre forconi: ministro dell'Economia
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lunedì 16 luglio 2018

DA CHE PARTE STA TRIA? O CON GLI ITALIANI O CON LA UE?

SCONTRO APERTO TRA DI MAIO E IL MINISTRO DELL'ECONOMIA. I GRILLINI NON SI SENTONO PIÙ GARANTITI, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLA BATTAGLIA PER IL VARO DEL REDDITO DI CITTADINANZA 

TRIA TROPPO PRONTO AD ASCOLTARE BRUXELLES (E MATTARELLA)

Roberto Giovannini, Ilario Lombardo per La Stampa

«O Tria sta con il nostro governo o è contro l' Italia». La frase, intercettata in molteplici sfoghi tra Luigi Di Maio e diversi sottosegretari grillini, svela come il nuovo approccio «sovranista» alla Matteo Salvini stia dilagando fino ai vertici del Movimento Cinque Stelle. E in questa convinzione il ministro del Lavoro, leader del M5S, ha trovato una forte spalla nel sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, sempre più sospettoso nei confronti degli ambienti del ministero dell' Economia e di Banca d' Italia, dove, ne è convinto, si muovono forze che vogliono contrastare il «governo del cambiamento». 
DRAGHI TRIADRAGHI TRIA

È un sovranismo che nasconde un nazionalismo di fatto, e che vuole costringere i ministri non allineati a «difendere il governo e gli interessi italiani». Cominciando dall' evitare critiche e prese di distanza.

Le frizioni tra il capo politico dei Cinque Stelle e il ministro dell' Economia Giovanni Tria sembrano a un passo dallo scontro aperto. A quanto risulta, Di Maio non si sente più garantito dall' economista di Tor Vergata , soprattutto in vista della battaglia campale per il varo del reddito di cittadinanza. Si fa strada l' impressione che Tria sia troppo pronto ad ascoltare le indicazioni che arrivano da Bruxelles.

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE
Che si preoccupi eccessivamente del rispetto delle compatibilità economiche, specie per quanto riguarda le coperture finanziarie ai molti ambiziosi progetti di spesa.
Altro capitolo, la situazione del viceministro dell' Economia Laura Castelli. È stata spedita al ministero per osservare da vicino le mosse del ministro, e per far pesare le indicazioni politiche del vicepremier Di Maio. 

A un mese e mezzo dal giuramento dell' Esecutivo, però, né Castelli né l' altro viceministro leghista Massimo Garavaglia hanno ricevute delle deleghe operative, indispensabili per poter esercitare una qualunque azione concreta. Su due giornali è stata riportato uno sfogo pesantissimo di Castelli contro Tria («Io questo lo asfalto»). Frase smentita come «pura invenzione», ma certamente è plausibile che la deputata torinese di M5S - che per ora resta sottosegretario - non sia molto contenta della situazione.

E poi c' è il caso Cdp. Di Maio e Salvini si erano già messi d' accordo: alla guida operativa della Cassa Depositi e Prestiti ci sarebbe andato come amministratore delegato Marcello Sala, monzese, considerato vicino alla Lega, già curatore fallimentare di Euronord Holding, la società nata dalle ceneri della banca leghista Credieuronord fallita nel 2004. 

LAURA CASTELLILAURA CASTELLI
In cambio ai Cinque Stelle sarebbe stata data la direzione generale di Cdp, promuovendo l' attuale direttore finanziario Fabrizio Palermo, gradito a Di Maio. E in più nella poltronissima di Direttore Generale del Tesoro sarebbe arrivata un' altra personalità «bollinata» dal ministro dello Sviluppo economico: l' attuale direttore generale di Mediobanca Antonio Guglielmi. 

Una intesa fatta saltare proprio dal ministro Tria, che per la poltrona più importante di Via Venti Settembre punta su Alessandro Rivera, attuale dirigente generale della Direzione del Tesoro. Rivera, però, non va bene né a Di Maio né a Giorgetti: è troppo in continuità con la gestione Padoan. E insospettisce anche il fatto che molte persone che facevano parte dello staff di Pier Carlo Padoan (o da lui nominate) continuino a vari livelli a ricoprire ruoli significativi. A cominciare dal Ragioniere Generale dello Stato Daniele Franco. Persone che pesano, e che condizionano secondo Di Maio e Giorgetti le decisioni di Tria.

