9 dicembre forconi: emissioni
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venerdì 14 settembre 2018

La lunga estate calda dell’energia: rincari record per CO2, gas ed elettricità

(Fotolia)
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Nel mese di agosto nessuno se lo sarebbe aspettato, ma i mercati dell’energia sembrano impazziti. Gas ed elettricità in Europa non sono mai stati così cari nel periodo estivo. E ancora più impressionante è il rally della CO2, o meglio dei diritti per l’emissione di anidride carbonica, balzati ieri sopra 20 euro per tonnellata per la prima volta da dieci anni.Il prezzo dei «permessi» scambiati attraverso l’Emissions Trading Scheme dell’Unione europea (Eu-Ets) è aumentato di circa il 40% negli ultimi due mesi, più che raddoppiati dall’inizio anno e addirittura quadruplicati rispetto ai livelli a cui erano rimasti a lungo inchiodati, fino a metà del 2017.

Il risveglio del mercato è una buona notizia, almeno in teoria.

Se inquinare costa troppo poco, non c’è nessun incentivo a perseguire una maggiore efficienza energetica, né ad abbandonare il carbone a favore di fonti più pulite. Proprio a questo doveva servire il mercato Ets, che coinvolge obbligatoriamente circa 12mila imprese del Vecchio continente. 

Ma il meccanismo, anche a causa della crisi economica, si era inceppato: con troppi permessi in circolazione rispetto alle esigenze i prezzi erano diventati irrisori.Il rally degli ultimi mesi è in buona parte frutto della riforma del sistema, approvata a febbraio dall’Europarlamento e in vigore dal prossimo anno, che ridurrà drasticamente il numero dei diritti di emissione.

Da un surplus pari a oltre 2 miliardi di tonnellate di CO2, prevede Carbon Tracker, si potrebbe arrivare nei prossimi 5 anni ad un deficit cumulativo di ben 1,4 milioni di tonnellate. Centrale sarà il Market Stability Reserve (Msr), che tra il 2019 e il 2023 ritirerà ogni anno il 24% delle quote eccedenti o inutilizzate.Carbon Tracker – che con il report pubblicato lunedì ha probabilmente alimentato la speculazione sul mercato – ritiene che il prezzo dell’anidride carbonica continuerà a correre, raggiungendo 25 €/tonn a fine anno e attestandosi su una media di 35-40 € (con punte fino a 50 €) nei prossimi tre anni, anche se – avverte – la traiettoria potrebbe cambiare.Tra le incognite ci son gli orientamenti politici. Il phase out forzato del carbone da parte di un numero crescente di Paesi potrebbe rendere superflua la necessità di un segnale di prezzo “forte” sui mercato Ets. 
Viceversa in caso di rincari eccessivi dei diritti per la CO2 – ad esempio se il prezzo restasse per per oltre due mesi sopra 50 €, suggerisce Carbon Tracker –  è probabile che da parte delle imprese emergerebbero «pressioni per ottenere misure compensative».Una variabile importante sono anche i prezzi delle materie prime energetiche, il cui andamento potrebbe rimescolare le carte del gioco con esiti imprevedibili.

In parte questo sta già accadendo. Il prezzo del carbone è elevato: a luglio aveva addirittura superato 100 dollari per tonnellata (cif Ara), un record da 6 anni, e tuttora supera 90 $, dopo l’ondata di caldo torrido che ha investito l’Europa, facendo impennare i consumi di elettricità.Il prezzo del gas sta però correndo ancora più veloce, ostacolando il cosiddetto «switch» dal carbone nella generazione elettrica (il gas, che inquina la metà del carbone, sarà cruciale come combustibile ponte verso il traguardo della completa decarbonizzazione).
Sui principali hub europei, compreso il Punto di scambio virtuale (Pvs) in Italia, oggi il gas scambia a più di 25 €/MWh: livelli da primato in piena estate, con gli impianti di riscaldamento spenti. 

Tra le cause – oltre alla forte domanda cinese, che dirotta altrove il Gnl – c’è ancora una volta il caldo, che ha ridotto la disponibilità di energia idroelettrica e ha costretto la Francia a spegnere reattori nucleari, perché scarseggia l’acqua per il raffreddamento. 
Anche le manutenzioni su importanti gasdotti (tra cui il Nord Stream) hanno contribuito alle tensioni di prezzo.In uno scenario così anche i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica sono ovviamente alle stelle, in una spirale rialzista che nei prossimi mesi rischia di tradursi in nuovi pesanti rincari in bolletta. 

Per le utilities è viceversa un sollievo, visti i rincari dei combustibili.

Quanto alla CO2, in parte è proprio il settore elettrico ad alimentare i rialzi, attraverso operazioni di hedging che per qualche operatore sono state imponenti: la tedesca Rwe – che brucia molto carbone – si è «coperta» fino al 2022. 

Fonte: qui

giovedì 24 maggio 2018

Debito Pubblico a 2,302 mld. Detentori e calendario rinnovi.

2018-05-18__Btp__001

Banca di Italia ha rilasciato il 15 maggio le Statistiche. Mercato Finanziario.

Sempre il 15 maggio Banca di Italia ha rilasciato il report Finanza pubblica: fabbisogno e debito – marzo 2018.

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Il debito delle amministrazioni pubbliche ammontava a fine marzo a 2,302.340 miliardi di euro.

