9 dicembre forconi: decarbonizzazione
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domenica 7 luglio 2019

4,5 trilioni di $ sono i costi per gli USA per avere l'energia in sostituzione dei carburanti fossili

Decarbonizzare la rete statunitense e sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili potrebbe costare 4,5 trilioni di dollari negli investimenti nei prossimi 10-20 anni, hanno calcolato gli analisti di Wood Mackenzie  .
Un tale allontanamento dai combustibili fossili richiederebbe l'installazione di 1.600 GW di nuova capacità solare ed eolica , ha detto l'azienda di ricerca. Ciò si confronta con una capacità totale di 1.060 GW negli Stati Uniti, di cui 130 GW di capacità rinnovabile.
Eppure molto più capacità di generazione non è tutto, neanche. Sarebbero inoltre necessarie molte installazioni di storage(immagazzinamento) su scala utility per rendere l'energia prodotta da centrali solari ed eoliche abbastanza affidabili da sostituire i combustibili fossili nel lungo periodo. Più precisamente, gli analisti di Wood Mac hanno calcolato la capacità di memorizzazione necessaria a 900 GW.
Questo tipo di cambiamento non ha precedenti, ha affermato la società di ricerca, e richiederebbe una revisione completa del settore della produzione di energia.
"Le sfide per ottenere il 100% di energia rinnovabile vanno ben oltre i costi di capitale delle nuove attività di generazione, in particolare richiedono una sostanziale riprogettazione dei mercati dell'elettricità, allontanandosi dai tradizionali costrutti esclusivamente energetici e di più verso un mercato di capacità", ha affermato Responsabile del Global Wind Energy Research di Wood Mac, Dan Shreve.
Se la trasformazione completa in Stati Uniti senza combustibili fossili dovesse avvenire entro il 2030, ciò significherebbe aggiungere più capacità rinnovabile ogni anno nei prossimi 11 anni rispetto a quanto è stato aggiunto negli ultimi 20 anni messi insieme.
Eppure, c'è una via di mezzo: spingere ulteriormente la scadenza di tutte le rinnovabili nel futuro e consentire una certa capacità di gas naturale nel mix. Secondo gli analisti di Wood Mac, se il 20 percento dell'energia generata negli Stati Uniti proviene dal gas naturale, ciò ridurrebbe anche i costi delle installazioni rinnovabili del 20 percento, ma contribuirà anche a ridurre i costi di immagazzinamento dell'energia fino al 60 percento.

venerdì 14 settembre 2018

La lunga estate calda dell’energia: rincari record per CO2, gas ed elettricità

(Fotolia)
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Nel mese di agosto nessuno se lo sarebbe aspettato, ma i mercati dell’energia sembrano impazziti. Gas ed elettricità in Europa non sono mai stati così cari nel periodo estivo. E ancora più impressionante è il rally della CO2, o meglio dei diritti per l’emissione di anidride carbonica, balzati ieri sopra 20 euro per tonnellata per la prima volta da dieci anni.Il prezzo dei «permessi» scambiati attraverso l’Emissions Trading Scheme dell’Unione europea (Eu-Ets) è aumentato di circa il 40% negli ultimi due mesi, più che raddoppiati dall’inizio anno e addirittura quadruplicati rispetto ai livelli a cui erano rimasti a lungo inchiodati, fino a metà del 2017.

Il risveglio del mercato è una buona notizia, almeno in teoria.

Se inquinare costa troppo poco, non c’è nessun incentivo a perseguire una maggiore efficienza energetica, né ad abbandonare il carbone a favore di fonti più pulite. Proprio a questo doveva servire il mercato Ets, che coinvolge obbligatoriamente circa 12mila imprese del Vecchio continente. 

Ma il meccanismo, anche a causa della crisi economica, si era inceppato: con troppi permessi in circolazione rispetto alle esigenze i prezzi erano diventati irrisori.Il rally degli ultimi mesi è in buona parte frutto della riforma del sistema, approvata a febbraio dall’Europarlamento e in vigore dal prossimo anno, che ridurrà drasticamente il numero dei diritti di emissione.

Da un surplus pari a oltre 2 miliardi di tonnellate di CO2, prevede Carbon Tracker, si potrebbe arrivare nei prossimi 5 anni ad un deficit cumulativo di ben 1,4 milioni di tonnellate. Centrale sarà il Market Stability Reserve (Msr), che tra il 2019 e il 2023 ritirerà ogni anno il 24% delle quote eccedenti o inutilizzate.Carbon Tracker – che con il report pubblicato lunedì ha probabilmente alimentato la speculazione sul mercato – ritiene che il prezzo dell’anidride carbonica continuerà a correre, raggiungendo 25 €/tonn a fine anno e attestandosi su una media di 35-40 € (con punte fino a 50 €) nei prossimi tre anni, anche se – avverte – la traiettoria potrebbe cambiare.Tra le incognite ci son gli orientamenti politici. Il phase out forzato del carbone da parte di un numero crescente di Paesi potrebbe rendere superflua la necessità di un segnale di prezzo “forte” sui mercato Ets. 
Viceversa in caso di rincari eccessivi dei diritti per la CO2 – ad esempio se il prezzo restasse per per oltre due mesi sopra 50 €, suggerisce Carbon Tracker –  è probabile che da parte delle imprese emergerebbero «pressioni per ottenere misure compensative».Una variabile importante sono anche i prezzi delle materie prime energetiche, il cui andamento potrebbe rimescolare le carte del gioco con esiti imprevedibili.

In parte questo sta già accadendo. Il prezzo del carbone è elevato: a luglio aveva addirittura superato 100 dollari per tonnellata (cif Ara), un record da 6 anni, e tuttora supera 90 $, dopo l’ondata di caldo torrido che ha investito l’Europa, facendo impennare i consumi di elettricità.Il prezzo del gas sta però correndo ancora più veloce, ostacolando il cosiddetto «switch» dal carbone nella generazione elettrica (il gas, che inquina la metà del carbone, sarà cruciale come combustibile ponte verso il traguardo della completa decarbonizzazione).
Sui principali hub europei, compreso il Punto di scambio virtuale (Pvs) in Italia, oggi il gas scambia a più di 25 €/MWh: livelli da primato in piena estate, con gli impianti di riscaldamento spenti. 

Tra le cause – oltre alla forte domanda cinese, che dirotta altrove il Gnl – c’è ancora una volta il caldo, che ha ridotto la disponibilità di energia idroelettrica e ha costretto la Francia a spegnere reattori nucleari, perché scarseggia l’acqua per il raffreddamento. 
Anche le manutenzioni su importanti gasdotti (tra cui il Nord Stream) hanno contribuito alle tensioni di prezzo.In uno scenario così anche i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica sono ovviamente alle stelle, in una spirale rialzista che nei prossimi mesi rischia di tradursi in nuovi pesanti rincari in bolletta. 

Per le utilities è viceversa un sollievo, visti i rincari dei combustibili.

Quanto alla CO2, in parte è proprio il settore elettrico ad alimentare i rialzi, attraverso operazioni di hedging che per qualche operatore sono state imponenti: la tedesca Rwe – che brucia molto carbone – si è «coperta» fino al 2022. 

Fonte: qui