Nella giornata di ieri tutti questi nodi sono venuti al pettine, sfruttando l' incidente di un «numeretto» tirato fuori per la prima volta dall' Inps, e poi finito nella relazione tecnica ufficiale del provvedimento che modifica i contratti a termine. Di Maio ha più volte ripetuto di non aver citato né il Mef, né la Ragioneria, né l' ex ministro del Pd. È vero: non lo ha fatto lui, ma lo ha fatto facendo filtrare informalmente dei virgolettati diramati utilizzando i canali tradizionali e «ufficiosi» del M5S.

DI MAIO CONTE GIORGETTIDI MAIO CONTE GIORGETTI
Un chiaro messaggio inviato al ministro Tria. Così come è un messaggio anche una frase pronunciata a Matera dal vicepremier durante un comizio: «È stato chiaramente un colpo basso - ha detto Di Maio - ci hanno voluto dare il "benvenuto" come governo, e ci dovremo aspettare molto di più». Ministro avvisato, mezzo salvato. O mezzo silurato.

Fonte: qui

mercoledì 11 luglio 2018

TRIA TUTTI GLI ANNUNCI SI PORTA VIA

IL MINISTRO STOPPA TUTTO: PURE IL DECRETO DIGNITÀ DOPO UNA SETTIMANA NON HA ANCORA LA BOLLINATURA DELLA RAGIONERIA GENERALE. MANCANO LE COPERTURE, SOPRATTUTTO CON IL DIVIETO DI PUBBLICITÀ PER IL GIOCO D'AZZARDO, GALLINA D'ORO PER LO STATO E PER MULTINAZIONALI OFFSHORE 

SCONTRO LEGA-M5S SUI CONTRATTI A TERMINE: GLI IMPRENDITORI DEL NORD HANNO MINACCIATO SALVINI


GIOVANNI TRIAGIOVANNI TRIA
Lorenzo Salvia per il Corriere della Sera

È passata una settimana dalla sua approvazione in Consiglio dei ministri. Ma il decreto dignità ancora non c' è. Ed è proprio su questo provvedimento, oltre che sulle nomine, che stanno emergendo le linee di frattura che attraversano il nuovo governo. Il decreto non ha ancora superato l' esame della Ragioneria generale dello Stato.

Manca la bollinatura, l' atto con cui il ministero dell' Economia certifica la correttezza delle coperture, cioè del modo in cui vengono finanziate maggiori spese e minori entrate. Non sono ancora arrivati tutti gli elementi necessari per una valutazione approfondita, c' è ancora qualche riflessione in corso sul calo del gettito dell' Iva causato dallo stop alla pubblicità di giochi e scommesse. Ma non bastano certo gli aspetti tecnici a spiegare un' attesa di una settimana. Il problema è politico.

giuseppe conte giovanni triaGIUSEPPE CONTE GIOVANNI TRIA
Alla luce del sole c' è lo scontro tra la Lega e il Movimento 5 Stelle, con il partito di Matteo Salvini contrario a quella stretta sui contratti a termine criticata dagli imprenditori ma fortemente voluta invece da Luigi Di Maio.

Con il Carroccio che quasi per ritorsione rilancia i voucher, e cioè quei buoni per pagare i lavoratori a ore che, nella graduatoria della precarietà, sono ancora più flessibili dei contratti a termine. Ma ci sono scintille anche fra lo stesso Di Maio e il ministro dell' Economia Giovanni Tria. 

L' incontro di ieri tra il presidente del consiglio Giuseppe Conte, Tria, Salvini e Di Maio doveva preparare il terreno per il prossimo vertice europeo sull' immigrazione, a Innsbruck.
Ma in realtà si è parlato soprattutto di economia, e del decreto dignità.

L' intenzione era sbloccare il provvedimento per cominciare già oggi l' esame in Parlamento. Il risultato è stato prendere atto dello stallo. «Mi auguro che nessuno voglia metterci il bastone fra le ruote» ha detto di Maio, pur senza citare Tria. «Nessun bastone fra le ruote ma non si può fare un annuncio al giorno», ha risposto il ministro dell' Economia. E il punto è proprio questo.

salvini di maioSALVINI DI MAIO
Negli ultimi giorni, per rispondere all' attivismo del suo alleato di governo Salvini e mettere a tacere qualche critica interna, Di Maio ha cercato di cambiare passo. Il decreto dignità, quando arriverà in Gazzetta ufficiale, sarà il primo vero atto di legge del governo. Ma nel frattempo ci sono stati gli annunci sul taglio delle pensioni d' oro, sulla riduzione delle tasse sul lavoro, senza dimenticare il tavolo sui rider (i fattorini che consegnano i pasti in bici) e il tentativo di finanziare il reddito di cittadinanza con i fondi europei.

