9 dicembre forconi: intreccio di interessi
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sabato 25 novembre 2017

DOPO L’INCONTRO CON RENZI MACRON VUOL FARE UNO SGAMBETTO ALL’ITALIA SULLA LIBIA

PARIGI CHIEDE UN PROCESSO AL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU SUI CENTRI PER FRENARE I MIGRANTI 

OBIETTIVO DELL’ELISEO: FAR FUORI L’ITALIA DA TRIPOLI

Paolo Mastrolilli per La Stampa

EMMANUEL MACRON MATTEO RENZIEMMANUEL MACRON MATTEO RENZI
La Francia chiede di tenere una riunione del Consiglio di Sicurezza dell' Onu, per discutere la questione del traffico degli esseri umani in Libia. L' Italia, che ha la presidenza di turno dell' organismo, sta cercando di accomodarla, ma fa notare che il tema generale era stato già trattato martedì scorso, con l' approvazione di una risoluzione. È importante infatti che questa tragedia venga affrontata e risolta, ma non strumentalizzata al fine di avanzare gli interessi nazionali di singoli Paesi.

MIGRANTI IN LIBIA CAMPIMIGRANTI IN LIBIA CAMPI




Roma ha dedicato la sua presidenza del Consiglio all' emergenza sicurezza nel Mediterraneo, in particolare con la riunione ministeriale sulla Libia guidata dal capo della Farnesina Alfano, e con il dibattito di martedì scorso sul traffico degli esseri umani, a cui è intervenuto il sottosegretario Amendola. Alla discussione hanno partecipato il segretario generale dell' Onu Guterres, il direttore di Unodoc Yuri Fedotov, la Special Rapporteur Maria Grazia Giammarinaro, e il Commissioner for Peace and Security dell' Unione Africana Smail Chergui.
MIGRANTI IN LIBIA CAMPI1MIGRANTI IN LIBIA CAMPI1

Al termine, il massimo organismo del Palazzo di Vetro ha approvato all' unanimità una risoluzione che condanna i traffici e impegna tutti i Paesi a fare di più per fermarli. Nel frattempo però è uscito il video della Cnn sulla vendita degli schiavi in Libia, che si è aggiunto alle osservazioni dell' Alto Commissario Onu per i Diritti Umani Zeid Ra' ad al Hussein sulle sofferenze dei detenuti. Quindi il presidente francese Macron ha chiesto di riunire il Consiglio di Sicurezza.

gheddafi e sarkozy jpegGHEDDAFI E SARKOZY


Naturalmente tutti concordano sul fatto che il traffico di esseri umani è una pratica rivoltante, come ha dimostrato la risoluzione approvata martedì, ma forse dietro all' iniziativa dell' Eliseo ci sono anche altre ragioni, come le sollecitazioni ricevute dai Paesi amici dell' Unione Africa, e magari gli interessi diretti di Parigi in Libia, inclusi quelli petroliferi. Domenica scorsa poi Le Figaro notava anche che la Francia dall' inizio dell' anno ha fermato 43.000 illegali alla sua frontiera meridionale, e si è lamentata con Roma perché non farebbe i controlli necessari a bloccarli prima.

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR
Ora è noto che l' intervento per rovesciare Gheddafi fu voluto soprattutto dall' allora presidente Sarkozy, e il caos seguito alla caduta del regime ha accelerato la crisi dei migranti, davanti alla quale l' Europa ha lasciato praticamente sola l' Italia. L' emergenza si risolverebbe prima di tutto stabilizzando il Paese, ma anche qui Parigi ha svolto un ruolo peculiare, ad esempio ospitando il generale Haftar, e di fatto incoraggiando le sue mire per la conquista militare di Tripoli.

Queste ambizioni, che includono la richiesta di essere nominato presidente della Libia con il controllo esclusivo delle forze armate, sono sostenute anche da Egitto, Emirati Arabi e Russia, e costituiscono forse la ragione principale per cui non si riesce a concludere un accordo che pacifichi davvero tutto il Paese.

AL SISSI HAFTARAL SISSI HAFTAR
La presidenza italiana fa notare che il dibattito in Consiglio sul traffico degli esseri umani è già avvenuto, ma si sta adoperando affinché la richiesta francese possa essere soddisfatta, probabilmente con una riunione a porte chiuse da concludere con una dichiarazione. L' importante è che l' eventuale appuntamento ribadisca la linea già affermata dalla risoluzione di martedì, senza diventare l' occasione per mettere in discussione l' operato dell' unico Paese che si è davvero adoperato per salvare le vite dei migranti, sopportando gran parte del peso di questa emergenza.