Considerando i soli titoli di stato, i possessori erano così ripartiti:

– Banca di Italia: 367.888 miliardi

– IFM residenti: 342.355 miliardi

– Altre Istituzioni Finanziarie Residenti: 421.524 miliardi

– Altri Residenti: 110.657 miliardi

– Non residenti: 689.879 miliardi.

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I titoli di stato erano così ripartiti, essendo 1,894.164 miliardi il loro totale:

– Bot: 112.852 miliardi

– Ctz: 41.876 miliardi

– Cct: 129.806 miliardi

– Btp 1,609.830 miliardi

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«Ad oggi infatti – stima Nomura – solo il 31,3% del nostro debito pubblico è detenuto da investitori esteri. Di questi appena il 5% risulta in mano a soggetti extra-europei (a inizio anni 2000 questa percentuale era del 10%). I fondi americani risultano avere appena l’1% del debito mentre quelli giapponesi risultano esposti sull’1,5 per cento.» [Fonte]

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Nel corso del 2018 il tesoro deve rinnovare 281.214 miliardi di euro di titoli in scadenza.

Si tenga presente come un incremento degli interessi del solo uno percento corrisponderebbe ad un maggiore esborso di 2.81 miliardi di euro.

Il problema non risiede nell’emissione di titoli: il problema è trovare chi sia disposto a comprarli. Fonte: qui

2018-05-18__Btp__003

Nota.

Questi sono i dati ufficiali di Banca di Italia.

Si fa presente che talune formazioni politiche hanno parlato del debito e dei suoi detentori in modo alquanto conviviale, riportando cifre e circostanze inesistenti.

giovedì 12 gennaio 2017

QUEL FURBETTO DI MARCHIONNE – PURE LA FIAT CADE NEL DIESELGATE

PER LE AUTORITA’ AMERICANE HA MONTATO (SENZA DIRLO) UN SOFTWARE CHE CONSENTE EMISSIONI PIU’ ALTE, COME VOLKSWAGEN 

"HA SCHIVATO LE REGOLE. POSSIBILI SANZIONI CIVILI"

INTERESSATI 104 MILA VEICOLI 

CROLLA IL TITOLO A MILANO E WALL STREET

sergio marchionneSERGIO MARCHIONNE

Le Authority statunitensi accusano la casa automobilistica Fiat Chrysler di aver falsato i dati sulle emissioni. Dopo il Dieselgate che aveva travolto Volkswagen ma di fatto risparmiato l'ex casa torinese, ora gli strali dei controllori Usa si abbattono sul gruppo guidato da Sergio Marchionne. A farne le spese sono i titoli in Borsa che alla notizia crollano dell'18% a Wall Street e vengono congelati a Milano, dove poi precipitano a -15%.

La notizia è stata lanciata dall'agenzia di stampa Associated Press citando alcune fonti ed è stata poi confermata dalla Agenzia per la Protezione ambientale americana. Quest'ultima ha ufficializzato di aver notificato a Fca violazioni del Clear Air Act, ovvero delle norme sulle emissioni, su circa 104.000 veicoli.

DIESELGATEDIESELGATE
Nella sua nota l'Epa ha sottolineato che Fca potrebbe incorrere in sanzioni civili. I veicoli sui quali sarebbe stato montato (senza esser dichiarato) il software che consente emissioni diesel più alte degli standard sono i Jeep Grand Cherokee e i Dodge Ram, con i motori diesel 3.0 degli anni 2014, 2015 e 2016.

Fca "ha schivato le regole ed è stata scoperta", ha specificato l'Agenzia. Non comunicare l'esistenza di un software che influisce sulle emissioni di un'auto "è una seria violazione delle legge. Tutte le case automobilistiche devono giocare secondo le stesse regole", ha messo in evidenza l'Epa. "Ancora una volta una casa automobilistica ha assunto una decisione per schivare le regole ed è stata scoperta": l'Epa e le autorità della California "si sono impegnate a rafforzare i test con il caso Volkswagen, e questo è il risultato della collaborazione".
TRUMP MARCHIONNETRUMP MARCHIONNE

Dal canto suo, la casa guidata da Marchionne ha fatto sapere che intende contestare le accuse: stando a quanto riferito da Cnbc, sosterrà che le emissioni non sono state violate e che intende collaborare con le autorità e l'amministrazione Trump.

gli ingegneri dell universita del west virginia che hanno scoperchiato il dieselgateGLI INGEGNERI DELL UNIVERSITA DEL WEST VIRGINIA CHE HANNO SCOPERCHIATO IL DIESELGATE
Soltanto pochi giorni fa, sempre negli Usa e in particolare dal Salone dell'Auto di Detroit, il gruppo italo-americano sembrava avviato verso una luna di miele con la nuova presidenza in via di insediamento il 20 gennaio: dopo aver annunciato investimenti e la creazione di migliaia di posti di lavoro negli States, Fca si era guadagnata il ringraziamento pubblico del tycoon che ha recentemente sferzato tutte le cause automobilistiche intimandole a non delocalizzare la produzione in Paesi dalla manodopera più conveniente. E' sempre recente l'accordo tra le Autorità Usa e Volkswagen, che pagherà altri 4 miliardi per il suo scandalo emissioni.

Fonte: qui