Una linea d' assalto che cozza con quella, più prudente, di Tria. Il ministro dell' Economia ha annunciato la creazione di tre commissioni tecniche per studiare gli interventi su welfare, fisco e investimenti pubblici, incaricate di fare analisi e simulazioni prima della decisione politica, che arriverà solo con la legge di bilancio. Ad ottobre, quindi. Strattoni e sussulti in questo momento, secondo Tria, avrebbero un solo effetto: rendere più complessa la partita con Bruxelles, per ottenere qualche margine di bilancio in più utile ad attuare le riforme previste dal contratto di governo.
ALESSANDRO RIVERAALESSANDRO RIVERA

Ma c' è anche un altro elemento per comprendere le tensioni delle ultime ore. Il ministero dell' Economia sta per procedere alla scelta del direttore generale del Tesoro.

E siamo ormai vicini anche alla scelta per i vertici di Cassa depositi e prestiti, che con il nuovo governo dovrebbe avere un ruolo ancora più rilevante di quello avuto negli anni scorsi. In Cdp l' amministratore delegato dovrebbe essere Marcello Sala, ex Intesa san Paolo, gradito alla Lega. Mentre il direttore generale potrebbe essere l' interno Fabrizio Palermo, gradito al Movimento 5 Stelle.

Sul ruolo del direttore generale del Tesoro, il nome di Alessandro Rivera sarebbe una scelta del tutto autonoma di Tria, una figura slegata sia dalla Lega sia dal Movimento 5 Stelle. Almeno sulle poltrone, non è vero che uno vale uno. Il Movimento 5 Stelle non uscirebbe vincitore dalla partita. E anche questo spiega il clima di ieri.

Fonte: qui

mercoledì 4 luglio 2018

IL MINISTRO DEL TESORO TRIA RIVELA CHE I PUNTI SU CUI RISCHIA DI SALTARE L'EUROPA SONO STATI RINVIATI A DICEMBRE:

LA RIFORMA DELLA GOVERNANCE ECONOMICA, COMPRESO BILANCIO COMUNE (DOSSIER CUI TENEVA MACRON) E MINISTRO UNITARIO DELLE FINANZE (CARO ALLA GERMANIA). 

''HO MINACCIATO IL VETO CONTRO LE NORME SU NPL E DEBITO SOVRANO DELLE BANCHE''. E SU FLAT TAX E PACE FISCALE…

Michele Arnese per www.startmag.it

Daniele Pesco, Giovanni Tria, Claudio BorghiDANIELE PESCO, GIOVANNI TRIA, CLAUDIO BORGHI
Italia ha minacciato il veto all’Eurosummit contro le norme volute da Francia e Germania su Npl e debito sovrano delle banche che avrebbero penalizzato gli istituti di credito italiani.

E’ quanto ha svelato oggi il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

In effetti, come raccontato da Start Magazine il primo luglio, tutto è stato di fatto rinviato a dicembre: nessuna decisione il 30 giugno all’Eurosummit sulla riforma della governance economica dell’Ue, compreso bilancio comune (dossier cui teneva Macron) e ministro unitario delle Finanze (caro alla Germania).

Il paracadute per il fondo salva-banche(ma sti cazzi!!!) si farà entro dicembre, ma il destino delle altre riforme della zona euro, compreso il bilancio comune, non è ancora chiaro. Comunque, fanno notare ambenti dell’esecutivo, nel testo finale c’è la frase “while preserving the overall balance e further development” che per il governo italiano significa discutere delle proposte nel quadro dell’architettura istituzionale da riformare.

DRAGHI TRIADRAGHI TRIA
Le altre proposte, tra cui la riforma dell’Esm, finora usato solo per aiutare la Grecia, sono finite in un generico punto delle conclusioni che rinvia a ulteriori discussioni. Il premier italiano Giuseppe Conte, con l’ausilio del ministro Tria, ha voluto rendere il testo ancora più generico e meno vincolante, visto che dietro quelle proposte si nascondono numerose insidie, in particolare per le banche italiane, come sottolineato con chiarezza da Renato Brunetta (Forza Italia) e dal segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni: tetti agli npl, limiti all’esposizione al debito sovrano, sorveglianza dei bilanci affidata all’Esm di cui Germania e Francia sono i perni fondamentali.