Fonte: qui

venerdì 11 marzo 2016

Come in Italia così in Grecia: lo scandalo dei mutui facili della Banca Popolare

12801385_975396472526524_2105247659574753599_nL’ennesimo scandalo scoperto in Grecia. Era stato insabbiato prima dell’arrivo di Tsipras. Soldi dei risparmiatori dati in prestito ad imprenditori amici ma senza garanzie. Un buco da 15 miliardi

Uno dei motivi alla base della crisi greca è il fiume di miliardi che lo stato greco ha dovuto sborsare dal 2008 ad oggi per evitare il crollo del suo sistema bancario.

Un sistema bancario gestito dal solito pugno di oligarchi, sì…sempre loro, che si serviva dei soldi dei risparmiatori per concedere prestiti non garantiti a imprenditori “amici” e a società in cui essi stessi avevano partecipazioni, dirette o indirette.

Si tratta di mutui molto consistenti che vengono dati senza le necessarie garanzie. Vengono definiti “thalassodania”, termine intraducibile in italiano e costituito dalle due parole “thalassa” (mare) e “dania” (mutui), perchè come il mare sono di proporzioni smisurate.
Se è vero che il mare non si può raccogliere e contenere da nessuna parte, così è impossibile riscuotere questi mutui ipertrofici.

Fra le banche che hanno elergito “thalassodania” spicca la Banca Popolare di Andrea Vgenopoulos.

La sua banca non si limitò a concedere mutui non garantiti ad imprenditori amici ma anche a tre monasteri ortodossi che complessivamente hanno ottenuto mutui per oltre 300 milioni di euro.

Vgenopoulos era particolarmente generoso nel concedere mutui senza le dovute garanzie anche a società di cui era azionista.

In base ai dati esaminati, fino al 2012 le perdite della Banca Popolare ammontano a 2 miliardi e mezzo di euro nel migliore dei casi, nel peggiore a 15 miliardi.

Il giornalista Kostas Vaxevanis, lo stesso che fu arrestato per aver pubblicato l’allora “top secret” lista Lagarde. mette a segno un’altro colpo rendendo noti i nomi degli oligarchi greci “miracolati” da Vgenopoulos e dalla sua banca.
Gli aspetti di questa vicenda sono utili per comprendere quanto è complesso dil fenomeno “diaplokì” in Grecia.

La diaplokì, che è anche questa una parola intraducibile in italiano, è l’intreccio di interessi fra i diversi tipi di potere che gestiscono il paese, quello politico, quello dei media e quello economico.

Al vertice di tutto ci sono gli oligarchi greci che hanno sostenuto il sistema politico attraverso un uso spudorato dei media e con “thalassodania” concessi ai partiti politici di riferimento (ammontano a centinaia di milioni i mutui concessi a Nea Dimokratia e PASOK), venendo poi ricambiati dal sistema politico con favori di ogni genere, agevolazione negli appalti pubblici, frequenze televisive gratuite, mancati controlli, garanzia di immunità ecc…

Un ruolo oscuro nella diaplokì appartiene anche alla magistratura, o almeno ad una parte di essa. E’ stato anche colpa di magistrati compiacenti se la diaplokì ha potuto agire indisturbata per decenni.

Tornando alla Banca Popolare, per ben due anni due magistrati della sezione anticorruzione, Antonis Eleftherianòs e Yannis Dragacis, hanno indagato sulla gestione della Banca Popolare da parte di Vgenopoulos e dei suoi collaboratori. Ma qualche mese fa gli atti processuali gli vennero letteralmente sfilati di mano e proprio quando stavano per essere emessi i primi avvisi di garanzia. Il giudice della Corte d’Appello Gheorghia Tsatanis richiamò a sè tutta l’istruttoria reclamandone la competenza, per poi, in un secondo momento, archiviare l’indagine senza procedere a nessuna imputazione.
Il dirottamento dell’indagine venne denunciato con un’interpellanza in parlamento da un gruppo di deputati di SYRIZA. Il viceministro della Giustizia competente per la lotta alla corruzione, Dimitris Papanghelopoulos, definì la sottrazione dell’inchiesta ai due magistrati anticorruzione un “golpe giudiziario”.
Pochi giorni fa la Tsatanis(per coprire gli "amici degli amici"!!!) ha denunciato all’Areopago e sulla stampa, “interferenze e pressioni” del viceministro che l’avrebbe pressantemente invitata a restituire l’inchiesta ai colleghi dell’anticorruzione. Nel frattempo l’Areopago ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del magistrato.
Sempre grazie a Vaxevanis e alla sua rivista HOT DOC cominciano a trapelare notizie riguardo alla Tsatanis e si scopre così che come magistrato si è occupata di altri due clamorosi scandali che hanno monopolizzato in passato le prime pagine dei giornali greci, quello noto come “ scandalo del Vatopedio” e quello sulle forniture militare del programma SONAC .
In entrambi i casi i nomi coinvolti sono quelli di personaggi di primo piano di Nea Dimokratia, partito per il quale nelle ultime elezioni politiche è stata candidata la figlia del giudice nonchè suo marito (in passato governatore sempre per lo stesso partito) con un evidente conflitto di interessi.
Fonte: qui