La minaccia di veto da parte dell’Italia contro le norme impostate da Francia e Germania, ha aggiunto oggi il ministro dell’Economia, Tria, nel corso dell’audizione, ha avuto un alleato indiretto seppure non sulla stessa linea dell’Italia: ossia i Paesi del Nord Europa, critici sulle norme.

GIOVANNI TRIAGIOVANNI TRIA
Di fatto, dunque, ha detto Tria, lo stallo e la minaccia di veto posta dall’Italia hanno prodotto lo slittamento delle decisioni.

Ecco di seguito gli altri temi su fisco, spesa, deficit e conti pubblici affrontati dal ministro dell’Economia nel corso dell’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato:

ITALIA E UE
“Il governo si impegnerà con l’Ue per ottenere gli spazi necessari per realizzare i punti programmatici indicati dal presidente del Consiglio Conte”.

GLI OBIETTIVI
“Gli obiettivi di medio termine dovranno un po’ slittare, perché dobbiamo portare a termine il contratto di governo e perché non è il momento di fare manovre troppo ‘pesanti’ e restrittive”.

RIFORMA DELLE IMPOSTE
Uno delle priorità del governo è “la riforma delle imposte dirette con l’obiettivo prioritario di ridurre gradualmente il carico sui redditi bassi e medi e la piccola impresa”.

CALO TASSE
giuseppe conte giovanni triaGIUSEPPE CONTE GIOVANNI TRIA
La priorità per il calo delle tasse andrà “ai redditi minori e medi. Sembra contraddire la flat tax, ma la discussione e’ come ci si arriva, l’idea e’ che bisogna partire oggi” ma che l’obiettivo “è di legislatura. Non si rinvia, va trovato il cronoprogramma per l’applicazione progressiva di una forma di flat tax”.

PACE FISCALE
“La pace fiscale e altre misure una tantum non possono coprire programmi di spesa pluriennali, questi non si possono coprire con una tantum. Certamente un’una tantum puo’ consentire di avviare programmi più lunghi”.

PATRIMONIALE NO GRAZIE
L’ipotesi di una patrimoniale “non è in discussione nel governo e non sono personalmente favorevole”.

REDDITO DI CITTADINANZA
“Il reddito di cittadinanza è ben definito ma si può articolare in vari modi, i ministeri interessati lo stanno studiando”.
merkel macronMERKEL MACRON

IO E PADOAN
“La mia vita in questo governo come difensore dei conti pubblici penso sia molto più facile di quella che ha avuto il mio predecessore”. La discontinuità “non si vede sui livelli di deficit o di debito, non e’ che o sfasciamo i conti o non c’e’ discontinuità”. Si vede, piuttosto, “nell’uso delle risorse, andrà cercata nella composizione di entrate e uscite” e l’obiettivo, ad esempio di contenere “la spesa corrente” per implementare “quella in conto capitale è molto ambizioso”.

Fonte: qui

giovedì 21 giugno 2018

TRIA, IL CONTRATTO SALVINI-DI MAIO LO METTE VIA!

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA PREDICA PRUDENZA: “CALO DEL DEBITO PRIMA DI TUTTO” 

E IL VICEPREMIER LEGHISTA ACCUSA: “SEMBRA QUASI CHE NON CREDA TROPPO NELLE NOSTRE RIFORME” 

E IL SOTTOSEGRETARIO ARMANDO SIRI, IL TEORICO DELLA FLAT TAX LEGHISTA, HA QUALCOSA DA ECCEPIRE…

AMEDEO LA MATTINA, ILARIO LOMBARDO per la Stampa

Sente odore di continuità, Matteo Salvini. Come se a parlare non fosse il ministro dell' Economia del cosiddetto «governo del cambiamento», ma ancora Pier Carlo Padoan.

«Sembra quasi che non creda troppo al contratto» confida il vicepremier leghista dopo aver ascoltato le parole di Giovanni Tria in aula sul Documento di programmazione economica e finanziaria. Un sospetto che permea le dichiarazioni, più trattenute, del ministro dell' Interno rilasciate dopo le votazioni sul Def in Senato. «Vogliamo rispettare le regole non infrangerle, rimettendo però al centro la crescita.

Siamo al governo da 15 giorni, l' importante sarà dire che non si aumenta l' Iva». Per ora. È una questione di tempo, per Salvini. Va bene bloccare le clausole di salvaguardia per l' autunno. Dopotutto il Def è stato ereditato e i margini di movimento non sono troppi.
salvini rosarioSALVINI ROSARIO

Ma dopo? «Il confronto sarà a settembre-ottobre quando ci sarà la prima manovra economica di questo governo. In quella sede parleremo di tutto quel che è previsto dal contratto». La ciccia vera sarà nella finanziaria, promette, o spera, il leader del Carroccio. Sarà quello il veicolo della rivoluzione economica che dovrà accontentare i due azionisti della maggioranza a partire dai primi mesi del 2019.

Delusione leghista 
Intanto, suona un po' come una beffa che sia proprio il suo predecessore, Padoan, a plaudire al monito di Tria contro il debito. In fondo il ministro non ha obblighi di partito, e certo né la Lega né il M5S hanno avuto modo di approfondirne la conoscenza prima di sceglierlo come il ministro più importante del governo. Il suo nome è stato pescato in tutta fretta dall' università, come compromesso su Paolo Savona, declassato agli Affari europei.

giuseppe conte giovanni triaGIUSEPPE CONTE GIOVANNI TRIA
E forse i leghisti hanno cominciato a capire che non sarà facile controllarlo. «È giusto tenere d' occhio i conti pubblici ma è altrettanto indispensabile sapere che senza flessibilità è difficile poter mettere a segno le misure che vogliamo» risponde Armando Siri, il teorico della flat tax leghista e oggi sottosegretario alle Infrastrutture. «Meglio essere chiari con l' Europa. Dobbiamo aumentare il Pil stimolando i consumi, se aumenta il Pil diminuisce il rapporto con il debito e aumentano la base imponibile e le entrate tributarie.

Dobbiamo avere fiducia di poter guarire rimettendo in moto il sistema dell' economia ».
salvini di maioSALVINI DI MAIO
Il sostegno tattico dei 5 Stelle Diversa invece l' impressione avuta dai 5 Stelle, incoraggiati dai diversi riferimenti concessi da Tria ai capitoli più grillini del programma economico di governo. Per dire: il ministro non cita la flat tax ma parla genericamente della necessità di una riduzione e semplificazione fiscale. Una formula più anemica della tassa piatta sulla quale Salvini, spinto dal suo teorico Siri, ha combattuto la campagna elettorale. Il reddito di cittadinanza lo cita, invece. Non solo: lo definisce «centrale per garantire la stabilità sociale». Musica per le orecchie dei grillini che incassano anche altri due spot per la loro parte di contratto: gli investimenti da calcolare fuori dal deficit e la rimozione degli ostacoli burocratici indotti dal Codice degli appalti.

giovanni triaGIOVANNI TRIA
E infatti: «Il ministro ha fatto il discorso che doveva fare in questa occasione. E a noi va benissimo» spiega Alessio Villarosa, deputato grillino alla seconda legislatura e sottosegretario al Mef. «E' sulla nostra stessa linea» conferma Laura Castelli, l' altra sottosegretaria del M5S all' Economia. Quello dei 5 Stelle sembra però un ottimismo un po' di maniera perché le parole di Tria in un certo senso costringono anche loro a un bagno di realtà. E nella sostanza, l' avvertimento sul debito riduce a un songo anche il reddito di cittadinanza.

armando siriARMANDO SIRI
Per il momento, tatticamente sarà più semplice l' adesione del M5S al nuovo paradigma economico del ministro, un mix di flessibilità da strappare in sede Ue e prudenza sui conti. Un equilibrio da perseguire attraverso un cambio della «governance» europea. Sono gli stessi termini e gli stessi obiettivi del premier Conte e del ministro Luigi Di Maio, più ponderati nelle ricette da offrire e sensibili al richiamo alle «adeguate coperture». È anche vero che sul breve termine, sul lato dell' impegno economico, in vista del reddito di cittadinanza, la riforma dei centri per l' impiego dovrebbe costare solo pochi miliardi. Decisamente di più servirà per la flat tax. E Tria questo lo sa chiaramente.

giovanni tria e claudio borghiGIOVANNI TRIA E CLAUDIO BORGHI
Ma è una cautela che non convince Siri, per il quale era e resta fondamentale: «Credo che le cose più corpose saranno rinviate alla nota di aggiornamento che ci sarà ad ottobre e poi ai provvedimenti molto attesi dai cittadini come la pace fiscale e la Flat Tax che seguiranno un loro percorso legislativo. Entrambi i provvedimenti vanno affrontati con coraggio, senza timidezze perché altrimenti è come prendere l' antibiotico per soli 3 giorni anziché 8. Se si sbaglia la posologia per guarire bisogna poi aumentare le dosi» .

Fonte: qui